

    Traduzioni telematiche a cura di
    Rosaria Biondi, Nadia Ponti, Giulio Cacciotti, Vincenzo Guagliardo
    (Casa di Reclusione - Opera)




    Jules Verne.
    IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI.


    Titolo originale  dell'opera:  "Le  tour  du  monde  en  quatre-vingts
    jours".
    Traduzione dal francese di P. Roudolph e Luigi Giovannini.
    Introduzione di Luigi Giovannini.

    Terza edizione 1989.
    Copyright EDIZIONI PAOLINE, 1985.
    Su concessione EDIZIONI PAOLINE.

    INDICE.

    Introduzione: pagina 6.
    1.  Phileas Fogg e Passepartout si accettano reciprocamente,  il primo
    come padrone e l'altro come domestico: pagina 25.
    2.  Passepartout  convinto di avere finalmente trovato il suo ideale:
    pagina 34.
    3.  Viene  avviata  una conversazione che coster cara a Phileas Fogg:
    pagina 40.
    4. Phileas Fogg stupisce Passepartout, il suo domestico: pagina 52.
    5. Alla Borsa di Londra compare un nuovo valore: pagina 58.
    6. Il detective Fix dimostra una ben legittima impazienza: pagina 64.
    7. Si ha un'ulteriore prova che, in questioni di polizia, i passaporti
    si rivelano inutili: pagina 72.
    8.  Passepartout parla forse  un  po'  di  pi  di  quel  che  sarebbe
    conveniente: pagina 77.
    9.  Il  Mar  Rosso  e  il  Mar  delle  Indie si mostrano favorevoli ai
    progetti di Phileas Fogg: pagina 84.
    10. Passepartout  fin troppo felice di cavarsela perdendo una scarpa:
    pagina  93.
    11.  Phileas Fogg acquista a un  prezzo  fantastico  una  cavalcatura:
    pagina 102.
    12.  Phileas  Fogg  e  i  suoi  compagni  si avventurano nelle foreste
    dell'India, ed ecco ci che ne consegue: pagina 117.
    13.  Passepartout sperimenta una volta di pi che la  fortuna  sorride
    agli audaci: pagina 128.
    14.  Phileas  Fogg  percorre  tutta l'ammirevole valle del Gange senza
    neppure pensare a guardarla: pagina 140.
    15.  Il sacco  delle  banconote  si  alleggerisce  ancora  di  qualche
    migliaio di sterline: pagina 151.
    16.  Fix  non d l'impressione di conoscere bene le cose di cui gli si
    parla: pagina 161.
    17.  Durante la traversata da Singapore  a  Hong  Kong  si  tratta  di
    diverse cose: pagina 170.
    18.  Phileas Fogg,  Passepartout,  Fix,  ognuno per proprio conto,  si
    dedicano ai propri affari: pagina 181.
    19.  Passepartout si preoccupa troppo del suo padrone ed ecco cosa  ne
    deriva: pagina 189.
    20. Fix entra direttamente in relazione con Phileas Fogg: pagina 200.
    21.  Il  padrone  della Tankadre corre grande rischio di perdere un
    premio di duecento sterline: pagina 210.
    22.  Passepartout deve rendersi conto che anche agli  antipodi    pi
    prudente avere un po' di denaro in saccoccia: pagina 223.
    23.  Il  naso  di Passepartout si allunga in maniera smisurata: pagina
    235.
    24. Viene portata a termine la traversata dell'Oceano Pacifico: pagina
    247.
    25.   Breve  presentazione  di  San   Francisco.   Una   giornata   di
    competizioni: pagina 258.
    26.  Si  prende  il treno espresso della Ferrovia del Pacifico: pagina
    269.
    27.  Passepartout segue,  alla velocit di venti  miglia  all'ora,  un
    corso di storia mormone: pagina 279.
    28.  Passepartout  non  riesce  a  far  intendere  il linguaggio della
    ragione: pagina 290.
    29.  Si fa il racconto di incidenti che possono  capitare  solo  sulle
    ferrovie dell'Unione: pagina 304.
    30. Phileas Fogg fa molto semplicemente il suo dovere: pagina 318.
    31.  L'ispettore  Fix  prende molto sul serio gli interessi di Phileas
    Fogg: pagina 330.
    32.  Phileas Fogg ingaggia una lotta diretta contro la cattiva  sorte:
    pagina 339.
    33. Phileas Fogg si mostra all'altezza delle circostanze: pagina 346.
    34.  Passepartout  ha l'occasione di fare un gioco di parole atroce ma
    forse inconsueto: pagina 360.
    35. Passepartout non si fa ripetere due volte l'ordine datogli dal suo
    padrone: pagina 366.
    36. Phileas Fogg viene nuovamente accreditato sul mercato: pagina 375.
    37.  Si d qui la prova che,  facendo il giro del mondo,  Phileas Fogg
    non ha guadagnato nulla, se non la felicit: pagina 381.


















    INTRODUZIONE.


    D'ora in poi viagger solo con la fantasia.

    Questa fu la solenne promessa - che per non mantenne per intero - che
    l'undicenne  Jules  Verne fece a suo padre che l'era andato a bloccare
    mentre stava imbarcandosi come mozzo su una nave che  partiva  per  le
    lontane Indie.  E' un episodio da non dimenticare,  se si vuole capire
    Verne,  perch fa ben comprendere d'un lato i  suoi  sogni  e  il  suo
    coraggio, dall'altro il suo realismo e la sua rigorosit morale.
    Jules  Verne era nato a Nantes l'8 febbraio 1828.  Suo padre,  Pierre,
    faceva l'avvocato in quella citt capoluogo  del  dipartimento  Loire-
    Atlantique,  ma era originario di Lione;  sua madre, Sophie Allotte de
    la Fuye,  apparteneva a una famiglia di navigatori e di armatori.  Per
    completare  il  panorama  delle  ascendenze genealogiche,  spesso cos
    importanti soprattutto nel passato  per  determinare  il  destino  dei
    ragazzi,  bisogna ricordare che anche il pap e il nonno di Pierre,  e
    quindi il nonno e il bisnonno di Jules, erano stati magistrati, mentre
    uno zio, Chaubourg,  di professione pittore,  aveva sposato la sorella
    pi   piccola  del  celeberrimo  Chateaubriand  (e  questo  legame  di
    parentela avrebbe giovato pi tardi a Jules,  durante il suo soggiorno
    parigino).

    All'et  di  cinque  anni,  Jules  era stato alla scuola gestita dalla
    signora Sambin,  vedova di un capitano di lungo  corso,  scomparso  in
    mare  ormai  da qualche tempo,  ma che la signora Sambin continuava ad
    attendere al di l di ogni ragionevole speranza.
    Il piccolo Verne aveva proseguito,  poi,  i  suoi  studi  alla  Scuola
    Saint-Stanislas  e  successivamente  nel  seminario  minore  di Saint-
    Donatien,  dove aveva avuto sempre fama di allievo  modello  e  veniva
    proposto come esemplare per il suo fratellino Paul,  pi giovane di un
    anno e che era il coccolino di mamma.
    Arriviamo cos all'episodio che dicevamo. Nell'estate del 1839, quando
    dunque Jules aveva undici anni compiuti da  poco,  la  famiglia  Verne
    (che  s'era  arricchita  nel  frattempo di tre fanciulline) si rec in
    vacanza a Chantenay, non lontano da Nantes,  di cui  anzi considerato
    oggi  il  sobborgo industriale.  Una ventina di chilometri della Loira
    separavano e separano Chantenay da Paimboeuf, dove la Loira comincia a
    sposarsi con l'Atlantico in un vasto estuario che ha in  Saint-Nazaire
    (distrutta  dai  bombardamenti anglo-americani nel 1943) il suo centro
    principale.  Di tutti questi nomi,  il pi importante  per  la  nostra
    storia    quello  di  Paimboeuf,  abitato  oggi  da poco meno di 4000
    paimblotins (cos si chiamano i  suoi  abitanti),  che  si  dedicano
    principalmente a produzioni chimiche.
    Fu  a  Paimboeuf  infatti che si svolse il concitato dialogo tra Jules
    Verne e suo padre, che si concluse con la solenne promessa che abbiamo
    ricordato pi sopra. A Paimboeuf s'era ancorato,  pronto a spiccare il
    grande balzo, il transatlantico Coralie, che aveva come destinazione
    le Indie.  Il piccolo Jules aveva gi ottenuto di essere preso a bordo
    come mozzo,  quando i suoi si accorsero - giusto in tempo - della  sua
    scomparsa.
    Cosa  aveva  spinto  il  ragazzo  a  prendere  quella grave decisione?
    Sarebbe  stato  forse  come  chiedere  al  pastorello  Giotto   perch
    disegnasse  le  pecore che stava pascolando o a Mozart perch giocasse
    con le note anzich con i birilli. Era cio la spia di una vocazione
    all'avventura in mari lontani? Pap Pierre non stette a guardare tanto
    per il sottile e cos riusc a scoprire che non  era  una  particolare
    sete  dell'avventura a far partire il piccolo Jules per terre lontane,
    ma che il ragazzino aveva l'intenzione di andare a prendere sul  posto
    una collana di corallo esotico per la cuginetta Caroline Tronson,  che
    gli aveva ferito il cuore e alla quale intendeva  dimostrare  cos  il
    suo  coraggio  e il suo amore.  Amici miei,  non ridete di Jules,  per
    piacere.  Se siete ragazzi (o ragazzine!) ora,  voi  certo  capite  (o
    capirete  presto)  che cosa passava in quel cuoricino;  e se non siete
    pi ragazzini (o ragazzine),  siate onesti con voi stessi:  non  avete
    sognato anche voi?  (E se non lo avete fatto consentitemi di dirvi che
    vi compiango di cuore!).
    Comunque,  Jules accett di tornare a casa e di  dimostrare  in  altro
    modo la sua sete di avventure e il suo amore per Caroline. L'episodio,
    e questo  molto importante,  non guast affatto la fiducia riposta in
    lui dai suoi genitori che  s'azzardarono  anzi  a  trasferirsi  l'anno
    successivo,  nel 1840, nell'isola Feydeau, un quartiere di ex armatori
    e vicinissimo agli attracchi e al porto.
    D'altra parte Jules ricambi la fiducia  dei  genitori  intraprendendo
    gli  studi  di  diritto,  ai quali non si sentiva portato,  dopo avere
    concluso trionfalmente col baccellierato la sua  permanenza  al  Lyce
    Royal.  Avrebbe  preso  cos  la successione del padre nel suo avviato
    studio di consulenza legale,  mentre il cocchino Paul avrebbe potuto
    diventare ufficiale di marina. Cos  la vita...
    Ma niente paura. Il nostro Jules non sarebbe stato costretto a passare
    la  sua  vita tra scartoffie e cavilli giuridici,  e si sarebbe scelto
    lui stesso una vita  tra  le  carte  (geografiche  e  nautiche)  e  la
    compagnia  di  eroi  e  grandi  mascalzoni  che difficilmente si fanno
    vedere nelle aule di un tribunale,  perch devono dimostrare  il  loro
    valore  e raccogliere il fio delle loro colpe in ben altri ambienti,
    ossia in cielo, in terra e in mare aperto.
    Jules ottenne d'altra parte il contentino di  andare  a  proseguire  i
    suoi  studi legali a Parigi,  dove si rec una prima volta nell'aprile
    del 1847 superando brillantemente gli esami del primo anno e  dove  si
    stabil a partire dal 1848. Tra i motivi dell'allontanamento da Nantes
    vi  era  ancora  una  volta  quella benedetta cugina Caroline Tronson:
    insensibile all'adorazione  di  Jules,  questa  aveva  fatto  un'altra
    irrevocabile scelta. Scrivendo a un amico musicista, Verne manifestava
    allora  la  sua  intenzione  di vendicarsi a modo suo: Parto,  perch
    (Caroline) non mi ha voluto,  ma vedranno un giorno  di  che  legno  
    fatto questo povero giovanotto che si chiama Jules Verne.
    Avrebbe avuto ragione, anche se avrebbe dovuto attendere qualche anno.
    Conclusi  gli  studi  con  la  licenza nel 1849,  e rifiutando di fare
    ritorno a Nantes, Jules decise di dedicarsi all'attivit letteraria, e
    pi precisamente teatrale.  Non ebbe un gran successo in questo campo,
    anche  se  non  gli  mancarono  appoggi  potentissimi,  come quelli di
    Alexandre Dumas padre, di Alexandre Dumas figlio e di Edouard Seveste.
    Ma un'amicizia giusta fu pure quella di un musicista  originario  come
    lui di Nantes,  Hignard: poco pi di un modesto artigiano, questi ebbe
    tuttavia nel 1859 il merito di condurre con s Verne in un viaggio  in
    Scozia  finanziato da suo padre,  e quel viaggio sarebbe stato un vero
    colpo di fulmine per Jules,  che due  anni  dopo,  sempre  grazie  a
    Hignard   e   insieme  a  lui,   avrebbe  visitato  anche  Norvegia  e
    Scandinavia.
    Il merito , in gran parte, di un editore.

    Il libro,  lo si sa,   anzitutto opera di  uno  scrittore  (che  si
    chiama  cos  appunto  perch  scrive),  e  per  questo,  quando  ne
    prendiamo in mano uno,  subito dopo o  insieme  al  titolo,  guardiamo
    immediatamente  chi  sia  l'"autore",   lo  scrittore.  Ma  un  libro,
    soprattutto un libro che arriva nelle mani  di  tante  persone,    in
    realt  frutto dell'opera di molti altri oltre che dello scrittore.  E
    tra questi altri,  consentitemi di ricordare la  figura  dell'editore,
    cio  del  responsabile della conduzione di una casa editrice,  il pi
    importante mediatore o tramite fra autore e lettore.
    Chi  l'editore? E' un uomo di cultura che,  ordinariamente,  prima di
    mettersi  a  stampare libri,  ne ha letti parecchi e forse ne ha anche
    scritti; ma  anche un industriale,  un imprenditore,  cio uno che sa
    organizzare  il  lavoro  culturale  e  tecnico  di  numerose  persone,
    investendo in questo lavoro dei capitali che solitamente riesce a fare
    rientrare in cassa con un  pareggio  di  bilancio  o  addirittura  con
    qualche  guadagno.  (In  caso  diverso,  deve  avere  qualcuno  che lo
    finanzi e che certo non concede gratis il suo denaro...).
    Perch tutta questa  digressione  sulla  figura  dell'editore?  Perch
    ritengo  che  in  gran  parte  il merito dei libri di Jules Verne vada
    appunto attribuito a un editore, Pierre-Jules Hetzel.  Questi era nato
    14  anni prima di Verne,  nel 1814,  e aveva cominciato come Verne gli
    studi di diritto, ma era stato meno costante di lui.  Aveva intrapreso
    anche   l'attivit  diplomatica,   assumendo  l'incarico  di  Capo  di
    Gabinetto per il Ministero degli Esteri nel 1848,  quando  il  Governo
    era  presieduto  da  Louis  Eugne Cavaignac,  l'ex generale che aveva
    mostrato una grande energia nel reprimere  l'insurrezione  democratica
    del 23-26 giugno 1848. Il 2 dicembre 1851, per, Carlo Luigi Napoleone
    Bonaparte,  figlio  di  Luigi Bonaparte re d'Olanda e quindi nipote di
    Napoleone Bonaparte,  attu il suo colpo di Stato che avrebbe fatto di
    lui  l'imperatore  Napoleone  Terzo e Pierre-Jules Hetzel,  che era di
    fede repubblicana, dovette prendere la via dell'esilio.
    Hetzel rientr in Francia solo nel 1859  e  decise  di  dedicarsi  per
    intero  all'attivit  editoriale.  Era  un  ritorno  al  primo  amore.
    L'attivit editoriale,  infatti,  l'aveva intrapresa a  22  anni,  nel
    1836,  quando si era impiegato come semplice commesso presso l'editore
    parigino Paulin,  e in essa aveva fatto una rapida carriera: appena un
    anno  dopo,  nel 1837,  il Paulin avendo intuito le grandi capacit di
    quel giovanotto,  lo aveva voluto come socio.  Hetzel inoltre nel 1843
    aveva  cominciato  a pubblicare in proprio e s'era subito creato degli
    importanti contatti cos da riuscire a mettere in catalogo gli  autori
    pi  celebri  del  momento  (e  alcuni dei quali sono molto noti anche
    oggi, come Balzac, Musset, Charles Nodier, George Sand e Victor Hugo),
    che egli contribuiva a rendere ancora pi popolari con edizioni a buon
    mercato.  Rientrato dunque in Francia nel 1859,  tre anni dopo rifond
    la  sua  casa editrice decidendo di rivolgersi quasi esclusivamente ai
    giovani e ai ragazzi.
    E proprio in quel 1862, prima che cominciasse ad uscire la rivista per
    i giovani "Magasin  illustr  d'ducation  et  de  rcration",  Verne
    s'incontr  con Hetzel.  Trentaquattrenne ormai,  Verne aveva concluso
    con ottimi risultati i suoi studi di  diritto,  aveva  scritto  bench
    senza  grande  successo diverse commedie e novelle,  aveva visitato la
    Scozia e i paesi nordici e si era anche sposato.  Quest'ultimo  evento
    si  era verificato nel 1857,  quando Jules aveva impalmato Honorine de
    Viane,  una giovane vedova che aveva gi due figli e  che  egli  aveva
    conosciuta  al  matrimonio di un amico ad Amiens.  Verne era anche gi
    diventato  padre:  era  tuttavia  lontano  da  casa,   in  viaggio  in
    Scandinavia,  quando Honorine affront i travagli del parto dando alla
    luce l'unico loro figlio, Michel Verne.
    Jules Verne,  insomma,  in quel 1862 era proprio un uomo fatto ed  era
    gi  riuscito  a  dare  a Caroline qualche prova per giudicare di che
    legno  fatto questo povero giovanotto che  si  chiama  Jules  Verne.
    Sappiamo per che in realt, per usare un'immagine dei nostri giorni e
    che gli sarebbe stata cara,  il suo aereo era appena appena decollato,
    ma era destinato a ben altre trasvolate.
    Manco a farlo apposta,  si riferiva appunto al volo il  primo  libro
    che  Verne  propose a Jean-Pierre Hetzel,  quando gli venne presentato
    dal romanziere Brichet,  dietro raccomandazione del  ben  pi  celebre
    Alexandre Dumas figlio.
    Questi  sembra  essere stato anzi il primo a leggere il manoscritto di
    "Voyage en ballon" (conosciuto da noi col titolo: "Cinque settimane in
    pallone").   Hetzel,   un  editore  sicuro  del   fatto   suo,   diede
    immediatamente  qualche  suggerimento  al giovane autore e lo invit a
    riportare il manoscritto dopo una quindicina di giorni. E quando Jules
    torn,  Hetzel aveva gi pronto un bel contratto:  in  base  ad  esso,
    Verne  s'impegnava  a  consegnare all'editore tre volumi ogni anno (si
    tenga presente che qualche romanzo poteva essere costituito da pi  di
    un volume) e per ogni volume Hetzel avrebbe pagato una bella cifretta:
    1925 franchi.
    Una  fortunata  coincidenza  nell'attualit  rese  il romanzo di Verne
    molto interessante anche per gli adulti: il 3 ottobre 1863, poco tempo
    dopo  che  "Voyage  en  ballon"  era  comparso  in   libreria,   Flix
    Tournachon,  detto  Nadar,  celebre  per  avere realizzato nel 1858 la
    prima fotografia  aerea  a  bordo  di  un  pallone,  compiva  un  volo
    inaugurale  con il suo Le Gant,  ossia Il Gigante.  Il romanzo di
    Verne e l'exploit di Nadar si  inserivano  in  una  polemica  allora
    vivissima  relativa  al  problema del volo: per volare,  sarebbe stato
    meglio  un  oggetto  pi  leggero  o  uno   pi   pesante   dell'aria?
    Rispettivamente,  per intenderci, il dirigibile e l'aereo. Ora, mentre
    il pallone aerostatico, diretto antenato del dirigibile,  esisteva gi
    (e  il  colosso,  il  Gigante  di  Nadar  ne  era  una  prova  molto
    eloquente), l'aereo era ancora di l da venire: il primo volo umano su
    un aereo a motore sarebbe stato quello dei fratelli Orville  e  Wilbur
    Wright,  a Kitty Hawk, negli U.S.A., nel 1903. (A onor del vero, per,
    bisogna  ricordare  che  gi  nel  1877  l'ingegnere  italiano  Enrico
    Forlanini  aveva costruito e fatto innalzare nell'aria un modellino di
    elicottero,  il primo mezzo pi pesante dell'aria che s'innalzasse con
    mezzi  propri).  Lo stesso Verne,  comunque,  era divenuto uno dei due
    censori della Socit d'encouragement pour la locomotion arienne  au
    moyen  d'appareils  plus  lourds  que  l'air,  che  aveva la sua sede
    proprio in casa di Nadar.
    Verne si era subito rivelato  per  Hetzel,  come  si  usa  dire,  una
    gallina  dalle  uova  d'oro.  Ma  Hetzel  non era soltanto un editore
    abile; era anche un gentiluomo.  Perci di fronte al costante successo
    di Verne accett di ritoccare ripetutamente il contratto gi stilato e
    per  lui  pi  vantaggioso.  Lo fece gi per il secondo romanzo uscito
    prima in due volumi (intitolati rispettivamente "Les Anglais  au  pole
    nord" e "Le Dsert de glace" e poi in volume unico intitolato "Voyages
    et  aventures  du  capitaine Hatteras" (in italiano: "Le avventure del
    capitano Hatteras").  E lo fece di nuovo nel  1865,  quando  port  il
    compenso per ogni singolo volume a 3000 franchi.
    Nel  frattempo  erano usciti "Le Comte de Chanteleine",  "Le Voyage au
    centre de la Terre" (italiano: "Viaggio al centro della  Terra"),  "De
    la  Terre    la  Lune"  (italiano:  Dalla  Terra alla Luna,  Edizioni
    Paoline,  in questa  medesima  collana),  "Les  Forceurs  du  Blocus".
    Seguirono  poi  la  continuazione  della  "Gographie  illustre de la
    France"  (che  era  stata  iniziata  da  Lavalle),  "Les  Enfants  du
    capitaine Grant" (italiano: "I figli del capitano Grant"),  "Autour de
    la Lune" (italiano: "Attorno alla Luna"), "Vingt mille lieues sous les
    mers" (italiano: "Ventimila leghe sotto i mari"),  "Dcouverte  de  la
    Terre",  "Une ville flottante", "Aventures de trois Russes et de trois
    Anglais".
    Intanto le cose si erano  dunque  messe  molto  bene  per  Verne,  che
    prendeva  sempre  maggiore  familiarit  anche col mare: prima si rec
    appunto per mare a Bordeaux a trovare suo fratello Paul, che vi si era
    ritirato dopo avere dato le  dimissioni  da  ufficiale  di  marina  ed
    essersi  sposato.  Poi  fece  un  lungo  viaggio-crociera  sul  Great
    Eastern  (durante  questo  viaggio,   il  mare  ebbe  la  bont  di
    mostrarglisi  un  po'  agitato).  Nel 1868 addirittura acquist un suo
    proprio battello. Il Saint-Michel Primo.
    Meno bene andavano invece le cose per Hetzel,  che tuttavia continu a
    largheggiare  col  Verne  al  punto  di  stilare  con  lui nel 1871 un
    contratto col quale lo scrittore si impegnava a  consegnare  due  soli
    romanzi  all'anno  e  insieme  riceveva  uno  stipendio  fisso di 1000
    franchi al mese.
    Quasi a ripagarlo, l'anno dopo, 1872, Verne cominci a pubblicare,  su
    "Le  Temps",  "Le Tour du monde en quatre-vingts jours" (italiano: "Il
    giro del mondo in ottanta giorni," che  qui  presentiamo  in  edizione
    integrale),  che  suscit  un vero entusiasmo,  di cui benifici anche
    l'edizione in volume: ne vennero vendute  infatti  immediatamente  ben
    108000 copie.  Il successo di Verne continu intatto anche dopo la sua
    morte, che avvenne nel 1905 ad Amiens.


    Phileas Fogg imitato (e superato) dalle donne.

    Phileas Fogg, come sanno certamente tutti,  anche quelli che non hanno
    ancora  letto  questo giustamente celeberrimo romanzo,   il gelido ma
    preciso e metodico protagonista de  "Il  giro  del  mondo  in  ottanta
    giorni".  E' nato dalla fantasia di Verne, anche se la francese Simone
    Vierne collega il cognome Fogg al termine inglese fog, che significa
    nebbia, e il nome Phileas a un peraltro poco noto geografo greco del
    quinto  secolo  avanti  Cristo,   autore  per  l'appunto  di  un'opera
    intitolata  "Periplo"  (con  un  po'  di...  presunzione questo titolo
    potrebbe anche essere interpretato come  giro  del  mondo),  di  cui
    restano pochissimi frammenti.  In realt,  a parte una sua eccessiva e
    persino macchiettistica rigidit anche esteriore,  ritenuta adeguata
    alla  sua  estrazione  inglese,  Phileas  Fogg  si  presenta  come  un
    personaggio in carne ed ossa che tenta un'impresa  davvero  singolare:
    compiere  un intero giro intorno al mondo in soli ottanta giorni.  Per
    noi che siamo abituati a velocit molto superiori a quella  del  suono
    (che  talvolta  diviene anzi una specie di unit di misura,  il mach
    che varia secondo la densit dell'aria e va perci da 1220  chilometri
    orari  a  1700  circa) non sembra un'impresa eccessivamente difficile.
    Potr forse interessare tuttavia sapere che il  pi  veloce  giro  del
    mondo  sembra sia ancora quello compiuto senza scalo da tre apparecchi
    USAF B-52 capitanati dal generale Archie  J.  Old  Junior  e  che  nei
    giorni  16-18 gennaio 1957,  facendo capo alla March Air Force Base di
    Riverside in California  e  viaggiando  verso  est,  percorsero  39147
    chilometri in 45 ore e 19 minuti, ricorrendo a quattro rifornimenti in
    volo  da  aerocisterne  e  raggiungendo  una  velocit  media  di  845
    chilometri orari.
    Ben diversa fu invece la  reazione  dei  contemporanei.  Nella  realt
    infatti avvenne ci che Verne stesso racconta nel suo romanzo.
    Poich  il romanzo usc a puntate come appendice su "Le Temps",  dal 6
    novembre al 22 dicembre 1872,  i lettori,  che ignoravano come sarebbe
    andato  a finire,  cominciarono a prendere vivamente parte essi stessi
    alle vicende di Phileas Fogg, giungendo persino a fare delle scommesse
    sul successo o meno dell'impresa.  Il che naturalmente faceva crescere
    l'attesa  per  le nuove puntate del romanzo,  peraltro gi ultimato da
    Verne prima di passarlo in tipografia.  Verne infatti aveva scritto in
    poco pi di sette mesi,  da marzo a ottobre del 1872,  questo che  il
    suo romanzo forse pi celebre e popolare,  e aveva realizzato  in  tal
    modo  con  la  consueta rapidit il progetto che gli si era presentato
    l'anno precedente.
    Ci fu ben presto chi non si accontent di leggere sul "Temps" prima  e
    in  volume  poi  le  traversie  e  le  ingegnose  trovate di Fogg e di
    Passepartout,  ma decise di  partire  per  verificare  strada  facendo
    l'esattezza  e  la  realizzabilit  dei  piani di marcia di Verne.  In
    un'epoca come la nostra in cui le femministe,  e non solo,  vanno alla
    ricerca  di  memorie storiche su imprese memorabili compiute da donne,
    sar  certamente  interessante  sapere  che  fu  proprio  una   donna,
    l'inglese  Signora  Bisland,  che ripercorse per prima l'itinerario di
    Phileas Fogg impiegando anche  lei,  manco  a  dirlo,  esattamente  79
    giorni:  Verne venne a conoscenza del tentativo e ne diede notizia nel
    suo romanzo "Claudius Bombarnac" del 1892.
    Ma ci fu chi fece meglio di Phileas Fogg e della Signora  Bisland:  fu
    un'altra donna,  Nellie Bly,  la quale nel 1889, partendo da New York,
    riusc a farvi ritorno dopo avere  fatto  il  giro  del  mondo  in  72
    giorni,  6  ore,  11  minuti  e  14  secondi.  La Bly vinceva cos una
    scommessa pattuita  con  il  direttore  del  giornale  americano  "The
    World".   Non   ancora   soddisfatta,   dopo   che  ebbe  ricevuto  le
    congratulazioni dello stesso Verne, la Bly qualche anno dopo riusc ad
    abbassare il suo record a 66 giorni.
    Non possiamo attardarci ora a ricordare tutti gli altri tentativi  che
    si susseguirono.  E' opportuno tuttavia accennare che taluni di questi
    vennero anche narrati per scritto: cos quello  di  Stigler  nel  1901
    (che  dur  63  giorni) e quello di un ragazzo danese quindicenne (che
    dur 44 giorni,  ma viaggiando in senso contrario a Phileas Fogg).  Il
    tentativo  pi recente di cui si ha notizia  quello di un giornalista
    francese,  Jean-Marie Audibert,  che ha impiegato,  utilizzando  anche
    l'aereo,  quattro giorni,  19 ore e 38 secondi: l'Audibert ne fece una
    puntuale narrazione nel libro intitolato per  l'appunto  "Le  Tour  du
    monde en 4 jours" (italiano: "Il giro del mondo in 4 giorni").
    La   vicenda   di  questo  Audibert    interessante,   perch  lascia
    intravvedere che cosa succede a uno che legge con un po'  di  fantasia
    "Il  giro  del mondo in ottanta giorni" di Verne.  Dobbiamo cominciare
    col ricordare che  Jean-Marie  Audibert    un  simpatico  giornalista
    francese alla testa di un'altrettanto simpatica famiglia costituita da
    lui,  sua moglie Marie e i loro figli Claudette, Jean-Pierre e Michel.
    Redattore del giornale marsigliese  "Provenal",  in  occasione  della
    Fiera di Marsiglia del 1952,  Jean-Marie Audibert venne incaricato dal
    suo  direttore  di  tirar  fuori  un'idea  che  servisse  al  lancio
    pubblicitario  sia  della  Fiera che del "Provenal".  E come talvolta
    succede nella vita,  l'idea gli  venne  da  uno  dei  suoi  figli,  il
    dodicenne Jean-Pierre. Questi, che aveva finito proprio in quei giorni
    di  leggere  "Il  giro del mondo in ottanta giorni",  assediava il suo
    informatissimo pap di domande, la principale delle quali era: Senti,
    pap,  se Phileas Fogg avesse usato esclusivamente l'aereo,  in quanto
    tempo avrebbe fatto il giro del mondo?.  Jean-Pierre non era il primo
    ad avere questa idea: il maggiore americano Thomas Lamphier Junior nel
    1949 aveva stabilito con questo mezzo il record di 4 giorni,  23 ore e
    47  minuti.  Ma  Jean-Pierre  non si accontent di quest'informazione:
    Senti,  pap - disse a suo padre:  -  non  credi  che  sia  possibile
    superare il pilota americano?.  Ed ecco perci padre e figlio passare
    di Compagnia aerea in Compagnia  aerea  per  chiedere  gli  orari  pi
    aggiornati e redigere una tabella di marcia che consenta di battere il
    record.   Non  ci  sono  solo  problemi  di  orologio,   ma  anche  di
    finanziamento (l'Audibert non ha il  sacco  di  banconote  di  Phileas
    Fogg)  e  gli  inevitabili  contrattempi.  Fallita l'impresa una prima
    volta, la seconda riesce.  Insomma,  la fantasia di Verne continuava a
    far sognare...
    Interessante  potr  essere ancora ricordare che la vicenda di Phileas
    Fogg e del suo irruente ma  fedelissimo  Passepartout  oltre  che  del
    testardo  Fix,  nonch della dolcissima Auda,  venne portata anche sui
    palcoscenici e sugli schermi. Si sa anzi che persino prima di farne la
    stesura come romanzo Verne  aveva  raccontato  la  vicenda  a  Edouard
    Cadol,  perch questi ne curasse una trasposizione scenica.  Il Cadol,
    che pi tardi avanzer anche delle pretese sulla priorit dell'idea, e
    in particolare sull'invenzione del personaggio di Auda,  in realt non
    riusc  a  fare  un  buon  lavoro e perci Verne dovette affidare a un
    altro l'incarico.  Lo fece rivolgendosi al pi abile Adolphe d'Ennery,
    notissimo  allora  per  essere  autore  di  un celebre drammone: "Deux
    orphelines...". Verne stesso, che,  come si ricorder,  s'era dedicato
    anch'egli  all'attivit teatrale,  segu molto da vicino il lavoro del
    d'Ennery e forse anche per questo il dramma in cinque atti,  messo  in
    scena  al teatro della Porte Saint-Martin,  realizz una somma enorme:
    Stphane Mallarm parl di almeno 150000 franchi.
    La rappresentazione scenica comportava dei  piccoli  ma  significativi
    mutamenti rispetto alla vicenda narrata nel romanzo: vi sono,  accanto
    ad Auda,  altri due personaggi femminili: sua sorella,  che verr  poi
    impalmata  da  un  secondo  avversario  di  Phileas Fogg,  l'americano
    Archibald Corsican, accompagnata da una serva;  si parler anche di un
    duplice  naufragio: quello finale dinanzi a Liverpool,  per aggiungere
    tensione  quando  finalmente  Fogg  sembra  sia  ormai  in  vista  del
    traguardo,  e soprattutto quello che costringe Fogg ad attraversare il
    Borneo,  dove vengono ambientate altre  due  interessanti  innovazioni
    sceniche  rispetto al romanzo: una scena terrificante nella cosiddetta
    grotta dei serpenti e, per compenso, un bel balletto,  il "clou" della
    festa delle incantatrici.
    Insomma, degli interessanti arricchimenti di personaggi e di vicende e
    di  esotismo.  Tre  elementi  interessanti  per  una  rappresentazione
    teatrale.  Ma non sembra che bisogna cercare in  questa  direzione  il
    pregio  pi  vero  e  profondo  di questo romanzo.  Rinunciando a fare
    filosofeggiare il buon Jules Verne,  come fa qualche critico  troppo
    acuto,  bisogna riconoscere che vi sono nel "Giro del mondo in ottanta
    giorni" delle pagine semplici e spigliate, il cui unico interesse  di
    presentare un momento gaio o offrire qualche informazione curiosa  sui
    luoghi  nei  quali  Phileas  Fogg  arriva e che lui in realt tuttavia
    sembra non vedere neppure e di cui comunque non si interessa. Ma nella
    conclusione del romanzo il Verne un po' sapidamente  dichiara:  Cos,
    dunque,  Phileas Fogg aveva vinto la sua scommessa.  Aveva compiuto in
    ottanta giorni un giro completo del  mondo!  Per  portarlo  a  termine
    aveva  utilizzato  tutti  i  mezzi di trasporto: piroscafi,  ferrovie,
    carrozze, "yachts",  navi da carico,  slitte,  elefanti.  L'eccentrico
    "gentleman" aveva svelato in questo affare le sue meravigliose qualit
    di  sangue  freddo  e  di  precisione.  Ma in seguito?  Che cosa aveva
    guadagnato con tutto quel movimento?  Che cosa si era portato indietro
    da quel lungo viaggio?  "Niente",  forse dir qualcuno. S, niente, al
    di fuori di una donna attraente la quale - per quanto  la  cosa  possa
    sembrare  inverosimile  - lo rendeva il pi felice degli uomini!  E in
    verit,  non si farebbe volentieri anche per meno di  questo  l'intero
    giro del mondo?.
    Sono osservazioni che in fondo ci sollecitano a non rinunciare neppure
    noi  al  nostro  Giro  del  mondo.  Ma,  e  questo ci permettiamo di
    aggiungerlo noi,   forse pi opportuno stare attenti a  non  girare
    invano per le nostre contrade,  perch non  necessario andare lontano
    per trovare chi ci voglia bene e soprattutto trovare (o ritrovare) noi
    stessi.

    LUIGI GIOVANNINI.






    1.
    PHILEAS FOGG E PASSEPARTOUT SI ACCETTANO RECIPROCAMENTE, IL PRIMO COME
    PADRONE E L'ALTRO COME DOMESTICO.

    Nell'anno 1872,  la casa contraddistinta con il numero  7  in  Saville
    Row,  a  Burlington  Gardens  -  casa  nella  quale nel 1814 era morto
    Sheridan (1) - era abitata dall'egregio signor Phileas Fogg,  uno  dei
    membri  pi  singolari  e pi notati del Club della Riforma di Londra,
    quantunque egli si studiasse di  non  fare  cosa  alcuna  che  potesse
    attirare l'attenzione su di lui.
    Questo  Phileas  Fogg,  che  prendeva  il  posto di uno dei pi grandi
    oratori  che  sono  l'onore  dell'Inghilterra,   era  un   personaggio
    enigmatico,  di  cui non si sapeva nulla,  se non che egli appariva un
    fior di galantuomo e uno fra  i  pi  bei  "gentlemen"  (2)  dell'alta
    societ inglese.
    Si  diceva  che  egli  somigliasse  a Byron (3) - nella testa,  perch
    quanto ai piedi non era possibile metterglielo a confronto -,  ma  era
    un  Byron  con  i  mustacchi e i favoriti,  un Byron impassibile,  che
    avrebbe potuto vivere mill'anni senza invecchiare.
    Inglese per certo, Phileas Fogg non era forse londinese. Non lo si era
    mai visto n alla Borsa n alla Banca n in alcun altro ufficio  della
    gran finanza della City londinese.  Le darsene del porto di Londra non
    avevano mai ospitato una nave che avesse per  armatore  Phileas  Fogg.
    Questo "gentleman" non figurava in alcun consiglio di amministrazione.
    Il suo nome non era mai risuonato in un collegio di avvocatura,  n al
    Tempio n a Lincoln's Inn n a Gray's Inn. Non aveva mai esercitato n
    alla Corte del Cancelliere,  n al Banco della Regina n all'Echiquier
    n  alla  Corte  ecclesiastica.  Non  era industriale n negoziante n
    mercante n agricoltore.  Non faceva parte n  dell'Istituzione  Reale
    della   Gran   Bretagna,    n   dell'Istituzione   di   Londra,    n
    dell'Istituzione degli  Artigiani,  n  dell'Istituzione  Russell,  n
    dell'Istituzione   Letteraria  dell'Ovest,   n  dell'Istituzione  del
    Diritto,  n di quell'Istituzione delle Arti e delle Scienze  riunite,
    che    posta  sotto  il  diretto  patrocinio  di Sua Graziosa Maest.
    Insomma egli non apparteneva a  nessuna  delle  numerose  societ  che
    pullulano  nella  capitale  inglese,  dalla Societ dell'Armonica fino
    alla Societ  Entomologica,  sorta  principalmente  con  lo  scopo  di
    distruggere gli insetti nocivi.
    Phileas Fogg era membro del Club della Riforma, ecco tutto.
    Pu  stupire  che un individuo tanto misterioso figurasse tra i membri
    di quell'onorevole circolo. Ma va considerato che vi era stato ammesso
    dietro raccomandazione dei banchieri Fratelli Baring  presso  i  quali
    aveva  un  notevolissimo  conto  aperto:  un conto in cui Phileas Fogg
    risultava  invariabilmente   creditore,   quantunque   spiccasse   con
    frequenza  grossi  mandati  a  vista  che  i banchieri Baring pagavano
    puntualmente.  Quest'insieme di  cose,  come    naturale,  gli  aveva
    procurato una profonda stima.
    Phileas  Fogg  era dunque ricco?  Senza dubbio.  Ma in che modo si era
    arricchito?  Ecco ci che nemmeno i meglio informati potevano dire;  e
    il  signor  Fogg  era proprio l'ultimo a cui convenisse rivolgersi per
    saperlo.
    Comunque, egli non si mostrava minimamente prodigo;  ma neanche avaro.
    Ogni volta che gli fosse chiesto denaro per un'opera nobile,  giusta e
    generosa,  lo dava,  senza  strombazzamenti  o  celandosi  addirittura
    dietro l'anonimato.
    Nessuno era meno comunicativo di quel "gentleman".  Non parlava che lo
    stretto necessario; e ci accresceva attorno a lui il mistero.  Eppure
    la sua vita si svolgeva,  come suol dirsi,  alla luce del sole; ma era
    cos matematicamente  uniforme,  che  le  immaginazioni  insoddisfatte
    fantasticavano, cercando al di l delle apparenze.
    Aveva viaggiato, Sir Phileas Fogg? C'era ragione di supporlo, dato che
    nessuno  meglio  di  lui conosceva la carta geografica del mondo.  Non
    esisteva paese, per quanto remoto,  di cui egli non mostrasse di avere
    profonda  nozione.  Talora con poche parole brevi e chiare rettificava
    le mille dicerie che circolavano al Club  a  riguardo  di  viaggiatori
    ritenuti  periti  o  dispersi.  Indicava  le varie probabilit;  e gli
    avvenimenti finivano sempre per  dargli  ragione,  tanto  che  le  sue
    parole venivano ritenute come ispirate da un sesto senso.  Certo,  Sir
    Phileas Fogg era un uomo che doveva aver viaggiato  il  mondo  intero,
    almeno in spirito.
    Stava  peraltro  fuor  di  dubbio  che  da  molti anni egli non si era
    allontanato da Londra.  Le persone che avevano l'onore  di  conoscerlo
    pi  da  vicino  testimoniavano  che nessuno poteva pretendere di aver
    visto quel  "gentleman"  altrove  che  nella  strada  diritta  ch'egli
    percorreva ogni giorno per recarsi da casa al Club.
    Suoi  soli  passatempi  erano leggere i giornali e giocare al "whist".
    Questo gioco di carte,  che  preferito dagli Inglesi e  il  cui  nome
    significa  silenzio,  era adattissimo al temperamento di Sir Phileas
    Fogg.  Egli vinceva sovente,  ma quei guadagni non entravano mai nella
    sua  borsa: figuravano invece per una somma rilevante nel suo bilancio
    di carit. Del resto il signor Fogg giocava soltanto per giocare,  non
    per vincere.  Il gioco era per lui un combattimento,  una lotta contro
    una difficolt,  ma una lotta senza  spostamento,  senza  moto,  senza
    fatica; e ci aderiva al suo carattere.
    Nessuno gli conosceva n moglie n figli - cosa che pu accadere anche
    alle  migliori persone -,  n parenti n amici - cosa invero assai pi
    rara.
    Phileas Fogg viveva solitario nella sua casa di Saville  Row,  il  cui
    interno era per tutti un mistero.  Teneva un unico domestico, il quale
    sbrigava da solo tutto il servizio,  dato che il  signore  pranzava  e
    cenava al Club,  ad ore cronometricamente fisse, sempre nella medesima
    sala,  alla stessa tavola,  senza  la  compagnia  di  colleghi,  senza
    invitare  mai  un  estraneo.   Rincasava  soltanto  per  coricarsi,  a
    mezzanotte in punto,  senza approfittare in nessuna circostanza  delle
    confortevoli  stanze  che  il  Club  metteva  a  disposizione dei suoi
    membri.
    Su ventiquattr'ore ne passava dieci al suo domicilio, ripartite fra il
    dormire e la cura della toeletta personale. Se passeggiava,  lo faceva
    invariabilmente  al  Club,   sempre  con  passo  eguale,   nel  salone
    d'ingresso  dal  pavimento  intarsiato  o  sulla  galleria   circolare
    sorretta da venti colonne di porfido rosso e dominata da una cupola di
    vetri azzurri.
    Fornivano  succulente vivande alla sua tavola le cucine,  la dispensa,
    la pescheria e la latteria del Club.  Camerieri del  Club,  compassati
    personaggi  in  abito  nero,  calzati  con scarpe a suola felpata,  lo
    servivano in porcellane rarissime e su stupende tovaglie  di  tela  di
    Sassonia;  bicchieri  della pi fine cristalleria del Club contenevano
    il suo "sherry", il suo porto,  il suo claretto corretti con cannella,
    capelvenere e cinnamomo;  e infine il ghiaccio del Club,  fatto venire
    con ingente spesa dai laghi d'America,  manteneva i suoi cibi e le sue
    bevande in soddisfacente stato di freschezza.
    Se  vivere  in queste condizioni significa essere eccentrici,  bisogna
    ammettere che c' del buono nell'eccentricit!
    La casa di Saville Row,  senza  essere  sontuosa,  era  dotata  d'ogni
    comodit  in  modo  superlativo.  D'altra  parte il servizio,  date le
    invariabili abitudini del padrone di casa, si riduceva a ben poco.  Ma
    Sir  Phileas  Fogg  esigeva  dal  suo unico servo una puntualit e una
    esattezza straordinarie.
    Quel giorno appunto - 2 ottobre - Phileas Fogg aveva licenziato  James
    Forster,  il servitore, poich questi si era reso colpevole di avergli
    portato l'acqua occorrente per  radersi  riscaldata  a  ottantaquattro
    gradi  Fahrenheit  anzich  a  ottantasei  (4).  Ed ora il "gentleman"
    aspettava il successore di James, che doveva presentarsi tra le undici
    e le undici e mezzo.
    Phileas Fogg,  comodamente seduto nella sua bella poltrona in salotto,
    con  i  piedi  ravvicinati  come quelli di un soldato alla parata,  le
    palme delle mani sulle ginocchia,  il busto  eretto,  la  testa  alta,
    guardava   camminare   le   lancette   della  pendola,   una  macchina
    complicatissima che indicava le ore, i minuti, i secondi, i giorni,  i
    mesi  e  l'anno.  Allo  scoccare  delle  undici e mezzo il signor Fogg
    doveva, come era sua quotidiana abitudine,  lasciare la casa e recarsi
    al Club.
    Mancavano  dieci  minuti.  In  quel punto si ud bussare all'uscio del
    salotto.
    James Forster, il servo licenziato, comparve.
    - Il nuovo domestico - annunci.
    Un giovanotto  d'una  trentina  d'anni  si  fece  avanti  e  s'inchin
    salutando.
    - Siete francese, e vi chiamate John? - gli domand Phileas Fogg.
    -  Jean,  se  cos vi piace,  signore - rispose il nuovo venuto.  Jean
    Passepartout: soprannome che mi   stato  dato  in  grazia  della  mia
    naturale  attitudine  a  trarmi d'impaccio.  Credo di essere un onesto
    figliolo;  ma,  per dir tutto sinceramente,  debbo confessare  che  ho
    fatto   parecchi   mestieri.   Sono   stato  cantante  girovago;   poi
    cavallerizzo in un circo;  ho emulato Lotard nei  voli  acrobatici  e
    Blondin nel ballare sulla corda;  poi,  per utilizzare in pieno i miei
    talenti,  sono diventato professore di ginnastica;  e infine  sergente
    dei  pompieri  di  Parigi.  Ho  anzi nel mio stato di servizio diversi
    incendi notevoli.  Ma ora gi da cinque anni ho lasciato la Francia e,
    desideroso  di  gustare  la  vita di famiglia,  faccio il cameriere in
    Inghilterra.  Trovandomi senza posto,  e avendo saputo che  il  signor
    Phileas  Fogg    l'uomo pi esatto e pi sedentario di tutto il Regno
    Unito,  mi presento in casa del signore,  con la speranza  di  viverci
    tranquillo e di dimenticare persino questo soprannome di Passepartout.
    -  Passepartout  mi  piace - rispose il "gentleman".  - Mi siete stato
    raccomandato.  Ho buone informazioni sul vostro  conto.  Conoscete  le
    condizioni che vi offro?
    - S, signore.
    - Bene. Che ora fate?
    -  Le  undici  e  ventidue  minuti  - rispose Passepartout,  dopo aver
    estratto dalle profondit del suo taschino uno  spropositato  orologio
    d'argento.
    - Il vostro orologio  indietro - disse Phileas Fogg.
    - Mi sia permesso: la cosa  impossibile!
    -  Il  vostro orologio ritarda di quattro minuti.  Non importa.  Basta
    conoscere l'errore.  Dunque da questo momento,  ore undici e  ventisei
    minuti  e mezzo del mattino,  di questo mercoled 2 ottobre 1872,  voi
    siete al mio servizio.
    Ci detto Phileas  Fogg  si  alz,  prese  con  la  mano  sinistra  il
    cappello,  se  lo  pos in testa con un movimento da automa e disparve
    senza aggiungere parola.
    Il francese sent il portone chiudersi una prima  volta:  era  il  suo
    nuovo  padrone  che  usciva;   poi  una  seconda  volta:  era  il  suo
    predecessore James Forster che se ne andava.
    Passepartout rimase solo nella casa di Saville Row.

