

    Traduzioni telematiche a cura di
    Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo
    (Casa di Reclusione - Opera)




    Jules Verne.
    DALLA TERRA ALLA LUNA.
    Viaggio diretto in 97 ore e 20 minuti.


    Titolo originale: "De la Terre  la Lune.  Trajet direct en 97  heures
    20 minutes".
    Traduzione integrale dal francese di M.R. Sgarbossa.
    Seconda edizione.
    Copyright EDIZIONI PAOLINE 1986.
    Su concessione EDIZIONI PAOLINE.


    INDICE.

    Introduzione: pagina 4.
    1. Il Gun-Club: pagina 16.
    2. Comunicazione del presidente Barbicane: pagina 28.
    3. Effetti della comunicazione di Barbicane: pagina 40.
    4. La risposta dell'Osservatorio di Cambridge: pagina 47.
    5. Il romanzo della Luna: pagina 55.
    6.  Quello  che  non   possibile ignorare e quello pi lecito credere
    negli Stati Uniti: pagina 65.
    7. Inno al proiettile: pagina 73.
    8. Storia del cannone: pagina 87.
    9. Il problema delle polveri: pagina 96.
    10. Un nemico su venticinque milioni di amici: pagina 107.
    11. Florida e Texas: pagina 117.
    12. Urbi et Orbi: pagina 127.
    13. Stone's-Hill: pagina 136.
    14. Zappa e cazzuola: pagina 146.
    15. La festa della colata: pagina 156.
    16. Il Columbiad: pagina 164.
    17. Un dispaccio telegrafico: pagina 174.
    18. Il passeggero a bordo dell'"Atlanta": pagina 176.
    19. Un raduno: pagina 191.
    20. Botta e risposta: pagina 205.
    21. Come un francese compone una lite: pagina 219.
    22. Il nuovo cittadino degli Stati Uniti: pagina 232.
    23. Il vagone proiettile: pagina 241.
    24. Il telescopio delle Montagne Rocciose: pagina 252.
    25. Ultimi preparativi: pagina 262.
    26. Fuoco!: pagina 272.
    27. Tempo coperto: pagina 281.
    28. Un nuovo astro: pagina 288.












    INTRODUZIONE.


    Un avvocato che preferisce la fantasia.

    Jules (ossia Giulio) Verne,  definito il  profeta  dell'et  spaziale,
    perch   nei  suoi  libri  anticip  le  pi  rivoluzionarie  scoperte
    scientifiche, nacque l'8 febbraio 1828 a Nantes,  una citt  di mare
    che offr al futuro esploratore di continenti e di pianeti, il fascino
    dell'avventura.  I viaggi infatti furono la sua prima passione,  anche
    se il primo si concluse molto modestamente a pochi passi  da  casa.  A
    undici  anni  era  fuggito  di  casa e si era imbarcato sul tre alberi
    "Coralie", diretto in India. Il padre, Pierre, che sognava di affidare
    al figlio primogenito il suo avviato  studio  di  avvocato,  riusc  a
    raggiungerlo allo scalo di Paimboeuf e a riportarlo a casa.
    Castigo,  pentimento, promesse, ma in cuor suo Jules ha deciso che non
    far l'avvocato.  Si diploma al liceo reale di  Nantes  e  accetta  la
    proposta  paterna  di  studiare  diritto  a  Parigi  probabilmente per
    sfuggire stavolta alla ragazza che l'ha fatto soffrire.  A 19 anni  si
    era  infatti  innamorato  della bella cugina Caroline Tronson,  ma lei
    aveva preso alla leggera quel suo sentimento,  provocando nel  giovane
    una   tempesta  di  contrastanti  sentimenti,   che  mutarono  il  suo
    temperamento.   A  Parigi  Jules  Verne   diserta   spesso   le   aule
    universitarie, limitando le fatiche studentesche al minimo necessario,
    e   frequenta  assiduamente  uno  dei  ritrovi  letterari,   messo  su
    dall'estroso romanziere Alexandre Dumas-padre,  il quale  prodigo  di
    consigli  con  i  giovani scrittori,  che spesso sfama generosamente e
    ingaggia come manovali per la stesura dei suoi fluviali romanzi.  Il
    sodalizio  con i Dumas (padre e figlio) procura al giovane Verne nuovi
    amici,  tra cui  Jacques  Arago,  viaggiatore  instancabile,  e  Flix
    Tournachon,  detto Nadar,  il bizzarro fotografo e pure pioniere della
    navigazione aerea,  che troveremo poi tra i protagonisti della vicenda
    descritta in "Dalla Terra alla Luna", col nome anagrammato di Ardan.
    Sull'esempio  dei  Dumas,  Verne  scrive brevi commedie,  in una delle
    quali tenta di conciliare  la  scienza  con  il  teatro.  Egli  stesso
    definisce   la  commedia  romanzo  della  scienza...   opera  d'arte,
    realistica e lirica insieme, viadotto dalle cento arcate,  gettato tra
    il  romanticismo  di  ieri  e  il  simbolismo futuro.  Verne,  con la
    passione e gli  entusiasmi  dell'uomo  dell'Ottocento  che  si  lascia
    affascinare  dai  nuovi  orizzonti  della  scienza,   legge  tutte  le
    pubblicazioni  di  divulgazione  scientifica,  e  annota,  sottolinea,
    prende  appunti,  con  lo  spirito  inquieto  di chi avverte nei nuovi
    germogli una straordinaria fioritura di imprese, che egli anticipa con
    la sua fantasia.
    Col diploma di licenti en droit finisce anche l'interesse di  Verne
    per  gli  studi  giuridici.  Comunica  questa  sua decisione al padre,
    esordendo nella lettera con parole alquanto nebulose: La  riflessione
    nasce dalle zone polari dell'incertezza.... A lettura finita il padre
     convinto che Jules ha scelto una strada diversa dalla sua, ma non ne
    fa un dramma e,  generosamente continua a spedirgli l'assegno mensile,
    di cui il figlio tuttavia non abusa.  Avuto il posto di segretario  al
    Thatre  Lyrique,  pu  ormai  considerarsi autosufficiente.  Nel 1851
    prepara il primo libro: "Viaggio  in  pallone",  di  cui  per  non  
    soddisfatto;   gli   manca  lo  spunto,   l'idea  felice  che  render
    inconfondibili i suoi lavori letterari.  Cinque anni dopo,  invitato a
    nozze  da  un  amico,  conosce  la  sorella  della sposina.  Si chiama
    Honorine de Viane, ha 26 anni,  vedova e ha due bambine.  Jules se ne
    innamora  e  nel  1857  la  sposa,  deludendo anche in questo campo le
    attese paterne.


    I Viaggi straordinari.

    Jules Verne si improvvisa addirittura agente di cambio alla  Borsa  di
    Parigi,  professione  assai  poco  confacente a chi aspira alla gloria
    letteraria.  Infatti,  qualche anno dopo d l'addio definitivamente al
    mondo degli affari, annunciando ai colleghi di aver scoperto la magica
    formula per scrivere libri di successo.  Sar il filone della miniera
    d'oro,  dice in tono trionfante.  E anche in questo sar profeta.  Il
    libro  "Cinque  settimane  in  pallone"  viene  accolto molto bene dai
    critici e dal pubblico. E' un libro destinato a diventare un classico
    del genere si legge sulla "Revue des Deux Mondes".  Ma quel  che  pi
    conta,  di  Verne  si  interessa subito un prestigioso editore,  P.-J.
    Hetzel,  che se lo accaparra con un contratto  di  vent'anni:  duemila
    franchi  all'anno,  per  tre opere da gettare annualmente sul mercato.
    Verne ha addirittura una collana riservata tutta per  s,  col  titolo
    azzeccato:  Viaggi  straordinari,  che  nel  giro di quarant'anni si
    arricchir di ben ottanta titoli.
    Verne ha la  curiosit  del  geografo  e  dell'astronomo,  unita  alla
    caparbia  meticolosit  dello  scienziato,  proiettato nel futuro alla
    ricerca di nuove esperienze. E' anche aiutato, non v' dubbio,  da una
    fervida  fantasia,  questa  magica  lente di ingrandimento che a volte
    esagera i contorni della stessa immaginazione.  Ma Verne vede  chiaro:
    Tutto  ci  che gli uomini hanno compiuto - scrive -  stato fatto in
    nome di speranze esagerate.  Attento al progredire della scienza,  si
    appropria di ogni invenzione per tradurla in chiare pagine letterarie.
    Precorre  i  tempi,  dandoci  con  molto anticipo immagini che solo ai
    nostri giorni hanno trovato conferma nella realt.  Tra  i  libri  pi
    avveniristici  c'  appunto  questo  viaggio "Dalla Terra alla Luna"
    pubblicato su una rivista e poi in volume nel  1865  e  in  cui  viene
    descritto   con   straordinaria  preveggenza  il  primo  viaggio  alla
    conquista della Luna. Con un potente cannone, descritto con minuzia di
    particolari,   gli  Americani  sparano  sulla  Luna   un   proiettile,
    internamente  equipaggiato  come  un confortevole scompartimento di un
    vagone letto.  In esso viaggiano il presidente del Gun-Club  (il  Club
    del  Cannone,  fondato da artiglieri in pensione e inventori nel campo
    della balistica) Barbicane,  il capitano  Nicholl  -  l'incredulo  che
    scommette  sull'insuccesso  dell'impresa,  e  buon  per  lui che perde
    regolarmente tutte le scommesse - e il  fantasioso  Michel  Ardan,  un
    francese amante dei gesti spettacolari.  Ardan annuncia il suo viaggio
    al vicino satellite con parole profetiche: Stiamo per andare  sulla
    Luna,  e un giorno si andr sui pianeti,  sulle stelle,  con la stessa
    facilit con cui oggi si va da Liverpool a New  York,  con  la  stessa
    rapidit  e  sicurezza  e l'oceano atmosferico sar ben presto solcato
    come gli oceani della Luna.


    La fantasia precede di un secolo la realt.

    Le concordanze di quel primo volo a bordo di un fantastico  proiettile
    e quello dell'Apollo 8,  del dicembre 1968,  sono sorprendenti.  Verne
    non ha indovinato soltanto la  nazione  in  cui  sarebbe  avvenuto  il
    lancio,  ma anche il mese,  dicembre,  il numero degli uomini a bordo,
    tre;  nonch  il  sistema  del  rientro  a  Terra,   con  l'ammaraggio
    nell'Oceano  Pacifico.  Proiettile  di  Barbicane e navicella spaziale
    dell'Apollo 8 sono addirittura dello stesso  peso.  Cape  Kennedy,  in
    Florida,  da  dove  i  missili americani sono partiti per la conquista
    della Luna, dista poco pi di cento chilometri dal luogo immaginato da
    Verne.  I due veicoli spaziali viaggiano press'a poco  con  la  stessa
    velocit:  25000  miglia  orarie  il  proiettile  di Barbicane,  40000
    chilometri orari l'Apollo 8.
    Barbicane, Ardan e Nicholl, a bordo del proiettile, ruoteranno attorno
    alla Luna ( questo infatti  il  titolo  dato  al  seguito  di  questo
    libro),  senza  potervi  atterrare,  come  hanno  fatto gli astronauti
    dell'Apollo 8,  limitandosi  a  osservare  la  superficie  del  nostro
    satellite,   una  superficie  disseminata  di  crateri  come  rocciose
    voragini,  e catene di montagne illuminate solo a mezza costa dal Sole
    come  dorsi  pietrificati  di  dinosauri  preistorici  E' apparsa cos
    l'altra faccia della Luna,  nella prima  esplorazione  umana  compiuta
    dagli  astronauti  dell'Apollo  8,  Borman,  Anders  e  Lovell,  i tre
    americani partiti come Barbicane, Ardan e Nicholl dalla penisola della
    Florida.  Sono i primi uomini a staccarsi dall'attrazione terrestre  e
    ad  entrare in un'orbita attorno alla Luna:  la notte di Natale 1968.
    Mentre nelle case,  accanto al Presepio,  l'uomo onora il Dio  bambino
    sceso  fra  noi,  giungono le prime sbalorditive immagini della nostra
    Terra vista da un altro mondo.
    La prova generale continua con l'Apollo 9:   un  percorso  in  orbita
    attorno  al nostro pianeta,  per collaudare tutte le difficili manovre
    del  Lem,   il  modulo  di  escursione  lunare,   dall'ingresso  degli
    astronauti Mc Divitt e Schweickart nel piccolo abitacolo attraverso un
    angusto corridoio di 81 centimetri di diametro, al distacco del modulo
    e al suo attracco.
    Con  l'Apollo  10  gli  astronauti  Stafford,  Young  e  Cernan girano
    dapprima  in  orbita  terrestre,  poi  puntano  sulla  Luna  e  mentre
    l'astronave (battezzata Charlie Brown) gira intorno al satellite, il
    modulo  Snoopy  si  stacca  e  orbita  attorno alla Luna per proprio
    conto,  scendendo fino a 15  chilometri  dalla  superficie,  ma  senza
    atterrare. E' la prova generale, anticipata di cent'anni da Verne, con
    impressionante precisione. Non  fantascienza, ma  storia scritta con
    un secolo di anticipo.  Il 21 luglio 1969, alle ore 4,56 ora italiana,
    il primo uomo,  Neil Armstrong,  tocca il suolo lunare,  seguito pochi
    istanti  dopo  da  Edwin  Aldrin,  mentre  Michael  Collins continua a
    orbitare intorno alla Luna a bordo della navicella spaziale, in attesa
    del rientro dei due compagni di viaggio. Armstrong scopre una targa di
    metallo a ricordo di quella prima grande conquista spaziale  e  legge:
    Qui  uomini  venuti  dal  pianeta  Terra posero per la prima volta il
    piede sulla Luna. Luglio 1969, anno del Signore.  Siamo venuti in pace
    per tutta l'umanit.
    Fin  dai  tempi pi remoti l'uomo si era interrogato sulla possibilit
    di  raggiungere  il  nostro  satellite,  venerato  come  una  divinit
    benefica  e  feconda.  Battezzata  con il nome di Diana o Lucina,  era
    raffigurata con cento mammelle dalle quali scendeva  sulla  Terra  una
    linfa  vitale.  Le leggende lasceranno il passo alla scienza il giorno
    in cui Galileo, dalle colline di Arcetri,  appunter sulla Luna il suo
    cannocchiale.  Il suo "Sidereus Nuncius"  il primo saggio scientifico
    sugli astri e sulla Luna in particolare. Egli scrive: Bellissima cosa
    e oltremodo a vedersi attraente  il poter rimirare  il  corpo  lunare
    cos da vicino. Ma dopo il primo attimo di stupita contemplazione, il
    fondatore  della  scienza  moderna  scruta  con occhio disincantato la
    superficie increspata del satellite per darci la  prima  immagine  non
    fantastica  dell'astro  delle  notti  e afferma non essere affatto la
    Luna rivestita da una  superficie  liscia  e  levigata,  ma  scabra  e
    ineguale,  e  allo  stesso  modo  della  faccia della Terra presentasi
    ricoperta in ogni parte di grandi prominenze, di profonde vallate,  di
    anfratti.  Le  descrizioni  di Galileo,  che fornisce le prime carte
    della Luna,  eccitano  la  fantasia  dell'uomo  e  gli  scrittori  si
    sbizzarriscono  a precorrere i tempi della grande conquista.  Ludovico
    Ariosto vi manda il suo Astolfo sulle ali dell'Ippogrifo.  L'astronomo
    Keplero sbarca in sogno sulla superficie lunare,  mentre lo spadaccino
    Cyrano di Bergerac vi si cala con una serie  di  razzi  che  crepitano
    sotto  la  sua  navicella come una batteria di petardi.  Poi il signor
    Herschell, di cui si parla nel libro di Verne, d per certo il viaggio
    di andata e ritorno dalla Luna a bordo di una comodissima diligenza, e
    per nulla preoccupato di quanto vanno dicendo gli astronomi,  che cio
    l'assoluta  mancanza  di  atmosfera  rende  impossibile la presenza di
    esseri viventi,  popola il nostro satellite di strani esseri dotati di
    ali come i pipistrelli.
    Verne parte da presupposti rigorosamente scientifici e tuttavia il suo
    romanzo    scritto  con l'amabile levit e la luminosa gaiezza di uno
    scrittore di "vaudevilles",  due elementi che spiegano le ragioni  del
    suo  successo  e della sua perenne attualit,  anche ai nostri giorni,
    quando ormai sappiamo tutto sulla Luna,  e abbiamo visto con i  nostri
    occhi - grazie alle immagini televisive in diretta dalla Luna - quello
    che  Verne  ci  mostra  attraverso  i  tre  ambasciatori  della Terra:
    Barbicane, Ardan e Nicholl.


    La lezione pi importante: farsi amare.

    Barbicane  e  amici  sono  i  primi  tre  uomini  che  si  sottraggono
    all'attrazione terrestre e non c' da fare i difficili con Verne se in
    quell'attimo di eccitazione e di euforia li fa brindare... ben sapendo
    che  l'assenza di gravit impedisce anche al vino di cadere in gi nei
    bicchieri. Chi accusava lo scrittore di mescolare con pari dose errore
    e verit venne ritenuto un invidioso del suo successo.  Verne   ormai
    lo  scrittore sulla cresta dell'onda e ogni suo romanzo costituisce un
    ottimo  affare  commerciale.  Bench  il  suo  impegno  con  l'editore
    parlasse  di  tre  libri  all'anno da consegnare alle stampe,  egli ne
    pubblicava soltanto uno per non saturare il mercato.  Cos finisce per
    avere nel cassetto quattro o cinque libri pronti per la stampa, perch
     un lavoratore metodico che non conosce soste sull'erta del successo:
    "Ventimila  leghe  sotto i mari",  "Robur il conquistatore",  "Michele
    Strogoff",  "Un capitano di quindici  anni",  "I  figli  del  capitano
    Grant",  "Michele Sandorf",  "Le avventure del capitano Hatteras", "Il
    deserto di ghiaccio", "Il viaggio al centro della Terra", "Il giro del
    mondo in ottanta giorni"  vengono  subito  tradotti  nelle  principali
    lingue e fanno il giro del mondo con altrettanta rapidit.
    Verne  era ricco e famoso,  ma anche stanco.  Assecondato dalla moglie
    Honorine, si trasfer nella quieta cittadina di Amiens,  dove condusse
    vita metodica ma ugualmente laboriosa fino alla morte,  avvenuta il 24
    marzo 1905.
    Verne non si interess di politica e quando i cittadini di  Amiens  lo
    elessero  consigliere comunale si divert a descrivere come sarebbe la
    loro citt nel Duemila.  Durante la guerra  franco-prussiana  del  '70
    volle  dare il suo contributo alla difesa della patria offrendosi come
    guardacoste lungo le spiagge della Normandia a bordo del suo  panfilo.
    Ma  le sole battaglie che lo interessavano erano quelle combattute dai
    suoi eroi per affermare il progresso della  scienza.  Col  trascorrere
    degli  anni  Verne sembra tuttavia assillato dal dubbio che gli uomini
    non sappiano trarre profitto dai mezzi che la scienza  fornisce  loro.
    Nelle  mani  di  uomini  privi  di  senso  morale questi mezzi possono
    tradursi in strumenti di morte. Nei "Cinquecento milioni della Bgum",
    uno  degli  ultimi  romanzi  di  Verne  (1899),   sembra  preconizzato
    l'avvento di Hitler: Herr Schultze,  un grande ingegno,  aveva ideato
    dei  vasti  progetti  per  la  distruzione  di  tutti  i  popoli   che
    rifiutavano di fondersi con il popolo tedesco. Lo scrittore, abituato
    a  percorrere  con  la  fantasia le grandi distanze,  oltre gli stessi
    limiti del nostro mondo, quando scende a esplorare il cuore umano pare
    ritrarsi inorridito,  scoprendo nel piccolo mondo racchiuso  nell'uomo
    non motivi di speranza e di entusiasmo, ma di paura e di pessimismo...
    Amore e odio in pari misura.  Il 24 marzo 1905,  prima di chiudere per
    sempre gli occhi, sussurra alla moglie che lo assiste: Muoiono quelli
    che si fanno amare e quelli che  non  si  fanno  amare.  Cerchiamo  di
    essere tra i primi,  quando viene la nostra ora.  E' l'ultima lezione
    impartita da un uomo che continua tuttora a farsi amare e  prediligere
    da lettori, grandi e piccoli consumatori di avventura.
    M.S.

















    1. IL GUN-CLUB.

    Durante  la  Guerra  di  Secessione negli Stati Uniti a Baltimora,  in
    pieno Maryland, nacque un nuovo club assai influente.  Tutti sanno con
    quale  energia  si  sia tradotto in opera l'istinto militare di questo
    popolo di mercanti e di meccanici.  Comuni negozianti  scavalcarono  i
    loro  banconi per improvvisarsi capitani,  colonnelli e generali senza
    avere mai frequentato la scuola militare  di  West  Point  e  tuttavia
    eguagliarono nell'arte della guerra i colleghi del vecchio continente,
    collezionando  al  pari  di  questi  vittoria  su  vittoria  a suon di
    proiettili, di milioni e di uomini.
    Ma fu nella scienza della balistica che gli Americani sorpassarono  di
    gran lunga gli Europei. Non che le loro armi avessero raggiunto un pi
    alto grado di perfezionamento,  ma esse avevano dimensioni inusitate e
    di conseguenza gittate sconosciute fino a quel momento.  In  fatto  di
    alzo  zero,  di  tiro  diretto e indiretto,  di fuoco di striscio,  di
    infilata o di sbarramento, Inglesi, Francesi e Prussiani non hanno pi
    niente da imparare;  ma i loro cannoni,  i loro obici e i loro  mortai
    non   sono  che  semplici  rivoltelle  a  paragone  della  formidabile
    artiglieria americana.
    Tutto  questo  non  deve  stupire   nessuno.   Gli   Yankees,   questi
    insuperabili  maestri  nella  meccanica,   sono  ingegneri,  come  gli
    Italiani sono musicisti e i Tedeschi filosofi... dalla nascita. Niente
    di pi naturale,  dunque,  che vederli applicare  alla  scienza  della
    balistica  la  loro  audace  ingegnosit.  Il  risultato   che i loro
    giganteschi cannoni,  assai meno utili delle macchine da cucire,  sono
    ugualmente  sbalorditivi  e  ancora  pi ammirati.  In questo campo si
    conoscono nomi prestigiosi, come Parrott, Dahlgreen,  Rodman.  Ai vari
    Armstrong,  ai Pallisser e ai Treuille de Beaulieu non rest altro che
    inchinarsi davanti ai loro rivali d'oltre oceano.
    Dunque,  gli artiglieri  occuparono  sempre  il  primo  posto  durante
    l'atroce  conflitto  tra  Nordisti  e Sudisti;  i giornali dell'Unione
    proclamavano a grandi titoli le loro invenzioni e non  c'era  un  solo
    bottegaio e sprovveduto "booby" (bighellone),  che non si spremesse le
    meningi giorno e notte per calcolare traiettorie insensate.
    E' risaputo che quando un americano ha un'idea che gli frulla in testa
    cerca un secondo americano che la condivida.  Se sono in tre  nominano
    un  presidente  e  due  segretari;   in  quattro,  nominano  anche  un
    archivista l'impresa comincia a funzionare. In cinque, si convocano in
    assemblee generale e il club   costituito.  Cos  appunto  avvenne  a
    Baltimora.  Il  primo  che  invent il nuovo cannone si associ con il
    primo che lo fuse e con i primo che lo perfor. Fu questo il germe del
    Gun-Club.  Un  mese  dopo  la  sua  fondazione  il  club  contava  gi
    milleottocentotrentatr           soci           effettivi           e
    trentamilacinquecentosettantacinque soci corrispondenti.
    Condizione "sine qua non" per chiunque volesse essere  ammesso  questa
    associazione  era  di aver inventato o almeno perfezionato un cannone;
    in mancanza del cannone bastava una qualsiasi arma da fuoco.  Ma,  per
    dirla com'era,  gli inventori di pistole a quindici colpi, di carabine
    a  ripetizione  e  di  sciabole-pistole   non   godevano   di   grande
    considerazione. A precederli erano immancabilmente gli artiglieri.
    La  stima  che  essi  riscuotono,  dichiar  un giorno uno fra i pi
    brillanti oratori del Gun-Club,   proporzionata al volume  dei  loro
    mortai e al quadrato delle distanze raggiunte dai loro proiettili!.
    Ancora  un  passo  e  avremmo avuto anche nel campo morale la legge di
    Newton sulla gravitazione universale.
    Gettate le fondamenta del Club,  ci si pu immaginare ci che il genio
    inventivo  degli  Americani  seppe  produrre.  Gli armamenti assunsero
    proporzioni colossali e i proiettili, andando oltre i limiti previsti,
    erano in grado di tagliare in  due  chi  gli  capitava  a  tiro.  Tali
    invenzioni    presero   un   vantaggio   enorme   sui   timidi   pezzi
    dell'artiglieria europea.  E' sufficiente dare un'occhiata alle  cifre
    che seguono.
    In passato,  ai bei tempi,  una palla da trentasei, alla distanza di
    oltre novanta metri,  attraversava trentasei cavalli presi di fianco e
    sessantotto  uomini.  Si  era  all'infanzia di quest'arte bellica.  Da
    allora i proiettili ne hanno fatta di strada.  Il cannone Rodman,  che
    lanciava  una  palla  di mezza tonnellata a oltre undici chilometri di
    distanza,  avrebbe abbattuta con  facilit  centocinquanta  cavalli  e
    trecento  uomini.  Al  Gun-Club si propose addirittura di eseguirne la
    prova in  modo  solenne.  Ma  se  i  cavalli  acconsentivano  a  farne
    l'esperienza, furono gli uomini a rifiutarla, sfortunatamente.
    Comunque fosse, l'effetto di quei cannoni era assai micidiale e a ogni
    scarica  i  combattenti  cadevano  come  spighe  sotto la falce.  Cosa
    valeva,  al confronto con questi proiettili,  la famosa  palla  che  a
    Coutras,  nel  1587,  mise  fuori combattimento venticinque uomini,  e
    quell'altra che a Zorndoff, nel 1758, uccise quaranta fantaccini, o il
    cannone austriaco di Kesselsdorf che nel 1742 a ogni sparo stendeva al
    suolo settanta nemici?  Che cos'erano le  sorprendenti  esplosioni  di
    Jena  e di Austerlitz,  che decisero le sorti della battaglia?  Si era
    visto ben altro durante la Guerra di Secessione!  Nella  battaglia  di
    Gettysburg,  un  proiettile conico lanciato da un cannone rigato colp
    centosettantatr confederati;  e,  nella traversata del  Potomac,  una
    palla   Rodman   sped   in   un   mondo  evidentemente  migliore  ben
    duecentoquindici  sudisti.  C'  anche  da  ricordare  un  formidabile
    mortaio,  inventato  da J.-T.  Maston,  distinto membro e segretario a
    vita del Gun-Club,  il cui  risultato  fu  ben  diversamente  mortale,
    poich  allo  sparo di prova uccise trecentotrentasette persone...  ma
    per la verit, l'aveva fatto esplodendo!
    Che altro aggiungere a queste cifre gi tanto eloquenti per se stesse?
    Nulla.  Nessuna contestazione quindi al calcolo fatto dall'esperto  in
    statistiche Pictairn: dividendo il numero delle vittime cadute sotto i
    proiettili  per quello dei soci del Gun-Club,  egli trov che ciascuno
    di    questi    signori    aveva    ucciso    in    media    duemila
    trecentosettantacinque uomini, pi una frazione.
    Se esaminiamo attentamente queste cifre, ci rendiamo conto che l'unica
    preoccupazione  di  questa comunit di menti elette era la distruzione
    dell'umanit a scopo filantropico e che il perfezionamento delle  armi
    da guerra veniva considerato un mezzo di civilizzazione.
    In  fondo  questa  accolta  di gran bravi figlioli era un'assemblea di
    Angeli Sterminatori.
    Va detto, inoltre, che questi Yankees,  coraggiosi a tutta prova,  non
    si fermarono a semplici formule,  ma pagarono di persona.  Tra di loro
    si annoveravano ufficiali di ogni grado, tenenti o generali,  militari
    di  ogni  et,  alcuni  che erano agli inizi della carriera militare e
    altri che invecchiavano sugli affusti di cannone.  Molti rimasero  sui
    campi di battaglia e i loro nomi sono scritti nell'albo d'oro del Gun-
    Club,  e  tra  i  reduci  la  maggior  parte  portava  i  segni di una
    indiscutibile audacia.  Grucce,  gambe di legno,  braccia artificiali,
    mani a uncino,  mascelle di gomma,  crani d'argento,  nasi di platino,
    niente mancava alla collezione e il predetto  Pictairn  calcol  anche
    che nel Gun-Club si arrivava a un braccio intero ogni quattro persone,
    e soltanto a due gambe ogni sei.
    Ma  quei  baldi artiglieri non se ne curavano affatto e ogni volta che
    un bollettino di guerra comunicava che il  numero  delle  vittime  era
    dieci  volte  superiore  a  quello dei proiettili sparati si sentivano
    fieri, e a buon diritto.
    Tuttavia un giorno, un triste e malaugurato giorno, fu firmata la pace
    dai superstiti,  a poco a poco  cessarono  le  detonazioni,  i  mortai
    tacquero,  gli  obici  vennero  imbavagliati,  i cannoni rientrarono a
    testa bassa negli arsenali,  i proiettili disinnescati  finirono  come
    ornamento nei giardini pubblici, i truci ricordi sbiadirono, il cotone
    torn   a   germogliare   rigogliosamente  nei  campi  abbondantemente
    concimati,  si smisero gli abiti di lutto insieme con le lacrime e  il
    Gun-Club rest a lungo inattivo.
    Alcuni  lavoratori  ostinati  e  sgobboni  continuarono a fare calcoli
    balistici, a sognare bombe gigantesche e obici incomparabili. Ma senza
    la pratica,  a che pro queste vane teorie?  Perci le sale di riunione
    si  facevano deserte,  i domestici sonnecchiavano nelle anticamere,  i
    giornali ammuffivano sui tavoli,  gli angoli bui  rintronavano  di  un
    triste  russare,  e  i  soci  del Club,  un tempo cos fragorosi,  ora
    ammutoliti da una pace  tanto  disastrosa,  parevano  intorpiditi  nei
    sogni di un'artiglieria platonica!
    -  E' davvero una cosa desolante - disse una sera il prode Tom Hunter,
    mentre le sue gambe di legno quasi si carbonizzavano nel caminetto del
    salotto. - Niente da fare! Niente da sperare!  Che vita tediosa!  Dove
    sono  andati i bei tempi in cui il cannone ci risvegliava ogni mattina
    con le sue allegre detonazioni?
    - Altri tempi - fece eco l'arguto Bilsby,  cercando di  distendere  le
    braccia   che   gli   mancavano.   -   Allora  s  che  c'erano  delle
    soddisfazioni!  Uno inventava il proprio obice e appena fuso andava  a
    sperimentarlo  di  fronte  al  nemico.  Poi  si  tornava  al campo con
    l'incoraggiamento di Sherman e la stretta di mano  di  McClellan!  (1)
    Oggi  invece  anche  i  generali  sono  tornati dietro la scrivania e,
    anzich palle di cannone, spediscono inoffensive balle di cotone!  Ah,
    per  santa  Barbara,  il  futuro  dell'artiglieria   ormai morto,  in
    America!
    - S,  Bilsby - esclam  il  colonnello  Blomsberry.  -  Sono  crudeli
    disillusioni  queste!  Un bel giorno si lasciano le proprie tranquille
    abitudini,  si abbandona Baltimora per correre sui campi di battaglia,
    si  combatte  da  eroi  per due o tre anni,  poi si perde il frutto di
    tante fatiche per addormentarsi in un ozio deplorevole e starsene  con
    le mani in tasca.
    A  dire  il  vero,  il valente colonnello si sarebbe trovato per altro
    imbarazzatissimo se  avesse  voluto  mettere  in  atto  queste  ultime
    parole, e non gi perch gli mancassero le tasche...
    -  E  nessuna  guerra  in  vista!  -  ribatt il famoso J.-T.  Maston,
    grattandosi il cranio di guttaperca con il suo uncino di ferro.  - Non
    una  nuvola all'orizzonte e pensare che c' tanta strada da percorrere
    nella scienza dell'artiglieria!  Io che vi parlo  ho  appena  ultimato
    proprio  stamani  un disegno,  per esteso e in sezione,  di un mortaio
    destinato a mutare le leggi della guerra!
    - Davvero? - replic Tom Hunter, pensando involontariamente all'ultimo
    esperimento dell'illustre J.-T. Maston.
    - Davvero - fece eco costui. - Ma a che giovano tanti progetti portati
    a buon fine,  tante  difficolt  superate?  Non  si  lavora  forse  in
    perdita?  I  popoli  del  Nuovo  Mondo sembrano essersi data parola di
    vivere in pace,  mentre la nostra bellicosa "Tribune"  (2)  pronostica
    future catastrofi dovute allo scandaloso incremento della popolazione!
    - E intanto, Maston, - intervenne il colonnello Blomsberry - in Europa
    continuano a battersi in difesa dei vari nazionalismi!
    - E con questo?
    - Voglio dire che laggi ci sarebbe qualcosa da fare,  se accettassero
    i nostri servizi...
    -  Che  dite  mai?  -  esclam  Bilsby.  -  Dedicarsi  alla  balistica
    nell'interesse di stranieri!
    - Sempre meglio che starsene qui a fare niente - ribatt il colonnello
    -  Sarebbe  meglio,  non  c' dubbio - disse J.-T.  Maston.  - Ma a un
    espediente del genere non si deve neppure pensare.
    - E perch mai? - domand il colonnello.
    - Perch le idee che nel Vecchio Mondo si hanno sul progresso sono  in
    contrasto  con  le  nostre  abitudini  di Americani.  Quella gente non
    immagina neanche che si possa diventare generale in  capo  senza  aver
    prima  prestato servizio come sottotenente,  la qual cosa sarebbe come
    dire che uno non pu essere buon puntatore se non si  fuso da  s  il
    cannone! E questo  semplicemente...
    -  Assurdo!  -  intervenne  Tom  Hunter,  continuando  a tagliuzzare i
    braccioli della sua poltrona a colpi di "bowie-knife" (3).  - E stando
    cos  le  cose,  non  ci  resta  che  andarcene a piantare tabacco o a
    distillare olio di balena!
    - Come sarebbe a dire!? - scatt J.-T. Maston con voce rombante. - Non
    dovremo impiegare gli ultimi anni della nostra vita al perfezionamento
    delle armi da fuoco?  Non ci si offriranno dunque pi nuove  occasioni
    di  migliorare  la traiettoria dei nostri proiettili?  Il cielo non si
    illuminer pi del bagliore dei nostri  cannoni?  E  nessun  incidente
    internazionale  ci  permetter  di dichiarare guerra a qualche potenza
    transatlantica?  I Francesi non manderanno a picco neanche  una  delle
    nostre navi a vapore e gli Inglesi non imprigioneranno, a dispetto del
    diritto delle genti, tre o quattro nostri connazionali?
    - No,  Maston,  - rispose il colonnello Blomsberry - non avremo questa
    fortuna,  no!  Nessuno di questi incidenti si  verificher,  e  se  si
    verificasse,  noi  non  ne  approfitteremo.  La  suscettibilit  degli
    Americani si va smorzando di giorno in giorno e  finiremo  per  essere
    governati dalle donne!
    - E' vero, ci stiamo umiliando - conferm Bilsby.
    - E ci umiliano - soggiunse Tom Hunter.
    - E' fin troppo vero - ribatt J.-T.  Maston con pi impeto. - Ci sono
    per aria mille ragioni per battersi e nessuno  si  fa  avanti!  Si  fa
    economia  di  braccia  e di gambe,  a profitto di gente che non sa che
    farsene.  Eccovi,  senza cercare tanto lontano,  un  buon  motivo  per
    dichiarare  guerra:  l'America del Nord non apparteneva,  prima,  agli
    Inglesi?
    - Non v' dubbio - rispose Tom  Hunter,  tormentando  rabbiosamente  i
    tizzoni con la punta della sua stampella.
    - Ebbene, - riprese a dire J.-T. Maston - perch mai l'Inghilterra non
    dovrebbe appartenere a sua volta agli Americani?
    - Pi che giusto - ammise il colonnello Blomsberry.
    -  Andate  a  proporlo al Presidente degli Stati Uniti - esclam J.-T.
    Maston - e vedrete come vi ricever!
    - Ci accoglier male - mormor Bilsby fra i quattro  denti  che  aveva
    salvati dalla battaglia.
    -  In  fede  mia,  -  disse  J.-T.  Maston - alle prossime elezioni il
    Presidente far bene a non contare sul mio voto!
    - E neppure sul nostro - fecero eco i bellicosi veterani.
    - Frattanto,  - soggiunse J.-T.  Maston - ecco la mia conclusione:  se
    non  mi si fornisce l'opportunit di sperimentare il mio nuovo mortaio
    su un vero campo di battaglia,  io do le dimissioni da socio del  Gun-
    Club e corro a seppellirmi nelle praterie dell'Arkansas.
    -  E  noi  vi seguiremo - risposero gli interlocutori dell'ardimentoso
    J.-T. Maston.
    Le cose stavano a questo punto, gli animi si surriscaldavano e il Club
    pareva minacciato da  una  imminente  dissoluzione,  quando  un  fatto
    inatteso venne a scongiurare la dolorosa catastrofe.
    Il  giorno  seguente  a  quello  in cui si era svolta la conversazione
    riferita,  ogni membro  effettivo  del  Club  riceveva  una  circolare
    redatta in questi termini:

    "Baltimora, 3 ottobre.
    Il presidente del Gun-Club ha l'onore di avvertire i suoi colleghi che
    nella  seduta  del 5 corrente far loro una comunicazione di vivissimo
    interesse. Li prega, pertanto,  di rinunciare a ogni altro impegno per
    non mancare all'invito fatto con la presente.
    Molto cordialmente vostro

    IMPEY BARBICANE,
    presidente del Gun-Club."


    NOTE.

    Nota  1.   William  Tecumseh  Sherman  (1820-1891)  e  George  Brinton
    McClellan (1826-1885) guidarono le truppe  nordiste  nella  Guerra  di
    Secessione (Nota del Traduttore).
    Nota 2. Il pi focoso giornale abolizionista dell'Unione.
    Nota 3. Coltello a lama larga.









    2. COMUNICAZIONE DEL PRESIDENTE BARBICANE.

    Alle  otto di sera del 5 ottobre,  una folla compatta gremiva i saloni
    del Gun-Club, al numero 21 della Union Square. Tutti i membri del Club
    residenti a Baltimora avevano aderito all'invito del loro  presidente.
    Quanto  ai  membri  corrispondenti,  le corriere li avevano sbarcati a
    centinaia nelle vie della citt,  e per quanto grande  fosse  la  sala
    delle riunioni,  tutta quella folla di scienziati non vi aveva trovato
    posto;  perci si dovettero accontentare  delle  sale  adiacenti,  dei
    corridoi e dei cortili esterni,  dove si confondevano con la massa dei
    curiosi che si accalcava alle porte; ognuno cercava di farsi largo per
    accaparrarsi  le  prime  file,   avido   di   conoscere   l'importante
    comunicazione del presidente Barbicane; si spingevano, si urtavano, si
    schiacciavano  con  quella  libert  di movimento peculiare alle masse
    educate al self-control.
    Un forestiero che quella sera si fosse trovato a Baltimora non avrebbe
    potuto ottenere nemmeno a  prezzo  d'oro  l'accesso  al  salone  delle
    riunioni,  riservato  unicamente ai membri residenti e corrispondenti.
    Nessun altro all'infuori di costoro vi era ammesso e i notabili  della
    citt,  gli  amministratori  del  Comune,  i selectmen (1),  avevano
    dovuto mischiarsi alla folla dei loro amministrati per poter afferrare
    a volo le notizie che trapelavano dall'interno.
    Il  salone  delle  riunioni  offriva  allo  sguardo   uno   spettacolo
    originale.  Quell'aula era del tutto appropriata al suo impiego.  Alte
    colonne,  formate da  cannoni  sovrapposti,  ai  quali  grossi  mortai
    servivano  da  piedestallo,  reggevano  l'elegante  trabeazione  della
    volta,  vero  merletto  di  ferro  battuto.  Trofei  di  schioppi,  di
    tromboni,  di archibugi e carabine, armi da fuoco antiche e moderne di
    ogni specie,  erano disposti a ventaglio sulle pareti  in  pittoreschi
    intrecci.   Da  un  migliaio  di  pistoloni,  collocati  a  foggia  di
    lampadari,  usciva  una  vivida  fiamma  a  gas;  l'illuminazione  era
    completata  da  girandole  di  rivoltelle  e  doppieri fatti di fucili
    legati in fasci.  Modelli di  cannoni,  blocchi  di  bronzo,  bersagli
    crivellati,  lastre  perforate dai proiettili del Gun-Club,  corone di
    bombe,  collane  di  palle,  e  tutti  gli  attrezzi  dell'artiglieria
    riempivano  di meraviglia gli occhi dei presenti per la loro magnifica
    disposizione,   facendo  supporre  che  il  loro  impiego  fosse   pi
    decorativo che micidiale.
    Il  posto  d'onore  era  riservato  a  un frammento,  custodito in una
    splendida vetrina,  di culatta rotto e contorto  dalla  potenza  della
    polvere da sparo, resto prezioso del cannone di J.-T. Maston.
    Il  presidente,  assistito  da  quattro  segretari,  occupava  l'ampio
    spiazzo all'estremit della sala. Il suo seggio, montato su un affusto
    scolpito,  aveva  nell'insieme  l'aspetto  di  un  mortaio  di  grosso
    calibro, puntato a novanta gradi e sospeso per gli orecchioni, di modo
    che  il  presidente  poteva  a  suo  piacere  imprimergli,  come a una
    "rocking-chair" (2), un dondolo assai piacevole, specialmente durante
    la calura estiva.  Sul tavolo,  fatto con una lunga  lastra  metallica
    sostenuta  da  sei  cannoncini  corti  e  grossi,  c'era  un artistico
    calamaio ricavato da un frammento d'obice deliziosamente  cesellato  e
    un  campanello  a  detonazione  che  all'occorrenza  sparava  come  un
    revolver.  Durante le sedute pi tumultuose questo campanello di nuovo
    genere  riusciva  a  fatica  a  coprire  le  voci  di  quella  legione
    d'artiglieri sovreccitati.
    Di fronte al tavolo del presidente erano stati disposti gli  sgabelli,
    a zigzag come i camminamenti delle trincee,  e formavano un succedersi
    di bastioni e di cortine dove prendevano posto i membri del  Gun-Club;
    si  poteva a buon diritto affermare che quella sera c'era gente sulla
    barricata.  Il presidente infatti era fin troppo bene conosciuto e si
    sapeva che egli non era il tipo da disturbare i suoi colleghi senza un
    motivo di massima gravit.
    Impey  Barbicane  era  un  uomo di quarant'anni,  compassato,  freddo,
    austero,  di temperamento molto serio e  meditativo,  esatto  come  un
    cronometro,  autoritario,  inflessibile;  di  maniere spicce,  spirito
    avventuroso ma tendente al pratico anche nelle imprese pi  temerarie;
    uomo  per eccellenza della Nuova Inghilterra,  nordista colonizzatore,
    discendente di quelle "Teste Rotonde" (3) cos  funeste  agli  Stuart,
    nemico implacabile dei nobilucci del Sud,  di quegli antichi Cavalieri
    della madre-patria. In una parola, uno Yankee tutto d'un pezzo.
    Barbicane aveva accumulato una rilevante fortuna con il commercio  del
    legname;   incaricato  durante  la  guerra  dell'organizzazione  delle
    artiglierie,  si mostr  fertile  di  invenzioni;  di  idee  avanzate,
    contribu in maniera determinante al progresso di quest'arma, dando un
    incomparabile impulso alla scienza sperimentale.
    Era  un  uomo  di media statura e aveva,  rara eccezione nel Gun-Club,
    tutte le membra intatte.  Il suo profilo marcato pareva disegnato  con
    la squadra e il tiralinee e,  se si vuol dare credito al detto che per
    indovinare gli istinti di un uomo basti osservarne i tratti  esteriori
    del  volto,  guardato  cos  Barbicane  aveva tutte le caratteristiche
    dell'uomo energico, audace e di sangue freddo.
    In quel momento se ne stava immobile sulla sua poltrona, chiuso in s,
    muto,  assorto all'ombra dell'ampio cappello,  quel cilindro  di  seta
    nera, che sembra avvitato sui crani degli Americani.
    Attorno  a  lui  i  colleghi  discorrevano  rumorosamente,  ma  non lo
    distraevano; essi si interrogavano tra loro, formulavano supposizioni,
    scrutavano il  loro  presidente  tentando,  ma  invano,  di  decifrare
    l'incognita della sua imperturbabile fisionomia.
    Appena  l'orologio  a  fulminante  della  grande sala ebbe scoccato le
    otto,  Barbicane si alz di scatto come sospinto da una molla.  Ci  fu
    subito  assoluto  silenzio  e  l'oratore,  con tono alquanto enfatico,
    prese la parola:
    - Egregi colleghi,  da molto tempo ormai una sterile pace   venuta  a
    gettare  i membri del Gun-Club in un deplorevole ozio.  Dopo anni cos
    ricchi di avventure e  di  conquiste,  abbiamo  dovuto  tralasciare  i
    nostri  lavori  e arrestarci di colpo sulla via del progresso.  Io non
    esito a proclamare a gran voce che qualsiasi  guerra,  che  venisse  a
    rimetterci le armi in pugno, sarebbe bene accetta...
    - S, la guerra! - grid l'impetuoso J.-T. Maston.
    - Non interrompete, silenzio! - si protest da ogni parte.
    -  Ma la guerra,  - prosegu Barbicane - la guerra  impensabile nelle
    circostanze attuali,  e per quanto possa sperarla il  nostro  illustre
    collega che mi ha interrotto, passeranno molti anni prima che i nostri
    cannoni tuonino su un campo di battaglia.  Pertanto conviene decidersi
    a cercare, in un altro ordine di idee, un nuovo alimento per la voglia
    di agire che ci divora.
    L'assemblea comprese che il presidente  stava  per  toccare  il  punto
    delicato della questione e raddoppi l'attenzione.
    - Da alcuni mesi,  miei egregi colleghi,  - riprese a dire Barbicane -
    mi  sto  domandando  se,   pur  restando  nel   campo   della   nostra
    specializzazione,   non   potessimo  intraprendere  qualche  grandioso
    esperimento degno del  secolo  diciannovesimo.  Ho  pertanto  cercato,
    lavorato,  calcolato  e  dai miei studi  scaturita la convinzione che
    noi  dovremmo  riuscire  in  un'impresa  che  ad  ogni  altra  nazione
    sembrerebbe  impossibile.  E  questo  progetto,  lungamente elaborato,
    costituir appunto l'argomento della mia comunicazione:  un  progetto
    degno di voi,  degno del Gun-Club, e destinato a suscitare gran rumore
    nel mondo.
    - Molto rumore? - domand un artigliere eccitato.
    - Molto rumore nel vero senso della parola - rispose Barbicane.
    - Basta con le interruzioni! - ripeterono pi voci.
    - Vi prego allora,  egregi colleghi,  - riprese  il  presidente  -  di
    accordarmi tutta la vostra attenzione.
    Un  fremito  percorse  l'assemblea.  Barbicane,  con rapido gesto,  si
    assicur il cappello a cilindro sulla testa,  poi riprese il  discorso
    con voce calma:
    -  Non  c' nessuno tra voi,  egregi colleghi,  che non abbia visto la
    Luna o che almeno non ne abbia sentito parlare. Non vi meravigliate se
    mi soffermo a parlarvi dell'astro delle notti. A noi forse  riservato
    l'onore d'essere i  Cristoforo  Colombo  di  quel  mondo  sconosciuto.
    Comprendetemi,  assecondatemi  con  tutte  le  vostre  energie e io vi
    condurr alla sua conquista,  e il suo nome  verr  ad  aggiungersi  a
    quello   dei   trentasei   Stati   che  formano  questo  grande  paese
    dell'Unione!
    - Urr per la Luna! - grid a una sola voce il Gun-Club.
    - La Luna  stata oggetto di molti studi - riprese a dire Barbicane; -
    la sua massa,  la sua densit,  il suo peso,  il suo  volume,  la  sua
    formazione,  i  suoi  movimenti,  la  sua distanza e il ruolo che essa
    svolge nel sistema  solare,  sono  perfettamente  calcolati;  esistono
    carte  selenogrfiche (4) tracciate con perfezione tale da eguagliare,
    se non superare, quella delle carte terrestri, mentre la fotografia ci
    ha fornito  del  nostro  satellite  delle  immagini  di  incomparabile
    bellezza  (5).  In  breve,  della  Luna conosciamo tutto quello che le
    scienze matematiche,  l'astronomia,  la geologia  e  l'ottica  possono
    insegnarci;  tuttavia, finora non si  mai stabilita una comunicazione
    diretta con essa.
    Un moto d'interesse e di stupore accolse queste parole.
    - Permettetemi,  - egli riprese - di ricordarvi in poche  parole  come
    certi  spiriti fantasiosi,  imbarcatisi in viaggi immaginari,  abbiano
    preteso  di  penetrare   i   segreti   del   nostro   satellite.   Nel
    diciassettesimo secolo, un certo David Fabricius si vant d'aver visto
    con i propri occhi alcuni abitanti della Luna.  Nel 1649,  il francese
    Jean Baudoin pubblic il  "Viaggio  fatto  nel  mondo  della  Luna  da
    Domingo Gonzales, avventuriero spagnolo". Nello stesso periodo, Cyrano
    de  Bergerac  pubblic  il racconto della celebre spedizione che tanto
    successo riscosse in Francia.  Pi tardi un altro  francese  -  quella
    gente  si  occupa  molto  della  Luna - di nome Fontenelle scrisse "La
    pluralit dei Mondi";  un capolavoro per il suo tempo;  ma la scienza,
    nella  sua  marcia  verso il progresso,  schiaccia anche i capolavori!
    Verso il 1835,  un opuscolo tratto da una pubblicazione del "New  York
    American"  raccontava  che  John  Herschell,  inviato al Capo di Buona
    Speranza per compiervi studi di astronomia, con l'uso di un telescopio
    perfezionato da illuminazione interna,  aveva avvicinato la Luna  alla
    distanza  di ottanta iarde (6).  Egli avrebbe potuto cos distinguervi
    caverne entro cui vivevano ippopotami,  verdi  montagne  frangiate  di
    ricami d'oro,  montoni dalle corna d'avorio, caprioli bianchi e strani
    abitanti  con  ali  membranose  simili  a  quelle   dei   pipistrelli.
    L'opuscolo,  opera  di un americano di nome Locke (7),  ebbe un grande
    successo. Ma quando si scopr che si trattava di una mistificazione, i
    Francesi furono i primi a riderne.
    - Ridere di un americano! - sbott J.-T.  Maston.  - Ecco qui un casus
    belli!
    -  Tranquillizzatevi,  mio buon amico.  I Francesi,  prima di riderne,
    erano  stati  sfacciatamente  gabbati  dal  nostro  compatriota.   Per
    concludere questa storia, dir che un certo Hans Pfaal di Rotterdam si
     lanciato con un pallone gonfiato con gas estratto dall'azoto,  che 
    trentasette volte pi leggero dell'idrogeno,  e dopo diciannove giorni
    di  viaggio  raggiungeva  la Luna.  Questo viaggio,  come i precedenti
    tentativi,  era semplicemente frutto di fantasia,  ma si tratta di  un
    libro  popolare in America,  scritto da un genio strano e speculativo.
    Sto parlando di Poe!
    - Urr per Edgar Poe! - gridarono tutti, elettrizzati dalle parole del
    presidente.
    - Ho  terminato  -  riprese  Barbicane  -  con  questi  tentativi  che
    chiamerei  puramente  letterari  e del tutto insufficienti a stabilire
    serie relazioni con l'astro delle notti.  Tuttavia devo ammettere  che
    alcuni  spiriti pratici hanno cercato di mettersi in comunicazione con
    esso, seriamente. Qualche anno fa un geometra tedesco fece la proposta
    di inviare una commissione di scienziati nelle steppe  della  Siberia.
    In  questa  sconfinata  pianura  si  sarebbero  dovute  disegnare  con
    riflettori luminosi immense figure geometriche,  tra cui  il  quadrato
    dell'ipotenusa, dai Francesi volgarmente chiamato Ponte degli asini.
    E  il  geometra  spiegava:  Qualsiasi  essere  intelligente  dovrebbe
    comprendere il significato scientifico di questa figura.  I  Seleniti,
    se  esistono,  risponderanno  con  una  figura  simile  e,  una  volta
    stabilito il contatto,  sarebbe facile creare un alfabeto che permetta
    di  capirsi  con gli abitanti della Luna.  Cos affermava il geometra
    tedesco, ma il suo progetto non fu mai eseguito e,  fino ad oggi,  tra
    la Terra e il suo satellite non esiste alcun legame diretto.  Ora,  al
    genio pratico degli Americani  riservato l'onore di stabilire  questo
    contatto  con  il  mondo siderale.  Il mezzo per arrivarci  semplice,
    facile, sicuro, immancabile e costituir l'oggetto della mia proposta.
    Queste  parole  furono  accolte  da   un   frastornante   uragano   di
    acclamazioni; non uno dei presenti che non fosse dominato, trascinato,
    rapito dalle parole dell'oratore.
    - Lasciatelo finire!  Silenzio! Ascoltiamolo! - Si gridava da tutte le
    parti.
    Appena tornata la calma,  Barbicane riprese il filo del  discorso  con
    accento pi grave:
    -  Conoscete  quali  progressi abbia compiuto da qualche anno a questa
    parte la balistica e a quale grado di perfezione sarebbero  giunte  le
    armi da fuoco se la guerra fosse continuata. N ignorate che, in linea
    generale,  la  forza  di  resistenza  dei  cannoni  e  la  potenza  di
    propulsione dell'esplosivo sono illimitate. Ebbene, partendo da questo
    principio,  mi sono domandato  se,  mettendo  un  cannone  di  calibro
    sufficiente in determinate condizioni di resistenza e con una adeguata
    carica  di  esplosivo,  non sia possibile lanciare un proiettile sulla
    Luna.
    A queste  parole  un  oh!  di  stupore  sfugg  dalle  labbra  degli
    ascoltatori;  poi si fece silenzio,  un silenzio simile alla calma che
    precede il tuono.  E infatti il  tuono  scoppi,  e  fu  un  tuono  di
    applausi,  di grida, di clamori che fece tremare l'aula. Il presidente
    cerc di finire il discorso. senza riuscirci.  Ci vollero dieci minuti
    prima che potesse proseguire.
    -  Lasciatemi  finire  - riprese con tono distaccato.  - Ho affrontato
    risolutamente il problema, studiandolo sotto tutti i punti di vista; e
    dai miei incontestabili calcoli risulta che un proiettile,  dotato  di
    una  velocit iniziale di undicimila metri al minuto secondo e diretto
    verso la Luna,  arriverebbe necessariamente  fino  a  essa.  Mi  onoro
    perci,  egregi  colleghi,  di  proporvi  di  tentare  questo  piccolo
    esperimento.



