RUGA
La nascita del mito
di Dino Ticli

(racconto vincitore del IV concorso nazionale di narrativa
per l'infanzia "Gianni Cordone" di Vigevano, 2000
)

Attraversava tutti i giorni, sul far della sera, l’immensa pianura. Sembrava avesse come riferimento il grosso disco del sole e lo puntava, calma e paziente com’era nella sua natura, finché la sua sagoma risultava un’indistinguibile macchia, persa nel tremolio rosso aranciato dell’orizzonte. Ricompariva, dalla stessa direzione e con lentezza esasperante, la mattina seguente, dopo il sorgere del sole, e si tuffava emettendo un rauco soffio, quasi un alito di stanchezza e soddisfazione, nella sua tana sotterranea.
- Mamma, ma dove va?
La madre guardò intensamente il suo piccolo, come se non ne avesse riconosciuto la voce. - Di chi stai parlando?

- Come si chiama quell’animale che è entrato nella buca?

- Tartaruga. È molto vecchia, sai? Quando sono nata io, lei era già qua. Nessuno conosce i suoi anni. Ascolta - gli confidò sottovoce mentre lo spulciava con grande attenzione - qualcuno dice che sia più vecchia della nostra rupe.
Il piccolo non replicò, anche se quello che aveva appena sentito gli parve una delle tante favole che spesso gli adulti raccontano.
- Mamma, però ti ho chiesto un’altra cosa.
- Ah sì, certo: dove va…
Che razza di domanda! Lei non se lo era mai chiesto ed era certa che nessun altro membro della tribù della Rupe Rossa si fosse mai interessato ai viaggi della tartaruga. Nella savana, poi, ognuno si faceva i fatti propri… beh, quasi tutti: in effetti i leopardi si mangiavano babbuini e australopitechi, gli gnu e le zebre scappavano dai leoni, i ghepardi correvano come matti dietro alle antilopi, i licaoni uccidevano le gazzelle, i serpenti si mangiavano i roditori, le iene masticavano tutto ciò che era commestibile…
- Mamma!
Inutile, non gli avrebbe più risposto: quando si metteva a pensare così intensamente, ci voleva del tempo prima che ritornasse in sé. La lasciò, pertanto, a scaldarsi le membra ai primi raggi del sole e si allontanò.
- Padre, - chiese rivolgendosi cautamente al capo tribù, - dove va tutte le sere la tartaruga?
- La tartaruga? - ripeté, sorpreso per quella domanda e rivolgendo lo sguardo cisposo in ogni direzione. - Io non credo…
Ma non concluse la frase, perché un vociare animato, sicuramente una delle mille zuffe che scoppiavano tra i maschi della tribù, lo distolse dal discorso. Tese le labbra fino a mettere in evidenza i grandi denti e le gengive arrossate, quindi, urlando come un forsennato, si precipitò lontano dal figlio per calmare gli animi dei contendenti.
- Fa più rumore lui di tutti gli altri messi insieme - considerò il piccolo turandosi le orecchie.
Più vecchia della loro rupe: incredibile. Gli avevano raccontato che Rupe Rossa esisteva ancor prima della savana, prima che al facocero spuntassero denti e verruche, che la giraffa allungasse il suo collo e che il ghepardo rubasse la rapidità al vento. Un’immensa foresta ricopriva ogni cosa e tutti vivevano sugli alberi, senza paura e con tanto cibo. Poi le foreste fuggirono; un mostro chiamato deserto cominciò a divorarle da nord e gli australopitechi, senza più la protezione degli alberi, si rifugiarono sulla Rupe Rossa, al sicuro dagli attacchi improvvisi del leopardo e dagli agguati del leone.
- Tu lo sai dove va la tartaruga?
- Vuoi dire quel guscio a quattro zampe che si sposta così lentamente? Non ho mai capito dove sia la testa e dove la coda… - ridacchiò divertito il giovane maschio a cui si era rivolto. - Una volta, alcuni anni fa, gli sono montato in groppa…
- Sei sceso da solo dalla rupe? - replicò esterrefatto il piccolo.
- Sì e per questo ho preso un sacco di botte da mia madre. Sapessi come gridava quando mi ha visto accoccolato sul guscio della vecchia Ruga.
- E non ti ha detto niente?
- Altroché! Incosciente, senza testa, disubbidiente…
- No, no: la tartaruga non ti ha detto niente?
- Non si è nemmeno accorta di me - rispose sbuffando. Quella discussione non faceva per lui: troppo noiosa, e andò ad azzuffarsi con un altro maschio.
Il piccolo australopiteco si spostò allora sul lato ovest della rupe e si mise a cavallo di un ramo secco. Mancava ormai poco tempo al calare del sole e Ruga stava per comparire. Ma non attese: un’idea improvvisa lo fece saltare in piedi sul ramo e quindi in terra. Le gambe sembravano muoversi da sole e, quasi senza nemmeno accorgersene, si ritrovò nel pericolosissimo spazio aperto della pianura.
Si spostò rapidamente, tenendo chinata la schiena per rendersi meno visibile, e giunse all’ingresso della tana della Tartaruga, giusto in tempo per vederla sbucare.
- Deve essere proprio vecchia - pensò dopo aver osservato l’intricato reticolo di rughe che le ornavano la testa e il lungo e secco collo. Anche il respiro, quasi sibilato, gli parve quello di un animale stanco e anziano.