    NOTE.

    NOTA 1: Richard Brinsley, Butler Sheridan, uomo politico e drammaturgo
    irlandese, in realt mor nel 1861, a 65 anni di et. Le sue commedie,
    tra le quali "I rivali" e "La scuola della maldicenza",  sono  tra  le
    pi brillanti del secolo diciottesimo.
    NOTA  2:  "Gentleman" (e il suo plurale "gentlemen")  termine inglese
    che significa gentiluomo, persona distinta,  signore e ben si adatta
    perci alla figura di Mister Phileas Fogg.
    NOTA  3:  George  Gordon  Byron  (1788-1824),  poeta inglese,  celebre
    soprattutto per "Il pellegrinaggio del giovane Aroldo" e  l'incompiuto
    "Don  Giovanni".  L'accenno che il Verne fa ai piedi di Byron richiama
    una delle maggiori sofferenze  del  giovane  Byron,  che  infatti  era
    afflitto da una congenita deformit.
    NOTA 4: La scala termometrica Fahrenheit,  preferita a lungo nei paesi
    anglosassoni a quella centigrada (o Celsius),  fissa  a  32  gradi  la
    temperatura  a  cui il ghiaccio si scioglie e a 212 gradi quella a cui
    l'acqua bolle ed evapora (nella scala centigrada sono  rispettivamente
    0  gradi  e  100  gradi): 84 gradi Fahrenheit corrispondono pertanto a
    28,88 gradi centigradi e 86 gradi Fahrenheit corrispondono a 30  gradi
    centigradi.

    2.
    PASSEPARTOUT E' CONVINTO DI AVERE FINALMENTE TROVATO IL SUO IDEALE.

    - In fede mia,  - comment tra s il giovanotto,  a tutta prima un po'
    sbalordito,  - questo signor Phileas Fogg somiglia in qualche modo  ai
    fantocci di Madame Tussaud.
    I  fantocci  di  Madame Tussaud sono figure di cera che a Londra tutti
    vanno ad ammirare, e a cui non manca davvero che la parola.
    Durante  il  breve  colloquio,   Passepartout  aveva  rapidamente   ma
    diligentemente esaminato il suo futuro padrone. Quel "gentleman" sulla
    quarantina,  elegante di figura e bellissimo di volto, sguardo chiaro,
    palpebra immobile,  dimostrava di  possedere  al  pi  alto  grado  il
    cosiddetto  riposo  nell'azione,  ossia la pregevole dote di far pi
    fatti che rumore.  Passepartout il quale,  da fisionomista acuto  qual
    era,  non  aveva  trascurato  di osservare financo l'espressione dei
    suoi piedi e delle sue mani,  lo  giudicava  senz'altro  un  individuo
    equilibratissimo,  ponderato al massimo, esatto come un cronometro: la
    precisione personificata.
    Non si sbagliava.  Phileas Fogg  era  infatti  uno  di  quegli  uomini
    matematicamente  precisi  che non hanno mai fretta e si trovano sempre
    pronti, parchi di parole e di movimenti.  Seguendo in ogni caso la via
    pi corta, non faceva un passo soverchio. Non sprecava mai uno sguardo
    in  aria;   non  si  permetteva  un  gesto  superfluo.   Commozione  e
    turbamento,  non sapeva che fossero.  Era l'uomo  meno  frettoloso  di
    questo mondo: per arrivava sempre in tempo.  Viveva solo,  e per cos
    dire al di fuori di qualunque cerchia sociale, per la semplice ragione
    che nella vita di contatto con il prossimo non si pu far  a  meno  di
    incontrare  attriti,   e  siccome  gli  attriti  fanno  indugiare,   
    consigliabile perci evitare ogni contatto.
    Jean, detto Passepartout, autentico parigino di Parigi, da cinque anni
    risiedeva in Inghilterra e faceva a Londra il mestiere  di  domestico,
    ma aveva cercato invano un padrone di cui mettersi al servizio.
    Passepartout  non  aveva  peraltro  nulla  di  comune  con  quei tipi,
    frequentissimi tra i suoi concittadini e nella sua categoria,  i quali
    - spalle alte, naso al vento, occhio spavaldo e duro - non sono in fin
    dei conti che degli impudenti cialtroni. No! Passepartout era un bravo
    giovane,  di fisionomia amabile, dalle labbra un po' sporgenti, sempre
    pronte a gustare una  leccornia  o  a  dire  una  parola  carezzevole;
    un'indole servizievole e buona,  con una di quelle belle teste rotonde
    che piace vedere sulle spalle di un amico. Aveva gli occhi azzurri, il
    colorito acceso,  la faccia grassa al punto che abbassando  gli  occhi
    poteva  vedersi i pomelli delle gote;  il petto largo,  la muscolatura
    vigorosa.  Possedeva una  forza  erculea,  che  gli  esercizi  ginnici
    avevano  sviluppata  mirabilmente.  I  suoi capelli bruni erano sempre
    arruffati. Se gli scultori dell'antichit conoscevano diciotto maniere
    d'acconciare la capigliatura della dea Minerva,  Passepartout  non  ne
    conosceva  che  una  per ravviare la propria: tre colpi di pettine,  e
    tutto era fatto.
    La pi elementare prudenza non ci permette di  decidere  se  e  quanto
    avrebbe  potuto  accordarsi  con  il carattere del signor Phileas Fogg
    quello espansivo del suo nuovo servitore.  Sarebbe stato  egli  dunque
    quel  domestico  impeccabilmente  esatto  che  occorreva a Sir Phileas
    Fogg? Il tempo avrebbe dato la risposta.
    Certo  che Passepartout,  dopo una  giovinezza  pressoch  vagabonda,
    aspirava finalmente al riposo.  Avendo sentito decantare la metodicit
    e la flemma proverbiale dei "gentlemen" inglesi,  era venuto a  cercar
    fortuna  in Inghilterra.  Ma finora la sorte lo aveva malservito.  Non
    aveva potuto piantare radici in nessun luogo. Era stato in dieci case:
    in tutte c'era il bislacco,  il volubile,  il cacciatore d'avventure o
    il   curioso   giramondo.   Non  era  questo  ci  che  interessava  a
    Passepartout.  Il suo ultimo  padrone,  il  giovane  lord  Longsferry,
    membro  del Parlamento,  troppo sovente tornava a casa sulle spalle di
    qualche vigile dell'ordine,  dopo aver  passato  la  notte  a  gustare
    ostriche e birra nelle modeste trattorie di Hay Narket.  Passepartout,
    ritenendo tutto ci non confacente alla dignit di  un  lord,  azzard
    qualche  osservazione,  che fu accolta assai male.  Allora ruppe anche
    con il decimo padrone e lasci la casa del giovane lord impenitente.
    Proprio in quel tempo venne  a  sapere  che  il  signor  Phileas  Fogg
    cercava un domestico.  Prese le sue brave informazioni. Un personaggio
    che conduceva una vita tanto regolare, che non dormiva fuori casa, che
    non  viaggiava,   che  non  si  allontanava  mai  da  Londra,   doveva
    convenirgli a puntino.
    Passepartout  si present e fu accettato nelle circostanze che abbiamo
    riferite.

    Scoccate le undici e mezzo,  Passepartout si trovava dunque solo nella
    casa  di Saville Row.  Senz'altro ne cominci l'ispezione: la percorse
    dalle cantine al solaio.  Quella casa pulita,  ordinata,  severa,  ben
    organizzata in ogni servizio,  gli piacque. Mi fa l'impressione di un
    bel guscio di lumaca: ma di un guscio rischiarato e scaldato a  gas!.
    L'idrogeno  carburato  alimentava infatti tutti gli impianti di luce e
    di calore.  Passepartout trov senza  fatica,  al  secondo  piano,  la
    camera  che  gli  era  destinata.  E  anche  questa  gli and a genio.
    Campanelli elettrici e tubi acustici la mettevano in comunicazione con
    gli appartamenti degli altri piani.  Sul caminetto c'era  una  pendola
    elettrica  collegata  con  la pendola della camera da letto del signor
    Fogg; e i due congegni segnavano il medesimo minuto secondo.
    La mi va, la mi va d'incanto!, disse fra s Passepartout.
    Egli not pure,  nella sua camera,  una tabellina affissa al  muro  al
    disopra  della  pendola.  Era  il  programma del servizio giornaliero.
    Contemplava ogni particolare: otto del mattino,  ora regolamentare  in
    cui  il  signor  Fogg  si  alzava;  alle  otto  e ventitr,  il t e i
    crostini;  alle nove e trantasette,  l'acqua per la barba;  alle dieci
    meno venti,  la toeletta;  e cos via fino alle undici e mezzo, ora in
    cui il signor Fogg usciva di casa per  recarsi  a  pranzare  al  Club.
    Anche  dalle  undici e mezzo del mattino fino alla mezzanotte,  ora in
    cui il metodico "gentleman" si coricava,  tutto era  notato,  fissato,
    previsto.  Passepartout  medit  con  gioia  quel  programma,  e se lo
    impresse nella memoria.
    Pass  quindi  al  guardaroba  del  signore.   Era   ben   fornito   e
    meravigliosamente  ordinato.  Ogni  paio  di pantaloni,  ogni giacca o
    panciotto portava un numero d'ordine,  riprodotto sopra un registro di
    entrata e di uscita indicante la data in cui,  secondo la stagione,  i
    vari vestiti dovevano essere di volta in volta  indossati.  Lo  stesso
    per le calzature.
    Insomma,  quella  casa di Saville Row - a diversit di quanto avveniva
    all'epoca  dell'illustre  ma  dissipato  Sheridan  -  era  il   tempio
    dell'ordine,  e  il  suo arredamento denotava agiatezza e signorilit.
    Non vi era una biblioteca e neppure alcun libro  che  sarebbero  stati
    perfettamente  inutili  al signor Fogg,  dal momento che il Club della
    Riforma metteva a sua disposizione  due  biblioteche,  una  consacrata
    alle  lettere  e  l'altra al diritto e alla politica.  Nella camera da
    letto del signor Phileas Fogg c'era una cassaforte di media grandezza,
    di una costruzione talmente ingegnosa da riuscire  garantita  in  pari
    tempo  sia  contro l'incendio che contro i ladri.  Non c'erano armi in
    casa,  e nemmeno utensili da caccia.  Tutto vi attestava le  abitudini
    pi pacifiche.
    Terminata la minuziosa ispezione, Passepartout si soffreg le mani. La
    sua   larga   faccia   si  spian  in  un  sorriso;   ed  egli  ripet
    giocondamente:
    La  mi  va,  la  mi  va  d'incanto!  E'  proprio  quel  che  cercavo.
    C'intenderemo a perfezione,  il signor Fogg e io!  Un uomo casalingo e
    metodico: una vera macchina. Ebbene,  sissignori,  sono felicissimo di
    servire una macchina!.








    3.
    VIENE AVVIATA UNA CONVERSAZIONE CHE COSTERA' CARA A PHILEAS FOGG.

    Phileas  Fogg  aveva  lasciato  la  sua abitazione di Saville Row alle
    undici e mezzo;  e dopo aver posto cinquecentosettantacinque volte  il
    piede destro davanti al piede sinistro, e cinquecentosettantasei volte
    il piede sinistro davanti al piede destro, giunse al magnifico palazzo
    del  Club  della Riforma,  in Pall Mall,  la cui costruzione  costata
    almeno tre milioni.
    Si rec subito nella sala da pranzo,  dalle cui finestre aperte su  un
    bel giardino si vedevano gli alberi indorati dal sole d'autunno.
    Phileas Fogg prese posto alla solita tavola gi apparecchiata per lui.
    Il suo pasto si componeva di un antipasto, un pesce lessato e messo in
    salsa  di  prima  qualit,  un  bel "roast beef" roseo e acidulato con
    funghi,  un pasticcio farcito con lamponi verdi e cime  di  rapontico,
    una  porzione  di finissimo formaggio;  il tutto innaffiato di qualche
    tazza d'un t proveniente da una speciale raccolta  riservata  per  il
    consumo del Club.
    A  mezzogiorno  e quarantasette minuti il puntualissimo "gentleman" si
    alz, e pass nel salone adorno di dipinti in artistiche cornici.  Qui
    un  cameriere  gli  porse il "Times" con le pagine ancora da tagliare.
    Fogg lo spieg con una sicurezza di mano che  denotava  la  sua  lunga
    abitudine in cos complicata operazione.
    La  lettura del "Times" tenne assorbito il "gentleman" fino alle tre e
    quarantacinque;  e quella dello "Standard",  a cui egli  pass  subito
    dopo, dur fino all'ora della cena.
    Questo  pasto  si  svolse  nelle identiche condizioni del pranzo,  con
    l'aggiunta della "royal british sauce".
    Alle sei meno venti minuti, Sir Phileas Fogg comparve nel salone; e vi
    rimase sprofondato nella lettura nel "Morning Chronicle".
    Intanto il salone del Club andava popolandosi.  Numerosi frequentatori
    facevano via via il loro ingresso,  e sedevano avvicinando le poltrone
    al caminetto in cui ardeva un bel fuoco di  carbon  fossile.  Erano  i
    compagni  abituali  del  signor  Phileas Fogg,  al par di lui ostinati
    giocatori di "whist",  tutti personaggi di cospicua  ricchezza,  pezzi
    grossi  dell'industria  e della finanza: l'ingegnere Andrew Stuart,  i
    banchieri John Sullivan e Samuel Fallentin, il signor Thomas Flanagan,
    proprietario delle pi grandi fabbriche londinesi di birra,  e  Walter
    Ralph, uno degli amministratori della Banca d'Inghilterra.
    -  Ebbene,  signor  Ralph,  - domand Thomas Flanagan,  - avete novit
    sull'affare del furto?
    - Eh!  - intervenne Andrew Stuart.  -  Anche  questa  volta  la  Banca
    d'Inghilterra pu dire addio al suo denaro!
    - Io spero invece - dichiar Walter Ralph,  - che metteremo le grinfie
    addosso al ladro.  Abilissimi agenti di polizia sono stati inviati  in
    America  e  in  Europa,  in  tutti  i  principali porti d'imbarco e di
    sbarco;  e sar ben difficile che quel  galantuomo  sfugga  alla  loro
    caccia.
    - Si conoscono dunque i connotati del ladro? - chiese Andrew Stuart.
    - Anzitutto, non  un ladro - rispose con seriet Walter Ralph.
    -   Come?!   non      un   ladro   l'individuo   che   ha   sottratto
    cinquantacinquemila sterline di banconote?
    - No - conferm Ralph.
    - E' dunque un industriale? - chiese John Sullivan.
    - Il "Morning Chronicle" assicura che  un "gentleman".
    Colui che aveva pronunciato questa frase  era  Phileas  Fogg.  La  sua
    testa emergeva solo allora dall'onda di carta che gli si era ammassata
    intorno.
    In pari tempo Phileas Fogg salut i colleghi, i quali gli restituirono
    il saluto.
    Il  fatto  di cui si discuteva quella sera al Club della Riforma e che
    appariva riportato all'ordine del giorno su tutta la stampa quotidiana
    d'Inghilterra,  era accaduto tre giorni prima,  il  29  settembre.  Un
    fascio    di    banconote,    rappresentante    l'enorme    somma   di
    cinquantacinquemila sterline, era scomparso in pieno giorno sul tavolo
    del cassiere-capo della Banca d'Inghilterra in Londra.
    A chi si stupiva che un simile furto avesse potuto compiersi con tanta
    facilit,  il vice-amministratore generale  Walter  Ralph  rispondeva:
    Che diamine!  non si pu avere gli occhi dappertutto! Il cassiere era
    occupato in quel momento a registrare un incasso di tre scellini e sei
    "pence".
    A rendere il fatto ancor pi spiegabile concorreva del resto  un'altra
    circostanza:  l'ammirabile  amministrazione  che  risponde  al nome di
    Banca d'Inghilterra pareva preoccuparsi estremamente, a quel tempo, di
    rispettare la dignit del pubblico. Non una guardia,  non un piantone,
    non  un  cancello.  L'oro,  l'argento,  le banconote giacevano esposti
    apertamente e, per cos dire, in balia di qualsivoglia avventore.  Non
    si  poteva mettere in dubbio l'onorabilit di un passante,  qualsiasi.
    Uno straniero che ha osservato da vicino  gli  usi  inglesi  narra  un
    fatto di questo genere.  In una sala della Banca, dove egli si trovava
    un giorno,  ebbe la curiosit di esaminare una verga d'oro del peso di
    sette od otto libbre che stava esposta sul tavolo del cassiere.  Prese
    quella verga, la esamin, la porse al suo vicino,  questi ad un altro;
    di  modo  che la verga,  passando di mano in mano,  se ne and sino in
    fondo al corridoio oscuro;  e non ritorn  al  proprio  posto  se  non
    mezz'ora dopo, senza che il cassiere avesse nemmeno alzato la testa.
    Ma  il  29  settembre le cose non andarono esattamente cos: il fascio
    delle banconote  non  ritorn.  E  quando  alle  cinque  il  magnifico
    orologio  collocato  all'ingresso  degli uffici suon la chiusura,  la
    Banca  d'Inghilterra  doveva  registrare  sul   conto   Perdite   la
    bagattella di cinquantacinquemila sterline.
    Appena   avvenuta   la   regolare   costatazione  del  furto,   agenti
    investigatori scelti fra i pi abili  erano  stati  sguinzagliati  nei
    principali  porti d'Europa e d'America: a Liverpool,  a Glasgow,  a Le
    Havre, a Suez, a Brindisi, a New York, eccetera.  Premio per chi fosse
    riuscito  a  catturare  il ladro: duemila sterline,  pi il cinque per
    cento della somma ricuperata.
    In attesa degli elementi che l'inchiesta immediatamente aperta avrebbe
    forniti,  quei poliziotti avevano intanto il  compito  di  sorvegliare
    scrupolosamente tutti i viaggiatori in arrivo e in partenza.
    Ora,  per l'appunto, stando a quanto diceva il "Morning Chronicle", si
    aveva motivo di ritenere che l'autore del furto non facesse  parte  di
    alcuna  delle  societ  dei  ladri  d'Inghilterra.  Durante  la famosa
    giornata del 29 settembre, un "gentleman" ben vestito, di bei modi, di
    aspetto pi che  distinto,  era  stato  visto  passeggiare  innanzi  e
    indietro  nella  sala  dei  pagamenti  dove  era avvenuto il furto.  I
    connotati di quel signore,  scrupolosamente particolareggiati,  furono
    subito  trasmessi  a  tutto  il  plotone  degli  agenti  investigatori
    sparpagliati nel Regno Unito e sul continente.
    Perci le anime pi candide e ottimiste  -  e  Walter  Ralph  era  del
    numero  -  ritenevano di poter sperare con fondamento che il ladro non
    se la sarebbe scampata.
    Com' facile comprendere,  questo fatto era all'ordine  del  giorno  a
    Londra  e in tutta l'Inghilterra.  Si discuteva,  ci si appassionava a
    favore  o  contro   le   probabilit   di   successo   della   polizia
    metropolitana.  Non  ci  si stupir perci di sentire che i membri del
    Club della Riforma discutevano della medesima questione, tanto pi che
    tra di loro si trovava uno dei vice-governatori della Banca.
    Il buon Walter Ralph non aveva intenzione di  dubitare  dei  risultati
    delle ricerche, ritenendo che la taglia promessa avrebbe singolarmente
    acutizzato  lo  zelo  e  l'intelligenza  degli agenti.  Il suo collega
    Andrew Stuart era invece ben lungi dal condividere questa fiducia.
    La disputa continu fra i due che ora avevano  preso  posto,  con  gli
    altri,   alla  tavola  del  "whist":  Stuart  dirimpetto  a  Flanagan,
    Fallentin di faccia  a  Phileas  Fogg.  Mentre  ferveva  il  gioco,  i
    giocatori  non  parlavano;  ma  negli  intervalli  fra  un passaggio e
    l'altro di carte la conversazione interrotta si riaccendeva sempre pi
    animata.
    - Io ritengo - diceva Andrew Stuart,  - che  le  probabilit  sono  in
    favore del ladro, il quale dev'essere certamente un uomo abilissimo.
    -  Evvia!  -  rispose  Ralph.  -  Ormai non c' pi paese in cui possa
    nascondersi.
    - Questo poi...
    - Dove volete che vada?
    - Non ne so nulla - rispose Andrew Stuart.  - Ma,  alla fin  fine,  il
    mondo  grande!
    - Lo era una volta - disse a mezza voce Phileas Fogg;  quindi porgendo
    le carte a Thomas Flanagan: - Tocca a voi alzare.
    La discussione venne sospesa per tutta la durata  della  partita.  Ma,
    chiusa questa, Andrew Stuart riprese:
    - Come sarebbe a dire: una volta? E' forse rimpicciolita la terra?
    - Senza dubbio - rispose Walter Ralph. - Io sono del parere del signor
    Fogg: la terra  rimpicciolita, giacch ora la si percorre dieci volte
    pi  rapidamente che non la si percorresse cento anni fa.  Ed ecco ci
    che nel nostro caso render le nostre ricerche pi facili.
    - Ma render anche pi facile la fuga del ladro!
    - Tocca a voi giocare, signor Stuart - avvert Phileas Fogg.
    La disputa si smorz un'altra volta nel silenzioso ritmo del gioco. Ma
    l'incredulo Stuart  non  era  ancora  convinto,  e  a  partita  finita
    ripigli:
    -  Bisogna  confessare,  signor  Ralph,  che  avete fatto una scoperta
    curiosa dicendo che la terra  rimpicciolita!  Cos,  poich adesso se
    ne compie il giro in tre mesi...
    - In ottanta giorni soltanto - rettific Phileas Fogg.
    -  Esattamente,  signori!  - incalz John Sullivan.  - Ottanta giorni,
    dacch il percorso fra Rothal e  Allahabad    aperto  con  la  Grande
    Ferrovia  Peninsulare  Indiana.  Ed  ecco  il  calcolo  stabilito  dal
    "Morning Chronicle":

    - Da Londra a Suez,  passando  per  il  Moncenisio  e  Brindisi  -  in
    ferrovia e in piroscafo: 7 giorni
    - da Suez a Bombay - in piroscafo: 13 giorni;
    - da Bombay a Calcutta - in ferrovia: 3 giorni;
    - da Calcutta a Hong Kong (Cina) - in piroscafo: 13 giorni;
    - da Hong Kong a Yokohama (Giappone) - in piroscafo: 6 giorni;
    - da Yokohama a San Francisco - in piroscafo: 22 giorni;
    - da San Francisco a New York - in ferrovia: 7 giorni;
    - da New York a Londra - in piroscafo e in ferrovia: 9 giorni;
    Totale 80 giorni.

    -  Gi,  ottanta giorni!  - esclam Andrew Stuart che nell'eccitazione
    tagli per sbaglio una carta reale. - Ma senza tener conto del cattivo
    tempo, dei venti contrari, dei naufragi, dei deragliamenti, eccetera.
    - Tutto compreso - rispose Phileas Fogg continuando  a  giocare,  dato
    che ormai la discussione non rispettava pi il "whist"!
    -  Anche  se  gli Indii,  o Indiani che dir si voglia,  portano via le
    rotaie,  fermano i treni,  saccheggiano i vagoni e pelano il cranio ai
    viaggiatori?
    -  Tutto  compreso  -  ribad Phileas Fogg,  il quale scopr le carte,
    avendo vinto.
    Andrew Stuart,  a cui toccava il turno di fare il mazzo,  raccolse  le
    carte e disse:
    - Teoricamente avrete ragione, signor Fogg: ma in pratica...
    - In pratica pure, signor Stuart.
    - Vorrei proprio vederlo!
    - Non dipende che da voi. Partiamo insieme.
    -  Il  cielo  me  ne  guardi!  Ma  scommetterei volentieri quattromila
    sterline,  che un  simile  viaggio,  fatto  in  queste  condizioni,  
    impossibile.
    - Possibilissimo invece - riconferm il signor Fogg.
    - Ebbene: fatelo, allora!
    - Il giro del mondo in ottanta giorni?
    - S.
    - Lo far volentieri.
    - Quando?
    - Subito.
    -  Che pazzia!  - esclam Andrew Stuart il quale cominciava a seccarsi
    dell'insistenza del suo collega. - Via,  meglio giocare.
    - Rimischiate,  allora,  - rispose Phileas Fogg,  - giacch avete dato
    male.
    Andrew Stuart ripigli le carte con mano febbrile. Ma tutt'a un tratto
    posandole sulla tavola grid:
    - Ebbene s, signor Fogg; scommetto quattromila sterline!
    Fallentin intervenne.
    - Calmatevi, signor Stuart. Ci non  serio.
    -  Quand'io  dico  scommetto,   sempre sul serio!  - replic Andrew
    Stuart.
    - E sia - disse  il  signor  Fogg;  quindi  volgendosi  verso  i  suoi
    colleghi: - Ho ventimila sterline depositate presso i Fratelli Baring.
    Le rischier volentieri.
    -  Ventimila  sterline!!!...  -  esclam  John  Sullivan.  - Ventimila
    sterline che un ritardo imprevisto pu farvi perdere!
    -  L'imprevisto  non  esiste  -  rispose  con  pacatezza   l'originale
    "gentleman".
    -  Ma,  signor  Fogg,  questo  spazio  di  tempo  di  ottanta giorni 
    calcolato come un "minimum"!
    - Un "minimum" ben impiegato basta a tutto.
    - Per non oltrepassarlo,  per,  bisognerebbe saltare  matematicamente
    dai treni sui piroscafi, e dai piroscafi sui treni.
    - Salter matematicamente.
    - Via,  uno scherzo!
    -  Un  buon inglese non scherza mai quando si tratta di una cosa seria
    come una scommessa - replic Phileas Fogg.  - Io  scommetto  ventimila
    sterline,  contro  chicchessia,  che far il giro del mondo in ottanta
    giorni, se non meno, ossia in millenovecentoventi ore,  vale a dire in
    centoquindicimila e duecento minuti. Accettate?
    - Accettiamo - risposero Stuart, Fallentin, Sullivan, Flanagan e Ralph
    dopo essersi consultati.
    -  Bene  -  disse Phileas Fogg.  - C' un treno per Dover alle 8 e 45.
    Partir con quello.
    - Stasera stessa? - domand Stuart.
    - Stasera stessa.  Perci,  - soggiunse il signor Fogg consultando  un
    calendario  tascabile,  -  dato che oggi  mercoled 2 ottobre,  dovr
    essere di ritorno a Londra,  in questo stesso  salotto  del  Club,  il
    sabato  21  dicembre  alle  8  e  45 di sera.  In mancanza di che,  le
    ventimila sterline depositate  attualmente  a  mio  credito  presso  i
    Fratelli  Baring  vi  apparterranno  di  diritto e di fatto.  Signori,
    eccovi un assegno per tale somma.
    Fu  steso  l'atto   scritto   della   scommessa,   e   venne   firmato
    immediatamente dai sei cointeressati.
    Phileas  Fogg era rimasto impassibile.  Egli non aveva certo scommesso
    per guadagnare;  ed aveva impegnato soltanto quelle ventimila sterline
    -  met  dei  suoi  capitali  - poich prevedeva che forse gli sarebbe
    stato necessario spendere l'altra met  a  fine  di  condurre  a  buon
    termine quel difficile, per non dire inattuabile progetto.
    I  suoi  avversari  invece  apparivano  commossi,  non  gi  a cagione
    dell'enorme valore della posta,  ma poich provavano un certo scrupolo
    a mettersi in scommessa contro l'impossibile.
    Suonarono  in  quel  punto  le  sette.  Fu  offerto  al signor Fogg di
    sospendere il "whist" al fine di poter  fare  i  suoi  preparativi  di
    partenza.
    -  Io  sono  sempre  pronto - rispose l'imperturbabile "gentleman",  e
    distribuendo le carte: - Volto quadri.  Tocca a voi tirare per  primo,
    signor Stuart.










    4.
    PHILEAS FOGG STUPISCE PASSEPARTOUT, IL SUO DOMESTICO.

    Alle  sette  e  25 Phileas Fogg,  dopo avere guadagnato al "whist" una
    ventina di ghinee (1),  prese commiato dai colleghi e lasci  il  Club
    della  Riforma.  Alle  sette  e  cinquanta  apriva la porta di casa ed
    entrava nei suoi appartamenti.
    Passepartout,   che  aveva  coscienziosamente  mandato  a  memoria  il
    programma giornaliero, fu non poco sorpreso nel vedere il signor Fogg,
    colpevole di inesattezza,  comparire a quell'ora.  Secondo la tabella,
    il padrone di Saville Row avrebbe dovuto rincasare solo  a  mezzanotte
    in punto.
    Phileas  Fogg era salito direttamente nella propria camera,  e dopo un
    istante chiam:
    - Passepartout.
    Passepartout non rispose.  Quella chiamata non poteva essere diretta a
    lui. Non era l'ora.
    - Passepartout! - ripet il signor Fogg senza alzare la voce. Il servo
    si present.
    - E' la seconda volta che vi chiamo - disse il "gentleman".
    -  Ma  non  mezzanotte!  - rispose il domestico,  con il suo orologio
    alla mano.
    - Lo so.  E non vi rimprovero.  Partiamo fra dieci minuti per Dover  e
    Calais.
    Una  specie  di  smorfia  si  deline sulla tonda faccia del francese.
    Evidentemente egli non aveva capito bene.
    - Il signore cambia casa? - domand.
    - S. Andiamo a fare il giro del mondo.
    Passepartout,  con gli occhi smisuratamente dilatati,  le palpebre e i
    sopraccigli tirati in su,  le braccia penzoloni, il corpo afflosciato,
    presentava in quel momento tutti i  sintomi  della  meraviglia  spinta
    fino allo stupore.
    - Il giro del mondo! - mormor.
    - In ottanta giorni - complet il signor Fogg. - Perci non abbiamo un
    solo istante da perdere.
    -  Ma,  le  valigie?  -  os  chiedere  il  servo,  il quale dondolava
    inconsciamente il capo a destra e a sinistra.
    - Niente valigie.  Basta un sacco da viaggio.  Dentro,  due camicie di
    lana  e  tre  paia  di calze per me;  altrettanto per voi.  Compreremo
    strada facendo.  Prendete il mio "mackintosh" (2) e  la  mia  coperta.
    Provvedetevi  di buone scarpe.  Del resto,  cammineremo poco o niente.
    Andate.
    Passepartout avrebbe voluto rispondere. Non ne fu in grado.  Lasci la
    camera  del signor Fogg,  sal nella sua e s'abbandon sopra una sedia
    balbettando:
    - Questa  forte, questa!... Io che volevo starmene tranquillo!...
    Si rialz macchinalmente e fece i preparativi di viaggio.  Nella mente
    gli turbinava una ridda di pensieri.
    Il  giro  del  mondo  in ottanta giorni!  Che si fosse imbattuto in un
    pazzo? No... Che si trattasse di uno scherzo? S'andava a Dover,  e sta
    bene;  a  Calais,  e  sia pure.  In fin dei conti tutto ci non poteva
    mettere di malumore il buon figliolo che gi da cinque anni non  aveva
    pi  calpestato il suolo della patria.  Fors'anche si sarebbe andati a
    Parigi: oh,  senza dubbio Passepartout avrebbe rivisto con piacere  la
    grande  capitale.  E  poi?  C'era  da sperare che un "gentleman" tanto
    economo dei propri passi si sarebbe fermato l... S, certamente.  Con
    tutto  ci  non  era  men  vero che adesso partiva,  traslocava,  quel
    signore fino allora tanto casalingo!
    Alle otto,  Passepartout aveva terminato di preparare il modesto sacco
    contenente il guardaroba del padrone e il proprio;  e, con il cervello
    ancora sossopra, lasci la camera,  ne chiuse diligentemente la porta,
    e raggiunse il signor Fogg.
    Il  signor  Fogg  era  pronto.  Aveva  sotto  il braccio un voluminoso
    "Orario Bradshaw - Guida generale delle ferrovie  continentali  e  dei
    battelli  a  vapore",   che  doveva  fornirgli  tutte  le  indicazioni
    necessarie al suo viaggio.
    Prese il sacco dalle mani di Passepartout,  l'apr e vi cacci  dentro
    un  vistoso pacco di quelle belle banconote che hanno corso in tutti i
    paesi del mondo.
    - Non avete dimenticato nulla? - chiese al domestico.
    - Nulla signore.
    - Il mio "mackintosh" e la mia coperta da viaggio?
    - Eccoli.
    Il signor Fogg riconsegn il sacco al domestico.
    - Custoditelo bene - aggiunse. - Ci sono dentro ventimila sterline.
    Manc poco che il sacco sgusciasse dalle mani di  Passepartout,  quasi
    che  vi  fossero ventimila sterline tutte in oro e perci ben pesanti.
    Poi padrone e servo scesero in strada;  e la porta di casa fu chiusa a
    doppia mandata.  In fondo a Saville Row c'era un posteggio di vetture.
    Il signor Fogg e il suo servo salirono in una carrozza, che si diresse
    di buon trotto verso la stazione di Charing-Cross che   raggiunta  da
    una tratta della ferrovia di sud-est.
    Alle  otto  e  venti  la  carrozza  si  fermava  davanti  ai cancelli.
    Passepartout salt a terra. Il padrone lo segu,  e pag il cocchiere.
    In  quel momento una mendicante che teneva per mano un fanciullo,  con
    uno scialle a brandelli  gettato  su  poveri  cenci,  si  avvicin  al
    signore e gli chiese l'elemosina.
    Phileas  Fogg  trasse  di tasca le venti ghinee guadagnate poc'anzi al
    "whist" e porgendole alla mendicante:
    - Prendete buona donna! - disse, - Sono contento di avervi incontrata.
    Poi tir dritto.
    Passepartout sent inumidirsi gli occhi.  Il nuovo padrone aveva fatto
    un passo nel suo cuore.
    Tosto,  padrone  e  servo entrarono nella biglietteria affollatissima.
    Phileas Fogg diede a Passepartout l'ordine di acquistare due biglietti
    di prima classe per Parigi;  e rimase ad attendere.  In quel  momento,
    voltandosi, scorse i suoi cinque colleghi del Club.
    - Signori,  io parto - disse.  - E le vidimazioni che far apporre sul
    passaporto  vi  permetteranno,   al   mio   ritorno,   di   verificare
    l'itinerario da me seguito.
    -  Oh,  signor  Fogg  -  rispose  compitamente  Walter Ralph;  -  una
    formalit superflua! Siamo garantiti dal vostro onore di "gentleman".
    - Lo sarete meglio cos - soggiunse il signor Fogg.
    Andrew Stuart si fece avanti e disse:
    - Non dimenticate che dovrete essere di ritorno...
    - Fra ottanta giorni,  - complet Phileas Fogg - il sabato 21 dicembre
    1872, alle 8 e 45 della sera. Arrivederci, signori.
    Alle  8  e  40  Phileas  Fogg  e  il servo presero posto in uno stesso
    scompartimento. Alle 8 e 45 si ud un fischio, e il treno si mosse. La
    notte era nera.  Cadeva una pioggia minuta.  Phileas Fogg rannicchiato
    nel  suo  angolo  non  parlava.  Passepartout  ancora  sbalordito,  si
    stringeva macchinalmente al petto il sacco delle banconote.
    Ma il treno non aveva oltrepassato Sydenham, quando Passepartout gett
    un grido d'angoscia.
    - Che avete? - domand il signor Fogg.
    - C' che... nella fretta... nel turbamento... ho dimenticato...
    - Che cosa?
    - Di spegnere il becco a gas nella mia camera!
    - Ebbene, amico mio, - rispose freddamente il signor Fogg, esso arde a
    vostre spese.


    NOTE.

    NOTA 1: Una ghinea  pari a una sterlina  e  uno  scellino,  ossia  21
    scellini.
    NOTA 2: Soprabito da viaggio,  di morbida lana pettinata, di solito di
    colore nocciola.