    NOTE.

    Nota 1. Amministratori della citt eletti dalla popolazione.
    Nota 2. Sedia a dondolo in uso negli Stati Uniti.
    Nota 3.  "Roundhead" (= testa rotonda) nome dato per la prima volta ai
    Puritani (repubblicani) durante la guerra civile inglese nel 1642.
    Nota 4. Dalla parola greca "selne", che significa Luna.
    Nota  5.  Famose le magnifiche stampe della superficie lunare ottenute
    da Waren de la Rue.
    Nota 6.  Una iarda corrisponde a poco meno di un metro,  cio  a  0,91
    centimetri.
    Nota  7.  L'opuscolo  venne  pubblicato  in  Francia  dal repubblicano
    Laviron, ucciso poi durante l'assedio di Roma.


















    3. EFFETTI DELLA COMUNICAZIONE DI BARBICANE.

    E' impossibile  descrivere  l'effetto  prodotto  dalle  ultime  parole
    dell'onorevole presidente.  Grida, urla, un susseguirsi di mugolii, di
    urr,  di hip!  hip!  hip! e di tutte quelle onomatopee di  cui  
    ricca  la  lingua americana!  Ci furono un'animazione e una confusione
    indescrivibili.  Le bocche gridavano,  le mani applaudivano,  i  piedi
    facevano tremare il pavimento della sala.  Tutte le armi di quel museo
    di artiglieria,  sparando nello stesso istante,  non avrebbero agitato
    con  maggior violenza le onde sonore.  Ma questo non deve sorprendere,
    poich esistono artiglieri rumorosi quanto i loro cannoni.
    Barbicane  si  manteneva  calmo  in  mezzo  a   tutti   quei   clamori
    entusiastici; forse desiderava rivolgere ancora qualche parola ai suoi
    colleghi,  perch i suoi gesti reclamavano il silenzio e il campanello
    a scoppio si produceva  in  violente  detonazioni.  Non  lo  sentivano
    neanche.  Il  presidente  fu  presto  strappato  dalla  sua poltrona e
    portato in trionfo;  poi dalle mani dei colleghi pass tra le  braccia
    della folla non meno eccitata.
    Non  c'  niente che possa stupire un americano.  Si  spesso ripetuto
    che  la  parola  impossibile  non   c'   nella   lingua   francese;
    evidentemente non si prende in mano il vocabolario giusto.  In America
    tutto  facile, tutto  semplice, e in quanto a difficolt meccaniche,
    esse sono morte prima di nascere.  Tra il progetto di Barbicane  e  la
    sua  realizzazione  nessun  autentico  Yankee  si  sarebbe permesso di
    intravedere la pur minima difficolt. Quel che  detto  fatto.
    La passeggiata trionfale del presidente si protrasse fino a tarda sera
    con un'autentica fiaccolata. Irlandesi, Tedeschi, Francesi,  Scozzesi,
    tutti questi individui eterogenei di cui si compone la popolazione del
    Maryland,  gridavano  nella  loro  lingua materna e gli evviva,  gli
    urr,   i  bravo  si  intrecciavano  tra  loro  in  un   crescendo
    indescrivibile.
    Intanto  la  Luna,  come  se  avesse  compreso che si trattava di lei,
    brillava nel cielo con serena  magnificenza  eclissando,  con  la  sua
    vivida  luce,  i  fuochi  circostanti.  Quegli  Yankees rivolgevano lo
    sguardo verso il disco scintillante; alcuni la salutavano con la mano,
    altri  chiamavano  la  Luna  con  nomi  dolcissimi,  altri  ancora  la
    misuravano con un'occhiata da intenditori o alzavano i pugni con gesto
    minaccioso;  un  ottico  della  Jone's  Fall Street fece affari d'oro,
    dalle otto alla mezzanotte,  vendendo cannocchiali.  Gli Americani  si
    comportavano  gi  da  padroni,  mentre ammiravano l'astro della notte
    come una dama d'alto rango.  Sembrava che la bianca Diana appartenesse
    a  quegli  audaci  conquistatori  e  facesse  gi parte del territorio
    dell'Unione.  Eppure non  si  trattava  che  di  lanciarle  contro  un
    proiettile,  maniera abbastanza brutale per mettersi in contatto,  sia
    pure con un satellite, ma cos si costuma tra le nazioni civili.
    A mezzanotte suonata,  l'entusiasmo  ancora  non  diminuiva,  anzi  si
    manteneva  sullo stesso tono in tutte le classi della popolazione;  il
    magistrato, l'intellettuale, il negoziante, il mercante,  il facchino,
    gli  intelligenti come i "green" (1),  si sentivano scossi nelle fibre
    pi sensibili del loro animo;  si trattava  di  un'impresa  nazionale;
    cos  la citt alta e la citt bassa,  la banchina bagnata dalle acque
    del Patapsco,  le navi imprigionate nei bacini  rigurgitavano  di  una
    folla  ebbra di gioia,  di gin e di whisky;  ognuno cercava di dire la
    sua e tutti insieme peroravano, discutevano, litigavano,  approvavano,
    applaudivano,  dal  signore disteso indolentemente sul canap del bar,
    davanti al bicchiere di "sherry-cobbler" (2), fino al barcaiolo che si
    ubriaca,  nelle sordide taverne di Fells-Point,  di quella  spaventosa
    bevanda  chiamata  in  gergo popolaresco "thorough knock me down",  un
    pugno sullo stomaco.
    Finalmente verso le due della notte  torn  la  calma.  Il  presidente
    Barbicane riusc a rincasare,  lacero,  pestato,  distrutto. Ercole in
    persona non avrebbe resistito a un simile  entusiasmo.  Lentamente  la
    folla  lasci  le  piazze  e  le  strade.  Le  ferrovie dell'Ohio,  di
    Susquehanna,  di Filadelfia e di Washington che convergono a Baltimora
    gettarono  i  forestieri ai quattro canti degli Stati Uniti e la citt
    si ricompose in una relativa pace.
    Sarebbe un errore credere  che  solo  Baltimora  fosse  in  agitazione
    quella notte.  Le grandi citt dell'Unione,  New York, Boston, Albany,
    Washington,  Richmond,  Crescent City (3),  Charleston la Mobile,  dal
    Texas al Massachusetts, dal Michigan alla Florida, tutte presero parte
    al  delirio  collettivo.  Infatti i trentamila soci corrispondenti del
    Gun-Club erano a  conoscenza  della  lettera  del  loro  presidente  e
    attendevano  con  uguale  impazienza  la  famosa  comunicazione  del 5
    ottobre. Cos quella sera,  a mano a mano che le parole uscivano dalle
    labbra dell'oratore,  esse correvano sui fili del telegrafo attraverso
    gli Stati Uniti alla velocit di trecentomila  chilometri  al  secondo
    (4).  Perci  si  pu ben dire,  con assoluta certezza,  che gli Stati
    Uniti d'America,  grandi dieci volte la Francia,  gridassero  un  solo
    urr,   e  che  venticinque  milioni  di  cuori,  gonfi  d'orgoglio,
    battessero all'unisono.
    Il   giorno   dopo,   millecinquecento   giornali,   tra   quotidiani,
    settimanali,   quindicinali   e   mensili,   si  impossessarono  della
    questione;   la  esaminarono  sotto   i   diversi   aspetti,   fisici,
    meteorologici,  economici  e  morali,  dal  punto  di  vista  del peso
    politico o della civilt.  Si domandavano se la Luna  fosse  un  mondo
    compiuto o ancora in evoluzione. Somigliava forse alla Terra all'epoca
    in cui non vi era ancora l'atmosfera? Quale spettacolo avrebbe offerto
    la faccia invisibile della Terra? Bench per ora si trattasse soltanto
    di inviare un proiettile sull'astro delle notti,  tutti erano convinti
    che ci costituisse l'avvio a una serie di ricerche;  tutti  speravano
    che  fosse  l'America  a  svelare un giorno gli ultimi segreti di quel
    disco meraviglioso,  ma qualcuno sembrava temesse quella conquista che
    forse   avrebbe   mutato  sensibilmente  l'equilibrio  nel  continente
    europeo.
    Una volta discusso il progetto,  nessun giornale ne mise in dubbio  la
    sua realizzazione;  bollettini,  circolari, pieghevoli e riviste varie
    pubblicate da gruppi di esperti, letterarie o religiose, fecero a gara
    per mettere in risalto i  vantaggi  dell'impresa,  e  la  Societ  di
    Storia  Naturale  di  Boston,  la  Societ Americana delle Scienze e
    delle Arti di Albany,  la Societ Geografica e  Statistica  di  New
    York, la Societ Filosofica Americana di Filadelfia e l'Istituzione
    Smithsoniana  di  Washington  inviarono  un  migliaio  di  lettere di
    felicitazione al Gun-Club  con  offerte  immediate  di  servizi  e  di
    denaro.
    Mai proposta fu suffragata da tante adesioni;  d'esitazioni, di dubbi,
    d'inquietudini, nemmeno l'ombra. Quanto all'umorismo,  alle caricature
    ai  motteggi  che  l'idea  di  inviare  un  razzo  sulla  Luna avrebbe
    suscitato in Europa e particolarmente in Francia,  qui avrebbero  reso
    un  cattivo servizio ai loro autori;  tutti i "lifepreservers" (5) del
    mondo  non  sarebbero  bastati  a  difenderli  contro   l'indignazione
    popolare.  Vi  sono cose di cui non  lecito ridere,  nel Nuovo Mondo.
    Impey Barbicane divenne dunque,  da quel giorno,  uno dei pi illustri
    cittadini  degli  Stati  Uniti,  qualcosa  come  un  Washington  della
    scienza;  basta uno solo dei tanti episodi per dimostrare fin dove pu
    arrivare l'improvvisa infatuazione di un popolo per un uomo.
    Alcuni giorni dopo il famoso raduno al Gun-Club,  il capocomico di una
    compagnia  teatrale  inglese  annunci  al  teatro  di  Baltimora   la
    rappresentazione  della  commedia "Much ado about nothing" (6),  Ma un
    gruppo di cittadini,  leggendo in questo titolo un'allusione offensiva
    ai  progetti  del  presidente Barbicane,  invase la sala,  fracass le
    poltroncine obbligando il malcapitato capocomico a  mutare  il  titolo
    della locandina. Costui, da uomo di spirito, inchinandosi alla volont
    del  pubblico,  sostitu  la  contestata commedia con "As you like it"
    (7), che per diverse settimane realizz favolosi incassi.



    NOTE.

    Nota 1.  I verdi.  Nel parlare comune l'espressione sta a indicare  la
    gente ingenua.
    Nota 2. Miscela di rhum, di succo d'arancia, zucchero, cannella e noce
    moscata.  Questa bevanda di colore giallastro, si aspira dal bicchiere
    con una cannuccia.
    Nota 3. Soprannome di New Orleans.
    Nota 4.  Nel testo: 248.447 miglia al secondo,  cio la velocit della
    corrente elettrica.
    Nota  5.  Arma tascabile fatta con osso di balena flessibile e con una
    palla di metallo.
    Nota 6.  "Molto rumore per nulla",  una commedia di  Shakespeare,  del
    1598-1599.
    Nota 7. "Come vi piace", altra commedia di Shakespeare, del 1599-1600.












    4. LA RISPOSTA DELL'OSSERVATORIO DI CAMBRIDGE.

    Intanto  Barbicane  non  badava  minimamente  alle ovazioni di cui era
    oggetto.  Il primo pensiero fu quello di convocare  i  colleghi  negli
    uffici  del  Gun-Club.  Qui  si  discusse il da farsi e si convenne di
    consultare gli astronomi per la parte astronomica dell'impresa; appena
    conosciute le loro risposte,  sarebbero passati allo studio dei  mezzi
    meccanici,  e  niente  sarebbe  stato  trascurato  per  assicurare  il
    successo del grande esperimento.
    Venne  redatta  una  nota  assai  precisa,   contenente  domande   ben
    circostanziate,  e  la  si  invi  all'Osservatorio  di  Cambridge nel
    Massachusetts.  Questa citt,  dove sorse la  prima  universit  degli
    Stati   Uniti,   era  meritatamente  celebre  per  la  sua  scuola  di
    astronomia.  Vi si riunivano studiosi di grande prestigio  ed  era  in
    questo  Osservatorio  che  funzionava  il  gigantesco cannocchiale che
    aveva permesso a Bond di dissolvere  la  nebulosa  di  Andromeda  e  a
    Clarke  di scoprire il satellite di Sirio.  Questa celebre istituzione
    giustificava in pieno la fiducia del Gun-Club.
    La risposta, tanto impazientemente attesa, arriv due giorni pi tardi
    al presidente Barbicane. Era concepita in questi termini:

    IL DIRETTORE DELL'OSSERVATORIO DI CAMBRIDGE AL PRESIDENTE DEL GUN-CLUB
    DI BALTIMORA.

    Cambridge, 7 ottobre.
    "Appena ricevuta la vostra rispettabile del  6  corrente,  indirizzata
    all'Osservatorio  di  Cambridge  in  nome  dei  membri del Gun-Club di
    Baltimora,  i nostri esperti si  sono  immediatamente  riuniti  e,  in
    proposito, hanno giudicato di rispondere come segue:
    Le domande proposte sono queste:
    1) E' possibile inviare un proiettile sulla Luna?
    2) Qual  la precisa distanza che separa la Terra dal suo satellite?
    3) Quale sar la durata della traiettoria del proiettile al quale sar
    impressa una velocit iniziale sufficiente,  e, di conseguenza, in che
    momento occorrer lanciarlo perch incontri la Luna in un  determinato
    punto?
    4) In quale momento esattamente la Luna si presenter nelle condizioni
    pi favorevoli per essere raggiunta dal proiettile?
    5)  In  quale punto del cielo si dovr puntare il cannone destinato ad
    effettuare il tiro?
    6) Quale posizione occuper la Luna nel cielo al  momento  in  cui  il
    proiettile verr lanciato?
    Sulla prima domanda: - E' possibile inviare un proiettile sulla Luna?
    S,    possibile  inviare un proiettile sulla Luna,  a condizione che
    esso sia dotato della velocit iniziale di dodicimila iarde al secondo
    (1). I calcoli dimostrano che questa velocit  sufficiente.  Man mano
    che  ci  si  allontana dalla Terra,  la sua forza di attrazione,  e di
    conseguenza il  peso  di  qualsiasi  corpo,  diminuisce  in  relazione
    inversa al quadrato della distanza: vale a dire,  ad esempio,  che per
    una distanza tre volte maggiore, l'attrazione  nove volte meno forte.
    Ne consegue che il peso del  proiettile  diminuir  rapidamente  e  si
    annuller  del  tutto  al  momento  in  cui  l'attrazione  della  Luna
    equilibrer  quella  della  Terra  e  ci  avverr  ai   quarantasette
    cinquantaduesimi del percorso.  In questo punto il proiettile non avr
    pi nessun peso e se superer questo stadio esso cadr sulla Luna  per
    effetto    dell'attrazione    lunare.     La    possibilit    teorica
    dell'esperimento  quindi dimostrata.  Quanto alla  riuscita  pratica,
    essa dipende unicamente dalla potenza di tiro del cannone utilizzato.
    Sulla seconda domanda. - Qual  la distanza esatta che separa la Terra
    dal suo satellite?
    La  Luna non descrive intorno alla Terra una circonferenza,  bens una
    ellisse,  di cui il nostro pianeta occupa uno dei fuochi.  Ne consegue
    che  la  Luna si trova ora pi vicina a noi;  ora pi lontana,  ossia,
    come si dice in linguaggio astronomico,  ora   all'apogo  e  ora  al
    perigo.  Ebbene, la differenza tra la maggiore e la minore distanza 
    abbastanza considerevole  perch  la  si  possa  trascurare.  La  Luna
    infatti   quand'  all'apogo  si  trova  a  duecentoquarantasettemila
    cinquecentocinquanta   miglia,    e   quand'   al    perigo    dista
    duecentodiciottomila   seicentocinquanta   miglia  soltanto,   il  che
    equivale  a  una  differenza  di  ventottomila  ottocentonovantacinque
    miglia  (chilometri 28895),  cio pi di un nono dell'intero percorso.
    Dunque, a base dei calcoli, si assumer la distanza periga della Luna
    (chilometri 363925).
    Sulla terza domanda.  - Quale sar la  durata  della  traiettoria  del
    proiettile al quale sar impressa la velocit iniziale sufficiente, e,
    di conseguenza,  in che momento occorrer lanciarlo perch incontri la
    Luna in un determinato punto?
    Se il proiettile conservasse indefinitamente la velocit  iniziale  di
    dodicimila  iarde  al  secondo che gli  stata impressa alla partenza,
    non impiegherebbe che 9 ore per giungere  a  destinazione,  ma  poich
    questa velocit iniziale andr progressivamente decrescendo, a calcoli
    fatti,  si  desume  che il proiettile impiegher trecentomila secondi,
    cio ottantatr ore e venti minuti,  per arrivare  nel  punto  in  cui
    l'attrazione terrestre e quella lunare si equilibrano, e da quel punto
    esso  cadr sulla Luna in cinquantamila secondi,  cio in tredici ore,
    cinquantatr minuti primi e venti secondi. Converr, dunque,  lanciare
    il  proiettile novantasette ore,  tredici minuti primi e venti secondi
    prima che la Luna arrivi al punto prefissato.
    Sulla quarta domanda: -  In  quale  momento  esattamente  la  Luna  si
    presenter  nelle  condizioni  pi favorevoli per essere raggiunta dal
    proiettile?
    Dopo quanto si  detto sopra, bisogner anzitutto scegliere l'epoca in
    cui la Luna sar nel suo perigo e,  allo stesso tempo,  il momento in
    cui  essa passer allo zenit (2),  il che diminuir ancora il percorso
    di una distanza  pari  a  quella  del  raggio  terrestre,  e  cio  di
    tremilanovecentodiciannove  miglia  (ossia  6367 chilometri).  Cos il
    tragitto     definitivo      sar      di      duecentoquattordicimila
    novecentosessantasei  miglia.  Ma  se la Luna passa al suo perigo una
    volta al mese,  non  detto per che essa si  trovi  sempre,  in  quel
    momento,  anche  allo  zenit.  Tale  coincidenza non si verifica che a
    lunghi intervalli.  Bisogner dunque attendere la rara combinazione di
    un passaggio simultaneo della Luna allo zenit e al perigo.  Ora,  per
    una fortunata circostanza,  il 4 dicembre del prossimo anno la Luna si
    trover  nelle due condizioni: a mezzanotte sar al suo perigo,  cio
    alla minor distanza dalla Terra, e passer,  nello stesso tempo,  allo
    zenit.
    Sulla  quinta  domanda: - In quale punto del cielo si dovr puntare il
    cannone destinato a effettuare il tiro?
    Ammesse le precedenti osservazioni,  il cannone dovr  essere  puntato
    allo  zenit  del  luogo  di  ubicazione;  in  tal  modo  il  tiro sar
    perpendicolare al piano dell'orizzonte e il  proiettile  si  sottrarr
    pi presto agli effetti dell'attrazione terrestre.  Ma, perch la Luna
    salga allo zenit di un luogo,  occorre che questo luogo  non  sia,  in
    latitudine,  pi alto della declinazione dell'astro,  in altre parole,
    che sia compreso tra 0 e 28 gradi di latitudine nord  o  sud  (3).  Da
    ogni altro punto,  il suo tiro dovrebbe essere necessariamente obliquo
    ci nuocerebbe alla riuscita dell'esperimento.
    Sulla sesta domanda: - Quale posizione occuper la Luna nel  cielo  al
    momento in cui il proiettile verr lanciato?
    Nel momento in cui il proiettile sar lanciato nello spazio,  la Luna,
    che avanza ogni giorno di tredici gradi,  dieci minuti e  trentacinque
    secondi,  dovr  trovarsi lontano dal punto zenit quattro volte questa
    cifra e cio cinquantadue gradi,  quarantadue minuti e venti  secondi,
    spazio  che  corrisponde al percorso che essa compir durante la corsa
    del proiettile. Ma,  dovendo tener conto anche della deviazione che il
    movimento di rotazione della Terra far subire al proiettile, e poich
    questo  raggiunger  la Luna soltanto dopo avere deviato di una misura
    uguale a sedici raggi terrestri che,  contati sull'orbita della  Luna,
    corrispondono a circa undici gradi, questi undici gradi vanno aggiunti
    a  quelli  calcolati  sul  menzionato ritardo della Luna,  vale a dire
    sessantaquattro gradi in cifra tonda.  Cos  dunque,  al  momento  del
    tiro,  il  raggio  visuale  diretto  alla  Luna  dovr  formare con la
    verticale del luogo un angolo di sessantaquattro gradi.
    Queste  sono  le  risposte  alle  domande  poste  all'Osservatorio  di
    Cambridge dai membri del Gun-Club.
    Riassumendo:
    1)  Il  cannone  dovr essere collocato in un paese situato tra 0 e 28
    gradi gradi di latitudine nord o sud.
    2) Dovr essere puntato allo zenit del luogo.
    3) La velocit iniziale impressa  al  proiettile  sar  di  dodicimila
    iarde al secondo.
    4)  Il  lancio  dovr  essere  effettuato  il primo dicembre dell'anno
    venturo, alle undici meno tredici minuti e venti secondi.
    5) Il proiettile raggiunger la Luna quattro giorni dopo la  partenza,
    il  4 dicembre,  a mezzanotte esatta,  nel momento in cui la Luna sar
    allo zenit.
    Pertanto i membri del Gun-Club dovranno iniziare subito i  preparativi
    necessari  per  una  simile  impresa  per  essere pronti a operare nel
    momento stabilito,  perch se si lasciasse passare questa data  del  4
    dicembre,  non  ritroverebbero  la  Luna  nelle medesime condizioni di
    perigo e di zenit se non dopo diciotto anni e undici giorni.
    La direzione dell'Osservatorio di Cambridge  si  pone  a  loro  totale
    disposizione per ogni altra domanda di astronomia teorica e unisce con
    la presente le sue felicitazioni a quelle di tutta l'America.
    Per la direzione:

    J.-M. BELFAST
    direttore dell'Osservatorio
    di Cambridge.


    NOTE.

    Nota 1. Cio: 11 chilometri circa.
    Nota  2.  Lo zenit  il punto del cielo situato verticalmente sopra la
    testa di un osservatore.
    Nota 3.  Soltanto nelle regioni del globo comprese tra l'equatore e il
    ventottesimo parallelo la culminazione della Luna la porta allo zenit;
    oltre il ventottesimo grado,  la Luna  tanto pi distante dallo zenit
    quanto pi ci si avvicina ai poli.






    5. IL ROMANZO DELLA LUNA.

    Un osservatore dotato di acutissima vista e collocato in  quel  centro
    sconosciuto intorno al quale gravita il mondo avrebbe potuto osservare
    miriadi  di  atomi  riempire lo spazio all'epoca in cui l'universo era
    immerso nel caos.  Ma a poco a poco,  col trascorrere dei  secoli,  si
    produsse  un mutamento profondo;  si manifest una legge di attrazione
    alla quale gli atomi, erranti fino allora, obbedirono; questi atomi si
    combinarono chimicamente secondo la loro affinit,  divennero molecole
    e   formarono  quelle  masse  nebulose  di  cui  sono  disseminate  le
    profondit del cosmo.
    Queste masse si animarono improvvisamente di un movimento di rotazione
    intorno al loro punto centrale.  Questo centro,  formato  di  molecole
    mobili,  si  mise a roteare su se stesso e cominci progressivamente a
    condensarsi; quindi, secondo le leggi della meccanica, man mano che il
    suo volume diminuiva a causa  della  condensazione,  il  movimento  di
    rotazione del centro accelerava sempre pi e, col persistere di questi
    due  effetti,  si  form  la  stella  principale,  centro  della massa
    nebulosa.
    Continuando  a  guardare  attentamente,  l'osservatore  avrebbe  visto
    allora   altre   molecole  della  massa  comportarsi  come  la  stella
    principale,  condensarsi allo stesso modo per effetto di un  movimento
    di  rotazione  in progressivo aumento e gravitarle intorno sotto forma
    di innumerevoli stelle.  Si era formata la nebulosa,  e di queste  gli
    astronomi ne contano attualmente circa cinquemila.
    Tra  queste  cinquemila  nebulose  ce  n'  una denominata Via Lattea,
    formata da diciotto milioni di stelle,  ognuna delle quali  diventata
    il centro di un mondo solare.
    Se  poi  l'osservatore  di  questi diciotto milioni di astri ne avesse
    esaminato uno tra i pi modesti e meno brillanti (1),  una  stella  di
    quarta  grandezza  che  si chiama orgogliosamente Sole,  avrebbe visto
    svilupparsi successivamente sotto i suoi occhi  tutti  i  fenomeni  ai
    quali  dovuta la formazione dell'universo.
    Egli  avrebbe visto questo Sole,  ancora allo stato gassoso e composto
    di molecole mobili,  ruotare sul proprio asse per portare a termine il
    suo lavoro di condensazione. Questo movimento, fedele alle leggi della
    meccanica,  si  sarebbe  accelerato  con la diminuzione del volume,  e
    sarebbe arrivato il momento in cui la forza centrifuga  avrebbe  avuto
    partita vinta sulla forza centripeta,  quella che tende a riportare le
    molecole verso il centro.
    A questo punto un altro fenomeno si sarebbe  verificato  dinanzi  agli
    occhi  del  nostro  osservatore,  cio  le  molecole situate sul piano
    dell'equatore, schizzando via come la pietra da una fionda della quale
    improvvisamente si strappi l'elastico,  avrebbero formato  intorno  al
    Sole  tanti  anelli concentrici come quelli di Saturno.  A loro volta,
    questi anelli  di  materia  cosmica,  catturati  in  un  movimento  di
    rotazione  attorno  alla  massa  centrale,  si  sarebbero frantumati e
    scomposti in nebulosit secondarie, cio in pianeti.
    Se l'osservatore avesse concentrato adesso tutta la sua attenzione  su
    questi  pianeti,  li avrebbe visti comportarsi alla stessa maniera del
    Sole e dare inizio alla  formazione  di  uno  o  pi  anelli  cosmici,
    origine di quegli astri d'ordine inferiore che chiamiamo satelliti.
    Cos,  dunque, risalendo dall'atomo alla molecola, dalla molecola alla
    massa nebulosa,  dalla massa nebulosa alla  nebulosa,  dalla  nebulosa
    alla stella principale,  dalla stella principale al Sole,  dal Sole al
    pianeta  e  dal  pianeta  al  satellite,   si   hanno   tutte   quelle
    trasformazioni subte dai corpi celesti dai primi giorni del mondo.
    Il sole,  che ci sembra sperduto nelle immensit del mondo siderale, 
    invece legato,  secondo le attuali teorie scientifiche,  alla nebulosa
    della  Via  Lattea.  Centro  di un mondo,  per quanto piccolo ci possa
    apparire in mezzo alle regioni dell'etere,  invece enorme,  perch il
    suo  volume   un milione e quattrocentomila volte quello della Terra.
    Intorno a lui gravitano otto pianeti (2), usciti dalle sue viscere nei
    primi giorni della Creazione.
    Essi sono,  andando dai pi vicini ai pi lontani:  Mercurio,  Venere,
    Terra,  Marte,  Giove,  Saturno, Urano e Nettuno. Inoltre, fra Marte e
    Giove, circolano regolarmente altri corpi meno considerevoli,  forse i
    frantumi  erranti  di un astro esploso in varie migliaia di frammenti,
    di cui fino a oggi il telescopio ne ha individuati novantasette (3).
    Di questi servitori che il Sole mantiene nella loro  orbita  ellittica
    grazie  alla  legge  di  gravit,  alcuni  posseggono a loro volta dei
    satelliti.  Urano ne ha  otto,  otto  anche  Saturno,  Giove  quattro,
    Nettuno forse tre,  la Terra uno soltanto (4);  quest'ultimo,  uno dei
    meno importanti del sistema solare,  si chiama Luna,  ed  quello  che
    l'audace genio americano pretendeva di conquistare.
    L'astro delle notti,  per la sua relativa vicinanza alla Terra, per lo
    spettacolo sempre rinnovantesi delle  sue  fasi,  fin  dai  tempi  pi
    remoti  ha  condiviso  con  il  Sole l'attenzione degli abitanti della
    Terra;  ma il Sole abbacina la vista e lo  splendore  della  sua  luce
    obbliga i suoi ammiratori ad abbassare lo sguardo.
    La  bionda  Diana  invece,  pi umana,  si offre compiacentemente alla
    vista nella sua grazia modesta;  dolce a vedersi,  poco ambiziosa,  e
    tuttavia  si  permette  a  volte  di eclissare il radioso Apollo,  suo
    fratello,  senza essere mai eclissata da  lui.  I  Maomettani,  consci
    della gratitudine che devono a questa fedele amica della Terra,  hanno
    regolato i mesi sul suo movimento di rivoluzione (5).
    I popoli primitivi ebbero un culto particolare verso questa casta dea.
    Gli  Egiziani  la  chiamarono  Iside,   i  Fenici  Astarte,   i  Greci
    l'adorarono sotto il nome di Artemide,  figlia di Latona e di Giove, e
    interpretarono le sue eclissi come misteriose visite fatte da Artemide
    (Diana  per  i  Romani)  al  bell'Endimione.  A  credere  a  un'antica
    leggenda,  il  leone  di Nemea prima della sua apparizione sulla Terra
    aveva percorso le plaghe della Luna;  il poeta Agesianatte,  citato da
    Plutarco,  celebra  nei  suoi  versi  gli  occhi dolci,  il bel naso e
    l'amabile bocca, formati dalle parti luminose dell'adorabile Selene.
    Ma se gli Antichi compresero assai bene il carattere, il temperamento,
    in una parola,  le qualit  morali  della  Luna  dal  punto  di  vista
    mitologico,  ciononostante anche i pi eruditi tra loro rimasero molto
    ignoranti in fatto di selenografia.
    Tuttavia  molti  astronomi  dei  secoli  passati   scoprirono   alcuni
    particolari che oggi la scienza ha confermato. Se gli Arcadi pretesero
    di avere abitato la Terra quando la Luna non esisteva ancora, se Tazio
    la  consider un frammento distaccatosi dal disco solare,  se Clearco,
    discepolo di Aristotele,  la ridusse a uno specchio lucente sul  quale
    si riflettono le immagini dell'oceano, se altri, infine, non videro in
    essa  che  un  concentrato  di vapori esalati dalla Terra,  o un globo
    mezzo fuoco e mezzo ghiaccio che gira intorno  a  se  stesso,  qualche
    esperto,  con osservazioni sapienti,  in mancanza di strumenti ottici,
    ipotizz la maggior parte  delle  leggi  che  regolano  l'astro  delle
    notti.
    Cos Talete di Mileto, nel 460 avanti Cristo, formul l'ipotesi che la
    Luna  fosse  rischiarata  dal Sole.  Aristarco di Samo dette la giusta
    spiegazione delle sue fasi. Cleomene insegn che essa brillava di luce
    riflessa.  Il caldeo Beroso scopr che la durata del suo movimento  di
    rivoluzione  era  uguale  a  quello  di rotazione e in tal modo spieg
    perch la Luna ci presenti sempre la stessa  faccia.  Infine  Ipparco,
    due   secoli   prima   della  nascita  di  Cristo,   riconobbe  alcune
    disuguaglianze nei movimenti apparenti del satellite della Terra.
    Queste diverse osservazioni vennero in  seguito  confermate  e  furono
    utili  agli  astronomi  di  epoche  pi  recenti.  Tolomeo nel secondo
    secolo,  l'arabo Abul-Wefa  nel  decimo,  completarono  i  rilievi  di
    Ipparco  sulle  ineguaglianze che la Luna subisce,  sotto l'azione del
    Sole,  nel seguire la linea ondulata della sua orbita.  Poi Copernico,
    nel  quindicesimo  secolo,  e  Tycho  Brahe  nel sedicesimo,  esposero
    compiutamente le leggi che regolano l'universo e la parte  che  ha  la
    Luna nell'insieme dei corpi celesti.
    A  quell'epoca i suoi movimenti erano gi quasi tutti determinati,  ma
    si sapeva ben  poco  della  sua  costituzione  fisica.  Fu  Galileo  a
    spiegare,  finalmente,  i  fenomeni luminosi che si producono in certe
    fasi,  con l'esistenza di montagne alle quali attribu  un'altezza  di
    quattromilacinquecento tese (6).
    Dopo  di lui,  Hevelius,  un astronomo di Danzica,  limit le pi alte
    vette a non oltre duemila e seicento tese;  ma il suo collega Riccioli
    le riport a settemila.
    Herschell,  verso  la fine del secolo diciottesimo,  avvalendosi di un
    potente  telescopio,   ridusse  ulteriormente  le  misure  precedenti,
    attribuendo   alle  montagne  pi  alte  un'altezza  non  superiore  a
    millenovecento tese e stabil a sole quattrocento tese la media  delle
    differenti altitudini. Ma anche Herschell si sbagliava e per risolvere
    definitivamente  la  questione ci vollero le osservazioni di Shroeter,
    Louville, Halley, Nasmyth, Bianchini, Pastorf, Lohrman, Gruithuysen, e
    soprattutto i pazienti studi di  Beer  e  Moedeler.  Grazie  a  questi
    studiosi,  oggi  conosciamo esattamente l'altezza delle montagne della
    Luna: Beer e Moedeler hanno calcolato ben 1905  altezze,  di  cui  sei
    superiori    a    duemilaseicento   tese,    e   ventidue   oltre   le
    duemilaquattrocento (7).  La vetta pi  alta  domina  dall'altezza  di
    tremilaottocento e una tese la superficie del disco lunare.
    Nello  stesso  tempo  veniva  completata  la  ricognizione della Luna;
    l'astro appariva perforato da crateri e a ogni nuova  esplorazione  si
    affermava  sempre  pi  la sua natura essenzialmente vulcanica.  Dalla
    mancanza di rifrazione dei raggi provenienti dai pianeti occultati  da
    essa  si  giunse  alla conclusione che l'atmosfera doveva essere quasi
    del tutto assente.  Questa mancanza d'aria portava con s la  mancanza
    d'acqua.  Dunque era chiaro che i Seleniti, per poter vivere in quelle
    condizioni,   dovevano  essere  dotati  di  un  organismo  speciale  e
    differire in modo particolare dagli abitanti della Terra.
    Intanto  gli  strumenti,  grazie  ai  nuovi  metodi  di  osservazione,
    frugavano la Luna senza posa e non lasciarono inesplorato nessun punto
    della   sua   superficie,    anche   se   il   suo   diametro   misura
    duemilacentocinquanta  miglia (8) e la sua superficie  la tredicesima
    parte di quella del globo (9),  mentre il  suo  volume  equivale  alla
    quarantanovesima  parte  della  sfera terrestre;  ma ormai nessuno dei
    suoi segreti poteva sfuggire all'occhio dell'astronomo e questi  abili
    studiosi spinsero ancora oltre le loro prodigiose osservazioni.
    Cos essi notarono che,  durante il plenilunio, il disco lunare mostra
    alcune parti rigate da linee bianche,  mentre durante le fasi le righe
    sono  nere.  Studiando  con maggior attenzione,  arrivarono a rendersi
    conto della natura di queste linee.  Erano solchi  lunghi  e  stretti,
    scavati fra bordi paralleli, e terminavano generalmente ai margini dei
    crateri; avevano una lunghezza compresa tra le dieci e le cento miglia
    e  una  larghezza  di  ottocento  tese.  Gli astronomi le denominarono
    canali,  ma non andarono oltre  al  nome.  Non  si  riusc  infatti  a
    risolvere  totalmente  il problema se questi solchi fossero o no letti
    prosciugati di fiumi.  Anche gli Americani speravano di  chiarire,  un
    giorno o l'altro,  questo aspetto geologico. Si riservavano inoltre di
    appurare la verit sulla serie  di  spalti  paralleli  scoperti  sulla
    superficie  lunare  da  Gruithuysen,  dotto  professore  di  Monaco di
    Baviera, che li riteneva dei sistemi di fortificazioni innalzati dagli
    ingegneri seleniti. Questi due punti,  ancora oscuri,  e indubbiamente
    molti altri, non potevano essere chiariti se non dopo una esplorazione
    diretta della Luna.
    Riguardo   all'intensit  della  sua  luce  non  c'era  pi  nulla  da
    apprendere;  si sapeva che essa  trecentomila  volte  pi  debole  di
    quella  del  Sole e che il suo calore non esercita azione apprezzabile
    sul termometro;  quanto  al  fenomeno  conosciuto  col  nome  di  luce
    cenerina, esso trova la sua naturale spiegazione nell'effetto prodotto
    dai  raggi  del  Sole  rinviati  dalla  Terra alla Luna,  che sembrano
    disegnare  il  disco  lunare,  completandolo  quando,  nella  prima  e
    nell'ultima fase, si presenta a forma di spicchio.
    Tale  era  lo stato delle cognizioni acquisite sul conto del satellite
    della Terra,  che il Gun-Club si proponeva di completare sotto tutti i
    punti di vista, cosmografici, geologici, politici e morali.


    NOTE.

    Nota  1.  Il  diametro  di Sirio,  secondo Wollaston,  dovrebbe essere
    dodici volte quello del Sole.
    Nota 2. Quando Verne scriveva queste pagine, nel 1865,  non era ancora
    stato scoperto il nono pianeta,  Plutone,  rilevato per la prima volta
    nel 1930, con fotografia telescopica, da Clyde Tombaugh.
    Nota 3.  Qualcuno di questi asteroidi  talmente piccolo che se ne pu
    fare il giro nello spazio di un solo giorno andando a passo di marcia.
    Nota 4.  Secondo le pi recenti scoperte,  il numero dei satelliti dei
    vari pianeti e il seguente: Giove 12, Saturno 9,  Urano 5,  Nettuno 2,
    Marte 2 (Nota del Traduttore).
    Nota 5. Ventinove giorni e mezzo, circa.
    Nota 6. Tesa: antica misura pari a metri 2,33.
    Nota 7. La vetta del Monte Bianco  a 4813 metri sul livello del mare.
    Nota  8.  Ottocentosessantanove leghe,  cio poco pi di un quarto del
    raggio terrestre.
    Nota 9. Trentotto milioni di chilometri quadrati.








    6.  QUELLO CHE NON E' POSSIBILE IGNORARE E  QUELLO  CHE  NON  E'  PIU'
    LECITO CREDERE NEGLI STATI UNITI.

    La  proposta  di  Barbicane ebbe come risultato immediato di rimettere
    all'ordine del giorno tutti i problemi astronomici relativi  all'astro
    delle notti.  Ognuno si mise a studiarlo assiduamente. Sembrava che la
    Luna fosse apparsa all'orizzonte per la  prima  volta  e  che  nessuno
    l'avesse  ancora vista brillare nel cielo.  Essa venne di moda;  fu la
    star del momento senza mostrarsi meno modesta e prese il primo posto
    tra  le  stelle  senza   tradire   alcuna   fierezza.   I   giornali
    rispolverarono i vecchi aneddoti che attribuivano una certa importanza
    a  questo Sole dei lupi;  ricordarono il potere che per ignoranza le
    attribuivano i primitivi; ne tesserono le lodi in tutti i toni; ancora
    un poco e qualcuno avrebbe riferito i suoi motti di spirito;  l'intera
    America parve malata di selenomania.
    Dal  canto  loro  le riviste scientifiche trattarono in special modo i
    problemi   riguardanti   l'impresa   del    Gun-Club;    la    lettera
    dell'Osservatorio   di   Cambridge  venne  pubblicata,   commentata  e
    approvata senza riserve.
    In breve,  neppure al pi sprovveduto  degli  Yankees  fu  pi  lecito
    ignorare  anche  uno  solo dei fenomeni concernenti il satellite della
    Terra,  n la pi ottusa delle vecchie signore pot  ancora  ammettere
    errori e superstizioni nei suoi confronti.  La scienza giungeva fino a
    loro sotto tutte le forme;  li penetrava dagli occhi e dalle orecchie;
    impossibile restare asini... in fatto di astronomia.
    Fino  a quel momento molte persone ignoravano come si fosse arrivati a
    calcolare la distanza  che  separa  la  Luna  dalla  Terra.  Si  colse
    l'occasione  per  spiegare a questa gente che tale distanza si ottiene
    con  la  misurazione  del  parallasse  della  Luna.   Se   la   parola
    parallasse  poteva  stupire  costoro,  si  spiegava  che si trattava
    dell'angolo formato da  due  linee  diritte  tracciate  a  partire  da
    ciascuna  estremit  del  raggio  terrestre  fino alla Luna .  Qualora
    avessero dubitato della perfezione di  questo  metodo,  si  dimostrava
    immediatamente   che   questa  distanza  media  non  soltanto  era  di
    duecentotrentaquattromila trecentoquarantasette miglia,  ma anche  che
    gli astronomi non si sbagliavano neppure di settanta miglia.
    Per  quanti  non  avevano  familiarit  con i movimenti della Luna,  i
    giornali pubblicarono quotidianamente degli articoli illustrativi  per
    dimostrare  che essa possiede due moti distinti,  il primo chiamato di
    rotazione,  su un asse immaginario,  il secondo detto  di  rivoluzione
    intorno  alla  Terra,  ed entrambi si compiono in pari tempo,  cio in
    ventisette giorni e un terzo (1).
    Il movimento di rotazione  quello che crea il giorno e la notte sulla
    superficie della Luna;  con la differenza che,  per ogni mese  lunare,
    non   c'   che  una  notte  e  un  giorno,   ognuno  dei  quali  dura
    trecentocinquantaquattro ore e un terzo.  Buon per lei,  per,  che la
    faccia  rivolta  al  globo  terrestre    rischiarata  da  questo  con
    intensit pari alla luce di quattordici Lune. Quanto all'altra faccia,
    sempre invisibile,  essa ha ovviamente trecentocinquantaquattro ore di
    notte assoluta,  temperata soltanto da quel pallido chiarore che cade
    dalle  stelle.   Il  fenomeno  si  spiega   esclusivamente   con   la
    particolarit  che i movimenti di rotazione e di rivoluzione avvengono
    in tempi perfettamente uguali,  fenomeno comune,  secondo  Cassini  ed
    Herschell,  ai  satelliti di Giove e molto probabilmente anche a tutti
    gli altri satelliti.
    Qualche persona ben disposta,  ma alquanto riluttante,  non  afferrava
    subito  il  fenomeno che,  se la Luna mostra invariabilmente la stessa
    faccia alla Terra durante il moto di  rivoluzione,  ci    dovuto  al
    fatto  che,  nel  medesimo  lasso di tempo,  essa compie un giro su se
    stessa.  A costoro si diceva: Entrate nella vostra sala da  pranzo  e
    girando  intorno al tavolo continuate a guardare sempre al centro;  al
    termine della vostra passeggiata circolare avrete compiuto un giro  su
    voi  stessi,  perch  il  vostro  occhio avr percorso successivamente
    tutti i punti della stanza. Ebbene, la stanza  il cielo,  la tavola 
    la  Terra  e la Luna siete voi!.  Ed essi se ne andavano ammirati del
    paragone.
    Dunque,  la Luna mostra continuamente la  stessa  faccia  alla  Terra;
    tuttavia,  per  essere esatti,  bisogna aggiungere che,  a causa di un
    certo ondeggiamento da nord  a  sud  e  dall'ovest  all'est,  chiamato
    librazione, essa lascia vedere un poco pi della met del suo disco,
    cio i cinquantasette centesimi circa.
    Allorch   anche   gli   ignoranti  ne  seppero  quanto  il  direttore
    dell'Osservatorio di Cambridge circa il movimento di  rotazione  della
    Luna,  essi  si diedero gran pensiero del suo movimento di rivoluzione
    intorno  alla  Terra;   e  allora  venti   riviste   scientifiche   si
    affrettarono  a  istruirli.  Fu  spiegato che il firmamento con le sue
    miriadi di stelle pu considerarsi come un vasto quadrante su  cui  la
    Luna  passeggia  indicando  l'ora  esatta  a  tutti gli abitanti della
    Terra;  che in questo movimento la Luna  presenta  le  sue  differenti
    fasi; che la Luna  piena quando si trova in opposizione al Sole, cio
    quando  i  tre astri sono sulla stessa linea e la Terra sta nel mezzo;
    che la Luna  nuova quand' in congiunzione col Sole,  cio  si  trova
    tra  esso  e  la  Terra;  infine  che la Luna  nel suo primo quarto o
    nell'ultimo, quando essa fa con il Sole e la Terra un angolo retto, di
    cui la Luna occupa il vertice.
    Alcuni Yankees perspicaci dedussero allora che le eclissi  si  possono
    verificare soltanto al momento della congiunzione o della opposizione,
    e ragionavano bene.  La Luna,  in congiunzione, pu eclissare il Sole,
    invece quand'  in  opposizione    la  Terra  che  a  sua  volta  pu
    eclissarla,  e  se  queste eclissi non si verificano due volte ad ogni
    lunazione, ci si deve al fatto che il piano secondo il quale si muove
    la Luna  inclinato sulla eclittica,  vale a dire sul piano secondo il
    quale si muove la Terra.
    Quanto all'altezza che l'astro delle notti pu raggiungere al di sopra
    dell'orizzonte,  la lettera dell'Osservatorio di Cambridge aveva detto
    tutto al riguardo. Si sapeva dunque che questa altezza varia a seconda
    della latitudine del punto di osservazione.  Ma le sole zone del globo
    sulle  quali  la  Luna passa allo zenit,  ossia viene a trovarsi al di
    sopra della testa di chi la  osserva,  sono  necessariamente  soltanto
    quelle comprese tra il ventottesimo grado nord e il ventottesimo grado
    sud.  Di qui l'importante raccomandazione di compiere l'esperimento da
    un punto qualsiasi di questa zona del  globo  affinch  il  proiettile
    possa  essere  lanciato  perpendicolarmente e sfuggire cos pi presto
    all'attrazione  della  gravit.   Era  condizione  essenziale  per  il
    successo  dell'impresa  e  costituiva  una seria preoccupazione per la
    pubblica opinione.
    Per  ci  che  riguardava  la  linea  seguita  dalla  Luna  nella  sua
    rivoluzione  intorno  alla  Terra,  l'Osservatorio  di Cambridge aveva
    sufficientemente spiegato, anche agli ignoranti degli altri paesi, che
    questa linea  una curva rientrante,  quindi non  un  cerchio  ma  una
    ellisse  di  cui  la  Terra  occupa uno dei due fuochi.  Queste orbite
    ellittiche sono comuni  a  tutti  i  pianeti,  come  pure  a  tutti  i
    satelliti,  e  la meccanica razionale dimostra che non potrebbe essere
    diversamente.  Si era ben compreso allora che la Luna al suo apogo si
    trovava pi lontana dalla Terra, e pi vicina quand'era al perigo.
    Ecco dunque ci che gli Americani avevano imparato, volenti o nolenti,
    e quanto nessuno poteva decentemente ignorare.  Ma se la diffusione di
    queste esatte  nozioni  fu  rapidissima,  persistettero  ancora  molti
    errori e certe illusorie credenze meno facili da estirpare.
    C'era della brava gente,  per esempio,  che continuava a sostenere che
    la Luna era una vecchia cometa la quale,  percorrendo  la  sua  orbita
    allungata intorno al Sole, si era trovata a passare vicino alla Terra,
    che l'aveva catturata nella sua sfera di attrazione.  Questi astronomi
    da salotto pretendevano di spiegare in questo modo l'aspetto  bruciato
    della Luna, disgrazia irreparabile di cui incolpavano l'astro radioso.
    Ma costoro non sapevano cosa rispondere quando gli si faceva osservare
    che  le  comete  hanno una atmosfera mentre la Luna ne ha pochissima o
    niente affatto.
    Altri  ancora,   appartenenti  forse  alla   razza   dei   tremebondi,
    manifestavano  certi timori per la Luna.  Costoro avevano sentito dire
    che, dopo le osservazioni fatte ai tempi dei califfi, il suo movimento
    di  rivoluzione  si  accelerava  in  una  certa  proporzione;  da  ci
    deducevano,  a  fil  di logica d'altronde,  che a una accelerazione di
    movimento doveva corrispondere una diminuzione della  distanza  tra  i
    due  astri  e  che,  prolungando  questo effetto all'infinito,  un bel
    giorno la Luna  sarebbe  caduta  sulla  Terra.  Tuttavia,  costoro  si
    tranquillizzarono  e  smisero di temere per la sorte delle generazioni
    future, quando venne loro insegnato che, secondo i calcoli di Laplace,
    illustre matematico francese,  questa accelerazione  del  movimento  
    contenuta  in  limiti  molto ristretti e che a essa seguir presto una
    decelerazione equivalente.  In  tal  modo,  l'equilibrio  del  sistema
    solare sarebbe rimasto inalterato nei secoli futuri.
    Restava  infine la categoria dei superstiziosi ignoranti;  costoro non
    si accontentavano di ignorare,  ma pretendevano di sapere ci che  non
    ,  e  a  proposito  della  Luna  mostravano di saperla lunga.  Alcuni
    consideravano il suo disco come fosse un grande specchio levigato, per
    mezzo del quale  si  potevano  mirare  i  vari  punti  della  Terra  e
    scambiarsi  i  propri pensieri.  Altri pretendevano che su mille nuove
    Lune osservate, novecentocinquanta avessero subto notevoli mutamenti,
    come cataclismi, rivoluzioni, terremoti,  diluvi,  eccetera;  pertanto
    erano  convinti  della misteriosa influenza dell'astro delle notti sui
    destini umani;  consideravano  la  Luna  come  il  vero  contrappeso
    dell'esistenza;  pensavano che ogni Selenita fosse unito a un abitante
    della Terra da un legame di simpatia; come il dottor Mead, sostenevano
    che  il  sistema  vitale    completamente   sottomesso   alla   Luna,
    caparbiamente   convinti   che   durante   la  Luna  nuova  nascessero
    soprattutto maschi, e femminucce durante l'ultimo quarto, eccetera. Ma
    finalmente si dovette desistere da tali assurde pretese e fare ritorno
    alla semplice verit,  e se la  Luna,  privata  delle  sue  misteriose
    influenze,  perdette  ogni  potere nell'animo dei suoi cortigiani,  se
    qualcuno le volt le spalle,  la  stragrande  maggioranza  si  schier
    dalla  sua  parte.  Quanto  agli  Yankees,  essi  non  nutrirono altra
    ambizione se non quella  di  conquistare  il  nuovo  continente  dello
    spazio  e  di  piantare  sulla sua vetta pi alta la bandiera stellata
    degli Stati Uniti.


    NOTE.

    Nota 1. E' la durata della rivoluzione siderale, cio del tempo che la
    Luna impiega per tornare ad allinearsi con la Terra e con una medesima
    stella.