- Cosa vuoi? - gorgogliò inaspettatamente il vecchio animale facendolo sobbalzare.
- Ma tu parli?
- Non farmi perdere tempo: dimmi cosa vuoi o lasciami passare.
- Io… - iniziò mettendosi da parte - …ero solo curioso. Mi piacerebbe sapere dove stai andando.
La tartaruga lo guardò con occhi inespressivi e forse le comparvero alcune rughe di disappunto, ma si persero fra le altre mille. Infine parlò.
- Mamma! Adesso so tutto: la vecchia tartaruga si reca lì, proprio dove finisce la pianura e il sole tramonta. Lo aiuta a compiere il passaggio e indica alla luna la giusta strada per salire nel cielo. Poi la mattina fa risorgere il sole.

Le prese di santa ragione, come aveva previsto, ma la notizia di quanto aveva sentito dalla vecchia Ruga si diffuse per la rupe.
Qualcuno ne rimase indifferente, i più anziani annuirono come se l’avessero sempre saputo, ma la maggior parte rise esageratamente mettendo bene in mostra i denti.

- Io le credo! - ripeteva caparbio a tutti gli increduli.
Finché un giorno, un gruppo di giovani maschi, fra i più agitati e dispettosi, decise di mettere fine a quell’assurda storia. Fecero rotolare un grosso sasso fino alla tana della tartaruga e ne bloccarono l’entrata.
- Adesso vedremo se il sole riuscirà a tramontare o meno - ridacchiarono tra loro.
Attesero fin quasi al tramonto, e già qualcuno si burlava del piccolo e delle vanterie della vecchia Ruga, quando la Rupe e l’intera pianura ammutolirono di colpo.
La luna, davvero non fosse stata più in grado di ritrovare la giusta strada, si mosse lentamente verso il disco ormai arancione del sole. Qualcuno gridò quando si scontrarono, e a tutti parve che il sole venisse mangiato un pezzetto alla volta.
Numerose voci si levarono: - Aveva ragione! Aveva ragione! Cosa accadrà adesso al mondo?
Il piccolo australopiteco era già sceso nella pianura e con le sue braccia ossute e deboli tentava disperatamente di liberare la tana di Ruga.
- Aiutatemi! - gridò e la sua voce echeggiò di sasso in sasso.
La pietra fu tolta a fatica da dieci grossi maschi, poi tutti si misero in attesa.
Lenta come sempre, come se quanto stava accadendo non le interessasse per niente, uscì dalla tana e si diresse verso il sole ormai ridotto a una piccola falce. Non rivolse uno sguardo a nessuno né chiese perché le avessero fatto quel brutto scherzo.
- Ci aiuterai a riavere il sole? Puoi fare qualcosa? - chiese il piccolo salendole sul guscio.
La tartaruga emise uno dei suoi lunghi sospiri, allungò il collo e ciondolò la testa pensierosa. - Lo saprete quando raggiungerò il sole.
La videro muoversi con la velocità, la caparbietà e la risolutezza di sempre; e percorreva la solita strada come se nulla fosse successo.
Il sole infine scomparve del tutto e un buio irreale e freddo raggelò la comunità di Rupe Rossa. Qualche sciacallo sottolineò il terribile momento gridando a voce alta la sua paura.

Poi, con la stessa lentezza della tartaruga, la luna riprese il suo cammino e il sole, rosso come non mai, libero dalla morsa della luna, scese dietro l’orizzonte.

Per lunghissimo tempo, nonostante generazioni e generazioni di australopitechi si fossero succedute, la stessa vecchia tartaruga percorse le vaste pianure in direzione del sole per aiutarlo a tramontare e a sorgere; e fu salutata nel suo cammino dalle grida di incitamento degli abitanti della Rupe Rossa.