    5.
    ALLA BORSA DI LONDRA COMPARE UN NUOVO VALORE.

    Phileas Fogg, lasciando Londra,  non supponeva certo l'enorme scalpore
    che la sua partenza avrebbe suscitato.
    La notizia della scommessa si diffuse dapprima al Club della Riforma e
    produsse una vera impressione fra i membri di quell'onorevole Circolo.
    Poi  dal  Club  si  trasmise ai giornali attraverso i cronisti,  e dai
    giornali a tutto il pubblico di Londra e dell'intera Inghilterra.
    La  questione  del  giro  del   mondo   fu   commentata,   discussa,
    anatomizzata  appassionatamente  quasi  si  fosse trattato di un nuovo
    caso "Alabama" (1).  Gli uni parteggiarono  per  Phileas  Fogg;  gli
    altri  - e questi furono ben presto una maggioranza considerevole - si
    pronunciarono contro di lui.  Il giro del  mondo,  da  compiersi,  ben
    altro che in teoria e sulla carta,  entro quel "minimum" di tempo, con
    i mezzi di comunicazione allora  in  uso,  era  impresa  non  soltanto
    impossibile, ma addirittura insensata!
    Il "Times",  lo "Standard", l'"Evening Star", il "Morning Chronicle" e
    pi  di  venti  altri  giornali  inglesi  di   vasta   diffusione   si
    dichiararono  contro  il  signor  Fogg.  Solo  il "Daily Telegraph" lo
    sostenne,  per quanto debolmente.  Fogg fu qualificato un maniaco,  un
    pazzo;  e  i suoi colleghi del Club della Riforma furono biasimati per
    avere accettato quella scommessa che denotava,  in chi l'aveva  fatta,
    un indebolimento delle facolt mentali.
    Si  versarono  fiumi  d'inchiostro;  si pubblicarono articoli pieni di
    passione ma logici. E siccome in Inghilterra tutto ci che riguarda la
    geografia desta enorme  interesse,  non  c'era  lettore  di  qualsiasi
    condizione  che  non  divorasse  le  colonne  dedicate  al caso di Sir
    Phileas Fogg.
    Durante i primi giorni alcune menti audaci gli  furono  favorevoli,  e
    soprattutto  le donne,  particolarmente allorch l'"Illustrated London
    News" ebbe pubblicato il ritratto del  "gentleman"  quale  si  trovava
    depositato  negli archivi del Club.  Qualcuno osava dire: Eh,  perch
    no,  alla fin fine?  Se ne  sono  viste  di  pi  straordinarie!.  Si
    trattava senz'altro di lettori del "Daily Telegraph".
    Ma  presto  anche  questo  giornale  cominci a cedere: una voce assai
    autorevole si era fatta sentire nel campo delle opinioni contrarie. Si
    trattava di un lungo articolo comparso il 7  ottobre  sul  "Bollettino
    della  Societ Reale di Geografia".  Esso esaminava la questione sotto
    ogni punto di vista,  e dimostrava chiaramente che l'impresa  era  una
    follia.   Tutto  stava  contro  il  viaggiatore:  ostacoli  dall'uomo,
    ostacoli  dalla  natura.   Per  riuscire,   sarebbe  occorso  che   si
    verificasse un'esattezza miracolosa negli orari di partenza e d'arrivo
    dei  mezzi  impiegati,  esattezza  che  non  esisteva,  che non poteva
    esistere. A stretto rigore, appena in Europa,  dove i tragitti sono di
    una  lunghezza relativamente mediocre,  si pu contare sull'arrivo dei
    treni ad ora esatta. Ma quando si impiegano tre giorni ad attraversare
    l'India,  sette giorni ad attraversare gli Stati  Uniti,  come  basare
    sulla  puntualit  dei mezzi gli elementi del problema?  E i guasti di
    macchina,  i disguidi,  gli scontri,  la cattiva stagione,  l'ostacolo
    delle  nevi,  non  erano  tutte circostanze che stavano contro Phileas
    Fogg?  Sui battelli egli non si sarebbe  trovato,  durante  l'inverno,
    alla merc dei venti e delle nebbie?  E' forse una cosa tanto rara che
    i pi veloci piroscafi delle linee transoceaniche subiscano ritardi di
    due o tre giorni? Ora, sarebbe bastato un ritardo, uno solo, perch la
    catena  delle  coincidenze  risultasse  inesorabilmente  spezzata.  Se
    Phileas  Fogg avesse perduto,  anche per poche ore,  la partenza di un
    piroscafo,  si sarebbe trovato costretto  ad  attendere  il  piroscafo
    successivo: il suo viaggio sarebbe stato compromesso senza rimedio.
    L'articolo  fece  gran rumore.  Tutti i giornali lo riportarono;  e le
    azioni di Phileas Fogg ribassarono straordinariamente.
    S,  proprio le azioni,  quelle che si  commerciano  in  Borsa!  Nei
    giorni   immediatamente  successivi  alla  partenza  del  "gentleman",
    importanti  affari  si  erano  intavolati  sul   rischio   della   sua
    mirabolante   impresa.   In   Inghilterra   c'   tutto  un  mondo  di
    scommettitori;  cosicch,  non solo i membri del  Club  della  Riforma
    fecero  scommesse  considerevoli  pro  e  contro  Phileas Fogg,  ma il
    pubblico in massa entr nel gioco.  Si punt su Phileas Fogg  come  si
    punta su un cavallo che corra all'ippodromo;  e si cre, battezzandolo
    col suo nome,  un nuovo valore di Borsa che venne regolarmente quotato
    e  che  andava  a  ruba.  Ma dopo la pubblicazione del famoso articolo
    della  Societ  di  Geografia,   gli  acquisti  delle  Phileas  Fogg
    cominciarono  a  diminuire.  Le  si  offriva a mazzetti interi.  Prese
    dapprima a cinque e poi a dieci, le si prendeva ormai solo a venti,  a
    cinquanta, a cento!
    Rest  loro  un  solo  appassionato.  Era  il  vecchio paralitico Lord
    Albermale.  Il buon "gentleman",  inchiodato sulla  poltrona,  avrebbe
    donato la sua fortuna per fare il giro del mondo,  fosse pure in dieci
    anni!  Ed egli scommise 5 mila sterline in favore di Phileas  Fogg.  E
    quando  si  tentava  di fargli comprendere l'insensatezza del progetto
    oltre alla sua irrealizzabilit, egli si limitava a rispondere: Se la
    cosa  fattibile,  bene che il primo a farla sia un inglese!.
    Ora le cose erano  a  questo  punto:  i  partigiani  di  Phileas  Fogg
    diventavano sempre pi scarsi; tutti, e non senza motivo, si mettevano
    contro  di lui;  si prendevano le sue azioni a 150,  a 200 contro una,
    quando, sette giorni dopo la sua partenza, un incidente, completamente
    inatteso, fece s che esse venissero assolutamente rifiutate.
    In quella  data,  alle  nove  di  sera,  il  Direttore  della  Polizia
    metropolitana aveva ricevuto il seguente dispaccio telegrafico:

    Suez - a Londra
    -  Rowan,  Direttore  Polizia  -  Amministrazione  Centrale - Scotland
    Place.
    Seguo a  vista  ladro  Banca,  Phileas  Fogg.  Spedite  immediatamente
    mandato di cattura a Bombay (Indie inglesi).
    Fix, "detective".

    L'effetto di questo dispaccio fu immediato.
    La  figura  dell'onorabilissimo "gentleman" tramontava per lasciare il
    campo a quella del ladro di banconote.
    La fotografia di Phileas Fogg, depositata presso il Club della Riforma
    come quella di tutti i suoi colleghi,  fu oggetto  di  attento  esame.
    Essa  riproduceva,   lineamento  per  lineamento,  tutti  i  connotati
    dell'individuo di cui aveva parlato l'inchiesta! Ognuno ricord adesso
    il gran mistero che  circondava  la  vita  di  Phileas  Fogg,  il  suo
    isolamento,   la  sua  precipitata  partenza.   Era  chiaro  che  quel
    personaggio,  con il pretesto di compiere l'iperbolico viaggio intorno
    al  mondo  ed  appoggiandolo sopra una scommessa insensata,  non aveva
    avuto altro scopo che di far perdere le  proprie  tracce  agli  agenti
    della polizia inglese.
    NOTE.

    NOTA  1:  Il caso "Alabama" (o affare dell'Alabama) consistette in
    una grave tensione tra gli Stati Uniti e  l'Inghilterra:  quest'ultima
    infatti  aveva  costruito  durante  la  guerra  di Secessione diciotto
    incrociatori,  il pi famoso dei quali  fu  appunto  l'Alabama,  che
    caus  ingenti  perdite  alla  marina mercantile degli Stati Uniti,  i
    quali,   al  termine  della  guerra  chiesero  un  risarcimento  danni
    all'Inghilterra.    Quest'ultima,    condannata    da   un   tribunale
    internazionale a Ginevra il 14 settembre  1872,  acconsent  a  pagare
    agli Stati Uniti un'indennit di quindici milioni e mezzo di dollari.











    6.
    IL DETECTIVE FIX DIMOSTRA UNA BEN LEGITTIMA IMPAZIENZA.

    Il  sensazionale dispaccio riguardante il ladro di banconote era stato
    spedito in circostanze che bisogna chiarire.
    Per le undici antimeridiane del mercoled 9 ottobre era atteso a  Suez
    l'arrivo  del  Mongolia,  un  piroscafo  ad  elica  e a falso ponte,
    appartenente alla Compagnia Peninsulare ed Orientale e  che  faceva  i
    viaggi tra Brindisi e Bombay,  passando per il canale di Suez. Era uno
    dei pi veloci marciatori della Compagnia e con le sue 2800 tonnellate
    di stazza e la sua forza nominale di 500 cavalli,  superava sempre  la
    velocit  stabilita  di  10  miglia all'ora nel tratto Brindisi-Suez e
    9,530 miglia nel tratto Suez-Bombay.
    Sul molo d'imbarco,  attendevano l'arrivo del Mongolia due individui
    che  passeggiavano  mescolati  a  una  gran  folla  di  indigeni  e di
    stranieri,  che confluiscono in questa citt,  in passato soltanto  un
    borgo  al  quale  la  grande  opera  di Lesseps garantisce un avvenire
    considerevole.
    Di questi due, uno era l'agente consolare del Regno Unito, residente a
    Suez e che -  a  dispetto  delle  spiacevoli  previsioni  del  governo
    britannico  e  delle  sinistre  predizioni dell'ingegnere Stephenson -
    vedeva ogni giorno  delle  imbarcazioni  britanniche  attraversare  il
    canale,  abbreviando  cos  di  met  l'antica  rotta dall'Inghilterra
    all'India passando per il Capo di Buona Speranza.
    L'altro era un ometto magro, tutto nervi,  dalla fisionomia abbastanza
    intelligente   e   che   contraeva  con  insistenza  i  muscoli  delle
    sopracciglia.  Gli occhi gli brillavano straordinariamente vividi;  ma
    egli   sapeva  a  volont  spegnerne  il  lampo  sotto  l'ombra  delle
    lunghissime ciglia.  In quel momento dava certi segni  di  impazienza,
    andando e venendo, senza potersi fermare un istante.
    Questo  personaggio  rispondeva al nome di Fix ed era uno dei numerosi
    "detectives" o agenti  investigatori  sparpagliati  dalla  polizia  di
    Londra  in  numerosi  porti  dopo  il famoso furto commesso alla Banca
    d'Inghilterra.  Compito di Fix  era  di  sorvegliare  con  la  massima
    scrupolosit tutti i viaggiatori che passavano da Suez, e, se qualcuno
    gli  fosse  parso  sospetto,  metterglisi  alle  calcagna fintanto che
    giungesse il mandato d'arresto.
    Gi da due giorni la polizia di Londra aveva trasmesso ai suoi  segugi
    i   connotati   del   presunto  autore  del  furto:  quelli  cio  del
    "gentleman",  che era stato notato  nella  sala  dei  pagamenti  della
    Banca.  E ora Fix, pi che allettato dal vistoso premio promesso a chi
    fosse riuscito ad acciuffare il manigoldo, aspettava il Mongolia con
    una impazienza facilmente comprensibile.
    - E voi dite,  signor Console,  - chiese per la decima volta,  che  il
    piroscafo non pu tardare?
    - No,  signor Fix. E' stato segnalato questa mattina al largo di Porto
    Said;  e i 160 chilometri del Canale sono un nonnulla  per  un  simile
    camminatore.  Vi ripeto che il Mongolia ha sempre vinto il premio di
    25 sterline che il Governo corrisponde per ogni anticipo di 24 ore sui
    tempi regolamentari.
    - Codesto piroscafo viene direttamente da Brindisi?
    - S,  ed ha fatto  coincidenza  con  la  Valigia  delle  Indie.  Da
    Brindisi    partito  sabato  alle cinque pomeridiane.  Abbiate quindi
    pazienza: non pu tardare ad essere in porto. Ma ora permettete che vi
    rivolga io una domanda.  Con i semplici connotati che avete  ricevuti,
    come potete sperare di riconoscere il vostro uomo,  se fosse a bordo
    del Mongolia?
    - Signor Console, simili persone, pi che riconoscerle all'aspetto, si
    individuano al fiuto!  Bisogna  naturalmente  possedere  questo  senso
    particolarissimo,  a  cui  concorrono  l'udito,  la  vista e l'odorato
    insieme.  Io,  nella mia carriera,  ho arrestato  pi  d'uno  di  tali
    galantuomini.  E  vi  giuro  che,  se  il  furfante  a bordo,  non mi
    sguscer tra le mani.
    - Ve lo auguro, signor Fix, giacch si tratta di un furto notevole.
    - Oh, un furto magnifico! - esclam il "detective" entusiasmandosi.  -
    Cinquantacinquemila sterline!  Cuccagne che capitano di rado.  I ladri
    cominciano a diventare meschini.  La razza degli Sheppars  comincia  a
    diradarsi! Adesso ci si fa impiccare per pochi scellini!
    - Signor Fix,  - rispondeva il Console,  - voi parlate in maniera tale
    che vi auguro di cuore di  riuscire.  Tuttavia  vi  ripeto  che  nelle
    condizioni  in  cui voi siete ho molto timore che questo sia piuttosto
    difficile.  Dai connotati che vi sono  stati  trasmessi,  secondo  me,
    questo ladro assomiglia del tutto a un onest'uomo, sapete?
    - Signor Console,  - rispose con aria sicura l'ispettore di polizia, -
    i grandi ladri assomigliano sempre a dei galantuomini. Voi capite bene
    che chi ha la faccia del furfante non pu fare altro  che  conservarsi
    galantuomo,   diversamente  l'arresterebbero  subito.   Le  fisionomie
    oneste: ecco quelle  che  bisogna  sapere  particolarmente  penetrare.
    Lavoro difficile,  ne convengo: pi che una professione,   una vera e
    propria arte.
    Fix non mancava,  senza dubbio,  di una discreta dose di amor proprio.
    Frattanto sulla banchina andava crescendo l'animazione. Marinai d'ogni
    nazionalit,   "fellah",   commercianti,   sensali,   facchini  vi  si
    affollavano pigiandosi,  urtandosi,  vociando.  L'arrivo del piroscafo
    era evidentemente imminente.
    In mezzo a tutta questa gente, Fix, per una inveterata abitudine della
    sua  professione,  scrutava  in volto con un'occhiata tutti quelli che
    gli passavano vicini.
    Scoccarono le dieci e mezzo.
    - Ma non arriva mai, questo piroscafo! - esclam,  sentendo l'orologio
    del porto che suonava l'ora.
    - Non pu essere lontano - rispose il Console.
    - Quanto tempo si fermer a Suez il Mongolia? - chiese Fix.
    -  Quattro  ore  circa:  il  tempo occorrente per fare rifornimento di
    carbone.  La navigazione  nel  Mar  Rosso,  da  Suez  ad  Aden,    di
    trecentodieci  miglia;  perci  bisogna assicurarsi buona provvista di
    combustibile.
    - E da Suez il piroscafo andr direttamente a Bombay?
    - S, senza toccare alcuno scalo intermedio.
    - Allora, - concluse Fix con tono di sicurezza, - se il ladro ha preso
    questa strada,  sbarca indubbiamente  a  Suez,  con  il  proposito  di
    portarsi  per  altra  via nei possedimenti olandesi o francesi d'Asia.
    Egli deve ben capire che per  lui  non  spirerebbe  buon  vento  nelle
    Indie, che sono territorio inglese.
    -  A  meno che - obiett il Console,  - non si tratti come suol dirsi,
    d'un furfante di prima classe.  Allora  egli  saprebbe  che  un  ladro
    inglese    sempre  meglio  nascosto  a  Londra di quanto non potrebbe
    esserlo all'estero.
    Fatta questa riflessione che lasci  sconcertato  il  "detective",  il
    Console  ritorn al proprio ufficio situato nelle adiacenze del porto.
    E Fix rimase solo.  Sempre pi posseduto dal nervosismo e dal bizzarro
    presentimento  che  il  ladro  dovesse  trovarsi  proprio  a bordo del
    Mongolia, egli andava ripetendo in cuor suo:
    Una cosa  certa:  se  il  furfante  ha  lasciato  l'Inghilterra  per
    mettersi in salvo in America,  deve aver preferito la via delle Indie,
    meno sorvegliata  o  pi  difficile  a  sorvegliarsi  che  non  quella
    dell'Atlantico.
    Le   riflessioni   di  Fix  furono  interrotte  da  prolungati  fischi
    annuncianti l'arrivo del piroscafo. L'orda dei facchini e dei "fellah"
    si precipit verso il molo di sbarco con un tumulto un po' inquietante
    per le membra e i vestiti dei passeggeri.  Una diecina di  canotti  si
    staccarono dalla riva e si diressero verso il Mongolia.
    Quasi  subito si scorse il gigantesco scafo dello "steamer" che filava
    tra le rive del Canale;  e alle undici in punto il piroscafo entr  ad
    ancorarsi  in  rada,  sprigionando  fragorosi  sbuffi  di vapore dalla
    ciminiera.
    Il Mongolia giungeva carico di  passeggeri.  Gran  parte  di  questi
    sostarono  a  lungo sul ponte ad ammirare il panorama pittoresco della
    citt, ma la maggior parte discesero a terra con i canotti che s'erano
    accostati al Mongolia.
    Il "detective" esaminava minuziosamente quanti di essi mettevano piede
    sulla banchina.
    Ad un certo momento uno di quei passeggeri, dopo avere respinto a viva
    forza i "fellah" che lo assalivano con le loro offerte di servigi,  si
    fece  incontro  a  Fix  e  assai  garbatamente  gli  chiese se sapesse
    indicargli gli uffici  del  Consolato  inglese.  Intanto  spiegava  un
    passaporto,  su  cui  senza  dubbio  bramava di far apporre il visto
    britannico. Fix,  di istinto,  prese il documento;  e con una occhiata
    esperta lesse da capo a fondo lo specchietto dei connotati.
    A stento il "detective" trattenne un moto di sorpresa. Il foglio trem
    nelle sue mani: i connotati registrati sul passaporto erano identici a
    quelli trasmessi dalla polizia di Londra.
    - Questo passaporto  vostro? - chiese Fix al forestiero.
    - No;  del mio padrone.
    - E il vostro padrone dove si trova?
    - A bordo.
    - Ma,  - replic il "detective", - occorre che egli stesso si presenti
    agli uffici del Console per stabilire l'identit personale.
    - Come,  proprio necessario?
    - Indispensabile.
    - E dove sono gli uffici?
    - Laggi,  all'angolo della piazza - rispose Fix,  indicando una bassa
    ed elegante costruzione discosta un duecento passi.
    -  Allora  vado  a cercare il mio padrone,  al quale non garber certo
    incomodarsi.
    Ci detto, il forestiero salut Fix e risal a bordo dello "steamer".




















    7.
    SI HA UN'ULTERIORE PROVA CHE, IN QUESTIONI DI POLIZIA, I PASSAPORTI SI
    RIVELANO INUTILI.

    Fix ripercorse la banchina e raggiunse immediatamente gli  uffici  del
    Console.  Chiese  di  parlare  d'urgenza con l'alto funzionario;  e fu
    subito introdotto.
    - Signor Console, - gli disse senza alcun preambolo,  - il nostro uomo
    viaggia a bordo del Mongolia!
    E  narr  l'incontro  con il servo,  e la presentazione del passaporto
    rivelatore.
    - Benissimo, signor Fix!  - esclam il Console.  - Sarei proprio lieto
    di vedere in faccia il furfante! Ma se  quel che , certamente non si
    presenter  nel mio ufficio.  Un ladro non ama lasciar dietro di s la
    traccia del proprio passaggio.  D'altronde la  formalit  del  visto
    consolare non  pi obbligatoria...
    - Signor Console, - interruppe il "detective", - io vi dico invece che
    se il ladro  un uomo di prima forza, come conviene supporre, verr!
    - A far vidimare il suo passaporto?
    -  S.  I  passaporti  non  servono  mai ad altro che ad impacciare le
    persone oneste e a favorire la fuga  dei  bricconi.  Vi  assicuro  che
    questo sar in regola; ma spero bene che voi non lo vidimerete.
    -  E  perch no?  - rispose con tono di stupore il funzionario.  Se il
    passaporto  in regola,  io non ho il  diritto  di  rifiutare  il  mio
    visto.
    - Tuttavia,  signor Console,   necessario che io trattenga qui questo
    individuo finch mi giunga da Londra il regolare mandato di cattura!
    - Ah, ci poi, signor Fix,  affare vostro. Ma io non posso...
    Il Console non termin la frase.  In quel momento  era  stato  bussato
    alla porta dello studio; e il fattorino introdusse due forestieri. Fix
    riconobbe immediatamente in uno di essi il servo con cui aveva parlato
    poco prima.
    Erano  difatti  il  padrone  e  il  suo  servitore.  Il primo esib il
    passaporto,  pregando brevemente il Console affinch si compiacesse di
    apporvi il visto.
    Il  funzionario  ritir il documento e lo esamin,  mentre Fix,  da un
    angolo della stanza dove  si  era  tenuto  in  disparte,  osservava  o
    piuttosto divorava con gli occhi il gentiluomo forestiero.
    -  Voi  siete Sir Phileas Fogg?  - chiese a questi il Console,  appena
    ebbe terminato di verificare il passaporto.
    - S, signore - rispose il "gentleman".
    - E codesto giovane  il vostro domestico?
    - S. Un francese di nome Passepartout.
    - Venite da Londra?
    - S.
    - E andate?
    - A Bombay.
    - Bene,  signore.  Sapete che la formalit  della  vidimazione  non  
    obbligatoria,  e  che non si esige pi la presentazione del passaporto
    agli uffici del Consolato.
    - Lo so - rispose Phileas Fogg.  -  Ma  desidero  comprovare,  con  il
    vostro visto, il mio passaggio da Suez.
    - Non ho nulla in contrario a soddisfarvi, signore.
    Firmato  e  datato  il passaporto,  il funzionario vi appose il timbro
    consolare.  Fogg pag i diritti di vidimazione e dopo aver rigidamente
    salutato usc seguito dal suo servo.
    - Ebbene?... - chiese Fix al Console appena furono soli.
    - Ebbene,  se debbo dirvi la verit, signor Fix, quell'individuo mi ha
    tutta l'aria di un perfetto galantuomo.
    - Possibilissimo - rispose il "detective".  -  Ma  ci  non  significa
    nulla.  Ditemi  piuttosto: non vi pare che quel flemmatico "gentleman"
    somigli lineamento per lineamento  al  ladro  di  cui  la  polizia  ha
    trasmesso i connotati?
    - Ne convengo. Tuttavia lo sapete bene che a volte i connotati...
    - Basta. Ci voglio veder chiaro - concluse precipitosamente Fix.
    -  Il  servo mi sembra meno indecifrabile del padrone;  inoltre,   un
    francese,  e non sar difficile  farlo  parlare.  Arrivederla,  signor
    Console!
    Cacciatosi  il  cappello  in testa,  il "detective" usc di corsa e si
    pose alla ricerca di Passepartout.
    Frattanto Phileas Fogg dopo aver lasciato  la  sede  consolare,  aveva
    raggiunto il molo. L, dati alcuni ordini al servo e lasciato questi a
    terra,  s'imbarc  su una lancia.  Torn a bordo del Mongolia,  e si
    ritir nella propria  cabina.  Prese  allora  l'elegante  taccuino  da
    viaggio su cui erano segnate le seguenti note:

    Lasciato Londra, mercoled 2 ottobre, ore 8 e 45, sera.
    Arrivo a Parigi, gioved 3 ottobre, ore 7 e 20, mattino.
    Lasciato Parigi, ore 8 e 40, mattino.
    Arrivo,  per il Moncenisio,  a Torino, venerd 4 ottobre, ore 6 e 35,
    mattino.
    Lasciato Torino, venerd, ore 7 e 20 mattino.
    Arrivo a Brindisi, sabato 5 ottobre, ore 4 pomeriggio.
    Imbarco sul "Mongolia", sabato, ore 5 sera.
    Arrivo a Suez, mercoled 9 ottobre, ore 11, mattina.
    Totale ore impiegate: 158 e 112, equivalenti a giorni 6 e mezzo.

    Phileas Fogg riport  diligentemente  questi  dati  sopra  un  foglio
    d'itinerario tracciato a colonne,  su cui venivano messi in evidenza,
    dal 2 ottobre fino al  21  dicembre,  il  mese,  il  giorno,  l'orario
    regolamentare  e  l'orario effettivo di arrivo in ciascuna delle tappe
    principali: Parigi, Brindisi, Suez, Bombay, Calcutta, Singapore,  Hong
    Kong,  Yokohama,  San Francisco,  New York, Liverpool, Londra; sistema
    che permetteva di rilevare e calcolare a colpo d'occhio  il  tempo  di
    vantaggio o il ritardo realizzati in ogni singola parte del percorso.
    Quel giorno 9 ottobre,  il signor Fogg registr dunque il suo arrivo a
    Suez che, concordando con l'arrivo regolamentare, non lo costituiva n
    in anticipo  n  in  ritardo.  Indi  si  fece  servire  in  cabina  la
    colazione.
    A  scomodarsi  per  vedere  la citt non ci pens neppure,  essendo di
    quella  aristocratica  categoria  d'Inglesi  che  fanno  visitare  dal
    proprio servo i paesi dove viaggiano.








    8.
    PASSEPARTOUT   PARLA  FORSE  UN  PO'  DI  PIU'  DI  QUEL  CHE  SAREBBE
    CONVENIENTE.

    In pochi istanti Fix aveva raggiunto sul molo Passepartout,  il  quale
    gironzolava  e  guardava  tutto  a  destra  e  a  sinistra  con enorme
    interesse.
    - Ebbene,  giovanotto,  - gli  disse  all'improvviso  il  "detective",
    battendogli una mano sulla spalla, -  vidimato il vostro passaporto?
    - Ah,  siete voi, signore? Obbligatissimo! s, s, siamo perfettamente
    in regola.
    - Sicch, ora vi prendete una vista del paese?
    - Appunto. Ma col mio padrone si viaggia cos in fretta, che mi par di
    andare in sogno. Siamo proprio a Suez qui?
    - A Suez.
    - In Egitto?
    - In Egitto, certo.
    - In Africa, allora?!
    - In Africa.
    - In Africa! - ripet Passepartout.  - Stento a crederlo!  Figuratevi,
    signore,  che io m'immaginavo di non andare pi in l di Parigi.  E mi
    sarebbe piaciuto trattenermi un poco nella  mia  famosa  citt.  Avrei
    visitato  tanto  volentieri  l'antico  cimitero,  e il Circo dei Campi
    Elisi...  Invece,  tutto quello che  ho  potuto  vedere  della  famosa
    capitale  fu dalla Stazione Nord alla Stazione di Lione,  attraverso i
    cristalli d'una carrozza e con una pioggia che diluviava, in una corsa
    precipitosa tra le 7 e 20 e le 8 e 40 del mattino.
    - Avete dunque molta fretta? - chiese il "detective".
    - Io no;  ma  il  mio  padrone  che  ha  fretta.  A  proposito!  devo
    comperargli delle calze e delle camicie.  Siamo partiti senza valigia,
    con un semplice sacco da viaggio.
    - Vi condurr io in un bazar dove troverete tutto quanto vi occorre.
    - Oh,  siete davvero di  una  gentilezza  squisita,  signore!  esclam
    Passepartout.
    E si avvi in compagnia dello sconosciuto.  Strada facendo, continuava
    a discorrere.
    - Purch - disse ad un certo punto,  - non mi si faccia tardi  per  la
    partenza del piroscafo!
    - Avete tempo - rispose Fix. - E' appena l'una.
    Passepartout cav da taschino il suo enorme orologio.
    - Evvia, l'una! - esclam. - Sono le dieci e cinquantadue minuti.
    - Il vostro orologio ritarda - disse Fix.
    - Il mio orologio?!  Un orologio di famiglia,  che  appartenuto a mio
    bisnonno.  Non sbaglia di cinque minuti in un anno.  E'  un  autentico
    cronometro!
    -  Vi  spiegher  come  stanno  le cose.  Voi avete mantenuto l'ora di
    Londra, che ritarda di circa due ore rispetto a Suez. Dovete aver cura
    di regolare il vostro orologio secondo  il  mezzod  di  ogni  singolo
    paese.
    - Io, toccare il mio orologio?! - protest Passepartout strabiliato. -
    Mai!
    - Ebbene, esso non sar pi d'accordo col sole.
    -  Tanto  peggio  per  il  sole,  signore.  Sar lui che si trover in
    errore.
    E il bravo giovanotto si rimise l'orologio nel taschino con  un  gesto
    solenne.
    Per qualche minuto nessuno fiat. Poi Fix chiese:
    - Avete lasciato Londra precipitosamente, a quanto pare.
    - Altro che!  Mercoled scorso il signor Fogg, contrariamente alle sue
    usanze,  rincas dal Club alle otto di sera.  E tre quarti d'ora  dopo
    eravamo gi partiti.
    - Ma dove va il vostro padrone?
    - Sempre avanti. Fa il giro del mondo.
    - Il giro del mondo! - esclam Fix.
    - S, in ottanta giorni. Una scommessa, afferma lui. Ma, sia detto fra
    noi,  io non ci credo per niente. La cosa non avrebbe senso comune, vi
    pare? Dev'esserci sotto dell'altro.
    - Ah,  un originale dunque codesto signor Fogg?
    - Mi sembra.
    - Ed  ricco?
    - Senza dubbio! Si porta dietro una bella somma in pacchi di banconote
    nuove fiammanti. E in viaggio non risparmia il denaro. Per esempio, ha
    promesso  un  lautissimo  premio  al  macchinista  del  Mongolia  se
    arriviamo a Bombay in anticipo.
    - E voi lo conoscete da un pezzo il vostro padrone?
    -  Io?  -  esclam Passepartout.  - Io sono entrato al suo servizio il
    giorno stesso della sua partenza.
    Nella immaginazione gi  eccitata  del  "detective"  le  risposte  del
    francese producevano naturalmente un effetto elettrizzante.
    Quella  partenza  precipitosa  da  Londra  due giorni dopo la data del
    furto,  quella ingente somma di banconote portata in  viaggio,  quella
    fretta  di  giungere in paesi lontani,  quel pretesto di una scommessa
    eccentrica, tutto confermava e doveva confermare Fix nella certezza di
    non essersi sbagliato.
    Egli fece ancora parlare il francese;  e venne a sapere che il  signor
    Fogg  viveva  isolato  a  Londra,  che  tutti  lo dicevano ricco senza
    peraltro conoscere la fonte delle  sue  ricchezze,  che  era  un  uomo
    impenetrabile,  eccetera.  Infine  Fix  apprese pure la notizia che il
    "gentleman" non sbarcava a Suez, ma andava direttamente a Bombay.
    - E' lontana Bombay? - chiese Passepartout.
    - Sicuro che  lontana. Ci vogliono ancora dieci giorni di mare.
    - E in che parte del mondo si trova?
    - Nell'India.
    - In Asia?
    - Naturalmente.
    - Diavolo! Ecco vi dir,  c' una cosa che davvero mi preoccupa...  E'
    il mio becco...
    - Che becco?!
    -  Il  mio becco a gas,  che dimenticai di spegnere,  e che arde a mie
    spese.  Ora,  ho fatto il calcolo che mi  coster  due  scellini  ogni
    ventiquattro  ore;  ossia giusto sei "pence" pi di quanto guadagno al
    giorno. Capirete, per poco che il viaggio si prolunghi...
    Fix non comprese nulla di tutta quella faccenda del gas, tanto pi che
    ora  nemmeno  ascoltava  il   suo   interlocutore;   stava   prendendo
    mentalmente una decisione.
    Erano giunti intanto al bazar. Fix vi lasci il compagno a fare le sue
    compere,  dopo  avergli raccomandato di non giungere in ritardo per la
    partenza del Mongolia. E in fretta e furia il "detective" torn agli
    uffici dell'agente consolare.
    Aveva riacquistato tutto il suo sangue freddo.  Entrando nello  studio
    del funzionario disse precipitosamente.
    - Signor Console,  non c' pi dubbio: tengo il mio furfante in pugno!
    Egli si fa credere un eccentrico che vuol compiere il giro  del  mondo
    in ottanta giorni.
    -  Allora  un volpone il quale mira a fare ritorno a Londra dopo aver
    sviato le polizie dei due continenti.
    - Ah, questa  da vedersi! - esclam Fix.
    - Ma, non v'ingannate, poi? - azzard ancora il Console.
    - Non m'inganno!
    - Allora, dico io,  come si spiega che codesto ladro si sia dato tanta
    premura di far costatare con un visto il suo passaggio a Suez?
    - Perch...  perch... Non ne so nulla, signor Console. Ma basta: sono
    sicuro di essere su una pista infallibile!
    E in poche parole rifer i punti salienti della sua conversazione  con
    il domestico del preteso Fogg.
    -  In  realt,  -  osserv il Console,  - tutti i sospetti sono contro
    quest'uomo. E che avete intenzione di fare?
    -  Spedir  immediatamente  un  dispaccio  a  Londra,   con  richiesta
    d'inviarmi  d'urgenza  a  Bombay  il  mandato  di cattura a carico del
    signor Phileas Fogg. Mi imbarcher sul Mongolia. Star alle calcagna
    del mio ladro fino in India.  L,  in  terra  inglese,  lo  avviciner
    garbatamente,  con  il  mio  bravo mandato in una mano,  e mettendogli
    l'altra  sulla  spalla  gli  dir:  Signor  Phileas  Fogg,  siete  in
    arresto!.
    Il "detective", pronunciate con freddezza professionale queste parole,
    lasci gli uffici del Consolato.
    Di  l  a  pochi minuti,  dalla centrale telefonica di Suez partiva il
    dispaccio per il Direttore della Polizia di Londra. E, un quarto d'ora
    dopo,  Fix con il suo leggero bagaglio a mano,  ben munito di  denaro,
    s'imbarcava sul Mongolia.
    Il rapido "steamer" alle tre del pomeriggio, lasciata la rada di Suez,
    fendeva a tutto vapore le acque del Mar Rosso.












    9.
    IL  MAR  ROSSO E IL MAR DELLE INDIE SI MOSTRANO FAVOREVOLI AI PROGETTI
    DI PHILEAS FOGG.

    La distanza tra Suez  e  Aden    esattamente  di  1310  miglia  e  il
    programma  della  Compagnia  consente  ai suoi piroscafi uno spazio di
    tempo di 138 ore per percorrerle. Il Mongolia,  le cui caldaie erano
    sempre  sotto pressione,  stava marciando in maniera tale da precedere
    l'arrivo regolamentare.
    La maggior parte dei passeggeri imbarcati a Brindisi  avevano  l'India
    come destinazione.  Alcuni si recavano a Bombay, gli altri a Calcutta,
    ma via Bombay,  poich da quando una ferrovia attraversa in  tutta  la
    sua  lunghezza  la  penisola  indiana non  pi necessario doppiare il
    capo di Ceylon.
    Tra questi passeggeri del  Mongolia  vi  erano  parecchi  funzionari
    civili  e  ufficiali  di ogni grado.  Tra costoro alcuni appartenevano
    all'esercito britannico  propriamente  detto,  gli  altri  comandavano
    delle  truppe indigene di cipay,  tutti lautamente stipendiati,  anche
    attualmente,  quando il Governo ha preso il posto nei  diritti  e  nei
    doveri  dell'antica  Compagnia  delle  Indie: i sottotenenti hanno una
    paga di 7000 franchi, i brigadieri prendono 60000 franchi e i generali
    ricevono 100000 franchi.
    A bordo del Mongolia ci si  trovava  perci  in  questa  societ  di
    funzionari,  ai  quali  si mescolavano alcuni giovani inglesi i quali,
    con un milione in tasca,  se  ne  andavano  lontano  a  fondare  delle
    agenzie di commercio.  Il purser, l'uomo di fiducia della Compagnia,
    pari di grado al capitano a  bordo  della  nave,  faceva  le  cose  in
    maniera  sontuosa.  Ai  pasti del mattino,  delle due,  delle cinque e
    mezzo e delle otto le tavole sembravano piegarsi  sotto  il  peso  dei
    piatti  di carni fresche e di dolci provenienti dalla macelleria e dai
    magazzini di bordo. Le passeggere - ve ne erano alcune - cambiavano la
    toeletta due volte al giorno.  Si faceva della  musica  e  si  danzava
    persino, quando il mare lo permetteva.
    Ma  il  Mar  Rosso   molto capriccioso e troppo spesso cattivo,  come
    tutti i golfi stretti e lunghi.  Quando il  vento  spirava  sia  dalla
    costa d'Asia sia dalla costa d'Africa,  il Mongolia,  lungo fuscello
    ad elica,  preso di fianco rullava  in  maniera  spaventosa.  Le  dame
    allora  scomparivano;  i  pianoforti  si  ammutolivano;  canti e danze
    cessavano. E tuttavia, nonostante le raffiche, nonostante i marosi, il
    piroscafo,  spinto dalle sue potenti macchine,  correva senza  ritardi
    verso lo stretto di Bab-el-Mandeb.
    Che faceva in questo frattempo Phileas Fogg?  Si potrebbe credere che,
    sempre inquieto ed ansioso,  egli si preoccupasse dei  cambiamenti  di
    vento  in  grado  di  ostacolare  la marcia della nave,  dei movimenti
    disordinati dei marosi che rischiavano di provocare un incidente  alle
    macchine,  si  preoccupasse  insomma di tutte le possibili avarie che,
    obbligando il  Mongolia  a  riparare  in  qualche  porto,  avrebbero
    compromesso  il  suo  viaggio.  Niente  affatto,  o almeno,  se questo
    "gentleman" prendeva in  considerazione  queste  eventualit,  non  ne
    lasciava  trasparire nulla.  Era sempre l'uomo impassibile,  il membro
    imperturbabile del Club della Riforma,  che nessun incidente  o  fatto
    strano  poteva  sorprendere.  Non sembrava pi emozionato di quanto lo
    fossero gli orologi di bordo.  Lo si vedeva raramente  sul  ponte.  Si
    prendeva  ben  poca  briga  di osservare quel celebre Mar Rosso,  cos
    ricco di ricordi, quel teatro delle prime scene storiche dell'umanit.
    Non si preoccupava di riconoscere le curiose citt  disseminate  sulle
    sue   rive   e   la   cui  pittoresca  sagoma  si  profilava  talvolta
    all'orizzonte. Non sognava neppure dei pericoli di quel Golfo Arabico,
    di cui antichi storici come  Strabone,  Arriano,  Artemidoro,  Edrisi,
    hanno  sempre  parlato  con  timore,  e  sul  quale  i  marinai non si
    avventuravano mai in altri tempi senza avere prima reso sacro il  loro
    viaggio con dei sacrifici propiziatori.
    Che  faceva  dunque  quell'originale,   imprigionato  nel  Mongolia?
    Anzitutto egli prendeva i suoi quattro pasti  giornalieri,  senza  che
    mai  n  rollio  o  beccheggio potessero sconcertare una macchina cos
    meravigliosamente congegnata. E poi giocava al "whist".
    S!  aveva incontrato dei giocatori accaniti come lui: un esattore  di
    tasse  che  raggiungeva  la  sua destinazione a Goa;  un ministro,  il
    reverendo Decimus Smith,  che ritornava  a  Bombay,  e  un  brigadiere
    generale  dell'esercito  inglese,  che  raggiungeva  il  suo  corpo  a
    Benares.  Questi tre passeggeri avevano per  il  "whist"  la  medesima
    passione  di  Mister  Fogg,  e  giocavano  per  ore  intere,  non meno
    silenziosamente di lui.
    Quanto a Passepartout,  il mal di mare non aveva alcuna  presa  su  di
    lui.  Occupava  una  cabina  a  prua  e  anche  lui mangiava con molta
    diligenza.  Bisogna dire che,  per davvero,  questo viaggio,  fatto in
    quelle  condizioni,  non gli dispiaceva pi.  Vi si acconciava con suo
    vantaggio.  Ben  rifocillato,  ben  alloggiato,   vedeva  il  mondo  e
    d'altronde si ripeteva che tutta quella fantasia si sarebbe esaurita a
    Bombay.
    Il   giorno   successivo  alla  partenza  da  Suez,   il  10  ottobre,
    Passepartout aveva fatto  sul  ponte  il  piacevolissimo  incontro  di
    quello  stesso  garbato personaggio a cui si era indirizzato sbarcando
    in Egitto.
    - Non m'inganno? - disse,  accostandoglisi con il pi amabile sorriso.
    - Siete proprio voi, signore, che con tanta compiacenza mi avete fatto
    da guida a Suez?
    - Infatti - rispose il "detective". - Vi riconosco. Siete il domestico
    di quell'inglese originale.
    - Precisamente, signor...?
    - Fix.
    - Signor Fix, lietissimo di ritrovarvi! E dove vi recate?
    - Come voi, a Bombay.
    - Ottimamente! Avete gi fatto altre volte questo viaggio?
    - Pi d'una volta - rispose Fix con gravit. - Io sono un agente della
    Compagnia Peninsulare.
    - Allora conoscete l'India!
    - Ma... s, abbastanza.
    Fix non voleva compromettersi troppo.
    - Curiosa l'India, vero? - chiese Passepartout.
    - Ah, curiosissima! Moschee, minareti, templi, fachiri, pagode, tigri,
    serpenti, bajadere... Ma avrete anche voi il tempo di visitarla.
    - Lo spero, signor Fix. Capite bene: a meno che un uomo non sia pazzo,
    non  vorr consumare l'esistenza a saltare da un piroscafo su un treno
    e da un treno su un piroscafo, con il pretesto di compiere il giro del
    mondo in ottanta giorni! No,  tutta questa ginnastica finir a Bombay,
    ne son certo.
    -  E  il  signor  Fogg sta bene?  - domand il "detective" con tono di
    naturalezza. - Non lo vedo mai sul ponte.
    - Oh, il mio padrone sta benissimo. Soltanto, egli non  curioso.
    - Sapete, signor Passepartout che cosa ho pensato?  Che questo preteso
    viaggio  in ottanta giorni potrebbe celare qualche missione segreta...
    una missione diplomatica, per esempio.
    - In fede mia, signor Fix, non ne so nulla, ve lo confesso. E, a dirvi
    la verit, non spenderei nemmeno mezza sterlina per saperlo.
    La  conversazione  per  quel  giorno  termin  l.   Ma   in   seguito
    Passepartout  e  Fix tornarono ad incontrarsi sovente.  Al "detective"
    premeva assai entrare in confidenza con il servo del signor Fogg:  ci
    avrebbe  potuto  giovargli  per  i  suoi  piani.  Perci  Fix invitava
    frequentemente il giovane francese al bar  del  Mongolia,  dove  gli
    offriva  qualche  bicchierino di whisky che il buon figliolo accettava
    senza cerimonie e del  pari  ricambiava  per  non  restare  obbligato,
    trovando  che  quel  bravo  signor  Fix  era  proprio  un compitissimo
    gentiluomo.
    Il Mongolia filava a tutto vapore.  Il 13 si fece la  conoscenza  di
    Moka,  che  apparve  nella  sua cintura di mura rovinate,  al di sopra
    delle quali si profilavano degli alberi di  dattero  verdeggianti.  In
    lontananza,  tra  le  montagne,  si distendevano vaste coltivazioni di
    piante di caff.
    Passepartout rimase rapito  nella  contemplazione  di  quella  celebre
    citt,  e  riflett persino che con quelle sue mura circolari e con un
    forte smantellato che si  disegnava  come  un'ansa,  la  citt  stessa
    assumeva l'aspetto di un'enorme tazzina.
    Nella  notte  successiva,  il  Mongolia super lo stretto di Bab-el-
    Mandeb,  il cui nome arabo  significa  la  porta  delle  lacrime,  e
    l'indomani,  il  14,  faceva  scalo a Steamer-Point a nord-ovest della
    rada di Aden. Era l che doveva riapprovvigionarsi di combustibile.
    Un problema gravoso  e  importante,  questo  dell'alimentazione  delle
    caldaie  dei  piroscafi  a  tanta  distanza  dai centri di produzione.
    Soltanto la  Compagnia  Peninsulare,  al  tempo  di  questo  racconto,
    spendeva  annualmente  a  questo  scopo  800 mila sterline.  Era stato
    necessario,  in realt,  stabilire dei depositi in diversi porti e  in
    questi  mari  remoti,  il  carbone  veniva  a  costare  80  franchi la
    tonnellata.
    Il  Mongolia  aveva  ancora  1650  miglia  da  percorrere  prima  di
    raggiungere Bombay,  e doveva rimanere quattro ore a Steamer-Point per
    riempire i suoi depositi.
    Ma questo ritardo non poteva nuocere in alcun  modo  al  programma  di
    Phileas  Fogg.  Era  un  ritardo  previsto.  D'altronde il Mongolia,
    invece di arrivare ad Aden soltanto il 15 ottobre mattina,  vi  arriv
    il 14 sera.
    Aveva guadagnato 15 ore.
    Mister  Fogg  e  il  suo  domestico  scesero  a terra.  Il "gentleman"
    intendeva farsi vistare il passaporto. Fix gli and dietro senza farsi
    notare. Compiuta la formalit del visto,  Phileas Fogg ritorn a bordo
    per riprendere la sua partita interrotta.
    Passepartout,  invece, secondo il suo solito, prese a bighellonare nel
    mezzo di quella popolazione di pars, di giudei, di arabi, di europei,
    che  costituivano  i  25  mila  abitanti  di  Aden.   Egli  ammir  le
    fortificazioni  che  fanno di questa citt la Gibilterra del Mar delle
    Indie e le  magnifiche  cisterne  alle  quali  lavoravano  ancora  gli
    ingegneri inglesi, duemila anni dopo gli ingegneri del re Salomone.
    Molto curioso,  molto curioso!,  si diceva Passepartout rientrando a
    bordo.  M'accorgo che non    inutile  mettersi  in  viaggio,  se  si
    desidera vedere qualcosa di nuovo.
    Alle  sei  della sera,  il Mongolia faceva ruotare le pale della sua
    elica nelle acque della rada di Aden e correva  ben  presto  sul  Mare
    delle  Indie.  Aveva a disposizione 168 ore per compiere la traversata
    tra Aden e Bombay. D'altronde,  questo mare indiano gli fu favorevole.
    Il  vento  proveniva dal nord-ovest;  le vele vennero in appoggio alla
    spinta del vapore.
    Il  battello,  meglio  appoggiato,   rull  di  meno.   Le  passeggere
    ricomparvero sul ponte con le loro fresche toelette.  Ricominciarono i
    canti e le danze.
    Il viaggio si compiva dunque nelle migliori  condizioni.  Passepartout
    era  incantato  dell'amabile  compagno che il caso gli aveva procurato
    nella persona di Fix.
    La domenica 20 ottobre, verso mezzogiorno, si fece la conoscenza della
    costa indiana.  Due ore pi  tardi,  il  pilota  saliva  a  bordo  del
    Mongolia.  All'orizzonte,  si profilava armoniosamente sul fondo del
    cielo una quinta di colline.  Ben presto,  i  filari  di  palmeti  che
    coprono  la citt divennero pi immediatamente evidenti.  Il piroscafo
    penetr nella rada costituita dalle isole Salcette, Colaba, Elephanta,
    Butcher, e alle quattro e mezzo si accostava alla banchina di Bombay.
    Phileas Fogg  terminava  giusto  in  quel  momento  la  trentatreesima
    partita della giornata.  Il suo compagno e lui,  grazie ad una manovra
    audace,  dopo aver fatto le tredici levate,  terminarono quella  bella
    traversata con un ammirevole chelem.
    Il  Mongolia  doveva  arrivare  a  Bombay  il 22 ottobre.  Invece vi
    arrivava il 20.  Dalla sua partenza da Londra,  era perci un guadagno
    di  due  giorni che Phileas Fogg poteva meticolosamente inscrivere sul
    suo itinerario nella colonna degli avvantaggiamenti.