    7. INNO AL PROIETTILE.

    L'Osservatorio di Cambridge,  nella memorabile lettera del 7  ottobre,
    aveva  trattato  la  questione dal punto di vista astronomico;  ora si
    doveva  risolverla  da  quello  meccanico.   A  questo  riguardo,   le
    difficolt  pratiche  sarebbero  apparse  insormontabili in ogni altro
    Paese che non fosse l'America. Qui esse non furono che un gioco.
    Il presidente Barbicane,  senza perdere tempo,  aveva nominato in seno
    al  Gun-Club  una  commissione  esecutiva,  che  in tre sedute avrebbe
    dovuto risolvere tre grossi problemi,  quello del cannone,  quello del
    proiettile  e  quello del propellente.  La commissione era composta da
    quattro  membri  molto  esperti  in  materia:  Barbicane,   con   voce
    preponderante  in  caso  di  parit  di voti,  il generale Morgan,  il
    maggiore Elphiston e,  infine,  l'inevitabile J.-T.  Maston,  al quale
    vennero affidate le funzioni di segretario relatore.
    L'8  ottobre  la commissione si riun in casa del presidente Barbicane
    al numero 3 di Republican Street. Poich era importante che lo stomaco
    non venisse a turbare con i suoi morsi una cos seria  discussione,  i
    quattro membri del Gun-Club si sedettero a un tavolo stipato di panini
    imbottiti  e  di considerevoli teiere.  Quindi J.-T.  Maston avvit la
    penna al suo uncino di ferro e la seduta ebbe inizio.
    Barbicane prese la parola:
    - Miei cari colleghi,  - disse - tocca a noi l'onore di risolvere  uno
    dei  pi  importanti problemi della balistica,  scienza che eccelle su
    tutte,  che tratta del moto dei proiettili ossia  dei  corpi  lanciati
    nello  spazio  da  una  forza  di  propulsione  e poi abbandonati a se
    stessi.
    - Oh,  la balistica!  la balistica!  - esclam J.-T.  Maston con  voce
    commossa.
    -  Forse  sarebbe  sembrato pi logico dedicare questa prima seduta al
    problema della propulsione... - riprese Barbicane.
    - E' cos - intervenne il generale Morgan.
    - E tuttavia,  - riprese Barbicane - dopo matura riflessione,  mi sono
    convinto  che la questione del proiettile dovesse precedere quella del
    cannone,   giacch  le  dimensioni  di  quest'ultimo  dipendono  dalle
    dimensioni del proiettile che dovr lanciare.
    - Domando la parola - esclam J.-T. Maston.
    La parola gli fu accordata, con la deferenza che il suo eroico passato
    meritava.
    -  Miei  valorosi  amici,  -  esord  con accento ispirato - il nostro
    presidente ha  ragione  di  dare  la  precedenza  alla  questione  del
    proiettile. Questa palla, che noi stiamo per lanciare sulla Luna,  il
    nostro messaggero, il nostro ambasciatore, e io vi domando il permesso
    di considerarla da un punto di vista puramente morale.
    Questo   nuovo  modo  di  considerare  una  palla  da  cannone  accese
    singolarmente  la  curiosit  dei  membri  della   commissione;   essi
    accordarono quindi la massima attenzione alle parole di J.-T. Maston.
    -  Miei  cari  colleghi,  - soggiunse costui - sar breve;  lascer da
    parte la palla fisica, la palla che uccide, per non considerare che il
    proiettile matematico, il proiettile morale. La palla da cannone ,  a
    parer  mio,  la pi splendida affermazione della potenza umana;   nel
    proiettile  che  questo  si  riassume  tutta  intera.  Creando  questo
    ordigno, l'uomo si  avvicinato in massimo grado al Creatore.
    - Molto bene! - esclam il maggiore Elphiston.
    -  Infatti,  -  riprese  l'oratore  -  se  Dio  ha fatto le stelle e i
    pianeti, l'uomo ha fatto la palla da cannone,  criterio delle velocit
    terrestri,  immagine  in  piccolo degli astri erranti nello spazio,  i
    quali in realt non sono altro che dei proiettili.  A Dio la  velocit
    della  corrente elettrica,  la velocit della luce,  la velocit delle
    stelle, la velocit delle comete, la velocit dei pianeti, la velocit
    dei satelliti, la velocit del suono, la velocit del vento!  Ma a noi
    la  velocit  del proiettile,  cento volte superiore alla velocit dei
    treni e dei cavalli pi rapidi.
    J.-T.  Maston si era trasfigurato  in  volto;  la  sua  voce  assumeva
    accenti lirici intonando questo inno sacro al proiettile.
    -  Volete  delle cifre?  - continu.  - Eccone alcune molto eloquenti.
    Prendiamo semplicemente la modesta palla da 24 (1); se la sua velocit
     ottocentomila volte minore di quella della luce,  settantasei  volte
    minore  di  quella  della  Terra  nel  suo  movimento intorno al Sole,
    tuttavia appena uscita dal cannone supera la velocit del  suono  (2):
    percorre 467 metri al secondo, 4 chilometri e 670 metri in 10 secondi,
    28 chilometri al minuto,  1670 chilometri all'ora, 40077 chilometri al
    giorno.  Vale a dire la velocit dei punti dell'equatore nel movimento
    di  rotazione  del globo e 14630000 chilometri all'anno.  Teoricamente
    impiegherebbe dunque undici giorni per arrivare alla Luna, dodici anni
    per arrivare al Sole,  trecentosessant'anni per raggiungere Nettuno ai
    limiti del mondo solare. Ecco che cosa sarebbe in grado di fare questa
    modesta palla da cannone,  opera delle nostre mani!  Pensate cosa sar
    mai quando,  ventuplicando la velocit  iniziale,  la  lanceremo  alla
    bellezza  di  undici  chilometri  al  secondo!  Ah,  superba  palla da
    cannone! splendido proiettile!  Mi piace pensare che tu sarai ricevuto
    lass con gli onori dovuti a un ambasciatore della Terra!
    Uno  scroscio  di  applausi  salut  la  conclusione della altisonante
    perorazione  e  J.-T.  Maston,  commosso,   torn  a  sedersi  tra  le
    congratulazioni dei colleghi.
    - E ora che abbiamo dato larga parte alla poesia,  - disse Barbicane -
    veniamo al sodo della questione.
    - Siamo pronti -  risposero  i  membri  della  commissione,  ingoiando
    ciascuno una mezza dozzina di panini imbottiti.
    -  Sapete quale  il problema da risolvere - riprese il presidente.  -
    Si tratta di imprimere al nostro proiettile la velocit di  dodicimila
    iarde  al  secondo  (undici chilometri).  Ho motivi per credere che ci
    riusciremo.  Ma intanto esaminiamo le velocit ottenute fino ad  oggi:
    il generale Morgan potr fornirci preziose informazioni al riguardo.
    -  Tanto pi facilmente,  - rispose il generale - in quanto durante la
    guerra facevo parte della commissione  di  collaudo.  Premetto  che  i
    cannoni  da  cento  di  Dahlgreen,  che  lanciavano  il  proiettile  a
    duemilacinquecento tese,  gli  imprimevano  la  velocit  iniziale  di
    cinquecento iarde al secondo.
    - Bene. E il Columbiad Rodman? (3) - domand il presidente.
    - Il Columbiad Rodman,  collaudato al Forte Hamilton, presso New York,
    lanciava un proiettile  di  mezza  tonnellata  alla  distanza  di  sei
    miglia,  alla  velocit  di ottocento iarde al secondo,  risultato mai
    ottenuto da Armstrong e Palliser in Inghilterra.
    - Oh,  questi Inglesi!  - interruppe J.-T.  Maston,  puntando  il  suo
    uncino verso oriente.
    -  Cos,   dunque,  -  riprese  Barbicane  -  queste  ottocento  iarde
    rappresenterebbero la velocit massima ottenuta finora?
    - S - rispose Morgan.
    - Osservo, tuttavia,  - interfer nuovamente J.-T.  Maston - che se il
    mio cannone non fosse scoppiato...
    -  S,  ma    scoppiato - ribatt Barbicane con un gesto benevolo.  -
    Prendiamo allora come punto  di  partenza  la  velocit  di  ottocento
    iarde. Bisogner moltiplicarla per venti. Perci, rinviando a un'altra
    seduta  la  discussione  sui  mezzi  atti  a produrre questa velocit,
    vorrei richiamare la vostra  attenzione,  miei  cari  colleghi,  sulle
    dimensioni  che bisogner dare al proiettile.  Capirete facilmente che
    questa volta non si tratta pi di proiettili di  mezza  tonnellata  al
    massimo.
    - Perch no? - domand il maggiore.
    -  Perch  questo  proiettile  -  rispose animatamente J.-T.  Maston -
    dev'essere abbastanza grosso da attirare l'attenzione  degli  abitanti
    della Luna, ammesso che ve ne siano.
    - S, - disse Barbicane - e per una ragione ancora pi importante.
    - Che intendete dire, Barbicane? - domand il maggiore.
    -  Voglio  dire  che non basta inviare un proiettile e non occuparsene
    pi;  bisogna che noi lo seguiamo durante tutto il percorso,  fino  al
    momento del suo allunaggio.
    -  Eh?  -  fecero  a  un  tempo  il  maggiore e il generale,  alquanto
    sorpresi.
    - Non c' dubbio - ribatt Barbicane col tono di chi  sicuro di s; -
    altrimenti il nostro esperimento resterebbe senza pratico risultato.
    - Ma allora,  - replic il maggiore - volete dare a questo  proiettile
    dimensioni enormi.
    -  No,  vi  prego  di ascoltarmi.  Voi sapete che gli strumenti ottici
    hanno raggiunto una  grande  perfezione;  con  certi  telescopi  siamo
    riusciti  a ottenere ingrandimenti fino a seimila volte e osservare la
    Luna come se fosse a una distanza di 64 chilometri.  E a tale distanza
    un  corpo  del diametro di 20 metri riesce perfettamente visibile (4).
    Non si  potuto finora spingere oltre la potenza di  penetrazione  dei
    telescopi,  poich ci sarebbe a danno della nitidezza delle immagini;
    e la Luna,  che  una  superficie  riflettente,  non  manda  una  luce
    sufficiente per consentire un ingrandimento oltre questo limite.
    -  Ebbene,  che  farete  allora?  -  domand il generale.  - Darete al
    proiettile un diametro di 20 metri?
    - No.
    - Cercherete allora di rendere la Luna pi luminosa?
    - Per l'appunto.
    - Ah, questa s che  grossa! - esclam J.-T. Maston.
    - E' molto semplice, invece - rispose Barbicane. - Infatti,  se riesco
    a  diminuire  la  densit  dell'atmosfera  che la luce della Luna deve
    attraversare, non avr reso questa luce pi intensa?
    - Evidentemente s.
    -  Ebbene,  per  ottenere  questo  risultato,   baster  collocare  il
    telescopio in cima a una montagna assai elevata.  Ed  appunto ci che
    faremo.
    - Mi arrendo, mi arrendo - rispose il maggiore. - Avete un modo,  voi,
    di  semplificare  le cose!...  E che ingrandimento sperate di ottenere
    cos?
    - Un ingrandimento di quarantottomila volte,  che  come dire  portare
    la Luna alla distanza di soli nove chilometri, e cos gli oggetti, per
    essere visibili, baster che abbiano un diametro di appena tre metri.
    - Perfetto! - esclam J.-T. Maston. - Il nostro proiettile avr dunque
    tre metri di diametro?
    - Precisamente.
    - Permettetemi di dirvi,  tuttavia, - intervenne il maggiore Elphiston
    - che il proiettile avr ancora un peso tale...
    - Oh,  maggiore,  - disse Barbicane - prima  di  discutere  del  peso,
    lasciate   che  vi  ricordi  che  i  nostri  padri  hanno  fatto  cose
    meravigliose a questo riguardo.  Lungi da me  la  convinzione  che  la
    balistica  non  abbia  fatto  progressi,  ma  bene sapere che fin dal
    medioevo,  furono ottenuti risultati sorprendenti,  e oserei dire  pi
    sorprendenti dei nostri.
    - Per esempio? - fece Morgan.
    - Le prove! - esclam animatamente J.-T. Maston.
    - Niente di pi facile - rispose Barbicane! - Ho esempi che appoggiano
    le  mie  affermazioni.  Durante l'assedio di Costantinopoli,  posto da
    Maometto Secondo nel  1453,  vennero  lanciate  palle  di  pietra  del
    rispettabile peso di mille e novecento libbre, e perci di proporzioni
    notevoli.
    - Oh, oh! - esclam il maggiore - mille e novecento libbre non sono un
    peso da poco.
    -  A  Malta,  al  tempo  dei cavalieri,  un certo cannone del Forte di
    Sant'Elmo lanciava palle di duemila e cinquecento libbre.
    - Impossibile.
    - C' da dire per che, secondo uno storico francese, durante il regno
    di Luigi Undicesimo,  un mortaio lanci una palla che pesava  soltanto
    cinquecento libbre; ma questa bomba, partita dalla Bastiglia, un luogo
    dove  i  pazzi imprigionavano i savi,  and a finire a Charenton,  una
    prigione in cui i savi tenevano chiusi i pazzi.
    - Quest' bella! - disse J.-T. Maston.
    - Insomma, che altro abbiamo visto, dopo? I cannoni Armstrong lanciano
    proiettili di cinquecento libbre e i Columbiad Rodman palle  di  mezza
    tonnellata! Si direbbe che quello che si  guadagnato in lunghezza, lo
    si    perduto  in peso.  Ora,  se noi indirizziamo i nostri sforzi da
    questo lato,  con i progressi che intanto ha fatto la scienza dobbiamo
    arrivare  a  decuplicare  il  peso  delle  palle  lanciate da Maometto
    Secondo e dai cavalieri di Malta
    - E' evidente - disse  il  maggiore;  -  ma  quale  metallo  intendete
    impiegare per il proiettile?
    - Semplicemente ghisa - disse il generale Morgan.
    - Poh,  ghisa! - esclam J.-T. Maston con una smorfia sprezzante. - E'
    un materiale troppo comune per un proiettile destinato alla Luna.
    - Non esageriamo, onorevole collega - rispose Morgan. - La ghisa  pi
    che sufficiente.
    - Ebbene,  - ribatt  il  maggiore  Elphiston  -  siccome  il  peso  
    proporzionale  al  volume,  un  proiettile di ghisa,  con tre metri di
    diametro, avrebbe ancora un peso enorme!
    - S, se fosse pieno; no, se sar vuoto - disse Barbicane.
    - Vuoto? Si tratterebbe dunque di un obice?
    - Un obice in cui si potranno mettere dei dispacci,  -  replic  J.-T.
    Maston - e un intero campionario dei prodotti della Terra.
    -   Un   obice  per  l'appunto  -  rispose  Barbicane.   -  Dev'essere
    assolutamente cos.  Una palla da cento e otto pollici in ghisa peser
    pi  di  duecentomila  libbre,  ed    un  peso  evidentemente  troppo
    considerevole;  perci  dovendo  conservare  una  certa  stabilit  al
    proiettile, propongo di non oltrepassare il peso di ventimila libbre.
    - E quale risulterebbe in tal caso lo spessore delle pareti? - domand
    il maggiore.
    -  Se  seguiamo  la proporzione regolamentare,  - continu Morgan - un
    diametro di cento e otto pollici (5) esige pareti di due piedi almeno.
    - Troppo - osserv Barbicane;  - tenete conto che non si tratta qui di
    un  proiettile  destinato  a  perforare delle lamiere;  saranno quindi
    sufficienti pareti abbastanza robuste per resistere alla pressione dei
    gas della polvere.  Ecco dunque qual  il problema: che spessore dovr
    avere  un  proiettile  di  ghisa per non superare il peso di ventimila
    libbre? Il nostro provetto computista, il valoroso Maston,  ce lo far
    sapere all'istante.
    -   Niente   di  pi  facile  -  disse  l'onorevole  segretario  della
    commissione.
    E cos dicendo si affrett a buttar gi  sulla  carta  alcune  formule
    algebriche;  si  videro  spuntare sotto la sua penna una serie di "pi"
    greco e di "x" elevati al quadrato.  Parve che estraesse a mente anche
    una certa radice cubica. Poi disse:
    - Le pareti avranno due pollici di spessore (50 millimetri).
    - Baster? - domand il maggiore in tono dubbioso.
    - No, - rispose il presidente Barbicane - no, evidentemente.
    - E allora che si fa? - soggiunse Elphiston imbarazzato.
    - Impiegheremo un altro metallo che non sia la ghisa.
    - Rame? - domand Morgan.
    - No,  ancora troppo pesante; ho qualcosa di meglio da proporvi.
    - Che cosa, dunque? - disse il maggiore.
    - Alluminio - rispose Barbicane.
    - Alluminio?! - esclamarono i tre colleghi del presidente.
    - S,  amici miei.  Voi sapete che un illustre chimico francese, Henri
    Sainte-Claire Deville,  riuscito, nel 1854, a ottenere l'alluminio in
    massa  compatta.   Ora,   questo  prezioso  metallo  ha   il   candore
    dell'argento,  l'inalterabilit  dell'oro,  la  tenacia del ferro,  la
    fusibilit del rame e la leggerezza del cristallo;  lo si pu lavorare
    con  facilit ed  estremamente diffuso in natura perch forma la base
    della maggior parte delle rocce;   inoltre tre volte pi leggero  del
    ferro  e  pare  sia  stato  creato apposta per fornirci la materia del
    nostro proiettile!
    - Evviva l'alluminio!  -  esclam  il  segretario  della  commissione,
    sempre rumoroso nei suoi momenti di entusiasmo.
    -  Ma,  mio caro presidente,  - disse il maggiore - non credete che il
    prezzo per l'estrazione dell'alluminio sia troppo elevato?
    - Lo era - rispose Barbicane;  - ai primi tempi della  sua  estrazione
    una  libbra  di  alluminio  costava  dai  duecentosessanta ai duecento
    ottanta dollari;  poi  sceso a ventisette dollari,  e oggi vale  nove
    dollari.
    -  Ma  nove  dollari  alla libbra,  - replic il maggiore,  che non si
    arrendeva tanto facilmente -  sempre un prezzo esorbitante!
    - Non c' dubbio, mio caro maggiore, ma non  un prezzo inabbordabile.
    - E quanto peser il proiettile? - domand Morgan.
    - Ecco qui i risultati dei miei calcoli  -  rispose  Barbicane;  -  un
    proiettile  di cento e otto pollici di diametro e di dodici pollici di
    spessore  (6),   se  fosse  in   ghisa   peserebbe   sessantasettemila
    quattrocentoquaranta  libbre;  in alluminio il suo peso sar ridotto a
    diciannovemila duecentocinquanta libbre.
    - Perfetto! - esclam Maston. - Questo rientra nel nostro programma.
    - Perfetto, perfetto!  - fece eco il maggiore.  - Ma non pensate che a
    nove dollari la libbra questo proiettile ci verr a costare...
    - Centosettantatremila duecentocinquanta dollari,  lo so benissimo; ma
    non c' niente da temere,  amici miei,  non sar il denaro a  mancarci
    per la nostra impresa, ve lo garantisco io.
    - Piover nelle nostre casse! - aggiunse J.-T. Maston.
    - Ebbene, che ne pensate dell'alluminio? - domand il presidente.
    - Adottato! - esclamarono i tre membri della commissione.
    - Quanto alla forma da dare al proiettile,  - riprese a dire Barbicane
    - non ha grande importanza, poich, una volta superata l'atmosfera, la
    palla si trover lanciata nel vuoto;  propongo  dunque  un  proiettile
    rotondo, che potr girare su se stesso, a suo piacere, e si comporter
    con la libert che vuole.
    Ebbe cos termine la prima seduta della commissione; era stato risolto
    definitivamente  il  problema  del proiettile e J.-T.  Maston fu molto
    lieto al pensiero di inviare un proiettile di alluminio  ai  Seleniti,
    perch  ci avrebbe fornito loro un'altissima opinione degli abitanti
    della Terra.


    NOTE.

    Nota 1. Intendesi, 24 libbre. La libbra inglese equivale a chilogrammi
    0,453.
    Nota 2.  Cos quando uno ode la detonazione non pu pi essere colpito
    dal proiettile.
    Nota  3.  Gli  Americani  diedero il nome di Columbiad a queste enormi
    macchine di distruzione.
    Nota 4.  Il maggiore telescopio esistente oggi  (a  Monte  Palomar  in
    California)  permette  di osservare la Luna come se essa si trovasse a
    35  chilometri  di  distanza.  Si    raggiunta  cio  la  potenza  di
    avvicinamento  doppia  di quella,  gi considerevolissima,  del famoso
    telescopio di Parigi, a cui si riferisce Verne (Nota del Traduttore).
    Nota 5. Il pollice americano equivale a 25 millimetri.
    Nota 6. Rispettivamente 220 e 25 centimetri.


    8. STORIA DEL CANNONE.

    Le decisioni prese in  quella  seduta  produssero  un  grande  effetto
    nell'opinione pubblica. Qualche timoroso si mostr alquanto spaventato
    all'idea  di  un  proiettile  di  ventimila  libbre (nove tonnellate),
    lanciato nello spazio.  Ognuno si domandava quale cannone potesse  mai
    imprimere  una velocit iniziale sufficiente per una simile massa.  La
    seconda seduta della commissione  doveva  rispondere  positivamente  a
    queste domande.
    La  sera  del  giorno  dopo,  i  quattro  membri del Gun-Club sedevano
    davanti a nuove montagne di panini imbottiti  e  in  riva  a  un  vero
    oceano  di  t.  La  discussione  prese subito il suo corso e,  questa
    volta, senza preamboli.
    - Miei  cari  colleghi,  -  disse  Barbicane  -  ci  occuperemo  della
    costruzione del cannone,  della sua lunghezza,  della sua forma, della
    sua composizione e del suo peso.  E' probabile che arriveremo a dargli
    delle   dimensioni   gigantesche;   ma  per  quanto  grandi  siano  le
    difficolt, il nostro genio industriale avr facilmente partita vinta.
    Vogliate dunque  ascoltarmi  e  non  risparmiatemi  le  obiezioni  pi
    rigorose. Io non le temo!
    Un mormorio di assenso accolse queste parole.
    -  Non dimentichiamo - continu Barbicane - a che punto siamo arrivati
    con la discussione di ieri;  adesso  il  problema  si  presenta  sotto
    quest'altro  aspetto:  imprimere  una  velocit iniziale di dodicimila
    iarde al secondo a un proiettile di cento otto pollici di  diametro  e
    pesante ventimila libbre.
    -  Qui  sta il vero problema,  effettivamente - intervenne il maggiore
    Elphiston.
    - Proseguo - disse Barbicane.  - Che cosa succede quando un proiettile
    viene   lanciato   nello  spazio?   Viene  sollecitato  da  tre  forze
    indipendenti: la resistenza dell'aria,  l'attrazione della Terra e  la
    spinta  di  propulsione che gli viene impressa.  Esaminiamo queste tre
    forze.  La resistenza circostante,  cio quella dell'aria,  avr  poca
    importanza.  In  effetti  l'atmosfera  terrestre non  che di quaranta
    miglia.  Ora,  con una velocit di  dodicimila  iarde,  il  proiettile
    l'attraverser  in cinque secondi,  e questo tempo  talmente breve da
    considerare  insignificante  la  resistenza   dell'involucro   d'aria.
    Passiamo  allora all'attrazione della Terra,  cio al peso dell'obice.
    Sappiamo che il suo peso diminuir  in  ragione  inversa  al  quadrato
    della distanza;  infatti ecco che cosa ci insegna la fisica: quando un
    corpo abbandonato a se stesso cade sulla superficie  della  Terra,  la
    sua  caduta    di  quindici piedi (1) nel primo secondo,  e se questo
    stesso   corpo   fosse   trasportato   duecentocinquantasettemila    e
    centoquarantadue miglia, vale a dire alla distanza che ci separa dalla
    Luna, la sua caduta verso la Terra sarebbe ridotta nel primo secondo a
    mezza  linea,  un  quarto  di millimetro.  E' la quasi immobilit.  Si
    tratta,  dunque,  di vincere progressivamente questa azione del  peso.
    Come ci riusciremo? Con la forza di propulsione.
    - Qui sta il difficile! - osserv Morgan.
    - E' vero, - disse il presidente - ma noi ce la faremo perch la forza
    di  spinta che ci occorre ci verr dalla lunghezza del cannone e dalla
    quantit della polvere che impiegheremo;  e la carica non    limitata
    che dalla resistenza del cannone.  Occupiamoci perci delle dimensioni
    che dovr avere il cannone.  Poich questo non   destinato  a  essere
    mosso,    chiaro  che  potremo stabilirlo in condizioni di resistenza
    pressoch illimitate.
    - Tutto questo  evidente - rispose il generale.
    - Finora, - disse Barbicane,  - i cannoni pi lunghi,  i nostri enormi
    Columbiad,  non  hanno sorpassato i venticinque piedi di lunghezza;  e
    noi stupiremo non poca gente con le proporzioni che saremo obbligati a
    dargli.
    - Ah,  certo!  - esclam J.-T.  Maston.  - Per conto  mio,  chiedo  un
    cannone di mezzo miglio, al minimo!
    - Un pezzo da mezzo miglio! - fecero eco il maggiore e il generale.
    - S, un pezzo da mezzo miglio, e sar ancora corto della met.
    - Suvvia, Maston, - intervenne Morgan - state esagerando.
    - Niente affatto! - replic il focoso segretario. - Non capisco perch
    mi abbiate tacciato d'esagerazione.
    - Perch andate troppo lontano, voi!
    - Sappiate,  signore,  - rispose J.-T. Maston, assumendo l'espressione
    dei grandi momenti - sappiate che un artigliere  come un  proiettile:
    non potr mai andare troppo lontano.
    La disputa stava degenerando negli insulti personali, ma il presidente
    intervenne.
    - Calma, amici miei, e ragioniamo; evidentemente ci occorre un cannone
    di  grande  volata,  poich la lunghezza del pezzo accresce lo scoppio
    del gas accumulato sotto il  proiettile;  ma    inutile  oltrepassare
    certi limiti.
    - Esatto - disse il maggiore.
    -  Quali  sono  le  norme  usate  in  simili  casi?  Ordinariamente la
    lunghezza di un cannone  da venti a venticinque volte il diametro del
    proiettile  e  il  cannone  pesa   dalle   duecentotrentacinque   alle
    duecentoquaranta volte pi di questo.
    - Non  abbastanza - intervenne con impeto J.-T. Maston.
    -  Ne  convengo,  mio  buon  amico,  ed effettivamente seguendo questa
    proporzione,  per un proiettile lungo nove piedi e  pesante  ventimila
    libbre,    il    cannone    non   avrebbe   che   una   lunghezza   di
    duecentoventicinque piedi e un peso di sette  milioni  e  duecentomila
    libbre.
    -  E'  ridicolo - intervenne di nuovo J.-T.  Maston.  - Tanto varrebbe
    allora usare una pistola.
    - La penso anch'io cos,  - rispose Barbicane - ed  per questo che mi
    propongo  di  quadruplicare questa lunghezza e di costruire un cannone
    di novecento piedi (320 metri).
    Il generale e il maggiore mossero alcune obiezioni;  ciononostante  la
    proposta,  appoggiata calorosamente dal segretario del Gun-Club, venne
    definitivamente approvata.
    - E ora, - disse Elphiston - che spessore dare alle sue pareti?
    - Uno spessore di sei piedi - rispose Barbicane.
    - Non penserete certo di montare una simile  massa  su  un  affusto  -
    domand il maggiore.
    - Sarebbe magnifico, per! - esclam J.-T. Maston.
    -  Ma  poco pratico - disse Barbicane.  - No,  penso di far fondere il
    cannone sul posto,  di stringerlo con cerchi di ferro  forgiato  e  di
    fasciarlo con una spessa muratura di pietra e calce, in modo che possa
    sfruttare tutta la resistenza del terreno circostante.  Una volta fuso
    il pezzo,  l'anima verr alesata con  cura  e  calibrata  in  modo  da
    eliminare il vento (2) del proiettile; cos non si avr alcuna perdita
    di gas e tutta la forza di spinta della polvere verr sfruttata.
    - Urr!  urr!  - grid J.-T.  Maston. - Abbiamo finalmente il cannone
    che fa per noi.
    - Non ancora!  - rispose Barbicane,  cercando di calmare  l'impaziente
    amico con un gesto della mano.
    - Perch mai?
    - Perch non abbiamo ancora discusso della sua forma. Sar un cannone,
    un obice o un mortaio?
    - Un cannone - intervenne Morgan.
    - Un obice - disse il maggiore.
    - Un mortaio! - grid J.-T. Maston.
    Si  stava  avviando  una nuova vivacissima discussione,  in cui ognuno
    proponeva la sua arma preferita,  ma  a  questo  punto  il  presidente
    tagli corto.
    - Amici miei,  - disse - vedr di mettervi tutti d'accordo;  il nostro
    Columbiad prender allo stesso tempo da tutte e tre queste  bocche  da
    fuoco.  Sar  un  cannone,  perch la camera di scoppio avr lo stesso
    diametro dell'anima.  Sar  un  obice,  perch  lancer  un  obice.  E
    finalmente  sar  un  mortaio,  perch  verr puntato con un angolo di
    novanta gradi e perch,  senza  possibilit  di  rinculo,  tenacemente
    fissato  al suolo,  comunicher al proiettile tutta la forza di spinta
    accumulata nei suoi fianchi.
    - Adottato, adottato! - risposero i membri della commissione.
    - Una semplice domanda -  disse  Elphiston:  -  questo  cannone-obice-
    mortaio sar rigato?
    -  No,  -  rispose  Barbicane  - no;  ci occorre una velocit iniziale
    enorme e sapete bene che  il  proiettile  esce  meno  rapidamente  dal
    cannone rigato che dal cannone ad anima liscia.
    - Giusto.
    - Questa volta  pronto, finalmente! - esclam J.-T. Maston.
    - Non  ancora detta l'ultima parola - intervenne il presidente.
    - Perch?
    - Perch non sappiamo ancora di che metallo sar fatto.
    - Decidiamolo subito.
    - Adesso vi far la mia proposta.
    I  quattro  membri  della commissione ingoiarono una dozzina di panini
    ciascuno, bevvero una tazza di t, poi la discussione riprese.
    - Miei cari colleghi,  - disse Barbicane -  il  nostro  cannone  dovr
    essere  molto  tenace  e  solido,  resistente al calore,  insolubile e
    inossidabile all'azione corrosiva degli acidi.
    - Non ci sono dubbi al riguardo - rispose il maggiore;  -  non  avremo
    l'imbarazzo   della   scelta   dal   momento   che  ci  occorrer  una
    considerevole quantit di metallo.
    - Allora,  - disse  Morgan  -  io  propongo  per  la  costruzione  del
    Columbiad la migliore lega finora conosciuta,  vale a dire cento parti
    di rame, dodici di stagno e sei di ottone.
    - Amici miei,  - rispose il presidente - ammetto che questa lega abbia
    dato risultati eccellenti,  ma in questo caso costerebbe troppo cara e
    sarebbe di difficile impiego. Penso quindi che si debba, s, adoperare
    un materiale eccellente, ma di basso prezzo, come la ghisa.  Non siete
    di questo parere, maggiore?
    - S, perfettamente - rispose Elphiston.
    -  Infatti,  -  riprese Barbicane - la ghisa costa dieci volte di meno
    del bronzo;   facile a fondersi e si pu colare  semplicemente  negli
    stampi di sabbia; offre una rapida manipolazione ed economia di denaro
    e di tempo.  Del resto,  questo materiale  eccellente,  e ricordo che
    durante la guerra,  all'assedio di  Atlanta,  alcuni  pezzi  in  ghisa
    spararono  mille colpi ciascuno,  a intervalli di venti minuti,  senza
    dare segni di usura.
    - Tuttavia, la ghisa  molto fragile - obiett Morgan.
    - S, ma  anche molto resistente; ad ogni modo,  posso garantirvi che
    non esploderemo.
    - Si pu esplodere ed essere onesti - sentenzi J.-T. Maston.
    -  Evidentemente  -  rispose Barbicane.  - Prego dunque il nostro buon
    segretario di calcolare il peso di un cannone in ghisa lungo novecento
    piedi,  con un diametro interno di nove piedi e pareti di sei piedi di
    spessore.
    - All'istante! - rispose J.-T. Maston.
    E,  come  aveva  fatto  il  giorno avanti,  alline le sue formule con
    meravigliosa abilit, e in capo a un minuto comunic:
    - Questo cannone peser sessantottomila e quaranta tonnellate.
    - E a due "cents" la libbra, verr a costare...
    - Due milioni cinquecentodiecimila settecentouno dollari.
    J.-T.  Maston,  il  maggiore  e  il  generale  rivolsero  a  Barbicane
    un'occhiata inquieta.
    - Ebbene,  signori, - disse il presidente - vi ripeto quello che vi ho
    detto ieri: state tranquilli, i milioni non ci mancheranno.
    E con questa assicurazione del presidente,  la commissione si sciolse,
    dopo  avere  concordato  la  terza  riunione  per  la  sera del giorno
    seguente.


    NOTE.

    Nota 1. Ossia 4 metri e 90 centimetri nel primo secondo; alla distanza
    in cui si trova la Luna la caduta non sarebbe pi che 1  millimetro  e
    un  terzo ossia di 590 millesimi di linea,  essendo la linea circa 0,5
    millimetri.
    Nota 2. Vento,  in balistica,   lo spazio che a volte esiste tra il
    proiettile e la parete interna del pezzo che lo lancia.
    9. IL PROBLEMA DELLE POLVERI.

    Rimaneva  da  risolvere ancora il problema delle polveri da sparo.  La
    gente  attendeva  con  ansia  questa  decisione.   La  grandezza   del
    proiettile  e le dimensioni del cannone erano gi state stabilite,  ma
    quale sarebbe stata la quantit di polvere necessaria a dare la spinta
    al proiettile?  Questo agente terribile,  di  cui  per  l'uomo  aveva
    disciplinato  gli  effetti,  stava  per  essere chiamato a svolgere un
    ruolo di insolite proporzioni.
    In generale si sa e lo si ripete volentieri che la polvere da sparo fu
    inventata nel quattordicesimo secolo dal monaco Schwartz, che pag con
    la vita la sua grande scoperta.  Ma  quasi certo  che  questa  storia
    dev'essere  relegata  tra le leggende medioevali.  La polvere da sparo
    non  stata inventata da nessuno;  deriva direttamente dai  cosiddetti
    fuochi greci, composti, come essa, di zolfo e di salnitro. Solo che da
    allora queste miscele,  da fondenti che erano,  si sono trasformate in
    miscele detonanti.
    Ma se gli  eruditi  conoscono  perfettamente  la  falsa  storia  della
    polvere da sparo, pochi si rendono conto della sua reale potenza, come
    forza  di  propulsione.  Ora    questa  che  si  deve  conoscere  per
    comprendere l'importanza del problema sottoposto alla commissione.
    Un litro di polvere pesa due libbre circa (1);  infiammandosi,  questa
    polvere  produce  quattrocento  litri  di  gas,  il quale,  liberato e
    portato alla temperatura di duemila e quattrocento  gradi,  si  dilata
    fino  a  quattromila  litri.  Dunque,  il  volume della polvere sta al
    volume del gas  prodotto  dalla  sua  deflagrazione  come  uno  sta  a
    quattromila.  Si  comprende  allora la spinta spaventosa di questi gas
    quando sono compressi in uno spazio quattromila volte pi ristretto.
    Tutto ci i membri della commissione lo sapevano perfettamente  quando
    si riunirono il giorno dopo,  in una nuova seduta.  Barbicane diede la
    parola al maggiore Elphiston,  che era stato direttore degli esplosivi
    durante la guerra.
    - Miei cari colleghi,  - esord il distinto chimico - comincer con le
    cifre irrefutabili  che  ci  serviranno  di  base.  Il  proiettile  da
    ventiquattro, di cui ci parl l'altro ieri l'onorevole J.-T. Maston in
    termini  tanto poetici,  viene espulso dalla bocca da fuoco con sedici
    libbre di polvere soltanto.
    - Siete certo dell'esattezza di questa cifra? - domand Barbicane.
    - Assolutamente certo - rispose il maggiore.  - Il  cannone  Armstrong
    impiega soltanto settantacinque libbre di polvere per un proiettile di
    ottocento  libbre  e il Columbiad Rodman non impiega che centosessanta
    libbre di questo esplosivo per lanciare il  suo  proiettile  di  mezza
    tonnellata  a sei miglia di distanza.  Questi fatti non possono essere
    messi in dubbio,  perch li ho rilevati io stesso  nei  verbali  della
    commissione dell'artiglieria.
    - Molto bene - sottoline il generale.
    -  Ebbene,  -  riprese  a  dire il maggiore - eccovi le conclusioni da
    trarre da  queste  cifre:  la  quantit  di  polvere  non  aumenta  in
    proporzione  all'aumento del peso del proiettile;  infatti,  se per un
    proiettile da ventiquattro  occorrono  sedici  libbre,  cio,  se  col
    cannone ordinario si impiega una quantit di esplosivo che  due terzi
    del peso del proiettile,  questa proporzione non  costante. Calcolate
    e vedrete che,  per un  proiettile  di  mezza  tonnellata,  invece  di
    trecentotrentatr  libbre di polvere,  tale quantit  stata ridotta a
    centosessanta libbre soltanto.
    - Dove volete arrivare? - domand il presidente.
    - Se  spingete  questa  teoria  all'infinito,  mio  caro  maggiore,  -
    intervenne  J.-T.  Maston  - arriverete alla conclusione che quando il
    vostro proiettile sar sufficientemente pesante,  non ci metterete pi
    neanche un grammo di polvere.
    -  L'amico  Maston  scherza  anche  con  le  cose serie,  - rispose il
    maggiore - ma si rassicuri;  sto per proporre  una  tale  quantit  di
    polvere  che essa soddisfer il suo amor proprio di artigliere.  Tengo
    solo a costatare che,  durante la guerra,  per i cannoni pi grossi il
    peso della polvere  stato ridotto,  dopo varie esperienze,  al decimo
    di peso del proiettile.
    - Niente di pi esatto - disse Morgan.  -  Ma  prima  di  decidere  la
    quantit  di polvere necessaria a imprimere la spinta,  penso sia bene
    intenderci sulla sua natura.
    - Useremo la polvere a grani grossi - soggiunse il maggiore;  - la sua
    deflagrazione  pi rapida di quella fine.
    -  E'  vero,  -  replic Morgan - ma  troppo dirompente e finisce per
    alterare l'anima del pezzo.
    - D'accordo!  ma ci che rappresenta un inconveniente per  un  cannone
    destinato  a  fare  un  lungo  servizio,  non    tale  per  il nostro
    Columbiad.  Non corriamo nessun rischio di esplosione;  bisogna che la
    polvere   s'infiammi  all'istante  affinch  l'effetto  meccanico  sia
    completo.
    - Si potrebbero perforare vari foconi,  - sugger J.-T.  Maston  -  in
    modo di far fuoco contemporaneamente da diversi punti.
    - E' possibile,  - rispose Elphiston - ma ci renderebbe pi difficile
    la manovra. Ritorno perci alla mia polvere a grani grossi che elimina
    queste difficolt.
    - Va bene - rispose il generale.
    - Per caricare il suo  Columbiad,  -  riprese  il  maggiore  -  Rodman
    impiegava  polvere a grani grossi come castagne,  fatta con carbone di
    salice semplicemente torrefatto in caldaie di ghisa.  Era un esplosivo
    duro  e  lucente,  non  lasciava  tracce sulle mani,  conteneva grandi
    percentuali di idrogeno e di ossigeno,  deflagrava all'istante e,  pur
    essendo molto dirompente,  non deteriorava in modo sensibile le bocche
    da fuoco.
    - A questo punto,  - disse J.-T.  Maston - mi pare  che  non  dobbiamo
    esitare oltre e che la nostra scelta sia bell'e fatta.
    -  A  meno  che  non  preferiate la polvere d'oro - disse il maggiore,
    ridendo  e  attirandosi  un  gesto  minaccioso  dell'uncino  del   suo
    suscettibile amico.
    Fino a quel momento Barbicane si era tenuto estraneo alla discussione.
    Lasciava  parlare  e  ascoltava.  Evidentemente  aveva una sua idea al
    riguardo. Cos si accontent di formulare una semplice domanda
    - In conclusione, amici miei, che quantit di polvere proponete?
    I tre membri del Gun-Club si guardarono per un istante.
    - Duecentomila libbre - disse Morgan, finalmente.
    - Cinquecentomila - ribatt il maggiore.
    - Ottocentomila libbre! - esclam J.-T. Maston.
    Questa volta Elphiston non os tacciare il  collega  di  esagerazione.
    Effettivamente,  si  trattava di lanciare fin sulla Luna un proiettile
    pesante ventimila libbre e dargli una spinta  iniziale  di  dodicimila
    iarde  al  secondo.  Un  momento  di silenzio segu quindi la triplice
    proposta fatta dai tre colleghi.
    Il presidente Barbicane fu il primo a rompere il silenzio.
    - Miei valenti amici,  - disse con voce pacata - parto dal presupposto
    che la resistenza del nostro cannone,  costruito in condizioni ideali,
    sia  illimitata.   Sorprender  dunque   l'onorevole   J.-T.   Maston,
    affermando  che  si  mostrato timido nei suoi calcoli,  e propongo di
    raddoppiare le sue ottocentomila libbre di polvere.
    - Un milione e seicentomila libbre! - esclam J.-T.  Maston,  balzando
    sulla sedia.
    - Tante ce ne vogliono.
    - In tal caso si dovr tornare al mio cannone lungo mezzo miglio.
    - Evidentemente, s - disse il maggiore.
    -  Un milione e seicentomila libbre di polvere - riprese il segretario
    della commissione -  occuperanno  uno  spazio  di  ventiduemila  piedi
    cubici circa (2);  poich la capacit del vostro cannone si aggira sui
    cinquantaquattromila piedi cubici (3), esso verr caricato solo a met
    e l'anima non sar tanto lunga da consentire che lo  scoppio  del  gas
    imprima la necessaria spinta.
    L'obiezione  era  seria.  J.-T.  Maston  diceva  una cosa vera.  Tutti
    guardarono Barbicane.
    - Ciononostante,  -  riprese  il  presidente,  -  io  insisto  per  il
    quantitativo  di  polvere  che  ho  detto.  Pensateci,  un  milione  e
    seicentomila libbre di polvere genereranno sei miliardi  di  litri  di
    gas. Sei miliardi! Capite?
    - Ma allora che si deve fare? - domand il generale.
    - E' molto semplice; occorre ridurre questa enorme quantit di polvere
    e conservare al tempo stesso questa potenza meccanica.
    - D'accordo! ma in che modo?
    - Stavo per dirvelo - si limit a rispondere Barbicane.
    I suoi interlocutori lo guardarono con tanto d'occhi.
    - Niente di pi facile,  infatti, - spieg - del ridurre questa enorme
    massa di polvere a un volume quattro volte meno  considerevole.  Tutti
    voi conoscete quella strana materia che forma i tessuti elementari dei
    vegetali e che si chiama cellulosa.
    - Ah, s, vi capisco, mio caro Barbicane - disse il maggiore.
    -  Questa  materia  -  riprese  il  presidente - si ottiene allo stato
    perfettamente puro da diversi vegetali,  soprattutto  dal  cotone  che
    altro  non   se non il pelo dei grani della pianta.  Ora,  il cotone,
    combinato a freddo con l'acido nitrico,  si trasforma in una  sostanza
    insolubile,  combustibile ed esplosiva in modo eminente.  Qualche anno
    fa, nel 1832, il chimico francese Braconnot scopr questa sostanza che
    chiam xyloidina. Nel 1838, un altro francese,  Pelouze,  ne studi le
    varie propriet e alla fine, nel 1846, Shonbein, professore di chimica
    a  Basilea,  la  propose  come  esplosivo da guerra.  Questa polvere 
    appunto la nitrocellulosa...
    - Ovvero la pirossilina - intervenne Elphiston.
    - O fulmicotone - precis Morgan.
    - Non c' un nome americano che si possa dare  a  questa  scoperta?  -
    esclam J.-T. Maston, punto sul suo amor proprio nazionalistico.
    - Disgraziatamente nessuno - rispose il maggiore.
    -  Tuttavia,  per  dare  una  soddisfazione  a  Maston,  -  riprese il
    presidente - gli dir che gli studi di un nostro concittadino  possono
    considerarsi legati a quelli della cellulosa,  poich il collodio, uno
    dei principali agenti della fotografia,  non  altro  che  pirossilina
    sciolta nell'etere e addizionata con alcool, e questa scoperta  stata
    fatta da Maynard, che in quel periodo studiava medicina a Boston.
    - E allora urr per Maynard e per il fulmicotone!  - grid il bollente
    segretario del Gun-Club.
    - Torniamo alla pirossilina -  disse  Barbicane.  -  Ne  conoscete  le
    propriet  che  ce  la  rendono  cos  preziosa;  si prepara con molta
    facilit: cotone immerso in acido nitrico  fumante  (4)  per  quindici
    minuti, poi lavato in acqua corrente e asciugato, ed  tutto.
    - Effettivamente, nulla di pi semplice - disse Morgan.
    -  Inoltre  la  pirossilina    inalterabile  all'umidit,   propriet
    preziosa per noi,  poich occorreranno vari  giorni  per  caricare  il
    cannone;  si infiamma a centosettanta gradi anzich a duecentoquaranta
    e la sua deflagrazione  cos rapida che la si potrebbe  accendere  su
    uno  strato  di polvere ordinaria,  senza che questa abbia il tempo di
    infiammarsi.
    - Perfetto! - esclam il maggiore.
    - Soltanto che costa di pi.
    - Che importa? - disse J.-T. Maston.
    - Infine,  la pirossilina comunica al proiettile una velocit  quattro
    volte  superiore  a quella della polvere.  Aggiunger inoltre che se a
    essa si miscelano gli otto decimi del suo peso in nitrato di potassio,
    la sua potenza di espansione viene proporzionatamente assai aumentata.
    - Sar necessario? - domand il maggiore.
    - Penso di no - rispose Barbicane.  - Dunque,  invece di un milione  e
    seicentomila  libbre di polvere,  ci occorrono quattrocentomila libbre
    di fulmicotone, e dal momento che si possono comprimere senza pericolo
    cinquecento libbre di cotone in ventisette piedi cubici,  il materiale
    non occuper che un'altezza di trenta tese nel Columbiad. In tal modo,
    il  proiettile  avr  pi  di  settecento piedi di anima da percorrere
    sotto la spinta di sei miliardi di litri di gas,  prima di prendere il
    volo verso l'astro delle notti!
    A  queste  parole  J.-T.  Maston non riusc pi a contenere la propria
    emozione;  si gett tra le braccia dell'amico con  lo  slancio  di  un
    proiettile,  e  lo avrebbe sfondato,  se Barbicane non avesse avuto un
    petto costruito a prova di bomba.
    Con questo episodio ebbe termine la terza  seduta  della  commissione.
    Barbicane e i suoi audaci colleghi, ai quali nulla pareva impossibile,
    avevano risolto i tanto complessi problemi inerenti al proiettile,  al
    cannone e all'esplosivo.  Ora che i piani erano stati  tracciati,  non
    c'era che da eseguirli.
    - Un piccolo dettaglio, questo, una bagattella - comment J.-T. Maston
    (5).


    NOTE.

    Nota 1.  La libbra americana equivale a 453 grammi e perci due libbre
    sono circa 900 grammi.
    Nota 2. Un po' meno di 800 metri cubi.
    Nota 3. Duemila metri cubi.
    Nota 4.  Cos chiamato perch al contatto  con  l'aria  umida,  spande
    delle fitte fumate biancastre.
    Nota  5.   Nota  dell'Autore:  In  questa  discussione  il  presidente
    Barbicane rivendica a un suo connazionale l'invenzione  del  collodio.
    E'  un  errore,  e  non  se l'abbia a male il bravo J.-T.  Maston,  se
    chiariamo che tale errore  dovuto a una semplice somiglianza di nomi.
    Nel 1847,  Maynard,  studente di medicina a Boston,  ebbe s l'idea di
    usare  il  collodio  nella  cura delle piaghe,  ma il collodio era gi
    conosciuto l'anno prima. E' a un francese, un eccellente erudito,  uno
    scienziato  al  tempo  stesso pittore,  poeta,  filosofo,  ellenista e
    chimico, Louis Mnard, che spetta l'onore di questa grande scoperta.



















