RENATO E IL PREDATORE ALATO
di Peter Patti
Un bel mattino, Renato aprì la porta del giardino e uscì sul prato.
Sopra un ramo era appollaiato un robusto, brutto uccello.
- Niente paura, niente paura - disse Renato al grosso volatile. - Sono solo un bambino, non un ragazzaccio.
Ad un tratto, vide avvicinarsi un gatto. Era il gatto di casa. Avanzava quatto quatto, il gatto, guardando fisso quel laido uccello.
Renato pensò: "Ma va' via, gatto! Se ti avvicini di più, l'uccello fugge."
Il felino sentì il pensiero di Renato e gli lanciò una breve occhiata arrabbiata, ma continuò a strisciare. E poi accadde l'imprevedibile: con un fiero cipiglio, il volatile si abbassò sul gatto, lo afferrò per la groppa con quei suoi portentosi artigli
e... volò via!
- Miao, miao - salutò il gatto, disperato, da sopra la testa di Renato, e poi da sopra gli alberi e le case. - Miao! Miao!
- Ciao, ciao - fece Renato, un po' triste, un po' allegro. - Ma poi tornate qui, eh? - aggiunse. E rimase a scrutare il cielo, finché l'uccello predatore e il gatto di casa non furono che un unico puntino scuro e poi sparirono.
Renato rifletté: - Devono essere partiti per le vacanze. Il grosso uccello è una specie di aereo...
Sta ancora aspettando il loro ritorno.