    10.
    PASSEPARTOUT E' FIN TROPPO FELICE DI CAVARSELA PERDENDO UNA SCARPA.

    Nessuno ignora che l'India - questo grando triangolo rovesciato la cui
    base  verso nord e la punta  verso sud - comprende una superficie di
    un milione e quattrocentomila miglia quadrate, sulla quale  sparsa in
    maniera disuguale una popolazione  di  180  milioni  di  abitanti.  Il
    governo  britannico  esercita  un  dominio reale su una certa parte di
    questo immenso paese.  Ha un  governatore  generale  a  Calcutta,  dei
    governatori  a  Madras,  a  Bombay,  nel  Bengala  e  un luogotenente-
    governatore ad Agra.
    Ma l'India inglese propriamente detta ha una  superficie  soltanto  di
    700000  miglia  quadrate  e una popolazione tra i 100 e 110 milioni di
    abitanti.  Il che  sta  a  significare  che  una  parte  notevole  del
    territorio  sfugge  ancora  all'autorit della regina;  e,  in realt,
    presso alcuni rajah dell'interno, violenti e terribili, l'indipendenza
    ind  ancora assoluta.
    Dal 1756 - quando venne fondato il primo  stabilimento  inglese  nella
    zona  in  cui  sorge attualmente la citt di Madras - fino all'anno in
    cui viene scritto questo racconto e  in  cui    scoppiata  la  grande
    insurrezione   dei  cipayes,   la  Compagnia  delle  Indie    stata
    onnipotente. Essa si  impadronita a poco a poco di tutte le province,
    acquistandole dai rajah con la promessa di rendite  che  essa  non  ha
    pagato  poi  affatto  o  quasi;  essa  nominava il proprio governatore
    generale e tutti i suoi impiegati civili o militari;  attualmente per
    essa  non esiste pi,  e i possedimenti inglesi dipendono direttamente
    dalla Corona.
    In questo modo l'aspetto,  i costumi,  le divisioni etnografiche della
    penisola  tendono  a  modificarsi  ogni  giorno.  In altri tempi vi si
    viaggiava con tutti  gli  antichi  mezzi  di  trasporto:  a  piedi,  a
    cavallo,  su carretti,  in carriola, in palanchino, a dorso d'uomo, in
    carrozza, eccetera. Al momento in cui viene scritto questo romanzo dei
    battelli a vapore percorrono a grande velocit l'Indo e  il  Gange,  e
    una  ferrovia,  che  attraversa  l'India  in  tutta  la  sua larghezza
    ramificandosi lungo il suo percorso,  pone Bombay a soli tre giorni di
    viaggio da Calcutta.
    Il  tracciato  di questa ferrovia non segue la linea dritta attraverso
    l'India.  La distanza a volo d'uccello  solo di 1000- 1100 miglia,  e
    dei   treni   in   grado   di   raggiungere  una  velocit  media  non
    impiegherebbero tre giorni  per  percorrerla;  ma  questa  distanza  
    accresciuta  di  un  terzo,  come  minimo,  dall'arco  che la ferrovia
    descrive innalzandosi fino ad Allahabad, nel nord della penisola.
    Ecco,  nelle sue  grandi  linee,  il  tracciato  della  Great  Indian
    peninsular railway,  la grande ferrovia della penisola indiana.  Dopo
    avere lasciato l'isola di Bombay,  attraversa la Salsette,  salta  sul
    continente di fronte a Tannah, supera la catena dei Ghti occidentali,
    corre  verso  nord-est  fino  a  Burhanpur,  solca il territorio quasi
    indipendente del Bundelkhand, s'innalza fino ad Allahabad, piega verso
    est,  incrocia il Gange a  Benares,  se  ne  distacca  leggermente  e,
    ridiscendendo  a  sud-est  attraverso  Burdwan  e la citt francese di
    Chandernagore, ha il suo capolinea a Calcutta.
    Alle quattro e mezzo del pomeriggio i passeggeri del Mongolia  erano
    sbarcati a Bombay, e alle otto precise part il treno per Calcutta.
    Mister Fogg si conged perci dai suoi compagni,  lasci il piroscafo,
    diede a Passepartout una noterella di  alcune  compere  da  fare,  gli
    raccomand  espressamente  di  farsi  trovare  prima  delle  otto alla
    stazione e,  con quel suo passo regolare che scandiva il secondo  come
    il pendolo di un orologio astronomico,  si diresse verso l'ufficio dei
    passaporti.
    Non si preoccupava dunque affatto delle meraviglie di Bombay,  non  si
    dava premura di vedere nulla,  n il palazzo comunale, n la magnifica
    biblioteca, n i forti, n le banchise, n il mercato del cotone, n i
    bazar,  n le moschee,  n le sinagoghe,  n le chiese armene,  n  la
    splendida  pagoda  di Malabar-Hill,  arricchita di due torri poligone.
    Non avrebbe contemplato n  i  capolavori  di  Elephanta,  n  i  suoi
    misteriosi ipogei nascosti a sud-est della rada, n le grotte Kanherie
    dell'isola Salsette, ammirevoli resti dell'architettura buddista!
    Uscito   dall'ufficio   dei  passaporti,   Phileas  Fogg  se  ne  and
    tranquillamente al ristorante della stazione,  e l si fece servire la
    cena.  Fra le altre pietanze, il trattore gli decant una fricassea di
    coniglio: una vera specialit  del  paese.  Phileas  Fogg  accett  la
    fricassea,  l'assaggi coscienziosamente e la trov pessima. Chiam il
    trattore.
    - Signore, - gli chiese, guardandolo fisso, -  coniglio questo?
    - S, mylord; coniglio della giungla!
    - E non ha miagolato quando  stato ucciso?
    - Miagolato! Oh, mylord, un coniglio non miagola. Vi giuro...
    - Signor trattore,  - rispose calmissimo Phileas Fogg,  - non giurate.
    Ma  piuttosto ricordatevi questo: una volta,  in India,  i gatti erano
    considerati animali sacri. Quelli erano bei tempi!
    - Per i gatti, mylord?
    - Ed anche per i forestieri.
    E il signor Fogg continu tranquillamente a cenare,  mentre due  occhi
    indagatori,  da  un  altro angolo del ristorante,  non lo perdevano di
    vista.
    Erano gli occhi dell'ostinato "detective".
    Fix era sbarcato egli pure dal Mongolia pochi minuti dopo il  signor
    Fogg  e si era precipitato negli uffici del Direttore della Polizia di
    Bombay.
    Fatta riconoscere la  propria  qualit  di  "detective",  la  missione
    affidatagli  e  la  sua  situazione  del momento di fronte al presunto
    ladro di banconote,  chiese se  fosse  giunto  da  Londra  il  mandato
    d'arresto a carico di Sir Phileas Fogg.
    Il  mandato  non  era giunto.  Infatti,  non poteva esservene stato il
    tempo.
    Il  "detective"  rimase  sconcertato.   Avrebbe  voluto  ottenere  dal
    Direttore di Polizia un ordine di arresto provvisorio contro il signor
    Fogg. Ma il direttore rifiut.
    - Non commetter simile arbitrio - disse categoricamente. - Voi sapete
    meglio  di  me  che  in materia di libert personale le usanze inglesi
    comandano la pi rigida osservanza della legalit.  L'affare  riguarda
    la polizia di Londra; ed essa solo pu spiccare il mandato.
    Fix comprese che non era il caso d'insistere, e si rassegn.
    - Frattanto,  - risolse,  - non perder di vista il mio uomo. Ora egli
    si ferma senza dubbio a Bombay;  e il mandato ha  tutto  il  tempo  di
    giungere.
    Il  "detective",  tornato sulle tracce di Phileas Fogg all'ufficio dei
    passaporti,  si era rimesso perci con prudenza  a  tallonare  la  sua
    preda.  Se  Fix  si  illudeva beatamente che il signor Fogg si sarebbe
    fermato a Bombay,  simile illusione era invece  ormai  tramontata  del
    tutto dal cuore di Passepartout.
    Dopo  gli  ultimi  ordini  che gli aveva dati il padrone al momento di
    sbarcare dal Mongolia, il bravo giovanotto aveva ben compreso, che a
    Bombay sarebbe accaduto come a Parigi e come a Suez;  che  il  viaggio
    non  sarebbe  finito  l,  che  si  sarebbe andati fino a Calcutta,  e
    fors'anche pi lontano.  E cominciava a domandarsi se la scommessa del
    signor Fogg non fosse proprio vera,  e se lui, Passepartout, che aveva
    sognato di vivere in tranquillo riposo,  non  si  trovasse  trascinato
    dalla fatalit a compiere davvero il giro del mondo in ottanta giorni!
    A buon conto, dopo aver fatto i dovuti acquisti di camicie e di calze,
    il  servo  del signor Fogg si mise a passeggiare per le vie di Bombay.
    C'era  gran  concorso  di  gente.  Frammischiati  a  europei  di  ogni
    nazionalit,  si  vedevano  persiani dalle berrette a pan di zucchero,
    sindi  dai  curiosi  copricapo  quadrati,   bunhias  con  mastodontici
    turbanti,  armeni  avvolti in striscianti vesti,  pars in mitra nera.
    Era per l'appunto una festa celebrata  dai  pars  o  ghebri,  diretti
    discendenti dei seguaci di Zoroastro, i pi industriosi, i pi civili,
    i  pi  intelligenti  e i pi austeri degli ind,  la razza alla quale
    appartengono i pi ricchi commercianti indigeni attuali.  La folla era
    attratta  da  una  festa,   una  specie  di  carnevale  religioso  con
    processioni e divertimenti, celebrato appunto da questi pars che sono
    la stirpe pi civile e pi intelligente fra le numerose stirpi ind.
    Quel giorno gli spettacoli comprendevano una danza sacra di  bajadere,
    le  quali,  avvolte in vaporosi veli rosei trapunti d'oro e d'argento,
    si muovevano armoniosamente e compostamente al  suono  dei  tamburi  e
    delle viole.
    E'  superfluo  precisare  ora  quanto  Passepartout  guardasse  queste
    curiose cerimonie,  i suoi occhi e i suoi orecchi si  spalancassero  a
    dismisura  per  vedere  ed ascoltare,  e il suo atteggiamento e il suo
    stato d'animo erano certo quelli pi ingenui possibile.
    Sventuratamente per lui e per il suo padrone,  di cui rischi cos  di
    compromettere il viaggio, la sua curiosit lo port pi lontano di ci
    che era conveniente.
    In  realt,   dopo  avere  ammirato  a  lungo  quel  carnevale  pars,
    Passepartout si decise ad avviarsi alla stazione.  Senonch,  passando
    davanti  alla meravigliosa pagoda di Malabar-Hill,  curiosit lo punse
    di entrare a visitarla.
    Ma il giovanotto ignorava due cose: che l'accesso a  talune  pagode  
    rigorosamente  vietato  ai  cristiani,  e  che gli stessi credenti non
    possono entrarvi senza avere lasciato alla porta  i  calzari.  Violare
    simili formalit costituisce,  oltre tutto,  un reato contro la legge,
    giacch il Governo  d'Inghilterra  per  ragioni  di  accorta  politica
    rispetta e fa rispettare anche le pi stravaganti usanze religiose del
    paese.
    Passepartout,  proprio candidamente e senza ombra di irriverenza entr
    nella pagoda come un turista in visita a un bel monumento.  Ma  mentre
    se  ne  stava  col  naso  in  aria a contemplare le laminature d'oro e
    d'argento che sfavillavano ai capitelli delle colonne,  all'improvviso
    si vide gettato sul sacro lastrico.
    Tre  sacerdoti  bramini  dallo  sguardo furente gli si erano scagliati
    addosso: gli strapparono le scarpe e le calze,  e urlando bestialmente
    cominciarono a caricarlo di busse.
    Il francese,  vigoroso e agile, si rialz di scatto. Con un pugno e un
    calcio gett a terra due degli avversari impacciatissimi nelle  lunghe
    vesti;  e  slanciatosi fuori della pagoda,  grazie alla celerit delle
    sue lunghe gambe riusc ad interporre una considerevole  distanza  fra
    s  e  il  terzo  bramino,  il  quale si era messo al suo inseguimento
    tirandosi dietro una folla schiamazzante.
    Alle otto meno cinque, soltanto pochi istanti prima della partenza del
    treno,  Passepartout giungeva alla stazione,  scalzo,  senza cappello,
    dopo  aver  perduto  nel parapiglia anche il pacco contente le compere
    fatte.
    Sulla banchina, confuso tra la folla dei viaggiatori che affluivano al
    treno, c'era Fix.  Egli aveva seguito fin l il signor Fogg;  e avendo
    compreso  ormai  che  questi  stava per lasciare Bombay,  aveva deciso
    senz'altro di stargli dietro fino a  Calcutta  e,  se  fosse  occorso,
    anche pi lontano.
    Passepartout non vide Fix il quale si teneva opportunamente celato tra
    il movimento della gente.  Ma Fix ud il racconto che il servo fece al
    suo padrone narrandogli in poche parole l'avventura della visita  alla
    pagoda.
    -  Io  spero che una cosa simile non vi accadr pi - fu la flemmatica
    risposta di Phileas Fogg,  mentre  saliva  a  prendere  posto  in  uno
    scompartimento.
    L'infelice Passepartout a piedi nudi e pesto di ammaccature,  segu il
    padrone senza pi fiatare.
    Fix stava per salire in un altro dei vagoni,  allorch un pensiero  lo
    trattenne;   e   il   suo  progetto  di  partenza  fu  istantaneamente
    modificato.  No,   io  rimango!  si  disse  Fix  mentalmente.   Una
    infrazione  alla legge commessa in territorio indiano...  Tengo il mio
    uomo in pugno!.
    Echeggi in quel momento il fischio acuto della locomotiva. E il treno
    scomparve nella notte.





    11.
    PHILEAS FOGG ACQUISTA A UN PREZZO FANTASTICO UNA CAVALCATURA.

    Il treno per Calcutta,  partito  puntualmente  alle  otto  pomeridiane
    portava il consueto carico di ufficiali, funzionari civili, negozianti
    di  oppio e di indaco che per ragioni del loro commercio raggiungevano
    la costa orientale dell'India.
    Nello scompartimento occupato da Phileas Fogg,  oltre al suo domestico
    aveva   preso   posto  pure  un  terzo  viaggiatore  il  quale  sedeva
    nell'angolo di faccia al "gentleman" .  Era il brigadiere generale Sir
    Francis Cromarty, uno dei compagni di gioco del signor Fogg durante il
    tragitto da Suez a Bombay. Egli andava a raggiungere il suo reggimento
    a Benares.
    Sir  Francis  Cromarty  poteva  avere  circa  cinquant'anni;  e fin da
    giovane aveva vissuto in India,  facendo assai di rado  ricomparsa  in
    Inghilterra  per  qualche  breve  licenza.   Alto,  biondo,  vigoroso,
    quell'energico ufficiale - il quale si era molto distinto  durante  la
    repressione dell'ultima rivolta dei cipayes - aveva acquistato ormai
    nei tratti fisici e nelle abitudini qualcosa che lo faceva meritamente
    qualificare un indigeno.  Conosceva assai bene l'India;  e avrebbe con
    piacere fornito tutte le notizie desiderabili sui costumi,  la storia,
    il  governo  di  quei  paesi,  solo  che  Phileas  Fogg  glielo avesse
    richiesto. Ma il signor Fogg non faceva alcuna domanda. A rigore,  pu
    dirsi   che  egli  non  viaggiava:  descriveva  soltanto  un  percorso
    circolare,  come un grave che seguisse la propria orbita intorno  alla
    terra secondo le leggi della meccanica.
    In   quel   momento,   compostamente   seduto  nel  suo  angolo  dello
    scompartimento, Sir Phileas Fogg rifaceva mentalmente il calcolo delle
    ore impiegate in viaggio da quando era partito da Londra. E si sarebbe
    fregato le mani per la soddisfazione,  se non fosse stato  cosa  fuori
    della sua indole il fare qualsiasi movimento inutile.
    Sir   Francis  Cromarty  osservava  Phileas  Fogg  e  ne  studiava  la
    fisionomia, come gi tante volte si era attardato a fare, con le carte
    in mano, tra una partita e l'altra di "whist".
    Ormai Sir Francis non aveva pi dubbi a  giudicare  quel  compagno  di
    viaggio  un  tipo originale,  il pi originale di quanti ne avesse mai
    incontrati in vita sua. Esitava invece ancora sopra una domanda che si
    era posta: Phileas Fogg possedeva,  sotto quel  freddo  involucro,  un
    cuore  umano,  un'anima  sensibile  alle  bellezze della natura,  alle
    nobili aspirazioni?
    A Sir Cromarty il signor Fogg non aveva nascosto il  suo  progetto  di
    viaggio intorno al mondo,  n in quali circostanze lo avesse iniziato.
    Ora,  l'ufficiale inglese non vedeva in quella scommessa altro che una
    eccentricit senza alcuno scopo utile.
    - A mio giudizio,  - rifletteva egli giustamente,  - le azioni di ogni
    uomo ragionevole dovrebbero essere guidate dal proposito di  passare,
    bene  operando.  E  invece,  con  tutta  la  sua flemma,  il bizzarro
    "gentleman" consumer l'intera esistenza senza fare nulla di buono  n
    per s n per gli altri.
    Un'ora  dopo  avere lasciato Bombay,  il treno,  superando i viadotti,
    aveva attraversato l'isola della Salsette e  correva  sul  continente.
    Alla  stazione  di Kalyan,  abbandon sulla destra la diramazione che,
    passando  per  Ulhasnagar  e  per  Poona,  conduce  verso  il  sud-est
    dell'India, e raggiunse la stazione di Pauwell.
    A questo punto il treno s'intern tra le montagne molto ramificate dei
    Ghati  Occidentali,  catene a base di trappi e di basalti,  le cui pi
    alte cime sono ammantate di foltissimi boschi.
    Di quando in quando Sir Francis Cromarty e  Phileas  Fogg  scambiavano
    qualche rara parola;  ed era sempre l'ufficiale il primo a riaccendere
    la conversazione che l'altro lasciava languire. Ad un certo punto, Sir
    Cromarty disse:
    - Molti anni fa,  signor Fogg,  in questa parte  del  viaggio  avreste
    patito  un  ritardo  che  avrebbe  certamente  compromesso  il  vostro
    itinerario.
    - Perch, Sir Francis?
    - Poich la ferrovia si interrompeva ai piedi dei Ghati;  e  bisognava
    attraversarli  in  palanchino  a  dorso  di  pony  per  raggiungere la
    stazione di Kandallah sul versante opposto.
    - Tale ritardo non avrebbe affatto  sconcertato  il  mio  programma  -
    rispose  Phileas Fogg.  - Io ho previsto anche la eventualit di certi
    ostacoli.
    - Tuttavia,  signor Fogg,  non mi  direte  che  avevate  previsto,  ad
    esempio,  il  brutto impiccio in cui ha rischiato di porvi l'avventura
    di codesto giovanotto!
    Passepartout,  con i piedi ravvolti  nella  sua  coperta  da  viaggio,
    dormiva della grossa e non sognava davvero che si parlasse di lui.
    - Il Governo inglese - ripigli Sir Francis,  -  estremamente severo,
    e con ragione, verso questo genere di reati. Esige sopra ogni cosa che
    si rispettino le usanze religiose degli  Ind.  Perci  se  il  vostro
    servo fosse stato preso...
    -  Sarebbe  stato  condannato,  avrebbe  scontato  la sua pena,  e poi
    avrebbe fatto tranquillamente ritorno in  Europa  -  concluse  Phileas
    Fogg senza scomporsi. - Io non vedo in qual modo la faccenda del servo
    avrebbe potuto far ritardare il viaggio del padrone.
    E  su  quella  battuta il dialogo s'interruppe.  Durante la notte,  il
    treno valic i Ghati,  pass a Nasik e l'indomani,  il 21 ottobre,  si
    slanci  attraverso  un paese relativamente pianeggiante,  formato dal
    territorio del Khandeish. La campagna, ben coltivata,  era disseminata
    di borghi al disopra dei quali il minareto della pagoda rimpiazzava il
    campanile  delle  chiese  europee.  Molti  piccoli  corsi d'acqua,  la
    maggior  parte  dei  quali  affluenti  o  subaffluenti  del  Godavari,
    irrigavano questa fertile contrada.
    Passepartout,  risvegliatosi,  ammirava  il  panorama e non riusciva a
    convincersi che stava attraversando l'India in un treno  della  Great
    Indian  peninsular  railway.  Gli  sembrava  incredibile.  E tuttavia
    niente di pi reale! La locomotiva, diretta dalla mano di un meccanico
    inglese e riscaldata dal  carbon  fossile  inglese,  lanciava  i  suoi
    sbuffi di fumo sulle piantagioni di cotone, di caff, di noci moscate,
    di  garofani,  di  pepe  rosso.  Il vapore stendeva le sue spirali sui
    gruppi  di  palmeti  tra  i  quali  occhieggiavano   dei   pittoreschi
    "bungalows", alcuni vihari, una specie di monasteri abbandonati, e dei
    templi   meravigliosi   arricchiti   dall'inesauribile  ornamentazione
    dell'architettura indiana.  Poi  si  stendevano  a  perdita  di  vista
    immensi  spazi  di  terreno,  giungle  nelle quali non mancavano n le
    tigri n i serpenti che venivano intimoriti  dal  fischio  del  treno;
    succedevano quindi delle foreste,  tagliate dal tracciato della strada
    e ancora popolate di elefanti e  che  guardavano  passare  con  occhio
    pensoso il convoglio traballante.
    Nel  corso  di  quella  mattina,  superata la stazione di Malegaon,  i
    viaggiatori attraversarono il funesto territorio che  era  stato  cos
    spesso  insanguinato  dai  seguaci  della  dea  Kal.  Non erano molto
    lontane di l Ellora e le  sue  meravigliose  pagode,  n  la  celebre
    Aurangabad, la capitale del selvaggio Aureng-Zeb, attualmente semplice
    capoluogo d'una provincia staccata dal regno del Nizam.  Era su questa
    contrada che esercitava il suo dominio Feringhea, il capo dei Thug, il
    re degli Strangolatori.  Questi assassini,  uniti in una  imprendibile
    associazione,  strangolavano in onore della Dea della Morte vittime di
    ogni et,  senza mai versare una goccia di sangue,  e ci fu un periodo
    in  cui  non  si  poteva  scavare in alcun luogo di questa terra senza
    trovarvi celato un cadavere.  Il Governo inglese  riuscito in seguito
    ad  impedire  in  gran  parte  questi  assassini,   ma  la  spaventosa
    associazione esisteva e funzionava ancora al tempo di questo racconto.
    Alle 12,30,  il  treno  si  arrest  alla  stazione  di  Burhanpur,  e
    Passepartout pot procurarvisi a peso d'oro un paio di babbucce ornate
    di perle false, che s'infil pieno di un'evidente vanit.
    I  viaggiatori fecero un rapido pasto e ripartirono per la stazione di
    Assurghur,  dopo avere costeggiato per un istante il corso del  Tapti,
    un  piccolo  fiume  che  si  va a gettare nel golfo di Cambay,  presso
    Surat.
    E' opportuno che parliamo adesso dei pensieri che occupavano  in  quel
    frattempo l'animo di Passepartout.  Fino al suo arrivo a Bombay,  egli
    aveva creduto e potuto credere che le  cose  sarebbero  terminate  l.
    Adesso  per  che  si stava andando a tutto vapore attraverso l'India,
    s'era verificato nel suo spirito un repentino mutamento di idee. Stava
    tornando alla carica il suo temperamento.  Ritrovava le idee piene  di
    fantasia  della sua giovinezza,  prendeva sul serio i progetti del suo
    padrone,  credeva alla possibilit della scommessa e di conseguenza  a
    questo  giro del mondo e al margine massimo di tempo che non bisognava
    superare. Anzi, cominciava a preoccuparsi dei possibili ritardi, degli
    incidenti che potevano  sopravvenire  durante  la  corsa.  Si  sentiva
    interessato  alla  scommessa  e tremava al pensiero che solo il giorno
    prima avrebbe potuto compromettere la vincita con la sua imperdonabile
    sbadataggine.   E  cos,   molto  meno  flemmatico  del  signor  Fogg,
    Passepartout  contava  e  ricontava i giorni gi impiegati in viaggio,
    malediceva le fermate del treno,  lo definiva  un  treno-tartaruga,  e
    biasimava in cuor suo il signor Fogg di non aver promesso un premio al
    macchinista.  Quasi che fosse possibile anche su una ferrovia, come su
    un piroscafo, superare la velocit regolamentare!
    Verso sera il convoglio s'intern di nuovo fra le  gole  di  monti;  e
    fino all'alba corse ora lungo l'orlo di precipizi, ora su ponti arditi
    lanciati a cavalcioni di gole piene d'ombra.
    Il  frastuono  della  corsa non impediva ai viaggiatori di dormire nei
    loro angoli, cullati dal rullio della vettura.
    Si destarono a mattino gi chiaro.  Sir Cromarty chiese a Passepartout
    di dirgli l'ora.
    -  Sono  appena le tre - rispose il francese,  dopo aver consultato il
    proprio orologio.
    Difatti quel famoso orologio,  sempre regolato sull'ora del  meridiano
    di  Greenwich,  che  si  trovava  ormai a settantasette gradi a ovest,
    ritardava per forza di quattro ore.
    - Capisco come sta la cosa!  Sono invece  le  sette  -  rettific  Sir
    Francis.
    E  ripetendo  a Passepartout la medesima osservazione che questi aveva
    gi ricevuta da Fix, tent di spiegare:
    - Vedete,  giovanotto: viaggiando,  occorre regolare l'orologio  sopra
    ogni nuovo meridiano.  E precisamente: andando verso est, come andiamo
    noi,  ossia incontro al sole,  bisogna tener conto  che  i  giorni  si
    accorciano, di quattro minuti per ogni grado che si percorre. E quindi
    ogni  quindici  gradi l'orologio deve esser fatto avanzare di sessanta
    minuti,  vale a dire di un'ora.  Il contrario dovrebbe avvenire se  si
    viaggiasse verso ponente: allora bisognerebbe far ritardare l'orologio
    di un'ora per ogni quindici gradi.
    Fu  fiato  buttato  al  vento.  Avesse  o  no  compresa la spiegazione
    dell'ufficiale, il testardo Passepartout non volle saperne nemmeno per
    sogno di far fare un balzo avanti alle lancette del suo  orologio,  il
    quale rest pertanto regolato invariabilmente sull'ora di Londra.
    Innocente  mania  da cui del resto non pu derivar danno a nessuno!,
    pens Sir Francis sorridendo; e non ne parl pi.
    Alle otto del mattino  e  quindici  miglia  prima  della  stazione  di
    Rothal,  il  treno  si  ferm  in una radura in mezzo a una foresta di
    tamarindi.   Vi  sorgeva  un  piccolo  borgo  composto   di   eleganti
    "bungalows" e di alcune capanne d'operai.
    Il conducente scese, e passando lungo la fila dei vagoni annunzi:
    - Signori, si scende qui!
    Phileas   Fogg   e   Sir  Francis  Cromarty  si  guardarono  sorpresi.
    Passepartout,  che si era subito slanciato fuori e aveva  percorso  di
    carriera un buon tratto di strada avanti al treno,  torn di l a poco
    gridando:
    - Non c' pi ferrovia!
    - Cosa intendete dire? - chiese l'ufficiale.
    - Intendo dire che il treno non pu continuare!
    Sir Cromarty si decise anch'egli a metter piede a terra.  Phileas Fogg
    lo segu senza darsi fretta.
    -  Ma si pu sapere dove siamo?  - domand nervosissimo l'ufficiale al
    conducente.
    - In una frazione di Kholby - rispose quest'ultimo.
    - E perch ci fermiamo qui?
    - La ferrovia non  ultimata.
    - Come? Non  ultimata?
    - No. Resta da realizzare il tronco d'una cinquantina di miglia da qui
    ad Allahabad dove ricomincia l'altro tronco.
    - Ma i  giornali  hanno  annunciato  che  la  linea  era  in  completa
    efficienza.
    - Che volete, signor ufficiale, i giornali si sono sbagliati.
    -  Per  voi  date  i  biglietti da Bombay a Calcutta!  - ripigli Sir
    Cromarty, cominciando a scaldarsi.
    - Senza  dubbio  -  replic  calmo  il  conducente.  -  I  viaggiatori
    conoscono del resto,  per la maggior parte,  questa interruzione della
    linea,  e sanno di doversi far trasportare con qualche altro mezzo  da
    Kholby ad Allahabad.
    Sir  Francis era furibondo;  Passepartout avrebbe volentieri accoppato
    il povero conducente, il quale non ci aveva colpa; non osava mirare in
    volto il suo padrone.
    Imperturbabile, invece Phileas Fogg disse con naturalezza:
    - Se vi aggrada,  signor Cromarty,  pensiamo a provvederci di un mezzo
    che ci porti ad Allahabad.
    - Ma,  signor Fogg,  non si tratta per voi di un ritardo assolutamente
    pregiudizievole ai vostri interessi?
    - No; era previsto.
    - Come?! Sapevate che la ferrovia...
    - Niente affatto.  Ma sapevo che un ostacolo qualsivoglia avrebbe  ben
    potuto  sorgere o prima o poi sulla mia strada.  Niente  compromesso:
    ho due giorni di anticipo,  che posso ora sfruttare.  C' un piroscafo
    in  partenza da Calcutta per Hong Kong il 25 a mezzod.  Oggi  il 22:
    giungeremo in tempo.
    Non c'era nulla da eccepire ad una risposta  data  con  s  matematica
    sicurezza.
    Purtroppo  era proprio vero che i lavori della ferrovia si arrestavano
    a quel punto. I giornali sono come certi orologi che hanno la mania di
    essere  in  anticipo,   ed  avevano   annunciato   prematuramente   il
    completamento  della  linea.  La maggior parte dei viaggiatori erano a
    conoscenza di questa interruzione della strada e, scendendo dal treno,
    si erano impadroniti dei veicoli di  ogni  sorta  reperibili  in  quel
    borgo:  palkighari  a  quattro ruote,  carrette trainate da zeb,  una
    specie di buoi con la gobba,  carri da viaggio  somiglianti  a  pagode
    ambulanti,  palanchini,  cavallucci, eccetera. E cos il signor Fogg e
    Sir Francis Cromarty,  dopo avere ispezionato tutto il  borgo,  fecero
    ritorno senza avere trovato nulla.
    - Andr a piedi - dichiar Phileas Fogg.
    Passepartout fece una smorfia eloquentissima, dandosi un'occhiata alle
    magnifiche ma inadatte pantofole. Per fortuna anch'egli si era messo a
    cercare in giro: e dopo un attimo di esitazione s'azzard a dire:
    - Signore, credo di aver trovato io un mezzo di trasporto.
    - Quale?
    - Un elefante. Appartiene a un indiano che abita a cento passi da qui.
    - Andiamo a vedere l'elefante.
    Il  signor Fogg,  Sir Francis e Passepartout trovarono l'indiano nella
    sua capanna attigua ad un recinto chiuso da alte palizzate.
    Nel recinto  c'era  un  elefante.  Dietro  richiesta  dei  visitatori,
    l'indiano li introdusse a vedere l'animale.
    Si   trovarono  alla  presenza  di  un  magnifico  pachiderma,   mezzo
    addomesticato.
    - Lo allevo per farne una bestia da combattimento - disse l'indiano; e
    spieg come avesse  cominciato  a  modificare  il  carattere  del  suo
    elefante,  nutrendolo per tre mesi di solo zucchero e burro al fine di
    condurlo a quel parossismo di furore che  in  lingua  ind  si  chiama
    mutsh.
    -  Simile  alimentazione - soggiunse l'indigeno,  - pu parere la meno
    adatta a dare questo risultato;  eppure si usa  con  successo  da  noi
    allevatori.
    Per buona ventura del signor Fogg,  l'elefante, che rispondeva al nome
    di Kiun, era stato messo da poco al regime di zucchero e burro;  e il
    mutsh non si era ancora manifestato.
    In  mancanza  d'altre cavalcature,  sapendo del resto che i pachidermi
    possono fornire  per  lungo  tempo  un'andatura  notevolmente  rapida,
    Phileas Fogg risolse di servirsi di quel mastodontico bestione. Ma gli
    elefanti  in  India  cominciano  a  farsi  rari,  e  son  tenuti assai
    preziosi.  I  maschi  particolarmente,  che  sono  i  soli  adatti  al
    combattimento nei circhi,  vengono molto ricercati.  D'altra parte, in
    cattivit non si riproducono;  e quindi per procurarsene non c'e altro
    mezzo che la caccia nella foresta.
    Niente   di  strano  quindi  se  alla  proposta  del  signor  Fogg  di
    noleggiargli l'elefante, l'indiano rifiut.
    Fogg insistette offrendo un prezzo magnifico: dieci sterline  all'ora.
    Non ottenne nulla.  Aument fino a quaranta sterline; ma l'indiano non
    si lasciava tentare.
    Phileas  Fogg  fece  allora  la  proposta  di  comperare   addirittura
    l'elefante.
    - Vi pago mille sterline, una sull'altra - disse all'allevatore.
    -  Non  intendo  vendere  - rispose astuto l'indiano,  che ormai aveva
    fiutato il magnifico affare.
    L'ufficiale a questo punto cred opportuno trarre in disparte  il  suo
    compagno di viaggio, e gli disse sottovoce:
    -  Signor  Fogg,  vi  esorto  a  riflettere  prima di aumentare ancora
    un'offerta cos spettacolare!
    - Non preoccupatevi - rispose gentilmente Phileas Fogg.  - Io  non  ho
    l'abitudine di agire senza aver prima riflettuto. Si tratta in fin dei
    conti,  per  me,  di  vincere  una scommessa di ventimila sterline;  e
    quest'elefante mi  necessario.  Perci,  dovessi anche pagarlo  venti
    volte il suo giusto valore, lo avr.
    Ci detto, il signor Fogg ritorn dall'indiano, i cui occhietti accesi
    dalla  cupidigia  lasciavano  chiaramente capire che ormai per lui era
    solo questione di prezzo. E il "gentleman" offr via via milleduecento
    sterline, millecinquecento, milleottocento.
    Passepartout per solito cos rosso, era pallido dall'emozione.
    - Duemila sterline!  - disse infine Phileas  Fogg.  -  Ed    l'ultimo
    prezzo. Vendete?
    - Prendetevi l'elefante - concluse l'indiano.
    Passepartout non si contenne.
    - Per le mie pantofole! - esclam. - Questo si chiama far rincarare la
    carne di pachiderma! Il mio padrone pu ben dire d'aver acquistato una
    cavalcatura da rajah!
    Si  trattava  ora  di  trovare  un  mahut,  ossia  un  conducente di
    elefanti.
    La faccenda non  fu  difficile.  Un  giovane  pars  dalla  fisionomia
    intelligente e calma offerse i propri servizi. Il signor Fogg accett,
    promettendo  una  vistosa  paga che non poteva far a meno di duplicare
    l'intelligenza del mahut.
    L'elefante fu tratto fuori del recinto.  Il  pars,  che  conosceva  a
    perfezione  il  mestiere,  copr il dorso dell'animale con una pesante
    gualdrappa e dispose ai suoi fianchi due specie di  sedie  a  barella,
    alquanto incomode.
    Phileas Fogg pag l'allevatore in fiammanti banconote che furono tolte
    dal prezioso sacco. A Passepartout parve che gli cavassero le viscere!
    Poi il signor Fogg disse compitamente a Sir Cromarty:
    -  Vi  offro  un  passaggio  sul  mio  elefante  fino alla stazione di
    Allahabad.  Accettate?  Un viaggiatore in pi non pu stancare  un  s
    gigantesco animale.
    L'ufficiale  accett  con  entusiasmo,  e  prese  posto in una sedia a
    barella. Phileas Fogg si accomod nell'altra.
    Sistemate nel sacco da viaggio le provviste  di  viveri  acquistate  a
    Kholby,  Passepartout and a mettersi, a cavalcioni sulla larga groppa
    di Kiun,  fra il suo padrone e l'ufficiale.  Il pars s'appollai sul
    collo  dell'elefante.  E  questo,  stimolato  dal fischio del mahut,
    staccando un buon trotto si intern per un  sentiero  solitario  nella
    folta foresta di Latni.




    12.
    PHILEAS   FOGG   E  I  SUOI  COMPAGNI  SI  AVVENTURANO  NELLE  FORESTE
    DELL'INDIA, ED ECCO CI CHE NE CONSEGUE.