    10. UN NEMICO SU VENTICINQUE MILIONI DI AMICI.

    Il pubblico americano mostrava  un  vivo  interesse  per  ogni  minimo
    particolare   dell'impresa   del   Gun-Club.   Le   discussioni  della
    commissione venivano seguite di  giorno  in  giorno.  I  pi  semplici
    preparativi  di questa grande impresa,  la questione di cifre che essa
    sollevava,  le difficolt meccaniche da risolvere,  in una parola  la
    sua messa a punto, erano argomenti che appassionavano in sommo grado.
    Pi  di  un anno sarebbe trascorso dall'inizio dei lavori fino al loro
    compimento;  ma questo lasso di  tempo  non  sarebbe  stato  privo  di
    emozioni:  la  scelta  del terreno per lo scavo,  la costruzione dello
    stampo, la fusione del Columbiad,  il suo pericolosissimo caricamento,
    erano  pi  di  quanto  occorresse  per  tenere desta la curiosit del
    pubblico. Dopo il lancio,  il proiettile sarebbe sparito alla vista di
    tutti  in  qualche  decimo  di  secondo;  poi,  quel  che  gli sarebbe
    accaduto,  come si sarebbe comportato nello spazio,  in  che  modo  si
    sarebbe  calato sulla Luna,  era cosa che soltanto un esiguo numero di
    privilegiati avrebbe potuto osservare con  i  propri  occhi.  Il  vero
    interesse consisteva dunque nel seguire i preparativi dell'esperimento
    e ogni particolare per la sua messa in opera.
    Tuttavia,   l'attrattiva   puramente  scientifica  dell'impresa  venne
    improvvisamente accentuata da un incidente.
    Si sa quale numerosa folla di ammiratori e di  amici  il  progetto  di
    Barbicane  avesse raccolto intorno al suo autore.  Eppure,  per quanto
    degna d'onore e straordinaria fosse, questa maggioranza non costituiva
    l'unanimit.  Un solo uomo,  uno soltanto in tutti  gli  Stati  Uniti,
    protest  contro il tentativo del Gun-Club,  attaccandolo con inaudita
    violenza in ogni occasione, e la natura umana  fatta in modo tale che
    Barbicane fu pi  sensibile  all'opposizione  di  uno  solo  che  agli
    applausi di tutti gli altri.
    Tuttavia,  il  presidente dei Gun-Club sapeva bene il motivo di quella
    antipatia e di dove provenisse quell'inimicizia solitaria,  perch era
    una  cosa  personale  e  di antica data,  essendo una rivalit dettata
    dall'amor proprio.
    Il presidente del Gun-Club non  aveva  mai  visto  in  faccia  il  suo
    ostinato nemico.  Fortunatamente,  perch un incontro tra i due uomini
    avrebbe avuto di sicuro conseguenze inquietanti.  Il  rivale  era  uno
    scienziato al pari di Barbicane, temperamento fiero, audace, ostinato,
    violento,  un  vero yankee.  Lo chiamavano capitano Nicholl e viveva a
    Filadelfia.
    Tutti sanno della  strana  lotta  che  ci  fu  durante  la  Guerra  di
    secessione  tra  il  proiettile  e  la protezione metallica delle navi
    corazzate; quello era destinato a sfondare questa, che a sua volta era
    decisa a non lasciarsi forare. Di qui la trasformazione radicale nelle
    marine da guerra di tutte le nazioni dei due continenti.  Proiettile e
    corazza  metallica  ingaggiarono  una  lotta senza quartiere: l'uno si
    ingrossava,  l'altra si ispessiva in proporzione  costante.  Le  navi,
    armate di pezzi colossali,  sfidavano le bordate nemiche al riparo dei
    loro gusci invulnerabili.  Navi come la "Merrimac",  la "Monitor",  la
    "Ram-Tenesse",  la "Weckausen" (1) lanciavano palle mastodontiche dopo
    essersi ben corazzate contro i proiettili altrui.  Esse facevano  alle
    proprie  simili  ci  che  non volevano fosse fatto a loro,  principio
    immorale su cui si basa tutta l'arte della guerra.
    Ora, mentre Barbicane era stato il pi famoso fonditore di proiettili,
    Nicholl era stato il pi grande forgiatore  di  corazze.  Uno  fondeva
    notte  e  giorno  a  Baltimora,  l'altro  forgiava  giorno  e  notte a
    Filadelfia.  I loro ingegni s'arrovellavano in progetti essenzialmente
    opposti.
    Non  appena  Barbicane  inventava una nuova palla da cannone,  Nicholl
    inventava una nuova corazza.  Il presidente del  Gun-Club  passava  la
    vita a sforacchiare lamiere,  il capitano a impedirglielo.  Da ci una
    diuturna rivalit di mestiere che finiva  per  trasferirsi  sul  piano
    personale.  Nicholl appariva nei sogni di Barbicane sotto l'aspetto di
    una corazza impenetrabile contro cui  egli  andava  a  frantumarsi,  e
    Barbicane  appariva  nei  sogni  di  Nicholl come un proiettile che lo
    trapassava da parte a parte.
    Tuttavia,  pur  seguendo  strade  tanto  divergenti,   i  due  esperti
    avrebbero finito con l'incontrarsi, a dispetto di tutti gli assiomi di
    geometria;  ma  allora  il  solo  incontro possibile sarebbe stato sul
    terreno per un duello.  Per buona sorte,  questi due cittadini,  tanto
    utili  al  loro  Paese,  erano separati da una distanza di cinquanta o
    sessanta miglia,  e i loro amici avevano cosparso la  strada  di  tali
    ostacoli che essi non si incontrarono mai.
    Comunque,  non  si  sapeva quale dei due inventori avesse riportato un
    vantaggio sull'altro;  i risultati ottenuti  rendevano  difficile  una
    esatta  valutazione.  Alla  resa dei conti,  parve,  tuttavia,  che la
    corazza dovesse cedere il passo al proiettile.
    Gli esperti,  per,  avevano i  loro  dubbi.  Nelle  ultime  prove,  i
    proiettili  cilindro-conici  di  Barbicane andarono ad appuntarsi come
    spilli sulle  corazze  di  Nicholl;  quel  giorno,  il  forgiatore  di
    Filadelfia  si  ritenne vincitore e non prov pi abbastanza disprezzo
    per il suo rivale. Ma quando costui, pi tardi, sostitu il proiettile
    conico con un semplice obice di seicento libbre,  il capitano  dovette
    abbassare  la  cresta.   Effettivamente  quei  proiettili,  quantunque
    fossero  animati  da   una   mediocre   velocit   (2),   perforarono,
    frantumarono e mandarono in pezzi le corazze del miglior metallo.
    Le cose stavano a questo punto,  e la vittoria sembrava dovesse essere
    ascritta al proiettile,  quando la guerra  cess  proprio  nel  giorno
    stesso  in  cui  Nicholl realizzava un nuovo tipo di corazza d'acciaio
    forgiato!  Era un capolavoro nel suo genere,  poteva sfidare  tutti  i
    proiettili  del mondo.  Il capitano la fece trasportare al poligono di
    Washington,   sfidando  il  presidente  del  Gun-Club  a  frantumarla.
    Barbicane,  dato  che la pace ormai era stata conclusa,  non volle pi
    tentare la prova.
    Allora Nicholl infuriandosi  si  dichiar  pronto  a  esporre  la  sua
    corazza  all'urto  dei  proiettili  pi  inverosimili,  pieni,  vuoti,
    rotondi o conici.  Altro rifiuto del presidente  deciso  ormai  a  non
    compromettere il suo ultimo successo.
    Nicholl, esasperato da quella inqualificabile testardaggine, mise alla
    prova Barbicane offrendogli tutti i vantaggi. Gli propose di collocare
    la corazza a duecento iarde dal cannone. Barbicane si ostinava nel suo
    rifiuto. A cento iarde? Nemmeno a settantacinque.
    - Allora a cinquanta! - grid il capitano tramite i giornali. - La mia
    corazza a venticinque iarde, e io mi ci metter dietro!
    Barbicane  fece  rispondere  che se anche il capitano Nicholl si fosse
    messo davanti, lui non avrebbe tirato lo stesso.
    A questa  risposta  Nicholl  perdette  ogni  controllo  e  venne  agli
    attacchi  personali;  insinu che si trattasse di poltroneria;  che un
    uomo che si rifiuta di sparare un colpo  di  cannone    molto  vicino
    all'averne  paura;  che insomma questi artiglieri,  i quali oggigiorno
    combattono a sei miglia di distanza, hanno prudentemente sostituito il
    coraggio individuale con formule matematiche, e che, in pi, c' tanta
    bravura ad attendere il proiettile dietro una corazza,  quanta  ce  ne
    vuole a lanciarlo con tutte le regole d'arte.
    Barbicane non reag minimamente a siffatte insinuazioni,  forse perch
    non ne venne  a  conoscenza,  essendo  in  quei  giorni  completamente
    assorto a fare calcoli per la grande impresa.
    Quando  si divulg la notizia della famosa comunicazione fatta al Gun-
    Club, la collera del capitano arriv al parossismo.  Vi si mescolavano
    una  sconfinata  gelosia  e  un  senso  di  assoluta  impotenza.  Come
    inventare qualcosa di meglio di questo Columbiad di  novecento  piedi?
    Quale  corazza  avrebbe  mai  potuto  resistere  a  un  proiettile  di
    trentamila libbre?  Nicholl si sent,  sul primo  momento,  distrutto,
    frantumato  a  quel  colpo  di  cannone;  poi  si risollev deciso a
    polverizzare quell'assurda pretesa col peso delle sue argomentazioni.
    Attacc con molta violenza i lavori  del  Gun-Club;  scrisse  un  gran
    numero di lettere che i giornali non si rifiutarono mai di pubblicare.
    Cerc di demolire scientificamente il progetto di Barbicane. Una volta
    sceso  sul  sentiero di guerra,  chiam in suo aiuto argomentazioni di
    ogni genere e,  a dire il vero,  troppo spesso speciose e  di  cattiva
    qualit.
    All'inizio  Barbicane  venne attaccato violentemente con le sue stesse
    cifre.  Nicholl cerc di dimostrare  con  A+B  la  falsit  delle  sue
    formule,   accusandolo  di  ignorare  i  principi  fondamentali  della
    balistica. Tra gli altri errori, stando ai calcoli che aveva fatti lui
    stesso,  Nicholl,  trovava assolutamente impossibile  imprimere  a  un
    corpo qualsiasi una velocit di dodicimila iarde al secondo; sosteneva
    inoltre,  algebra alla mano, che anche con tale velocit un proiettile
    cos pesante non avrebbe  mai  oltrepassato  i  limiti  dell'atmosfera
    terrestre!  Non  sarebbe  arrivato  neanche a otto leghe!  Ma c'era di
    peggio;  pur ritenendo possibile  tale  velocit,  e  pur  ritenendola
    sufficiente,  l'obice non avrebbe resistito alla pressione dei gas che
    si sarebbero sviluppati con l'accensione di un milione e  seicentomila
    libbre di polvere, e anche se avesse resistito a questa pressione, non
    avrebbe  comunque  sopportato  quella  temperatura,  si  sarebbe  fuso
    all'uscita del Columbiad e sarebbe ricaduto sotto forma di chicchi  di
    grandine incandescenti sul cranio degli imprudenti spettatori.
    Nemmeno   a   questi   attacchi  Barbicane  mosse  ciglio  e  continu
    imperterrito il suo lavoro.
    Nicholl allora impost la questione sotto un  altro  punto  di  vista.
    Senza  parlare  della  sua  assoluta inutilit da ogni punto di vista,
    consider l'esperimento  pericolosissimo,  sia  per  i  cittadini  che
    avessero   autorizzato  con  la  loro  presenza  un  cos  disdicevole
    spettacolo,  sia per le citt vicine a quel deprecabile cannone;  fece
    altres  osservare che se il proiettile,  com'era assolutamente certo,
    non avesse raggiunto la meta,  sarebbe  ricaduto  evidentemente  sulla
    Terra,  e la caduta di una massa simile,  moltiplicata per il quadrato
    della velocit,  avrebbe danneggiato notevolmente  qualche  punto  del
    globo.  Dunque,  in una circostanza come questa,  si rendeva veramente
    necessario  l'intervento  del  governo,   e  ci  non  poteva   essere
    considerato  un attentato ai diritti dei liberi cittadini,  perch non
    bisognava mettere in pericolo la sicurezza di tutti per il piacere  di
    un solo uomo.
    Si  pu  vedere  a  quali esagerazioni si lasciasse andare il capitano
    Nicholl.  Ma era il solo a pensarla cos,  e nessuno tenne conto delle
    sue  spaventose profezie.  Lo lasciarono gridare a piacimento,  fino a
    spolmonarsi, se ci gli conveniva. Era difensore di una causa persa in
    partenza.  Stavano a sentirlo parlare,  ma non lo ascoltavano ed  egli
    non  riusc a strappare un solo ammiratore al presidente del Gun-Club.
    Questi,  del resto,  non si prese nemmeno la  briga  di  ritorcere  le
    argomentazioni del suo rivale.
    Nicholl, rincantucciato nelle sue ultime difese, e non potendo neanche
    pagare  di  persona  per  la  sua causa,  decise di pagare col proprio
    denaro.  Propose allora pubblicamente sulle pagine dell'"Enquirer"  di
    Richmond  una serie di scommesse concepite in questi termini e secondo
    una proporzione crescente.
    Egli scommise:
    1) che non si sarebbero raccolti i fondi necessari  alla  impresa  del
    Gun-Club,
    per 1000 dollari;
    2) che l'operazione della fusione di un cannone di novecento piedi era
    irrealizzabile e non sarebbe riuscita,
    per 2000 dollari:
    3)   che   sarebbe  stato  impossibile  caricare  il  Columbiad  e  la
    pirossilina  avrebbe  preso  fuoco  da  sola  per  la  pressione   del
    proiettile,
    per 3000 dollari;
    4) che il Columbiad sarebbe esploso al primo tiro,
    per 4000 dollari;
    5)  che  il  proiettile  non  sarebbe  arrivato neanche a sei miglia e
    sarebbe precipitato pochi secondi dopo il lancio,
    per 5000 dollari.

    Ecco  quanto  il  capitano,   nella  sua  irriducibile  testardaggine,
    rischiava di perdere. Si trattava di non meno di quindicimila dollari.
    Malgrado  l'importanza della scommessa,  il 19 maggio,  egli ricevette
    una lettera sigillata,  in  cui  trov  scritte  queste  magnifiche  e
    laconiche parole:

    Baltimora, 18 ottobre.
    "Accettato".

    BARBICANE.


    NOTE.

    Nota 1. Nomi di navi della marina da guerra americana.
    Nota  2.  Il  peso  della polvere impiegata era un dodicesimo del peso
    dell'obice.










    11. FLORIDA E TEXAS.

    Restava ancora una questione da decidere: scegliere  un  luogo  adatto
    all'esperimento. Secondo le istruzioni dell'Osservatorio di Cambridge,
    il   tiro   doveva   essere   diretto   perpendicolarmente   al  piano
    dell'orizzonte,  cio verso lo zenit;  ora,  la Luna sale  allo  zenit
    soltanto  nella fascia terrestre posta tra 0 e 28 gradi di latitudine,
    in altre parole, la sua declinazione  di 28 gradi gradi soltanto (1).
    Si trattava dunque di stabilire esattamente il punto del globo dove si
    sarebbe fuso il mastodontico Columbiad.
    Il 20 ottobre il Gun-Club era di nuovo riunito in  seduta  plenaria  e
    Barbicane  intervenne  con una magnifica carta degli Stati Uniti di Z.
    Belltropp. Ma,  senza lasciargli il tempo di spiegarla,  J.-T.  Maston
    aveva  chiesto  la  parola con la sua abituale veemenza,  esordendo in
    questi termini:
    - Onorevoli colleghi, la questione che oggi stiamo per affrontare  di
    grande importanza nazionale e ci offrir l'occasione  di  compiere  un
    vero atto di patriottismo.
    I  membri  del Gun-Club si guardarono senza comprendere dove l'oratore
    volesse arrivare.
    - Nessuno di voi - riprese - pensa di transigere con la  gloria  della
    Nazione, e se c' un diritto che gli Stati Uniti possono rivendicare 
    quello  di  racchiudere nelle viscere del proprio suolo il formidabile
    cannone del Gun-Club. Ora, nelle presenti circostanze...
    - Bravo Maston... - lo interruppe il presidente.
    - Permettetemi di esprimere interamente  il  mio  pensiero  -  riprese
    l'oratore. - Nelle presenti circostanze siamo costretti a scegliere un
    luogo  molto  vicino  all'equatore,  perch l'esperimento possa essere
    compiuto nelle migliori condizioni...
    - Se permettete... - intervenne Barbicane.
    - Chiedo la libera discussione delle  varie  opinioni,  -  replic  il
    bollente J.-T.  Maston - e da parte mia sostengo che il territorio dal
    quale verr lanciato il nostro glorioso  proiettile  deve  appartenere
    all'Unione.
    - Certamente! - risposero alcuni membri.
    - Ebbene,  poich le nostre frontiere non sono abbastanza estese,  e a
    sud l'oceano ci oppone una barriera insormontabile,  visto che occorre
    cercare  questo ventottesimo parallelo al di l degli Stati Uniti e in
    un paese limitrofo, ecco che si presenta un legittimo "casus belli", e
    io chiedo che si dichiari guerra al Messico!
    - Ma no! Ma no! - gridarono da tutte le parti.
    - No!  - replic J.-T.  Maston.  - Ecco una parola che mi sorprende di
    sentire in questo luogo!
    - Ma ascoltate, insomma!...
    - Mai e poi mai!  - esclam il focoso oratore. - Presto o tardi questa
    guerra si far, e io chiedo che la si dichiari oggi stesso.
    -  Maston,  -  disse  Barbicane,  facendo  detonare  con  fracasso  il
    campanello a scoppio - vi tolgo la parola!
    Maston  avrebbe  voluto  replicare,  ma alcuni colleghi intervennero e
    riuscirono a farlo tacere.
    - Sono d'accordo anch'io - disse Barbicane  -  che  l'esperimento  non
    possa  e non debba essere fatto che sul territorio dell'Unione,  ma se
    il mio impaziente amico mi avesse lasciato parlare,  se almeno  avesse
    gettato un'occhiata su una carta geografica,  saprebbe che  del tutto
    inutile dichiarare guerra ai nostri vicini,  giacch i  confini  degli
    Stati  Uniti  si  estendono  a  sud  oltre  il ventottesimo parallelo.
    Osservate: abbiamo a nostra disposizione tutta  la  parte  meridionale
    del Texas e della Florida.
    L'incidente fin l; tuttavia J.-T. Maston si lasci convincere con un
    certo rammarico.  Si decise quindi che il Columbiad sarebbe stato fuso
    o nel territorio del Texas  o  in  quello  della  Florida.  Ma  questa
    decisione  era destinata a creare una rivalit senza precedenti tra le
    citt di questi due Stati.
    Il ventottesimo parallelo,  al suo incontro con  la  costa  americana,
    attraversa  la penisola della Florida e la divide in due parti press'a
    poco uguali.  Poi,  toccando il Golfo  del  Messico,  sottende  l'arco
    formato  dalle coste dell'Alabama,  del Mississippi e della Louisiana.
    Quindi, abbandonando il Texas, di cui taglia un angolo,  attraversa il
    Messico  e,  passando  per  il Sonora,  scavalca la vecchia California
    andando a perdersi nelle acque del Pacifico.  Non vi erano dunque  che
    alcune  zone  del  Texas  e  della  Florida,  al  di  sotto  di questo
    parallelo,     nelle    condizioni    di    latitudine    raccomandate
    dall'Osservatorio di Cambridge.
    La Florida, nella sua parte meridionale, non contava citt importanti.
    Vi si incontravano soltanto fortini eretti contro gli Indiani randagi.
    Solo una citt,  Tampa-Town,  poteva avanzare dei diritti, grazie alla
    sua ubicazione.
    Nel Texas,  al contrario,  vi erano numerose  citt  importanti,  come
    Corpus  Christi,  nel  distretto  di Nueces,  e tutte le citt situate
    lungo il Rio-Bravo, Laredo, Comalites, San-Ignacio nel Web, Roma, Rio-
    GrandeCity nello Starr, Edinburg nell'Hidalgo,  Santa-Rita,  El Panda,
    Brownsville  nel  Cameron,  tutte  queste  citt  formavano  una  lega
    imponente contro le pretese della Florida.
    Cos, appena conosciuta la decisione, i rappresentanti della Florida e
    del Texas si precipitarono a Baltimora;  da quel momento il presidente
    Barbicane  e i membri del Gun-Club giorno e notte vennero assillati da
    continui reclami.  Se ben sette  citt  della  Grecia  si  disputarono
    l'onore  di  aver  dato  i  natali  a  Omero,  qui  due  interi  Stati
    minacciavano di ricorrere alle armi a causa di un cannone.
    Si videro allora quei fratelli feroci camminare armati  per  le  vie
    della  citt.  A  ogni  scontro  c'era da temere qualche conflitto che
    avrebbe avuto conseguenze disastrose.  Fortunatamente  la  prudenza  e
    l'abilit  del  presidente  Barbicane  riuscirono a scongiurare questo
    pericolo.  Le scaramucce personali ebbero come cassa  di  risonanza  i
    giornali  dei diversi Stati.  Cos il "New York Herald" e la "Tribune"
    si schierarono dalla parte del Texas,  mentre il "Times" e l'"American
    Review"  fecero  causa  comune  con i rappresentanti della Florida.  I
    membri del Gun-Club non sapevano pi a chi dare ascolto.
    Il Texas schierava orgogliosamente,  come fossero in batteria,  le sue
    ventisei  contee;  ma  la  Florida ribatteva che dodici contee possono
    valere pi di ventisei in un paese sei volte pi piccolo.
    Il Texas si faceva forte dei suoi trecentotrentamila indigeni,  ma  la
    Florida, meno estesa, si vantava d'essere in proporzione pi popolata,
    con  i  suoi  cinquantaseimila abitanti.  Inoltre accusava il Texas di
    essere contagiato da una speciale  febbre  di  palude  che  ogni  anno
    causava la perdita di varie migliaia di abitanti. E non aveva torto.
    A  loro  volta  i rappresentanti del Texas ribattevano che in fatto di
    febbri la Florida non aveva nulla da invidiare  loro  e  che  essa  si
    mostrava, quantomeno, imprudente nel ritenere malsani gli altri paesi,
    dal  momento che aveva l'onore di possedere il vomito negro in forma
    cronica. E anch'essi avevano ragione.
    Inoltre,  aggiungevano i Texani dalle colonne del "New York Herald",
    si devono dei riguardi a uno Stato in cui vegeta il pi bel cotone di
    tutta  l'America,  uno Stato che produce la migliore quercia verde per
    la costruzione delle navi,  uno Stato che possiede  eccellente  carbon
    fossile  e  miniere  di  ferro il cui rendimento  del 50% di minerale
    puro.
    A questo l'"American Review" ribatteva che  il  suolo  della  Florida,
    senz'essere cos ricco, offriva le migliori condizioni per lo stampo e
    la  fusione  del  Columbiad,  essendo  composto  di  sabbia e di terra
    argillosa.
    - Ma prima di fondere qualcosa in un paese,  - rispondevano i Texani -
    bisogna arrivarci in qualche modo, in quel paese; ora le comunicazioni
    con la Florida sono difficili, mentre la costa del Texas offre la baia
    di Galveston con le sue quattordici leghe di sviluppo e pu contenervi
    le flotte del mondo intero.
    -  Bene,  - ribattevano nuovamente i giornali che parteggiavano per la
    Florida - voi vi fate belli  con  la  vostra  baia  situata  oltre  il
    ventinovesimo grado di latitudine. Ma noi non abbiamo forse la Baia di
    Spirito  Santo  che  si  apre  esattamente  sul  ventottesimo  grado e
    attraverso la quale le navi arrivano direttamente a Tampa-Town?
    - Bella baia! - replicava il Texas. - Una baia mezzo insabbiata!
    - Insabbiati sarete voi!  - gridavano quelli della Florida.  - Non  ci
    verrete a dire che siamo un paese di selvaggi, noi.
    - Forse che i Seminole non scorazzano ancora per le vostre praterie?
    -  E  allora?  I  vostri  Apaches  e i vostri Comanches sono forse dei
    popoli civili?
    La guerra si protraeva cos da qualche giorno, quando la Florida cerc
    di trascinare il suo avversario su un altro terreno,  e una mattina il
    "Times" insinu che, essendo l'impresa essenzialmente americana, non
    poteva essere tentata che su un territorio essenzialmente americano!
    A  queste  parole i Texani sobbalzarono: Americani non lo siamo forse
    quanto voialtri?, gridarono.  Il Texas e la Florida non furono forse
    incorporati nell'Unione entrambi nel 1845?.
    - Certo, - rispose il "Times" - ma noi apparteniamo agli Americani fin
    dal 1820.
    - Lo credo bene - rispose la "Tribune", - dopo essere stati spagnoli e
    inglesi  per  duecento anni,  siete stati venduti agli Stati Uniti per
    cinque milioni di dollari.
    - E che importa! - replicavano i Floridiani.  - Dovremmo arrossire per
    questo?  Forse  che  nel  1803  la Louisiana non  stata acquistata da
    Napoleone per sedici milioni di dollari?
    - E' una vergogna! - esclamarono allora i rappresentanti del Texas.  -
    Un  miserabile  pezzetto  di  terra come la Florida osa paragonarsi al
    Texas,  che non s' venduto,  ma si  reso indipendente con le proprie
    forze,   cacciando  i  messicani  il  2  marzo  1836  e  dichiarandosi
    repubblica federativa dopo la vittoria  riportata  da  Samuel  Houston
    sulle  rive  del San-Jacinto contro le truppe di Santa-Ana!  Un paese,
    infine, che si  unito volontariamente agli Stati Uniti d'America!
    - Perch aveva paura dei Messicani! - rispose la Florida.
    Paura! Dal giorno in cui questa parola, troppo forte per la verit, fu
    pronunciata,  la  situazione  divenne  intollerabile.   Si  temeva  un
    massacro  tra gli uomini delle due fazioni per le strade di Baltimora.
    Si dovettero controllare a vista i rappresentanti dei due Stati.
    Il presidente Barbicane non sapeva dove sbattere la testa.  A casa sua
    piovevano  appunti,  documentazioni  e  anche  lettere minatorie.  Che
    partito doveva prendere?  Dal punto di  vista  della  convenienza  del
    territorio,  della  facilit  di  comunicazione  e  della rapidit dei
    trasporti, i due Stati presentavano le stesse convenienze. Quanto alle
    personalit  politiche,  esse  non  avevano  nulla  a  vedere  con  la
    questione.
    Ora,  questa esitazione,  questo imbarazzo era durato fin troppo,  per
    cui Barbicane decise di uscirne;  riun i colleghi e propose loro  una
    soluzione che si dimostrer, come vedremo, profondamente saggia.
    - Considerando bene - disse - quello che sta succedendo tra la Florida
    e il Texas,   evidente che le stesse difficolt si riscontreranno tra
    le citt dello Stato prescelto.  La rivalit scender dal genere  alla
    specie,  dallo  Stato  alla citt,  ecco tutto.  Ora il Texas possiede
    undici citt nelle condizioni volute,  ed esse si disputeranno l'onore
    dell'impresa, creandoci nuovi fastidi, mentre la Florida non ne ha che
    una. Vada dunque per la Florida e per Tampa-Town!
    Questa  decisione,   appena  resa  pubblica,  cre  il  panico  tra  i
    rappresentanti del Texas.  Furono colti  da  indescrivibile  furore  e
    indirizzarono  provocazioni personali ai vari membri del Gun-Club.  Ai
    magistrati di Baltimora non rest che un partito da prendere  ed  essi
    lo presero.  Predisposero un treno speciale e vi caricarono, volenti o
    nolenti,  i Texani,  che lasciarono Baltimora alla velocit di  trenta
    miglia all'ora.
    Ma  per  quanto  fossero  stati rispediti a casa in gran fretta,  essi
    ebbero il tempo di gettare un ultimo minaccioso sarcasmo all'indirizzo
    dei loro avversari.
    Alludendo alla scarsa larghezza della Florida,  quasi una striscia  di
    terra stretta tra due mari,  predissero che essa non avrebbe resistito
    alla scossa del tiro e sarebbe saltata  in  aria  al  primo  colpo  di
    cannone.
    - Ebbene,  salti pure in aria!  - risposero quelli della Florida,  con
    una frase laconica, degna degli antichi stoici.

    NOTE.

    Nota 1.  La declinazione di un astro  la sua latitudine  nella  sfera
    celeste, l'ascensione retta ne  la longitudine.


















    12. URBI ET ORBI.

    Una   volta   superate   le  difficolt  astronomiche,   meccaniche  e
    topografiche, si presentava il problema del finanziamento. Si trattava
    di  procurarsi  una  enorme  somma  di  denaro  per  l'esecuzione  del
    progetto.  Nessun  privato  e  forse neppure uno Stato da solo avrebbe
    potuto disporre dei milioni necessari.
    Il presidente Barbicane,  bench si trattasse di un'impresa americana,
    decise  di  farne un avvenimento di interesse universale e di chiedere
    alle varie Nazioni una cooperazione finanziaria.  Infatti  apparteneva
    al  comune  diritto e alla cultura dei popoli intervenire negli affari
    riguardanti il satellite  della  Terra.  La  sottoscrizione  aperta  a
    questo scopo si estese da Baltimora al mondo intero, "urbi et orbi".
    A  questa  sottoscrizione  arrise  un successo oltre ogni aspettativa.
    Eppure si trattava di denaro da darsi  a  fondo  perduto,  non  di  un
    prestito.   L'operazione  era  puramente  disinteressata,   nel  senso
    letterale della parola, e non offriva alcun vantaggio materiale.
    Ma l'effetto della comunicazione di Barbicane  non  si  era  arrestato
    alle  frontiere  degli  Stati  Uniti;  aveva  varcato l'Atlantico e il
    Pacifico,  invadendo allo stesso tempo l'Asia,  l'Europa,  l'Africa  e
    l'Oceania. Gli osservatri astronomici dell'Unione si misero subito in
    contatto con gli osservatri dei paesi stranieri;  alcuni, come quelli
    di Parigi, di Pietroburgo, di Citt del Capo,  di Berlino,  di Altona,
    di Stoccolma,  di Varsavia,  di Amburgo,  di Budapest,  di Bologna, di
    Malta, di Lisbona, di Benares, di Madras e di Pechino fecero pervenire
    i loro complimenti al Gun-Club;  gli altri si mantennero  in  prudente
    aspettativa.
    In  quanto  all'Osservatorio  di Greenwich,  esso,  con l'approvazione
    delle altre ventidue installazioni astronomiche della  Gran  Bretagna,
    fu  categorico:  non  vi era nessuna possibilit di successo,  cos si
    alline  con  le  teorie  del  capitano  Nicholl.   E  mentre  diverse
    associazioni  di  esperti  promettevano  di  inviare i loro delegati a
    Tampa-Town, la direzione di Greenwich, riunita in assemblea,  stralci
    brutalmente  dall'ordine  del  giorno  la  proposta di Barbicane.  Era
    gelosia inglese, bell'e buona. Nient'altro.
    In definitiva l'effetto prodotto nel mondo intero fu eccellente  e  si
    trasmise    alle   masse,    che   in   generale   si   appassionarono
    all'esperimento. Fatto di grande importanza,  dal momento che le masse
    dovevano essere invitate a sottoscrivere un capitale considerevole.
    L'8  ottobre,  il  presidente  Barbicane  aveva  lanciato un manifesto
    pervaso d'entusiasmo e nel quale egli  faceva  appello  a  tutti  gli
    uomini di buona volont sulla Terra.  Il documento, tradotto in tutte
    le lingue, ebbe molto successo.
    Le sottoscrizioni furono aperte nelle  principali  citt  dell'Unione,
    per  essere  poi  convogliate  alla  Banca  di Baltimora,  9 Baltimore
    Street;  per le altre nazioni dei vari continenti le sottoscrizioni si
    versavano:

    a Vienna, presso S.-M. de Rothschild;
    a Pietroburgo, presso Stieglitz e C.;
    a Parigi, al Crdit mobilier;
    a Stoccolma, presso Tottie e Arfuredson;
    a Londra, presso N.-M. de Rothschild e Figli;
    a Torino, presso Ardouin e C.;
    a Berlino, presso Mendelssohn;
    a Ginevra, presso Lombard, Odier e C.;
    a Costantinopoli, alla Banca Ottomana;
    a Bruxelles, presso S. Lambert;
    a Madrid, presso Daniel Weisweller;
    ad Amsterdam, al Credito Olandese;
    a Roma, presso Torlonia e C.;
    a Lisbona, presso Lecesne;
    a Copenaghen, alla Banca Privata;
    a Buenos Aires, alla Banca Maua;
    a Rio de Janeiro, stessa banca;
    a Montevideo, stessa banca;
    a Valparaiso, presso Thomas La Chambre e C.;
    a Citt del Messico, presso Martin Daran e C.;
    a Lima, presso Thomas La Chambre e C.

    Tre  giorni  dopo  il manifesto del presidente Barbicane,  nelle varie
    citt dell'Unione erano gi stati versati quattro milioni di  dollari.
    Con un simile acconto il Gun-Club poteva gi mettersi in cammino.
    Pochi  giorni  dopo  poi  cominciarono ad arrivare resoconti dai quali
    l'America apprese che le sottoscrizioni straniere venivano  fatte  con
    vero  slancio.  Certi  Paesi  si distinguevano per la loro generosit,
    altri si sbottonavano meno facilmente. Questione di temperamento.
    Del resto le cifre  sono  pi  eloquenti  delle  parole,  ed  ecco  la
    relazione  ufficiale delle somme,  che al termine della sottoscrizione
    vennero accreditate al Gun-Club.
    La  Russia  vers  quale   suo   contributo   la   grossa   cifra   di
    trecentosessantottomila settecentotrentatr rubli. Non c' da stupirsi
    se  si  pensa  alla passione dei Russi per la ricerca scientifica e al
    progresso che essi hanno compiuto negli studi astronomici,  grazie  ai
    numerosi osservatri, il principale dei quali  costato due milioni di
    rubli.
    La Francia cominci col ridere della pretesa degli Americani.  La Luna
    serv a pretesto di mille  motti  di  spirito,  abusati,  e  forn  il
    soggetto  a  una ventina di commedie leggere,  in cui il cattivo gusto
    faceva a gara con l'ignoranza.  Ma,  come in  altri  tempi  in  cui  i
    Francesi pagarono dopo avere cantato, questa volta pagarono dopo avere
    riso    e    sottoscrissero    per    una    somma   di   un   milione
    duecentocinquantatremila novecentotrenta  franchi.  A  questo  prezzo,
    essi ebbero il diritto di scherzare un poco.
    L'Austria  si  mostr  abbastanza  generosa  nonostante  le difficolt
    finanziarie che stava attraversando.  La sua contribuzione arriv alla
    somma di duecentosedicimila fiorini, che furono i benvenuti.
    Svezia  e  Norvegia  contribuirono  con  la  somma di cinquantaduemila
    rixdales.  La cifra era considerevole se comparata ai  due  Paesi;  ma
    sarebbe  stata  certamente  pi  cospicua  se la sottoscrizione avesse
    avuto luogo anche a Cristiania oltre che a Stoccolma.  Per una ragione
    o  per  l'altra  i  Norvegesi non gradiscono inviare il loro denaro in
    Svezia.
    La Prussia testimoni la sua alta  approvazione  all'impresa  spaziale
    con l'invio di duecentocinquantamila talleri.  I suoi vari osservatri
    premettero per una pi cospicua somma e si mostrarono i  pi  calorosi
    nell'incoraggiare il presidente Barbicane.
    La   Turchia  si  comport  con  generosit;   oltretutto,   essa  era
    personalmente interessata in quell'affare; la Luna infatti regolava il
    corso dei suoi anni e il digiuno del Ramadan.  Non pot quindi fare  a
    meno  di  donare  un  milione trecentosettantaduemila seicentoquaranta
    piastre e le diede con un ardore tale che  denunciava,  tuttavia,  una
    certa pressione da parte del governo della Porta.
    Il Belgio si distinse tra tutti gli Stati di second'ordine con un dono
    di   cinquecentotredicimila   franchi,   quasi  dodici  centesimi  per
    abitante.
    L'Olanda  e  le  sue  colonie  si  interessarono  all'operazione   con
    centodiecimila fiorini, limitandosi a chiedere soltanto uno sconto del
    5% poich pagavano in contanti.
    La Danimarca,  pur cos piccola territorialmente, don novemila ducati
    fini, il che prova l'amore dei Danesi per le spedizioni scientifiche.
    La Confederazione Germanica si impegn per trentaquattromila  duecento
    ottantacinque  fiorini;  non le si poteva chiedere di pi,  perch non
    avrebbe dato altro.
    Nonostante   fosse   in   difficolt   finanziarie,   l'Italia   trov
    duecentomila  lire  nelle  tasche  dei  suoi bambini,  dopo avergliele
    rivoltate ben bene.  Se avesse avuto il Veneto,  avrebbe  potuto  fare
    meglio, ma il Veneto non lo aveva.
    Lo  Stato  Pontificio  non credette di poter mandare meno di settemila
    quaranta scudi romani e il Portogallo spinse il suo interesse  per  la
    scienza fino a trentamila cruzades.
    Quanto  al  Messico,  si  tratt  dell'obolo della vedova,  ottantasei
    piastre forti,  ma si sa che gli imperi  in  via  di  formazione  sono
    sempre un po' in difficolt finanziarie.
    Duecentocinquantasette franchi,  questo fu il modesto contributo della
    Svizzera all'impresa americana.  Occorre per dire francamente che  la
    Svizzera  non  vedeva  il  lato  pratico di quella operazione;  non le
    sembrava che il fatto di inviare un proiettile  sulla  Luna  fosse  di
    natura tale da stabilire rapporti di affari con l'astro delle notti, e
    le sembrava poco prudente impegnare i suoi capitali in un'impresa cos
    aleatoria.  Pu  anche  darsi,  dopo  tutto,  che  la  Svizzera avesse
    ragione.
    Alla Spagna fu impossibile mettere insieme pi di centodieci reali.  E
    addusse  la scusa che aveva le ferrovie da terminare.  La verit  che
    la scienza non era ben vista in quel paese, ancora alquanto arretrato.
    E poi certi Spagnoli,  e non  dei  meno  istruiti,  non  si  rendevano
    assolutamente  conto  della  sproporzione  esistente  tra la massa del
    proiettile e quella della Luna;  essi temevano che avrebbe  scombinato
    la sua orbita, turbato le sue funzioni di satellite, provocando la sua
    caduta sulla superficie del globo terrestre.  In tal caso,  era meglio
    astenersi. Ed  quello che fecero, a parte l'invio di qualche reale.
    Rimaneva l'Inghilterra. Sappiamo con quale sprezzante antipatia avesse
    accolto la proposta di Barbicane.  I venticinque milioni  di  abitanti
    della  Gran Bretagna sono una stessa e sola anima.  Essi fecero capire
    che l'impresa  del  Gun-Club  era  contraria  al  principio  del  non
    intervento e non mollarono nemmeno un farthing.
    A  questa  notizia  il  Gun-Club  si limit a fare spallucce e torn a
    badare alla sua grande impresa spaziale.  Quando  l'America  del  Sud,
    cio  il  Per,  il  Cile,  il  Brasile,  le province Rioplatensi e la
    Colombia,  ebbero versato la quota di partecipazione  di  trecentomila
    dollari,  il  Gun-Club si trov tra le mani un capitale considerevole,
    di cui ecco il conto totale:

    Sottoscrizione degli Stati Uniti: 4000000 dollari.
    Sottoscrizioni straniere: 1446675 dollari.
    Totale: 5446675 dollari.

    Erano    dunque     cinque     milioni     quattrocentoquarantaseimila
    seicentosettantacinque dollari che il pubblico versava nelle casse del
    Gun-Club.
    Non  ci  si meravigli della cospicua cifra.  Il lavoro di fusione,  la
    muratura,  il trasporto degli operai e  la  loro  sistemazione  in  un
    territorio quasi disabitato, la escavazione dei pozzi e la costruzione
    delle officine,  l'esplosivo, il proiettile, gli imprevisti, stando al
    preventivo,  dovevano assorbirla tutta a poco a poco.  Certi colpi  di
    cannone  sparati  durante la guerra di Secessione erano costati fino a
    mille dollari;  quello del presidente Barbicane,  unico  negli  annali
    dell'artiglieria,  poteva  permettersi  il lusso di costare cinquemila
    volte di pi.
    Il  20  ottobre  venne  concluso  un  contratto  con  la  fabbrica  di
    Goldspring,  situata  nei  pressi  di New York,  che durante la guerra
    aveva fornito  a  Parrott  i  migliori  cannoni  di  ghisa.  L'accordo
    prevedeva che la ditta in questione si sarebbe impegnata a trasportare
    nella  citt  di Tampa-Town,  nella Florida meridionale,  il materiale
    necessario  alla  fusione  del  Columbiad.  Il  lavoro  doveva  essere
    ultimato  al  pi  tardi entro il 15 ottobre dell'anno seguente,  e il
    cannone consegnato in buone condizioni, pena la multa di cento dollari
    al giorno, fino alla data in cui la Luna si sarebbe ripresentata nelle
    medesime condizioni,  vale a dire dopo diciotto anni e undici  giorni.
    L'ingaggio  degli  operai,  le  loro paghe,  la sistemazione di quanto
    necessario, erano a carico della compagnia di Goldspring.
    Questo contratto,  stilato in duplice copia e  in  buona  fede,  venne
    sottoscritto  da  I.  Barbicane,  presidente  del  Gun-Club,  e  da J.
    Murchison direttore della fabbrica di Goldspring, e cos venne sancito
    l'accordo tra le due parti contraenti.



    13. STONE'S-HILL.

    Dopo la scelta fatta dai membri del  Gun-Club  a  scapito  del  Texas,
    ognuno  in  America,  dove  tutti sanno leggere,  si fece un dovere di
    studiare la geografia della Florida.  I librai non avevano mai venduto
    tante copie del "Bartram's travel in Florida" (Viaggio in Florida,  di
    Bartram),  della "Roman's natural htstory of East  and  West  Florida"
    (Storia naturale della Florida Orientale e Occidentale, di Roman), del
    "William's  territory  of  Florida"  (Il territorio della Florida,  di
    William) e del "Cleland on the  culture  of  the  Sugar-Cane  in  East
    Florida"  (La coltura della canna da zucchero nella Florida Orientale,
    di  Cleland).  Si  stamparono  subito  nuove  edizioni,  che  andarono
    anch'esse a ruba.
    Barbicane  preferiva fare piuttosto che leggere;  voleva seguire con i
    propri occhi e indicare il posto per la  collocazione  del  Columbiad.
    Cos,   senza   perdere   altro   tempo,   egli  mise  a  disposizione
    dell'Osservatorio di Cambridge i fondi necessari alla  costruzione  di
    un telescopio, tratt con la ditta Breadwill e C. di Albany la fusione
    del proiettile di alluminio, quindi, accompagnato da J.-T. Maston, dal
    maggiore  Elphiston  e  dal  direttore  della  fabbrica di Goldspring,
    lasci Baltimora.
    Il giorno dopo i quattro compagni di viaggio giunsero a  New  Orleans.
    Qui  si  imbarcarono  immediatamente sul "Tampico",  una vedetta della
    marina federale che il governatore aveva messo a loro disposizione,  e
    appena  accesi  i  motori,  le  coste della Louisiana si allontanarono
    dalla loro vista.
    Non fu una traversata lunga;  due giorni dopo  il  Tampico  aveva  gi
    percorso   le   quattrocento  ottanta  miglia  e  avvistava  la  costa
    floridiana.  Mentre si avvicinavano,  Barbicane  intravide  una  terra
    bassa,  piatta,  di  arido  aspetto.  Dopo avere bordeggiato lungo una
    serie di insenature ricche di ostriche  e  di  gamberi,  il  "Tampico"
    entr nella baia di Spirito Santo.
    Questa  baia  si  divide in due rade allungate,  la rada di Tampa e la
    rada di Hillisboro,  di cui il piroscafo doppi subito  l'imboccatura.
    Poco  dopo il forte Broocke metteva in vista le sue batterie radenti i
    flutti,  mentre appariva la citt di  Tampa,  negligentemente  distesa
    lungo  l'arco  del porticciolo naturale,  formato dalla foce del fiume
    Hillisboro.
    Qui attracc il "Tampico" alle sette di sera del 22 ottobre; i quattro
    passeggeri scesero immediatamente a terra.
    Barbicane si sent battere il cuore con violenza  nel  calpestare  col
    piede  il  suolo  floridiano;  gli sembrava d'essere un architetto che
    tasta una casa per provarne la solidit. J.-T.  Maston gratt la terra
    col suo uncino di ferro.
    -  Signori,  -  disse  a questo punto Barbicane - non abbiamo tempo da
    perdere; domani monteremo a cavallo per una ricognizione del Paese.
    Mentre Barbicane sbarcava dal piroscafo,  i tremila abitanti di Tampa-
    Town  gli erano andati incontro,  onore questo meritato dal presidente
    del Gun-Club che li aveva favoriti con la sua scelta. Lo accolsero con
    fragorose acclamazioni,  ma  Barbicane  si  sottrasse  alle  ovazioni,
    raggiunse  la  sua  camera  nell'albergo Franklin e non volle ricevere
    nessuno. La parte dell'uomo celebre non gli andava proprio a genio.
    La mattina del giorno seguente,  23 ottobre,  sotto  le  sue  finestre
    scalpitavano  cavalli di razza spagnola,  piccoli ma pieni di vigore e
    di fuoco. Non erano per quattro, ma cinquanta,  con i loro cavalieri.
    Barbicane  discese  in  compagnia  dei tre compagni di viaggio,  e non
    nascose il suo stupore di trovarsi in mezzo a  una  simile  cavalcata.
    Not  anche  che  ogni  cavaliere  portava  una  carabina a tracolla e
    pistole nelle fondine. La ragione di tutto quello spiegamento di forze
    gli venne subito spiegato da un giovane floridiano, che gli disse:
    - Signore, ci sono in giro i Seminole.
    - Quali Seminole?
    - Selvaggi che scorrazzano per le praterie,  e  ci    parso  prudente
    procurarvi una scorta.
    -  Macch scorta!  - esclam J.-T.  Maston,  montando in groppa al suo
    cavallo.
    - A ogni modo, - soggiunse il floridiano -  pi sicuro cos.
    - Signori,  - disse Barbicane - vi ringrazio per le vostre attenzioni.
    E adesso in marcia!
    Il  drappello  si  mosse  immediatamente  e  disparve in una nuvola di
    polvere.  Erano le  cinque  del  mattino,  il  sole  gi  era  apparso
    all'orizzonte e il termometro segnava ottantaquattro gradi (1);  ma la
    fresca brezza del mattino mitigava la calura.
    Uscendo dalla citt  di  Tampa,  Barbicane  prese  la  direzione  sud,
    seguitando  lungo  la  costa  in modo da raggiungere il "creek" (2) di
    Alifia.  Questo piccolo corso d'acqua si va a gettare  nella  baia  di
    Hillisboro dodici miglia a sud dell'abitato di Tampa-Town. Barbicane e
    la sua scorta ne costeggiarono la riva destra,  che scendeva diritta a
    oriente.  Ben presto le acque della baia disparvero dietro una piccola
    altura e al loro sguardo apparve la campagna floridiana.
    La  Florida  si  divide  in due parti;  una a nord pi popolosa e meno
    abbandonata, ha Tallahassee, per capitale, e Pensacola,  che  uno dei
    principali  arsenali  marittimi degli Stati Uniti;  e un'altra parte a
    sud,  stretta fra l'Atlantico e il Golfo del Messico,  che la  cingono
    con le loro acque; questa  una penisoletta, e quasi un'isola, corrosa
    dalla  Corrente  del  Golfo,  un  cuneo di terra che si insinua tra un
    piccolo arcipelago incessantemente attraversato  dalle  numerose  navi
    del canale di Bahama. E' la sentinella avanzata sul Golfo delle grandi
    tempeste.  La  superficie  di  questo  Stato  era di trentotto milioni
    trentatremila duecentosessantasette acri (3),  tra i  quali  bisognava
    sceglierne  uno  situato  al  di  sotto  del  ventottesimo parallelo e
    conveniente all'impresa; perci Barbicane, mentre cavalcava, esaminava
    attentamente  la  configurazione  del  terreno  e  la  sua   peculiare
    struttura.
    La  Florida,  scoperta  da  Juan Ponce de Lon la domenica delle Palme
    dell'anno 1512,  fu  all'inizio  chiamata  Pasqua  Fiorita.  Essa  non
    meritava  certo  questo  magnifico  appellativo,  con le coste aride e
    brulle che offriva.  Ma a qualche miglio dalla  riva,  la  natura  del
    terreno  mutava  gradatamente e il paesaggio si mostrava degno del suo
    nome,  il suolo era solcato da una rete di "creeks",  di torrenti,  di
    corsi  d'acqua,  di  stagni  e  di  laghetti;  si  aveva l'impressione
    d'essere  in  Olanda  o  nella  Guyana;   poi   la   campagna   andava
    sensibilmente elevandosi fino a formare degli altipiani ben coltivati,
    ove  crescevano tutte le specie di vegetali del nord e del sud,  e dei
    campi a perdita d'occhio,  in cui il sole  dei  tropici  e  le  acque,
    mantenute in superficie dal terreno argilloso,  favorivano ogni genere
    di coltivazioni;  poi apparvero piantagioni di ananas,  di ignami,  di
    tabacco,  di riso, di cotone e di canna da zucchero che si estendevano
    a  perdita  d'occhio,  esponendo  le  loro  ricchezze  con  noncurante
    prodigalit.
    Barbicane  pareva  molto  soddisfatto  nel  constatare  il progressivo
    rilievo del terreno,  e quando J.-T.  Maston lo  interrog  su  questo
    argomento, rispose:
    - Egregio amico, abbiamo molto interesse a fondere il nostro Columbiad
    su un'altura.
    - Per essere pi vicini alla Luna? - disse il segretario del Gun-Club.
    - No - rispose Barbicane,  sorridendo. - Che importanza potrebbe avere
    qualche tesa in pi o in meno?  Ma su terreni elevati i nostri  lavori
    procederanno pi speditamente;  non dovremo lottare contro le acque ed
    eviteremo cos la  costruzione  di  condutture  lunghe  e  costose,  e
    dobbiamo tenerne conto,  dal momento che si tratta di scavare un pozzo
    profondo novecento piedi.
    - Avete ragione - disse l'ingegner Murchison;  - si dovranno  evitare,
    per  quanto possibile,  i corsi d'acqua durante lo scavo,  tuttavia se
    incontreremo delle sorgenti,  cercheremo di esaurirle  con  le  nostre
    macchine oppure di farle deviare. Non si tratta qui di forare un pozzo
    artesiano,  stretto e oscuro,  dove la trivella, la boccola, la sonda,
    in una parola ogni attrezzo, lavorano alla cieca. No,  noi opereremo a
    cielo aperto,  in pieno giorno,  con zappa e piccone,  e con l'ausilio
    delle mine, se occorrer, procederemo con rapidit.
    - Tuttavia,  - continu Barbicane - se,  grazie  alla  elevazione  del
    terreno  e alla sua natura,  potremo evitare la difficolt delle acque
    sotterranee,  il lavoro sar pi rapido e pi perfetto;  dunque faremo
    il  possibile  per  aprirci  una trincea in un terreno posto a qualche
    centinaio di tese sul livello del mare.
    - Avete ragione,  signor Barbicane,  e,  se non mi sbaglio,  tra  poco
    troveremo il luogo adatto.
    - Ah, quanto vorrei che fossimo gi al primo colpo di piccone! - disse
    il presidente.
    - E io all'ultimo! - esclam J.-T. Maston.
    -  Vedrete che ci arriveremo,  signori,  - intervenne l'ingegnere - e,
    credetemi,  la compagnia di Goldspring non dovr pagare multe  per  il
    ritardo.
    - Per santa Barbara,  avete ragione!  - replic J.-T.  Maston. - Cento
    dollari al giorno fino a quando la Luna non si presenter nelle stesse
    condizioni, e cio per diciotto anni e undici giorni!  Sapete bene che
    la somma ammonterebbe a seicentocinquantottomila dollari...
    - No,  signore,  non lo sappiamo, - rispose l'ingegnere - e non avremo
    bisogno di apprenderlo.
    Verso le dieci del mattino il drappello di  cavalieri  aveva  percorso
    una dozzina di miglia; alla campagna coltivata era succeduta allora la
    regione delle foreste, dov'erano piante delle pi svariate specie, con
    profusione  tropicale.  Le  foreste,  quasi  impenetrabili,  offrivano
    melograni, aranci, limoni, fichi, olivi, albicocchi, banani, e viti, i
    cui frutti e fiori  rivaleggiavano  in  colore  e  profumo.  All'ombra
    odorosa  di  quei  magnifici  alberi  cantavano e volavano uccelli dai
    colori appariscenti,  tra i quali spiccavano le sgarze,  il  cui  nido
    doveva essere uno scrigno, per essere degno di quei gioielli di piume.
    J.-T. Maston e il maggiore, in mezzo a una natura cos lussureggiante,
    non  potevano  fare  a meno di attardarsi ad ammirare quelle splendide
    bellezze.  Ma  il  presidente  Barbicane,   poco  sensibile  a  quelle
    meraviglie,  aveva  fretta di proseguire;  quel paese cos fertile gli
    dispiaceva proprio per la sua  fertilit;  e  senz'essere  rabdomante,
    sentiva  la  presenza  dell'acqua sotto i piedi e cercava,  ma invano,
    qualche indizio di terreno arido.
    Intanto si andava avanti;  attraversavano a guado i fiumi,  non  senza
    pericolo,  perch  erano  infestati  di caimani lunghi dai quindici ai
    diciotto piedi.  J.-T.  Maston agitava  il  suo  uncino  in  segno  di
    minaccia,  ma non riusciva a spaventare che i pellicani, le alzavole e
    i palmipedi fetonti,  selvaggi abitatori di quelle  sponde,  mentre  i
    grandi fenicotteri rossi lo guardavano con aria di stupore.
    Anche  questi  ospiti delle regioni umide sparirono a loro volta;  gli
    alberi meno grossi  si  disperdevano  in  boschi  sempre  meno  fitti;
    qualche  gruppo  isolato  si  vedeva ancora nel mezzo della sconfinata
    pianura, dove fuggivano mandrie di daini spauriti.
    - Finalmente! - esclam Barbicane, drizzandosi sulle staffe.  - Eccoci
    alla regione dei pini!
    - E dei selvaggi - soggiunse il maggiore.
    Infatti  all'orizzonte  erano comparsi alcuni Seminole;  si agitavano,
    correvano  dall'uno  all'altro  in  sella  ai  loro  veloci   cavalli,
    brandendo lunghe lance e scaricando i loro fucili a sorda detonazione;
    ma  si  limitavano soltanto a queste dimostrazioni ostili,  senza dare
    fastidio a Barbicane e ai suoi compagni.  Costoro occupavano,  in quel
    momento, il centro di una spianata rocciosa, un vasto spazio scoperto,
    di  vari  acri,  fustigato dai raggi cocenti del sole.  Formato da una
    larga tumescenza di terreno,  pareva offrire ai membri del Gun-Club le
    condizioni ideali per il piazzamento del Columbiad.
    - Alt! - disse Barbicane, fermandosi. - Che nome ha questo luogo?
    - Si chiama Stone's-Hill (4) - rispose uno dei Floridiani.
    Barbicane,  senza pronunciare parola,  pose il piede a terra,  prese i
    suoi  strumenti  e  cominci  a  rilevare  la  posizione  con  estrema
    esattezza;  il  drappello di cavalieri,  in cerchio attorno a lui,  lo
    osservava in profondo silenzio.
    In quel momento la posizione del sole indicava che era appena  passato
    mezzogiorno.  Barbicane,  dopo  qualche istante,  elenc rapidamente i
    risultati delle sue osservazioni, dicendo:
    - Questo luogo  situato a trecento  tese  sul  livello  del  mare,  a
    ventisette  gradi e sette primi di latitudine e a cinque gradi e sette
    primi di longitudine ovest (5);  mi sembra che possa offrire,  per  la
    sua natura arida e rocciosa,  le condizioni favorevoli all'impresa. E'
    dunque su questa altura che sorgeranno i nostri magazzini,  le  nostre
    officine,  i nostri forni e le baracche per gli operai; ed  da questo
    punto - ripet battendo il piede sulla cima di Stone's-Hill -  che  il
    nostro proiettile salir verso gli spazi del mondo solare!


    NOTE.

    Nota 1. Ottantaquattro gradi del termometro Fahrenheit, corrispondenti
    a 28 gradi centigradi.
    Nota 2. "Creek"  un piccolo corso d'acqua.
    Nota    3.     Quindici    milioni,    trecentosessantacinquemila    e
    quattrocentoquaranta ettari.
    Nota 4. Collina di pietra.
    Nota 5. Dal meridiano di Washington. La differenza con il meridiano di
    Parigi  di 79 gradi 22 primi: questa longitudine  perci  in  misura
    francese 83 gradi 25 primi.



    14. ZAPPA E CAZZUOLA.

    Quella  sera medesima Barbicane e i suoi compagni rientrarono a Tampa-
    Town  di  dove  l'ingegnere  Murchison  si  imbarcava  nuovamente  sul
    "Tampico"  alla  volta  di  New  Orleans.  Doveva  ingaggiare  un vero
    esercito di operai  e  trasportare  la  maggior  parte  dei  materiali
    occorrenti.  I  membri  del  Gun-Club  si  fermarono  a Tampa-Town per
    organizzarvi i primi lavori, servendosi della mano d'opera del luogo.
    Otto giorni dopo aver salpato le ncore,  il "Tampico" faceva  ritorno
    alla  baia  di  Spirito Santo con una flottiglia di battelli a vapore.
    Murchison riusc ad assumere mille e cinquecento  operai.  Durante  il
    triste  periodo  della  schiavit egli avrebbe sciupato invano tempo e
    sforzi. Ma da quando l'America, la terra della libert,  non aveva pi
    che uomini liberi nel suo seno, costoro accorrevano da ogni parte alla
    richiesta di mano d'opera ben retribuita.  Ora,  il denaro non mancava
    al Gun-Club;  e a questi operai vennero offerti  un  salario  alto,  e
    gratifiche considerevoli e proporzionate.  Ogni operaio ingaggiato per
    la Florida, al termine del periodo di lavoro, poteva contare su un bel
    gruzzolo depositato a suo nome presso la banca di Baltimora. Murchison
    non ebbe perci che l'imbarazzo della scelta e pot mostrarsi esigente
    sulla intelligenza e  l'abilit  dei  suoi  lavoratori.  Possiamo  ben
    credere che egli si assicurasse, per la sua laboriosa legione, il fior
    fiore dei meccanici,  dei fuochisti, dei fonditori, dei fornaciai, dei
    minatori,  dei mattonai  e  dei  manovratori  d'ogni  genere,  neri  o
    bianchi,  senza  distinzione  di  colore.  Molti  portarono  con s la
    famiglia. Fu una vera emigrazione.
    Alle dieci del mattino del 31 ottobre,  questo piccolo esercito sbarc
    sulle banchine del porto di Tampa-Town; si pu immaginare il movimento
    e  l'animazione  che  si  cre  in quella cittadina,  che da un giorno
    all'altro si vide raddoppiare la  popolazione.  Effettivamente  Tampa-
    Town  avrebbe guadagnato molto da quella iniziativa del Gun-Club,  non
    per la presenza di tanti operai,  che furono avviati subito a Stone's-
    Hill, ma grazie all'affluenza di curiosi che, da ogni parte del mondo,
    cominciarono ad arrivare nella penisola della Florida.
    Nei  primi  giorni  gli  operai  lavorarono  a  scaricare il materiale
    portato dal piroscafo,  macchine e viveri,  insieme con un gran numero
    di  case  prefabbricate  in  lamiera  e  pezzi  smontabili e numerati.
    Intanto Barbicane piantava  i  primi  paletti  del  tracciato  di  una
    ferrovia  lunga  quasi  quindici  chilometri  e  destinata a collegare
    Stone's-Hill con Tampa-Town.
    Sappiamo in quali condizioni vengono costruite  le  linee  ferroviarie
    americane;  capricciose nei giri,  ardite nei percorsi, senza economia
    di incroci e terrazze,  scalando colline o gi nei ripidi pendii delle
    vallate,  con  tagli  alla cieca e senza badare alla linea retta;  una
    ferrovia cos non costa molto n crea grosse difficolt,  solo che  si
    deraglia e si balla in piena libert. La ferrovia che un Tampa-Town a
    Stone's-Hill  non  fu  che  una bagattella,  n ci fu bisogno di molto
    tempo o di molto denaro per costruirla.
    Barbicane era  l'animatore  di  tutta  quella  gente  accorsa  al  suo
    richiamo;  egli la rincuorava,  le comunicava il suo dinamismo, il suo
    entusiasmo, la sua certezza; lo si vedeva dappertutto,  come se avesse
    il dono dell'ubiquit,  e sempre in compagnia dell'inseparabile angelo
    custode,  J.-T.  Maston.  Il suo spirito pratico si esplicava in mille
    invenzioni.  Nessun  ostacolo  o  difficolt  riuscivano a metterlo in
    imbarazzo; faceva il muratore, il minatore, il meccanico con la stessa
    perizia con cui faceva l'artigliere,  quindi aveva risposte  giuste  a
    tutte  le  domande  e  soluzioni  per  tutti i problemi.  Si manteneva
    costantemente in corrispondenza con il Gun-Club o con le  officine  di
    Goldspring,  e  giorno e notte,  a luci accese,  con le caldaie sempre
    sotto pressione,  il "Tampico" attendeva nella rada di  Hillisboro  un
    suo ordine per salpare le ancore.
    Barbicane  lasci Tampa-Town il primo novembre con un gruppo di operai
    e il  giorno  dopo  intorno  a  Stone's-Hill  cominciarono  a  sorgere
    baracche metalliche,  una piccola citt recinta con palizzate, che per
    la sua animazione e per il  fervore  di  opere  presto  sarebbe  stata
    scambiata  per  una  delle  grandi  citt  dell'Unione.  La vita vi fu
    regolata disciplinatamente e i lavori procedettero in perfetto ordine.
    Sondaggi rilevati con cura permisero  di  riconoscere  la  natura  del
    terreno  e  gi  il  4  novembre si pot dare inizio allo scavo.  Quel
    giorno Barbicane riun i suoi capireparto e disse loro:
    - Amici miei,  voi tutti sapete perch vi ho fatti  venire  in  questo
    luogo  selvaggio  della  Florida.  Si tratta di fondere un cannone dal
    diametro interno di nove piedi,  spesso alle pareti sei piedi e con un
    rivestimento  in  muratura  di  diciannove  piedi e mezzo,  in totale,
    dunque,  si tratta di un pozzo largo sessanta piedi che deve  arrivare
    alla  profondit  di  novecento  piedi.  Questo  lavoro  considerevole
    dev'essere portato a termine entro otto mesi,  ci vuol  dire  che  in
    duecentocinquantacinque    giorni   dovrete   estrarre   due   milioni
    cinquecentoquarantatremila quattrocento piedi cubici di terra che,  in
    cifra  tonda,  corrispondono  a diecimila piedi cubici al giorno.  Per
    mille operai che lavorassero in libert d'azione  ci  non  offrirebbe
    alcuna  difficolt;  in uno spazio relativamente stretto,  sar invece
    pi faticoso. Ciononostante, poich questo lavoro si deve fare,  lo si
    far e io conto sia sul vostro coraggio che sulla vostra abilit.
    Alle  otto  del  mattino  fu  dato il primo colpo di piccone sul suolo
    della Florida e da quel momento questo prezioso arnese non  rest  pi
    ozioso, neppure per un istante, nelle mani dei minatori. Gli operai si
    davano il cambio ogni quarto di giornata.
    Per quanto colossale fosse quell'operazione,  non superava tuttavia le
    forze umane.  Lungi da ci.  Quant'altre imprese,  ben pi difficili e
    nelle  quali  si  dovette combattere direttamente contro gli elementi,
    furono portate a buon fine!  Per parlare di lavori  simili  a  questo,
    baster  citare il Pozzo del Patriarca Giuseppe,  costruito nei pressi
    del Cairo dal sultano Saladino,  in un'epoca in cui  le  macchine  non
    erano  ancora intervenute a centuplicare la forza dell'uomo,  un pozzo
    che scende a una profondit di trecento piedi, al livello del Nilo.  E
    l'altro pozzo scavato a Coblenza dal margravio Giovanni di Bade,  fino
    a seicento piedi nel suolo!  Ebbene,  di che si  trattava  infine?  Di
    moltiplicare  per  tre  questa profondit su una larghezza dieci volte
    maggiore, cosa che rendeva pi facile lo scavo.  Ecco perch non vi fu
    n  un  capomastro  n  un  operaio  che  dubitasse  del  successo  di
    quell'impresa.
    Un'importante decisione,  presa dall'ingegnere Murchison d'accordo con
    il presidente Barbicane, permise di accelerare ulteriormente la marcia
    dei  lavori.  Un  punto  del  contratto diceva che il Columbiad doveva
    essere rinforzato con cerchi di ferro  forgiato,  collocati  a  caldo.
    Precauzioni superflue,  perch la macchina poteva evidentemente fare a
    meno di  questi  anelli  compressori.  Rinunciarono  perci  a  quella
    clausola.
    Si risparmi cos un bel po' di tempo, perch fu possibile ricorrere a
    quel  nuovo sistema di perforazione adottato ora nella costruzione dei
    pozzi,  facendo la muratura contemporaneamente allo  scavo.  Grazie  a
    questo procedimento molto semplice,  non  pi necessario sostenere il
    terreno con puntelli; la muratura lo contiene con forza incrollabile e
    scende da sola per il proprio peso.
    Questa manovra doveva cominciare solo quando il piccone avesse toccato
    lo strato solido del terreno.
    Il 4 novembre,  cinquanta operai scavarono al centro della  palizzata,
    vale  a  dire  sulla  cima  di Stone's-Hill,  una buca circolare larga
    sessanta piedi.
    All'inizio il piccone incontr uno  strato  di  terriccio  nero  dello
    spessore  di sei pollici,  e ne ebbe facilmente ragione.  Al terriccio
    succedettero  due  piedi  di  sabbia  fine,  che  venne  accuratamente
    ammucchiata  in  disparte,  perch  doveva  servire alla fabbricazione
    dell'anima del cannone.
    Dopo la sabbia apparve un'argilla bianca assai compatta,  simile  alla
    marna d'Inghilterra, che affondava per uno spessore di quattro piedi.
    Poi  le  punte dei picconi sprizzarono scintille sullo strato duro del
    suolo,  su una specie di roccia formata  di  conchiglie  pietrificate,
    molto secca e solida che non sarebbe pi scomparsa.  A questo punto la
    buca aveva raggiunto  una  profondit  di  sei  piedi  e  mezzo  e  si
    cominciarono i lavori di muratura.
    Sul  fondo di questo scavo si costru una ruota di legno di quercia,
    una specie di disco fortemente inchiavardato e  di  solidit  a  tutta
    prova;  aveva  un buco nel centro del diametro uguale a quello esterno
    del Columbiad. Su questa ruota si posero i primi strati di muratura le
    cui pietre erano tenute insieme,  tenacemente,  dal cemento idraulico.
    Gli  operai,  dopo  avere murato partendo dalla circonferenza verso il
    centro, si trovarono rinchiusi in un pozzo largo ventuno piedi.
    Terminato questo  lavoro  i  minator  ripresero  piccone  e  zappa  e
    cominciarono  ad  attaccare  la roccia sotto la ruota,  avendo cura di
    sostenerla via via con delle taccate (1) solidissime; ogni volta che
    lo  scavo  progrediva  di  due   piedi   di   profondit,   toglievano
    progressivamente queste taccate; la ruota sprofondava lentamente e con
    essa  il  massiccio  anello  di  muratura,  sul cui strato superiore i
    muratori  cementavano  continuamente  i  mattoni,   lasciandovi  degli
    sfiatatoi  che dovevano permettere la fuga dei gas durante la colata
    della ghisa.
    Questo genere di lavoro richiedeva da parte degli operai  una  estrema
    abilit e una costante attenzione;  pi d'uno rimase gravemente ferito
    dalle esplosioni delle mine mentre scavava sotto la ruota,  e qualcuno
    vi trov la morte;  ma l'ardore non diminu un solo istante,  giorno e
    notte: di giorno sotto i raggi del sole,  che qualche mese  pi  tardi
    riversava quaranta gradi centigradi di calore su quella radura riarsa,
    e  di  notte  sotto  i bianchi fasci di luce elettrica,  il rumore del
    piccone contro la roccia, le detonazioni delle mine, il gracidio delle
    macchine, i turbini di fumo che si alzavano in aria,  crearono attorno
    al  cantiere  di Stone's-Hill una cintura di terrore che n le mandrie
    di bisonti n le pattuglie dei Seminole osarono varcare.
    Intanto i lavori procedevano regolarmente;  gru a vapore  facilitavano
    il  sollevamento  dei  materiali;  non  ci  furono  imprevisti ma solo
    qualche difficolt prevista che venne risolta con abilit.
    Dopo il primo mese il pozzo aveva raggiunto la profondit  programmata
    per  quel  periodo  di  tempo,  centododici  piedi.  In  dicembre tale
    profondit era raddoppiata e in gennaio triplicata.  In  febbraio  gli
    operai   dovettero   lottare  contro  una  infiltrazione  d'acqua  che
    scaturiva dagli strati del sottosuolo.  Per il  prosciugamento  furono
    messe  in  azione  pompe  ad  aria compressa e si cerc di otturare le
    falle come si fa a bordo di una nave. Finalmente si ebbe partita vinta
    contro le malaugurate infiltrazioni. Solo che la ruota,  a causa della
    mobilit  del  terreno,  cedette  da  una  parte e si ebbe un parziale
    rovesciamento.  Si pensi  alla  tremenda  spinta  di  quell'anello  di
    muratura  alto settantacinque tese!  L'incidente cost la vita a molti
    operai.
    Ci vollero tre settimane per puntellare il rivestimento di pietra, per
    rifare la muratura e ricollocare la ruota nelle  primitive  condizioni
    di solidit. Ma, grazie all'abilit dell'ingegnere, alla potenza delle
    macchine  impiegate,  la  costruzione,  compromessa  per  un  momento,
    ritrov il suo assetto e lo scavo continu.
    Nessun   altro   incidente   venne   ad   arrestare   la   marcia   di
    quell'operazione  e  il 10 giugno,  venti giorni prima che scadesse il
    termine fissato da Barbicane, il pozzo, interamente rivestito dei suoi
    paramenti di pietra, aveva raggiunto la profondit di novecento piedi.
    Sul fondo la muratura poggiava su di un cubo massiccio  spesso  trenta
    piedi, mentre la parte superiore affiorava alla superficie.
    Il  presidente  Barbicane  e  i  membri del Gun-Club si congratularono
    calorosamente con l'ingegnere Murchison;  la sua ciclopica fatica  era
    stata portata a termine con straordinaria rapidit.
    In tutti quegli otto mesi,  Barbicane non si allontan un solo istante
    da Stone's-Hill;  seguiva da vicino le varie operazioni di  scavo,  si
    preoccupava  continuamente  del  benessere  e  della  salute  dei suoi
    operai,  e pot  considerarsi  molto  fortunato  di  aver  evitato  le
    epidemie  comuni alle grandi agglomerazioni d'uomini,  cos disastrose
    in quelle regioni del globo esposte a tutte le influenze tropicali.
    Molti operai,  vero, pagarono con la vita le imprudenze inerenti a un
    lavoro  tanto  rischioso,   ma  queste  deplorevoli   disgrazie   sono
    impossibili da evitare, e rappresentano comunque un particolare di cui
    gli  Americani  si  preoccupano  assai  poco.  Essi  hanno pi a cuore
    l'umanit in generale che l'individuo in particolare. Ma Barbicane era
    di ben altri princpi,  che applicava in tutte le  occasioni.  In  tal
    modo,  grazie  alle  sue  cure,  alla sua intelligenza,  ai suoi utili
    interventi nei casi difficili,  alla sua prodigiosa e umana  sagacit,
    la media degli infortuni non super quella dei Paesi d'oltre mare, che
    vantano mille precauzioni, e tra questi Paesi c' la Francia che conta
    un  incidente  o  poco  pi  su  una  massa  di  lavoro  valutabile  a
    duecentomila franchi.


    NOTE.

    Nota 1. Specie di cavalletti usati anche nelle costruzioni navali.









    15. LA FESTA DELLA COLATA.

    Durante gli otto mesi che occorsero per  le  operazioni  di  scavo,  i
    lavori  preparatori della fusione erano stati condotti simultaneamente
    con estrema rapidit. Un forestiero, arrivando a Stone's-Hill, sarebbe
    rimasto sbalordito allo spettacolo che si offriva al suo sguardo.
    A seicento iarde dal pozzo,  disposti  in  cerchio  attorno  al  punto
    centrale,  erano  stati  innalzati  milleduecento  forni  a riverbero,
    larghi sei piedi ognuno e distanziati mezza tesa l'uno dall'altro.  La
    linea  formata  da questi forni era lunga due miglia (1).  Erano stati
    costruiti  tutti  sullo  stesso  modello  col   loro   alto   fumaiolo
    quadrangolare,  e producevano un singolarissimo effetto.  J.-T. Maston
    diceva  che  quella  disposizione  architettonica  era   semplicemente
    stupenda.  Gli ricordava i monumenti di Washington.  A sentire lui non
    esisteva nulla di pi bello, neppure in Grecia, dove, del resto,  si
    affrettava a dire, non era mai stato.
    Come si ricorder, nella terza seduta della commissione, si era deciso
    di  usare  la  ghisa  per la fusione del Columbiad,  e precisamente la
    ghisa grigia. Effettivamente questo metallo  pi tenace, pi duttile,
    pi dolce,  facile a  levigarsi,  adatto  a  tutte  le  operazioni  di
    sagomatura,  e,  trattato  con  carbon  fossile,  acquista una qualit
    superiore, indicata nella fabbricazione di pezzi di grande resistenza,
    come i  cannoni,  i  cilindri  delle  macchine  a  vapore,  le  presse
    idrauliche, eccetera.
    Ma  la  ghisa,  se  ha  subto  soltanto  una fusione,   raro che sia
    abbastanza omogenea,  e allora si richiede una seconda fusione che  la
    purifichi, la raffini e la liberi delle ultime scorie terrose.
    Perci il minerale di ferro, prima di essere trasportato a Tampa-Town,
    era stato trattato negli alti-forni di Goldspring e,  messo a contatto
    con il carbon fossile e il silicio portati ad alta temperatura, si era
    carburato trasformandosi in ghisa (2).  Dopo questo primo trattamento,
    il  metallo  venne trasportato a Stone's-Hill.  Spedire centotrentasei
    milioni di libbre di  ghisa  per  la  ferrovia  sarebbe  stato  troppo
    costoso;  le  spese  avrebbero  raddoppiato  il costo del metallo.  Si
    prefer noleggiare dei piroscafi a New York e caricarvi  il  materiale
    in  barre;  ci  vollero ben sessantotto navi da mille tonnellate,  una
    vera e propria flotta,  che il 3 maggio salp da New  York,  prese  la
    rotta dell'oceano,  navig lungo le coste americane, imbocc il Canale
    di Bahama,  doppi la penisola della Florida e il 10 dello stesso mese
    risal  la  Baia  di Spirito Santo,  e attracc al porto di Tampa-Town
    senza incidenti.
    Qui i  piroscafi  vennero  scaricati  sui  vagoni  della  ferrovia  di
    Stone's-Hill  e  verso  la met dell'inverno l'enorme massa di metallo
    era gi tutta a destinazione.
    E' facile capire che  non  erano  troppi  i  milleduecento  forni  che
    dovevano  liquefare allo stesso tempo le sessantottomila tonnellate di
    ghisa.  Ogni forno poteva contenere circa centoquattordicimila  libbre
    di metallo; erano stati costruiti sul modello di quelli che si usavano
    per  la  fusione  del cannone Rodman;  avevano una forma trapezoidale,
    molto schiacciata.  La piastra di riscaldamento e  il  fumaiolo  erano
    situati alle due estremit del forno in modo che questo veniva portato
    uniformemente   alla  temperatura  di  combustione  in  tutta  la  sua
    ampiezza.  I forni,  costruiti con mattoni refrattari,  erano composti
    unicamente  di  una  griglia  per  bruciare il carbon fossile e di una
    suola sulla quale dovevano essere poste le barre  di  ghisa;  questa
    suola  era  inclinata ad angolo di venticinque gradi per permettere la
    colata del metallo liquido nel  bacino  collettore;  di  qui  mille  e
    duecento canali convergenti lo convogliavano al pozzo centrale.
    Il  giorno successivo a quello in cui erano stati ultimati i lavori di
    scavo e di muratura,  Barbicane ordin di procedere  alla  costruzione
    dello  stampo  interno;  si trattava di innalzare al centro del pozzo,
    seguendo il suo asse,  un cilindro alto novecento piedi e largo  nove,
    il quale doveva riempire esattamente lo spazio destinato all'anima del
    Columbiad.  Questo  cilindro  venne  fatto  con  un  impasto  di terra
    argillosa e sabbia,  con l'aggiunta di fieno e di  paglia.  Lo  spazio
    vuoto tra lo stampo e la muratura si sarebbe riempito di metallo fuso,
    formando cos le pareti di sei piedi di spessore.
    Perch  si mantenesse in equilibrio,  il cilindro venne rinforzato con
    armature di ferro e assicurato a intervalli con traverse  fissate  nel
    rivestimento  di  pietra;  dopo  la  colata  queste traverse sarebbero
    sparite nel blocco  di  metallo,  cosa  che  non  rappresentava  alcun
    inconveniente.
    Tutta l'operazione venne ultimata 1'8 luglio e la colata fu decisa per
    il giorno seguente.
    - Sar una bella cerimonia la festa della colata - disse J.-T.  Maston
    all'amico Barbicane.
    - Non c' dubbio,  - rispose Barbicane - ma non  sar  uno  spettacolo
    pubblico.
    - Come sarebbe a dire?  Non aprirete a tutti i visitatori le porte del
    cantiere?
    - Me ne  guarder  bene,  Maston;  la  fusione  del  Columbiad    una
    operazione  delicata,  per  non  dire pericolosa,  e preferisco che si
    faccia a porte chiuse.  Alla partenza del proiettile,  si  far  festa
    quanto si vuole, ma fino allora niente.
    Il presidente aveva ragione;  l'operazione poteva riservare pericolosi
    imprevisti,  ai quali una grande affluenza di spettatori avrebbe  reso
    difficile  porre  riparo.  Occorreva  poter  disporre della libert di
    movimento. Perci nessuno fu ammesso nel cantiere, ad eccezione di una
    delegazione dei membri del Gun-Club, che si recarono a Tampa-Town.  Si
    videro   arrivare   l'arzillo  Bilsby,   Tom  Hunter,   il  colonnello
    Blomsberry, il maggiore Elphiston, il generale Morgan e "tutti quanti"
    (3),  coloro cio per i quali la fusione del Columbiad  costituiva  un
    fatto personale.  J.-T. Maston, autonominatosi cicerone, non risparmi
    loro nessun dettaglio;  li condusse dappertutto,  ai  magazzini,  alle
    officine,   tra  i  macchinari,   li  costrinse  a  visitare  tutti  i
    milleduecento forni,  uno per uno.  Alla milleduecentesima visita quei
    signori ne avevano fino alla nausea.
    La colata doveva avere luogo a mezzogiorno in punto;  il giorno avanti
    i forni erano stati caricati con centoquattordici libbre  di  lingotti
    di ghisa disposti in pile incrociate, per consentire all'aria calda di
    circolare   liberamente.   Fin  dal  mattino  i  milleduecento  camini
    vomitarono nell'atmosfera torrenti di fumo e il terreno era scosso  da
    sordi boati.  Quante libbre di metallo da fondere,  altrettante libbre
    di  carbon  fossile  da  bruciare.  In  totale  erano  sessantottomila
    tonnellate  di  carbone che proiettavano contro il disco solare spesse
    volute di fumo nero.
    Il calore divenne presto insopportabile in quel cerchio di forni i cui
    brontolii assomigliavano al rimbombo del  tuono;  potenti  ventilatori
    rianimavano,  con  i  loro  continui  soffi  di  ossigeno,  tutti quei
    fornelli incandescenti.
    Perch  l'operazione  riuscisse  bene,   doveva  essere  condotta  con
    rapidit.  Al segnale, dato con un colpo di cannone, ogni forno doveva
    aprire il passaggio del metallo liquido e svuotarsi interamente.
    Prese queste precauzioni,  capireparto e operai  attesero  il  momento
    determinato con un'impazienza mista a una certa dose di emozione.  Nel
    cantiere non vi erano pi estranei e ogni  fonditore  era  al  proprio
    posto accanto al foro di colata.
    Barbicane e i suoi colleghi assistevano all'operazione da un'altura l
    vicino.  Davanti  a  loro  era  pronto  il  cannone,  che  a  un cenno
    dell'ingegnere avrebbe dovuto dare il segnale convenuto.
    Qualche minuto prima di mezzogiorno le  prime  goccioline  di  metallo
    cominciarono  a  scivolare  gi;  i bacini di raccolta si riempirono a
    poco a poco, e quando la ghisa fu completamente liquida, la lasciarono
    riposare per qualche istante,  per  facilitare  la  separazione  dalle
    sostanze estranee.
    Suon  mezzogiorno  e  nello  stesso istante si fece udire un colpo di
    cannone  che  proiett  nell'aria  il  suo  sprazzo  di  luce   fulva.
    Milleduecento   fori   di  colata  si  aprirono  contemporaneamente  e
    altrettanti  serpenti  di  fuoco  corsero  verso  il  pozzo  centrale,
    avvolgendosi nelle loro spire incandescenti,  e l precipitarono,  con
    gran rumore,  a una profondit di novecento piedi.  Era uno spettacolo
    magnifico  ed  emozionante.  Il  suolo  tremava  mentre quei flutti di
    ghisa, lanciando verso l'alto turbini di fumo,  facevano svanire nello
    stesso  tempo  l'umidit  dello stampo che filtrava dalle aperture del
    rivestimento di pietra sotto forma di impenetrabili vapori.  Le nuvole
    artificiali si snodavano in grosse spirali che salivano verso lo zenit
    fino all'altezza di cinquecento tese.  Qualche selvaggio errante nella
    prateria oltre  l'orizzonte,  avrebbe  potuto  credere  che  si  fosse
    formato  un nuovo cratere nelle viscere della terra della Florida;  ma
    non si trattava di una eruzione, n di un terremoto,  di una tempesta,
    di  uno  sconvolgimento  degli  elementi,  o  di uno di quei terribili
    fenomeni che la natura  capace di produrre!  No,  era stato l'uomo  a
    creare  quei  vapori sanguigni,  quelle gigantesche fiamme degne di un
    vulcano,  quei ruggenti boati simili alle scosse  di  terremoto,  quei
    paurosi  muggiti  degli  uragani  e  delle  tempeste,  ed era per mano
    d'uomini che precipitava, in un abisso creato dalle stesse mani, tutto
    un Niagara di metallo fuso.


    NOTE.

    Nota 1. Tremila seicento metri circa.
    Nota 2.  Separando  il  carbone  e  il  silicio  con  l'operazione  di
    affinamento  nei forni a puddellaggio,  la ghisa si trasforma in ferro
    duttile.
    Nota 3. In Italiano nel testo francese di Verne (Nota del Traduttore).




















    16. IL COLUMBIAD.

    Poteva considerarsi riuscito il processo di fusione? Erano congetture,
    nient'altro. Tutto per faceva presagire il successo, poich lo stampo
    aveva assorbito l'intera  massa  del  metallo  liquefatto  nei  forni.
    Qualunque cosa fosse accaduta,  per molto tempo ancora doveva rimanere
    impossibile accertarsene direttamente.
    Infatti,  quando il maggiore Rodman  aveva  fuso  il  suo  cannone  di
    centosessantamila  libbre,  c'erano voluti non meno di quindici giorni
    perch si completasse il raffreddamento.  Per quanto tempo  ancora  il
    mostruoso  Columbiad,   incoronato  da  turbini  di  vapori  e  difeso
    dall'altissima temperatura, si sarebbe sottratto agli sguardi dei suoi
    ammiratori? Era difficile calcolarlo.
    L'impazienza dei membri del Gun-Club fu messa a dura  prova  in  tutti
    quei  giorni.  Ma  non  c'era  niente  da  fare.  J.-T.  Maston pareva
    bruciasse egli stesso di passione. Quindici giorni dopo la colata,  un
    immenso  pennacchio  di  fumo  si  alzava  ancora nel cielo e il suolo
    scottava sotto i piedi in un raggio di  duecento  passi  intorno  alla
    cima di Stone's-Hill.
    Passavano  i  giorni  e le settimane.  Non c'era modo di accelerare il
    raffreddamento   dell'enorme   cilindro.    Impossibile   avvicinarsi.
    Occorreva  attendere  e  intanto  i  membri  del Gun-Club mordevano il
    freno.
    - Eccoci al 10 agosto - disse una mattina  J.-T.  Maston.  -  Soltanto
    quattro  mesi  ci  separano  dal  primo  dicembre!  Togliere lo stampo
    interno,  calibrare l'anima del pezzo,  caricare  il  Columbiad,  ecco
    quanto  ci  resta ancora da fare!  Non faremo in tempo!  Non ci si pu
    neanche avvicinare al cannone!  Ma non si raffredda mai,  quello?  Che
    crudele delusione sarebbe!
    Cercarono   di   calmare   l'impaziente  segretario  senza  riuscirci,
    Barbicane non apriva bocca,  ma il suo silenzio nascondeva  una  sorda
    irritazione.  Vedersi  completamente paralizzare da un ostacolo contro
    cui soltanto il tempo poteva aver successo - e in  quella  circostanza
    il  tempo  era  un nemico temibile - ed essere alla merc di un nemico
    per uomini di guerra come quelli era cosa dura.
    Intanto le osservazioni quotidiane permettevano di costatare un  certo
    mutamento nelle condizioni del suolo.  Verso il 15 agosto i vapori che
    fuoriuscivano erano notevolmente diminuiti di densit.
    Qualche giorno dopo,  il terreno non esalava pi che un tenue  vapore,
    ultimo  respiro  del  mostro imprigionato nella sua bara di pietra.  A
    poco a poco i sussulti del suolo si calmarono e il cerchio  di  calore
    si   restrinse;   gli   spettatori   pi  impazienti  cominciarono  ad
    avvicinarsi,  un giorno avanzavano di due tese,  il giorno seguente di
    quattro  tese e il 22 agosto Barbicane,  i suoi colleghi e l'ingegnere
    poterono soffermarsi sullo strato di metallo che affiorava  alla  cima
    di Stone's-Hill,  luogo molto igienico,  di certo, e nel quale non era
    ancora consentito sentire freddo ai piedi.
    - Finalmente! - esclam il presidente del Gun-Club con un gran sospiro
    di soddisfazione.
    I lavori vennero ripresi quello stesso giorno.  Per  liberare  l'anima
    del  pezzo  gli  operai  iniziarono  immediatamente l'estrazione dello
    stampo interno;  il piccone,  la zappa,  gli  attrezzi  di  scavo  non
    conobbero  soste.  La terra argillosa e la sabbia,  sotto l'azione del
    calore avevano acquistato una durezza insolita; ma,  con l'aiuto delle
    macchine, si ebbe ragione di quella massa ancora scottante che stava a
    contatto   delle  pareti  del  pezzo;   il  materiale  estratto  venne
    rapidamente portato via su carri trainati da macchine a vapore,  e  si
    lavor  cos bene,  l'ardore messo dagli operai fu tale e l'intervento
    di Barbicane cos pressante,  i suoi  argomenti  presentati  con  tale
    forza  sotto  forma  di  dollari,  che  il 3 settembre ogni traccia di
    stampo era sparita.
    Ebbe subito inizio il  lavoro  di  alesaggio;  vennero  immediatamente
    installate  le  macchine che azionarono potenti alesatrici le cui lame
    cominciarono a mordere le rugosit della ghisa.  Qualche settimana pi
    tardi  la  superficie  interna  dell'immenso  tubo  era  perfettamente
    cilindrica  e  l'anima  del  pezzo  aveva   acquistato   una   estrema
    levigatezza.
    Infine,  il  22  settembre,  a  meno di un anno dalla comunicazione di
    Barbicane,  l'enorme  macchina,   rigorosamente  calibrata  e  di  una
    verticalit  assoluta,   avendola  rilevata  per  mezzo  di  strumenti
    delicati, era pronta a funzionare. Non c'era che la Luna da attendere,
    adesso, ma si era certi che essa non sarebbe mancata all'appuntamento.
    La gioia di J.-T.  Maston non conobbe limiti e poco manc che egli non
    facesse  un pauroso capitombolo per essersi sporto a guardare in fondo
    a quel tubo di novecento piedi. Senza il braccio destro di Blomsberry,
    che  il  bravo  colonnello  si  era  fortunatamente   conservato,   il
    segretario del Gun-Club,  come un nuovo Erostrato,  avrebbe incontrato
    la morte in fondo al Columbiad.
    Il cannone era dunque terminato;  ormai non potevano esserci dubbi sul
    suo  perfetto funzionamento;  perci il 6 ottobre il capitano Nicholl,
    qualunque cosa fosse accaduta in seguito,  dovette pagare  la  seconda
    scommessa  al  presidente Barbicane e questi registr nel suo libro di
    contabilit, alla colonna delle entrate,  la somma di duemila dollari.
    Possiamo  bene  immaginare  a quali limiti fosse spinta la collera del
    capitano, il quale ne fece una malattia.  Tuttavia gli restavano altre
    tre possibilit di rivincita,  di tre, quattro e cinquemila dollari e,
    ammesso  che  ne  vincesse  due,  il  suo  affare,   pur  non  essendo
    eccellente,  non  poteva  dirsi cattivo.  Ma il denaro non entrava nei
    suoi calcoli;  fu il successo ottenuto dal suo rivale,  con la fusione
    di  un  cannone  al quale non avrebbe resistito neppure una corazza di
    dieci tese, che gli inflisse un colpo terribile.
    Dopo il 23 settembre il cantiere di Stone's-Hill era  stato  aperto  a
    tutto  il  pubblico,  e  si  pu  facilmente  comprendere  quale fosse
    l'affluenza dei visitatori.
    Infatti,  innumerevoli curiosi,  accorsi da tutte le parti degli Stati
    Uniti,   si  diressero  verso  la  Florida.  La  citt  di  Tampa  era
    prodigiosamente cresciuta in quell'anno speso tutto quanto nei  lavori
    per  il  Gun-Club,  raggiungendo una popolazione di centocinquantamila
    anime.  Dopo avere incorporato il forte Brooke  con  un  inestricabile
    dedalo di strade, la citt si allung nella lingua di terra che separa
    le  due  rade  della  Baia  di  Spirito  Santo;  nuove  piazze e nuovi
    quartieri, tutta una selva di case erano spuntate lungo quelle spiagge
    prima quasi deserte,  sotto il caldo sole americano.  Si erano formate
    cooperative per la costruzione di chiese,  abitazioni private e scuole
    e  in  meno  di  un  anno  l'estensione  della  citt   poteva   dirsi
    decuplicata.
    E' risaputo che gli Yankees sono commercianti nati;  dovunque la sorte
    li sospinga,  dalle zone glaciali a quelle torride,  il  loro  istinto
    degli  affari  ha  bisogno  di  esprimersi  utilmente.  Ed ecco perch
    semplici curiosi,  gente venuta in Florida al solo scopo di  osservare
    da  vicino  le  operazioni  del Gun-Club,  si lasciarono tentare dagli
    affari appena messo piede a  Tampa.  I  piroscafi  noleggiati  per  il
    trasporto   del  materiale  e  degli  operai  avevano  dato  al  porto
    un'animazione mai vista prima. Ben presto altre navi,  di ogni forma e
    tonnellaggio,  cariche  di  viveri,  di provviste varie,  di mercanzie
    solcarono la baia e le due rade;  ampi uffici di armatori e di sensali
    vennero  aperti  nella citt e la "Shipping Gazette" (1) registr ogni
    giorno nuovi arrivi al porto di Tampa.
    Mentre le strade andavano moltiplicandosi intorno alla citt,  questa,
    in  considerazione  del prodigioso aumento della popolazione e del suo
    commercio, venne finalmente collegata con la ferrovia agli altri Stati
    meridionali dell'Unione. Un tratto ferroviario un Mobile a Pensacola,
    il grande arsenale marittimo del Sud; poi da questo importante nodo si
    diresse a Talahassee.  Qui gi esisteva un breve tratto  di  ferrovia,
    lungo ventun miglia,  che univa Talahassee con Saint-Marks, sulla riva
    del mare.  Il prolungamento  di  questa  ferrovia  fino  a  Tampa-Town
    risvegli  e  rianim al suo passaggio le regioni morte o addormentate
    della Florida centrale.  Fu cos che  Tampa,  grazie  alle  meraviglie
    dell'industria dovuta a un'idea brillata un bel giorno nel cervello di
    un  uomo,  pot  assumere  a  buon  diritto le apparenze di una grande
    citt.  L'avevano soprannominata Moon-City (2) e il capoluogo  della
    Florida sub un'eclissi totale, visibile da ogni angolo della Terra.
    Adesso si comprender perch la rivalit tra il Texas e la Florida era
    stata  tanto  irriducibile  e  perch i Texani si erano mostrati tanto
    irritati quando si erano visti rifiutare  le  loro  richieste  con  la
    scelta  del Gun-Club.  Nella loro preveggente sagacia avevano compreso
    quello che un paese avrebbe guadagnato con  l'esperimento  tentato  da
    Barbicane  e  i benefici che avrebbero fatto sguito a un simile colpo
    di cannone.  Il Texas ci rimise un grande centro  commerciale,  alcune
    ferrovie  e  un considerevole incremento di popolazione.  Tutti questi
    vantaggi si riversarono sulla misera penisola floridiana, gettata come
    una palizzata tra i flutti del golfo e le onde dell'Oceano  Atlantico.
    Cos  Barbicane  dovette  spartire  con il generale Santa-Ana tutte le
    antipatie dei Texani (3).
    Intanto la nuova popolazione di Tampa-Town,  pur badando anzitutto  ai
    commerci  e  all'attivit  industriale,   non  cess  di  interessarsi
    vivamente alle operazioni del Gun-Club. Al contrario,  si appassionava
    a ogni minimo particolare e a ogni colpo di piccone. Ci fu un continuo
    via vai tra la citt e Stone's-Hill,  una processione,  meglio ancora,
    un pellegrinaggio.
    Si poteva gi prevedere  che  il  giorno  dell'esperimento  l'afflusso
    degli spettatori avrebbe toccato cifre di milioni, perch cominciavano
    ad  arrivarvi  da  tutte  le  parti della Terra e si ammassavano nella
    stretta penisola. L'Europa emigrava in America.
    Ma fino a quel giorno, a dire il vero, la curiosit dei nuovi arrivati
    non era stata soddisfatta che  mediocremente.  Molti  contavano  sullo
    spettacolo  della colata,  ma non ne videro che il fumo.  Era poco per
    occhi avidi come quelli;  ma Barbicane non volle ammettere  nessuno  a
    quella operazione.  Di qui imprecazioni di malcontento,  mormorii;  si
    biasimava il presidente,  tacciandolo da despota,  il suo modo di fare
    fu  giudicato poco americano.  Ci fu quasi una sommossa attorno alla
    cancellata  del  cantiere.   Barbicane,   gi  lo   sappiamo,   rimase
    irremovibile nella decisione presa.
    Ma quando il Columbiad fu terminato, non si poterono pi tenere chiuse
    le  porte;  sarebbe stato poco corretto mantenere il divieto,  e forse
    imprudente,  perch si rischiava di ferire i sentimenti del  pubblico.
    Barbicane apr perci a tutti il cantiere;  tuttavia, mosso da spirito
    pratico, decise di trarre profitto dalla curiosit del pubblico.
    Portare a  termine  il  mastodontico  Columbiad  era  gi  una  grande
    soddisfazione,  ma scendere nelle sue profondit agli Americani pareva
    il "non plus ultra" della fortuna di questo  mondo.  Cos  non  ci  fu
    nessuno  tra i curiosi che non volesse concedersi la gioia di visitare
    fin gi quell'abisso metallico.  La curiosit  degli  spettatori  pot
    essere  soddisfatta  grazie  a  delle  apparecchiature  sospese  a  un
    verricello a vapore.  Fu un vero  successo.  Donne,  bambini,  vecchi,
    tutti  si  fecero  un  dovere  di scendere fino in fondo all'anima del
    colossale cannone per sondarne i misteri.  Il prezzo  per  la  discesa
    venne fissato in cinque dollari a persona, e nonostante fosse alquanto
    caro,  durante  i  due mesi che precedettero l'esperimento l'affluenza
    dei visitatori permise al Gun-Club di incassare quasi mezzo milione di
    dollari.
    Superfluo aggiungere che i primi visitatori del Columbiad  furono  gli
    stessi   membri   del   Gun-Club,   privilegio  giustamente  riservato
    all'illustre associazione.  La fatidica data venne fissata per  il  25
    settembre.  Su  un  saliscendi  d'onore  vennero  calati il presidente
    Barbicane, J.-T. Maston, il maggiore Elphiston, il generale Morgan, il
    colonnello Blomsberry,  l'ingegnere Murchison e altri distinti  membri
    del  celebre club.  In tutto una decina.  Faceva ancora molto caldo in
    fondo a quel tubo di metallo, un caldo quasi soffocante. Ma che gioia!
    e che incanto!  Sul masso di pietra che  sosteneva  il  Columbiad  era
    stata  allestita  una  tavola  con  dieci coperti e una luce elettrica
    illuminava "a giorno" (4) il recesso.  Piatti squisiti  e  abbondanti,
    che parevano scendere dal cielo, vennero a porsi davanti ai convitati,
    e  durante  questo  splendido pranzo,  servito a novecento piedi sotto
    terra, furono versati a profusione i migliori vini francesi.
    Durante il  festino,  molto  animato  e  perfino  assai  rumoroso,  si
    indirizzarono numerosi brindisi al globo terrestre,  al suo satellite,
    al Gun-Club, all'Unione,  ad Artemide,  a Diana,  a Selene,  all'astro
    delle notti,  alla pacifica messaggera del firmamento!  Tutti quegli
    urr,  portati in superficie dalle  onde  sonore  dell'immenso  tubo
    acustico,  arrivarono  come  un tuono alla sua estremit,  e la folla,
    accorsa a Stone's-Hill,  si univa con tutta l'anima al coro dei  dieci
    commensali in fondo al gigantesco Columbiad.
    J.-T.  Maston  non  riusciva  pi  a  dominarsi;    difficile dire se
    gridasse pi di quanto non gesticolasse,  o se bevesse pi  di  quanto
    non mangiasse.  Ad ogni modo non avrebbe ceduto quel posto neppure per
    un impero,  nemmeno se il  cannone,  caricato,  innescato  e  sparato
    all'istante, lo avesse spedito a pezzi negli spazi interplanetari.


    NOTE.

    Nota 1. "Gazzetta marina".
    Nota 2. Citt della Luna.
    Nota  3.  Santa-Ana (1795-1876)  un eroe della guerra di indipendenza
    messicana.
    Nota 4. In italiano nel testo francese di Verne (Nota del Traduttore).



    17. UN DISPACCIO TELEGRAFICO.

    I  grandi  lavori  intrapresi  dal  Gun-Club  erano,  per  cos  dire,
    terminati,  tuttavia dovevano trascorrere ancora un paio di mesi prima
    del giorno fissato per il lancio del proiettile  verso  la  Luna.  Due
    mesi che dovevano sembrare lunghi come anni per l'impazienza di tutti.
    Fino   ad  allora  ogni  minimo  particolare  dell'impresa  era  stato
    descritto  quotidianamente  dai  giornali,   che   venivano   divorati
    avidamente   e  appassionatamente;   ma  adesso  si  temeva  che  quel
    dividendo di interesse distribuito al pubblico  diminuisse  in  gran
    misura e molti erano spaventati dalla prospettiva che sarebbe venuta a
    mancare la loro porzione quotidiana di emozione.
    Niente  affatto;  l'incidente  pi  inatteso,  pi straordinario,  pi
    incredibile, pi inverosimile venne ad attizzare la curiosit generale
    e a gettare nuovamente il mondo in preda a una acuta eccitazione.
    Un giorno,  il 30 settembre,  alle tre e quarantasette minuti  precisi
    del   pomeriggio,   venne   recapitato  all'indirizzo  del  presidente
    Barbicane un telegramma trasmesso via  cavo  tra  Valentia  (Irlanda),
    Terranova e la costa degli Stati Uniti.
    Il  presidente  Barbicane  lacer  l'involucro,  lesse il dispaccio e,
    nonostante l'autocontrollo dimostrato  in  ogni  circostanza,  le  sue
    labbra  impallidirono,  il  suo  sguardo si offusc alla lettura delle
    ventotto parole di quel telegramma.
    Ecco il testo del dispaccio, tuttora conservato negli archivi del Gun-
    Club:

    "FRANCIA, Parigi - 30 settembre, ore 4 del mattino.
    Barbicane, Tampa, Florida, Stati Uniti.
    Sostituite obice sferico con proiettile  cilindrico  conico.  Viagger
    dentro. Arriver con piroscafo Atlanta.
    MICHEL ARDAN".













    18. IL PASSEGGERO A BORDO DELL'ATLANTA.

    Se quella folgorante notizia,  anzich essere trasmessa per telegrafo,
    fosse giunta semplicemente per posta e  in  busta  sigillata,  se  gli
    impiegati  del telegrafo della Francia,  dell'Irlanda,  di Terranova e
    degli Stati Uniti non ne avessero preso visione, Barbicane non avrebbe
    esitato un solo istante.  Avrebbe taciuto,  per  prudenza  e  per  non
    rimettere  in  discussione  la  sua  impresa.  Quel  telegramma poteva
    nascondere una mistificazione,  soprattutto  perch  proveniva  da  un
    francese.  Che  cosa  poteva  far  pensare  a  un uomo tanto audace da
    concepire soltanto l'idea  di  un  simile  viaggio?  E  se  quest'uomo
    esisteva,  non  poteva  essere  che  un  pazzo da rinchiudere in cella
    d'isolamento e non in un missile.
    Ma ormai il dispaccio era di dominio pubblico,  poich gli  apparecchi
    trasmittenti  sono  poco  discreti  per natura,  e cos la proposta di
    Michel  Ardan  era  gi  sulla  bocca  di  tutti,  nei  diversi  Stati
    dell'Unione.  A questo punto Barbicane non aveva pi alcuna ragione di
    mantenere il silenzio.  Riun allora i suoi colleghi presenti a Tampa-
    Town  e senza tradire il proprio pensiero,  senza porre in discussione
    il credito che il telegramma meritava, si limit a leggere freddamente
    il laconico testo.
    - Non  possibile!
    - E' inverosimile!
    - E' soltanto uno scherzo!
    - Si prendono beffe di noi!
    - Ridicolo!
    - Assurdo!
    Per alcuni minuti si ud tutta una serie di espressioni che  si  usano
    per esprimere dubbio,  incredulit,  ingiurie, follia, con contorno di
    gesti appropriati in circostanze del genere.  Alcuni  ridevano,  altri
    facevano spallucce sogghignando,  a seconda della propria disposizione
    al buon umore. Soltanto J.-T. Maston pronunci una frase coraggiosa:
    - Potrebbe essere un'idea! - esclam.
    - S,  - ribatt il maggiore - ma se a volte  permesso avere idee del
    genere,  solo a condizione di non sognare neanche di poterle tradurre
    in pratica.
    -  E  perch  no?  -  replic  vivacemente il segretario del Gun-Club,
    propenso alla discussione. Ma non gli permisero di prolungarla.
    Intanto il nome di Michel Ardan correva sulle bocche  di  tutti  nella
    cittadina  di  Tampa.  Gli  abitanti  del  luogo  e  i  forestieri  si
    guardavano con aria interrogativa e facevano dello spirito,  non  per
    su quell'europeo (un mito, un individuo chimerico), ma su J.-T. Maston
    che  aveva  potuto  credere  all'esistenza  di  un tale personaggio da
    leggenda.  Quando  Barbicane  aveva  lanciato  l'idea  di  inviare  un
    proiettile  sulla Luna,  tutti avevano trovato quell'impresa naturale,
    possibile, un semplice problema di balistica!  Ma che un essere dotato
    di ragione si offrisse di prendere posto nel proiettile, di tentare un
    viaggio cos inverosimile,  era una proposta fantasiosa,  uno scherzo,
    una farsa,  e per dirla con una parola di  cui  i  Francesi  nel  loro
    linguaggio familiare hanno l'esatta traduzione, un "humbug" (1)!
    Le  canzonature durarono ininterrottamente fino a sera e possiamo dire
    che tutta l'Unione fu presa da una crisi di ilarit,  cosa  abbastanza
    insolita  in un Paese dove le imprese pi temerarie trovano facilmente
    chi  disposto a vantarle, a farle proprie, a prendervi parte.
    Tuttavia la proposta di Michel Ardan,  come tutte le idee  nuove,  non
    manc  di infiammare alcuni spiriti,  poich veniva a turbare il corso
    delle  emozioni  abituali:  A  questo  non   s'era   mai   pensato!.
    L'incidente divenne presto una vera ossessione,  proprio a causa della
    sua stranezza.  Si cominci a pensarci  sopra.  Quante  cose  ritenute
    impossibili  il giorno avanti sono divenute realt l'indomani!  Perch
    un viaggio del genere non avrebbe  potuto  aver  luogo,  un  giorno  o
    l'altro?  In  ogni caso,  per,  quell'uomo che voleva esporsi a tanto
    rischio non poteva essere che un pazzo,  e  dal  momento  che  il  suo
    progetto non poteva essere preso sul serio, lui avrebbe fatto meglio a
    starsene zitto e non venire a turbare un'intera popolazione con le sue
    ridicole prese in giro.
    Ma, dopo tutto, esisteva davvero un simile personaggio? La domanda era
    seria.  Il  nome di Michel Ardan non era sconosciuto in America!  Esso
    apparteneva a un europeo molto noto alle cronache per le  sue  imprese
    temerarie.   Poi   c'era  quel  telegramma,   lanciato  attraverso  le
    profondit dell'Atlantico, con tanto di indicazione della nave a bordo
    della quale egli viaggiava,  e la data che precisava il giorno del suo
    arrivo,   tutti  elementi  che  conferivano  alla  proposta  un  certo
    carattere di verosimiglianza.  Bisognava vederci  chiaro.  Presto  gli
    uomini  isolati  formarono  dei  gruppetti  e questi gruppetti,  sotto
    l'azione  della  curiosit,   si   comportarono   come   atomi   sotto
    l'attrazione molecolare,  e alla fine formarono una folla compatta che
    si diresse verso l'abitazione del presidente Barbicane.
    Questi,  dall'arrivo del dispaccio,  non si  era  ancora  pronunciato;
    aveva lasciato che l'opinione di J.-T.  Maston prendesse piede,  senza
    tuttavia manifestare n approvazione n disapprovazione;  si teneva in
    disparte,  proponendosi  di  attendere  gli avvenimenti;  ma non aveva
    tenuto in conto l'impazienza del pubblico,  quindi non  vide  di  buon
    occhio  che  la  popolazione  di  Tampa  si  ammassasse  sotto  le sue
    finestre. Mormorii e vociferazioni lo costrinsero ad affacciarsi.  Era
    evidente che egli,  con gli onori della celebrit,  ne aveva anche gli
    oneri.
    Egli si affacci,  finalmente.  Il  silenzio  tra  la  folla  si  fece
    profondo e un cittadino,  prendendo la parola, gli fece questa domanda
    a bruciapelo:
    - Il personaggio, indicato dal telegramma col nome di Michel Ardan,  
    in viaggio per l'America, s o no?
    - Signori, - rispose Barbicane - io ne so quanto voi.
    - Bisogna accertarsene - dissero molte voci impazienti.
    - Il tempo ce lo dir - rispose il presidente con calma.
    -  Il tempo non ha il diritto di tenere in apprensione un Paese intero
    - ribatt l'interrogante.  - Avete intanto modificato il  disegno  del
    proiettile, come richiedeva il telegramma?
    - Non ancora, signori; ma, avete ragione, bisogna sapere cosa convenga
    fare;  il telegrafo,  che ha cagionato tanta agitazione, completer le
    informazioni.
    - Al telegrafo! Al telegrafo! - grid la folla.
    Pochi minuti dopo,  un dispaccio veniva  inviato  da  Tampa-Town  alla
    capitaneria  del  porto  di Liverpool.  Si chiedeva immediata risposta
    alle seguenti domande:
    Che nave  l'"Atlanta"? Quando ha lasciato l'Europa?  Ha essa a bordo
    un francese di nome Michel Ardan?.
    Due  ore  dopo  Barbicane  riceveva  informazioni tanto precise da non
    lasciare dito al minimo dubbio.
    Il vapore "Atlanta" di Liverpool, ha lasciato il porto il 2 ottobre e
    fa rotta per Tampa-Town. Ha a bordo un francese, iscritto nei registri
    sotto il nome di Michel Ardan.
    A questa conferma  del  primo  dispaccio,  gli  occhi  del  presidente
    scintillarono d'un lampo improvviso. Egli serr i pugni con forza e fu
    udito mormorare:
    -  E' dunque vero!  E' dunque possibile!  Questo francese esiste e tra
    quindici giorni sar qui!  Ma  un pazzo,  una testa esaltata!  Io non
    consentir mai...
    La sera stessa,  per, scriveva alla ditta Breadwill & C., pregando di
    sospendere fino a nuovo ordine la fusione del proiettile.
    Sarebbe un'impresa superiore alle forze  umane  e  comunque  temeraria
    raccontare  l'emozione  che  pervase tutta l'America,  descrivere come
    l'effetto della prima famosa  comunicazione  di  Barbicane  fosse  ora
    superato dieci volte;  riferire tutto quello che stampavano i giornali
    dell'Unione,  il modo come essi accolsero la notizia e come  cantarono
    l'arrivo di quell'eroe del vecchio continente;  dipingere l'agitazione
    febbrile in cui tutti vissero, contando le ore e i minuti, e perfino i
    secondi;  dare un'idea seppure pallida della spossante  ossessione  di
    tutti  i  cervelli  dominati  da  un  solo  pensiero;  mostrare che le
    occupazioni  cedevano  a  un'unica  preoccupazione,   i  lavori  erano
    sospesi,  il  commercio fermo;  che le navi pronte a salpare sostavano
    agli ormeggi lungo le banchine per non perdere l'arrivo  dell'Atlanta,
    e  i  convogli  arrivavano  carichi  e  ripartivano vuoti e la Baia di
    Spirito Santo rigurgitava di  piroscafi,  di  panfili  lussuosi  e  di
    leggere imbarcazioni di tutte le dimensioni;  impossibile enumerare le
    migliaia  di  curiosi  che  in  quindici  giorni  quadruplicarono   la
    popolazione  di  Tampa-Town e dovettero accamparsi sotto le tende come
    un esercito in battaglia...
    Il 20 ottobre, alle nove del mattino,  i semafori del Canale di Bahama
    segnalarono  l'apparire  di  una spessa fumata all'orizzonte.  Due ore
    dopo una grande nave a vapore lanciava i segnali di  riconoscimento  e
    subito  venne  trasmesso  a  Tampa-Town  il nome dell'"Atlanta".  Alle
    quattro del pomeriggio il piroscafo  inglese  entrava  nella  Baia  di
    Spirito  Santo.  Alle  cinque,  navigando a tutto vapore,  doppiava il
    passaggio della rada di Hillisboro.  Alle sei attraccava nel porto  di
    Tampa.
    L'ncora non aveva ancora addentato il fondo sabbioso, che cinquecento
    imbarcazioni  circondavano  l'"Atlanta"  e  il  piroscafo veniva preso
    d'assalto. Barbicane, per primo,  s'arrampic sul parapetto e con voce
    che tradiva l'emozione grid:
    - Michel Ardan!
    - Presente! - rispose un individuo salito subito sul cssero.
    Barbicane,  a  braccia  conserte,  l'occhio  fisso,  guard  fisso  il
    passeggero dell'"Atlanta", senza dir parola.
    Era un uomo di quarantadue anni,  alto,  ma gi un po' curvo.  La  sua
    testa maschia, leonina, scuoteva a intervalli una capigliatura fulva e
    folta  come  una  criniera.  La faccia corta,  larga alle tempie,  era
    ornata di baffi, irti come quelli di un gatto,  e di ciuffetti di peli
    biondicci  che  spuntavano nel mezzo delle gote.  Occhi rotondi un po'
    stralunati,   sguardo  da  miope,   completavano   quella   fisionomia
    eminentemente felina.  Ma il naso aveva una linea ardita, la bocca una
    piega  simpatica  e  particolarmente  umana,   la  fronte  era   alta,
    intelligente  e  solcata  come  un  campo  che non rimane mai incolto.
    Infine,  un busto molto sviluppato,  bene in equilibrio su due  lunghe
    gambe;  braccia  muscolose,  come  leve potenti e bene attaccate;  una
    sciolta andatura facevano di quell'Europeo un pezzo d'uomo ben  solido
    forgiato piuttosto che fuso,  per usare un'espressione del gergo dei
    metallurgici.
    I discepoli di Lavater o di Gratiolet,  fondatori della  fisiognomica,
    avrebbero  facilmente  riscontrato,  sul  cranio e nella fisionomia di
    quel personaggio,  i tratti di un carattere combattivo,  vale a dire i
    segni  del  coraggio  nei  pericoli  e della tendenza a infrangere gli
    ostacoli,  quelli della benevolenza  e  della  fantasia,  istinti  che
    spingono  certi  temperamenti ad appassionarsi alle imprese sovrumane;
    ma in compenso gli mancavano del tutto i bernoccoli dell'esperienza  e
    della praticit, e il bisogno di acquistare e di possedere.
    Per  completare  il  ritratto  del  passeggero dell'"Atlanta" converr
    mettere in rilievo la foggia del  suo  vestito  troppo  abbondante,  i
    pantaloni  e  il  soprabito  cos larghi che lo stesso Michel Ardan si
    autodefiniva  un  attaccapanni  ambulante;   la  cravatta  dal  nodo
    allentato  lasciava  aperto  il colletto della camicia che mostrava un
    collo robusto, e polsini sbottonati lambivano mani febbrili. Si capiva
    che quell'uomo non doveva soffrire il freddo,  nemmeno nel  bel  mezzo
    dell'inverno.
    Sul  ponte  del  piroscafo,  in mezzo alla folla,  quell'uomo andava e
    veniva, non restava fermo un attimo,  arava sulle ncore come dicono
    i  marinai,  gesticolava,  salutava  tutti,  rosicchiandosi  le unghie
    nervosamente.  Era uno di quei tipi originali che il Creatore  inventa
    in un momento di fantasia e di cui distrugge subito lo stampo.
    Effettivamente  la personalit morale di Michel Ardan offriva un vasto
    campo alle osservazioni dell'analista.  Quest'uomo sorprendente viveva
    in  una perpetua disposizione all'iperbole e non aveva ancora superato
    l'et dei superlativi;  gli  oggetti  apparivano  ai  suoi  occhi  con
    proporzioni   smisurate,   e   ne  derivava  un'associazione  di  idee
    gigantesche: vedeva tutto in grande, meno le difficolt e gli uomini.
    Era una natura lussureggiante,  un artista d'istinto,  un  ragazzo  di
    spirito  che  non faceva uso,  tuttavia,  di un fuoco di fila di belle
    trovate,  ma badava piuttosto alle  cose  insolite  con  la  curiosit
    dell'esploratore.  Nelle discussioni,  incurante della logica, ribelle
    al sillogismo,  che  lui  non  avrebbe  mai  inventato,  ricorreva  ad
    argomentazioni  tutte particolari.  Da autentico guastafeste qual era,
    lanciava in pieno petto argomenti "ad hominem"  di  sicuro  effetto  e
    difendeva con i denti e con le unghie le cause pi disperate.
    Fra le altre manie, aveva quella di proclamarsi un ignorante sublime
    come Shakespeare,  e faceva professione di disprezzare gli scienziati:
    gente questa,  diceva,  che si limita a segnare i punti quando  noi
    giochiamo  la  partita.  Era,  insomma,  un "bohmien" da paese delle
    meraviglie,   amante  dell'avventura  ma  non  un   avventuriero,   un
    rompicollo,  un  Fetonte che spingeva a corsa pazza il carro del Sole,
    un Icaro con le ali di ricambio.  Ma pagava di persona e pagava  bene;
    si  gettava  a testa bassa in folli imprese,  bruciava i suoi vascelli
    con un trasporto maggiore di quello di Agatocle e,  disposto  a  farsi
    spezzare le reni a ogni momento,  finiva per cadere invariabilmente in
    piedi,  come quei piccoli saltimbanchi in midollo di sambuco  con  cui
    giocano i bambini.
    In  breve,  il  suo  motto  era:  A  qualunque costo,  e l'amore per
    l'impossibile costituiva la sua ruling passion (2),  per  usare  una
    bella espressione di Pope.
    Ma  quest'uomo  gagliardo e intraprendente aveva anche i difetti delle
    sue qualit!  Chi non rischia non rosica,  si  dice.  Ardan  rischiava
    spesso  senza  guadagnarci  niente.  Era un divoratore di denaro,  una
    botte delle Danaidi. Disinteressato in tutto, cedeva cos di frequente
    al cuore come alla testa.  Caritatevole e  cavalleresco,  non  avrebbe
    firmato  la  condanna del suo pi acerrimo nemico e si sarebbe venduto
    come schiavo per riscattare un negro.
    In  Francia  e  in  ogni  parte  d'Europa  tutti  conoscevano   questo
    personaggio  splendido  e  rumoroso.  Non  faceva forse parlare di s,
    incessantemente,  con le cento voci della Rinomanza,  addetta  al  suo
    servizio?  Non  viveva forse in una casa di vetro,  assumendo il mondo
    intero quale confidente dei suoi  pi  intimi  segreti?  Ma  possedeva
    anche  una bella collezione di nemici,  tra i quali c'erano coloro che
    egli aveva pi o meno strapazzato, ferito, travolto senza piet, dando
    di gomiti per farsi largo tra la folla.
    Tuttavia la maggior parte della gente lo amava e lo trattava  come  un
    ragazzo viziato.  Egli era, per dirla con un'espressione popolare, un
    uomo  da  prendere  o  da  lasciare,   e  lo  prendevano.   Tutti  si
    interessavano  alle  sue  ardite  imprese  e  lo seguivano con sguardo
    inquieto.  Sapevano che era cos  imprudentemente  audace!  Quando  un
    amico  cercava di trattenerlo,  predicendogli una prossima catastrofe,
    col pi amabile  dei  sorrisi  egli  rispondeva:  La  foresta  non  
    bruciata  che  dai  propri alberi,  senza pensare che in quel momento
    stava citando il pi bello tra tutti i proverbi arabi.
    Questo era  il  passeggero  dell'"Atlanta",  sempre  in  moto,  sempre
    ardente  per  l'azione di un fuoco interiore,  ed emozionato,  non per
    quello che veniva a fare in America - non ci pensava neanche, - ma per
    naturale effetto della sua indole  febbrile.  Se  mai  vi  furono  due
    uomini   che  presentassero,   in  certo  senso,   un  contrasto  cos
    impressionante,  furono proprio il francese Michel Ardan e  lo  yankee
    Barbicane,  entrambi  ardimentosi  e  intraprendenti,  ma  ciascuno  a
    proprio modo.
    La contemplazione,  alla quale  il  presidente  del  Gun-Club  si  era
    abbandonato  in  presenza  di  questo rivale che veniva a relegarlo al
    secondo posto,  fu presto interrotta dagli  urr  e  dagli  evviva
    della  folla.  Le grida divennero cos frenetiche e l'entusiasmo prese
    proporzioni cos personali,  che Michel Ardan,  dopo avere stretto  un
    migliaio  di  mani  nelle  quali per poco non ci lasci le dieci dita,
    stim opportuno rifugiarsi nella propria cabina.
    Barbicane lo segu senza parlare.
    - Voi siete  Barbicane?  -  gli  domand  Ardan  quando  furono  soli,
    parlando  con  il  tono  con  cui  si  sarebbe  rivolto  a un amico da
    vent'anni.
    - S - rispose il presidente del Gun-Club.
    - Bene!  Buon giorno,  Barbicane.  Come va?  Molto bene?  Allora tanto
    meglio, tanto meglio!
    -  Dunque,  -  disse  Barbicane senza tanti preamboli - siete deciso a
    partire?
    - Decisissimo!
    - Niente potrebbe farvi desistere?
    - Niente!  Avete modificato il proiettile,  secondo le indicazioni del
    mio dispaccio?
    -  Aspettavo il vostro arrivo.  Ma,  - domand Barbicane insistendo di
    nuovo, - avete riflettuto bene?
    - Riflettere?  Ho forse del tempo da perdere?  Mi si offre l'occasione
    di  andare a fare una passeggiata sulla Luna e io ne approfitto,  ecco
    tutto. Mi pare che tutto questo non meriti tante riflessioni.
    Barbicane guardava fisso quell'uomo che parlava di quel  suo  progetto
    di viaggio con tanta leggerezza,  una completa noncuranza e una totale
    mancanza di inquietudine.
    - Ma almeno, - gli domand - avete un piano e dei mezzi per eseguirlo?
    -  Eccellenti,   mio  caro  Barbicane!   Ma  permettetemi  prima   una
    osservazione:  vorrei  intanto raccontare la mia storia,  ma una volta
    soltanto, in presenza di tutti,  e che non se ne parli pi.  Questo mi
    risparmier  inutili  ripetizioni.   Perci,  se  non  avete  proposte
    migliori, convocate i vostri amici, i vostri colleghi, tutta la citt,
    l'intera Florida e se volete tutta l'America,  e domani io sar pronto
    a  esporre  i miei progetti e a rispondere alle obiezioni di chiunque.
    State tranquillo,  li attender senza battere ciglio.  Vi  va  la  mia
    idea?
    - Mi sta bene - rispose Barbicane.
    Il  presidente  usc  dalla  cabina e rifer alla folla la proposta di
    Michel Ardan.  Le parole del presidente furono  accolte  con  urla  di
    gioia e di soddisfazione. In questo modo ogni difficolt era superata.
    Il  giorno  seguente  ognuno  avrebbe  potuto  ammirare a proprio agio
    l'eroe europeo.  Ma alcuni fra i pi fanatici non vollero  abbandonare
    il  ponte dell'Atlanta e passarono la notte a bordo.  Tra questi J.-T.
    Maston che,  per sicurezza,  aveva agganciato cos saldamente  il  suo
    uncino  alla  corda  del  cssero che un argano non sarebbe riuscito a
    strapparlo di l.
    - E' un eroe! un eroe! - continuava a ripetere in tutti i toni - e noi
    siamo delle femminucce al confronto di questo europeo!
    Barbicane,  dopo avere invitato i visitatori a ritirarsi,  entr nella
    cabina  del  passeggero  e  non  lo lasci se non al momento in cui la
    campana di bordo suon il quarto di mezzanotte.
    Ma questa volta i due rivali in popolarit si strinsero  calorosamente
    la mano e Michel Ardan dava del tu al presidente Barbicane.