    Il mahut, espertissimo dei luoghi,  affermava che seguendo la strada
    attraverso  la  foresta si sarebbe accorciato di una ventina di miglia
    il cammino; e i viaggiatori lasciarono fare a lui.
    Si andava attraverso  le  selve  quasi  impenetrabili  che  vestono  i
    fianchi  dei monti Vindhya.  Il trotto rigido dell'elefante comunicava
    discrete scosse a Phileas Fogg e a Sir Francis,  ficcati sino al collo
    nelle loro sedie a barella;  ma essi subivano la situazione con flemma
    britannica,  scambiando anche qualche  parola  pur  senza  vedersi  in
    faccia.
    Passepartout,  sistemato  sul  dorso  del  pachiderma  e  direttamente
    soggetto ai colpi e ai contraccolpi, doveva invece badar bene a tenere
    la lingua incollata contro il  palato,  giacch  fra  i  denti  se  la
    sarebbe mozzata di netto.  Ora lanciato contro il collo dell'elefante,
    ora rigettato sulla groppa,  il  bravo  giovane  volteggiava  come  un
    acrobata al trapezio. Ma in mezzo a quei salti da salmone, scherzava e
    rideva;  e  di  quando  in quando cavava dal sacco qualche zolletta di
    zucchero,  che l'intelligente Kiun afferrava  con  l'estremit  della
    proboscide senza interrompere per un istante il trotto.
    Dopo  due ore di cammino il pars fece fermare l'elefante per un lungo
    riposo.
    I viaggiatori scesero. Kiun divor un fascio di bamb e di arbusti, e
    si disset ad una pozza.
    La sosta fu assai gradita a Sir Cromarty il quale si sentiva  le  ossa
    rotte.  Phileas  Fogg  invece  appariva  fresco come se uscisse allora
    allora dal pi comodo dei letti.
    - Ma  di ferro costui? - disse l'ufficiale a Passepartout,  guardando
    il "gentleman" con ammirazione e con invidia.
    - Di ferro,  e fuso tutto d'un pezzo!  - rispose il servo,  che si era
    dato intanto da fare ad allestire un po' di colazione.
    A mezzogiorno la comitiva si rimise in viaggio.
    Il paese andava assumendo un aspetto pi desolato.  Alla fitta foresta
    erano  succeduti  boschi  di tamarindi e di palmizi nani,  e poi vaste
    pianure irte di magri arbusti e sparse  di  massi.  Si  era  nell'alto
    Bundelkund,  paese  poco  frequentato  da viaggiatori e abitato da una
    popolazione fanatica,  ostinata  nelle  pi  superstiziose  e  crudeli
    pratiche  della  religione ind.  Col il dominio degli inglesi non ha
    potuto stabilirsi mai interamente; e,  negli inaccessibili covi tra le
    gole  dei  Vindhya,  rajah  indipendenti hanno conservato i loro regni
    primitivi.  Parecchie volte Phileas Fogg e i compagni  scorsero  bande
    d'ind  dall'aspetto  selvaggio  i  quali  facevano  gesti  d'ostilit
    vedendo passare in lontananza il veloce pachiderma.  Il pars  evitava
    quant'era possibile quegli incontri ritenendoli pericolosi.
    Frotte  schiamazzanti  di scimmie fuggivano da ogni parte,  con enorme
    spasso di Passepartout.
    Questi,  in mezzo a tanti altri pensieri,  ne aveva  ora  uno  che  lo
    occupava  intensamente.  Che  mai  ne  avrebbe  fatto dell'elefante il
    signor Fogg, giunti che si fosse ad Allahabad?  Se lo sarebbe condotto
    dietro?  Impossibile!  Il  prezzo del trasporto sarebbe stato rovinoso
    pi ancora del prezzo d'acquisto. E allora Kiun sarebbe stato venduto
    o rimesso in libert?
    Certo,  pensava il servo semplicione,  una bestia di  tanto  valore
    merita  dei  riguardi.  E se per caso il signor Fogg ne facesse regalo
    proprio a me? Mi troverei imbarazzatissimo....
    Verso le otto di sera,  avevano oltrepassato la catena principale  dei
    Vindhya   e   i   viaggiatori   sostarono   ai   piedi   del  versante
    settentrionale, in un "bungalow" abbandonato.
    - Abbiamo percorso circa venticinque miglia - disse il mahut.  -  Ce
    ne rimangono altrettante per giungere ad Allahabad;  e rimettendoci in
    cammino domattina all'alba, arriveremo prima di sera.
    La notte era fredda.  All'esterno del "bungalow" il  pars  accese  un
    fuoco  di  sarmenti,  il  cui  calore  confort tutti.  Si cen con le
    provviste comperate a Kholby e con banane raccolte nella foresta.
    I viaggiatori erano stanchi;  e la conversazione,  cominciata a  frasi
    spezzate,  termin  in  breve in un russare sonoro.  Solo l'ind rest
    sveglio presso Kiun che si era addormentato in  piedi  appoggiato  al
    tronco d'un albero.
    Qualche  ruggito  di  ghepardo  e  di pantera,  accompagnato da risate
    stridule di scimmie, turbava ogni tanto il silenzio della notte.  Ma i
    carnivori  si  contentarono  di far udire le loro voci,  e non osarono
    avvicinarsi al  "bungalow"  davanti  a  cui  il  pars  conserv  fino
    all'alba  un bel fuoco acceso.  Sir Francis Cromarty dorm di un sonno
    profondo,  da militare coraggioso e rotto alle  fatiche.  Passepartout
    dorm di un sonno agitato, ricominciando in sogno le capriole fatte da
    sveglio.  Quanto  al  signor Fogg,  ripos comodamente proprio come se
    fosse stato nella sua tranquilla casa di Saville Row.
    Alle sei del mattino ci si  rimise  in  cammino.  La  guida  aveva  la
    speranza di giungere alla stazione di Allahabad quella sera stessa. In
    questo modo,  il signor Fogg avrebbe perso solo una parte delle 48 ore
    risparmiate dall'inizio del viaggio.
    Si discesero le ultime rampe dei Vindhya.  Kiun aveva ripreso la  sua
    rapida  andatura.  Verso  mezzogiorno,  la  guida aggir la borgata di
    Kallenger, situata sul Ken, uno dei sub-affluenti del Gange.  La guida
    evitava sempre i luoghi abitati,  sentendosi pi sicura nelle campagne
    deserte che caratterizzano le prime depressioni del bacino del  grande
    fiume.  La  stazione  di Allahabad era a meno di dodici miglia a nord-
    est.
    Fecero una sosta in un boschetto di banani, i cui frutti,  succulenti
    quanto  la  crema,  come  dicono  i  viaggiatori,  furono  apprezzati
    moltissimo.
    Alle due, la guida entr sotto il riparo di una spessa foresta, che si
    sarebbe protratta per diverse  miglia.  Egli  preferiva  viaggiare  in
    questo modo riparato dagli alberi.  In ogni caso, non aveva fatto fino
    allora alcun incontro spiacevole,  e sembrava che il  viaggio  potesse
    concludersi senza incidenti, quando l'elefante, dando qualche segno di
    inquietudine, si arrest all'improvviso.
    Erano circa le quattro.
    - Che c'?  - chiese Sir Francis Cromarty, alzando la testa al disopra
    della sua portantina.
    - Non lo so, signor ufficiale - rispose il pars,  con l'orecchio teso
    ad un confuso mormorio che proveniva dal folto della macchia.
    In  capo  a pochi minuti,  il rumore si fece pi distinto: un misto di
    voci umane e di note di strumenti, ancora in lontananza.
    Passepartout era tutt'occhi e  tutt'orecchi.  Il  signor  Fogg  invece
    attendeva pazientemente, senza pronunciare una parola.
    Saltato agilmente a terra, il pars leg l'elefante ad un albero e con
    mosse guardinghe si cacci tra la macchia a spiare.  Pochi minuti dopo
    ritorn dicendo:
    - Una processione di bramini si sta dirigendo da questa  parte.  Se  
    possibile, evitiamo di farci scorgere.
    Il  mahut sleg l'elefante e lo guid in un recesso foltissimo della
    foresta, raccomandando ai viaggiatori di non scendere.  Egli stesso si
    tenne pronto ad inforcare la sua cavalcatura se la fuga fosse divenuta
    necessaria.
    - In questo nascondiglio,- disse l'ind,  -  quasi impossibile che ci
    scoprano.
    Il fogliame infatti componeva uno schermo assai fitto.
    Pass qualche  minuto  d'attesa.  Via  via  s'avvicinava  lo  strepito
    discordante   delle   voci   e  degli  strumenti:  canti  monotoni  si
    confondevano al suono di tamburi e di cimbali.
    Poco dopo,  la testa della processione apparve sotto  la  volta  degli
    alberi, a una cinquantina di passi dal piccolo gruppo appiattato.
    Phileas  Fogg e i compagni attraverso gli interstizi dei rami poterono
    osservare abbastanza bene la lenta sfilata.
    In prima fila avanzavano sacerdoti ind con alte mitre nere  e  lunghe
    vesti  gallonate.  Erano  circondati  d'una  turba di uomini,  donne e
    fanciulli che cantavano una salmodia funebre sul ritmo dei tam-tam e
    dei  cimbali.   Dietro  veniva  un  mastodontico  carro  dalle   ruote
    raffiguranti  serpi attorcigliate,  e tirato da due coppie di zeb con
    ricchissime gualdrappe.
    Sul carro troneggiava una statua orribile. Era una figura di donna con
    quattro  braccia,  il  corpo  tinto  in  rosso  sanguigno,  gli  occhi
    stralunati,  i  capelli  scomposti,  la  bocca ghignante.  Al collo le
    pendeva una collana di teschi,  ai fianchi una cintura di mani  mozze.
    Poggiava  i  piedi  sopra la figura di un gigante abbattuto e col capo
    reciso.
    Sir Cromarty riconobbe quella statua.
    - La Dea Kal!... - mormor. - La Dea dell'amore e della morte.
    - Della morte,  s,  sono d'accordo,  ma dell'amore  certamente  no  -
    dichiar Passepartout. - Che brutta donna!
    Il pars gli fece cenno di tacere.
    Intorno  alla  statua  si  agitavano,  in mille contorcimenti,  vecchi
    fakiri che avevano il corpo rigato di strisce color ocra e coperto  di
    minuti tatuaggi.
    Lenti,  maestosi  nello sfarzo del loro costume orientale,  avanzavano
    dietro ai fakiri alcuni bramini trascinando una donna che si reggeva a
    stento.
    Quella donna era giovane e bellissima; aveva la carnagione bianca come
    un'europea. Il suo capo, il collo, le orecchie,  le braccia,  le mani,
    persino  i  pollici  dei piccoli piedi delicati erano sovraccarichi di
    gioielli.  Una tunica a laminette d'oro fissate su mussola vaporosa le
    fasciava il busto.
    Con un contrasto violento che faceva agghiacciare il sangue,  dietro a
    quella delicata creatura avanzavano in gruppo molte guardie armate  di
    sciabole  e  di  pistole che pendevano alla loro cintola.  Portavano a
    braccia, sopra un palanchino, il cadavere di un uomo.  Era il corpo di
    un vecchio rajah,  adorno,  come in vita, di tutti i superbi segni del
    potere regale: il turbante trapunto di perle, la veste tessuta di seta
    e d'oro, la cintura di cascemiro e di diamanti,  le magnifiche armi di
    principe indiano.
    I  musicanti seguivano il feretro e chiudevano il corteo levando grida
    di lamentazione e facendo uno strepito pi assordante  del  rullo  dei
    tam-tam.
    Sir Francis Cromarty stava ad osservare tutta quella pompa con un'aria
    straordinariamente  rattristata.   Poi,  volgendosi  verso  il  pars,
    sussurr:
    - Un "sutty"!
    L'ind fece un cenno affermativo,  e si pose di nuovo  l'indice  sulle
    labbra.
    La  lunga  processione  andava  snodandosi  ormai in distanza sotto la
    volta  dei  rami,  lungo  il  sentiero;  finch  le  sue  ultime  file
    scomparvero nella profondit della foresta.
    A poco a poco l'eco delle salmodie si spense.  Si sent ancora qualche
    scoppio di grida lontane.
    Poi tutto mor nel silenzio.
    Phileas  Fogg  aveva  udito  le  parole  pronunciate  da  Sir  Francis
    Cromarty. Appena la processione fu scomparsa, chiese:
    - Che cos' un "sutty"?
    -  Un  sacrificio umano,  ma un sacrificio volontario.  Quella giovane
    donna che avete veduta sorretta dai  bramini  sar  arsa  viva  domani
    all'alba.
    -  Ah,  manigoldi!!!  -  grid  Passepartout,  incapace  di frenare la
    propria indignazione.
    - E il cadavere portato dalle guardie? - domand ancora Phileas Fogg.
    - E' del principe suo marito - rispose l'ind. - Si tratta di un rajah
    indipendente del Bundelkund.
    Phileas Fogg tacque un poco;  poi,  senza che la sua voce tradisse  la
    minima emozione, soggiunse:
    -  Usi  cos  barbari vigono ancora in India,  e gli inglesi non hanno
    potuto sradicarli?
    - Veramente nella massima  parte  dell'India  -  rispose  Sir  Francis
    Cromarty,  - simili crudeli sacrifici non si compiono pi. Soltanto il
    territorio del  Bundelkund,  sul  versante  settentrionale  dei  monti
    Vindhya,    rimasto  fuori  dell'influenza  inglese;  e vi sussistono
    usanze fanatiche e selvagge,  come questa di ardere viva sul  rogo  la
    vedova accanto al cadavere del marito.
    - Che sventurata! - mormor Passepartout. - Bruciata viva!
    -  S  -  riprese  l'ufficiale.  -  Verr  bruciata,  e voi non potete
    immaginare a quale miserabile condizione verrebbe  ridotta,  dai  suoi
    stessi congiunti,  la donna che riuscisse a sottrarsi al supplizio. Le
    raderebbero i capelli,  la nutrirebbero appena con qualche manciata di
    riso,  la  scaccerebbero  come  una  creatura  immonda,  come  un cane
    scabbioso.  La prospettiva di un'esistenza cos orribile spinge perci
    sovente quelle meschine a eleggere la fine sul rogo, molto pi che non
    lo  possa l'amore o il fanatismo religioso.  Qualche volta tuttavia il
    sacrificio  realmente volontario,  e ci vuole  l'intervento  energico
    del  Governo  per  impedirlo.  Qualche  anno fa io risiedevo a Bombay,
    quando  una  giovane  vedova    venuta  dal  Governatore  a  chiedere
    l'autorizzazione a farsi bruciare con il corpo del marito. Come potete
    immaginare,  il Governatore rifiut. Allora la vedova lasci la citt,
    si rifugi presso un rajah indipendente e cos pot consumare  il  suo
    sacrificio.
    Durante il racconto dell'ufficiale il pars scuoteva la testa e quando
    il racconto fin, esclam:
    -  Il  sacrificio  che  avr  luogo  domani sul far del giorno,  non 
    volontario di certo!
    - Come lo sapete? - chiese Sir Cromarty.
    - E' una storia che tutti nel Bundelkund conoscono.
    - Del resto, dev'essere ormai rassegnata. A me  parso che la poverina
    non opponesse alcuna resistenza - fece osservare Sir Cromarty.
    - Ah,  signore,  ci dipende soltanto dal fatto che l'hanno  ubriacata
    con il fumo dell'oppio e della canapa!
    - Ma dove la portano? - chiese ancora Sir Cromarty.
    - Alla pagoda di Pillaji,  a due miglia da qui.  Ivi dovr trascorrere
    la notte, aspettando l'ora del sacrificio.
    - E il sacrificio quando avr luogo?
    - Domani allo spuntar del giorno.
    Data questa risposta,  il mahut fece  uscire  l'elefante  dal  folto
    della macchia, e si arrampic sul collo dell'animale. Ma al momento in
    cui  stava  per  incitare  la  cavalcatura,  il signor Fogg lo ferm e
    rivolgendosi all'ufficiale:
    - Se salvassimo quella donna? - disse con naturalezza.
    - Salvare quella donna?! Signor Fogg, che dite mai? - Ho ancora dodici
    ore di vantaggio. Posso dedicarle a questo scopo.
    - Oh!  Ma voi...  allora...  siete un uomo di cuore,  signor  Fogg!  -
    balbett sir Francis Cromarty.
    -  Qualche  volta  -  rispose semplicemente Phileas Fogg.  - Quando ho
    tempo.

    13.
    PASSEPARTOUT SPERIMENTA UNA VOLTA DI PIU' CHE LA FORTUNA SORRIDE  AGLI
    AUDACI.

    Il disegno di Phileas Fogg era ardito,  irto di difficolt, fors'anche
    inattuabile. Il signor Fogg stava per rischiare la sua vita,  o almeno
    la sua libert, e di conseguenza il successo dei suoi progetti, ma non
    ebbe  esitazione.  Trov  d'altro  in Sir Francis Cromarty un risoluto
    ausiliario.
    Quanto a Passepartout, era prontissimo, e si poteva disporre di lui.
    L'idea generosa  concepita  dal  "gentleman"  lo  esaltava.  Il  bravo
    giovanotto era felice di avere scoperto un cuore,  un animo sensibile,
    sotto quell'apparenza glaciale.  Cominciava a  voler  bene  a  Phileas
    Fogg.
    Ai  tre  audaci  restava  ora  da  assicurarsi  sulla posizione che il
    mahut avrebbe presa nella faccenda.  Non era improbabile che egli si
    lasciasse intenerire per gli ind.  In ogni modo,  in mancanza del suo
    aiuto bisognava garantirsene almeno la neutralit.
    Sir Cromarty decise di esporre francamente la cosa.
    - Signor ufficiale,  - rispose l'indiano - io  sono  pars,  e  quella
    donna  pars! Contate su di me.
    - Bravo mahut! - disse Phileas Fogg.
    L'indiano ripigli:
    - Tuttavia  bene lo sappiate: non solo,  noi rischiamo la vita; ma ci
    esponiamo a supplizi orribili,  se mai dovessimo cadere nelle mani  di
    quei fanatici. Rifletteteci prima.
    - E' bell'e riflettuto - rispose Fogg. - Non ci resta che aspettare la
    notte per entrare in azione.
    - Lo penso anch'io - rispose la guida.
    Il  buon  ind  diede  allora  qualche  notizia  sulla  vittima.   Era
    un'indiana celebre per la sua bellezza,  di  razza  pars,  figlia  di
    ricchi  commercianti  di  Bombay.   Aveva  ricevuto  in  questa  citt
    un'educazione interamente inglese,  e per le  sue  maniere  e  la  sua
    istruzione la si sarebbe creduta un'europea. Il suo nome era Auda.
    Orfana,  era  stata  sposata  suo  malgrado  a  quel vecchio rajah del
    Bundelkung.  Tre mesi pi tardi era diventata  vedova.  Conoscendo  la
    sorte che l'attendeva, tent la fuga, ma fu ripresa immediatamente e i
    parenti del rajah, che avevano interesse che ella morisse, la votarono
    al supplizio a cui non pareva pi che ella potesse sfuggire.
    Questo  racconto non poteva che confermare ancor di pi il signor Fogg
    e i suoi compagni nella loro generosa risoluzione.  Fu deciso  che  il
    mahut avrebbe guidato l'elefante vicino il pi possibile alla pagoda
    di Pillaji.
    Mezz'ora  dopo si faceva sosta in un punto della foresta a cinquecento
    passi dal tempio indiano,  che non si scorgeva  ancora  fra  l'intrico
    della  macchia,  ma  da  cui  giungevano  le  grida  dei  fakiri certo
    veglianti a guardia della vittima.
    Protetti dall'ombra della selva,  i tre europei  e  l'indiano  tennero
    consiglio sul modo di raggiungere la donna imprigionata.
    Il pars conosceva bene la pagoda di Pillaji.
    -  Vi potremo penetrare da una delle porte - disse,  - quando tutte le
    guardie saranno immerse nei fumi  dell'ubriachezza;  oppure  bisogner
    praticare una breccia nel muro. So io quale  il lato pi accessibile:
    verso la grande macchia di felci.  La pagoda da quella parte non  mai
    sorvegliata,  poich non vi sono n porte n finestre.  La scelta  del
    punto preciso meglio adatto si far al momento e sul luogo stesso. Ci
    che resta fuor di dubbio  che il ratto dovr compiersi avanti l'alba,
    prima  cio  che  la  vittima  venga condotta al supplizio.  In quegli
    ultimi frangenti nessun intervento umano varrebbe pi a salvarla.
    Le ombre della notte  avvolgevano  la  foresta  quando  la  coraggiosa
    pattuglia mosse ad esplorare i dintorni della pagoda, verso le sei.
    Le grida dei fakiri si erano spente da poco. Certo quei fanatici erano
    caduti  pesantemente  addormentati  dai  fumi  dell'"hang",  un  oppio
    liquido,  misto a infuso di canapa: il momento poteva essere  propizio
    per penetrare nel tempio.
    Il pars,  guidando i compagni,  avanzava attraverso la foresta con il
    passo elastico e silenzioso d'un ghepardo alla preda.
    Dopo dieci minuti di quella marcia  giunsero  ad  una  spianata  sulla
    sponda d'un fiume.  L, al chiaror di alcune torce infisse al suolo su
    aste di ferro,  la catasta del rogo ergeva il suo profilo lugubre.  Un
    profumo  acutissimo  emanava  dal  legno  di  sandalo  gi  cosparso e
    imbevuto di essenze.
    Sulla piattaforma superiore del rogo era stato deposto  il  corpo  del
    rajah, in attesa di venire arso insieme con la vedova.
    La pagoda biancheggiava a cento passi dalla spianata,  e la sua guglia
    traforava nell'ombra le chiome degli alberi.
    - Venite! - disse sottovoce la guida ai compagni.
    Raddoppiando le precauzioni,  gli esploratori s'inoltrarono attraverso
    le alte erbe.
    Il silenzio era interrotto soltanto dal sussurro del vento fra i rami.
    Al  margine dello spiazzo che antistava la pagoda,  il pars si ferm.
    Anche qui numerose torce rischiaravano il luogo.
    Si scorgevano a terra gruppi di dormienti  in  disordinato  abbandono.
    Pareva un campo di battaglia cosparso di morti.
    - I fakiri hanno ceduto all'ubriachezza - disse piano il pars;- ma le
    guardie del rajah vegliano!  Si pu pensare che altrettanto facciano i
    sacerdoti all'interno del tempio.
    Le torce fumose rischiaravano infatti,  laggi in fondo allo  spiazzo,
    la  massa  confusa  del  tempio  di  Pillaji  davanti  alle  cui porte
    passeggiavano sentinelle con la sciabola sguainata.
    Il pars comprese la difficolt di forzare l'ingresso della pagoda,  e
    disse sottovoce ai compagni:
    - Torniamo indietro.
    Gli altri avevano intuito al pari di lui la difficolt dell'impresa; e
    lo seguirono senza fiatare.
    Ma  rientrata  l'avventurosa  pattuglia  nel  cuore  della selva,  Sir
    Cromarty si ferm e disse:
    - Sono appena le otto.  Ed    probabile  che  pi  tardi  le  guardie
    soccombano anch'esse al sonno.
    - E' probabile infatti - conferm l'ind. - ci conviene aspettare qui,
    e poi ritentare l'impresa.
    Phileas Fogg e i compagni si stesero ai piedi di un albero, e rimasero
    ad attendere.
    Le  ore  scorsero  lente.  Ogni  tanto  l'ind  si  alzava  e andava a
    esplorare al limitare della selva.
    Le guardie del rajah vegliavano sempre al lume delle torce,  e un vago
    chiarore filtrava attraverso le finestre della pagoda.
    Si  aspett  cos  fino  alla  mezzanotte,  senza  che  la  situazione
    cambiasse.
    - E'  evidente  che  le  guardie  si  sono  risparmiate  l'ubriachezza
    dell'"hang"  -  disse  il  pars.  -  Bisogna  agire  diversamente,  e
    penetrare per un'apertura che praticheremo noi stessi nei  muri  della
    pagoda.
    Sir Francis osserv:
    -  Rimane  da sapere se i sacerdoti veglino presso la loro vittima con
    tanta cura quanto i soldati alle porte del tempio!
    - Penseremo anche a loro - rispose l'ind, e aggiunse con decisione: -
    E' meglio partire subito. Seguitemi.
    Fu compiuto un giro abbastanza lungo per portarsi  alle  spalle  della
    pagoda,  e  si pot raggiungerla senza avere incontrato nessuno.  Come
    aveva detto il  pars,  da  quella  parte  non  era  stabilita  alcuna
    sorveglianza dato che non vi esistevano ne porte n finestre.
    La  notte si era fatta cupa.  La luna,  al suo ultimo quarto,  era gi
    tramontata dal cielo che cumuli minacciosi ingombravano all'orizzonte.
    Il fitto degli alberi altissimi accresceva l'oscurit.
    Non era  per  sufficiente  aver  raggiunto  la  base  del  muro.  Era
    necessario  riuscire a praticarci un apertura.  Per questa operazione,
    Phileas Fogg e i suoi compagni non disponevano d'altri  strumenti  che
    dei  loro coltelli da tasca.  Per fortuna i muri del tempio erano d'un
    misto di mattoni e di legno che non opponeva enorme resistenza.  Tolto
    che fosse il primo mattone,  gli altri si sarebbero smossi facilmente,
    fino ad ottenere un apertura larga almeno due piedi.
    Il lavoro procedeva ed era gi a buon punto. Quelle otto mani robuste,
    animate da un'ansia generosa,  allargavano a poco a poco  la  breccia,
    cercando di fare il minimo rumore possibile.
    Ma  ad  un  tratto  nell'interno  della pagoda echeggi un grido a cui
    altre voci risposero dall'esterno.
    I quattro uomini sospesero il lavoro e si guardarono senza fiatare.  I
    loro  occhi esprimevano un identico pensiero: qualcuno aveva udito,  i
    sacerdoti avevano dato l'allarme!
    La prudenza consigliava di allontanarsi immediatamente.
    Strisciando fra le erbe,  il pars e i compagni si  cacciarono  in  un
    nascondiglio nella macchia di felci. L si disposero ad attendere, con
    la speranza che l'allarme cessasse, pronti a riprendere in questo caso
    la loro opera.
    Ma  alcune guardie non tardarono ad apparire alle spalle della pagoda,
    e la circondarono in modo da rendere  impossibile  l'avvicinarsi.  Non
    rimaneva  pi  speranza  alcuna  di  giungere alla vittima.  I quattro
    audaci lo compresero istantaneamente.
    - Maledizione!  E adesso come  la  salveremo?  -  sibil  Sir  Francis
    serrando i pugni.
    Passepartout  era  fuori  di s;  e il mahut aveva un gran da fare a
    calmarlo.  Imperturbabile,  Phileas Fogg aspettava senza manifestare i
    propri sentimenti.
    - Non ci rimane che andarcene - consigli infine il pars.
    -  Aspettate  -  disse  allora  Phileas  Fogg.  -  Basta  ch'io sia ad
    Allahabad domani prima di mezzod.
    - Ma che sperate ancora, signor Fogg?! - chiese Sir Francis.
    - Fra qualche ora spunter il sole, e...
    -  L'occasione  propizia  che  adesso  ci  sfugge  pu   ripresentarsi
    all'ultimo momento.
    L'ufficiale   avrebbe   pagato   per   poter   leggere   negli   occhi
    imperscrutabili di  quel  freddo  inglese.  Era  forse  intenzione  di
    Phileas Fogg precipitarsi, al momento del supplizio, sopra i carnefici
    e  strappare  dalle loro mani la giovane donna?  Ci sarebbe stato una
    follia; e come ammettere che il "gentleman" fosse pazzo a tal punto?
    Nondimeno Sir  Francis  accett  con  condiscendenza  di  rimanere  ad
    assistere alla terribile scena del rogo.
    La guida intanto non lasci i compagni dove si erano rifugiati,  ma li
    condusse  nel  bosco  di  fronte  alla  pagoda.   L,   da  un  ottimo
    nascondiglio naturale, essi avrebbero potuto osservare quanto avveniva
    sulla spianata del tempio.
    Passepartout  con agilit acrobatica and subito ad appollaiarsi fra i
    rami.  Rimuginava un'idea germogliatagli chi sa come  nel  cervello  e
    piantatasi  l  ostinatamente.  Chi  avesse  potuto ascoltare l'intimo
    soliloquio del francese,  si sarebbe stupito di pensieri come  questi:
    Quale pazzia!  ...  Ma perch no,  alla fin fine? E' una possibilit,
    forse la sola. Con simili fanatici non si scherza!....
    A poco a poco,  Passepartout cominci a lasciarsi  scivolare  fino  ai
    rami  pi  bassi  che si curvavano verso il suolo.  L continu le sue
    riflessioni, scrutando attentamente il paesaggio intorno.
    Le ore trascorsero.  Si annunciarono infine le prime tinte  dell'alba;
    tuttavia l'oscurit era ancora profonda.
    Vi  fu  come  una risurrezione improvvisa in quella folla assopita.  I
    gruppi di dormienti sulla spianata della pagoda si animarono,  sorsero
    in  piedi.  Il  tam-tam torn a rullare lugubremente.  Canti e grida
    scoppiarono all'interno ed al di fuori del tempio.
    Era giunta l'ora in cui la vittima doveva morire.
    Infatti le porte della pagoda si spalancarono.  Ne usc un  fiotto  di
    luce  vivida.  E  in  quel chiarore apparve ben visibile il gruppo dei
    sacerdoti ind che trascinavano la giovane donna,  ora non pi  inerte
    come il giorno innanzi.  Pareva che, scuotendo l'intorpidimento fatale
    dell'oppio,   con  un  supremo  istinto  di  conservazione  l'infelice
    tentasse di sfuggire ai suoi carnefici.
    Sir  Francis  Cromarty  afferr  convulsamente  la mano di Sir Phileas
    Fogg: e sent che quella  mano  impugnava  un  coltello  con  la  lama
    scoperta.  La folla ondeggi, si compose in processione e mosse dietro
    ai bramini i quali presero il sentiero verso il fiume.
    La giovane donna era ricaduta nel torpore. Pass,  scortata dai fakiri
    che cantavano lente salmodie.
    Phileas  Fogg e i compagni,  confondendosi tra gli ultimi gruppi della
    folla, seguirono il tragico corteo.
    Sulla riva del fiume dove esso si  ferm,  poterono  portarsi  ad  una
    cinquantina di passi dal rogo.  Videro,  fra l'incerto crepuscolo,  la
    vittima bella assolutamente inerte,  stesa  accanto  al  cadavere  del
    vecchio rajah.
    Una  torcia  fu  avvicinata  alla catasta: la fiamma divamp e crepit
    sinistramente sul legno asperso d'olio e di resine.
    Sir Francis Cromarty e l'ind dovettero faticare a trattenere  Phileas
    Fogg  che  in  un  impeto  di generosit si slanciava verso la catasta
    ardente.
    Il "gentleman" li respinse;  e gi stava per  svincolarsi,  quando  la
    scena mut d'improvviso.
    Grida  altissime  lacerarono  l'aria.  Tutta quella folla si prostr a
    terra spaventata, tremante.
    Il vecchio rajah non era dunque morto!  Infatti  ognuno  aveva  potuto
    vederlo  rizzarsi  ad  un  tratto,  sollevare sulle braccia la giovane
    donna,  e,  spettrale,  simile ad un'apparizione d'oltretomba  fra  le
    spire di fumo e le lingue di fuoco che gli danzavano intorno, scendere
    dal rogo.
    I fakiri,  le guardie, i bramini, colti da un sacro terrore, senza pi
    osar alzare gli occhi sullo spaventoso prodigio,  stavano l,  con  la
    faccia a terra.  I loro dorsi incurvati facevano l'effetto di un campo
    di spighe piegate dal soffio dell'uragano.
    E la  vittima  inanimata  avanzava,  sulle  braccia  vigorose  che  la
    reggevano come se avesse la levit d'una piuma.
    Anche il pars aveva chinato la fronte al suolo. Soltanto Phileas Fogg
    e Sir Cromarty erano rimasti in piedi.
    Quel  risuscitato  fend senza ostacoli la calca genuflessa,  e giunse
    vicino ai due inglesi.
    - Via! Diamocela a gambe! - sibil.
    Era Passepartout in persona.
    Egli aveva strappato la giovane donna  alla  morte.  Fortunato  quanto
    audace, passava ora sicuro in mezzo allo spavento generale. Un istante
    dopo,  i rapitori con la preda sparivano nella selva;  e l'elefante li
    portava via al trotto.
    Ma quasi subito echeggiarono grida e clamori.  Un'orda di  guardie  si
    slanci  all'inseguimento dei fuggitivi.  Rintron una scarica;  e una
    palla for il cappello di Phileas Fogg.
    Il rapimento era stato scoperto.  Difatti adesso sul  rogo  si  vedeva
    spiccare il corpo del vecchio rajah.
    Ma  troppo  tardi  i  sacerdoti  ind  si erano riavuti dal loro sacro
    terrore: Kiun,  incitato dal bravo mahut,  correndo  attraverso  la
    foresta  portava  ormai  fuori  dal tiro delle palle e delle frecce la
    signora Auda e i suoi salvatori.



















    14.
    PHILEAS FOGG PERCORRE TUTTA L'AMMIREVOLE VALLE DEL GANGE SENZA NEPPURE
    PENSARE A GUARDARLA.

    Il  coraggioso  rapimento  era  dunque  riuscito.  Un'ora  pi  tardi,
    Passepartout rideva ancora del proprio successo.  Sir Francis Cromarty
    aveva stretto la mano al coraggioso giovane.  Il suo padrone gli aveva
    detto: Bene,  il che, sulla bocca di questo "gentleman" equivaleva a
    una solenne approvazione.  E Passepartout  aveva  risposto  che  tutto
    l'onore della faccenda andava al suo padrone. Da parte sua, egli aveva
    avuto  soltanto un'idea stramba e sorrideva pensando che per qualche
    istante lui, Passepartout, ex-ginnasta ed ex-sergente dei pompieri era
    stato  il  vedovo  di  una  donna  meravigliosa,   un  vecchio   rajah
    imbalsamato!
    Quanto alla giovane indiana,  lei non si era neppure accorta di quanto
    era successo.  Avviluppata nelle coperte da viaggio  riposava  in  una
    delle sedie adattate al fianco dell'elefante.
    Tuttavia  l'elefante,  guidato con molta sicurezza dal pars,  correva
    rapidamente nella foresta ancora immersa  nell'oscurit.  Un'ora  dopo
    avere  lasciato  la  pagoda  di  Pillaji,  si  slanci per una pianura
    smisurata. Alle sette, si fece una sosta. La giovane era sempre in uno
    stato di prostrazione completa.  La guida le fece  bere  alcune  gocce
    d'acqua  e  di  "brandy",   ma  gli  effetti  dello  stupefacente  che
    l'accasciavano dovevano durare ancora un po' di tempo.
    Sir Francis  Cromarty,  che  conosceva  gli  effetti  dell'ubriachezza
    prodotta  dall'inalazione  del  fumo della canapa,  non nutriva alcuna
    inquietudine nei suoi confronti.
    Se per il ristabilimento  della  giovane  indiana  non  poneva  degli
    interrogativi al buon brigadiere generale, egli si mostrava molto meno
    sicuro  riguardo  al futuro della ragazza.  Non esit a dire a Phileas
    Fogg che la signora Auda, se fosse rimasta in India,  sarebbe ricaduta
    inevitabilmente nelle mani dei suoi carnefici. Quegli energumeni erano
    presenti  in  tutta  la  penisola indiana e certamente,  nonostante la
    polizia inglese, avrebbero saputo riprendersi quella vittima, anche se
    si fosse rifugiata a Madras,  a Bombay o a Calcutta.  E a sostegno del
    suo timore,  Sir Francis Cromarty citava un fatto analogo verificatosi
    qualche tempo prima.  Secondo lui,  la giovane sarebbe stata veramente
    al sicuro solo dopo avere lasciato l'India.
    Phileas Fogg rispose che avrebbe tenuto conto di queste osservazioni e
    che avrebbe provveduto.
    Verso  le  dieci,  la  guida  annunciava  che  stavano  arrivando alla
    stazione di Allahabad.  Riprendeva in quella citt la  via  interrotta
    della  ferrovia,  mediante  la  quale  i treni collegavano Allahabad a
    Calcutta con un viaggio che durava meno di un giorno e una notte.
    Phileas Fogg avrebbe dovuto arrivare in tempo  perci  a  prendere  il
    piroscafo   che  doveva  partire  solo  l'indomani,   25  ottobre,   a
    mezzogiorno, per Hong Kong.
    La giovane indiana venne fatta accomodare in una sala della  stazione.
    Passepartout venne incaricato di andarle a comprare diversi oggetti di
    "toilette",  vestiti,  scialli,  pellicce eccetera, quello che avrebbe
    trovato. Il suo padrone gli accordava una fiducia completa.
    Passepartout part immediatamente e percorse in  gran  fretta  le  vie
    della  citt.  Allahabad    la  citt di Dio,  una delle pi venerate
    dell'India, perch  edificata alla confluenza di due fiumi sacri,  il
    Gange  e  la  Jumna,  le  cui  acque  attirano  pellegrini da tutta la
    penisola. E' noto d'altronde che, secondo le leggende del Ramayana, il
    Gange ha le sue sorgenti nel cielo, da cui, grazie a Brahma,  discende
    sulla terra.
    Pur impegnato nelle sue compere, Passepartout prese ben presto visione
    della citt,  difesa in altri tempi da un magnifico forte divenuto poi
    prigione statale.  In quella citt,  un tempo piena d'industrie  e  di
    commerci, industrie e commerci sono spariti. Passepartout, che cercava
    invano un salone delle novit, come se fosse stato in Regent Street, a
    pochi  passi  da Farmer et Co.,  trov solo presso un vecchio mercante
    ebreo pieno di pretese quello che gli serviva: un  vestito  di  stoffa
    scozzese,  un pesante mantello e una magnifica pelliccia di lontra che
    non esit a pagare 75 sterline.  Poi,  tutto trionfante,  fece ritorno
    alla stazione.
    La  signora  Auda  cominciava  a tornare in s.  Mano mano che svaniva
    l'effetto dello stupefacente a cui l'avevano sottoposta i sacerdoti di
    Pillaji,  i suoi begli occhi riacquistavano  tutta  la  loro  dolcezza
    indiana.  Quando  il  re  poeta Ushaf Uddaul celebra le bellezze della
    regina di Ahmadgnagar,  si esprime in questo  modo:  La  sua  lucente
    capigliatura,  regolarmente  divisa in due parti,  inquadra i contorni
    armoniosi delle due guance delicate e avoriate, brillanti di pulizia e
    di freschezza.  Le sue sopracciglia nere come l'ebano hanno la forma e
    la potenza dell'arco di Kama, il dio dell'amore, e sotto le sue lunghe
    ciglia  di  seta,  nella  nera  pupilla dei suoi grandi occhi limpidi,
    navigano come nei laghi sacri dell'Himalaia i riflessi pi puri  della
    luce celeste. Fini, eguali e bianchissimi risplendono i suoi denti tra
    le  sorridenti  labbra,  come gocce di rugiada all'interno di un fiore
    semiaperto  di  melograno.  Le  sue  minuscole  orecchie  dalle  curve
    simmetriche,  le sue mani vermiglie, i suoi piedini incurvati e teneri
    come le gemme del loto, brillano dello splendore delle pi belle perle
    dello Sri Lanka e dei pi bei diamanti  di  Colgond.  La  sua  cintura
    minuscola  e leggera,  che una sola mano riesce a stringere,  mette in
    risalto l'elegante curvatura dei fianchi arrotondati e  la  floridezza
    del  petto sul quale la fiorente giovinezza dispiega i suoi tesori pi
    splendenti e sotto le pieghe di seta della  tunica  sembra  sia  stata
    modellata  in  argento puro dalla mano divina di Vicvacarma,  l'eterno
    scultore.
    Ma anche senza tutte queste amplificazioni,   sufficiente dire che la
    signora  Auda,  la  vedova  del rajah del Bundelkund era una splendida
    donna in tutta l'accezione  europea  di  questo  complimento.  Parlava
    l'inglese con grande precisione e la guida non aveva affatto esagerato
    affermando   che   questa   giovane   pars   era   stata  trasformata
    dall'educazione ricevuta.
    Il treno intanto stava ormai per lasciare la stazione di Allahabad. Il
    pars rimaneva in attesa.  Il signor Fogg gli consegn il salario  che
    aveva convenuto,  senza un solo centesimo in pi.  Questo sconcert un
    poco Passepartout,  che ben sapeva tutto ci che il suo padrone doveva
    alla  devozione  di  quella  guida.  Questi  infatti  aveva  rischiato
    volontariamente la vita nell'affare di Pillaji e se pi tardi gli ind
    ne fossero venuti a conoscenza egli sarebbe ben difficilmente sfuggito
    alla loro vendetta.
    Restava pure la questione di Kiun.  Che cosa avrebbero  fatto  di  un
    elefante pagato a cos caro prezzo?
    Ma Phileas Fogg aveva gi preso una decisione a questo proposito.
    -  Pars,  -  disse  il  "gentleman" alla guida,  - sei stato un amico
    fedele.  Ho pagato il tuo servizio,  ma non  la  tua  devozione.  Vuoi
    codesto elefante? Tienilo  tuo.
    Gli occhi del mahut brillarono.
    - Oh, vostro onore mi regala una fortuna! - balbett.
    - Accettala, mahut; e sar ancora io tuo debitore.
    - Cos s che va bene!  - applaud allora Passepartout. - Amico pars,
     giusto che l'elefante resti a te. Oh, tienilo caro: Kiun  un bravo
    e coraggioso animale!
    E avvicinatosi al bestione,  il francese gli  porse  una  manciata  di
    zollette di zucchero.  L'elefante le gust ghiottamente;  poi,  emessa
    una specie di grugnito di soddisfazione,  prese il giovane per la vita
    circondandolo con la proboscide e lo sollev all'altezza della propria
    testa.
    Passepartout,  niente  affatto  spaventato,  fece  una  lunga  carezza
    all'animale,  il quale piano piano lo ripose a terra.  E qui il  bravo
    giovanotto si accomiat da Kiun stringendogli la proboscide,  proprio
    come avrebbe scambiato con un amico una vigorosa stretta di mano.
    Qualche  istante  dopo,   Phileas  Fogg,   Sir  Francis   Cromarty   e
    Passepartout, installati in un comodo scompartimento in cui la signora
    Auda  occupava  il  posto  migliore,  correvano  a  tutto vapore verso
    Benares.  Ottanta miglia al massimo separano questa citt da Allahabad
    e questa distanza venne percorsa in due ore.
    Durante  questo  tragitto,  gli effetti dell'"hang" erano cessati.  La
    giovane si ridestava a mente sgombra da un sonno profondo quasi quanto
    il sonno della morte; e fu enorme la sua meraviglia nel trovarsi su di
    un treno in corsa,  coperta di  vestimenti  all'europea,  in  mezzo  a
    viaggiatori che le erano assolutamente sconosciuti.
    I  suoi  compagni le prodigarono ancora molte premure e la rianimarono
    con qualche  goccia  di  liquore.  Quindi  Sir  Cromarty  le  raccont
    l'avventura  di  cui  essa  era  stata  la protagonista senza saperlo.
    L'ufficiale insistette sull'abnegazione di Phileas Fogg che non  aveva
    esitato a porre in gioco la propria vita nel tentativo di salvataggio;
    e  concluse  narrando  come  tutto  si fosse risolto grazie all'audace
    stratagemma di Passepartout.
    Il signor Fogg lasciava dire senza  proferir  parola.  Il  servo,  con
    sincera modestia, si preoccupava di ripetere:
    - Niente, niente! Io non ho avuto che un'idea burlesca.
    Gli splendidi occhi della signora Auda colmi di lacrime espressero pi
    delle  labbra  la  riconoscenza che ella provava per i suoi salvatori.
    Improvvisamente,  ricondotta col pensiero alla scena del  "sutty",  la
    giovane,  lasciando  errare  lo sguardo sulla terra indiana dove tanti
    pericoli ancora la minacciavano,  fu colta da un brivido  di  terrore.
    Phileas Fogg comprese quel che passava nella mente della signora Auda;
    e  al  fine di rassicurarla le offr,  molto freddamente peraltro,  di
    condurla a Hong Kong dove essa avrebbe potuto rimanere finch si fosse
    spenta l'eco della vicenda.
    La signora Auda, parlando correttamente in lingua inglese, rispose che
    accettava con riconoscenza l'offerta.  Proprio a Hong Kong  viveva  un
    parente  di  lei,  anch'egli  di razza pars,  un certo dottor Jejeeh,
    ricchissimo mercante di quella citt,  che  interamente inglese anche
    se  appena un puntino sulla costa cinese.
    A mezzogiorno e mezzo il treno si fermava alla stazione di Benares. Le
    leggende  bramine  sostengono che questa citt occupa il posto dov'era
    situata l'antica Casi, un tempo sospesa a mezz'aria, tra lo zenit e il
    nadir,  come la tomba di Maometto.  Ma in  quest'epoca  pi  realista,
    Benares,  l'Atene dell'India come dichiarano gli orientalisti,  posava
    prosaicamente sulla terra  e  Passepartout  pot  intravedere  per  un
    istante  le sue case di mattoni e le sue capanne su palafitte,  che le
    conferivano un aspetto  assolutamente  desolato,  senza  alcun  colore
    locale.
    Era qui che Sir Francis Cromarty doveva scendere, perch le truppe che
    andava a raggiungere erano a qualche miglio a nord della citt.
    Accomiatatosi  dalla  signora  Auda,  la quale gli attest commossa la
    propria  gratitudine,   l'ufficiale  onor  Passepartout  d'un   addio
    cameratesco.   Infine  salut  Phileas  Fogg,  augurandogli  il  pieno
    successo del suo viaggio.
    Il  "gentleman"  gli  rispose  con  una  lieve  stretta  di  mano.  Ma
    l'ufficiale ormai aveva capito che, per quel gelido inglese, anche una
    semplice  pressione  di  dita  poteva  essere  segno  di un sentimento
    profondo.
    Da Benares a Calcutta la linea ferrata scende lungo la stupenda  valle
    del   Gange.   Attraverso   i   cristalli  del  vagone  i  viaggiatori
    contemplavano un  paesaggio  singolare:  rivi  e  stagni  popolati  di
    alligatori,  villaggi disseminati nella foresta verdeggiante, torme di
    zeb e di elefanti che scendevano  a  bagnarsi  nel  fiume  sacro;  e,
    dovunque, le sue acque e le sue rive pullulanti di ind, uomini, donne
    e fanciulli, i quali nonostante il freddo della stagione gi inoltrata
    adempivano piamente le loro sante abluzioni.
    Questi  fedeli,  nemici  accaniti  del buddismo,  sono fervidi seguaci
    della religione braminica,  che s'incarna in tre  persone:  Visn,  la
    divinit  solare,   Shiva,  la  personificazione  divina  delle  forze
    naturali,  e Brahma,  signore supremo dei sacerdoti e dei legislatori.
    Chiss  con  quale  occhio  adesso  Brahma,  Shiva  e  Visn  dovevano
    considerare quell'India britannizzata,  mentre  qualche  battello  a
    vapore   passava  sbuffando  e  agitava  le  acque  sacre  del  Gange,
    spaventando i gabbiani che volavano alla sua superficie, le tartarughe
    che pullulavano sulle sue rive e i devoti sparsi sulle sue spiagge.
    Tutto questo panorama sfil dinanzi agli occhi come un baleno e spesso
    una nube di  vapore  bianco  ne  nascose  i  dettagli.  I  viaggiatori
    poterono appena intravedere il forte di Chunar, venti miglia a sud-est
    di  Benares,  antica  fortezza dei rajah del Behar,  Ghazipur e le sue
    importanti fabbriche di acqua di rosa,  la tomba  di  Lord  Cornwallis
    edificata  sulla  riva  sinistra  del  Gange,  la citt fortificata di
    Buxar,  Patna,  grande citt e piena di commerci,  in cui ha luogo  il
    principale mercato d'oppio dell'India, Monghyr, citt pi che europea,
    inglese come Manchester o Birmingham,  rinomata per le sue fonderie di
    ferro,  le sue fabbriche di coltelli e di armi bianche,  e le cui alte
    ciminiere oscuravano con un gran fumo nero il cielo di Brahma, un vero
    insulto al paese del sogno'
    Poi  scese  la  notte e,  nel bel mezzo delle urla delle tigri,  degli
    orsi, dei lupi che fuggivano dinanzi alla locomotiva, il treno pass a
    tutta velocit e non si scorse pi nulla delle meraviglie del Bengala,
    n Colgond,  n Gur in rovine,  n Murshidabad,  che in altri tempi fu
    anche  capitale,  n  Burdwan,  n Hooghly,  n Chandragarh,  un punto
    francese del territorio indiano,  su cui  Passepartout  sarebbe  stato
    fiero di vedere sventolare la bandiera della sua patria.
    Alle sette del mattino, infine il treno lanci il suo fischio sotto le
    tettoie della stazione di Calcutta.
    Il  piroscafo  in  partenza  per  Hong  Kong  doveva  levar l'ancora a
    mezzogiorno.  Phileas Fogg aveva dunque  cinque  ore  disponibili.  La
    situazione  dell'orario  del "gentleman" non presentava n anticipo n
    ritardo.  L'arrivo a Calcutta era stato  previsto  a  ventitr  giorni
    dalla  partenza  da Londra,  ossia per il 25 ottobre: e cos avveniva.
    Sfortunatamente i due giorni guadagnati  nel  percorso  fra  Londra  e
    Bombay, erano stati perduti nell'avventurosa traversata della penisola
    indiana. Ma  probabile che Phileas Fogg non li rimpiangesse.

