    NOTE.

    Nota 1. In gergo popolare, una spacconata, una americanata.
    Nota 2. Passione predominante.


















    19. UN RADUNO.

    Il  mattino  seguente  l'astro  del  giorno  parve  sorgere in ritardo
    tant'era l'impazienza della gente.  Tanta  pigrizia  in  un  Sole  che
    doveva illuminare una festa come quella! Barbicane, preoccupato per le
    domande  che  potevano  essere rivolte a Michel Ardan,  avrebbe voluto
    limitare gli ascoltatori a un esiguo  gruppo  di  addetti  ai  lavori,
    meglio  ancora  soltanto  ai  suoi colleghi.  Ma era come arrestare le
    cascate del Niagara.  Dovette perci rinunciare ai propri  progetti  e
    lasciare che l'amico corresse i rischi di un pubblico contraddittorio.
    Il  nuovo  salone  della Borsa di Tampa-Town,  nonostante le colossali
    dimensioni,  fu giudicato  insufficiente  per  quella  manifestazione,
    poich la riunione assumeva le proporzioni di un vero raduno.
    Il  luogo  prescelto fu una vasta radura appena fuori citt;  in poche
    ore riuscirono a ombreggiarla per difenderla dai raggi  del  sole;  le
    navi  alla  rada,  ricche  di  velature  e  di alberi di ricambio e di
    pennoni fornirono  gli  accessori  necessari  a  tirar  su  una  tenda
    colossale.  Si vide cos un immenso cielo di tela distendersi sopra la
    radura calcificata e protendersi contro il Sole cocente.  Vi trovarono
    posto trecentomila persone che,  in attesa del francese, sfidarono per
    ore intere l'arsura soffocante. Di quella gran folla, un terzo,  nelle
    prime  file,  poteva  vedere e sentire;  un terzo,  nel mezzo,  poteva
    vedere male e non sentire; il rimanente terzo,  poi,  non vedeva e non
    sentiva nulla, e tuttavia non si mostr meno sollecito ad applaudire.
    Alle  tre  del  pomeriggio  Michel  Ardan  fece  la  sua  apparizione,
    accompagnato dai membri pi  in  vista  del  Gun-Club.  Egli  dava  il
    braccio  destro al presidente Barbicane e il sinistro a J.-T.  Maston,
    pi radioso del sole in pieno meriggio e quasi altrettanto  rutilante.
    Ardan sal su un podio,  dall'alto del quale il suo sguardo scivol su
    un oceano di cappelli neri.  Non appariva per  niente  imbarazzato  n
    posava;  stava l come se fosse a casa sua, gaio, familiare, affabile.
    Agli urr rispondeva con un gesto cordiale;  poi con un cenno  della
    mano  chiese  il  silenzio,  e  cominci  quindi a parlare in inglese,
    esprimendosi piuttosto correttamente in questi termini:
    - Signori,  - disse - bench faccia molto caldo,  abuser della vostra
    pazienza  e  vi  intratterr alquanto per darvi qualche spiegazione su
    dei progetti che,  a quanto pare,  vi  interessano.  Non  sono  n  un
    oratore n uno scienziato, e non contavo di dover parlare in pubblico;
    ma  l'amico  Barbicane mi ha detto che ci potrebbe farvi piacere e io
    vi  ho  aderito  volentieri.   Dunque  ascoltatemi   con   le   vostre
    seicentomila orecchie e vogliate scusare gli errori dell'oratore.
    Questo  esordio  fatto con naturalezza piacque molto agli ascoltatori,
    che espressero la loro approvazione con un lungo mormorio di consenso.
    - Signori, - continu - nessuna osservazione vi  interdetta, sia essa
    di  approvazione  o  di  disapprovazione.   Premesso   questo,   posso
    cominciare.  Anzitutto,  non  dimenticate  che avete a che fare con un
    ignorante,  la cui ignoranza    tale  da  fargli  ignorare  anche  le
    difficolt. Gli  sembrato cosa semplice, naturale e facile imbarcarsi
    in un proiettile e partire per la Luna.  Prima o poi questo viaggio si
    doveva fare;  quanto al mezzo di locomozione adottato,  qui  si  segue
    semplicemente  la  legge  del  progresso.  L'uomo  ha  cominciato  col
    viaggiare a quattro zampe,  poi un bel giorno su due  piedi,  poi  sul
    carretto,  quindi in diligenza e in ferrovia;  ebbene, il proiettile 
    la vettura dell'avvenire.  Del resto,  che cosa sono i pianeti se  non
    dei  proiettili,  delle  semplici  palle  di  cannone  che la mano del
    Creatore ha lanciato negli spazi? Ma torniamo al nostro veicolo. Forse
    a qualcuno potr sembrare eccessiva  la  velocit  che  gli  si  vuole
    imprimere.  Sarebbe  in  errore;  tutti  gli astri la superano di gran
    lunga e la Terra stessa, nel suo moto di translazione intorno al Sole,
    ci trascina  a  una  velocit  tre  volte  superiore.  Eccovi  qualche
    esempio. Vi chiedo soltanto il permesso di esprimermi in leghe, perch
    non  ho  molta familiarit con le misure americane,  e temo di fare un
    po' di confusione con le cifre (1).
    La richiesta parve assai naturale e non sorsero difficolt.  L'oratore
    riprese a parlare:
    - Eccovi,  signori,  le velocit dei vari pianeti. Debbo ammettere che
    malgrado la mia ignoranza,  conosco molto esattamente  questi  piccoli
    dettagli  astronomici.  Ma  prima  che  siano trascorsi due minuti voi
    sarete eruditi quanto me in  questa  materia.  Dunque,  ricordate  che
    Nettuno fa cinquemila leghe all'ora; Urano settemila; Saturno ottomila
    ottocentocinquantotto;  Giove undicimila seicentosettantacinque; Marte
    ventiduemila e undici;  la Terra  ventisettemila  cinquecento;  Venere
    trentaduemila       centonovanta;       Mercurio      cinquantaduemila
    cinquecentoventi;  certe comete ne fanno  centoquarantamila  nel  loro
    perielio! Quanto a noi, autentici perditempo, gente che non ha fretta,
    la  nostra  velocit  non supera le novemila e novecento leghe e andr
    sempre decrescendo.  Ora ditemi se vi  motivo di  impressionarsi  per
    cos  poco  o  se  piuttosto  non  c'  da essere certi che le attuali
    modeste velocit saranno superate in avvenire da altre  ben  maggiori,
    di  cui la luce e l'elettricit saranno molto probabilmente gli agenti
    meccanici.
    Nessuno parve mettere in dubbio queste affermazioni di Michel Ardan.
    - Miei cari ascoltatori,  - soggiunse - se si stanno a  sentire  certi
    intelletti  limitati,  questa    la definizione che essi si meritano,
    l'umanit sarebbe chiusa  in  un  cerchio  di  Popilio  che  essa  non
    riuscirebbe ad attraversare,  e pertanto sarebbe condannata a vegetare
    su questo globo senza potersi lanciare attraverso gli spazi planetari!
    Ma non  cos! Stiamo per andare sulla Luna,  e un giorno si andr sui
    pianeti,  sulle  stelle,  con la stessa facilit con cui oggi si va da
    Liverpool a New York,  con la stessa rapidit e sicurezza,  e l'oceano
    atmosferico  sar  ben  presto solcato come gli oceani della Luna!  La
    distanza non  che una cosa relativa e finir per essere annullata.
    Tutta quella gente,  per quanto assai ben disposta verso il  suo  eroe
    francese, rimase alquanto sbigottita di fronte a questa audace teoria.
    Michel Ardan se ne accorse.
    - Non mi sembrate convinti,  miei cari ospiti - riprese con un amabile
    sorriso.  - Orbene,  ragioniamo.  Sapete quanto impiegherebbe un treno
    espresso per raggiungere la Luna?  Trecento giorni, non uno in pi. Ed
     un tragitto di ottantaseimila quattrocentodieci leghe (2),  Che cosa
     mai? Neanche nove volte il giro della Terra, e non esiste certamente
    marinaio  o  viaggiatore  un  po' sgranchito che in vita sua non abbia
    compiuto  complessivamente  un  tragitto  assai  pi  lungo.  Pensate,
    dunque,  che il mio viaggio durer novantasette ore soltanto!  Ah, voi
    credevate che la Luna fosse molto lontana dalla Terra e che bisognasse
    pensarci due volte prima di tentare questa avventura!  E  che  direste
    allora  se  si  trattasse  di andare su Nettuno,  che gravita a undici
    milioni quattrocentosettantamila leghe dal Sole (3)? Ecco un viaggetto
    di cui pochi potrebbero  concedersi  il  lusso,  quand'anche  costasse
    cinque  soldi  al  chilometro!  Lo  stesso barone Rothschild,  col suo
    miliardo di dollari, non possederebbe la somma sufficiente per pagarsi
    il biglietto, e gli mancherebbero centoquarantasette milioni,  finendo
    cos per restare a mezza strada.
    Questa  maniera  di  argomentare  andava  assai  a  genio al pubblico;
    intanto Michel Ardan,  preso ormai dalla foga,  si lanciava baldanzoso
    in un corpo a corpo; si sentiva ascoltato con avidit e con ammirevole
    sicurezza di s riprese:
    -  Ebbene,  amici  miei,  questa  distanza tra Nettuno e il Sole non 
    niente se paragonata a quella delle stelle;  infatti,  per valutare la
    lontananza  di  questi  astri  occorre  entrare  in quella abbagliante
    numerazione il cui numero pi piccolo ha nove cifre e bisogna assumere
    come  unit  il  miliardo.  Mi  scuso  con  voi  di  fare  sfoggio  di
    erudizione,  ma  la  questione  di interesse palpitante.  Ascoltate e
    giudicate.  Alpha del Centauro dista ottomila miliardi di leghe;  Vega
    cinquantamila   miliardi;   Sirio   cinquantamila   miliardi;   Arturo
    cinquantaduemila miliardi, la Polare centodiciassettemila miliardi, la
    Capra centosettantamila miliardi; le altre stelle migliaia e milioni e
    miliardi di miliardi di leghe! E si viene a parlare della distanza che
    separa i pianeti dal Sole,  sostenendo  che  questa  distanza  esiste!
    Errore! Falsit! Inganno dei sensi! Sapete che cosa penso io di questo
    mondo  che ha inizio dall'astro radioso e finisce con Nettuno?  Volete
    conoscere la mia teoria?  E' molto semplice.  Per me il mondo solare 
    un  corpo  solido,  omogeneo;  i pianeti che lo compongono sono vicini
    l'uno all'altro, si toccano, aderiscono n pi n meno che le molecole
    del metallo pi compatto, argento o ferro, oro o platino! Credo dunque
    di avere il diritto di affermare, e lo ripeto con convinzione, che la
    distanza  una vana parola, la distanza non esiste!.
    - Ben detto!  Bravo!  Urr!  - gridarono tutti i presenti elettrizzati
    dal  gesto,   dall'accento  dell'oratore  e  dall'arditezza  dei  suoi
    concetti.
    - E' verissimo!  - grid pi forte  di  tutti  J.  -T.  Maston.  -  La
    distanza non esiste!
    E nell'agitare con violenza le braccia,  trasportato dall'entusiasmo e
    dallo slancio di tutto il corpo,  poco manc che precipitasse gi  dal
    palco.
    Riusc  comunque  a mantenersi in equilibrio e si risparmi una caduta
    che gli avrebbe dimostrato in modo brutale come la distanza non  fosse
    del  tutto  una  parola vana.  Intanto il brillante oratore riprendeva
    l'aire.
    - Amici miei,  - disse Michel Ardan - penso che l'argomento sia  ormai
    esaurito.  Se  non  sono  riuscito a convincervi tutti,   perch sono
    stato timido nelle mie dimostrazioni, debole nei miei argomenti e devo
    di ci incolpare l'insufficienza dei miei studi  teorici.  Checch  ne
    sia,  ve  lo  ripeto,  la  distanza  della  Terra  dal suo satellite 
    insignificante e indegna di impressionare uno spirito  serio.  Io  non
    credo  quindi  di  esagerare  affermando  che  presto  si allestiranno
    convogli di proiettili entro i quali gli uomini compiranno comodamente
    il viaggio dalla Terra alla Luna.  Non ci saranno n scosse,  n urti,
    n deragliamenti e si arriver alla meta rapidamente, senza fatica, in
    linea  retta  a  volo  d'api  per  usare un'espressione abituale dei
    vostri cacciatori. Prima di vent'anni, met degli uomini avr compiuto
    il viaggio dalla Terra alla Luna.
    - Urr!  Urr per Michel Ardan!  - gridarono i presenti,  anche i meno
    convinti.
    - Urr per Barbicane! - ribatt modestamente l'oratore.
    Questo gesto di gratitudine verso il promotore dell'impresa fu accolto
    da unanimi applausi.
    - Ora,  amici miei,  - riprese Michel Ardan - se avete qualche domanda
    da fare,  metterete certamente in imbarazzo  un  pover'uomo  come  me,
    tuttavia cercher di rispondervi.
    Fino  a  questo  punto  il  presidente  del  Gun-Club poteva reputarsi
    soddisfatto  della  piega  che  la  discussione  aveva   preso.   Essa
    riguardava   quelle  teorie  speculative  nelle  quali  Michel  Ardan,
    trasportato  dalla  sua  vivace  immaginazione,   si  mostrava   assai
    brillante.  Era necessario, per, impedirgli di inoltrarsi sul terreno
    dei problemi pratici nei quali se la  sarebbe  cavata  certamente  con
    minore facilit.  Barbicane si affrett a prendere la parola e domand
    al nuovo amico se riteneva che la Luna o  gli  altri  pianeti  fossero
    abitati.
    -  E' una grossa questione quella che mi poni,  mio degno presidente -
    rispose l'oratore, sorridendo; - tuttavia,  se non mi sbaglio,  uomini
    di grande intelligenza come Plutarco,  Swedenborg, Bernardin de Saint-
    Pierre e molti  altri  hanno  dato  una  risposta  affermativa.  Sarei
    portato  a pensarla anch'io come loro,  se mi pongo dal punto di vista
    della filosofia naturale;  direi che al  mondo  non  esiste  nulla  di
    inutile  e,  rispondendo alla tua domanda con un'altra domanda,  amico
    Barbicane,  affermerei che se i mondi  sono  abitabili,  o  essi  sono
    abitati, o lo sono stati, o lo saranno.
    - Molto bene!  - grid qualcuno dalle prime file degli spettatori,  la
    cui opinione aveva valore di legge per tutti gli altri che gli stavano
    dietro.
    - Non si potrebbe rispondere con maggior logica e precisione  -  disse
    il  presidente  del  Gun-Club.  -  La  domanda  quindi dovrebbe essere
    questa: I mondi sono abitabili? Per parte mia credo di s.
    - E io ne sono certo - disse Michel Ardan.
    - Tuttavia,  - intervenne uno  degli  ascoltatori  -  ci  sono  alcune
    argomentazioni contro l'abitabilit dei mondi. Altrimenti bisognerebbe
    ammettere  che nella maggior parte di essi i princpi della vita siano
    addirittura rivoluzionati. Basta pensare che nei pianeti pi vicini al
    Sole ci sono temperature tali per cui si dovrebbe morire  arsi  e,  in
    quelli pi lontani, morire congelati.
    -   Non   ho  il  piacere  -  rispose  Michel  Ardan  -  di  conoscere
    personalmente il mio onorevole contraddittore, altrimenti cercherei di
    rispondergli a tu per tu.  La sua obiezione ha  un  certo  valore,  ma
    credo che la si possa controbattere con successo,  come tutte le altre
    obiezioni che hanno avuto per  oggetto  l'abitabilit  dei  mondi.  Se
    fossi un fisico direi che,  se c' minor calore messo in movimento nei
    pianeti vicini al Sole e maggiore, al contrario,  nei pianeti lontani,
    questo  semplice fenomeno sarebbe sufficiente ad equilibrare il calore
    e a rendere sopportabili le temperature di questi mondi anche a esseri
    organici come noi. Se fossi un naturalista gli direi,  alla stregua di
    molti  illustri scienziati,  che la natura ci offre sulla Terra stessa
    esempi di specie viventi in condizioni differentissime: cos  i  pesci
    respirano  in  un ambiente che per altri animali sarebbe mortale;  gli
    anfibi hanno una doppia esistenza assai difficile  a  spiegare;  certi
    abitatori  degli  abissi  marini  se  ne  stanno a enorme profondit e
    sopportano benissimo anche la pressione di 50 o  60  atmosfere,  senza
    esserne  schiacciati;  nelle  sorgenti di acqua bollente e nelle acque
    ghiacciate dell'oceano polare si incontrano diversi insetti  acquatici
    i  quali  vi  abitano,  insensibili  a quelle temperature.  La natura,
    insomma ha una infinit di mezzi di difesa  e  di  adattamento,  quasi
    incomprensibili,  ma  non  per  questo meno veri,  e questa variet di
    mezzi di azione arriva fino all'onnipotenza. Se fossi un chimico direi
    che gli aeroliti,  corpi evidentemente formatisi al di fuori del mondo
    terrestre,  hanno  rivelato all'analisi tracce di carbone;  che questa
    sostanza ha origine soltanto da materia  organica  e  che  quindi,  in
    forza   delle   esperienze   di   Reichenbach,   ha   dovuto   essersi
    necessariamente animalizzata. Infine, se fossi un teologo, gli direi
    che la Rivelazione divina pare essersi riferita,  secondo  San  Paolo,
    non solo alla Terra,  bens a tutti i mondi celesti. Ma io non sono n
    un teologo,  n un chimico,  n un naturalista e  neppure  un  fisico;
    perci  nella  mia  grande  ignoranza  delle grandi leggi che regolano
    l'universo,  mi limito a rispondere: Non so se i mondi siano abitati,
    e siccome non lo so, ci vado a vedere.
    L'avversario  delle  teorie  di  Michel  Ardan  avrebbe  opposto altri
    argomenti?  Impossibile dirlo,  perch le grida frenetiche della folla
    avrebbero  impedito  a ogni altra opinione di farsi strada.  Quando fu
    ristabilito un po' di silenzio, il trionfante oratore si accontent di
    aggiungere le seguenti considerazioni:
    - Credetemi,  miei bravi Yankees: una questione cos grossa  stata da
    me appena sfiorata, perch non sono venuto qui a tenere una conferenza
    e  a sostenere una determinata tesi su un tema cos vasto.  Vi sarebbe
    una  ben  lunga  serie   di   argomenti   in   favore   della   teoria
    dell'abitabilit  dei mondi.  Permettetemi soltanto di insistere su un
    punto.  Alle persone che affermano  la  non  abitabilit  dei  pianeti
    conviene  rispondere:  Voi potreste avere ragione se fosse dimostrato
    che la Terra  il  migliore  dei  mondi  possibili;  ma  non    cos,
    qualunque  cosa  ne  abbia  detto  Voltaire.  La  Terra ha soltanto un
    satellite, mentre Giove, Urano, Saturno e Nettuno ne hanno parecchi al
    loro servizio,  vantaggio che non  punto da disprezzare.  Ma ci  che
    rende  la  vita poco piacevole sul nostro pianeta  l'inclinazione del
    suo asse rispetto al piano dell'orbita.  Di qui la disuguaglianza  dei
    giorni  e  delle  notti  e la irritante diversit delle stagioni.  Sul
    nostro disgraziato sferoide fa sempre o troppo caldo o troppo  freddo;
    si  gela d'inverno e si brucia d'estate;   il pianeta dei reumatismi,
    dei raffreddori e delle flussioni di petto;  mentre per esempio  sulla
    superficie  di  Giove,  che  ha  l'asse molto poco inclinato (4),  gli
    abitanti  potrebbero  godere  temperature  invariabili;   avrebbero  a
    disposizione  zone  perennemente  invernali  o  primaverili o estive o
    autunnali.  Ogni abitante di Giove potrebbe cos scegliersi  il  clima
    che pi gli aggrada e starsene tutta la vita a riparo dalle variazioni
    di  temperatura.  Non  farete  fatica a riconoscere da tutto questo la
    superiorit di Giove rispetto alla Terra, senza dire dei suoi anni che
    durano dodici dei nostri.  Inoltre,  secondo me,    evidente  che  in
    queste  meravigliose  condizioni  di vita,  gli abitanti di quel mondo
    fortunato sono  degli  esseri  superiori,  che  i  sapienti  sono  pi
    sapienti,  gli  artisti pi artisti,  i cattivi meno cattivi e i buoni
    migliori. Ahim, che manca al nostro sferoide per raggiungere una tale
    perfezione?  Poca cosa!  Un asse di rotazione meno inclinato sul piano
    dell'orbita.
    -  Allora,  - ribatt uno con voce imperiosa - uniamo le nostre forze,
    inventiamo delle macchine adatte e raddrizziamo l'asse della Terra!
    Un uragano di applausi sommerse questa proposta, il cui autore era,  e
    non  poteva  essere  altri  che  J.-T.  Maston.  E'  probabile  che il
    segretario del Gun-Club fosse stato spinto  ad  avanzare  quell'ardita
    proposta dal suo istinto di ingegnere.  Ma occorre dirlo,  perch  la
    pura verit: molti lo appoggiarono con le loro incitazioni e  non  c'
    dubbio  che,  se  avessero  trovato  il punto di appoggio reclamato da
    Archimede,  gli Americani  avrebbero  costruito  una  leva  capace  di
    sollevare  il mondo e di raddrizzarne l'asse.  Ma era proprio il punto
    di appoggio che mancava a quei temerari meccanici.
    Nondimeno, quell'idea eminentemente pratica ebbe enorme successo; la
    discussione venne sospesa per un buon quarto d'ora,  e per molto tempo
    in  seguito  negli  Stati  Uniti  si continu a parlare della proposta
    formulata con tanta energia dal segretario perpetuo del Gun-Club.


    NOTE.

    Nota 1. Una lega  pari a chilometri 3,800.
    Nota 2. 380.840 chilometri.
    Nota 3. Quattromila e seicento milioni di chilometri.
    Nota 4. L'inclinazione dell'asse di Giove sul piano della sua orbita 
    di soli 3 gradi e 5 primi.















    20. BOTTA E RISPOSTA.

    Pareva che quell'incidente venisse a porre termine  alla  discussione.
    Era  la  parola  fine  e non si poteva trovare di meglio.  Ma quando
    l'agitazione generale fu quietata, si sent una voce vibrante e severa
    pronunciare queste parole:
    - Adesso che l'oratore ha concesso molto spazio alla  fantasia,  vorr
    avere  la  compiacenza  di  tornare  al  nocciolo  della  questione e,
    lasciando da  parte  la  teoria,  discutere  la  parte  pratica  della
    spedizione?
    Tutti  gli sguardi si rivolsero a colui che parlava in questa maniera.
    Era un uomo magro, asciutto,  di aspetto energico,  con barba tagliata
    all'americana,  lasciata  crescere  sotto  il  mento.  Favorito  dagli
    ondeggiamenti della folla era riuscito a portarsi a  poco  a  poco  in
    prima  fila.  Di l,  con le braccia incrociate sul petto,  lo sguardo
    vivido e ardito,  fissava imperturbabile l'eroe di quel  raduno.  Dopo
    avere formulato la sua domanda,  egli rimase in silenzio, indifferente
    alle migliaia di sguardi che convergevano su di lui e al  mormorio  di
    disapprovazione  suscitato  dalle  sue parole.  Siccome la risposta si
    faceva attendere egli ripet la domanda in tono  chiaro  e  preciso  e
    aggiunse:
    - Siamo qui per occuparci della Luna e non della Terra.
    - Avete ragione,  signore - rispose Michel Ardan.  - La discussione ci
    ha portati fuori strada. Torniamo alla Luna.
    - Signore, - riprese lo sconosciuto - voi dite che il nostro satellite
     abitato. Bene.  Ma se esistono i Seleniti,   indiscutibile che essi
    vivano senza respirare perch,  e io vi prevengo nel vostro interesse,
    sulla superficie della Luna non esiste nemmeno una molecola d'aria.
    A questa affermazione Michel Ardan scosse la fulva criniera;  comprese
    che  avrebbe  dovuto  battersi con quell'uomo su un punto vitale della
    questione. Lo guard fisso in volto e disse:
    - Ah, non c' aria sulla Luna! E chi pretende di affermarlo, scusate?
    - Gli scienziati.
    - Davvero?
    - Davvero.
    - Signore, - riprese Michel - lasciando da parte gli scherzi, io nutro
    una profonda stima per  gli  scienziati  che  sanno,  ma  un  profondo
    disprezzo per gli scienziati che non sanno.
    - E ne conoscete,  per caso, di quelli che appartengono a quest'ultima
    categoria?
    - Precisamente.  In  Francia  ce  n'  uno  il  quale  afferma  che  
    matematicamente  escluso  che  un  uccello possa volare,  e un altro
    pretende di dimostrare che il pesce non  fatto per vivere in acqua.
    - Io intendo parlare di ben altri  scienziati.  E  potrei  citarvi  in
    appoggio  alla  mia  affermazione nomi assai autorevoli che voi stesso
    non sdegnereste.
    - In tal caso,  signore,  mettereste davvero in  imbarazzo  un  povero
    ignorante  il  quale,  d'altra  parte,  non  domanda  di meglio che di
    istruirsi.
    - E perch,  allora,  - disse lo sconosciuto con una certa  rudezza  -
    osate  discutere  questioni  scientifiche,  se  non  le  avete nemmeno
    studiate?
    - Perch?  - rispose Michel Ardan.  - Per la semplice  ragione  che  
    comunque coraggioso colui che non sospetta neppure il pericolo. Io non
    so  nulla,    vero,  ed  precisamente questa debolezza che fa la mia
    forza.
    - La vostra debolezza rasenta la follia - esclam  lo  sconosciuto  di
    cattivo umore.
    -  Tanto  meglio,  - replic il francese - se la mia follia mi porter
    fin sulla Luna.
    Barbicane e i suoi colleghi non staccavano gli occhi dall'intruso  che
    veniva  cos  arditamente  a  gettarsi attraverso la strada della loro
    avventura. Nessuno lo conosceva, e il presidente, timoroso del seguito
    di una discussione impegnata su un terreno tanto aperto alle sorprese,
    guardava il nuovo amico con una  certa  apprensione.  Gli  ascoltatori
    erano  molto  attenti  ma  anche  seriamente  inquieti,   poich  quel
    contraddittorio aveva per risultato di richiamare la  loro  attenzione
    sui pericoli e anche sulla reale impossibilit della spedizione.
    -  Signore,  -  riprese  l'avversario  di  Michel  Ardan  - numerose e
    indiscutibili sono le prove  scientifiche  dell'assenza  d'aria  sulla
    Luna. Direi anzi a priori che se un'atmosfera  mai esistita in epoche
    remote   attorno  al  nostro  satellite,   la  Terra  deve  avergliela
    sottratta. Ma preferisco opporvi dei fatti irrefutabili.
    -  Opponete  pure,  signore,  -  rispose  Michel  Ardan  con  perfetta
    galanteria - opponete pure tutti i fatti che volete.
    -  Vi    noto,  -  disse lo sconosciuto - che quando i raggi luminosi
    attraversano un corpo qual  l'aria,  essi vengono deviati dalla linea
    retta,  in altri termini,  subiscono una rifrazione. Ebbene, quando ci
    sono stelle occultate dalla Luna,  mai i loro raggi,  lambendo  l'orlo
    del  suo  disco,  deviano  dalla  linea  retta  o  subiscono la minima
    rifrazione.  Da ci appare evidente che  la  Luna  non    avvolta  in
    un'atmosfera.
    Tutti  gli  occhi  si  rivolsero  al francese,  poich a premesse cos
    evidenti, potevano seguire solo conclusioni altrettanto rigorose.
    - Effettivamente, - rispose Michel Ardan - questo  il vostro migliore
    argomento,  per dire l'unico,  e forse anche uno  scienziato  potrebbe
    essere imbarazzato a rispondervi.  Io dir soltanto che tale argomento
    non ha valore assoluto,  perch presuppone  calcolato  esattamente  il
    diametro  angolare della Luna,  ci che invece non .  Ma sorvoliamo e
    ditemi invece, caro signore,  se ammettete l'esistenza o no di vulcani
    sulla superficie della Luna.
    - Vulcani spenti, s: attivi, no.
    -  Lasciatemi  credere,  quindi,  senza  oltrepassare  i  limiti della
    logica,  che questi vulcani ora  inattivi,  furono  attivi  in  epoche
    passate.
    -  Questo    sicuro,  ma siccome i vulcani potevano benissimo fornire
    essi stessi l'ossigeno necessario alla  combustione,  il  fatto  della
    loro attivit non prova affatto l'esistenza di una atmosfera lunare.
    - Quand' cos,  andiamo avanti - rispose Michel Ardan;  - lasciamo da
    parte  queste  argomentazioni   e   atteniamoci   semplicemente   alle
    osservazioni  dirette.  Premetto che dovr appoggiarmi all'autorit di
    alcuni nomi.
    - Appoggiatevi pure.
    - E io mi  appoggio.  Nel  1715,  gli  astronomi  Louville  e  Halley,
    osservando  l'eclissi solare del 3 maggio,  notarono strani baleni che
    si ripetevano con frequenza ai  bordi  dell'ombra  del  disco  lunare.
    Questo  fenomeno  fu  da  essi  spiegato  con  la presenza di tempeste
    scatenatesi nell'atmosfera lunare.
    - Nel 1715, - ribatt lo sconosciuto - gli astronomi Louville e Halley
    scambiarono per fenomeni lunari alcuni fenomeni  puramente  terrestri,
    quali  sono  i  bolidi  o altro,  che si verificano nell'atmosfera del
    nostro  pianeta.   Cos  hanno  risposto  concordemente  centinaia  di
    scienziati  all'annuncio  di quelle osservazioni e cos vi rispondo io
    con essi.
    - Ammettiamo che sia cos - rispose Ardan,  senza lasciarsi turbare da
    quelle parole.  - Herschell,  nel 1787, non ha forse osservato un gran
    numero di punti luminosi sulla superficie della Luna?
    - Esatto. Ma non ne spieg l'origine. Lo stesso Herschell,  dalla loro
    presenza, non ha dedotto come conseguenza necessaria doversi ammettere
    l'esistenza di una atmosfera lunare.
    - Ben detto - ammise Michel Ardan,  complimentandosi con l'avversario.
    - Mi accorgo con piacere che siete molto versato in selenografia.
    -  Molto  versato,   signore,   e  aggiunger  che  i  due  pi  abili
    osservatori, che hanno studiato a fondo l'astro delle notti, i signori
    Beer e Moelder,  sono concordi nel negare in modo assoluto l'esistenza
    di aria sulla luna.
    La gente che lo ascoltava parve convinta degli  argomenti  addotti  da
    quel singolare personaggio e lo sottoline con un moto di assenso.
    -  Proseguiamo,  - disse Michel Ardan con grande calma - e fissiamo la
    nostra attenzione su un  fatto  importantissimo.  Un  bravo  astronomo
    francese,  Laussedat,  osservando l'eclissi del 18 luglio 1860, rilev
    che i corni del mezzo disco solare apparivano arrotondati  e  tronchi.
    Un  fenomeno  del genere pu essere prodotto solo dalle deviazioni dei
    raggi solari attraverso l'atmosfera che circonda la Luna;  non  esiste
    infatti altra spiegazione possibile.
    -  Ma    un  fatto  accertato?  - domand lo sconosciuto con un certo
    interesse.
    - Assolutamente accertato.
    Un moto inverso al precedente riport il favore del pubblico  all'eroe
    preferito, il cui avversario ammutol. Ardan riprese la parola e senza
    mostrare  vano  compiacimento  per  il  vantaggio ottenuto si limit a
    dire:
    - Vedete dunque,  mio  caro  signore,  che  non  si  pu  essere  cos
    categorici   quando   si  nega  la  possibilit  dell'atmosfera  sulla
    superficie lunare.  Probabilmente si tratta di uno strato di atmosfera
    poco denso,  sottilissimo, ma oggi la scienza ammette generalmente che
    esso esista.
    - Non sulle montagne, tuttavia - ribatt lo sconosciuto che non voleva
    darsi per vinto.
    - No,  ma in fondo alle valli s,  e per uno strato non  pi  alto  di
    qualche centinaio di piedi.
    -  In  ogni modo farete bene a prendere le vostre precauzioni,  perch
    quest'aria sar terribilmente rarefatta.
    - Oh,  caro signore,  ce ne sar sempre abbastanza per un  uomo  solo.
    D'altronde,  una  volta  arrivato  lass,  far  economia al massimo e
    respirer soltanto nelle grandi occasioni.
    Un formidabile scoppio di risa rintron le orecchie dello sconosciuto,
    il quale volse lo sguardo verso il pubblico, quasi a sfidarlo.
    - Dunque,  - riprese a dire Michel Ardan con fare disinvolto  -  visto
    che   siamo  d'accordo  sulla  esistenza  di  una  certa  quantit  di
    atmosfera,  eccoci obbligati ad ammettere  anche  l'esistenza  di  una
    certa  quantit  d'acqua.  E'  una  conseguenza  di cui io mi rallegro
    assai.   Ora  per,   mio  amabile  contraddittore,   permettetemi  di
    richiamare  ancora  la  vostra  attenzione su un particolare.  Noi non
    conosciamo che una sola  faccia  del  disco  lunare  e,  se  c'  poca
    atmosfera  nell'emisfero  che ci guarda,   possibile che ve ne sia di
    pi sulla faccia opposta.
    - E per quale motivo?
    - Perch la Luna,  per effetto dell'attrazione terrestre,  ha preso la
    forma  di  un uovo,  di cui noi vediamo la calotta pi piccola.  Se ne
    deduce la conseguenza, nota grazie ai calcoli di Hansen, che il centro
    di gravit di questo corpo ovoidale  posto nell'emisfero invisibile a
    noi,  dove  da supporre che si trovino raccolte le masse d'aria e  di
    acqua trascinatevi fin dai giorni della creazione.
    - Fantasticherie! - esclam lo sconosciuto.
    - No, sono semplici teorie che si basano sulle leggi della meccanica e
    che  mi  sembrano  difficilmente impugnabili.  Faccio dunque appello a
    questa assemblea popolare e chiedo che sia messa ai voti la questione:
    se la vita,  tal quale esiste sulla Terra,  sia o no  possibile  sulla
    superficie della Luna.
    Tutti  i presenti votarono per acclamazione la proposta.  L'avversario
    di Michel Ardan avrebbe voluto parlare ancora,  ma non  riusc  pi  a
    farsi intendere: urla e minacce gli piovevano addosso come grandine.
    - Basta! Basta! - gridavano alcuni.
    - Cacciate via quell'intruso! - facevano eco altri.
    -  Fuori  dal  recinto!  Mettetelo  alla porta!  - strepitava la folla
    irritata.
    Ma lui immobile,  avviticchiato all'impalcatura del podio,  non  batt
    ciglio,  risoluto  a rimanere e a lasciar passare quel temporale,  che
    avrebbe assunto proporzioni terribili se Michel Ardan  non  lo  avesse
    calmato con un gesto autorevole della mano.  Era troppo nobile d'animo
    per abbandonare il rivale in un simile frangente.
    - Desiderate dire qualche altra cosa?  - gli domand col  pi  amabile
    dei sorrisi.
    - S,  - rispose con impeto - cento,  mille cose!  O,  piuttosto,  una
    sola.  Per perseverare nella vostra impresa,  bisogna proprio che  voi
    siate...
    -  Imprudente!  Ma  come  potete  trattarmi cos,  dopo che ho chiesto
    all'amico Barbicane un proiettile cilindro-conico,  che mi  permetter
    di viaggiare senza rigirarmi come uno scoiattolo?
    - Ma povero sventurato! Lo spaventoso contraccolpo vi ridurr in pezzi
    alla partenza.
    -  Mio  caro  contraddittore,  voi avete messo il dito sulla sola vera
    difficolt.  Tuttavia ho troppo buona opinione del  genio  industriale
    degli Americani per non credere che essi riusciranno a risolverla.
    -   E   il   calore   sviluppato   dalla   velocit   del   proiettile
    nell'attraversare gli strati atmosferici?
    - Oh,  le pareti del proiettile sono cos  spesse  e  io  attraverser
    l'atmosfera cos rapidamente...
    - Ma, i viveri, l'acqua?
    -  Ho  calcolato  che  potr  portare con me provviste per un anno;  e
    pensate che la mia traversata non durer pi di quattro giorni!
    - E l'aria per respirare durante il viaggio?
    - La produrr chimicamente.
    - E la caduta sulla Luna, ammesso che ci arriviate?
    - Sar sei volte meno rapida di una caduta sulla Terra,  perch  sulla
    superficie della Luna il peso  sei volte inferiore.
    - Ma sar comunque sufficiente a mandarvi in cocci come un vetro!
    -  E chi mi impedir di ritardarla per mezzo di razzi convenientemente
    disposti e accesi in tempo utile?
    - Ma infine, supposto che tutte le difficolt siano risolte, tutti gli
    ostacoli appianati,  che tutto vi vada per il verso giusto,  e ammesso
    che  arriviate  sano  e  salvo sulla Luna,  come fate conto di tornare
    indietro?
    - Non torner!
    A questa risposta,  che nella sua  semplicit  toccava  le  vette  del
    sublime,  la folla rimase muta.  Ma quel silenzio era pi eloquente di
    qualunque  grido  d'entusiasmo.   Lo  sconosciuto  ne  approfitt  per
    protestare un'altra volta.
    -  Andrete  incontro  a  sicura  morte,  e  questa morte insensata non
    giover neppure alla scienza!
    -  Continuate,  mio  generoso  sconosciuto,  poich,   in  verit  voi
    pronosticate in maniera piacevolissima.
    - Ah, ma questo  troppo! - esclam l'avversario di Michel Ardan.
    -  E  non so perch io stia qui a continuare una discussione cos poco
    seria.  Persistete pure nella vostra pazzesca  impresa!  La  colpa  in
    fondo non  vostra.
    - Oh, non fate complimenti!
    - No!  un altro che porter la responsabilit dei vostri atti!
    - E chi dunque,  se  lecito saperlo?  - domand Michel Ardan con tono
    deciso.
    - Quell'ignorante che ha preparato questo tentativo tanto  impossibile
    quanto ridicolo.
    L'attacco era diretto.  Barbicane,  che, fin dalla prima intromissione
    dello sconosciuto, aveva dovuto fare violenti sforzi per contenersi, e
    bruciare il suo fumo come certi fumaioli di caldaie,  vedendosi  ora
    attaccato  cos  oltraggiosamente,   balz  con  impeto  in  direzione
    dell'avversario che lo sfidava a viso  aperto.  Ma  all'improvviso  si
    trov separato da lui.
    Il  palco  era  stato  sollevato  da cento braccia robuste e Barbicane
    dovette condividere con Michel Ardan l'onore del trionfo.  Il peso del
    podio era considerevole,  ma i portatori si avvicendavano ogni momento
    e ognuno contendeva,  lottava,  faceva a gomitate  per  poter  dare  a
    quella manifestazione l'appoggio delle proprie spalle.
    Lo sconosciuto non aveva approfittato del trambusto per abbandonare il
    suo posto. Avrebbe potuto farlo, del resto, in mezzo a una folla tanto
    compatta?  Certamente no. Se ne stava comunque in prima fila, sempre a
    braccia conserte, tenendo gli occhi fissi su Barbicane.
    Costui non  lo  perdeva  di  vista,  e  gli  sguardi  dei  due  uomini
    s'incrociavano come lame di spade frementi.
    Per tutta la durata della marcia trionfale le grida dell'immensa folla
    si  mantennero sempre all'apice dell'intensit.  Michel Ardan lasciava
    fare, con visibile compiacimento. Il suo volto era raggiante. Di tanto
    in tanto il palco ondeggiava e rullava come una  nave  sbattuta  dalle
    onde. Ma i due eroi di quel raduno avevano il piede fermo dei marinai;
    non vacillavano e la loro imbarcazione arriv senza avarie al porto di
    Tampa-Town.  Michel  Ardan  riusc  fortunatamente  a  sottrarsi  alla
    stretta della fanatica turba  degli  ammiratori;  raggiunse  l'albergo
    Franklin,  sal in camera e si mise subito a letto, mentre un esercito
    di centomila uomini vegliavano sotto le sue finestre.
    Intanto fra il misterioso personaggio  e  Barbicane  si  svolgeva  una
    scena  rapida  e  decisiva.   Barbicane,  appena  libero,  era  andato
    frettolosamente a piantarsi in faccia al suo avversario.
    - Venite con me - gli disse con voce decisa.
    L'altro lo segu verso il porto, dove entrambi sostarono lungo il molo
    vicino al Jone's-Fall.
    I due uomini, che non s'erano mai visti prima, si scrutarono in volto.
    - Chi siete? - domand Barbicane.
    - Il capitano Nicholl.
    - L'avevo sospettato.  Finora il caso non vi  aveva  posto  sulla  mia
    strada...
    - Cos ci sono venuto io, di proposito.
    - Voi mi avete insultato.
    - S, pubblicamente.
    - E mi renderete ragione di questo insulto.
    - All'istante.
    - Desidero che tutto si svolga in segreto, tra noi due. C' un bosco a
    tre miglia da Tampa,  il bosco Skersnaw. Lo conoscete?
    - Lo conosco.
    -  Vorreste incontrarvi con me domani mattina alle cinque,  entrandovi
    da uno degli accessi?...
    - S, certamente, se voi vi entrate dall'altro.
    - E non dimenticate la vostra carabina, spero - disse Barbicane.
    - E voi non dimenticate la vostra - rispose Nicholl.
    Dopo essersi scambiati freddamente queste parole,  il  presidente  del
    Gun-Club  e il capitano si separarono.  Barbicane fece ritorno a casa,
    ma invece di concedersi una pausa di  riposo,  trascorse  la  notte  a
    cercare  la  soluzione  per  evitare  il contraccolpo del proiettile e
    risolvere questo difficile problema posto da Michel Ardan  durante  la
    discussione avuta al raduno.








    21. COME UN FRANCESE COMPONE UNA LITE.

    Mentre il presidente e il capitano fissavano le condizioni del duello,
    terribile  e  selvaggio,  nel  quale  ognuno di essi sarebbe diventato
    cacciatore d'uomini,  Michel  Ardan  si  riposava  dalle  fatiche  del
    trionfo.
    Riposare  non    la  parola esatta,  poich i letti americani possono
    gareggiare in durezza con le lastre di marmo o di granito.
    Dunque Ardan  dormiva  malissimo,  si  voltava  e  rivoltava  tra  gli
    asciugamani  che  gli  servivano  da  lenzuola,  e pensava che nel suo
    proiettile avrebbe installato  una  cuccetta  pi  comoda,  quando  un
    violento  rumore  venne  a  strapparlo  ai  suoi  sogni.  La porta era
    percossa da colpi violenti,  che parevano battuti con uno strumento di
    ferro.  Grida  scomposte  si  mescolano  a quel fracasso un po' troppo
    mattiniero.
    - Aprite! - gridava qualcuno. - Aprite dunque, in nome del Cielo!
    Michel Ardan non aveva alcun motivo di  dover  accondiscendere  a  una
    richiesta  avanzata in modo cos rumoroso.  Tuttavia si alz e apr la
    porta,   giusto  in  tempo  prima  che  questa  cedesse  agli   sforzi
    dell'ostinato  visitatore.  Il  segretario del Gun-Club fece irruzione
    nella stanza. Una bomba non sarebbe entrata con minori cerimonie.
    - Ieri sera, - grid J.-T.  Maston senza nemmeno riprendere fiato - il
    nostro  presidente,  al  raduno,    stato insultato pubblicamente.  A
    provocarlo  stato il suo avversario,  che altri non  che il capitano
    Nicholl.  Si battono a duello questa mattina al bosco di Skersnaw!  Ho
    saputo la cosa proprio dalla bocca di  Barbicane!  Se  dovesse  essere
    ucciso,  i  nostri  progetti  andrebbero  in fumo.  Bisogna impedire a
    qualunque costo il duello!  C' un uomo solo che pu avere  abbastanza
    ascendente su Barbicane per trattenerlo e quest'uomo  Michel Ardan!
    Mentre  J.-T.  Maston  parlava  cos,  Michel Ardan,  senza tentare di
    interromperlo,  si era precipitosamente infilato i larghi pantaloni  e
    un  paio di minuti dopo i due amici raggiungevano di corsa i sobborghi
    di Tampa-Town.
    Durante quella rapida corsa, Maston ebbe modo di informare Ardan sulla
    situazione.  Gli spieg la vera causa dell'inimicizia tra Barbicane  e
    Nicholl,  una  rivalit  di  vecchia data,  e come fino a quel giorno,
    grazie agli amici comuni,  il presidente e il capitano non si  fossero
    mai  trovati  a faccia a faccia.  Tutto si riduceva a una rivalit tra
    corazze e proiettili,  e la scenata avvenuta al raduno non  era  stata
    che  l'occasione  a  lungo attesa da Nicholl per sfogare i suoi vecchi
    rancori.
    Niente di pi terribile di questi duelli  rusticani  in  America,  nei
    quali  i due avversari si danno la caccia nella foresta,  si spiano da
    dietro le macchie e si sparano nel folto della boscaglia come  animali
    selvatici.  E'  in  quel  momento che ognuno di essi deve invidiare le
    meravigliose qualit,  cos naturali negli Indiani delle praterie:  la
    loro  brillante  intelligenza,  la  loro  scaltrezza e l'istinto delle
    tracce, il fiuto del nemico. Un errore, una esitazione, un passo falso
    possono costare la vita.  A  volte  in  quegli  scontri,  gli  Yankees
    portano  con  s  i  loro cani e,  cacciatori e selvaggina allo stesso
    tempo, si dnno la caccia per ore intere.
    - Che diavolo di gente siete voialtri! - disse Michel Ardan, appena il
    suo compagno ebbe finito di dipingergli realisticamente  quella  messa
    in scena.
    -  Siamo  fatti  cos  -  si  limit a rispondergli con modestia J.-T.
    Maston. - Ma facciamo presto!
    Michel Ardan e Maston ebbero  un  bel  correre  attraverso  la  radura
    ancora  rorida  di rugiada,  oltrepassare risaie e ruscelli,  prendere
    scorciatoie,  ma non riuscirono a raggiungere  il  bosco  di  Skersnaw
    prima  delle  cinque e mezzo.  Barbicane doveva aver varcato il limite
    del bosco gi da mezz'ora.
    Un vecchio boscaiolo lavorava ad affastellare rami che aveva abbattuti
    con la roncola. Maston corse da lui gridandogli:
    - Avete visto entrare nel bosco un uomo armato di carabina? Barbicane,
    il presidente... il mio migliore amico?...
    Il buon segretario del  Gun-Club  riteneva  ingenuamente  che  il  suo
    presidente dovesse essere conosciuto dal mondo intero. Ma il boscaiolo
    non ebbe l'aria di comprendere.
    - Un cacciatore - intervenne allora Michel Ardan.
    - Un cacciatore? S - rispose il boscaiolo.
    - Da quanto tempo?
    - Sar circa un'ora.
    - Troppo tardi! - esclam Maston.
    - Avete udito dei colpi di fucile? - domand Michel Ardan.
    - No.
    - Neppure uno?
    - Neppure uno. Quel cacciatore l non deve aver fatto buona caccia!
    - Che cosa dobbiamo fare? - disse Maston.
    -  Inoltrarci  nel  bosco a rischio di prenderci una palla che non era
    destinata a noi.
    - Ah!  - esclam Maston con  accento  che  non  lasciava  dubbi  sulla
    sincerit  delle  parole - preferirei dieci pallottole nella mia testa
    che una sola nella testa di Barbicane.
    - E allora avanti! - concluse Ardan, stringendogli la mano.
    Pochi secondi dopo i due amici sparivano nel folto  del  bosco.  Erano
    grandi  macchie  fitte  di  giganteschi  cipressi,   di  sicomori,  di
    tulipifere, di olivi selvatici, di tamarindi, di querce e di magnolie.
    Le varie piante,  intrecciando i loro  rami,  formavano  un  groviglio
    inestricabile  che  non  permetteva  alla  vista  di  spingersi  molto
    lontano.  Michel Ardan e Maston camminavano l'uno  accanto  all'altro,
    inoltrandosi silenziosamente tra gli alti arbusti, aprendosi la strada
    tra  liane  fitte,  interrogando  con  lo  sguardo i cespugli o i rami
    nascosti nell'ombroso  spessore  del  fogliame,  e  a  ogni  passo  si
    aspettavano  di  udire  la tragica detonazione delle carabine.  Quanto
    alle tracce che Barbicane avrebbe dovuto lasciare al suo passaggio nel
    bosco,  era impossibile riconoscerle,  e dovevano procedere alla cieca
    tra  sentieri  appena  praticabili  lungo  i  quali  un  indiano,   al
    contrario, avrebbe seguito passo passo il percorso del suo avversario.
    Dopo un'ora di vane ricerche,  i due amici fecero una sosta.  La  loro
    inquietudine raddoppiava.
    -  Dev'essere  gi tutto finito - disse Maston scoraggiato.  - Un uomo
    come Barbicane non pu aver giocato d'astuzia col suo nemico,  n  pu
    avergli  teso  una  trappola  o  agito subdolamente.  E' troppo leale,
    troppo  coraggioso.  Egli  sar  andato  avanti  diritto  incontro  al
    pericolo,  cos  lontano  da  questo  punto  del bosco che l'eco delle
    detonazioni non  giunto all'orecchio del boscaiolo.
    - E noi, allora? - disse Michel Ardan.  - Da quando ci siamo inoltrati
    nella boscaglia, noi avremmo potuto udire...
    - E se fossimo arrivati troppo tardi?  - osserv Maston con accento di
    disperazione.
    Michel Ardan non trov il  coraggio  di  rispondergli;  Maston  e  lui
    ripresero il cammino.  Di tanto in tanto lanciavano grida di richiamo;
    chiamavano  sia  Barbicane  che  Nicholl,   ma  n  l'uno  n  l'altro
    rispondevano alle loro voci.  Uccelli dai vivaci colori, impauriti dal
    rumore,  volavano via tra i rami e qualche daino spaventato fuggiva  a
    precipizio attraverso la boscaglia.
    La  ricerca  dur  ancora  un'altra ora.  Il bosco era stato esplorato
    quasi per intero. Nulla tradiva i segni di una lotta. C'era da mettere
    in dubbio  l'affermazione  del  boscaiolo  e  Ardan  stava  ormai  per
    rinunciare    a    proseguire    nell'inutile   ricognizione   quando,
    improvvisamente, Maston si ferm.
    - Silenzio! - disse. - Laggi c' qualcuno!
    - Qualcuno? - ripet Michel Ardan.
    - S,  un uomo!  Sembra immobile.  Non ha pi la carabina tra le mani.
    Che fa, dunque?
    -  Tu  lo riconosci?  - domand Michel Ardan,  che non era ben servito
    dalla sua vista miope in circostanze del genere.
    - S,  1ui! Ecco che si volta - disse Maston.
    - Lui chi?...
    - Il capitano Nicholl!
    - Nicholl! - esclam Ardan, sentendosi stringere il cuore.
    Nicholl era disarmato; ci significava che egli non aveva pi nulla da
    temere dal suo avversario.
    - Su,  andiamogli incontro - disse Michel Ardan.  - Cos sapremo  come
    stanno le cose.
    Ma  non  avevano  fatto  ancora  una  cinquantina di passi,  quando si
    fermarono  per  osservare  pi  attentamente  il   capitano.   Avevano
    immaginato  di  imbattersi in un uomo con il sangue alla testa e tutto
    preso dalla voglia di vendetta! Al vederlo, rimasero stupiti.
    Tra due gigantesche tulipifere era tesa una reticella a  maglia  e  al
    centro  della  rete  un  uccellino  con le ali impigliate si dibatteva
    emettendo gridi lamentosi.  L'uccellatore che aveva teso  quella  rete
    inestricabile non era un essere umano ma un ragno velenoso,  comune in
    quella zona, grosso come un uovo di piccione e munito di zampe enormi.
    Quell'orrendo animale,  al momento di avventarsi  sulla  preda,  aveva
    dovuto  battere  in  ritirata e cercare scampo tra gli alti rami della
    tulipifera, perch a sua volta minacciato da un temibile nemico.
    Infatti, il capitano Nicholl, posato il fucile a terra,  incurante dei
    pericoli   della   situazione,   era   occupato   a  liberare  il  pi
    delicatamente possibile la vittima caduta  nella  rete  del  mostruoso
    ragno. Quando ebbe finito, il capitano lanci in volo l'uccellino, che
    batt allegramente le ali e disparve.
    Nicholl,  intenerito,  lo  guardava  fuggire  tra  i  rami  quando ud
    pronunciare queste commosse parole:
    - Siete una brava persona, voi!
    Egli si volt.  Si trov di fronte Michel Ardan,  che gli ripeteva  su
    tutti i toni:
    - E' un uomo simpatico!
    - Michel Ardan!  - esclam il capitano. - Che cosa siete venuto a fare
    qui, signore?
    - A stringervi la mano, Nicholl, e a impedirvi di uccidere Barbicane o
    essere da lui ucciso.
    - Barbicane!  - grid il capitano - Lo sto cercando da un  paio  d'ore
    senza trovarlo. Dove si nasconde?...
    -  Nicholl,  - disse Michel Ardan - non  bello ci che state facendo!
    Bisogna rispettare sempre l'avversario. State tranquillo, se Barbicane
     vivo lo troveremo e tanto pi facilmente in quanto  anch'egli  star
    cercandovi,  a  meno  che  non si stia divertendo anche lui a liberare
    qualche uccellino prigioniero. Ma quando lo avremo trovato,  parola di
    Michel Ardan, non si parler pi di duello tra voi due.
    - Tra il presidente Barbicane e me, - rispose duro il capitano Nicholl
    - c' una rivalit che solo la morte di uno di noi...
    - Eh,  via! - lo interruppe Michel Ardan. - Due brave persone come voi
    possono detestarsi fin che si vuole, ma non possono non stimarsi.  Voi
    non vi batterete.
    - Io mi batter, signore!
    - No.
    -  Capitano,  -  intervenne allora J.-T.  Maston con molto calore - io
    sono amico del presidente, anzi sono il suo "alter ego",  un altro lui
    stesso;  se volete proprio uccidere qualcuno,  sparate su di me,  sar
    esattamente la stessa cosa.
    - Signore,  - disse Nicholl,  stringendo la carabina  convulsamente  -
    questi scherzi...
    -  L'amico  Maston  non sta scherzando,  - rispose Michel Ardan - e io
    capisco il suo sentimento che lo spinge a farsi  uccidere  per  l'uomo
    che  egli  ama!  Ma  n  lui n Barbicane cadranno sotto il piombo del
    capitano Nicholl,  poich io far ai  due  rivali  una  proposta  cos
    seducente che essi si affretteranno ad accettare.
    - E quale? - domand Nicholl con visibile incredulit.
    -  Abbiate  pazienza  - disse Ardan;  - non posso comunicarla che alla
    presenza di Barbicane.
    - Andiamo a cercarlo, allora - ribatt il capitano.
    I tre uomini si misero subito in marcia.  Il  capitano  Nicholl,  dopo
    aver  tolto  i  proiettili alla carabina,  se la gett a tracolla e si
    avvi con passo agitato senza dire parola.
    Per un'altra mezz'ora le ricerche non ebbero alcun  esito.  Maston  si
    sentiva assalire da un dubbio atroce.  Osservava severamente Nicholl e
    si domandava se quell'uomo non avesse gi compiuto la sua  vendetta  e
    lo sfortunato Barbicane, colpito da una pallottola, non giacesse ormai
    senza  vita  in  mezzo a qualche cespuglio insanguinato.  Michel Ardan
    sembrava avesse lo stesso pensiero ed entrambi  interrogavano  con  lo
    sguardo il capitano Nicholl. Maston si ferm bruscamente.
    Ad una ventina di passi c'era un uomo immobile, seduto ai piedi di una
    gigantesca catalpa,  con il busto appoggiato al tronco, mezzo nascosto
    tra l'erba.
    - E' lui! - esclam Maston.
    Barbicane non si mosse. Michel Ardan fiss negli occhi il capitano, ma
    questi non mosse  ciglio.  Il  francese  fece  qualche  passo  avanti,
    chiamando:
    - Barbicane! Barbicane!
    Nessuna risposta. Ardan si precipit verso l'amico; ma nell'istante in
    cui  stava  per afferrargli il braccio,  si ferm di colpo gettando un
    grido di stupore.  Barbicane era intento a  tracciare  con  la  matita
    delle  figure  geometriche  su  un taccuino;  il fucile era posato per
    terra, scarico.
    Assorto nel suo lavoro, quello scienziato, dimenticando a sua volta il
    duello e la vendetta, non aveva visto n udito nulla.
    Ma appena Michel Ardan gli pos la mano sulla  sua,  egli  si  scosse,
    guardandosi attorno con meraviglia.
    -  Ah,  tu  qui!  - esclam finalmente.  - Ho trovato,  amico mio!  Ho
    trovato!
    - Che cosa?
    - Il mezzo.
    - Quale mezzo?
    - Il mezzo per annullare il contraccolpo alla partenza del proiettile!
    - Davvero?  - disse Michel,  guardando  con  la  coda  dell'occhio  il
    capitano.
    -  S,  l'acqua!  Della  semplice  acqua che funzioner da molla.  Ah,
    Maston, anche voi qui? - esclam Barbicane.
    - Anche lui,  - rispose Michel Ardan - e permettimi che  ti  presenti,
    allo stesso tempo, il buon capitano Nicholl.
    -  Nicholl!   -  esclam  Barbicane,  alzandosi  subito  in  piedi.  -
    Perdonatemi,  capitano,   -  aggiunse  -  avevo  dimenticato!   Eccomi
    pronto...
    Michel  Ardan  intervenne  senza lasciare ai due avversari il tempo di
    interpellarsi.
    - Perbacco!  - disse.  - E' davvero una gran fortuna che  due  persone
    come  voi  non si siano potute incontrare prima;  a quest'ora dovremmo
    piangere la morte dell'uno o dell'altro.  Ma grazie a Dio,  che  si  
    compiaciuto  di intervenire,  non c' pi niente da temere.  Quando si
    dimentica il  proprio  odio  per  immergersi  nella  soluzione  di  un
    problema di meccanica e per fare dei tiri birboni a un ragno,   segno
    che quest'odio non presenta pi pericolo per alcuno.
    Michel Ardan raccont al presidente la vicenda occorsa al capitano.
    - Ora vi domando, - concluse - se due buone persone come voi sono nate
    per fracassarsi reciprocamente il cranio a colpi di carabina!
    In  quella  situazione,  alquanto  ridicola,   c'era  un  qualcosa  di
    inatteso, al punto che Barbicane e Nicholl non sapevano quale contegno
    tenere l'uno di fronte all'altro.  Michel Ardan se ne accorse e decise
    di approfittarne per tentare una riconciliazione.
    - Miei bravi amici,  - disse col pi bel sorriso tra le labbra  -  tra
    voi  due non c' stato altro che una semplice incomprensione.  Ebbene,
    per dimostrare che ormai  tutto  finito,  e  siccome  siete  entrambi
    uomini  capaci  di  rischiare  la  pelle,  accettate con franchezza la
    proposta che sto per farvi.
    - Parlate - disse Nicholl.
    - L'amico Barbicane  convinto che il  suo  proiettile  andr  diritto
    sulla Luna.
    - S, certamente - conferm Barbicane.
    - Mentre l'amico Nicholl  persuaso che esso ricadr sulla Terra.
    - Ne ho la certezza - intervenne Nicholl.
    - Ebbene,  - soggiunse Michel Ardan - io non ho la pretesa di mettervi
    d'accordo,  ma ve lo dico in due parole: partite con  me  e  venite  a
    vedere se resteremo per strada.
    - Cosa? - fece J.-T. Maston stupito.
    Alla  inattesa  proposta i due rivali si erano guardati in faccia.  Si
    osservarono  attentamente.   Barbicane  aspettava  la   risposta   del
    capitano. Nicholl quella del presidente.
    E allora?  - fece Michel con tono di voce suadente.  - Dal momento che
    non c' pi da temere nemmeno il contraccolpo...
    - Accettato! - esclam Barbicane.
    Ma per quanto  egli  avesse  pronunciato  rapidamente  questa  parola,
    Nicholl era riuscito a gridarla insieme con lui.
    - Urr!  Bravi!  Evviva!  Hip,  hip! - grid Michel Ardan, tendendo la
    mano ai due avversari.  - E adesso che  l'affare    combinato,  amici
    miei, permettetemi di trattarvi alla francese. Andiamo a colazione.










    22. IL NUOVO CITTADINO DEGLI STATI UNITI.

    Quel  giorno,  l'America  intera ebbe notizia della sfida del capitano
    Nicholl e del presidente  Barbicane,  ma  anche  della  sua  singolare
    soluzione.  La parte avuta in questo scontro dal cavalleresco europeo,
    la sua inattesa proposta  che  appianava  una  grossa  difficolt,  la
    simultanea  accettazione  dei due rivali,  la conquista del continente
    lunare a cui Francia e Stati Uniti avrebbero teso,  marciando fianco a
    fianco,  tutto  contribu  ad accrescere maggiormente la popolarit di
    Michel Ardan
    Si sa  con  quale  entusiasmo  gli  Yankees  si  appassionino  per  un
    individuo.  In  un  Paese  ove perfino austeri magistrati si attaccano
    alla carrozza di una ballerina e la  trascinano  in  trionfo,  si  pu
    immaginare  quale  fosse il rumore creato attorno all'audace francese.
    Non staccarono i cavalli probabilmente perch non li aveva,  ma  tutte
    le  altre  manifestazioni  d'entusiasmo gli vennero tributate.  Non un
    cittadino che non si sentisse unito a lui anima e cuore!
    "Ex pluribus unum", secondo il motto degli Stati Uniti.
    A partire da quel giorno Michel  Ardan  non  ebbe  pi  un  attimo  di
    riposo.  Deputazioni che arrivavano da ogni parte degli Stati Uniti lo
    assediavano senza tregua.  Doveva riceverle,  per amore o  per  forza.
    Quante  mani  egli  stringesse,  a  quante  persone desse del tu,  
    impossibile enumerarlo;  in breve tempo esaur le sue forze;  la  voce
    gli  si arroch per gli innumerevoli discorsi,  al punto che dalle sue
    labbra uscivano soltanto suoni inintelligibili,  e fin per  prendersi
    una gastroenterite a forza di fare dei brindisi all'indirizzo di tutte
    le  contee  dell'Unione.  Un successo come quello avrebbe ubriacato un
    altro fin dal primo giorno,  ma il francese seppe mantenersi in bilico
    in una incantevole semi-ebbrezza spirituale.
    Fra  le  deputazioni  di  ogni  tipo  che  lo  assalirono,  quella dei
    lunatici non perdette  l'occasione  di  farsi  viva  con  il  futuro
    conquistatore della Luna. Un giorno, alcuni di questi poveretti, assai
    numerosi  in  America,  andarono a trovarlo e gli chiesero di portarli
    con lui nel loro  paese  natale.  Qualcuno  sosteneva  di  parlare  il
    selenita  e  voleva  insegnarlo a Michel Ardan.  Costui si prest di
    buon cuore a quella innocente mania e accett commissioni per  i  loro
    amici della Luna.
    -  Strana  follia,  - disse a Barbicane dopo averli congedati - follia
    che colpisce spesso le intelligenze  pi  vive.  Uno  dei  nostri  pi
    illustri scienziati,  Arago, mi diceva che tanta gente, molto saggia e
    riservata nei  propri  concetti,  si  lasciava  trascinare  fino  alla
    esaltazione  e  a  incredibili  stranezze  tutte le volte che c'era di
    mezzo la Luna. Tu non credi all'influsso della Luna sulle malattie?
    - Poco - rispose il presidente del Gun-Club.
    - Neanch'io ci credo molto, tuttavia la storia ha registrato dei fatti
    per lo meno sorprendenti. Durante una epidemia,  nel 1693,  le vittime
    furono  in  maggior  numero  il  21 gennaio,  durante una eclissi.  Il
    celebre Bacone sveniva durante le eclissi di  Luna  e  tornava  in  s
    soltanto  al  riapparire  dell'astro.  Re  Carlo Sesto ricadde ben sei
    volte nella demenza,  nel 1399,  durante il novilunio  oppure  a  Luna
    piena. Ci furono dei medici che hanno classificato il mal caduco fra i
    mali  che  seguono  le  fasi  della Luna.  Sovente le malattie nervose
    mostrano di subire la sua influenza.  Mead parla  di  un  bambino  che
    aveva  attacchi  convulsivi  tutte  le  volte  che  la Luna entrava in
    opposizione.   Gall  not  che  il  nervosismo  delle  persone  deboli
    aumentava  due  volte  al  mese,  nelle  fasi  della  Luna nuova e del
    plenilunio.  Infine ci sono mille osservazioni del genere  riguardanti
    le vertigini,  le febbri maligne e il sonnambulismo, e tutte tendono a
    provare il misterioso influsso dell'astro delle notti  sulle  malattie
    terrestri.
    - Ma come? Perch? - domand Barbicane.
    -  Perch?  -  rispose  Ardan.  -  Ti confesso di poterti dare solo la
    stessa risposta che Arago ha ripetuto diciannove secoli dopo Plutarco:
    Forse  perch non  vero.
    Ormai all'apice del suo trionfo,  Michel Ardan non  pot  sottrarsi  a
    nessuna delle ingrate incombenze inerenti alla celebrit. Impresari di
    grandi  spettacoli  lo  volevano  scritturare.  Barnum  gli offriva un
    milione di dollari per portarlo di citt in citt negli  Stati  Uniti,
    mostrandolo  al pubblico come un animale raro.  Michel Ardan lo tratt
    da ammaestratore d'elefanti e lo invit ad andarsene lui in giro.
    Tuttavia, se riusc a sottrarsi in tal modo alla pubblica curiosit, i
    suoi ritratti, per lo meno, corsero il mondo intero occupando il posto
    d'onore negli album;  se ne fecero esemplari di tutte  le  dimensioni,
    dalla  grandezza naturale alla riduzione microscopica dei francobolli.
    Ognuno poteva possedere il suo eroe in  tutte  le  pose  immaginabili,
    frontalmente,  a mezzo busto, in piedi, di profilo, di tre quarti o di
    spalle. Se ne stamparono pi di un milione e mezzo di esemplari quella
    era una buona occasione per fare soldi vendendo ricordini,  ma lui non
    ne approfitt. Per fare una discreta fortuna sarebbe stato sufficiente
    che vendesse i capelli a un dollaro l'uno!
    A  dire  il vero,  tanta popolarit non gli dispiaceva.  Al contrario.
    Egli si metteva a disposizione del pubblico e corrispondeva col  mondo
    intero.   Le  sue  battute  spiritose  venivano  ripetute,  propagate,
    soprattutto quelle che non aveva mai dette. Gliele attribuivano, com'
    abitudine, anche perch da questo lato era abbastanza fertile.
    Dalla sua parte si erano schierate,  insieme con gli uomini,  anche le
    donne.  Quanti  bei  matrimoni avrebbe potuto fare,  se avesse avuto
    voglia di sistemarsi!  Erano soprattutto le mature  zitelle,  quelle
    che  dopo  i  quarant'anni  appassivano  in piedi,  che giorno e notte
    sognavano davanti alla sua fotografia.
    E' certo che egli avrebbe trovato delle compagne a centinaia, anche se
    egli avesse posto come condizione di seguirlo nello spazio.  Le donne,
    quando non hanno paura di tutto,  sanno essere intrepide. Ma Ardan non
    aveva alcuna intenzione di mettere su famiglia sul continente lunare e
    dare inizio lass a una razza franco-americana. Perci rifiut.
    - Andare lass - diceva - a fare la parte di Adamo con una nuova  Eva!
    Grazie, non ci sto. Finirei per incontrare dei serpenti!
    Appena riusc a sottrarsi alle ripetute gioie del trionfo,  se ne and
    con gli amici a fare visita al Columbiad. Gliela doveva. Del resto era
    diventato un esperto in balistica da quando  viveva  in  compagnia  di
    Barbicane,  di  J.-T.  Maston e di tutti quanti (1).  Il suo maggior
    piacere consisteva nel ripetere a quei coraggiosi artiglieri che  essi
    non erano altro che degli omicidi simpatici e intelligenti.  Su questo
    argomento  non  esauriva  mai  i  suoi  scherzi.  Quel  giorno  ammir
    moltissimo   il  Columbiad  e  scese  fino  al  fondo  dell'anima  del
    gigantesco cannone che doveva presto  lanciarlo  verso  l'astro  delle
    notti.
    - Questo cannone,  almeno, - comment - non far del male a nessuno ed
     gi per se stessa una  cosa  sorprendente.  Ma  quanto  alle  vostre
    macchine che distruggono, incendiano, mandano in pezzi e uccidono, non
    me  ne parlate neanche e,  soprattutto,  non venitemi a dire che hanno
    un'anima, perch non ci crederei!
    Occorre riferire a questo punto una proposta di J.-T.  Maston.  Quando
    il  segretario  del  Gun-Club  sent  che  Barbicane e Nicholl avevano
    accettato l'offerta di Michel Ardan,  egli decise di unirsi a loro per
    fare  una partita a quattro.  Un giorno egli chiese loro di prendere
    parte al viaggio.  Barbicane,  desolato di non  poter  accettare,  gli
    spieg che il proiettile non poteva trasportare un numero cos alto di
    passeggeri.  J.-T. Maston, disperato, and a trovare Michel Ardan, che
    lo invit a rassegnarsi, ricorrendo a un argomento "ad hominem".
    - Vedi,  mio vecchio Maston,  - gli disse - non devi prendere  le  mie
    parole nel senso cattivo;  ma in verit, sia detto tra noi, sei troppo
    incompleto per presentarti sulla Luna!
    - Incompleto! - esclam il valido mutilato.
    - S,  mio valoroso amico.  Pensa: se lass trovassimo degli abitanti,
    vorresti  dare loro un'idea tanto triste di quello che succede da noi,
    insegnare che cos' la guerra,  far vedere che la gente  impiega  gran
    parte del proprio tempo a divorarsi,  a sbranarsi, a spezzarsi braccia
    e gambe,  e tutto questo in un pianeta che potrebbe dare da mangiare a
    cento  miliardi  di  abitanti  e dove non ce ne sono che milleduecento
    milioni appena?  Suvvia,  mio caro amico,  tu ci faresti mettere  alla
    porta!
    -  Ma  se ci arriverete a pezzi,  - replic J.-T.  Maston - voi sarete
    altrettanto incompleti come me!
    - E' vero, - rispose Michel Ardan - ma noi non ci arriveremo a pezzi.
    Un esperimento preparatorio,  compiuto  il  18  ottobre,  aveva  dato,
    infatti,  i  migliori  risultati  e  fatto  concepire le pi legittime
    speranze.   Barbicane,   volendo  rendersi  conto   dell'effetto   del
    contraccolpo al momento della partenza del proiettile,  fece venire un
    mortaio di  trentadue  pollici  (2)  dall'arsenale  di  Pensacola.  Lo
    collocarono  sulla  riva  della  rada  di Hillisboro,  perch la bomba
    ricadesse in mare e la sua caduta  fosse  attutita.  Non  si  trattava
    d'altro  che  di  sperimentare  la scossa alla partenza e non il colpo
    all'arrivo. Per questo curioso esperimento prepararono con grande cura
    un proiettile vuoto.  Una spessa imbottitura,  applicata su una rete a
    molla del migliore acciaio,  raddoppiava le sue pareti interne. Pareva
    un vero nido accuratamente ovattato.
    - Che peccato non potercisi mettere dentro!  -  diceva  J.-T.  Maston,
    rammaricandosi  che  la  sua  statura  non  gli permettesse di tentare
    l'avventura.
    In quella bomba attraente,  che si chiudeva con un coperchio  a  vite,
    misero  un  bel  gattone e inoltre uno scoiattolo,  che apparteneva al
    segretario permanente  del  Gun-Club  e  al  quale  J.-T.  Maston  era
    particolarmente  affezionato.  Volevano sapere come questo animaletto,
    poco  soggetto  alle  vertigini,   avrebbe   sopportato   il   viaggio
    sperimentale.
    Caricarono  il  mortaio  con  centosessanta  libbre  di  polvere  e vi
    collocarono la bomba, poi fecero fuoco.
    Il proiettile si innalz subito con rapidit,  descrisse maestosamente
    la  sua  parabola,  arriv  a  circa  mille piedi di altezza e con una
    graziosa curva and a inabbissarsi tra i flutti.
    Senza perdere un istante,  una imbarcazione si diresse verso il  punto
    della  caduta;  abili sommozzatori si tuffarono in acqua e fissarono i
    cavi alle orecchiette della bomba,  che fu subito issata a bordo.  Non
    erano  passati  neanche  cinque  minuti  tra  il  momento in cui i due
    animali erano stati rinchiusi e  il  momento  in  cui  fu  svitato  il
    coperchio della loro prigione.
    Ardan,  Barbicane,  Maston e Nicholl si trovavano sulla imbarcazione e
    assistettero al recupero del proiettile  con  un  interesse  facile  a
    comprendersi.  Appena aperto l'abitacolo, il gatto si lanci fuori, un
    po' arruffato ma pieno di vita,  e senza avere l'aria di uno che torna
    da  una  spedizione nello spazio.  Ma lo scoiattolo non c'era pi.  Lo
    cercarono.  Nessuna traccia.  E allora si dovette ammettere la verit.
    Il gatto aveva mangiato il compagno di viaggio!
    J.-T.  Maston  fu  assai  rattristato  per  la  perdita del suo povero
    scoiattolo e si propose di inscriverlo nel martirologio della scienza.
    Comunque,   dopo  quell'esperimento  ogni  esitazione  e  ogni  timore
    disparvero;  c'  da dire inoltre che i piani di Barbicane prevedevano
    altri perfezionamenti del proiettile,  che avrebbero  annullato  quasi
    del  tutto  gli  effetti  del  contraccolpo.  Dunque,  non restava che
    partire.
    Dieci giorni pi  tardi,  Michel  Ardan  ricevette  un  messaggio  del
    presidente  dell'Unione,  onore  al  quale  si  mostr particolarmente
    sensibile.
    Sull'esempio del suo  cavalleresco  compatriota,  il  marchese  de  La
    Fayette,  il  governo  gli  conferiva  il titolo di cittadino onorario
    degli Stati Uniti.


    NOTE.

    Nota 1. In italiano nel testo (Nota del Traduttore).
    Nota 2. Ossia: 75 centimetri.





    23. IL VAGONE PROIETTILE.

    Portato a termine il celebre Columbiad,  l'interesse del  pubblico  si
    rivers  immediatamente  sul proiettile,  il nuovo veicolo destinato a
    trasportare attraverso lo spazio i tre  coraggiosi  passeggeri.  Tutti
    ricordavano che,  con il suo dispaccio del 30 settembre,  Michel Ardan
    aveva chiesto che il progetto preparato dai membri  della  commissione
    venisse modificato.
    Il  presidente Barbicane pensava allora,  e con ragione,  che la forma
    del  proiettile  importasse  poco,  perch,  dopo  avere  attraversato
    l'atmosfera  in pochi secondi,  il suo percorso sarebbe continuato nel
    vuoto assoluto. La commissione aveva dunque adottato la forma sferica,
    perch il proiettile potesse ruotare su se stesso e muoversi in  piena
    libert.  Ma  adesso la faccenda cambiava aspetto,  dal momento che il
    proiettile si trasformava  in  veicolo.  Michel  Ardan  non  accettava
    assolutamente  la  prospettiva  di  viaggiare come scoiattoli;  voleva
    salire con la testa in su e i piedi in gi,  con la dignit che si pu
    avere nella navicella di un pallone,  certo pi velocemente,  ma senza
    sottostare a una successione di capriole alquanto sconvenienti.
    Le officine Breadwill e Co. di Albany ricevettero i nuovi disegni, con
    la raccomandazione di eseguirli senza  ritardi.  Il  proiettile,  cos
    modificato,  venne  fuso  il  2  novembre  e  spedito immediatamente a
    Stone's-Hill con la Ferrovia dell'Est.  Il giorno dieci arrivava senza
    incidenti   a   destinazione.   Michel  Ardan,   Barbicane  e  Nicholl
    attendevano con viva impazienza  il  vagone  proiettile,  dentro  il
    quale  avrebbero  dovuto prendere posto per volare alla scoperta di un
    nuovo mondo.
    Dobbiamo convenire che si trattava di un magnifico blocco di  metallo,
    un  prodotto  della  metallurgia  che  faceva  molto  onore  al  genio
    industriale degli Americani. Per la prima volta si riusciva a ottenere
    l'alluminio compatto in  massa  cos  considerevole,  e  tutto  questo
    poteva giustamente ritenersi un risultato prodigioso.  Questo prezioso
    proiettile lampeggiava colpito dai raggi del Sole. A mirarlo nella sua
    struttura solida e maestosa,  con la cuffia  conica,  veniva  naturale
    rassomigliarlo  a  una di quelle torri che gli architetti del medioevo
    collocavano agli  angoli  dei  castelli;  non  gli  mancavano  che  le
    feritoie e la banderuola.
    -  Mi aspetto di vedere uscire da un momento all'altro un armigero con
    la balestra e la corazza - esclam  Michel  Ardan.  -  L  dentro  noi
    staremo come signori feudali e con un po' di artiglieria terremo testa
    a  tutte  le  armate  dei  Seleniti,  ammesso  che sulla Luna vi siano
    abitanti.
    - Allora il veicolo ti piace? - domand Barbicane al suo amico.
    - S,  s,  indubbiamente - rispose Michel  Ardan,  che  esaminava  il
    proiettile  con occhio d'artista.  - Peccato che la sua sagoma non sia
    pi affilata e il suo cono pi grazioso;  lo si poteva completare  con
    un  fiocco  ornamentale  in  metallo  arabescato,  col  disegno di una
    chimera, per esempio,  o una grondaia,  oppure una salamandra che esce
    dal fuoco ad ali spiegate e fauci spalancate...
    -  E a che scopo?  - disse Barbicane,  il cui spirito pratico era poco
    sensibile alle bellezze artistiche.
    - A che scopo,  mio caro Barbicane!  Ahim,  dal  momento  che  me  lo
    domandi vuol dire che non lo capiresti mai.
    - Dimmelo comunque, mio prode amico.
    -  Allora  stammi  a sentire!  bisogna mettere sempre un po' d'arte in
    tutto ci che si fa,  la  cosa  riesce  meglio.  Conosci  la  commedia
    indiana che si intitola La carrozzella del bambino?
    - Nemmeno di nome - rispose Barbicane.
    -  Ci non mi stupisce - soggiunse Michel Ardan.  - Dunque la commedia
    indiana parla di un ladro che, sul punto di forare il muro di una casa
    dove voleva introdursi a rubare,  si ferm indeciso,  domandandosi  se
    dare  al  buco  la forma di un'arpa,  di un fiore,  di un uccello o di
    un'anfora.  Ebbene,   dimmi  un  po',   mio  caro  Barbicane,   se  in
    quell'occasione  tu ti fossi trovato a dover giudicare quel ladro,  lo
    avresti condannato?
    - Senza esitare,  -  rispose  il  presidente  del  Gun-Club  -  e  con
    l'aggravante dello scasso.
    -  Io invece l'avrei assolto,  mio caro Barbicane!  Ecco perch tu non
    potresti mai comprendermi.
    - Non ci proverei neppure, mio grande artista.
    - Ma almeno,  - soggiunse Michel Ardan - siccome l'esterno del  nostro
    vagone-proiettile  lascia a desiderare,  mi permetterai di arredarlo a
    mio gusto e decorarlo all'interno con tutto il lusso  che  conviene  a
    degli ambasciatori della Terra!
    - In quanto a questo,  mio bravo Michel,  - rispose Barbicane - potrai
    fare di testa tua e ti concederemo di seguire la tua fantasia.
    Ma prima di passare al dilettevole,  il presidente del Gun-Club  aveva
    pensato   all'utile,   e   gli  accorgimenti  da  lui  escogitati  per
    neutralizzare gli  effetti  del  contraccolpo  furono  applicati  alla
    perfezione.
    Barbicane si era detto,  non senza ragione,  che nessuna molla sarebbe
    stata abbastanza forte per ammortizzare il colpo e,  durante la famosa
    camminata  nel  bosco  di  Skersnaw,  era  riuscito a risolvere questa
    grande difficolt in modo ingegnoso.  Era all'acqua che  egli  avrebbe
    chiesto questo prezioso servizio. Ecco in quale modo.
    Il  proiettile  sarebbe stato riempito d'acqua fino all'altezza di tre
    piedi;  su quel volume d'acqua doveva galleggiare un disco di legno  a
    tenuta  stagna,  combaciante  perfettamente  con le pareti interne del
    proiettile:  questa  zattera  era  la  vera  piattaforma  su   cui   i
    viaggiatori  dovevano  collocarsi alla partenza.  La massa liquida era
    divisa in strati mediante la disposizione di tramezzi orizzontali, che
    l'urto avrebbe successivamente rotto. In tal modo ogni strato d'acqua,
    dai pi bassi ai pi alti,  sfuggendo attraverso  tubi  di  disimpegno
    verso la parte superiore del proiettile,  avrebbe funzionato da molla;
    il disco,  munito esso stesso di potenti tamponi,  non  poteva  urtare
    contro  la  culatta  inferiore se non dopo le successive rotture delle
    diverse pareti di separazione. Certo,  i viaggiatori avrebbero provato
    ancora  un  violento  contraccolpo,  dopo  la fuoriuscita totale della
    massa liquida,  ma il  primo  formidabile  urto  sarebbe  stato  quasi
    completamente ammortizzato da quella potentissima molla.
    E'  vero  che tre piedi di acqua su una superficie di cinquantaquattro
    piedi quadrati dovevano pesare quasi undicimila e cinquecento  libbre;
    ma  l'espansione  dei  gas  accumulati  nel  Columbiad  doveva  essere
    sufficiente,  secondo i calcoli di Barbicane,  a vincere anche  questo
    aumento  di peso;  d'altra parte l'urto avrebbe cacciato tutta l'acqua
    in meno di un secondo e il proiettile avrebbe potuto riprendere  quasi
    istantaneamente il suo peso normale.
    Ecco  quanto  aveva  progettato  il presidente del Gun-Club e in quale
    maniera  pensava  di  avere  risolto   il   difficile   problema   del
    contraccolpo.  Inoltre  questo lavoro,  intelligentemente interpretato
    dalle officine Breadwill,  fu  eseguito  alla  perfezione.  Tutto  era
    disposto affinch,  appena verificatosi l'effetto e avvenuta la totale
    fuoriuscita dell'acqua, i viaggiatori potessero sbarazzarsi facilmente
    dei tramezzi e smontare il disco mobile che li sorreggeva  al  momento
    della partenza.
    Quanto  alle  pareti  superiori  del  proiettile,   esse  erano  state
    rivestite di una spessa imbottitura di  cuoio  in  molteplici  strati,
    applicata  su molle d'acciaio robustissime e al tempo stesso elastiche
    come molle  d'orologio.  I  tubi  di  scappamento,  dissimulati  sotto
    l'imboccatura, non lasciavano nemmeno sospettare la loro presenza.
    Cos erano state prese tutte le precauzioni possibili per ammortizzare
    il primo contraccolpo,  e per farsi schiacciare,  diceva Michel Ardan,
    bisognava proprio essere di pessima costituzione.
    Il proiettile misurava nove piedi di larghezza esterna e dodici  piedi
    di altezza.  Per non superare il peso prestabilito,  avevano diminuito
    alquanto lo spessore delle pareti e rinforzato la parte inferiore, che
    doveva  sopportare  tutta  la  violenza  del  gas   sviluppato   nella
    deflagrazione  della  pirossilina.  Del  resto  cos che si fa con le
    bombe e gli obici cilindro-conici, la cui parte inferiore  sempre pi
    spessa.
    Si penetrava nella torre di metallo da una piccola apertura  sistemata
    sulle pareti del cono,  in vicinanza della calotta, e funzionante come
    quella delle caldaie a vapore.  Dall'interno  l'apertura  si  chiudeva
    ermeticamente  per  mezzo  di  una  lastra  di alluminio trattenuta da
    solide viti a pressione.  I viaggiatori avrebbero potuto quindi uscire
    a  loro  piacere  dalla  mobile prigione non appena avessero raggiunto
    l'astro delle notti.
    Non  bastava  poter  correre  nello  spazio;   bisognava  anche  poter
    osservare  durante  il percorso.  Niente di pi facile.  Infatti sotto
    l'imbottitura erano stati collocati quattro obl di vetro  lenticolare
    spessissimo;  due di essi erano stati forati nella parte circolare del
    proiettile,  un terzo nella parte inferiore e il quarto nel  cappuccio
    conico.  Ai  viaggiatori  era  consentito in tal modo il privilegio di
    godersi,   durante  il  tragitto,   lo  spettacolo  della  Terra   che
    abbandonavano,  della Luna cui si avvicinavano e degli spazi stellati.
    Gli obl erano protetti contro gli urti della partenza  e  dell'arrivo
    da  lastre  solidamente  incastrate,  che  poi  si potevano facilmente
    ributtare fuori,  svitando le madre-viti interne.  Con questo  sistema
    l'aria contenuta nel proiettile non poteva sfuggire, e al tempo stesso
    era consentita la visibilit.
    I vari congegni,  ammirevolmente studiati, funzionavano con la maggior
    facilit;  gli ingegneri dal canto loro non si erano  dimostrati  meno
    intelligenti nella sistemazione del vagone-proiettile.
    Recipienti  solidamente fissati erano destinati a contenere i viveri e
    le bevande necessari ai viaggiatori; il gas,  contenuto in una bombola
    speciale  a  diverse  atmosfere  di pressione,  poteva fornire fuoco e
    luce.  Bastava girare un rubinetto e per sei  giorni  il  gas  avrebbe
    rischiarato  e riscaldato il confortevole veicolo.  Come si vede,  non
    mancavano le cose indispensabili alla vita e perfino al benessere.  In
    pi,  grazie  a Michel Ardan,  il dilettevole venne aggiunto all'utile
    sotto forma di oggetti d'arte;  se ci fosse stato spazio  sufficiente,
    egli  avrebbe  fatto del proiettile una vera mostra di pittura.  Ci si
    sbaglia se si pensa che i tre viaggiatori stessero scomodi  in  quella
    torre  di  metallo,  la quale aveva una superficie di cinquantaquattro
    piedi quadrati e dieci piedi circa di altezza,  e  ci  permetteva  ai
    suoi  ospiti  una  certa  libert  di  movimento.  Non sarebbero stati
    maggiormente a loro agio nella pi comoda carrozza  ferroviaria  degli
    Stati Uniti.
    Risolto  il  problema dei viveri e dell'illuminazione,  restava quello
    dell'aria.  Era evidente  che  l'aria  racchiusa  nel  proiettile  non
    sarebbe  stata  sufficiente  per  quattro giorni alla respirazione dei
    viaggiatori;   ogni  uomo  infatti  consuma  in  un'ora  quasi   tutto
    l'ossigeno contenuto in cento litri d'aria. Barbicane, i suoi compagni
    di  viaggio  e  due  cani,  che  aveva  deciso di portarsi con s,  in
    ventiquattr'ore avrebbero  consumato  duemila  quattrocento  litri  di
    ossigeno,  corrispondenti  a  circa  sette  libre di peso.  Era dunque
    necessario rinnovare l'aria dentro il proiettile. In che modo?  Con un
    procedimento molto semplice, quello escogitato da Reiset e Regnault, e
    che Michel Ardan aveva suggerito durante la discussione al raduno.
    Sappiamo  che  l'aria    composta  di  ventuno  parti  di  ossigeno e
    settantanove di azoto.  Ora,  che succede durante la respirazione?  Un
    fenomeno semplicissimo.  L'uomo assorbe l'ossigeno contenuto nell'aria
    inspirata e  necessario  alla  conservazione  della  vita,  e  rimanda
    l'azoto intatto.  L'aria espirata ha perduto quasi il cinque per cento
    del suo ossigeno e contiene una quantit pi o meno uguale di anidride
    carbonica, prodotto ultimo della combustione degli elementi del sangue
    avvenuta grazie all'ossigeno inspirato. Avviene dunque che in ambienti
    chiusi,  dopo  un  certo  tempo,   tutto  l'ossigeno  dell'aria  viene
    sostituito  dall'anidride  carbonica,  elemento particolarmente nocivo
    all'organismo umano.
    Il problema si riduceva quindi a questo:  rimanendo  intatto  l'azoto,
    occorreva  rifare  l'ossigeno  assorbito;  in  secondo luogo eliminare
    l'anidride carbonica espirata.  Niente di pi facile a ottenersi,  per
    mezzo del clorato di potassio e della potassa caustica.
    Il  clorato  di  potassio    un  sale  che si presenta sotto forma di
    pagliuzze bianche;  quand' portato a  una  temperatura  superiore  ai
    quattrocento  gradi,  si  trasforma  in cloruro di potassio,  e lascia
    libero l'ossigeno che contiene.  Ora,  diciotto libbre di  clorato  di
    potassio  rendono  sette  libbre di ossigeno,  vale a dire la quantit
    necessaria ai viaggiatori durante ventiquattr'ore. Ecco dunque risolto
    il problema dell'ossigeno.
    In  quanto  alla  potassa  caustica,      una   sostanza   avidissima
    dell'anidride carbonica che si trova nell'aria;  basta agitarla perch
    se ne appropri e formi bicarbonato di potassio. Ecco quindi il modo di
    assorbire l'anidride carbonica.
    Combinando l'impiego di queste  due  sostanze  si    certi  di  poter
    restituire  all'aria  viziata  le  primitive  qualit vivificanti.  E'
    appunto quello che i due chimici francesi,  Reiset e  Regnauld,  hanno
    sperimentato con successo.  Ma,  giova dirlo,  l'esperimento era stato
    compiuto fino allora soltanto "in anima vili", su animali.  Nonostante
    la  sua precisione scientifica,  si ignorava assolutamente come l'uomo
    si sarebbe comportato in simili condizioni.
    Questa osservazione venne fatta nella riunione in cui si  discusse  di
    questo   problema.   Michel   Ardan  non  dubitava  minimamente  della
    possibilit di vivere per mezzo di quest'aria artificiale e  si  offr
    di  sperimentarla  prima della partenza.  Ma l'onore di tentare questa
    prova venne energicamente reclamato da J.-T. Maston:
    - Dal momento che io non posso partire con voi,  - disse il coraggioso
    artigliere - lasciatemi almeno abitare nel proiettile per otto giorni.
    Sarebbe  stata una scorrettezza negarglielo.  Perci accondiscesero al
    suo desiderio.  Misero a sua disposizione una quantit sufficiente  di
    clorato  di potassio e di potassa caustica,  e viveri per otto giorni;
    poi alle ore sei del 12 novembre,  dopo avere  stretto  la  mano  agli
    amici e avere espressamente raccomandato di non aprire la sua prigione
    prima  del  giorno  venti,  alle  sei  di  sera,  si  cal  dentro  il
    proiettile, il cui sportello venne chiuso ermeticamente.
    Che cosa succedette durante quegli otto giorni? Impossibile rendersene
    conto,  poich lo spessore delle pareti del  proiettile  impediva  che
    alcun rumore interno giungesse al di fuori.
    Il 20 novembre, alle ore diciotto in punto, venne aperto lo sportello;
    gli amici di J-T. Maston erano visibilmente inquieti, ma furono subito
    rassicurati  nell'udire  una  voce allegra che lanciava un formidabile
    urr.
    Pochi istanti dopo il segretario del Gun-Club ricompariva alla sommit
    del cono, in atteggiamento di trionfo. Era anche ingrassato!