    15.
    IL SACCO DELLE BANCONOTE SI ALLEGGERISCE ANCORA DI QUALCHE MIGLIAIO DI
    STERLINE.

    Il  "gentleman",  sceso  dal  vagone  dietro a Passepartout che si era
    precipitato per primo, aiut cavallerescamente la sua giovane compagna
    a porre piede sulla banchina.
    Phileas Fogg intendeva recarsi subito al porto, al fine di fissare sul
    piroscafo una  cabina  per  la  signora  Auda  che  egli  non  avrebbe
    abbandonata un istante finch si trovavano in quel paese per lei tanto
    pericoloso.
    Al  momento in cui il signor Fogg stava per uscire dalla stazione,  un
    poliziotto gli si avvicin e gli chiese:
    - Il signor Phileas Fogg?
    - Sono io.
    - Quell'uomo  il vostro servo? - e il poliziotto addit Passepartout.
    - Compiacetevi di seguirmi entrambi.
    Il signor Fogg non aveva fatto un movimento che  denotasse  la  minima
    sorpresa.  Questo  poliziotto  era un rappresentante della legge e per
    qualsiasi inglese la legge  sacra.  Passepartout invece,  con le  sue
    abitudini francesi,  voleva protestare,  ma il poliziotto lo tocc con
    la sua bacchetta e il padrone gli fece cenno di obbedire in silenzio.
    - Questa giovane signora pu accompagnarci? - chiese il "gentleman" al
    poliziotto.
    - Faccia pure.
    L'agente della legge condusse i suoi personaggi a prendere posto su un
    "palkigarri",  una specie di vettura a quattro  ruote  e  con  quattro
    posti, tirato da due cavalli.
    Il rumoroso veicolo si slanci dapprima attraverso le viuzze strette e
    maleodoranti  della citt ind fiancheggiate da casupole e affollate
    da un brulichio di gente  sudicia  e  cenciosa;  quindi  percorse  gli
    ariosi  viali  della citt europea abbelliti da file di palme e dove
    c'era un incessante via-vai di eleganti carrozze.
    Dopo una ventina di minuti,  il "palkigarri" si ferm  davanti  a  una
    bassa  costruzione  che  non  aveva affatto l'aspetto di un'abitazione
    civile.
    I prigionieri,  perch cos ormai li si poteva definire,  furono fatti
    scendere e introdotti in uno stanzone con le finestre a inferriata.
    -  Alle  otto  e mezzo comparirete davanti al giudice Obadiah disse il
    poliziotto.
    Usc e chiuse la porta.
    - Eccoci in gabbia!... - mormor in un fiato Passepartout, lasciandosi
    cadere sopra una sedia.
    La signora Auda, senza riuscire a nascondere l'emozione che le tremava
    nella voce, disse precipitosamente a Phileas Fogg:
    - Signore, dovete abbandonarmi! E' per me che siete perseguitati dalla
    polizia: per avermi salvata!
    - Non  possibile - s'affrett a rispondere il "gentleman".  Arrestati
    per la faccenda del "sutty"?  E voi credete che quei bramini osino far
    denuncia e comparire  davanti  ad  un  giudice?  No;  qui  dev'esserci
    qualche  equivoco.  In  tutti  i casi,  non vi lascer prima di avervi
    condotta ad Hong Kong.
    - Ma il piroscafo parte a mezzogiorno! - fece osservare Passepartout.
    - Prima di mezzogiorno saremo a bordo.
    L'affermazione di Phileas Fogg era stata cos recisa che  Passepartout
    a sua volta non pot fare a meno di ripetere:
    - Diamine, certo! Prima di mezzogiorno saremo a bordo.
    Alle  otto  e  mezzo la porta si apr.  Ricomparve il poliziotto,  che
    introdusse i prigionieri nella sala vicina. Era una sala del tribunale
    e c'era gi l un pubblico alquanto numeroso e composto di  europei  e
    di  indigeni.  Il signor Fogg,  la signora Auda e Passepartout vennero
    fatti sedere su una panca collocata dinanzi ai seggi dei magistrati  e
    del cancelliere.  Questo magistrato,  il giudice Obadiah,  entr quasi
    subito, seguito dal cancelliere.  Era un uomo robusto e anzi piuttosto
    obeso. Stacc una parrucca da un chiodo e se l'infil con rapidit.
    - La prima causa - esclam.
    Ma subito aggiunse, portandosi la mano alla testa:
    - Ehi, ma non  la mia parrucca!
    - In realt, signor Obadiah,  la mia - rispose il cancelliere.
    - Caro signor Oysterpuf,  come volete che un giudice possa emanare una
    buona sentenza se porta la parrucca di un cancelliere?
    Venne fatto immediatamente lo scambio delle parrucche.  Durante questi
    preliminari,  Passepartout ribolliva d'impazienza, perch gli sembrava
    che la lancetta marciasse in modo terribilmente veloce  sul  quadrante
    del grande orologio del tribunale.
    - La prima causa - ripet quindi il giudice Obadiah.
    - Phileas Fogg? - interrog il cancelliere Oysterpuf.
    - Eccomi - rispose il signor Fogg.
    - Passepartout?
    - Presente! - rispose Passepartout.
    - Bene!  - disse il giudice Obadiah.  - Imputati,  sono gi due giorni
    che vi si d la caccia su tutti i treni provenienti da Bombay.
    - Ma di che cosa ci si accusa? - domand Passepartout, con impazienza.
    - Lo saprete subito - rispose il giudice.
    - Signore, - disse allora il signor Fogg - io sono cittadino inglese e
    ho diritto...
    - Le hanno mancato di rispetto? - domand il signor Obadiah.
    - No, per nulla.
    - Bene, fate entrare i querelanti.
    Dietro quest'ordine del giudice,  si  apr  una  porta  e  un  usciere
    introdusse tre sacerdoti ind.
    -  Proprio  loro!  -  mormor  Passepartout.  - Sono quei bricconi che
    volevano bruciare viva la signora Auda!
    I tre bramini si tennero  in  piedi  davanti  al  giudice,  mentre  il
    cancelliere  leggeva  ad alta voce una querela per sacrilegio contro
    il signor Phileas Fogg e il suo servo,  colpevoli di avere violato  un
    luogo sacro alla religione braminica.
    - Avete sentito l'accusa? - chiese il giudice a Phileas Fogg.
    -  Sissignore  -  rispose  il "gentleman",  consultando l'orologio.  E
    confesso.
    - Ah, voi confessate?
    - S.  Ed attendo che quei tre sacerdoti di Brahma confessino  a  loro
    volta che cosa erano andati a fare alla pagoda di Pillaji!
    I  bramini si guardarono in faccia come se non comprendessero il senso
    di tali parole.
    - Proprio s! - rincalz con impeto Passepartout. - A quella pagoda di
    Pillaji davanti alla quale stavano per bruciare viva la loro vittima.
    Il giudice Obadiah aveva una faccia stranamente sorpresa.
    - Che vittima? - chiese. - Bruciare, chi?... in piena citt di Bombay?
    - Bombay!!!
    Tale nome fu come una rivelazione per la mente di Phileas Fogg  e  del
    suo  servo.  L'incidente  della pagoda di Malebar-Hill essi lo avevano
    dimenticato: ed era proprio quello,  invece,  che  li  trascinava  ora
    davanti al magistrato di Calcutta.
    Infatti la voce del giudice andava spiegando:
    -  Signori,  qui  non  si tratta della pagoda di Pillaji,  bens della
    pagoda di Malebar-Hill a Bombay.
    - E, come corpo del reato,  ecco le scarpe del profanatore aggiunse il
    cancelliere deponendole sulla scrivania.
    - Le mie scarpe!
    Passepartout  fuori  di  s  per  la sorpresa e per la contentezza del
    ritrovamento, non aveva saputo trattenere l'involontaria esclamazione.
    Ma un istante dopo avrebbe dato tutto quel che possedeva, per ritirare
    le imprudenti parole.
    Se il bravo giovanotto fosse  stato  meno  preoccupato  per  il  fatto
    proprio,  avrebbe  scorto in un angolo del tribunale un personaggio di
    sua conoscenza.
    L'agente Fix,  l'autore di  tutta  quella  macchinazione,  seguiva  il
    dibattimento  con  un  interesse  facile  a  comprendersi.   A  Bombay
    l'intraprendente "detective" aveva calcolato tutto  il  vantaggio  che
    poteva  derivargli  dall'incidente  provocato  da  Passepartout  nella
    pagoda di Malebar-Hill.  Ritardando di dodici  ore  la  partenza,  Fix
    aveva  tenuto  consiglio  con  i  bramini;   aveva  promesso  loro  un
    indennizzo considerevole,  sapendo che il Governo inglese si  mostrava
    severissimo  contro  quel genere di delitti;  poi col treno successivo
    aveva  lanciato  i  tre  furiosi  sacerdoti  ind  sulle  tracce   del
    sacrilego.
    Ma  a  cagione del tempo impiegato nell'avventuroso salvataggio tra le
    foreste dei Vidhya, Fogg e il suo servo erano giunti a Calcutta dopo i
    loro  inseguitori.   Fix  trascorse  ventiquattro  ore   fra   mortali
    inquietudini,   nel  timore  che  il  suo  ladro  si  fosse  dileguato
    attraverso le province settentrionali;  ma infine,  appostandolo  alla
    stazione,  pot  avere  la  gioia  di vederlo e di farlo arrestare dal
    poliziotto al momento in cui scendeva dal vagone in compagnia  di  una
    giovane signora.
    Ora  il  "detective"  attendeva  con  nervosismo  la conclusione della
    causa.  A lui occorreva assolutamente creare al suo ladro un intoppo
    che lo fermasse a Calcutta,  poich anche qui,  come a Bombay e come a
    Suez,  il mandato d'arresto non era ancora  giunto.  -  I  fatti  sono
    dunque confessati? - riprese la voce nasale del giudice.
    - Confessati - conferm freddamente il signor Fogg.
    -  Pertanto,  in  base  alla  legge  inglese  che  intende  proteggere
    egualmente tutte le religioni dell'India,  il signor Passepartout  reo
    confesso di avere violato con piede sacrilego il lastrico della pagoda
    di  Malebar-Hill  a  Bombay  il giorno 20 ottobre,  viene condannato a
    quindici giorni di carcere e a una multa di trecento sterline.
    - Trecento sterline? - si lament Passepartout,  che non era veramente
    sensibile che all'ammenda.
    - Silenzio! - intervenne con voce stridula il cancelliere.
    - Inoltre, - aggiunse il giudice Obadiah, - poich non  materialmente
    provato  che non vi sia stata connivenza tra il domestico e il padrone
    e che in ogni caso costui  tenuto responsabile  delle  azioni  e  dei
    gesti  di un suo servitore alle sue dipendenze,  il tribunale condanna
    il suddetto Phileas Fogg a otto giorni  di  carcere  e  centocinquanta
    sterline di ammenda. Cancelliere, introduca un'altra causa!
    Nel suo angolo, Fix provava una soddisfazione indicibile. Phileas Fogg
    trattenuto  otto giorni a Calcutta: era pi di quanto fosse necessario
    per consentire l'arrivo del mandato di cattura.
    Passepartout era sbalordito.  Quella condanna rovinava il suo padrone.
    Una scommessa di ventimila sterline persa,  e tutto ci perch lui, da
    vero babbeo, era entrato in quella maledetta pagoda!
    Phileas Fogg era rimasto padrone di s,  senza nemmeno batter  ciglio,
    come se quella sentenza non lo riguardasse. Ma quasi subito disse:
    - Offro cauzione.
    - E' nel vostro diritto - rispose il giudice.
    Il "detective" si sent agghiacciare;  e riprese un attimo di speranza
    solo quando il giudice Obadiah fiss la cauzione nella somma enorme di
    mille sterline per ciascuna delle persone da riscattare.
    Ma a Phileas Fogg la cifra non fece impressione.
    - Pago - disse.
    E dal sacco portogli da Passepartout estrasse un  pacco  di  banconote
    che depose sul tavolo del cancelliere.
    -  Questa  somma  di duemila sterline vi sar restituita al momento in
    cui uscirete dal carcere,  se vorrete col tempo scontare la  pena  per
    non  perdere la cifra - profer il giudice.  - Frattanto siete liberi,
    sotto cauzione.
    Phileas Fogg disse semplicemente al suo servo:
    - Venite.
    - Ma almeno restituiscano le scarpe!  - proruppe Passepartout  con  un
    moto d'ira.
    Gli restituirono le sue scarpe.
    - Aff,  se costano care! - borbott il giovane, riponendole nel sacco
    da viaggio.  - Pi di mille sterline l'una!  E pensare che mi  calzano
    male.
    Passepartout, mogio come un cane bastonato, usc seguendo Phileas Fogg
    il quale aveva offerto il braccio alla signora Auda.  Salirono tutti e
    tre in una carrozza che si diresse  al  trotto  verso  il  porto.  Fix
    confidava  ancora  che  il  suo  ladro non avrebbe rinunciato a quella
    grossa cifra che avrebbe persa se non avesse fatto gli otto giorni  di
    carcere,  e,  con  la  lingua  di  fuori,  si gett sulle tracce della
    vettura.
    Suonavano le undici quando Phileas Fogg,  dando il  braccio  alla  sua
    giovane compagna di viaggio e seguito da Passepartout, scese sul molo.
    Giungeva  in  anticipo di un'ora.  A mezzo miglio in rada il Rangoon
    stava ancorato con la bandiera di partenza sventolante all'albero  pi
    alto.
    Fix vide la piccola comitiva prendere posto in una lancia a vapore che
    tosto fil sottobordo al piroscafo.
    Il "detective" batt il piede a terra:
    - Furfante!  - sibil.  - Parte davvero. Duemila sterline sacrificate!
    Prodigo come tutti i ladri!  Oh,  ma gli terr dietro fino in capo  al
    mondo,  se occorrer.  Certo,  per, andando di questo passo egli dar
    fondo a tutto il denaro!...
    La  riflessione  di  Fix  era  pi  che  ragionevole.   Da  quando  il
    "gentleman"  aveva  lasciato  Londra,  tra  spese  di viaggio,  premi,
    acquisto dell'elefante,  cauzione e multa,  aveva gi seminato pi  di
    cinquemila sterline sulla sua strada.  E la percentuale della somma da
    ricuperarsi, spettante al "detective", andava assottigliandosi.


    16.
    FIX NON DA' L'IMPRESSIONE DI CONOSCERE BENE LE  COSE  DI  CUI  GLI  SI
    PARLA.

    Il  Rangoon,  uno  dei  piroscafi  che  la  Compagnia  Peninsulare e
    Orientale utilizza per i mari  della  Cina  e  del  Giappone,  era  un
    battello   in   ferro,   spinto   ad   elica,   con   una   stazza  di
    millesettecentosettanta tonnellate e dotato di una forza  nominale  di
    400 cavalli.  Il Rangoon eguagliava il Mongolia quanto a velocit,
    ma non quanto a comodit.  Perci  la  signora  Auda  non  venne  bene
    installata quanto l'avrebbe desiderato Phileas Fogg.  Dopo tutto,  non
    si trattava che di una traversata di 3500  miglia,  ossia  di  undici-
    dodici  giorni,  e  la  giovane  donna  non si dimostr una passeggera
    difficile.
    Durante i primi giorni a bordo del Rangoon, la signora Auda fece pi
    ampia  conoscenza  con  Phileas  Fogg.  Ad  ogni  occasione  essa  gli
    attestava   vivissima   gratitudine.   Ma  il  flemmatico  "gentleman"
    l'ascoltava  con  freddezza.  Si  occupava,    vero,  di  sorvegliare
    affinch   nessuna   comodit   mancasse  alla  giovane  signora;   in
    determinate ore del giorno andava anche a conversare con  lei,  o  per
    meglio dire,  ad ascoltarla.  Ma tutto faceva meccanicamente,  come un
    automa caricato,  senza una parola o un gesto che svelassero la minima
    emozione.
    La  signora  Auda  non  sapeva  proprio  capacitarsene.   Per  fortuna
    Passepartout le aveva un tantino illustrato il carattere originale del
    suo padrone.  Le aveva anche raccontato per quale eccentrica scommessa
    costui  stesse  compiendo il giro del mondo.  La giovane indiana aveva
    sorriso a tutto ci. Del resto,  doveva la vita a quel "gentleman";  e
    il  sentimento  della riconoscenza verso di lui le rendeva grate anche
    le sue originalit.
    La signora Auda conferm il racconto che l'ind aveva fatto della  sua
    commovente  storia.  Ella  apparteneva  effettivamente  alla razza che
    occupa il primo posto tra le razze indigene. Molti negozianti pars si
    sono procurati grosse fortune in India nel commercio del  cotone.  Uno
    di essi,  Sir James Jejeebhoy,  stato nobilitato dal governo inglese,
    e la signora Auda era parente di questo ricco personaggio che  abitava
    Bombay.  Era  appunto un cugino di Sir Jejeebhoy,  l'onorevole Jejeeh,
    che ella contava di andare a raggiungere a Hong Kong.
    Pi di una volta la signora Auda, parlando del ricco parente presso il
    quale intendeva recarsi in Hong Kong,  ebbe ad  esprimere  la  propria
    inquietudine.  Avrebbe  trovato  ricetto ed assistenza in casa di lui?
    Non poteva esserne certa.
    Il signor Fogg le rispondeva in modo invariabile: di stare tranquilla,
    che tutto si sarebbe accomodato matematicamente.
    La signora Auda non comprendeva bene il significato di  quell'orribile
    avverbio;  e  i  suoi  grandi  occhi,  limpidi  e calmi come due laghi
    d'acqua,  si fissavano interrogativi  in  volto  a  Phileas  Fogg.  Ma
    l'intrattabile   inglese,    pi   che   mai   chiuso,   si   guardava
    dall'aggiungere parola.
    Quella prima parte della traversata del Rangoon  venne  compiuta  in
    condizioni eccellenti.  Il tempo era magnifico.  Tutta quella porzione
    dell'immensa baia che i marinai chiamano le braccia del  Bengala  si
    mostr favorevole alla marcia del piroscafo.  Il Rangoon fece presto
    la conoscenza della Andaman Settentrionale,  la principale  isola  del
    gruppo  delle Andamane,  che la sua pittoresca montagna di Saddle-Peak
    alta 732 metri segnala da molto lontano ai navigatori.
    Fu  rasentata  la  costa,  ma  i  selvaggi  papua  dell'isola  non  si
    mostrarono  affatto.  Sono  degli  esseri collocati all'ultimo gradino
    della scala umana, ma gli si fa un torto a ritenerli antropofagi.
    I panorami che offrivano queste isole erano superbi.  Foreste  immense
    di  latani,  di areche,  di bamb,  di miristiche,  di tek,  di mimose
    gigantesche, di felci arborescenti, occupavano il primo piano,  mentre
    sullo  sfondo  si  profilava  l'elegante sagoma delle montagne.  Sulla
    costa pullulavano a migliaia quelle preziose  salangane,  i  cui  nidi
    commestibili  costituiscono  un  cibo  ricercato  nel  Celeste  Impero
    cinese.  Ma tutto questo meraviglioso spettacolo offerto agli  sguardi
    dal  gruppo delle Andamane,  svan in fretta e il Rangoon si diresse
    rapidamente verso lo Stretto di Malacca,  che gli avrebbe dato accesso
    ai Mari della Cina.
    Che   faceva   durante   questa   traversata  l'ispettore  Fix,   cos
    malvolentieri  trascinato  in  un  viaggio  di  circumnavigazione?   A
    Calcutta,  dopo  avere  lasciato  istruzioni perch il famoso mandato,
    sempre che arrivasse,  gli fosse inviato a Hong Kong,  era riuscito ad
    imbarcarsi   a  bordo  del  Rangoon  senza  essere  stato  visto  da
    Passepartout,  e sperava di poter dissimulare  la  sua  presenza  fino
    all'arrivo  del  piroscafo.  In  realt,  gli  sarebbe stato difficile
    spiegare come mai si trovasse a bordo del Rangoon senza  risvegliare
    i  sospetti  di  Passepartout  che  doveva  crederlo  a Bombay.  Ma fu
    trascinato a rifare la conoscenza del  buon  giovanotto  dalla  logica
    stessa delle circostanze. Come? Lo vedremo subito.
    Tutte le speranze e le aspirazioni dell'ispettore di polizia erano ora
    concentrate  su  un  unico  punto del globo,  su Hong Kong,  perch il
    piroscafo faceva una  sosta  troppo  breve  a  Singapore  perch  egli
    potesse  operare  in questa citt.  Era perci ad Hong Kong che doveva
    avvenire l'arresto del ladro;  se invece questi gli sfuggiva,  era per
    cos dire senza possibilit di ritorno.
    Hong Kong,  infatti, era ancora una terra inglese, ma era l'ultima che
    si incontrava sulla strada. Al di l, la Cina, il Giappone e l'America
    avrebbero offerto un rifugio pressoch sicuro al signor Fogg.  A  Hong
    Kong,  se  egli  avesse  finalmente  trovato il mandato di arresto che
    evidentemente  gli  correva  dietro,  Fix  avrebbe  arrestato  Fogg  e
    l'avrebbe messo nelle mani della polizia locale.  Non ci sarebbe stata
    alcuna difficolt.  Dopo Hong Kong,  invece,  non  sarebbe  pi  stato
    sufficiente  un semplice mandato di arresto.  Sarebbe stato necessario
    un  mandato  di  estradizione.  Di  conseguenza,  ci  sarebbero  stati
    ritardi,  lentezze,  ostacoli  di ogni natura,  di cui quel mascalzone
    avrebbe approfittato per svignarsela definitivamente.  Se l'operazione
    fosse fallita a Hong Kong,  sarebbe stato,  se non impossibile, almeno
    molto difficile riprenderla con qualche speranza di successo.
    Dunque,  si ripeteva Fix durante le lunghe ore che trascorreva nella
    sua  cabina,  dunque,  o  il mandato di arresto sar a Hong Kong e io
    arrester il mio uomo,  oppure non ci sar e questa volta bisogna  che
    ad  ogni  costo  io  riesca a ritardare la sua partenza.  Ho fallito a
    Bombay, ho fallito a Calcutta! Se manco il mio colpo ad Hong Kong,  la
    mia reputazione  liquidata!  Costi quel che costi,  bisogna riuscire.
    Ma che espediente utilizzare per ritardare, se questo  necessario, la
    partenza di questo maledetto Fogg?.
    Come ultima risorsa,  Fix  era  ormai  deciso  a  confessare  tutto  a
    Passepartout,  a  fargli  sapere  chi  fosse il padrone che egli stava
    servendo e di cui non  era  certamente  complice.  Passepartout,  dopo
    avere ascoltato questa rivelazione e per evitare di compromettersi, si
    sarebbe  certamente  messo  dalla  sua parte,  dalla parte di Fix.  Ma
    questo era un espediente davvero estremo e  al  quale  ricorrere  solo
    quando   fossero   falliti  tutti  gli  altri.   Una  sola  parola  di
    Passepartout al suo padrone sarebbe stata sufficiente a  compromettere
    irrevocabilmente tutto l'affare.
    L'ispettore  di polizia era dunque in un imbarazzo estremo,  quando la
    presenza della signora Auda a bordo del  Rangoon,  in  compagnia  di
    Phileas Fogg gli apr nuove prospettive.
    Chi    quella donna?  Quale vicenda ne ha fatto la compagna di Fogg?
    Non c' dubbio che  l'incontro  deve  essere  avvenuto  fra  Bombay  e
    Calcutta.  Ma  dove,  precisamente?  Ed    stato un incontro casuale,
    oppure  il  viaggio  del  "gentleman"  attraverso  l'India      stato
    intrapreso  al preciso scopo di raggiungere quella leggiadra creatura?
    Poich, bisogna dire la verit,  leggiadra davvero....
    Fix,  che aveva avuto tempo di osservare la giovane indiana nella sala
    del tribunale di Calcutta,  fin per concludere con un'idea che gli si
    fiss nel cervello:
    Dev'essere proprio come dico io: sia maritata o no quella  donna,  la
    faccenda  nasconde  un  rapimento!  E  allora  io  posso  suscitare al
    rapitore  imbarazzi  talmente  seri  che  questa   volta   non   potr
    districarsene pur con tutto il suo denaro.
    Non  bisognava  tuttavia  aspettare ad agire al momento dell'arrivo ad
    Hong Kong: era consigliabile avvertire le autorit inglesi  segnalando
    il passeggero del Rangoon prima del suo sbarco. Nulla di pi facile,
    giacch  il  piroscafo  doveva  toccare  Singapore per farvi carico di
    carbone: e Singapore  collegato ad Hong Kong da un cavo telegrafico.
    Il Rangoon gi filava ad imboccare lo stretto di Malacca: l'indomani
    stesso avrebbe fatto  la  dovuta  sosta  di  un'ora  per  rifornire  i
    serbatoi. Fix entr immediatamente in azione.
    Allo   scopo   di  procedere  con  sicurezza  gli  occorrevano  alcune
    informazioni precise;  e deliber di far  cantare  Passepartout.  Quel
    mattino,  uscendo  finalmente dalla clausura della propria cabina,  il
    "detective" sal perci sul ponte alla caccia del suo uomo.
    Passepartout passeggiava a prua.  Fix dando segni di viva sorpresa gli
    si precipit incontro.
    - Voi? sul Rangoon! - esclam.
    - Chi si rivede??! Il signor Fix a bordo!
    La  meraviglia  di  Passepartout  nel  ritrovare  il  suo compagno del
    Mongolia fu proprio sincera.
    - Vi ho lasciato a Bombay, ed ecco che vi trovo sulla rotta di Bombay.
    Ma dunque, signor Fix, fate anche voi il giro del mondo?
    - No, no! Intendo fermarmi a Hong Kong almeno qualche mese.
    - Ah!  E come va che non vi  ho  visto  a  bordo,  dalla  partenza  da
    Calcutta fino ad oggi?
    -  Ecco,  un  certo  malessere...  -  rispose  Fix  tra  il  faceto  e
    l'imbarazzato.  - Ho dovuto starmene coricato in cabina.  Il golfo del
    Bengala non mi si addice quanto l'Oceano Indiano.  E il vostro padrone
    come sta?
    - In ottima  salute;    puntuale  come  un  cronometro,  con  il  suo
    itinerario!  A proposito,  signor Fix,  non sapete che abbiamo con noi
    anche una giovane signora?
    Fix mostr di cader dalle nuvole.  E Passepartout non ci mise gran che
    a  sfoderargli  tutta  la  storia:  l'incidente alla pagoda di Bombay,
    l'acquisto dell'elefante al prezzo di duemila sterline,  la scena  del
    "sutty",  il  rapimento  in  foresta,  la  condanna  al  tribunale  di
    Calcutta, la libert sotto cauzione.
    Questi ultimi incidenti Fix li  conosceva  assai  bene;  ma  finse  di
    ignorarli come il resto. Infine precipit la domanda che gli urgeva in
    gola:
    - E ditemi un po',  giovanotto: in conclusione, il signor Fogg intende
    condurre la giovane indiana in Europa?
    - Ma no, signor Fix,  nemmeno per sogno!  Noi andiamo semplicemente ad
    affidarla  alle  cure di un suo parente ricchissimo,  un negoziante di
    Hong Kong.
    Nulla da fare! disse  tra  s  il  "detective";  e  dissimulando  il
    dispetto aggiunse: - Un bicchierino di "gin", signor Passepartout?
    - Volentieri, signor Fix. Dobbiamo proprio brindare al nostro incontro
    a bordo del Rangoon!



















    17.
    DURANTE  LA  TRAVERSATA  DA SINGAPORE A HONG KONG SI TRATTA DI DIVERSE
    COSE.

    Dopo quel  giorno,  Passepartout  e  il  "detective"  si  incontrarono
    frequentemente,  ma l'agente di polizia si mantenne in una grandissima
    riservatezza con il suo amico e non tent affatto  di  farlo  parlare.
    Soltanto  una  volta  o  due  intravide  il  signor Fogg,  che restava
    volentieri nella sala grande del Rangoon per tenere  compagnia  alla
    signora Auda oppure per giocare a "whist",  secondo la sua invariabile
    abitudine.
    Quanto a Passepartout,  si era messo a riflettere molto seriamente sul
    caso  davvero  singolare  che  aveva  messo ancora una volta Fix sulla
    strada  del  suo  padrone.  E  in  effetti  c'era  almeno  da  restare
    sconcertati.
    Questo  gentiluomo  amabilissimo,   compitissimo,  in  cui  t'incontri
    dapprima a Suez,  che s'imbarca sul Mongolia,  che sbarca  a  Bombay
    dove  ti  dice  di dover soggiornare,  che ti ricapita fra i piedi sul
    Rangoon in viaggio per Hong Kong,  in una parola,  che  segue  passo
    passo  l'itinerario del signor Fogg,   una cosa per lo meno bizzarra,
    che merita proprio di rifletterci su!
    Passepartout, dal giorno dell'inatteso incontro con Fix, si era dato a
    meditare pi che seriamente sul mistero  delle  singolari  coincidenze
    che  avevano  messo  di  nuovo  quell'individuo  sulla  strada del suo
    padrone.
    A chi mai terr dietro Fix?... Sono pronto a scommettere,  per le mie
    preziose  pantofole,  che  costui lascer Hong Kong al pari di noi,  e
    proprio sullo stesso piroscafo!.
    Avesse  anche  riflettuto  cent'anni,  Passepartout  non  avrebbe  mai
    indovinato  la verit,  cio che il suo padrone era braccato,  come un
    ladro,  intorno al globo terrestre.  Tuttavia poich  fa  parte  della
    natura   umana  l'impegno  di  dare  una  spiegazione  ad  ogni  cosa,
    Passepartout ricevette un'improvvisa illuminazione e fin per arrivare
    ad una conclusione molto plausibile.
    Ho capito!, disse a se stesso, inorgogliendosi della scoperta. Fix,
     una spia,  un agente  informatore  sguinzagliato  sulle  tracce  del
    signor  Fogg dai suoi colleghi del Club della Riforma,  per verificare
    se  il  viaggio  intorno  al  mondo  si  compie  regolarmente  secondo
    l'itinerario  previsto.  Ah,  ma    una  cosa  che  non sta bene!  Un
    gentiluomo cos probo, cos onorabile, farlo spiare! Signori del Club,
    ci vi coster caro!.
    Passepartout risolse di non dire nulla al padrone,  temendo  che  egli
    potesse  giustamente  sentirsi  offeso dall'ignobile sospetto dei suoi
    avversari.  Soltanto,  si propose di smascherare Fix motteggiandolo  a
    parole velate senza compromettersi.
    Al  tramonto  del quinto giorno di viaggio,  mercoled 30 ottobre,  il
    Rangoon imboccava lo Stretto di Malacca che separa  la  penisola  di
    questo  nome  da  Sumatra.  Una  corona  di  isolotti scoscesi,  molto
    pittoreschi, nascondeva ai passeggeri la vista della grande isola.
    Spuntava l'alba quando lo "steamer"  poggiava  al  principale  approdo
    dell'isola di Singapore.
    Singapore  non  molto vasta,  n di aspetto imponente poich le manca
    il  profilo  dei  monti.  Ma    deliziosa  nella  sua  lussureggiante
    vegetazione tropicale, selvaggiamente bella nell'aspetto dalle giungle
    di cui in parte  rivestita e dove si annidano le tigri,  che ci vanno
    da Malacca attraversando a nuoto lo stretto.
    Il  Rangoon  giungeva  con  dodici  ore  di   anticipo   sul   tempo
    regolamentare.   Phileas  Fogg  annot  quel  vantaggio  nell'apposita
    colonna;  e si dispose a scendere a terra per accompagnare la  signora
    Auda,   la  quale  aveva  esposto  il  desiderio  di  fare  una  breve
    passeggiata.
    Fix,  a cui ogni mossa di Fogg pareva sospetta,  li segu a  distanza.
    Passepartout,   che   rideva  in  cuor  suo  osservando  le  mosse  di
    quell'individuo, se ne and per il solito giro di compere.
    L'isola di  Singapore  non  era  grande  n  imponente  d'aspetto.  Le
    montagne,  vale a dire i profili,  sono assenti.  Tuttavia  attraente
    nella sua piattezza E' un parco percorso da belle strade.  Un  gioioso
    equipaggio  tirato  dagli  eleganti  cavalli  che sono stati importati
    dalla Nuova Olanda (ossia l'Australia),  trasport la signora  Auda  e
    Phileas Fogg nel mezzo di folti palmizi dall'abbondante fogliame, e di
    alberi di garofano, i cui chiodi sono formati dallo stesso bottone del
    fiore semiaperto.
    Cespugli  di  alberi  del  pepe  rimpiazzavano  le siepi spinose delle
    campagne europee;  degli alberi del pane,  delle grandi felci  con  la
    loro  superba  ramificazione,  variavano  l'aspetto  di questa regione
    tropicale;  delle miristiche dal fogliame lucido saturavano l'aria  di
    un penetrante profumo. Nei boschi non mancavano le scimmie, riunite in
    bande  irrequiete e schiamazzanti,  e neppure mancavano le tigri nella
    giungla.  Qualcuno forse si stupir nel sentire  che  in  quest'isola,
    relativamente  cos  piccola,  questi  terribili carnivori siano stati
    distrutti solo recentemente,  ma gli si pu fare  osservare  che  essi
    vengono da Malacca, attraversando a nuoto lo stretto.
    Dopo aver percorso la campagna per un paio d'ore, la signora Auda e il
    suo  accompagnatore  - che guardava un poco senza nulla vedere -fecero
    ritorno nella citt,  un vasto agglomerato  di  abitazioni  pesanti  e
    schiacciate, circondate da meravigliosi giardini nei quali proliferano
    le manguste, gli ananassi e tutti i migliori frutti del mondo.
    Alle  dieci il "gentleman" e la sua giovane compagna fecero ritorno al
    piroscafo,  senza neppure sospettare che qualcuno li avesse seguiti  e
    spiati passo passo: era Fix, che aveva dovuto sobbarcarsi anche lui la
    spesa del noleggio d'una carrozza.
    Passepartout  aspettava  gi sul ponte del Rangoon,  e present alla
    signora Auda alcune  manguste  rosee  e  polpose,  e  alcuni  ananassi
    profumatissimi:  il  delizioso  omaggio  dei  pi  squisiti frutti del
    mondo, per i quali Singapore va famosa.
    Alle undici il Rangoon, con i serbatoi riforniti, levava l'ancora. E
    presto i passeggeri perdevano di vista le alte montagne di Malacca  le
    cui foreste albergano le pi magnifiche tigri del mondo.
    Trecento  miglia  circa  separano  Singapore  dall'isola di Hong-Kong,
    piccolo territorio inglese staccato dalla costa cinese.  Phileas  Fogg
    aveva interesse a percorrere quella distanza in non pi di sei giorni,
    per  poter  prendere  a Hong Kong il battello che il 6 novembre doveva
    partire per Yokohama, uno dei principali porti del Giappone.
    A Singapore si erano imbarcati ind, singalesi,  cinesi,  portoghesi e
    malesi in gran numero, che occupavano la seconda classe.
    Il tempo,  abbastanza bello fino ad allora, cambi con l'ultimo quarto
    della luna. Vi fu mare grosso. Il vento soffi talvolta a gran brezza,
    ma fortunatamente dalla parte di sud-est,  il che  favoriva  la  corsa
    dello "steamer".  Quando si riusciva a maneggiarla, il capitano faceva
    alzare la velatura.  Il Rangoon armato da brick navig spesso con le
    sue  due vele di gabbia e la vela di trinchetto,  e la sua velocit si
    accrebbe sotto la doppia spinta del vapore e del vento. In questo modo
    si costeggiarono su una rotta stretta e  talvolta  faticosa  le  coste
    dell'Annam e della Cocincina (l'attuale Vietnam).
    Ma  la  colpa  era  pi del Rangoon che del mare,  ed era con questo
    piroscafo che avrebbero dovuto prendersela i  passeggeri,  la  maggior
    parte dei quali si ammal durante la traversata.
    In realt,  le navi della Compagnia Peninsulare, che prestano servizio
    nei Mari della  Cina,  hanno  un  serio  difetto  di  costruzione.  Il
    rapporto  tra  il  loro  pescaggio  e  il  loro  tonnellaggio   stato
    calcolato male e di  conseguenza  esse  non  offrono  che  una  debole
    resistenza al mare.  Il loro volume chiuso e impenetrabile all'acqua 
    insufficiente.  Esse sono  come  annegate  e  di  conseguenza  basta
    qualche  ondata  pi forte per modificare la loro marcia.  Queste navi
    sono perci molto inferiori - se non per il motore e per il sistema di
    evaporazione,  almeno per la costruzione  -  ai  tipi  di  Messaggerie
    francesi, come l'Impratrice e il Cambodge. A differenza di queste
    ultime, che secondo i calcoli degli ingegneri devono imbarcare un peso
    d acqua equivalente alla loro stazza prima di andare a fondo,  le navi
    della Compagnia Peninsulare, il Golgonda, il Corea e il Rangoon,
    non potrebbero imbarcare pi di un sesto del loro peso senza andare  a
    fondo.
    Perci,  quando  c'era  cattivo  tempo,  era  opportuno prendere delle
    grosse precauzioni. Ogni tanto bisognava mettere alla cappa, a piccolo
    vapore.
    Tutte queste perdite di tempo  non  turbavano  affatto  Phileas  Fogg.
    Passepartout  invece ne era furibondo.  Egli accusava il capitano,  il
    macchinista,  la Compagnia,  e mandava al  diavolo  tutti  coloro  che
    s'impicciano  di  trasportare  passeggeri.  Forse anche il pensiero di
    quel famoso becco a gas che continuava ad ardere  a  sue  spese  nella
    casa  di  Saville  Row  aveva  molta  parte  nell'impazienza del bravo
    giovane.
    - Ma avete dunque tanta fretta di giungere ad Hong Kong?  - gli chiese
    un giorno Fix, testimone delle sue smanie.
    - Altro che! - rispose Passepartout.
    -  Pensate che il signor Fogg abbia premura di prendere a Hong Kong il
    piroscafo per Yokohama?
    - Una premura dannata!
    - Voi ora dunque credete a questo viaggio intorno al mondo?
    - Certo che ci credo! E voi, signor Fix?
    - Io?!... Ah... io non ci credo affatto.
    - Burlone! - rispose il francese, strizzando l'occhio.
    Fix rest allibito.  Quell'aggettivo e quell'espressione  nascondevano
    certo  un  sottinteso.  Che Passepartout gli avesse fiutato addosso la
    segreta qualit di "detective"?
    Tale pensiero torment per pi giorni il povero agente di polizia.  Un
    bel  mattino Passepartout gli accrebbe poi ancora maggiormente le pene
    con una maliziosa domanda:
    - Dite un po', signor Fix, a Hong Kong avremo per caso la disgrazia di
    dovervi lasciare?
    - Ma... non so... Forse.
    - Ah, se ci accompagnaste sarebbe un vero piacere per me.  Suvvia!  Un
    agente  della  Compagnia  Peninsulare  non  dovrebbe  fermarsi  a met
    strada.  Voi non andavate che a Bombay: ed eccovi fra  poco  in  Cina!
    L'America  non    lontana;  e  dall'America all'Europa non c' che un
    passo.
    Fix scrutava il suo interlocutore il  quale  mostrava  la  faccia  pi
    amabile di questo mondo.  Pens bene di ridere anche lui, e con grande
    sforzo ci riusc. Ma quel giorno il francese era in vena.
    - Vi frutta molto il vostro mestiere,  signor Fix?  -  chiese  con  un
    risolino all'angolo della bocca.
    -  S  e  no.  Ci sono buoni e cattivi affari.  Ma capite bene che non
    viaggio a mie spese.
    - Oh, per questo, ne sono pi che certo!
    E Passepartout,  dopo una risata fragorosa,  gir sui tacchi e  se  ne
    and.
    Fix scese in cabina, si butt desolatamente sulla cuccetta e si mise a
    riflettere.
    Sono  stato scoperto!...  Comunque sia,  quel francese del demonio ha
    riconosciuto la mia qualit di "detective".  Ma ne avr  informato  il
    suo  padrone?  Che  parte  gioca  il  servo  in tutta la faccenda?  E'
    complice, o no? E io,  devo considerare i miei piani irrimediabilmente
    falliti? Vediamo un
    poco....
    L'agente pass alcune ore difficili. Infine trov un'ennesima risorsa.
    Eh,  via,  io  gioco  d'astuzia!  Se a Hong Kong non trovo il mandato
    pronto per arrestare immediatamente Fogg,  e se capisco che  egli  sta
    per  ripartire  subito e lasciare,  questa volta per sempre,  il suolo
    inglese,  spiffero tutto a Passepartout.  O il servo    complice  del
    padrone,  e allora l'affare resta, come intanto lo sarebbe egualmente,
    definitivamente compromesso;  o il servo non  c'entra  per  nulla  nel
    furto,  e in questo caso, promettendogli una parte del premio, lo tiro
    con facilit dalla mia, e gli dimostro che  suo interesse abbandonare
    il padrone e aiutare me a trattenere Fogg a  Hong  Kong  fintanto  che
    giunga il mandato per arrestarlo.
    Questa  luminosa  trovata  ebbe  la virt di ristabilire un tantino di
    calma nel cervello scombussolatissimo di Fix.
    Questa era dunque la situazione rispettiva di questi due personaggi, e
    al di sopra di essi planava nella sua  maestosa  indifferenza  Phileas
    Fogg.  Egli  compiva in modo razionale la sua orbita intorno al mondo,
    senza inquietarsi per gli asteroidi che  gravitavano  intorno  a  lui.
    Eppure,  nelle  vicinanze,  vi era,  come direbbero gli astronomi,  un
    astro turbatore che avrebbe dovuto provocare certe  perturbazioni  nel
    cuore  di  questo gentiluomo.  Invece nulla!  Il fascino della signora
    Auda non aveva alcun effetto,  con grande sorpresa di Passepartout,  e
    le perturbazioni,  se pur ve n'erano, sarebbero state pi difficili da
    calcolare che non quelle di Uranio, che hanno portato alla scoperta di
    Nettuno.
    S,  quella era una meraviglia rinnovata ogni giorno per  Passepartout
    che  poteva leggere negli occhi della giovane un'infinita riconoscenza
    verso il suo padrone.  Decisamente Phileas Fogg  aveva  un  cuore  per
    comportarsi  in  maniera  coraggiosa,  ma  non per amare!  Quanto alle
    preoccupazioni che le  possibilit  di  questo  viaggio  potevano  far
    nascere in lui,  non ve n'era traccia. Passepartout, invece, viveva in
    una  continua  tensione.  Un  giorno  stava  appoggiato  al  parapetto
    dell'"engine  room",   la  sala  macchine,   e  guardava  il  possente
    macchinario  che  ogni  tanto  si  imbizzarriva,  quando  un  violento
    movimento  di  beccheggio  faceva  girare vorticosamente l'elica al di
    sopra dei flutti;  il vapore usciva allora  sibilando  dalle  valvole,
    provocando una gran collera nel brav'uomo.
    Non  sono calibrate,  quelle valvole!,  esclamava.  Non si cammina!
    Ecco come sono quest'Inglesi! Ah!, se fosse una nave americana,  forse
    si salterebbe in aria, ma si andrebbe ben pi veloci!.



















    18.
    PHILEAS FOGG, PASSEPARTOUT, FIX, OGNUNO PER PROPRIO CONTO, SI DEDICANO
    AI PROPRI AFFARI.

    Negli ultimi giorni della traversata,  il tempo fu abbastanza cattivo.
    Il vento divenne molto forte.  Provenendo costantemente da nord-ovest,
    si opponeva alla marcia del piroscafo. Il Rangoon, troppo instabile,
    roll  notevolmente e i passeggeri ebbero tutto il diritto di adirarsi
    con gli spaventosi cavalloni che  il  vento  sollevava  sull'acqua  al
    largo.
    Nei  giorni  3 e 4 novembre ci fu una specie di tempesta.  La burrasca
    batteva il mare con veemenza.  Il Rangoon dovette mettere alla cappa
    per  una  mezza  giornata,  conservando  solo  dieci giri d'elica,  in
    maniera da andare di sbieco con quei cavalloni.  Le vele  erano  state
    serrate,  ma  il  sartiame  opponeva ancora troppa resistenza e faceva
    sibilare il vento che l'investiva.  La velocit del piroscafo,  lo  si
    capisce  bene,  venne  notevolmente  diminuita  e si pot cominciare a
    ritenere che si sarebbe arrivati ad Hong Kong con venti ore di ritardo
    sull'orario regolamentare,  e forse anche di pi,  se la tempesta  non
    fosse cessata.
    Phileas   Fogg   assisteva   con  l'impassibilit  abituale  a  quello
    spettacolo di un mare furioso che sembrava lottare direttamente contro
    di lui.  La sua fronte non si corrug per un solo istante,  eppure  un
    ritardo  di  venti  ore poteva compromettere il suo viaggio facendogli
    perdere la coincidenza con il piroscafo per  Yokohama.  Ma  quest'uomo
    niente  affatto  nervoso  non  provava  n  impazienza n irritazione.
    Sembrava proprio che questa tempesta rientrasse  nei  suoi  programmi,
    che  essa  fosse  prevista.  La  signora  Auda,  che  parl con il suo
    compagno di questo contrattempo, lo trov calmo quanto nel passato.
    Fix,  invece,  non guardava queste cose con lo stesso occhio.  Ben  al
    contrario.  Questa  tempesta gli faceva piacere.  La sua soddisfazione
    sarebbe stata persino senza  limiti,  se  il  Rangoon,  fosse  stato
    obbligato  a  scappare  dinanzi  alla  tormenta.  Tutti questi ritardi
    andavano bene per lui,  perch avrebbero obbligato il  signor  Fogg  a
    restare qualche giorno ad Hong Kong.  Finalmente il cielo,  con le sue
    ventate e le sue burrasche,  appoggiava il suo impegno.  Stava un  po'
    male,  ma che importava! Non teneva conto delle sue nausee e quando il
    suo corpo si torceva per il mal di mare,  il suo spirito si rallegrava
    con una soddisfazione immensa.
    Quanto   a  Passepartout    comprensibile  con  quanta  collera  poco
    dissimulata egli trascorresse questo  tempo  di  prova.  Fino  a  quel
    momento  tutto  era  andato  cos bene!  La terra e l'acqua sembravano
    essere a disposizione  del  suo  padrone.  Piroscafi  e  ferrovie  gli
    obbedivano.  Il  vento  e  il  vapore  si  univano per favorire il suo
    viaggio.  Era infine suonata l'ora delle  disillusioni?  Passepartout,
    quasi che le ventimila sterline della scommessa dovessero uscire dalla
    sua  borsa,  non  viveva  pi.  Questa tempesta lo esasperava,  questa
    bufera lo faceva infuriare,  ed avrebbe volentieri frustato quel  mare
    disobbediente!  Povero  ragazzo!  Fix  gli  nascose  con  cura  la sua
    soddisfazione personale,  e fece bene,  perch se Passepartout  avesse
    intuito  la  contentezza  nascosta  di Fix,  questi avrebbe passato un
    brutto quarto d'ora.  Passepartout rimase sul ponte del Rangoon  per
    tutto il tempo che dur la burrasca.  Non avrebbe potuto restarsene in
    basso;  si  aggrappava  all'alberatura;  meravigliava  l'equipaggio  e
    s'impegnava  in tutto con un'abilit da scimmia.  And un centinaio di
    volte ad interrogare il capitano,  gli ufficiali,  i marinai  che  non
    potevano  impedirsi  di  ridere,  vedendo  un ragazzo cos sbalordito.
    Passepartout voleva assolutamente sapere quanto tempo  sarebbe  durata
    la  tempesta.  Lo si rispediva allora a controllare il barometro,  che
    non si decideva a risalire. Passepartout scuoteva il barometro, ma non
    serviva a nulla,  n gli scossoni n le ingiurie di cui  egli  copriva
    l'innocente strumento.
    Finalmente  la procella si calm.  Lo stato del mare si modific nella
    giornata del 4 novembre.  Il vento salt di due quarti verso il sud  e
    ridivenne favorevole.
    Passepartout si rasseren allo stesso modo del tempo.  Vennero sciolte
    le gabbie e le vele,  e il Rangoon riprese la  sua  strada  con  una
    meravigliosa velocit.
    Ma  non  era  possibile  ricuperare tutto il tempo perduto.  Bisognava
    accettare questa realt dei fatti e la terra venne segnalata solo il 6
    novembre alle cinque del mattino.  Il calendario  fissato  da  Phileas
    Fogg indicava l'arrivo del piroscafo al 5.  Arrivando invece il giorno
    6, aveva, dunque, ventiquattr'ore di ritardo. La partenza per Yokohama
    era, dunque, rimandata.
    Alle 6,  sal a bordo del Rangoon e prese posto sulla passerella  il
    pilota  che  doveva  guidare  il piroscafo nel dedalo fino al porto di
    Hong Kong.
    Passepartout moriva  dalla  voglia  di  interrogare  quell'uomo  e  di
    chiedergli  se il piroscafo di Yokohama avesse gi lasciato Hong Kong.
    Ma non osava farlo,  preferendo conservare un  po'  di  speranza  fino
    all'ultimo istante.  Egli aveva confidato le sue inquietudini a Fix il
    quale, da buona volpe,  tent di consolarlo dicendo che il signor Fogg
    sarebbe  riuscito  a  prendere  il  piroscafo  successivo.  Ma  questo
    provocava in Passepartout una rabbia velenosa.
    Tuttavia,  se Passepartout non s'azzard  ad  interrogare  il  pilota,
    Mister Fogg,  dopo avere consultato il suo "Orario Bradshaw",  domand
    con la sua solita aria tranquilla al  pilota  se  egli  sapeva  quando
    sarebbe partito un battello da Hong Kong per Yokohama.
    - Domani, con la marea del mattino.
    - Bene - fece il signor Fogg senz'ombra di meraviglia.
    Passepartout,  presente al dialogo,  avrebbe volentieri abbracciato il
    pilota, a cui Fix invece avrebbe con piacere torto il collo.
    - E qual  il nome dello steamer  in  partenza?  -  chiese  ancora  il
    signor Fogg.
    - Il Carnatic.
    - Non doveva partire ieri?
    - S,  signore.  Ma si  resa necessaria una revisione alle caldaie; e
    la partenza  stata rimandata a domani.
    - Vi ringrazio dell'informazione - rispose Fogg, e con il suo passo da
    automa ridiscese nel salone del Rangoon.
    Passepartout ne approfitt per slanciarsi ad  afferrare  la  mano  del
    pilota e stringerla con effusione.
    - Siete un grand'uomo! - gli grid sul volto.
    Il  pilota  non  seppe  mai spiegarsi il perch di quella stretta e di
    quell'elogio.
    A un colpo di fischietto sal sulla plancia,  e diresse  con  perfette
    manovra  il  Rangoon  tra  la flottiglia di giunche,  di prahs,  di
    tankas e di battelli d'ogni specie che ingombravano la  rada  di  Hong
    Kong.
    Il caso questa volta si era alleato con Phileas Fogg!
    Senza  quella  necessit di una revisione alle caldaie,  il Carnatic
    non  sarebbe  pi  stato  in  porto  all'arrivo  del  Rangoon,  e  i
    passeggeri  diretti  in  Giappone  avrebbero dovuto aspettare per otto
    giorni la partenza del piroscafo successivo.
    E' vero che il signor Fogg in complesso si trovava con un  ritardo  di
    24 ore rispetto ai tempi previsti; ma ci non aveva conseguenza per il
    restante  del  viaggio,  poich  da  Yokohama  il  piroscafo  per  San
    Francisco non poteva partire fino a che non  fosse  giunto  quello  di
    Hong  Kong,  e  d'altra  parte  le  ore  di  ritardo  sarebbero  state
    facilmente ricuperate nei ventidue giorni di traversata del Pacifico.
    Siccome la partenza del  Carnatic  era  annunziata  per  il  mattino
    seguente,  Phileas Fogg aveva davanti a s sedici ore durante le quali
    poteva occuparsi della sistemazione della signora Auda.
    Sbarc dando il braccio alla giovane compagna di viaggio;  e  noleggi
    un palanchino, dopo aver chiesto ai portatori di indicargli un albergo
    di prima classe.
    Gli  fu  suggerito  l'Htel  du  Club.  Il palanchino vi si diresse,
    seguito da Passepartout che camminava a piedi.
    All'Htel du Club, Phileas Fogg fiss un appartamento per la signora
    Auda. Qui la giovane indiana rimase in attesa del "gentleman" il quale
    frattanto si metteva immediatamente in cerca di  quel  tale  onorevole
    Jejeeh, presso cui Auda pensava di trovare ospitalit.
    Phileas  Fogg,  sempre  in  palanchino,  si  fece condurre alla Borsa,
    ritenendo che l  senza  dubbio  doveva  essere  conosciuto  il  ricco
    personaggio, uno dei pi facoltosi della citt.
    L'agente  di  cambio  a  cui  Fogg  si  rivolse  conosceva  infatti il
    negoziante pars.  Ma  diede  notizia  che  da  due  anni  costui  non
    risiedeva  pi  in  Cina:  radunata  una  bella fortuna,  era andato a
    stabilirsi in  Europa,  in  Olanda  probabilmente,  date  le  numerose
    relazioni  che  aveva  sempre  avute  con  quel  paese  durante la sua
    carriera commerciale.
    Il "gentleman" torn all'Htel du Club;  fece chiedere alla  signora
    Auda  il  permesso  di  salire a parlarle,  e la inform del risultato
    delle ricerche.
    La signora Auda tacque a lungo,  soprappensiero.  Si  pass  una  mano
    sulla fronte, poi disse con la sua voce dolce:
    - Che devo fare, signor Fogg?
    - Semplicissimo, signora Auda; venirvene in Europa.
    - Ma non posso abusare...
    -  Voi  non abusate.  E la vostra presenza non disturba affatto il mio
    programma. Passepartout!
    - Signore? - rispose il servo presentandosi.
    - Andate al porto, e fissate tre cabine sul Carnatic.
    Passepartout  raggiante  al  pensiero  di  proseguire  il  viaggio  in
    compagnia  della  signora  Auda che era tanto benevola con lui,  scese
    piroettando le scale dell'Htel du Club.




















    19.
    PASSEPARTOUT SI PREOCCUPA TROPPO DEL  SUO  PADRONE  ED  ECCO  COSA  NE
    DERIVA.

    Hong Kong  soltanto un isolotto che il trattato di Nanchino,  dopo la
    guerra del 1842,  ha assegnato alla Gran Bretagna.  Nel giro di  pochi
    anni,   il  genio  colonizzatore  degli  Inglesi  vi  ha  fondato  una
    importante  citt  e  vi  ha  creato  un  porto,  il  Porto  Vittoria.
    Quest'isola    situata  all'imbocco  della foce di Canton,  e solo 60
    miglia  la  separano  dalla  citt  portoghese  di  Macao,   costruita
    sull'altra riva.  Hong Kong doveva necessariamente vincere Macao in un
    confronto commerciale,  e attualmente la maggior  parte  del  traffico
    cinese  viene  trattata  dalla  citt  inglese.   Dei  "docks",  degli
    ospedali,  dei "wharfs",  dei magazzini,  una cattedrale  gotica,  una
    Governement-house  (sede  del  governo),  delle  strade con il fondo
    secondo il sistema di Mac Adam,  tutto farebbe pensare che ci si trovi
    in  una citt commerciale delle contee di Kent o del Surrey,  che dopo
    avere attraversato lo sferoide terrestre  sia  venuta  a  spuntare  in
    questo punto della Cina, quasi ai suoi antipodi originari.
    Passepartout, con le mani ficcate in tasca, si diresse dunque verso il
    Porto Vittoria,  guardando i palanchini,  i carretti velati, ancora in
    vigore nel  Celeste  Impero,  e  tutta  quella  folla  di  Cinesi,  di
    Giapponesi e di Europei, che si spintonava sulle strade.
    -  Su per gi  ancora Bombay,  Calcutta o Singapore che ritrovo sulla
    mia strada!  - rifletteva il giovanotto.  - Ho capito: tutt'intorno al
    mondo c' come una fascia di citt inglesi.
    Al porto trov un formicolio di navi di tutte le nazionalit: inglesi,
    francesi,  americane,  olandesi;  navi  da  guerra  e navi mercantili,
    giunche, sampan, e persino piccole imbarcazioni adorne di ghirlande di
    fiori, che formavano sull'acqua delle specie di aiuole galleggianti.
    Entrato nella bottega d'un barbiere, per farsi radere, Passepartout ne
    usc poco dopo, raso proprio alla cinese;  poi si diresse al molo dove
    stava attraccato il Carnatic.
    L,  come  c'era  da aspettarselo,  trov Fix che passeggiava avanti e
    indietro.
    Il "detective" aveva una faccia piena di dispetto,  in conseguenza del
    fatto  che  il  mandato  gli  mancava  ancora.  Quel  disgraziatissimo
    documento gli correva dietro,  e naturalmente non poteva  raggiungerlo
    finch Fix non si fosse fermato almeno un po' di tempo in un qualunque
    porto d'arrivo.
    Passepartout con il sorriso abituale and incontro al suo compagno.
    - Ebbene, signor Fix, siete deciso a venire in America con noi?
    - S - rispose Fix a denti stretti.
    Il francese proruppe in una risata.
    - Evvia!  Lo sapevo che non potevate separarvi da noi. Venite, venite:
    andiamo a fissare anche la vostra cabina!
    Entrarono insieme negli uffici  della  Compagnia,  e  noleggiarono  le
    cabine per quattro persone.
    L'impiegato si fece premura d'informare i due forestieri che,  essendo
    terminati i lavori  di  revisione  alle  caldaie  del  Carnatic,  il
    piroscafo  sarebbe partito la sera stessa alle otto anzich il mattino
    appresso.
    - Benissimo - esclam Passepartout.  - Corro subito  ad  avvertire  il
    signor Fogg.
    In quell'istante Fix prese la sua decisione estrema.
    -  Che fretta volete avere,  giovanotto?  - disse,  trattenendo per un
    braccio il francese. - Vi rimane tanto tempo! Accettate un rinfresco?
    Nella via adiacente al molo c'era una discreta taverna. I due compagni
    vi entrarono.  Si trovarono in  una  sala  vasta,  ben  arredata.  Una
    trentina  di  avventori  sedevano  a  tavolini  di giunco intrecciato,
    ingombri di boccali di birra e bottiglie di "gin".
    La maggior parte di quegli uomini fumavano lunghe pipe di creta rossa,
    cariche con pallottoline da cui saliva un fumo  dall'odore  snervante,
    misto a fragranza d'essenza di rose.
    Di  tanto in tanto qualche fumatore scivolava sotto la tavola.  Allora
    due camerieri accorrevano,  lo  sollevavano  per  i  piedi  e  per  le
    braccia,  e  lo  portavano  di  peso su un ampio divano disposto nella
    penombra in fondo alla sala.  Su quel letto il dormiente continuava  i
    suoi  sonni  beati,  accanto ad una diecina d'altri dormienti come lui
    che gi vi stavano distesi.
    Passepartout entrando nel locale non aveva girato subito gli occhi  da
    quella parte.  Un senso penoso di disgusto lo colse quando,  osservata
    meglio tutta la scena che gli si svolgeva intorno,  comprese di essere
    capitato in una taverna di fumatori d'oppio.
    Si  trovava  infatti in una di quelle fumerie che esistono a centinaia
    in Hong Kong e che sono frequentate da esseri miserabili  abbrutiti  e
    inebetiti dall'uso del potente narcotico.
    L'uso  dell'oppio    uno dei pi deplorevoli e funesti,  poich porta
    all'indebolimento del fisico e di tutte le energie mentali.  In  Cina,
    ove durante il secolo scorso esso  andato tragicamente diffondendosi,
    il  Governo  ha  fatto  enormi  sforzi  per arginarlo,  ma quasi senza
    risultato.  Col uomini e donne sono per  la  maggior  parte  accaniti
    fumatori  d'oppio: c' chi arriva a fumarne anche otto pipe al giorno.
    Ma con quali conseguenze!  Fino persino a morirne nel giro  di  cinque
    anni!
    Davanti  a  due  bottiglie  di porto che Fix aveva generosamente fatte
    venire in tavola,  la conversazione fra lui e il francese si protrasse
    alquanto. I due ciarlavano del pi e del meno. Passepartout, che aveva
    accettato  per  cortesia  non avendo un denaro in tasca,  faceva onore
    alle bottiglie, che presto furono vuotate.
    Solo allora il servo si ricord  di  dover  correre  ad  avvertire  il
    signor Fogg circa il mutato orario di partenza del Carnatic.
    Fix lo trattenne.
    - Un momento! - disse. - Ho da parlarvi di cose serie.
    -  Di  cose serie?  - ribatt Passepartout stupito,  scolando l'ultimo
    fondo del bicchiere che aveva davanti. - Ebbene,  ne parleremo domani.
    Oggi non ho pi tempo.
    Fix insist.
    - Si tratta del vostro padrone.
    A queste parole Passepartout scrut in viso il suo interlocutore; e si
    rimise a sedere.
    - Che avete da dirmi, suvvia?
    Fix appoggi la mano sul braccio del compagno.
    - Voi avete indovinato chi sono io, vero? - gli disse a voce bassa.
    - Altro che! - rispose Passepartout, sorridendo.
    - Allora vi confesser tutto...
    - Ah,  ah, bella forza d'intelligenza la vostra! Adesso che gi lo so.
    Basta;  parlate pure.  Ma  prima  lasciate  ch'io  vi  dica  che  quei
    gentiluomini sprecano il loro denaro proprio inutilmente.
    - Se dite cos, si vede che non conoscete l'importanza della somma.
    - Ma s: ventimila sterline.
    Fix serr la mano di Passepartout.
    - Cinquantacinquemila! - disse con enorme espressivit.
    -  Che?!  Il  signor Fogg avrebbe osato tanto?  Non lo credo.  Ad ogni
    modo, del resto,  una ragione di pi per non perdere un istante.
    E il servo torn ad  alzarsi  per  andarsene.  Fix,  che  aveva  fatto
    portare intanto una terza bottiglia, lo costrinse di nuovo a sedersi.
    - Cinquantacinquemila sterline! - ripigli. - E se riesco, guadagno un
    premio  di  duemila  sterline,  capite?  Ne volete cinquecento voi,  a
    condizione d'aiutarmi, beninteso?
    - Aiutarvi?!  - domand Passepartout,  sgranando gli occhi.  - E a far
    che?
    - A trattenere il signor Fogg per qualche giorno ad Hong Kong.
    - E via,  questo  troppo!  - proruppe il francese.  - Non contenti di
    far pedinare il mio padrone,  di sospettare  della  sua  lealt,  quei
    gentiluomini  suoi  colleghi  del  Club vogliono anche causargli degli
    intoppi?! Arrossisco per loro!
    - Ah, davvero? Ma che cosa volete dire con questo? - domand Fix.
    - Voglio dire che  una vera mancanza di delicatezza.  Tanto  varrebbe
    spogliare il signor Fogg e tirargli fuori il denaro direttamente dalle
    tasche.
    - Ma  precisamente quello a cui cerchiamo di arrivare!
    -  Questa  proprio una trappola!  - grid Passepartout,  che si stava
    riscaldando sotto l'influsso del "brandy" servitogli da Fix e che egli
    beveva senza rendersi conto.  - E' proprio una trappola!  E  sono  dei
    "gentlemen", dei colleghi!
    Fix cominciava a non raccapezzarsi pi.
    - Dei colleghi!  - continuava ad esclamare Passepartout,  - dei membri
    del Club della Riforma! Sappiate, signor Fix,  che il mio padrone  un
    uomo  dabbene  e che,  quando ha fatto una scommessa  solo in maniera
    pienamente leale che intende vincerla.
    - Ma chi credete dunque che io sia?  - domand Fix,  fissando  il  suo
    sguardo su Passepartout.
    -  Che  diamine!  un agente dei membri del Club della Riforma,  che ha
    l'incarico di controllare l'itinerario del mio padrone, e questa  una
    cosa davvero umiliante!  Tanto che bench io abbia intuito la cosa gi
    da diverso tempo, mi sono ben guardato dal rivelarla al signor Fogg!
    - Lui non sa nulla?... - domand con vivacit Fix.
    -  Nulla.  - E dicendo Passepartout vuot con energia il bicchiere che
    Fix gli aveva riempito per l'ennesima volta.
    Il "detective" si pass una mano sulla fronte,  e riflett un  attimo.
    L'errore di Passepartout appariva sincero.  Evidentemente quel giovane
    parlava in buona fede e non era complice del suo padrone.
    Ebbene, dal momento che non  suo complice, mi aiuter.
    Questa fu la conclusione  fulminea  di  Fix,  il  quale  si  decise  a
    giuocare l'ultima carta.
    - Sentitemi,  amico - disse a bassa voce,  parlando quasi all'orecchio
    di Passepartout.  - Io non  sono  quello  che  voi  credete:  sono  un
    "detective",  incaricato  d'una  delicata  missione  dalla  Polizia di
    Londra.
    - Voi!... un poliziotto?!
    - S; e ve lo provo. Ecco il mio brevetto.
    Fix  trasse  dal  portafogli,  e  mostr  al  compagno,  il  documento
    incontestabile rilasciato dalla Direzione di Scotland Place.
    Passepartout non riusciva pi ad articolare parola.
    -  La scommessa del signor Fogg - riprese Fix,  -  un pretesto da cui
    siete stati abbindolati voi e i suoi colleghi del Club,  giacch  egli
    aveva  interesse ad assicurarsi la vostra inconsapevole complicit.  E
    ora vi spiego.  Il 29 settembre scorso,  venne commesso ai danni della
    Banca  d'Inghilterra  un  furto  di cinquantacinquemila sterline da un
    individuo i cui connotati poterono essere raccolti. Eccoli: lineamento
    per lineamento sono quelli del signor Fogg.
    Passepartout batt sul tavolino un pugno formidabile.
    - Evvia! - grid.  - Il mio padrone  il pi gran galantuomo di questo
    mondo!
    -  Che  ne  sapete voi?  - insinu il "detective".  - Non lo conoscete
    neppure!  Entraste al suo servizio il giorno stesso in cui egli part,
    con un pretesto insensato,  senza valigia,  portando con s una grossa
    somma di banconote. E voi osate sostenere che  un onest'uomo?
    - S! s!... - ripeteva macchinalmente il povero giovane.
    - Volete dunque essere arrestato come suo complice?
    Il francese si era portato le mani alla  testa.  Era  irriconoscibile.
    Non  osava  pi guardare in faccia l'ispettore di polizia;  e la mente
    gli turbinava.  Phileas Fogg,  un ladro?  lui,  il salvatore di  Auda,
    l'uomo generoso e tutto coraggio?!  Eppure,  quanti sospetti contro la
    sua persona!  Passepartout avrebbe voluto  scacciarli  quei  terribili
    sospetti che la voce insinuante del poliziotto si accaniva a ficcargli
    come  un  tormento nel cervello.  Non voleva credere alla colpevolezza
    del suo padrone.
    - Insomma,  cosa volete da me?  - chiese infine,  contenendosi con  un
    ultimo sforzo.
    - Ecco.  Ho seguito il signor Fogg fin qui;  ma non ho ancora ricevuto
    il mandato per arrestarlo.  Bisogna che mi aiutiate  a  trattenere  il
    vostro padrone a Hong Kong.
    - Io, aiutarvi a...
    -  E  divider  con  voi  il premio di duemila sterline promesse dalla
    Banca d'Inghilterra.
    - Mai!
    Passepartout  aveva  tentato  di  rialzarsi;   ma  ricadde  a   sedere
    sentendosi vacillare sulle gambe.
    - Signor Fix,  - balbett,  - quand'anche tutto ci che mi avete detto
    fosse  vero,  quand'anche  il  mio  padrone...   fosse  il  ladro  che
    cercate...  cosa che io nego!...  sono stato...  sono al suo servizio.
    L'ho visto buono e generoso... Tradirlo?... mai,  no,  per tutto l'oro
    del  mondo!  Io,  signor Fix,  sono di un villaggio dove non si mangia
    codesto pane!
    - Rifiutate?
    - Rifiuto.
    - E allora,  - si affrett a concludere il "detective",  facciamo come
    se non vi avessi detto nulla. E beviamo, da amici come prima.
    - S, beviamo!
    Passepartout si sentiva sempre pi salire al cervello i fumi del vino.
    Il "detective" divorava con gli occhi ogni sua espressione, e comprese
    che era venuto il momento di farla finita.
    Sulla  tavola  c'erano  alcune  pipe  cariche  di  oppio.  Fix ne pose
    destramente una nella mano di Passepartout, il quale l'afferr,  se la
    port alle labbra, l'accese, ne trasse alcune boccate di fumo, e tosto
    ciondol la testa appesantita sotto l'influenza del narcotico.
    -   Finalmente!   -  gongol  Fix,   sostando  un  attimo  a  guardare
    Passepartout annichilito. - Il signor Fogg pu aspettare!
    E il "detective" usc, dopo avere pagato il conto.





















    20.
    FIX ENTRA DIRETTAMENTE IN RELAZIONE CON PHILEAS FOGG.


    Ignaro della scena che si svolgeva alla fumeria del porto e che  stava
    per   compromettere   gravemente   il   suo  viaggio,   Phileas  Fogg,
    accompagnato dalla signora Auda,  passeggiava per le vie di Hong Kong.
    Doveva  provvedere,  per  la sua giovane compagna,  all'acquisto degli
    oggetti che le sarebbero stati necessari nel lungo viaggio.
    Che un inglese come lui facesse il giro del mondo  con  una  sacca  da
    viaggio,  passi  pure,  ma una donna non poteva intraprendere una tale
    traversata  in  condizioni  del  genere.  Di  qui,   la  necessit  di
    acquistare gli oggetti e i vestiti necessari.
    Il  signor Fogg se ne disimpegn con la calma e la signorilit che gli
    erano abituali;  e a tutte le scuse della  signora  Auda,  confusa  da
    tanta gentilezza, rispondeva invariabilmente:
    - Non preoccupatevi, signora. Tutto ci rientra nel mio programma.
    Fatti  gli  acquisti,  il  "gentleman"  e la giovane indiana tornarono
    all'albergo e cenarono alla tavola rotonda. Poi la signora Auda risal
    nel suo appartamento.  Phileas Fogg rimase in salone  tutta  la  sera,
    assorbito nella lettura del "Times" e dell'"Illustrated London News".
    Se  fosse stato uomo da farsi meraviglia per qualche cosa,  si sarebbe
    stupito di non veder comparire il suo servo all'ora di andare a letto,
    ma sapendo che intanto il piroscafo per Yokohama  non  doveva  partire
    prima dell'indomani non si preoccup affatto di quell'assenza.
    La  mattina appresso,  Passepartout non accorse alla scampanellata del
    signor Fogg. Ci che pensasse il "gentleman", apprendendo che il servo
    non era rientrato all'albergo, nessuno potrebbe dirlo.
    Phileas Fogg si content di  prendere  a  mano  il  proprio  sacco  da
    viaggio,  fece  avvertire  la  signora  Auda,  e mand a noleggiare un
    palanchino.
    Erano le otto; e l'uscita del Carnatic dal porto era prevista per le
    nove e mezzo, cio al principiare dell'alta marea.
    Il palanchino trasport in meno di mezz'ora  i  viaggiatori  sul  molo
    d'imbarco; i bagagli li seguivano sopra una carriola.
    Una  sorpresa  attendeva il signor Fogg: il Carnatic era partito fin
    dalla sera prima. Il "gentleman", che aveva creduto di trovar al porto
    e il servo e il piroscafo,  era costretto dunque a fare senza dell'uno
    e dell'altro.
    Eppure sul suo volto non apparve il minimo segno di alterazione.  Alla
    signora Auda che lo guard con inquietudine,  il "gentleman" si limit
    a rispondere:
    - E' un piccolo incidente, signora; null'altro.
    In quella, un individuo che da un po' di tempo spiava Phileas Fogg gli
    si avvicin.
    Era Fix. Salut e disse:
    -  Se non sbaglio,  signore voi siete al pari di me uno dei passeggeri
    del Rangoon sbarcati ieri.
    - Appunto - rispose freddamente il signor Fogg.  - Ma non  ho  l'onore
    di...
    - Perdonate: credevo di trovare qui il vostro servo.
    La signora Auda chiese subito con ansia allo sconosciuto:
    - Sapete qualcosa di lui, signore?
    - Come! - rispose Fix, simulando la massima sorpresa. - Non  con voi?
    -  No  -  rispose  la  signora  Auda.  -  Da ieri non l'abbiamo veduto
    ricomparire. Che si sia imbarcato sul Carnatic senza di noi?
    - Ma allora anche voi,  se  lecita la domanda,  volevate partire  con
    quel piroscafo?
    - S, signore.
    -  Anch'io signora!  Ed eccomi qui tutto fuor di me.  Il Carnatic ha
    levato l'ancora con un anticipo di dodici ore, senza avvisare nessuno.
    E ora bisogna aspettare la bellezza di otto giorni prima  che  ci  sia
    un'altra partenza!
    Pronunciando  queste parole il "detective" si sentiva il cuore balzare
    di gioia: aveva la certezza che la sorte ormai s'era  schierata  dalla
    sua.  Prov  perci l'impressione che una tegola gli cadesse sul capo,
    quando ud Phileas Fogg dire con voce tranquilla:
    - Per fortuna, mi pare, ci sono ben altre navi nel porto di Hong Kong!
    Il signor Fogg,  offrendo il braccio alla  signora  Auda,  si  diresse
    verso i "docks", in cerca d'una nave in partenza.
    Fix,  tutto sconcertato,  gli tenne dietro macchinalmente.  Si sarebbe
    detto che un filo lo legasse a quell'uomo.
    Tuttavia,  pareva che la  fortuna  avesse  effettivamente  abbandonato
    quell'uomo dopo averlo assistito con tanto favore fino allora. Per tre
    ore  di  fila  Phileas  Fogg  s'aggir  per il porto in ogni direzione
    deciso,  se necessario,  a noleggiare una nave che lo  trasportasse  a
    Yokohama;  ma  vide solo dei battelli in fase di carico o di scarico e
    che perci non potevano salpare. Fix cominci a sperare di nuovo.
    Ci nonostante,  il signor Fogg non si sconcertava ed era intenzionato
    a  continuare  le  sue ricerche,  avesse dovuto spingersi anche fino a
    Macao, quando venne accostato da un marinaio sull'avamporto.
    - Vostro onore cerca una nave?  -  chiese,  scappellandosi  davanti  a
    Phileas  Fogg,  il quale procedeva adagio lungo il molo e osservava la
    selva di velieri all'ancora.
    -  Avete  una  nave  pronta  a  partire?  -  chiese  a  sua  volta  il
    "gentleman".
    -  S,  per  servir vostro onore.  Una nave-pilota,  la numero 43,  la
    migliore della flottiglia di questo porto.
    - Fila bene?
    - Dalle otto alle nove miglia all'ora. Volete vederla?
    - Vediamola.
    - Vostro onore la trover di proprio gradimento. Si tratta di una gita
    in mare che vostro onore intende compiere?
    - No, di un viaggio. Vi impegnate a portarci a Yokohama?
    Il marinaio a queste parole rimase con  le  braccia  penzoloni  e  gli
    occhi spalancati.
    - Vostro onore vuole scherzare?
    - Niente affatto.  Ho perduto la partenza del Carnatic; e mi occorre
    essere a Yokohama non pi tardi del 14,  a fine di  potermi  imbarcare
    sul piroscafo che partir da quel porto per San Francisco.
    -  Mi  rincresce,  -  rispose  il  pilota,  -  ma  per  me  la  cosa 
    impossibile!
    - Vi offro cento  sterline  al  giorno,  pi  un  premio  di  duecento
    sterline se arriviamo in tempo.
    Il  pilota si era tirato in disparte e guardava il mare: evidentemente
    era combattuto fra il desiderio di guadagnare una somma enorme,  e  il
    timore di avventurarsi tanto lontano.
    Fix, presente a tutta la scena, navigava in angosce mortali.
    Nel frattempo il signor Fogg si volse alla signora Auda.
    - Non avrete paura, signora? - le chiese.
    - Con voi no, signor Fogg - fu la risposta, data con voce soave.
    Il  marinaio  tornava  ad  avvicinarsi  al  "gentleman"  rigirando  il
    berretto fra le mani.
    - Ebbene? - chiese Phileas Fogg.
    - Ebbene,  vostro onore mi scuser;  ma io non posso arrischiare n  i
    miei  uomini  n  me,  n  voi stesso in un viaggio cos lungo,  su un
    veliero di appena venti tonnellate,  e in questa stagione.  Del resto,
    non  giungerebbe  in  tempo  poich da Hong Kong a Yokohama ci sono la
    bellezza di 1650 miglia.
    - Milleseicento soltanto - corresse il signor Fogg. - Fa lo stesso.
    Fix si sent alleggerito.
    - Tuttavia,  - soggiunse il marinaio,  -  ci  sarebbe  forse  modo  di
    aggiustarsi diversamente.
    Il respiro di Fix si blocc d'un sol colpo.
    - Come? - domand Phileas Fogg.
    -  Andando  a  Nagasaki,  all'estremit  meridionale  del Giappone,  a
    millecento miglia, oppure solamente a Shanghai,  a ottocento miglia da
    Hong  Kong.  In  quest'ultima traversata,  non ci allontaneremmo molto
    dalla costa cinese, il che sarebbe un grande vantaggio,  tanto pi che
    le correnti tendono al nord.
    -  Pilota,  -  rispose  Phileas  Fogg,  -  ma  a Yokohama che io devo
    prendere il piroscafo per l'America, e non a Shanghai o a Nagasaki.
    - Perch no? - rispose il pilota. - Il piroscafo per San Francisco non
    parte da Yokohama.  Fa scalo a Yokohama e a Nagasaki,  ma il suo porto
    di partenza  Shanghai.
    - Siete proprio sicuro di quel che dite?
    - Sicurissimo.
    - E quando parte il piroscafo da Shanghai?
    - L'undici,  alle sette di sera. Abbiamo davanti a noi quattro giorni,
    ossia novantasei ore: a una media di otto miglia all'ora,  se il  mare
    si  mantiene  calmo  e  il vento favorevole,  copriremo comodamente le
    ottocento miglia che ci separano da Shanghai.
    - E potreste partire?
    - Fra un'ora.  Mi basta il tempo per approvvigionarmi di viveri e  per
    spiegare le vele.
    - L'affare  concluso... Voi siete il padrone del battello?
    - S, sono John Bunsby, il padrone della Tankadre.
    - Volete una caparra?
    - Se questo non dispiace a vostro onore.
    - Ecco duecento sterline come acconto...  Signore,  - aggiunse Phileas
    Fogg, rivolgendosi verso Fix, - se voi volete approfittarne...
    Questi non si lasci sfuggire il destro.
    - Signore,  - rispose precipitosamente,  - stavo appunto per chiedervi
    questo gran favore!
    - Bene. Fra mezz'ora saremo a bordo.
    - Ma...  quel povero ragazzo...  - disse la signora Auda, estremamente
    preoccupata della scomparsa di Passepartout.
    - Sto per fare a suo riguardo tutto ci che mi  possibile,  signora -
    rispose Phileas Fogg.
    Mentre Fix,  nervoso, febbrile, avvelenato per il contrattempo, saliva
    a bordo della goletta,  il signor Fogg e  la  sua  bella  compagna  di
    viaggio  raggiunsero  gli  uffici  della  Polizia  di Hong Kong.  Col
    Phileas Fogg diede i connotati di  Passepartout  e  lasci  una  somma
    sufficiente  a  far  rimpatriare  il  giovane.   Uguale  formalit  fu
    adempiuta presso il Consolato di Francia.
    Il palanchino riport i viaggiatori all'albergo dove poterono ritirare
    i bagagli e poi all'avamporto.
    Suonavano le tre.  Il battello pilota numero 43,  con  l'equipaggio  a
    bordo, dopo avere imbarcato i viveri, era pronto a salpare.
    La Tankadre era una graziosa piccola goletta,  di venti tonnellate,
    snella di prua,  sottile nei fianchi e molto allungata lungo le  linee
    di  galleggiamento.  La si sarebbe detta uno "yacht" da corsa.  I suoi
    oggetti di ottone lucidi, le sue guarnizioni in ferro galvanizzate, il
    suo ponte bianco come l'avorio,  stavano ad indicare  che  il  padrone
    John  Bunsby  era  intenzionato a tenerla in ottimo stato.  I suoi due
    alberi si inclinavano alquanto verso poppa. Portava randa, trinchetto,
    trinchettina,  fiocco e frecce e  poteva  anche  armare  una  vela  di
    fortuna  per il vento in poppa.  Doveva camminare in modo meraviglioso
    e,  in realt,  aveva gi guadagnato parecchi premi nelle  gare  tra
    battelli-pilota.
    L'equipaggio della Tankadre si componeva, oltre che del padrone, di
    quattro marinai.  Erano tutti gente espertissima di quei mari, avvezza
    ad avventurarsi con qualsiasi tempo alla ricerca delle navi,  e perci
    rotta  ad  ogni  pericolo.  John  Bunsby  particolarmente,  con il suo
    sguardo vivo,  con  la  sua  espressione  energica,  avrebbe  ispirato
    fiducia anche ai pi timidi.
    Egli  accompagn  i  passeggeri,  per  il  boccaporto di poppa,  nella
    saletta  di  bordo  destinata  a  loro  alloggio.  C'erano  un  divano
    circolare  e  un  tavolo  rischiarato da una lampada di rollio.  Tutto
    piccolo, ma pulitissimo.
    - Mi dispiace di non potervi offrire qualcosa di pi spazioso disse il
    signor Fogg a Fix che si inchin senza rispondere.
    Il "detective" provava una specie di umiliazione ad approfittare  cos
    della gentilezza della sua vittima.
    In verit,  pens,   un furfante molto cortese.  Ma ci non toglie
    che sia un furfante!.
    Furono  spiegate  le  vele  alle  tre  e  dieci  minuti.  La  bandiera
    d'Inghilterra sventol al picco della goletta.
    I passeggeri erano saliti sul ponte;  e con insistenza la signora Auda
    e Phileas Fogg continuavano a guardare verso il molo  sperando  ancora
    di   vedervi  comparire  Passepartout.   Fix,   viceversa,   stava  in
    apprensione che il caso potesse riportargli fra i piedi  quel  dannato
    francese.  In questo caso sarebbe stata necessaria qualche spiegazione
    e la cosa non si sarebbe risolta favorevolmente per il poliziotto.  Ma
    il  francese non comparve e,  senza dubbio,  l'abbrutente narcotico lo
    teneva ancora sotto il suo malefico influsso.
    Finalmente, padron John Bunsby pass al largo e la Tankadre,  preso
    il vento sotto la randa, la vela di trinchetto e i fiocchi, si slanci
    saltellando sulle onde.