    24. IL TELESCOPIO DELLE MONTAGNE ROCCIOSE.

    Il 20 ottobre dell'anno precedente,  appena chiusa la  sottoscrizione,
    il    presidente    del    Gun-Club   aveva   messo   a   disposizione
    dell'Osservatorio di Cambridge la somma necessaria alla costruzione di
    un  grande  strumento  ottico.  Questo  apparecchio,   cannocchiale  o
    telescopio  che  sia,  doveva  essere  abbastanza  potente  da rendere
    visibile un corpo del diametro di nove piedi  che  si  trovasse  sulla
    superficie della Luna.
    C' una rilevante differenza tra il cannocchiale e il telescopio, sar
    bene ricordarla qui. Il cannocchiale  costituito da un tubo che porta
    all'estremit  superiore  una  lente convessa,  chiamata obiettivo,  e
    all'estremit inferiore,  una seconda lente,  chiamata  oculare,  alla
    quale   si   accosta   l'occhio   dell'osservatore.   I  raggi  emessi
    dall'oggetto  luminoso  attraversano  la  prima  lente  e  vanno,  per
    rifrazione,  a  formare  un'immagine  capovolta  sul punto focale (1).
    Questa immagine viene osservata  con  l'oculare,  che  la  ingrandisce
    esattamente  come  farebbe una lente di ingrandimento.  Dunque il tubo
    del  cannocchiale    chiuso  alle  due  estremit  dall'obiettivo   e
    dall'oculare.
    Al contrario, il tubo del telescopio  aperto all'estremit superiore.
    I  raggi,  partiti dall'oggetto osservato,  vi penetrano liberamente e
    vanno a colpire uno  specchio  metallico  concavo,  cio  convergente.
    Quindi  questi  raggi  riflessi  incontrano  uno  specchietto  che  li
    convoglia all'oculare,  disposto  in  modo  da  ingrandire  l'immagine
    riprodotta.
    Cos, nei cannocchiali  la rifrazione a svolgere il ruolo principale,
    mentre   nei   telescopi   questa  parte  principale    svolta  dalla
    riflessione.  Da ci il nome di rifrattori dato ai primi e quello di
    riflettori dato ai secondi.  Tutta la difficolt nella fabbricazione
    di questi apparecchi ottici consiste nella confezione degli obiettivi,
    sia che si tratti di lenti o di specchi metallici.
    All'epoca in cui il Gun-Club  tent  la  sua  grande  impresa,  questi
    strumenti erano assai perfezionati e davano magnifici risultati. Erano
    ormai  lontani  i  tempi in cui Galileo osservava gli astri con il suo
    povero cannocchiale che ingrandiva sette volte o  poco  pi.  Dopo  il
    sedicesimo  secolo  gli  apparecchi  di  ottica  si  sono  allungati e
    allargati  in  gigantesche   proporzioni   e   permettono   ormai   di
    scandagliare  gli  spazi  celesti  a insospettate profondit.  Fra gli
    strumenti a rifrazione che funzionavano in quel  periodo,  citiamo  il
    cannocchiale dell'Osservatorio di Pulkova, in Russia, il cui obiettivo
    misurava  trentotto  centimetri  di  larghezza  (ed  era costato 80000
    rubli),  il cannocchiale dell'ottico francese Lerebours,  provvisto di
    obiettivo   uguale   al   precedente,   e   infine   il   cannocchiale
    dell'Osservatorio di Cambridge,  munito di  obiettivo  di  quarantotto
    centimetri di diametro.
    Fra  i  telescopi  se  ne  conoscevano  due  di  notevole potenza e di
    gigantesche dimensioni.  Il primo,  costruito da Herschell,  era lungo
    trentasei  piedi  e  aveva  uno  specchio  di quattro piedi e mezzo di
    diametro;  permetteva ingrandimenti di seimila volte.  Il  secondo  si
    trovava  in  Irlanda,  a  Birrcastle,  nel  parco  di  Parsonstown,  e
    apparteneva a Lord Rosse. La lunghezza del suo tubo era di quarantotto
    piedi e la larghezza del suo specchio di  sei  piedi  (2);  ingrandiva
    seimila quattrocento volte ed era stato necessario erigere una immensa
    costruzione  in  muratura  per  disporre gli apparecchi necessari alla
    manovra del telescopio, che pesava ventottomila libbre.
    Come si  visto,  gli ingrandimenti ottenuti,  nonostante le colossali
    dimensioni,  non superavano, in cifra tonda, le seimila volte; ora, un
    ingrandimento di seimila volte avvicina la Luna soltanto a  trentanove
    miglia  e consente di scorgere soltanto gli oggetti che abbiano almeno
    sessanta piedi di lato,  a meno che questi  oggetti  non  siano  molto
    allungati.
    Nel nostro caso, si trattava di un proiettile largo nove piedi e lungo
    quindici.  Bisognava perci avvicinare la Luna a cinque miglia almeno,
    vale a dire ottenere un ingrandimento di quarantottomila volte.
    Era questo il problema affidato  all'Osservatorio  di  Cambridge.  Non
    essendoci  difficolt  finanziarie,  restavano  soltanto le difficolt
    materiali.
    Innanzitutto si  dovette  optare  tra  telescopio  e  cannocchiale.  I
    cannocchiali offrivano dei vantaggi rispetto ai telescopi. A parit di
    obiettivi, essi permettevano di ottenere ingrandimenti maggiori perch
    i  raggi luminosi che attraversano le lenti vengono meno assorbiti che
    nella riflessione  sullo  specchio  metallico  dei  telescopi.  Ma  lo
    spessore che si pu dare a una lente  limitato,  poich,  se  troppo
    consistente,  non  lascia  filtrare  i  raggi  luminosi.  Inoltre,  la
    fabbricazione di queste lenti grandissime  eccessivamente difficile e
    richiede molto tempo, anni interi.
    Dunque,   anche   se   le   immagini   risultavano  pi  luminose  nei
    cannocchiali,  il vantaggio  era  poco  apprezzabile,  trattandosi  di
    osservare  la  Luna,  la  cui  luce  semplicemente riflessa;  cos si
    decise di impiegare il telescopio,  di pi rapida  fabbricazione,  che
    permette  ingrandimenti maggiori.  Solo che,  siccome i raggi luminosi
    perdono  una  gran  parte  della  loro   intensit   nell'attraversare
    l'atmosfera,  il  Gun-Club  decise  di  collocare l'apparecchio su una
    delle montagne pi  alte  dell'Unione,  e  ci  avrebbe  diminuito  lo
    spessore dello strato d'aria.
    Si    gi  detto  che  nei  telescopi l'oculare,  cio la lente posta
    all'occhio dell'osservatore,  produce un ingrandimento,  e l'obiettivo
    che  d  ingrandimenti  maggiori    quello  che  ha  un  diametro pi
    considerevole e una  pi  grande  distanza  focale.  Per  ottenere  un
    ingrandimento  di  quarantottomila  volte,  era necessario superare di
    molto l'ampiezza degli obiettivi di Herschell e  di  Lord  Rosse.  Qui
    stava   la   difficolt,   poich  la  fusione  di  questi  specchi  
    un'operazione molto delicata.
    Fortunatamente,  qualche anno prima,  uno  studioso  dell'Istituto  di
    Francia,  Lon  Foucault,  aveva inventato un procedimento che rendeva
    molto facile e rapida la pulitura  degli  obiettivi,  sostituendo  gli
    specchi  metallici con specchi argentati.  Bastava fondere un pezzo di
    vetro della grandezza voluta e poi metallizzarlo con  sali  d'argento.
    Questo procedimento,  i cui risultati sono eccellenti,  venne adottato
    nella fabbricazione dell'obiettivo.
    Inoltre collocarono l'obiettivo secondo il metodo seguito da Herschell
    per i suoi telescopi. Nel grande apparecchio dell'astronomo di Slough,
    l'immagine degli oggetti riflessa dallo specchio inclinato in fondo al
    tubo veniva a formarsi all'altra estremit, dove si trovava l'oculare.
    Cos l'osservatore, anzich collocarsi dalla parte inferiore del tubo,
    si avvicinava alla parte superiore, e qui,  munito di lente,  guardava
    nell'enorme cilindro.  Questo sistema aveva il vantaggio di sopprimere
    lo specchietto destinato a rinviare l'immagine all'oculare.  E  questa
    subiva  una  sola  riflessione  anzich  due.  Vi erano quindi un gran
    numero di raggi luminosi spenti in meno e l'immagine era meno  debole.
    Inoltre   si   otteneva   pi   chiarezza,   vantaggio   prezioso  per
    l'osservazione che si doveva fare (3).
    Prese queste decisioni,  i lavori ebbero  inizio.  Secondo  i  calcoli
    degli  esperti  dell'Osservatorio  di  Cambridge,  il  tubo  del nuovo
    riflettore avrebbe avuto duecentottanta piedi di lunghezza  e  il  suo
    specchio  sedici  piedi  di  diametro.  Per  quanto  colossale potesse
    apparire un simile apparecchio,  non era paragonabile  al  telescopio,
    lungo  diecimila  piedi,  che  l'astronomo  Hooke propose di costruire
    qualche anno addietro.  Tuttavia la fabbricazione di questo  strumento
    presentava grandi difficolt.
    Quanto al problema del suo piazzamento, fu presto risolto. Si trattava
    di  scegliere  una  montagna alta e negli Stati Uniti le montagne alte
    non sono tante.
    Infatti il sistema orografico di questo grande paese si riduce  a  due
    catene  di  monti  di  media  altezza,  in  mezzo alle quali scorre il
    maestoso Mississippi,  che gli  Americani  chiamerebbero  il  re  dei
    fiumi, se mai ammettessero una qualsiasi regalit.
    A  est  si  innalzano  gli Appalachi,  la cui vetta pi alta,  nel New
    Hampshire,  non oltrepassa i cinquemilaseicento piedi,  altezza  assai
    modesta.
    A ovest,  al contrario,  si trovano le Montagne rocciose,  una immensa
    catena di monti che comincia dallo  Stretto  di  Magellano,  segue  la
    costa  occidentale  dell'America  del  Sud,  con  il nome di Ande o di
    Cordigliera,  oltrepassa l'istmo di Panama e attraversa l'America  del
    Nord fino alle sponde del Mare Artico.
    Queste  montagne  non  sono  molto  elevate,  e le Alpi,  per non dire
    dell'Himalaya,  le guarderebbero con sovrano disprezzo dall'alto della
    loro imponenza. Effettivamente, la vetta pi alta non ha che diecimila
    settecento uno piedi, mentre il Monte Bianco ne misura quattordicimila
    quattrocentotrentanove   e   il   Kintschindjinga  (4),   ventiseimila
    settecentosettantasei sopra il livello del mare.
    Ma,  dal momento che il Gun-Club ci teneva che il telescopio,  come il
    Columbiad,   fosse  installato  nel  territorio  dell'Unione,  bisogn
    accontentarsi delle Montagne Rocciose, e tutto il materiale necessario
    venne spedito  sulla  sommit  del  Long's-Peack,  nella  regione  del
    Missouri.
    A  voler  elencare  le  difficolt  di  ogni  genere che gli ingegneri
    americani dovettero superare e i prodigi di audacia e  di  abilit  da
    essi  compiuti,  n  la  penna n le parole sarebbero sufficienti.  Fu
    veramente una bella impresa. Si dovettero trasportare fin lass enormi
    pietre, pesantissimi pezzi forgiati,  grandi segmenti del cilindro,  e
    l'obiettivo  che  da  solo  pesava  trentamila  libbre,  raggiungere i
    valichi ai limiti dei ghiacciai,  oltre i diecimila piedi di  altezza,
    dopo  avere  attraversato  praterie  deserte,  foreste  impenetrabili,
    rapide spaventose, lontano dai centri popolati,  in regioni selvagge
    dove  ogni piccolo problema dell'esistenza diventava quasi insolubile.
    E nonostante mille ostacoli, il genio americano ebbe il sopravvento. A
    meno di un anno dall'inizio dei lavori,  negli ultimi giorni del  mese
    di  settembre,  il gigantesco riflettore puntava verso il cielo il suo
    tubo di duecento ottanta piedi.  Era sospeso a una enorme armatura  di
    ferro;  un  meccanismo  ingegnoso  permetteva di manovrarlo facilmente
    verso tutti i punti del cielo e di seguire gli astri da  un  orizzonte
    all'altro durante la loro marcia nello spazio.
    Era costato pi di quattrocentomila dollari.  La prima volta che venne
    puntato  verso  la  Luna  gli  osservatori  provarono  un  brivido  di
    commozione  e  di  ansia.  Che  cosa stava per disvelarsi nel campo di
    quello strumento che  ingrandiva  quarantottomila  volte  gli  oggetti
    osservati?  Strani  esseri,  forse,  greggi di animali lunari,  citt,
    laghi, oceani? No,  niente che la scienza gi non conoscesse: tuttavia
    la  natura vulcanica della Luna pot essere determinata con precisione
    assoluta su tutti i punti del suo disco.
    Il telescopio delle Montagne Rocciose,  prima di servire al  Gun-Club,
    rese  immensi  servizi  all'astronomia.  Si  deve  alla sua potenza di
    penetrazione se le profondit del cielo furono scandagliate fino  agli
    estremi confini,  se il diametro apparente di un gran numero di stelle
    pot essere rigogliosamente calcolato,  se infine  l'astronomo  Clarke
    dell'Osservatorio  di  Cambridge  riusc  a  scomporre la Nebulosa del
    Gambero (5) nella costellazione del Toro,  che il telescopio  di  Lord
    Rosse non era riuscito a risolvere.


    NOTE.

    Nota  1.  E' il punto in cui i raggi luminosi convergono,  dopo essere
    stati riflessi.
    Nota 2.  Quasi due metri (centimetri 193).  Spesso si sente parlare di
    cannocchiali con una lunghezza assai pi considerevole;  uno,  tra gli
    altri,   stato installato da  Domenico  Cassini  all'Osservatorio  di
    Parigi:  ma  occorre  dire  che  questi cannocchiali non avevano tubo.
    L'obiettivo era sospeso in aria per mezzo  di  assi  e  l'osservatore,
    reggendo nella mano l'oculare,  veniva a collocarsi il pi esattamente
    possibile nel punto focale dell'obiettivo.  Si comprende  come  questi
    strumenti  fossero di impiego poco comodo e la difficolt che vi era a
    centrare le due lenti poste in quelle condizioni.
    Nota 3. Questi strumenti sono chiamati front view telescope.
    Nota 4. La vetta pi alta dell'Himalaya.
    Nota 5.  Cos detta perch questa nebulosa appare sotto  forma  di  un
    gambero.





















    25. ULTIMI PREPARATIVI.

    Si era cos arrivati al 22 novembre. Il fatidico giorno della partenza
    era  fissato  per  dieci giorni dopo.  Restava ancora un'operazione da
    portare a termine, un'operazione delicata, pericolosa,  che richiedeva
    infinite  precauzioni  e  contro  la  cui riuscita il capitano Nicholl
    aveva fatto la sua terza scommessa. Si trattava, infatti,  di caricare
    il  Columbiad  e di introdurvi quattrocentomila libbre di fulmicotone.
    Nicholl riteneva, forse non senza ragione, che la manipolazione di una
    cos formidabile  quantit  di  pirossilina  avrebbe  provocato  gravi
    catastrofi,  e che tutta quella massa fortemente esplosiva, si sarebbe
    infiammata per autocombustione sotto la pressione del proiettile.
    I pericoli erano anche di altra natura, dovuti alla sbadataggine degli
    Americani,  i quali durante la guerra di Secessione avevano preso tale
    confidenza  con  gli  esplosivi  da  mettersi a caricare i cannoni con
    tanto di sigaro in bocca.  Ma Barbicane era ben deciso a non  arenarsi
    dinanzi  al porto;  scelse perci i migliori operai e li fece lavorare
    sotto la sua personale sorveglianza.  Non li perse di  vista  un  solo
    istante e, a forza di prudenza e di precauzioni, riusc ad assicurarsi
    tutte le possibilit di successo.
    Innanzitutto  si  guard  bene  dal  trasportare  l'intero  carico  di
    esplosivo nel cantiere di Stone's-Hill.  Lo fece arrivare  in  piccole
    quantit,  in cassoni ermeticamente chiusi. Le quattrocentomila libbre
    di pirossilina erano state suddivise in pacchi di cinquecento  libbre,
    e  risultarono  cos  ottocento cartocci confezionati con cura dai pi
    abili artificieri di Pensacola.  Ogni cassone ne conteneva una decina,
    e  arrivarono a intervalli con la ferrovia di Tampa-Town;  in tal modo
    nel cantiere non c'erano mai pi di cinquemila libbre di  pirossilina.
    Ogni  cassa  che  arrivava  era  scaricata da operai che camminavano a
    piedi nudi e ogni cartoccio veniva portato all'orifizio del  Columbiad
    ed  era  subito  calato  mediante  argani a mano.  Tutte le macchine a
    vapore erano state allontanate e spento ogni  pi  piccolo  fuoco  nel
    raggio di due miglia. Era gi molto proteggere la pirossilina contro i
    raggi del sole assai caldo nonostante si fosse in novembre.  Perci si
    lavorava di preferenza  durante  la  notte,  al  lume  di  una  fiamma
    prodotta  nel  vuoto  e  che,   per  mezzo  di  apparecchi  Ruhmkorff,
    diffondeva una discreta luce artificiale fino al fondo del  Columbiad.
    Qui  i  cartocci venivano collocati con rigorosa simmetria e uniti tra
    loro  con  fili  metallici  destinati  a  portare  simultaneamente  la
    scintilla elettrica al centro di ciascuno di essi.
    Infatti  il  fuoco  doveva essere comunicato alla massa di fulmicotone
    per mezzo della pila elettrica.  A tale scopo  i  fili,  rivestiti  di
    materiale  isolante  si riunivano in un cavo unico che attraversava la
    culatta d'acciaio, lungo un'apposita feritoia praticata nella muratura
    fino all'altezza in cui doveva essere collocato il proiettile;  l  il
    cavo  attraversava  la  grossa  parete  metallica e risaliva fino alla
    superficie per  uno  degli  scarichi  del  rivestimento  in  muratura,
    riservato  a tale scopo.  Una volta raggiunta la cima di Stone's-Hill,
    il filo,  sostenuto da pali  per  un  tratto  di  due  miglia,  veniva
    allacciato a una potente pila di Bunsen, dopo essere stato innestato a
    un  apparecchio  interruttore.  A  questo punto bastava premere con il
    dito il pulsante di questo apparecchio perch la  corrente  elettrica,
    entrando   istantaneamente   in   circuito,   facesse   esplodere   le
    quattrocentomila libbre di fulmicotone.  Non  il caso  di  aggiungere
    che la pila non doveva entrare in attivit che all'ultimo momento.
    Il  28  novembre  gli  ottocento  cartocci erano ammassati in fondo al
    Columbiad. Questa parte dell'operazione era riuscita perfettamente. Ma
    quanti fastidi,  e  quali  inquietudini  e  lotte  dovette  subire  il
    presidente Barbicane! Si era affaticato invano per impedire l'afflusso
    di altra gente a Stone's-Hill; ogni giorno frotte di curiosi varcavano
    il recinto e alcuni di essi,  spingendo l'imprudenza fino alla follia,
    andavano a fumare tra le casse di fulmicotone.  Ogni giorno  Barbicane
    diventava  furibondo.  J.-T.  Maston lo aiutava come poteva,  dando la
    caccia agli intrusi con molta decisione e raccogliendo i mozziconi  di
    sigari ancora accesi che gli Yankees buttavano un po' ovunque. Compito
    duro,  poich  pi  di  trecentomila persone si accalcavano attorno al
    recinto. Michel Ardan si era offerto di scortare le casse di esplosivo
    fino alla bocca del Columbiad;  ma avendo sorpreso anche  lui  con  un
    enorme  sigaro  in bocca,  mentre cacciava via gli imprudenti ai quali
    stava dando un esempio cos funesto,  Barbicane cap che non si poteva
    fidare  di  quell'impenitente  fumatore e dovette farlo sorvegliare in
    modo particolare.
    Finalmente, siccome c' un Dio anche per gli artiglieri,  niente salt
    in  aria  e il caricamento fu portato a buon fine.  La terza scommessa
    del capitano Nicholl era dunque quasi perduta.  Non rimaneva altro  da
    fare  che  introdurre  il proiettile nel Columbiad e adagiarlo sul suo
    letto di fulmicotone.
    Ma prima di procedere a tale operazione  furono  collocati  dentro  il
    vagone-proiettile  tutti  gli  oggetti  necessari  al  viaggio.  Erano
    numerosissimi e se si fosse lasciato fare a Michel Ardan,  non sarebbe
    rimasto un palmo di spazio per i viaggiatori.  Non si immagina neanche
    ci che quel simpatico francese avrebbe voluto portare sulla Luna. Una
    vera paccottiglia di cose inutili.  Ma Barbicane  dovette  intervenire
    per ridurre il bagaglio allo stretto necessario.
    Nella  cassa  degli strumenti vennero riposti termometri,  barometri e
    cannocchiali. I viaggiatori erano curiosi di osservare la Luna durante
    il tragitto, e per facilitare l'esplorazione di questo nuovo mondo, si
    premunirono di una eccellente carta  di  Beer  e  Moedler,  la  "Mappa
    selenographica",  stampata  su  quattro  tavole  che,  giustamente,  
    ritenuta un vero  capolavoro  di  osservazione  e  di  pazienza.  Essa
    riproduce  con  scrupolosa  esattezza anche i minimi particolari della
    parte dell'astro rivolta verso  la  Terra;  montagne,  valli,  creste,
    crateri,  cocuzzoli, scanalature, tutti con le loro esatte dimensioni,
    il loro orientamento,  la loro  denominazione,  dai  monti  Doerfel  e
    Leibniz,  la  cui alta vetta si eleva nella parte orientale del disco,
    fino al "Mare Frigoris", che si estende nelle regioni circumpolari del
    Nord.
    Era un documento prezioso per i viaggiatori, in quanto consentiva loro
    di studiare il paese prima di mettervi piede.
    Portarono con  s  anche  tre  fucili  e  tre  carabine  da  caccia  a
    pallottole  esplosive,  e  inoltre  polvere  da sparo e piombo in gran
    quantit.
    - Non si sa mai con chi avremo a che fare -  diceva  Michel  Ardan.  -
    Uomini  o  bestie potrebbero non gradire la visita che ci accingiamo a
    fare! Meglio dunque prendere le nostre precauzioni.
    Oltre alle  armi  furono  imbarcati  picconi,  zappe,  seghe  a  mano,
    svariatissimi utensili indispensabili, nonch un completo rifornimento
    di vestiti adatti a ogni temperatura,  dal freddo delle regioni polari
    al caldo della zona torrida.
    Michel Ardan avrebbe voluto portarsi nella spedizione un certo  numero
    di animali, ma non una coppia di tutte le specie, perch non vedeva la
    necessit  di  acclimatare nella Luna serpenti,  tigri,  coccodrilli e
    altre bestie pericolose.
    - Non dico questi,  - ripeteva a Barbicane -  ma  qualche  animale  da
    soma,  bue o vacca,  asino o cavallo non stonerebbe col paesaggio e ci
    sarebbe di grande utilit.
    - Non ne dubito,  mio caro Ardan,  - rispondeva il presidente del Gun-
    Club  - ma il nostro vagone-proiettile non  l'arca di No.  Non ne ha
    n la capienza n lo scopo. Meglio attenerci ai limiti del possibile.
    Alla fine,  dopo lunghe discussioni,  i viaggiatori si accordarono  di
    portare  con  s  una  eccellente  cagnetta da caccia,  appartenente a
    Nicholl,  e un  vigoroso  terranova,  di  straordinaria  forza.  Varie
    cassette di cereali, tra i pi utili, vennero incluse nel numero degli
    oggetti  indispensabili.  Se  avessero  dato  ascolto  a Michel Ardan,
    avrebbero caricato anche alcuni sacchi di terra per seminarli. Ad ogni
    modo egli prese una dozzina  di  arbusti,  avvolti  con  cura  in  una
    fasciatura di paglia e collocati in un angolo del proiettile.
    Rimaneva  da  risolvere  l'importante  problema  dei  viveri,   poich
    bisognava prevedere il  caso  di  sbarcare  su  una  zona  della  Luna
    assolutamente  sterile.  Barbicane fece cos bene i conti che riusc a
    caricare viveri per un  anno  intero.  Ma  occorre  precisare,  perch
    nessuno si stupisca, che quei viveri consistevano in conserve di carni
    e  di  legumi  ridotte  al  minimo  volume  sotto  l'azione  di presse
    idrauliche e che contenevano una gran quantit di elementi  nutritivi;
    non vi era molta variet di cibi, ma in una spedizione come quella non
    si  poteva  fare i difficili.  C'era anche una riserva di acquavite di
    cinquanta galloni circa  (1),  e  di  acqua  ce  n'era  per  due  mesi
    soltanto; infatti, dopo le ultime rivelazioni degli astronomi, nessuno
    metteva  in  dubbio  la  presenza  di una certa quantit d'acqua sulla
    superficie della Luna.  A riguardo dei viveri,  sarebbe stato comunque
    insensato  credere  che gli abitanti della Terra non avrebbero trovato
    di che nutrirsi lass.  Michel Ardan non ne dubitava nemmeno,  poich,
    in caso contrario, non si sarebbe deciso a partire.
    - Inoltre,  - disse un giorno ai suoi amici - non saremo completamente
    abbandonati dai nostri compagni sulla Terra;  essi avranno cura di non
    dimenticarci.
    - No certamente - rispose J.-T. Maston.
    - E come la vedete voi? - domand Nicholl.
    -  Niente di pi semplice - rispose Ardan.  - Il Columbiad non rester
    forse dov'?  Ebbene,  tutte le volte che la  Luna  si  presenter  in
    condizioni favorevoli allo zenit, anche se non al perigo, vale a dire
    una  volta all'anno circa,  potrebbero inviarci degli obici carichi di
    viveri, che noi attenderemo in determinati giorni.
    - Evviva! Urr! - esclam J.-T. Maston, come uno che aveva gi una sua
    idea in testa.  - Ecco una cosa ben detta!  State  certi,  miei  prodi
    amici, che noi non vi dimenticheremo!
    -  Ci  conto!  Vedete  bene  che  abbiamo  anche  il  modo di ricevere
    regolarmente notizie  dal  globo,  e  da  parte  nostra  saremo  molto
    maldestri  se  non  riusciremo  a  trovare  il  mezzo  di  metterci in
    comunicazione con i nostri buoni amici della Terra!
    Le parole di Michel Ardan, pronunciate con tono deciso e con simpatica
    spavalderia,  ispirarono una fiducia tale per cui il francese  avrebbe
    trascinato  dietro  di s tutto il Gun-Club al completo.  Ci che egli
    diceva  appariva  semplice,  elementare,  facilissimo  e  il  successo
    assicurato   in  partenza;   bisognava  essere  spiriti  meschinamente
    attaccati a questo misero globo terracqueo per non sentire il fascino,
    l'ebbrezza di seguire i tre viaggiatori nella loro spedizione lunare.
    Quando i  diversi  oggetti  furono  collocati  nel  proiettile,  venne
    introdotta l'acqua destinata a fare da molla,  e il gas illuminante fu
    compresso nella sua bombola.  Quanto al clorato  di  potassio  e  alla
    potassa  caustica,  Barbicane,  temendo  imprevisti ritardi durante il
    tragitto,  ne caric una quantit sufficiente a rinnovare l'ossigeno e
    ad  assorbire  l'anidride  carbonica  per  due  mesi.  Un  apparecchio
    estremamente  ingegnoso  e  automatico  aveva  dunque  il  compito  di
    restituire  all'aria  le  sue  qualit  vivificanti  e  di purificarla
    completamente: il proiettile era perci ormai pronto e non  c'era  che
    da  calarlo  nel  Columbiad.  L'operazione si mostr molto difficile e
    pericolosa.
    L'enorme obice fu trasportato sulla cima di Stone's-Hill. Qui, potenti
    gru lo sollevarono e lo tennero sospeso sopra il pozzo di metallo.
    Erano momenti di  grande  trepidazione:  se  le  catene  non  avessero
    resistito  all'enorme  peso,  la  caduta  di  una simile massa avrebbe
    causato l'istantanea deflagrazione della carica esplosiva.
    Fortunatamente tutto and bene e poche ore dopo il  vagone-proiettile,
    calato  dolcemente  nell'anima del cannone,  riposava sul suo letto di
    pirossilina,  vero materasso al fulmicotone.  La  sua  pressione  ebbe
    l'unico effetto di pressare maggiormente la carica del Columbiad.
    - Ho perduto!  - disse il capitano Nicholl,  consegnando al presidente
    Barbicane la somma di tremila dollari.
    Barbicane  non  voleva  accettare  assolutamente  quel  denaro  da  un
    compagno  di  viaggio,  ma  dovette cedere davanti alla ostinazione di
    Nicholl,  che ci teneva a saldare tutti i conti in  sospeso  prima  di
    abbandonare la Terra.
    -  Allora,  -  disse  Michel Ardan - non mi resta che una sola cosa da
    augurarvi, mio prode capitano.
    - Quale? - domand Nicholl.
    - Che perdiate anche le altre due scommesse! In questo modo noi saremo
    certi di non restare per strada.
    NOTE.

    Nota 1. Circa 200 litri.



















    26. FUOCO!

    Era arrivato il fatidico giorno del primo dicembre.  Fatidico,  perch
    se  il lancio del proiettile non fosse avvenuto in quella sera stessa,
    alle ore dieci quarantasei minuti primi e quaranta secondi,  avrebbero
    dovuto passare pi di diciotto anni prima che la Luna si ripresentasse
    nelle stesse condizioni di zenit e di perigo simultanei.
    Il tempo era splendido; malgrado l'approssimarsi dell'inverno, il Sole
    fustigava  con  i  suoi  caldi raggi quella Terra che stava per essere
    abbandonata da tre uomini che si recavano in un mondo mai esplorato.
    Quanta gente non ripos la  notte  che  precedette  la  giornata  cos
    impazientemente  attesa!  Tutti  erano inquieti,  tranne Michel Ardan.
    Quest'uomo imperturbabile andava e veniva con l'abituale vivacit,  ma
    nulla tradiva in lui una qualsiasi insolita preoccupazione. Dormiva il
    suo sonno tranquillo,  il sonno di Turenne,  prima della battaglia, su
    un affusto di cannone.
    Sui prati che si stendono a perdita d'occhio  intorno  a  Stone's-Hill
    era accorsa una folla innumerevole.  Ogni quarto d'ora, la ferrovia di
    Tampa vi scaricava nuovi curiosi;  questa immigrazione assunse  presto
    proporzioni  favolose;  stando  ai  calcoli del "Tampa-Town Observer",
    durante  quel  memorabile  giorno,   cinque  milioni   di   spettatori
    calpestarono il suolo della Florida.
    Da  un  mese  la  maggior  parte  di quella gente bivaccava attorno al
    recinto e gettava le fondamenta di una cittadina che ha preso  poi  il
    nome  di  Ardano's-Town.  Baracche,  capanne,  tuguri  e tende vennero
    eretti  alla  rinfusa  e  quelle  effimere   dimore   ospitavano   una
    popolazione  tanto  numerosa  da  fare  invidia  alle  maggiori  citt
    europee.
    Tutti i popoli della Terra vi erano  rappresentati;  vi  si  parlavano
    tutti i dialetti.  Si sarebbe detta la confusione delle lingue come ai
    tempi biblici della Torre di Babele.  Le pi disparate classi  sociali
    si  confondevano  in  assoluta  eguaglianza.   Banchieri,   contadini,
    marinai,  sensali,  piantatori  di  cotone,  negozianti,  barcaioli  e
    magistrati  stavano  l  gomito a gomito senza provare alcun fastidio,
    come ai vecchi tempi.  I creoli della Louisiana fraternizzavano con  i
    piantatori dell'Indiana; i "gentlemen" del Kentucky e del Tennessee, i
    compassati  e  altezzosi  Virginiani  non  disdegnavano  di  scambiare
    quattro chiacchiere con i rudi cacciatori dei Grandi  Laghi  e  con  i
    mercanti di buoi di Cincinnati.  Con i loro cappelli di castoro bianco
    a larghe falde o con i classici panama,  con calzoni di  cotonina  blu
    delle fabbriche di Opelousas,  con eleganti giacche di tela cruda, con
    stivaletti dai colori sgargianti,  essi sfoggiavano vistosi falpal di
    batista  e  alle  camicie,  ai polsini,  alle cravatte,  alle dita,  e
    perfino alle orecchie mettevano in bella mostra un vasto  assortimento
    luccicante di anelli,  spille,  brillanti,  catene, fermagli e ninnoli
    vari il cui alto prezzo eguagliava il cattivo gusto. Donne,  fanciulli
    e  servitori  con  acconciature non meno appariscenti accompagnavano i
    mariti,  i padri,  i padroni,  che,  circondati  dalle  loro  numerose
    famiglie, avevano l'aria di capi trib.
    Al momento dei pasti, bisognava vedere tutta quella gente precipitarsi
    sui caratteristici piatti degli Stati del Sud e fare piazza pulita con
    un  appetito che rappresentava una minaccia per gli approvvigionamenti
    della  Florida;   erano  cibi  che  allo   stomaco   di   un   europeo
    ripugnerebbero: rane in fricassea,  stufato di scimmia, "fish-chowder"
    (1), sarighe arrostite, opossum al sangue e procione alla griglia.
    Per fortuna un ricco assortimento di liquori e  di  bibite  veniva  in
    aiuto  di  questi  alimenti  indigesti.  Grida  assordanti e invitanti
    rintronavano nei chioschi e  nelle  taverne,  tra  una  confusione  di
    caraffe,  di  bicchieri,  di  mortai  per  raffinare  lo  zucchero,  e
    cannucce.
    - Sciroppo alla menta! - gridava un venditore con voce stentorea.
    - Abbiamo sangaree col vino di Bordeaux!
    - Gin-sling! - ripeteva un altro.
    - Cocktail! Brandy-smash! - gridava un altro ancora.
    - Chi vuole gustare il vero sciroppo  alla  menta,  quello  all'ultima
    moda?  -  gridavano  quegli  abili  mercanti  facendo  passare  da  un
    bicchiere all'altro,  come un  giocoliere  con  la  noce  moscata,  lo
    zucchero, il limone, la menta verde, il ghiaccio, l'acqua, il cognac e
    l'ananas  fresco,  che  costituiscono gli ingredienti di questa bibita
    rinfrescante.
    La  scena  si  ripeteva  quotidianamente.   gli  incitamenti  che   si
    incrociavano   nell'aria  con  strepito  assordante  erano  rivolti  a
    consumatori gi alterati dalle spezie piccanti. Ma quel primo dicembre
    le grida  parevano  assopite  I  rivenditori  diventavano  inutilmente
    rauchi  a  forza di invogliare i clienti riottosi.  Nessuno pareva pi
    interessato ai cibi o alle vivande,  e  moltissimi  dei  presenti  non
    avevano ancora fatto l'abituale colazione alle quattro del pomeriggio!
    Un  altro  sintomo  significativo  era  costituito  dal  fatto  che la
    passione predominante degli Americani per il  gioco  era  stata  vinta
    dall'emozione.  A vedere i birilli ammucchiati uno sull'altro,  i dadi
    addormentati nei loro bussolotti, la roulette immobile,  il "cribbage"
    abbandonato,  le carte del "wist",  del ventuno, del rosso e nero, del
    monte e del faro lasciate in disparte,  chiuse nei  loro  astucci,  si
    capiva  che  l'avvenimento del giorno assorbiva ogni altro interesse e
    non lasciava spazio a nessun'altra distrazione.
    Fino a sera corse tra quella folla un brulichio  senza  clamore,  come
    quello  che  nella  natura precede i grandi cataclismi.  Pareva che un
    malessere strano si fosse  impadronito  di  ognuno  dei  presenti,  un
    penoso  torpore,  un  sentimento  indefinibile che stringeva il cuore.
    Ognuno avrebbe voluto che fosse gi tutto finito.
    Ma verso  le  sette  della  sera  quel  silenzio  pesante  si  dissip
    bruscamente. La Luna si era alzata all'orizzonte, salutata da grida di
    milioni  di  urr.  Era  stata  puntuale all'appuntamento.  Le grida
    arrivavano fino al cielo; da ogni parte si udivano scrosci di applausi
    all'indirizzo della bionda Diana che brillava placidamente in un cielo
    senza nubi e  la  sua  pallida  e  discreta  luce  inondava  la  folla
    inebriata di entusiasmo.
    In  quel  momento  comparvero  i  tre coraggiosi viaggiatori.  Al loro
    apparire  gli  applausi  raddoppiarono  di  intensit.   Unanimemente,
    istantaneamente, da tutti i petti anelanti partirono le note dell'inno
    nazionale  degli Stati Uniti e lo "Yankee doodle",  cantato da un coro
    di cinque milioni di esecutori, si elev come una tempesta sonora fino
    ai limiti dell'atmosfera.
    Poi, dopo quell'irresistibile slancio, l'inno cess, le ultime note si
    spensero a poco  a  poco,  i  rumori  si  dissiparono  e  qualcosa  di
    misterioso pareva fluttuare al di sopra della folla cos profondamente
    impressionata.  Intanto  il francese e i due americani avevano varcato
    il recinto riservato,  attorno al quale si accalcava  la  folla.  Essi
    erano  accompagnati dai membri del Gun-Club e dalle rappresentanze dei
    vari  osservatori  europei.  Barbicane,  freddo  e  calmo,   impartiva
    tranquillamente  gli ultimi ordini.  Nicholl gli camminava accanto con
    passo fermo e risoluto,  le labbra strette,  le mani incrociate dietro
    la schiena.  Michel Ardan,  sempre disinvolto, era in perfetto assetto
    da viaggio, ghette di cuoio ai piedi e carniere al fianco,  fluttuante
    nell'ampia giacca di velluto marrone,  sigaro in bocca, distribuiva al
    suo passaggio calorose strette di mano  con  prodigalit  principesca.
    Era  pieno di brio e di gaiezza,  rideva,  scherzava,  giocava qualche
    tiro birbone al buon J.-T. Maston, da buon francese, anzi da parigino,
    fino all'ultimo istante.
    Suonarono le dieci.  Era arrivato il momento di prendere posto a bordo
    del proiettile;  la manovra necessaria per calarvisi dentro,  avvitare
    la lastra di chiusura,  allontanare le gru e  le  armature  avvicinate
    all'imboccatura del Columbiad, esigeva un certo tempo.
    Barbicane  aveva regolato il suo cronometro a un decimo di secondo con
    quello dell'ingegnere  Murchison,  incaricato  di  fare  esplodere  la
    carica  per  mezzo  della  scintilla  elettrica;  i viaggiatori chiusi
    nell'obice avrebbero quindi potuto  seguire  con  i  propri  occhi  la
    lancetta  inesorabile  e  vederla segnare l'istante preciso della loro
    partenza.
    Il momento degli addii era dunque arrivato.  La scena  fu  commovente;
    nonostante la sua febbrile gaiezza,  Michel Ardan era commosso.  J.-T.
    Maston aveva ritrovato sotto le palpebre aride  una  vecchia  lacrima,
    tenuta in serbo senza dubbio per quella occasione. La vers sulle gote
    del suo caro e coraggioso presidente.
    - E se venissi anch'io? - disse. - Siamo ancora in tempo!
    - Impossibile, mio vecchio Maston - rispose Barbicane.
    Pochi  istanti  dopo i tre compagni di viaggio avevano preso posto nel
    proiettile,  il cui sportello fu chiuso  dall'interno;  la  bocca  del
    Columbiad,   sgomberata  di  tutte  le  impalcature,   si  apriva  ora
    liberamente verso il cielo.
    Nicholl,  Barbicane e Michel Ardan erano definitivamente  imprigionati
    dentro il loro vagone di metallo.
    Impossibile descrivere la generale emozione, giunta in quel momento al
    parossismo.
    La  Luna  saliva  su  un firmamento terso e limpido,  spegnendo al suo
    passaggio i fuochi scintillanti delle  stelle;  stava  percorrendo  la
    costellazione  dei  Gemelli  e  si  trovava quasi a met strada tra la
    linea dell'orizzonte e  lo  zenit.  Ognuno  poteva  quindi  facilmente
    indovinare  che  il tiro veniva effettuato davanti al bersaglio,  cos
    come il cacciatore punta  il  fucile  davanti  alla  lepre  che  vuole
    colpire.
    Un  silenzio  gravido  di  timore incombeva su tutta la scena.  Non un
    soffio di vento sulla Terra;  la gente tratteneva il  respiro.  Appena
    appena i cuori osavano battere. Tutti gli occhi attoniti erano puntati
    sulla gola spalancata del Columbiad.
    Murchison  seguiva  la  lancetta  dell'orologio.   Mancavano  soltanto
    quaranta secondi all'istante fissato per la partenza,  ma ogni secondo
    pareva un secolo.
    Al  ventesimo,  un  brivido  percorse la folla.  Ciascuno pensava agli
    audaci viaggiatori  chiusi  nel  proiettile,  intenti  anch'essi  allo
    scandire di quei terribili attimi. Si udirono voci isolate:
    -    Trentacinque...    trentasei...    trentasette...    trentotto...
    trentanove... quaranta: Fuoco!
    Murchison   premendo   immediatamente    col    dito    l'interruttore
    dell'apparecchio,  inser la corrente lanciando la scintilla elettrica
    nel fondo del Columbiad.
    In quello stesso istante si ud una detonazione spaventosa,  inaudita,
    sovrumana,  di  cui  n  lo  schianto  della folgore,  n il boato dei
    vulcani potrebbero dare l'idea. Un immenso fascio di fiamme usc dalle
    viscere della terra come da un cratere.  La  terra  trem  e  soltanto
    qualche  spettatore riusc a scorgere per un istante il proiettile che
    fendeva vittoriosamente l'aria tra una scia di vapori fiammeggianti.




    NOTE.

    Nota 1. Pietanza composta di diversi pesci.



















    27. TEMPO COPERTO.

    Nel momento in cui il fascio incandescente si lev verso il  cielo  ad
    altezza prodigiosa,  la fiammata rischiar l'intera Florida,  e per un
    istante incalcolabile il  giorno  si  sostitu  alla  notte  entro  un
    vastissimo raggio in quella regione.  L'immenso pennacchio di fuoco fu
    scorto a cento miglia nel mare del Golfo come dell'Atlantico, e pi di
    un comandante di nave annot sul registro di  bordo  l'apparizione  di
    quella meteora gigantesca.
    La detonazione del Columbiad fu accompagnata da un vero terremoto.  La
    Florida fu scossa  fin  nelle  sue  viscere.  I  gas  dell'esplosione,
    dilatati  dall'altissima  temperatura,  fecero  pressione  contro  gli
    strati atmosferici con una  incomparabile  violenza,  e  quell'uragano
    artificiale,  cento  volte  pi  spaventoso  dello  scatenarsi  di una
    tempesta naturale, pass come una tromba d'aria.
    Nemmeno uno spettatore era riuscito a  reggersi  in  piedi;  uomini  e
    donne,  bambini,  tutti  vennero  spinti  a  terra  come  spighe sotto
    l'uragano; in quel tumulto indescrivibile molti furono feriti, e J.-T.
    Maston,  rimasto temerariamente  troppo  vicino  al  Columbiad,  venne
    scagliato  venti  tese indietro e pass come una palla sulle teste dei
    suoi concittadini. Trecentomila persone rimasero temporaneamente sorde
    e intontite dallo stupore.
    La corrente atmosferica,  dopo  avere  rovesciato  baracche,  travolto
    capanne, sradicato alberi entro un raggio di venti miglia e sospinto i
    convogli  ferroviari  fino  a  Tampa,  si abbatt sulla citt come una
    valanga, distruggendo un centinaio di case, tra cui la chiesa di Santa
    Maria,  e danneggiando per tutta la sua lunghezza  il  nuovo  edificio
    della  Borsa.  Alcuni  bastimenti  in  porto,  sbattuti  l'uno  contro
    l'altro,  colarono a picco,  e una decina di natanti ancorati in rada,
    rotti gli ormeggi come fossero fili di cotone, andarono ad arenarsi.
    Ma il cerchio delle devastazioni si estese pi in l, oltre gli stessi
    confini  degli Stati Uniti.  L'effetto del contraccolpo,  favorito dai
    venti del nord,  fu avvertito nell'Atlantico a pi di trecento  miglia
    dalla  costa  americana.  La  tempesta  artificiale e improvvisa,  che
    l'ammiraglio Fitz-Roy  non  aveva  potuto  prevedere,  travolse  sotto
    colossali  ondate  i  navigli  inglesi.  Molte navi,  sorprese in quei
    turbini spaventosi,  non ebbero  il  tempo  di  ammainare  le  vele  e
    affondarono;  tra  gli altri il "Child-Harold" di Liverpool,  dolorosa
    catastrofe  che   fu   motivo   di   vivissime   proteste   da   parte
    dell'Inghilterra.
    Infine,  per dir tutto, sebbene il fatto non abbia altra testimonianza
    che l'affermazione di alcuni indigeni,  mezz'ora dopo la partenza  del
    proiettile  gli  abitanti  del  Gambia  e della Sierra Leone avrebbero
    udito un sordo boato,  ultimo effetto della  propagazione  delle  onde
    sonore  che,  superato  l'Atlantico,  venivano  a  morire  sulla costa
    africana.
    Ma torniamo alla Florida.  Passato il  primo  momento  di  tumulto,  i
    feriti,  i sordi, tutti i presenti, rimessisi in piedi, mandarono fino
    al cielo le loro  grida  entusiastiche:  Urr  per  Ardan!  Urr  per
    Barbicane!  Urr  per  Nicholl!.  Milioni di uomini,  col naso in su,
    armati di telescopi,  di cannocchiali e di binocoli,  interrogavano lo
    spazio,  dimenticando  le  contusioni e le emozioni,  per preoccuparsi
    soltanto del proiettile.  Vana ricerca.  Non riuscivano a scorgerlo  e
    dovettero  rassegnarsi  ad attendere i dispacci telegrafici da Long's-
    Peack. Il direttore dell'Osservatorio di Cambridge, il signor Belfast,
    si trovava al suo  posto,  nelle  Montagne  Rocciose,  poich  a  lui,
    astronomo   esperto   e   perseverante,   erano   state   affidate  le
    osservazioni. Ma un fenomeno improvviso,  bench facile a prevedersi e
    contro il quale non esisteva rimedio,  venne a mettere a dura prova la
    pazienza del pubblico.
    Il tempo, fino allora sereno,  mut di colpo;  il cielo si oscur e si
    copr  di nuvole.  N poteva essere altrimenti,  dopo l'impressionante
    spostamento degli strati  atmosferici  e  la  dispersione  dell'enorme
    quantit   di   vapori   sprigionatisi   con   la   deflagrazione   di
    quattrocentomila libbre di pirossilina.  Tutto  l'equilibrio  naturale
    era stato sconvolto e questo fenomeno non deve stupire, perch durante
    le   battaglie   navali  spesso  si  assiste  a  un  brusco  mutamento
    dell'atmosfera, dovuto alle scariche dell'artiglieria.
    Il giorno seguente, il sole si lev sopra l'orizzonte carico di spesse
    nuvole, pesante e impenetrabile cortina calata fra terra e cielo e che
    disgraziatamente non lasci immune la regione delle Montagne Rocciose.
    Una vera fatalit.  Da ogni punto dell'America  si  lev  un  coro  di
    proteste.  Ma  la  natura giustamente non se ne preoccup;  poich gli
    uomini avevano turbato l'atmosfera con la loro  detonazione,  dovevano
    ora rassegnarsi a subirne le conseguenze.
    Durante  la prima giornata ognuno per proprio conto cerc di penetrare
    il velo grigio delle nuvole;  ma fu vana  fatica,  senza  contare  che
    tutti sbagliavano nel puntare i loro strumenti,  perch in conseguenza
    del movimento diurno del globo il proiettile in  quel  momento  filava
    necessariamente secondo la linea degli antipodi.
    Comunque,  quando la notte impenetrabile e profonda avvolse la Terra e
    la Luna  torn  a  salire  la  curva  dell'orizzonte,  fu  impossibile
    scorgerla.  Si sarebbe detto che essa si nascondesse di proposito agli
    sguardi dei temerari che avevano osato  prenderla  di  mira  col  loro
    proiettile.  Nessuna  osservazione fu quindi possibile e i dispacci di
    Long's-Peak confermarono la notizia di questo fastidioso contrattempo.
    Tuttavia,  se l'esperimento era riuscito,  i  viaggiatori  partiti  il
    primo dicembre alle ore 10,46 minuti e 40 secondi della sera, dovevano
    arrivare  alla  meta alla mezzanotte del giorno 4.  Dunque fino a quel
    momento e poich sarebbe  stato  assai  difficile  scoprire  un  corpo
    relativamente  piccolo  come  l'obice in quelle condizioni,  conveniva
    pazientare senza abbandonarsi a proteste.
    Il 4 dicembre,  dalle otto di sera fino a  mezzanotte,  doveva  essere
    possibile  seguire le tracce del proiettile,  che sarebbe apparso come
    un punto nero  sul  disco  chiaro  della  Luna.  Ma  il  tempo  rimase
    impietosamente   coperto  di  nuvole,   il  che  port  al  parossismo
    l'esasperazione della gente.  Si arriv perfino a ingiuriare  la  Luna
    perch non si faceva vedere. Triste mutamento di umori di quaggi!
    J.-T.  Maston,  esasperato, part per Long's-Peak. Voleva osservare di
    persona. Non metteva minimamente in dubbio il regolare arrivo dei suoi
    amici alla meta del loro viaggio.  Infatti non si aveva notizia che il
    proiettile  fosse  ricaduto  su  una  delle  tante isole o su un punto
    qualsiasi dei continenti;  J.-T.  Maston non ammetteva neppure per  un
    istante  la  possibilit di una caduta negli oceani che pure coprono i
    tre quarti del globo.
    Il giorno 5, stesso tempo.  I grandi telescopi del vecchio continente,
    quelli  di  Herschell,   di  Rosse  e  di  Foucault,   si  mantenevano
    costantemente puntati contro l'astro delle notti,  perch in Europa il
    tempo era magnifico; ma la relativa scarsa potenza di quegli strumenti
    impediva ogni utile osservazione.
    Il giorno 6,  stesso tempo. L'impazienza ora rodeva i tre quarti della
    popolazione del globo.  Si arriv al punto di proporre i  sistemi  pi
    stravaganti per dissipare le nuvole stratificate nel cielo.
    Il giorno 7, apparve uno squarcio di sereno. Si cominci a sperare, ma
    la  speranza dur poco.  A sera le nuvole nuovamente fitte nascosero a
    tutti gli sguardi la volta stellata.
    A questo punto le cose si complicavano.  Infatti,  il giorno 11,  alle
    ore  9  e 11 del mattino,  la Luna sarebbe entrata nell'ultimo quarto.
    Dopo quella fase, essa sarebbe andata decrescendo e,  ammesso pure che
    il  cielo  in seguito si rasserenasse,  le possibilit di osservazione
    sarebbero momentaneamente diminuite;  la Luna,  infatti,  non  avrebbe
    mostrato  che  una  porzione sempre decrescente del suo disco,  fino a
    diventare Luna nuova, vale a dire a sorgere e a tramontare col Sole, i
    cui  raggi  l'avrebbero  resa  assolutamente  invisibile.   Si  doveva
    pertanto attendere fino al 3 gennaio,  a mezzogiorno e quarantaquattro
    minuti, per rivederla piena e ricominciare le ricerche.
    I giornali pubblicavano  queste  osservazioni  corredandole  di  utili
    chiarimenti e non nascondevano ai loro lettori la necessit di armarsi
    ormai di angelica pazienza.
    Il  giorno  8,  nulla.  Il  giorno 9,  il Sole apparve un istante come
    volesse farsi beffe degli Americani. Fu coperto di urla e, sicuramente
    offeso per simile accoglienza, si mostr molto avaro dei suoi raggi.
    Il  giorno  10,  nessun  cambiamento.  Poco  manc  che  J.-T.  Maston
    diventasse pazzo, e si nutrirono seri timori per il cervello di questo
    degno  personaggio,  cos  ben conservato fino a quel momento sotto il
    suo cranio di guttaperca.
    Ma il giorno 11, si scaten una spaventosa tempesta,  di quelle che si
    verificano   sovente   nelle   regioni  intertropicali.   Forti  venti
    spazzarono via le nuvole accumulate da s lungo tempo e quella sera il
    mezzo disco dell'astro delle notti sal maestosamente tra  le  limpide
    costellazioni del cielo.













    28. UN NUOVO ASTRO.

    Quella  stessa  notte,  la  palpitante notizia,  tanto impazientemente
    attesa,  scoppi  come  folgore  da  un  capo  all'altro  degli  Stati
    dell'Unione e di l,  guizzando oltre l'oceano,  corse su tutti i fili
    telegrafici del globo.  Il  proiettile  era  stato  visto,  grazie  al
    gigantesco telescopio di Long's-Peak.
    Ecco  l'annuncio redatto dal direttore dell'Osservatorio di Cambridge.
    Esso contiene la conclusione scientifica del  grande  esperimento  del
    Gun-Club.


    "Long's-Peak, 12 dicembre.

    AI SIGNORI MEMBRI DELLA DIREZIONE DELL'OSSERVATORIO DI CAMBRIDGE.

    Il  proiettile  lanciato  dal Columbiad di Stone's-Hill  stato scorto
    dai signori Belfast e J.  T.  Maston  il  12  dicembre,  alle  otto  e
    quarantasette  minuti  della sera,  mentre la Luna entrava nell'ultimo
    quarto.
    Il proiettile non  giunto alla meta.  Le  passato di  fianco,  tanto
    vicino comunque da essere trattenuto dall'attrazione lunare.
    Qui  il  suo  moto  rettilineo  si    cambiato  in  moto circolare di
    vertiginosa velocit ed  stato  trascinato  ormai  secondo  un'orbita
    ellittica intorno alla Luna di cui  diventato un vero satellite.
    Non  si  sono  potute  ancora determinare le caratteristiche di questo
    nuovo astro.  Non si conoscono n la sua velocit  di  traslazione  n
    quella di rotazione.  La distanza che lo separa dalla superficie della
    Luna pu essere calcolata in duemila ottocentotrentatr miglia circa.
    Ora,  si possono realizzare due ipotesi,  che potrebbero apportare dei
    mutamenti nello stato delle cose:
    O  l'attrazione  della  Luna  finir  per  attrarlo  e  in  tal caso i
    viaggiatori arriveranno alla meta della loro impresa.
    O, mantenuto in un ordine immutabile,  il proiettile graviter attorno
    al disco lunare fino alla fine dei secoli.
    Tutto  questo ce lo diranno un giorno le osservazioni,  ma fino a quel
    momento il tentativo del Gun-Club non ha avuto altro risultato che  di
    dotare di un nuovo astro il nostro sistema solare.

    J.-M. BELFAST."


    Quanti  interrogativi  sollev  questo inatteso svolgimento dei fatti!
    Che  situazione  gravida  di  misteri   riservava   il   futuro   agli
    investigatori della scienza!  Grazie al coraggio e alla abnegazione di
    tre uomini,  questa  impresa,  futile  in  apparenza,  di  mandare  un
    proiettile  sulla  Luna,  si  dimostrava di una portata enorme,  dalle
    conseguenze  incalcolabili.  I  viaggiatori,  imprigionati  nel  nuovo
    satellite,  se  non erano arrivati alla meta,  facevano tuttavia parte
    del mondo lunare. Essi gravitavano intorno all'astro delle notti e per
    la prima volta l'occhio umano ne poteva penetrare tutti i  misteri.  I
    nomi  di  Nicholl,  di  Barbicane,  di Michel Ardan dovranno,  dunque,
    essere celebrati per sempre nei fasti dell'astronomia,  poich  questi
    arditi  esploratori,   avidi  di  allargare  l'orizzonte  delle  umane
    conoscenze,  si sono audacemente lanciati attraverso lo spazio e hanno
    rischiato la vita nel pi straordinario tentativo dei tempi moderni.
    Comunque sia, appena conosciuta la nota di Long's-Peak, tutto il mondo
    fu  percorso  da un sentimento di sorpresa e di timore.  Sarebbe stato
    possibile portare aiuto a quegli intrepidi abitanti della  Terra?  No,
    senza  dubbio,  poich  essi  si erano posti al di fuori dell'umanit,
    varcando i limiti assegnati da Dio alle  creature  terrestri.  Avevano
    aria sufficiente per un paio di mesi e viveri per un anno.  Ma poi?...
    Anche i cuori pi insensibili tremavano all'angoscioso interrogativo.
    Un solo uomo si ostinava a  non  ammettere  che  la  situazione  fosse
    disperata.  Uno  soltanto  nutriva  ancora  fiducia,  ed  era  il loro
    affezionato amico,  audace e risoluto al pari di loro,  il bravo J.-T.
    Maston.
    Del  resto  egli  non  li  abbandonava un solo momento con lo sguardo.
    Aveva preso ormai fissa dimora all'osservatorio di Long's-Peak; il suo
    orizzonte era lo specchio  dell'immenso  riflettore.  Appena  la  Luna
    s'alzava,  la  inquadrava nel campo del telescopio;  non la perdeva di
    vista un solo istante e ne seguiva assiduamente la  marcia  attraverso
    gli spazi stellari;  con instancabile pazienza registrava il passaggio
    del proiettile sul suo disco argentato e,  si  poteva  ben  dirlo,  il
    brav'uomo si manteneva in costante comunicazione con i suoi tre amici,
    che non disperava di rivedere un giorno.
    -  Noi  ci  metteremo  in contatto con essi,  - diceva a chi lo voleva
    intendere - non appena le circostanze lo  permetteranno.  Avremo  loro
    notizie  ed  essi  avranno le nostre!  Io li conosco bene: sono uomini
    ingegnosi,  quelli lass.  In tre,  essi portano nello spazio tutte le
    risorse dell'arte, della scienza e dell'industria. Con questi mezzi si
    riesce a fare ci che si vuole, e vedrete che se la caveranno! (1).






    NOTE.

    Nota  1.  Jules  Verne  ha  descritto  il  seguito  delle  vicende  di
    Barbicane,  Michel Ardan e Nicholl nel romanzo: "Attorno  alla  Luna".
    (Nota dell'Editore).