    21.
    IL PADRONE DELLA TANKADERE CORRE GRANDE RISCHIO DI PERDERE UN PREMIO
    DI DUECENTO STERLINE.

    Era  una spedizione davvero avventurosa,  quella,  di dover percorrere
    ottocento miglia su  un'imbarcazione  di  appena  venti  tonnellate  e
    soprattutto  in  quella stagione.  I mari della Cina sono generalmente
    pericolosi,  essendo esposti a terribili colpi di  vento,  soprattutto
    durante gli equinozi, e per l'appunto si era ancora ai primi giorni di
    novembre.
    Sarebbe stato certamente pi vantaggioso per il pilota condurre i suoi
    passeggeri  fino a Yokohama,  dal momento che egli era pagato un tanto
    al giorno.  Ma la sua imprudenza  sarebbe  stata  davvero  grande,  se
    avesse  tentato  di fare una tale traversata in condizioni del genere,
    ed era gi fare atto d'audacia,  se  non  di  temerariet,  quello  di
    risalire fino a Shanghai.  John Bunsby,  tuttavia, aveva fiducia nella
    sua Tankadre,  che si alzava sulle onde come un  sughero,  e  forse
    egli non aveva torto.
    Durante  le  ultime  ore  di  quella giornata,  la Tankadre dovette
    attraversare i passi capricciosi di Hong Kong e in ogni situazione  se
    la cav magnificamente.
    -  Non occorre,  capitano,  ch'io vi raccomandi la massima diligenza -
    disse Phileas Fogg al momento in cui la Tankadre  entrava  in  alto
    mare.
    - Vostro onore si affidi tranquillamente a me.  In fatto di vele siamo
    attrezzati alla perfezione;  e la goletta regge mirabilmente al vento.
    D'altra  parte tutto  disposto per ammainare con prontezza in caso di
    groppo.
    - E' il vostro mestiere e non il mio, capitano. Mi affido a voi.
    Phileas Fogg in piedi sul ponte, saldamente equilibrandosi sulle gambe
    divaricate, come un provetto marinaio,  guardava la distesa delle onde
    increspate di spume.
    La signora Auda sedeva a poppa, e anch'essa lasciava errare lo sguardo
    sull'oceano  gi oscurato dal crepuscolo.  La giovane donna si sentiva
    commossa al pensiero d'affrontare quella immensit su di  una  fragile
    imbarcazione. Al disopra del suo capo si spiegavano, simili ad ali, le
    bianche  e  altissime  vele.  La goletta,  sospinta dal vento,  pareva
    volare sulle onde.
    Scese la notte.  La luna entrava nel suo primo quarto e  la  sua  luce
    insufficiente  doveva  svanire ben presto tra le brume dell'orizzonte.
    Giungevano folate di nubi da est e occupavano gi una parte del cielo.
    Il pilota aveva disposto i propri fuochi di posizione, una precauzione
    indispensabile in mari tanto frequentati in prossimit  dei  porti  di
    attracco.  Non  vi  erano rari gli scontri tra navigli e alla velocit
    con cui correva, la goletta si sarebbe frantumata al minimo scontro.
    Fix era sulla prora e stava riflettendo.  Si teneva in disparte perch
    sapeva che Fogg non amava conversare. D'altronde gli ripugnava parlare
    a  quest'uomo di cui accettava l'aiuto.  Egli pensava anche al futuro.
    Gli sembrava certo che  il  signor  Fogg  non  si  sarebbe  fermato  a
    Yokohama,   ma  avrebbe  preso  immediatamente  il  piroscafo  di  San
    Francisco per  raggiungere  l'America,  la  cui  vastit  gli  avrebbe
    assicurato  l'impunit  e  la sicurezza.  Il piano di Phileas Fogg gli
    pareva il pi semplice possibile.
    Invece d'imbarcarsi in Inghilterra direttamente per  gli  Stati  Uniti
    come  un  comune  malfattore,  questo Fogg aveva fatto un giro largo e
    attraversato i tre quarti del globo per raggiungere pi sicuramente il
    continente americano dove si sarebbe goduto tranquillamente i  milioni
    della  Banca,  dopo avere seminato la polizia.  Ma una volta giunto in
    terra americana, che cosa avrebbe fatto Fix?  Avrebbe lasciato perdere
    quell'uomo?  No,  cento  volte  no!  Fino a che non avesse ottenuto un
    mandato di estradizione non  l'avrebbe  abbandonato  per  un  istante.
    Questo era il suo dovere ed egli l'avrebbe adempiuto fino in fondo. In
    ogni  caso  si  era verificata una circostanza fortunata: Passepartout
    non era pi col suo padrone e soprattutto,  dopo le confidenze di Fix,
    era  importante  che  il padrone e il servitore non si rivedessero mai
    pi.
    Anche Phileas Fogg,  del resto non poteva impedirsi di pensare al  suo
    domestico,   sparito  in  maniera  tanto  singolare.   Ma  dopo  avere
    sviluppato ogni sorta di riflessione,  non gli pareva impossibile che,
    in  seguito ad un malinteso,  il povero ragazzo si fosse imbarcato sul
    Carnatic all'ultimo  momento.  Questa  era  anche  l'opinione  della
    signora Auda,  che rimpiangeva moltissimo questo onesto servitore,  al
    quale ella tanto doveva. Poteva essere, dunque,  che essi lo avrebbero
    ritrovato  a  Yokohama  e,  se il Carnatic ve lo avesse trasportato,
    sarebbe stato facile informarsene. Verso le dieci,  si lev la brezza.
    Forse  sarebbe  stato  prudente prendere una mano di terzarolo,  ma il
    pilota, dopo avere attentamente osservato il cielo, lasci la velatura
    che  era  gi   dispiegata.   D'altronde,   la   Tankadre   reggeva
    mirabilmente  la velatura,  avendo un notevole pescaggio,  e tutto era
    gi predisposto per l'ammainaggio rapido in caso di groppo.
    Verso la mezzanotte,  Phileas Fogg e la signora Auda  discesero  nella
    cabina.  Fix  ve  li aveva preceduti e si era disteso in una cuccetta.
    Quanto al pilota e ai suoi uomini,  essi  trascorsero  l'intera  notte
    sopra il ponte.
    L'indomani,  8 novembre, al levar del sole, la goletta aveva fatto pi
    di cento miglia. Il solcometro, gettato con frequenza, indicava che la
    sua velocit era tra le otto e le nove miglia.  La  Tankadre  aveva
    dispiegato  tutte  le  vele  che davano ognuna il proprio contributo e
    cos la goletta filava al massimo della  sua  velocit.  Se  il  vento
    fosse rimasto in queste condizioni, avevano ottime possibilit.
    Per  tutta  quella  giornata,  la  Tankadre  non si allontan dalla
    costa,  le cui correnti le erano favorevoli.  La teneva a non  pi  di
    cinque miglia a babordo e la costa,  dal profilo irregolare, compariva
    talvolta attraverso alcuni bagliori.  Il vento proveniva  da  terra  e
    quindi  il  mare  era  abbastanza  tranquillo: la circostanza andava a
    vantaggio  della  goletta,   perch   le   imbarcazioni   di   piccolo
    tonnellaggio  risentono  soprattutto dei marosi che ostacolano la loro
    velocit,  che le  uccidono,  come  suona  l'espressione  usata  dai
    marinai.
    Verso mezzogiorno,  la brezza cal un poco e al il sud-est. Il pilota
    fece levare le contro-rande;  ma in capo a due ore bisogn  ammainarle
    perch il vento aument di intensit.
    Il  signor  Fogg e la sua giovane compagna di viaggio,  refrattari per
    fortuna al mal di  mare,  continuarono  a  mangiare  con  appetito  il
    biscotto  e le conserve di bordo.  Fix fu invitato alla loro mensa,  e
    dovette finire per accettare. Ma si sentiva turbato: viaggiare a spese
    di quell'individuo e nutrirsi anche alla sua tavola  gli  pareva  cosa
    indegna,  da uomo non leale. Mangi pochissimo; e, appena terminato il
    pasto, si decise a parlare a Phileas Fogg.
    - Signore,  - gli disse dopo qualche esitazione,  -  voi  siete  stato
    molto  gentile  ad  offrirmi  un  passaggio  con  voi  su questa nave.
    Tuttavia,  nel limite delle mie possibilit,  io intendo  naturalmente
    pagare la mia parte.
    - Non parliamone neppure - lo interruppe il signor Fogg.
    - Ma s, insisto!
    -  Vi  dico  di  no.  E'  cosa che per me rientra nelle spese generali
    previste.
    Il tono di voce di Phileas Fogg era tale da non ammettere replica. Fix
    s'inchin. Ma si sentiva come soffocare. And a stendersi a prua della
    goletta, e per tutto il giorno non disse pi parola.
    Intanto la Tankadre filava come se fosse  alle  regate.  Il  premio
    promesso  da  Phileas  Fogg  aveva  allettato  l'equipaggio  il  quale
    s'avvicendava alle manovre con il massimo zelo.
    A sera il capitano rilev un cammino percorso di 220 miglia.
    - Ho buona speranza che giungeremo  a  Shanghai  nel  tempo  voluto  -
    annunci contentissimo John Bunsby al signor Fogg.
    -  Faccio  assegnamento  sulla  cosa  -  rispose  questi  con  massima
    naturalezza.
    Durante la notte la Tankadre  imbocc  lo  stretto  di  Fokien  che
    separa  la grande isola di Formosa dalla costa cinese.  La navigazione
    era  assai  difficile  in  quello  stretto  turbato  da   correnti   e
    controcorrenti.  Le  onde corte e tumultuose facevano danzare talmente
    il leggero naviglio, da rendere quasi impossibile tenersi in piedi sul
    ponte.
    Quando si lev il giorno, il vento crebbe ancora di intensit.  Vi era
    in  cielo  l'aspetto  di  un colpo di vento.  Del resto,  il barometro
    annunciava un  prossimo  cambiamento  dell'atmosfera;  la  sua  marcia
    diurna  era  irregolare  e il mercurio oscillava capricciosamente.  Si
    vedeva pure che il mare si sollevava verso sud-est  con  delle  ondate
    che sentivano la tempesta.  La sera prima, il sole era tramontato in
    una  foschia  rossastra,   in  mezzo  agli  scintillii   fosforescenti
    dell'oceano.
    Il  pilota  esamin  a lungo questo brutto aspetto del cielo e mormor
    tra i denti  qualcosa  di  poco  intelligibile.  Ad  un  certo  punto,
    trovandosi accanto al suo viaggiatore, gli sussurr:
    - Si pu dire tutto a vostro onore?
    - Tutto - rispose Phileas Fogg.
    - Ebbene, tra un po' avremo un colpo di vento.
    - Verr dal nord o dal sud? - chiese semplicemente il signor Fogg.
    - Dal sud. Vedete. E' un tifone quello che si sta preparando!
    - Che venga pure il tifone dal sud,  dal momento che ci spinger nella
    direzione giusta - rispose il signor Fogg.
    - Se la prendete cos, - replic il pilota,  - io non ho pi niente da
    dire!
    I  presentimenti  di  John  Bunsby non lo traevano in inganno.  In una
    stagione meno avanzata dell'anno, il tifone,  secondo l'espressione di
    un  celebre meteorologo,  si sarebbe sciolto come una luminosa cascata
    di fiamme elettriche, ma durante l'equinozio d'inverno c'era da temere
    che si scatenasse con violenza.
    Il pilota prese le sue precauzioni per tempo.  Fece serrare  tutte  le
    vele  della  goletta e trasportare i pennoni sul ponte.  Gli alberetti
    furono  smontati.   L'albero  di  fiocco  venne  fatto  rientrare.   I
    boccaporti  vennero  sigillati con cura.  Di conseguenza,  neppure una
    goccia d'acqua poteva  pi  penetrare  nello  scafo.  Solo  una  vela,
    triangolare,  un fiocco di cappa di tela forte, venne issato a modo di
    trinchetto,  in modo da mantenere la goletta col vento in poppa.  E si
    rimase in attesa.
    John  Bunsby  aveva  invitato  i  suoi  passeggeri  a discendere nella
    cabina;  ma in uno spazio molto ristretto,  quasi privo d'aria,  e  in
    mezzo  alle scosse dei marosi,  questo imprigionamento non aveva nulla
    di gradevole. N il signor Fogg, n la signora Auda,  n lo stesso Fix
    acconsentirono ad abbandonare il ponte.
    Verso  le  otto,  la burrasca di pioggia e di vento impetuoso arriv a
    bordo. Pur offrendo la resistenza solo di un piccolo pezzo di tela, la
    Tankadre venne trascinata come una piuma da un vento di cui non  si
    potrebbe  dare  un'idea  esatta,  quando  soffia  durante la tempesta.
    Paragonare la sua  velocit  a  quella  quadrupla  di  una  locomotiva
    lanciata  a  tutto  vapore,  sarebbe  restare ancora al di sotto della
    verit.
    Per l'intera giornata la goletta fugg cos verso il nord,  sul  dorso
    di  onde  mostruose,  mantenendo fortunatamente una velocit pari alla
    loro.  Venti volte fu sul  punto  di  venir  sommersa  dalle  montagne
    d'acqua che si rizzavano a poppa.  Ma un abile colpo di barra dato dal
    timoniere evitava la catastrofe.
    I passeggeri erano ogni tanto inondati di spuma dalla testa ai  piedi,
    e dovevano tenersi aggrappati a qualche sostegno per non venir portati
    via e scaraventati in mare dalle onde che spazzavano la tolda.
    Fix imprecava.  La signora Auda, a fianco di Phileas Fogg, si mostrava
    intrepida e calma non meno di lui fra tanta furia di forze scatenate e
    ruggenti.
    Verso sera, come era da temersi,  il vento pieg di tre quarti e pass
    nel  sud-ovest.  La  goletta,  obbligata  ora  a ricevere le ondate di
    fianco,   sobbalzava  da  non   dirsi:   tutte   le   sue   connessure
    scricchiolavano.  Pareva  che  da  un  momento  all'altro  la  piccola
    imbarcazione dovesse sfasciarsi sotto la violenza dei colpi  di  mare.
    Ma era saldamente costruita, la Tankadre! E resistette.
    La   forza   del   tifone  intanto  andava  crescendo,   mentre,   con
    l'avvicinarsi della notte,  si stendeva sul mare una tenebra pi fitta
    ancora  di  quella  che  vi  aveva regnato durante tutto il giorno.  I
    bagliori frequenti dei lampi scendevano come  una  cascata  di  fiamme
    elettriche dal cielo alla superficie sconvolta delle onde, accrescendo
    l'orrore del buio.
    John Bunsby cominci ad essere veramente inquieto. Egli si chiedeva se
    non  fosse tempo di riparare in porto;  e consult in proposito i suoi
    marinai. Tutti si dichiararono del medesimo parere. Allora il capitano
    prese la decisione di parlare al signor Fogg.
    - Vorrei dire a vostro onore: credo che faremo bene a ripararci in  un
    porto, alla costa.
    - Lo credo anch'io - rispose il "gentleman".
    John Bunsby si sent sollevato.
    - Ah!  - fece con soddisfazione.  - Posso adunque mutar rotta e puntar
    su...
    - Non conosco che un porto che faccia per me.
    - Ed ?...
    - Shanghai.
    Il capitano rest alcuni secondi senza parola,  non comprendendo  bene
    che   cosa  significasse  quella  risposta,   quanto  racchiudesse  di
    ostinazione e di tenacia. Ma subito si riprese.
    - Ebbene, s! - esclam. - Vostro onore ha ragione: a Shanghai!
    E la Tankadre continu la sua rotta verso il nord  filando  a  fari
    accesi nel buio della notte.
    Notte veramente terribile!  Se la goletta non si capovolse, fu un vero
    miracolo.  Ad un certo punto il tifone la invest con  tale  forza  da
    parere che dovesse strapparle da bordo financo le alberature.
    La  signora Auda era affranta;  tuttavia non le sfugg una espressione
    di lamento o di stanchezza.  Parecchie volte il  signor  Fogg  dovette
    precipitarsi verso di lei per proteggerla dai marosi.
    Spunt il giorno.  La tempesta non accennava a scemare.  Il vento mut
    di nuovo direzione e cadde nel sud-est,  provocando  un  violentissimo
    cozzo  di ondate e contro-ondate da cui la goletta fu sballottata come
    un guscio.
    Pi tardi la nebbia dirad un  poco.  Di  quando  in  quando  fra  gli
    squarci della foschia si poteva scorgere la linea della costa.  Ma non
    una nave in vista.  La Tankadre era sola sul  mare  livido  che  il
    tifone faceva ribollire come una caldaia.
    Con  una  brezza  blanda  che accarezza le onde increspate appena,  la
    goletta spiegando tutte le sue vele,  fila nel chiaro  mattino,  a  45
    miglia da Shanghai.
    Si  al terzo giorno di navigazione.  La tempesta  cessata da qualche
    ora;  ed equipaggio e passeggeri hanno potuto prendere un  tantino  di
    riposo e ristorare le forze.
    A bordo regna tuttavia una strana agitazione,  un timore vivo. Ognuno,
    tranne Phileas Fogg naturalmente, sente il cuore battere d'ansia.  Non
    rimangono che sei ore di tempo per giungere a Shanghai prima che parta
    il piroscafo diretto al Giappone.  Quindi, a coprire la distanza di 45
    miglia, occorrerebbe che la goletta si mantenesse almeno alla media di
    otto miglia all'ora. E il vento cede sempre!
    Per fortuna le vele della Tankadre raccolgono assai bene  anche  le
    brezze  pi  capricciose;  e  capitano  e marinai,  manovrando,  fanno
    miracoli.
    Alle sei di sera la goletta  a dieci miglia dal porto sospirato. Alle
    sette,  a tre miglia.
    La partenza da Shanghai del piroscafo che va  a  Yokohama    prevista
    circa per quell'ora.
    - Maledizione!
    L'esclamazione    uscita  fin  troppo  energica  dalle labbra di John
    Bunsby,  il quale ha perduto la calma.  Il premio di duecento sterline
    sta per sfuggirgli!
    Il  capitano guarda Phileas Fogg.  Phileas Fogg  rimasto impassibile.
    Eppure tutta la sua fortuna  in gioco in quel momento.
    Proprio in quel momento,  un tubo nero coronato da  un  pennacchio  di
    fumo  si delinea tra la bruma,  in lontananza: finch appare profilata
    distintamente la sagoma di uno "steamer".
    Il piroscafo americano che esce all'ora regolamentare!
    - Maledizione!!! - ripete John Bunsby,  e con mossa disperata respinge
    la barra.
    - Dei segnali! - ordina calmo ma energico Phileas Fogg.
    Il  cannoncino  di  prua  viene caricato fino alla bocca.  Il capitano
    s'avvicina per dar fuoco alla miccia e far partire  il  colpo.  Ma  il
    "gentleman" impartisce un altro comando:
    - Un momento! La bandiera in derno.
    La bandiera viene ammainata a mezz'albero.  E' un segnale di pericolo:
    si pu pensare che il piroscafo americano,  scorgendolo,  modifichi la
    rotta per accostarsi all'altra imbarcazione.
    - Ed ora fuoco! - ordina Phileas Fogg.
    E la detonazione del cannoncino della Tankadre rintrona sul mare.










    22.
    PASSEPARTOUT  DEVE  RENDERSI  CONTO  CHE  ANCHE  AGLI ANTIPODI E' PIU'
    PRUDENTE AVERE UN PO' DI DENARO IN SACCOCCIA.

    Il Carnatic,  intanto,  aveva lasciato Hong Kong il 7 novembre  alle
    sei  e  mezzo  di sera,  dirigendosi a tutto vapore verso le terre del
    Giappone.  Portava un carico quasi pieno di  merci  e  di  passeggeri.
    Soltanto  due lussuose cabine a poppa rimanevano vuote: si trattava di
    quelle fissate per il signor Phileas Fogg e per la signora Auda.
    La mattina successiva alla partenza,  i marinai del Carnatic addetti
    a  prua avevano potuto vedere,  con loro gran sorpresa,  un passeggero
    dall'occhio inebetito, l'andatura vacillante e i capelli scomposti, il
    quale usciva dal boccaporto della seconda classe e andava, barcollando
    a sedersi su un mucchio di cordami.
    Era Passepartout in persona,  che lasciammo profondamente addormentato
    nella taverna dei fumatori d'oppio.
    Ecco cos'era accaduto.
    Uscito  Fix  dalla  fumeria,  abbandonandovi  ben  narcotizzato il suo
    inesperto compagno,  questi era stato subito raccolto da due camerieri
    e  portato  di peso sul divano dove gi molti altri fumatori dormivano
    della grossa.
    Ma Passepartout si era destato tre ore dopo.  Anche nel sonno  un'idea
    fissa lo aveva assillato incessantemente come un incubo, generando una
    specie di reazione alla potenza soporifera dell'oppio. Il pensiero del
    dovere non compiuto aveva riscosso dal sonno il fedele servo.
    Egli   lasci  quel  letto  di  dormienti  ubriachi;   e  traballando,
    appoggiandosi ai muri,  cadendo,  rialzandosi,  sempre sospinto da una
    forza istintiva, usc dalla taverna.
    - Il Carnatic!  Il Carnatic!...  - gridava il poveretto come in un
    vaneggiamento.
    Cos  raggiunse  il  molo  dove  il  Carnatic,   pronto  a  partire,
    sprigionava dalla ciminiera torrenti di fumo.
    - Ancora pochi passi, e sono arrivato!...
    Passepartout  con un ultimo miracolo di equilibrio si slanci lungo la
    passerella,  oltrepass la murata del bastimento,  e  cadde  privo  di
    sensi  sul  tavolato  di prua proprio nel momento in cui il Carnatic
    scioglieva gli ormeggi.
    Alcuni marinai,  gente abituata a simili scene,  raccolsero il  povero
    giovane  e  lo  calarono  in  una  cabina  della  seconda classe: dove
    Passepartout non si svegli che la  mattina  appresso,  a  150  miglia
    dalle coste della Cina.
    Ecco  perch  quella  mattina  il servo del signor Fogg si trovava sul
    ponte del Carnatic ad aspirare le fresche brezze marine.
    L'aria pura fin di disperdere anche gli ultimi fumi dell'oppio  e  il
    giovane pot cominciare a radunar le idee.
    Tutta  la scena svoltasi il giorno innanzi alla fumeria del porto,  le
    confidenze di Fix,  la sua proposta,  la sua diabolica insistenza  gli
    tornarono  a  poco a poco alla memoria.  E collegando tra loro fatti e
    parole, Passepartout fin col concludere:
    E' chiaro: sono stato perfidamente ubriacato!... Che cosa dir il mio
    padrone? Ad ogni modo non ho perduto la partenza del piroscafo, questo
     l'essenziale.  Ora la cosa pi urgente che mi si impone  di  andare
    dal  signor  Fogg  e cercare di farmi perdonare la mia inqualificabile
    condotta. Sar bene ch'io lo informi anche della parte avuta da Fix in
    questa faccenda... O forse non sar meglio aspettare l'arrivo a Londra
    per dirgli che un poliziotto lo  ha  braccato  fino  a  Hong  Kong,  e
    riderne insieme?.
    Passepartout si sentiva sicuro che Fix, dopo la proposta fattagli, non
    poteva  aver  osato  seguirlo  sul Carnatic;  e perci si attenne al
    partito pi prudente.
    S, per ora  bene non turbare il signor Fogg con la storia di questi
    ignobili sospetti.  Se ne parler a viaggio finito.  Andiamo intanto a
    fare le nostre scuse.
    Passepartout  si  alz.  Il  mare era agitato,  e il piroscafo rollava
    fortemente.  Ancora male in gambe,  il giovane fatic un  bel  poco  a
    giungere a poppa.
    L  non  vide  nessuno  che  rassomigliasse  n al suo padrone n alla
    signora Auda.
    Ho capito,  pens.  La signora Auda sar ancora a  riposare,  e  il
    signor  Fogg  avr trovato qualche compagno di "whist" e star facendo
    la sua solita partita.
    Il servo scese perci nel salone. Ma il signor Fogg non c'era.
    A Passepartout non rest che recarsi  dal  commissario  di  bordo  per
    sapere quale cabina occupava il signor Phileas Fogg.
    -  Non  conosciamo  nessun  passeggero  con  questo  nome - rispose il
    commissario.
    - Ma,  come,  un "gentleman"  alto,  biondo,  elegantissimo,  un  tipo
    glaciale, poco comunicativo, accompagnato da una giovane signora...
    -  Non  abbiamo  nessuna  giovane  signora  a bordo.  Del resto,  ecco
    l'elenco dei passeggeri. Potete consultarlo.
    Passepartout consult  l'elenco.  Il  nome  del  suo  padrone  non  vi
    figurava.
    Fu  come  se  il  povero giovane si sentisse colto dal capogiro.  E un
    atroce dubbio gli attravers la mente:
    - O che! Sono o non sono sul Carnatic?
    - Siete sul Carnatic - rispose il commissario.
    - In viaggio verso Yokohama?
    - Per l'appunto.
    - Meno male!...
    Passepartout,  che  per  un  istante  aveva  avuto  paura  di  essersi
    sbagliato di vapore, respir sollevato.
    Gi:  ma  se  egli  era sul Carnatic,  il suo padrone per non vi si
    trovava!
    A questo pensiero il giovanotto si lasci cadere abbandonato sopra una
    sedia. E d'un subito la luce si fece nel suo cervello. Egli si ricord
    che l'ora della partenza del Carnatic era stata  anticipata,  che  a
    lui  sarebbe spettato avvertire il padrone,  e che invece non lo aveva
    fatto.
    Colpa mia se il signor Fogg  e  la  signora  Auda  hanno  perduto  la
    partenza del piroscafo!, ripeteva ora a se stesso il giovane al colmo
    della disperazione. S, colpa mia... ma colpa anche di quel traditore
    che  per  separarmi dal mio padrone e per trattenere lui ad Hong Kong,
    mi ha ubriacato, mi ha narcotizzato con l'oppio!  E ora il signor Fogg
     rovinato, la sua scommessa  perduta certissimamente. Forse lo hanno
    arrestato, messo in carcere!....
    Passepartout  non  poteva  reggere  a tale pensiero,  e si strappava i
    capelli.  Oh,  se Fix gli fosse ricapitato per caso tra le  mani,  che
    resa di conti!
    Dopo  quella prima crisi di scoraggiamento,  il giovane riprese il suo
    sangue freddo e con calma esamin la situazione.
    Mi trovo in viaggio per il Giappone: e va bene.  Che  ci  arriver  
    certo.  Ma come ne torner via?  Ho le tasche vuote;  ecco, nemmeno un
    penny! Meno male che il passaggio e il vitto a bordo sono pagati!... E
    allora, facciamoci coraggio intanto e mangiamo. Ho cinque o sei giorni
    davanti a me per riflettere e prendere una decisione.
    Quel che Passepartout  mangi  e  bevve  durante  il  viaggio  fino  a
    Yokohama,    difficile  a  dirsi:  mangi per il suo padrone,  per la
    signora Auda e per s;  mangi come se il  Giappone,  dove  stava  per
    giungere,   fosse   un   paese   deserto  privo  di  qualsiasi  genere
    commestibile.
    Il 13 novembre,  con la marea del mattino,  il Carnatic entrava  nel
    porto di Yokohama.
    Questa citt  uno scalo importante del Pacifico, in cui sostano tutti
    i  piroscafi  impiegati  per il servizio di posta e di viaggiatori tra
    l'America Settentrionale,  la Cina,  il  Giappone  e  le  isole  della
    Malesia.  Yokohama   situata nella medesima baia di Yeddo (Tokyo),  a
    poca distanza da questa citt smisurata,  seconda capitale dell'impero
    giapponese,  in altri tempi residenza del Taikun,  nel tempo in cui vi
    era questo imperatore civile,  e rivale di Meako  (Kyoto),  la  grande
    citt abitata dal Mikado, l'imperatore ecclesiastico discendente degli
    dei.
    Il  Carnatic  and  a  schierarsi al molo di Yokohama,  di fronte ai
    magazzini della dogana, in mezzo a una folla di navi battenti bandiere
    di tutte le nazionalit.
    Passepartout pose piede  senza  entusiasmo  sulla  curiosa  terra  dei
    Figli del Sole. Il meglio che posso fare, pens,  di prendere il
    caso  per  guida  e  andare  all'avventura,  sempre  avanti.  Qualcosa
    capiter.
    Si inoltr nella rumorosa citt europea.  Case e facciate  basse  ed
    eleganti,  ornate  di  verande  e  di portici;  strade larghe;  piazze
    grandiose formicolanti anche qui,  come a Hong Kong,  come a Calcutta,
    d'un miscuglio di gente di tutte le razze: americani, inglesi, cinesi,
    olandesi, mercanti pronti a comprare di tutto e a vendere di tutto, in
    mezzo  ai  quali  Passepartout si sentiva tanto estraneo come se fosse
    nel paese degli ottentotti.
    Avrebbe avuto bens una risorsa: rivolgersi al Console di Francia o al
    Console d'Inghilterra stabiliti  a  Yokohama.  Ma  gli  sarebbe  stato
    necessario  andare  a  raccontare  la  propria storia cos intimamente
    collegata con quella del suo padrone.
    Niente, niente!,  si disse il fido servo.  Un simile passo potrebbe
    essere un'imprudenza nei riguardi del signor Fogg. Prima di risolvermi
    a  tanto,  bisognerebbe  davvero  che  avessi  esaurito tutte le altre
    speranze.
    Dopo avere percorso per intero la citt europea,  Passepartout entr
    nella  vera e propria citt giapponese,  deciso,  se occorresse,  ad
    uscire anche da Yokohama e ad andar ramingando in altri centri abitati
    dell'Impero del Sol Levante, fino a Yeddo.
    Nel cuore di Yokohama,  che viene denominata anche Benten dal nome  di
    una  Dea  del  Mare adorata sulle isole vicine,  Passepartout vag per
    alcune ore,  dimenticando quasi le  proprie  sciagure,  tanta  era  la
    curiosa  variet  dello  spettacolo  che  si  offriva ai suoi sguardi.
    Interminabili viali fiancheggiati da abeti e  da  cedri  secolari;  e,
    riparati  sotto  la loro melanconica ombra,  templi di un'architettura
    strana,  monasteri dal fondo dei quali saliva il salmodiare dei bonzi,
    ponti  nascosti  in  mezzo  a ciuffi di canne,  bazar dove scintillava
    tutta la  canutiglia  dell'oreficeria  giapponese,  ristoranti  adorni
    d'insegne  e  di  banderuole  e nei quali a Passepartout purtroppo era
    vietato entrare.  Dovunque,  poi,  una sfilata di quelle  confortevoli
    case  da  t  in  cui  si pu consumare la deliziosa bevanda calda e
    aromatica,  ed il "saki",  altra bevanda assai in uso nel  Giappone  e
    ottenuta dalla fermentazione del riso.
    Nelle  strade,  un  andirivieni,  un  formicolio incessante: bonzi che
    passavano in processione percotendo  i  loro  tamburelli;  "yakunini",
    ossia  ufficiali  doganali  o  di  polizia,  dai  cappelli  a piramide
    acuminata e incrostati di lacca;  soldati del Mikado  insaccati  nelle
    giubbe di seta e ognuno con due daghe alla cintola; soldati vestiti di
    cotone  blu  con righe bianche e armati di fucili a percussione;  e un
    gran numero di altri militari di ogni condizione,  perch in  Giappone
    la  professione  di  soldato    stimata  appunto  quanto  essa  viene
    disprezzata in Cina; poi pellegrini questuanti in lunghe vesti;  e poi
    carrozze,  palanchini,  carriole a vela,  "morimon" a pareti di lacca,
    "cango" soffici,  veri letti di bamb ambulanti  al  tiro  di  piccoli
    cavalli.
    Si  vedevano  circolare,  col  passo  leggero  dei  piedini calzati in
    sandali di paglia o in zoccoletti  di  legno  lavorato,  esili  figure
    femminili   dai  capelli  d'ebano,   le  quali  portavano  con  grazia
    particolare il "kimono" di seta a tinte vaghe come le ali di farfalla.
    Passepartout girovag per diverse ore nel bel mezzo  di  quella  folla
    eterogenea,  guardando  inoltre le "boutiques" curiose ed opulente,  i
    bazar nei  quali  si  accumulano  tutti  gli  orpelli  dell'oreficeria
    giapponese, i ristoranti ornati di bandierine e bandiere nei quali a
    lui  era  vietato  entrare,  e quelle case del t nel quale la bevanda
    dorata e profumata viene bevuta in tazze ricolme,  insieme al  saki,
    un  liquore  ricavato  dal riso in fermentazione e quelle confortevoli
    fumerie in cui viene fumato un tabacco molto fine e  non  l'oppio,  il
    cui uso  quasi sconosciuto in Giappone.
    Poi  Passepartout  si  ritrov  tra  i campi,  nel bel mezzo di risaie
    immense. Vi si schiudevano, insieme con dei fiori che gettavano i loro
    ultimi colori e i loro ultimi profumi, delle meravigliose camelie, che
    s'appoggiavano non su dei cespugli,  ma su degli alberi e poi,  dietro
    recinti di bamb,  degli alberi di ciliegio, dei susini, dei meli, che
    gli indigeni coltivano pi per i fiori che per i frutti,  e che  degli
    orribili  spaventapasseri  e  dei rumorosi aggeggi difendono dal becco
    dei passeri, dei colombi, dei corvi e di altri voraci volatili. Nessun
    cedro maestoso che non offrisse riparo a qualche grossa aquila; nessun
    salice piangente che non  nascondesse  tra  il  suo  fogliame  qualche
    airone,  malinconicamente  ripiegato  su  una zampa;  e infine da ogni
    parte delle cornacchie,  delle anatre,  degli  sparvieri,  delle  oche
    selvatiche  e  un  gran numero di quelle gru che i Giapponesi chiamano
    rispettosamente signore e che sono per loro simbolo di  longevit  e
    di felicit.
    Andando  a  spasso  in  quel  modo,  Passepartout  intravide nell'erba
    qualche violetta. Bene, si disse; ecco la mia cena!.
    Ma dopo averle annusate, non sent alcun profumo.
    Non ho fortuna!, pens.
    Indubbiamente,  il giovanotto,  prevedendo come  sarebbero  andate  le
    cose,  prima  di  lasciare  il Carnatic aveva ingurgitato quanto pi
    cibo aveva potuto;  ma dopo aver  camminato  per  un'intera  giornata,
    adesso si sentiva lo stomaco svuotato.  Aveva notato che pecore, capre
    o porci erano del tutto assenti dai banconi dei macellai  indigeni,  e
    dal  momento  che  sapeva  che  era  un sacrilegio uccidere le mucche,
    destinate  unicamente  alle  necessit  dell'agricoltura,   ne   aveva
    concluso  che la carne era rara in Giappone.  Non si ingannava.  Ma in
    mancanza di carne da macelleria,  il  suo  stomaco  si  sarebbe  detto
    soddisfatto di qualche quarto di cinghiale o di daino, di pernice o di
    quaglia,  di volatili o di pesci,  di cui i Giapponesi si cibano quasi
    esclusivamente insieme  con  il  ricavato  delle  risaie.  Ma  dovette
    rassegnarsi  alla  sua  sfortuna  e  rimandare all'indomani la cura di
    provvedere al suo cibo.
    Scendeva intanto la notte. Passepartout rientr nella citt indigena
    e prese ad errare per le  vie  rischiarate  da  lanterne  multicolori,
    soffermandosi  ogni  tanto  a  guardare  gruppi  di  funamboli i quali
    eseguivano le loro prodigiose acrobazie e gli astrologi all'aperto che
    richiamavano la folla attorno a lunghi cannocchiali puntati  verso  il
    cielo.  Se  ne  and  poi  verso  la  rada,  costellata dei fuochi dei
    pescatori, che attiravano il pesce alla luce di torce fumose.
    Piano piano le strade si fecero deserte. Il posto occupato fino allora
    dalla folla  venne  vigilato  dalle  ronde  degli  "yakunini".  Questi
    ufficiali,  per i loro magnifici costumi e per il seguito da cui erano
    circondati,  rassomigliavano ad  ambasciatori,  e  Passepartout,  ogni
    volta che s'imbatteva in qualche splendida pattuglia,  si ripeteva con
    piacevolezza: Ci siamo! Ecco un'altra ambasceria giapponese che parte
    per l'Europa!.





















    23.
    IL NASO DI PASSEPARTOUT SI ALLUNGA IN MANIERA SMISURATA.

    L'indomani, Passepartout si risvegli con le ossa rotte e affamato pi
    che mai.  Suo primo pensiero fu che  bisognava  mangiare  a  qualunque
    costo, e quanto pi presto fosse successo, tanto meglio sarebbe stato.
    Aveva certo come risorsa la possibilit di vendere il suo orologio, ma
    lui sarebbe piuttosto morto di fame. Il poveraccio concluse invece che
    era  venuto  il  momento  di  sfruttare la voce forte,  se non proprio
    melodiosa, che madre natura gli aveva largita.
    Mi pare di aver sentito dire  che  i  Giapponesi  sono  amanti  della
    musica,  dal  momento  che  presso  di  loro  tutto  si fa al suono di
    cimbali,  di  tam-tam  e  di  tamburi.  Dovrebbero  quindi  apprezzare
    senz'altro un po' di bel canto europeo. Conosco un discreto repertorio
    di   canzonette   francesi  ed  inglesi.   Vediamo:  con  quale  posso
    cominciare?....
    Ma forse  l'ora  era  un  po'  troppo  mattutina  per  organizzare  un
    concerto:  e  il  francese pens giudizievolmente di non disturbare la
    gente nel sonno,  perch non l'avrebbero certo ripagato con monete  su
    cui ci fosse l'effige del Mikado.
    In  attesa  che  passasse  il  tempo  per  poter  dare inizio alla sua
    singolare professione di cantante girovago  gi  esercitata  in  tempi
    assai lontani,  Passepartout fece qualche riflessione,  e gli parve di
    essere troppo ben vestito, per un artista ambulante.
    Se cambiassi gli abiti  che  porto  con  altri  pi  modesti  e  alla
    giapponese,  in modo da non parer pi un forestiero?  Forse nel cambio
    potrei  anche  guadagnare   un   po'   di   denaro   che   utilizzerei
    immediatamente per far tacere l'appetito.
    Presa  tale  risoluzione,  Passepartout  cerc  e  scopr  dopo lunghe
    ricerche un rigattiere al quale fece la proposta del  cambio.  L'abito
    all'europea piacque al rigattiere. E qualche istante dopo
    Passepartout   usc   dalla   botteguccia   abbigliato  da  giapponese
    autentico,   con  una  lunga  veste  carica  di  galloni  e  piuttosto
    malandata,  e  con  una  specie di turbante scolorito dall'uso.  Ma in
    compenso alcune monetucce d'argento gli tintinnavano in tasca.
    Bene.  Far conto di essere di  carnevale,  disse  a  se  stesso  il
    giovane.
    E  cos  giapponesizzato entr in una modesta bottega da t,  dove
    finalmente pot mettere sotto i denti qualcosa: un avanzo di  pollo  e
    non pi che una manciata di riso.
    Consumando  il  suo  spuntino adagio adagio,  come suol fare chi abbia
    ancora da risolvere il problema del pranzo e della cena, il giovanotto
    rifletteva:
    Ora si tratta di non perdere la testa.  Debbo tener conto che non  ho
    pi la risorsa di vendere gli abiti per altri di minor prezzo!  Perci
    l'importante  lasciare quanto prima questo paese  del  Sole,  di  cui
    conserver un ben amaro ricordo.
    Passepartout  pens  allora  di  fare  una  capatina  ai  piroscafi in
    partenza per l'America: intendeva offrirsi in qualit di  cuoco  o  di
    cameriere,  non  chiedendo  altra  retribuzione  che il passaggio e il
    vitto.  A San Francisco poi si sarebbe ingegnato a trarsi  d'impaccio:
    l'importante  era  varcare  il  Pacifico e giungere a metter piede sul
    Nuovo Mondo.
    Non essendo uomo da trascurare una buona idea,  il francese si diresse
    subito  al  porto.  Ma strada facendo il progetto che gli era sembrato
    dapprima cos semplice cominci ad  apparirgli  pieno  di  difficolt.
    Possibile  che  mancassero  cuochi o camerieri a bordo di un piroscafo
    americano? E quale fiducia avrebbe ispirata lui,  vestito a quel modo?
    Quali   raccomandazioni,   quali   referenze  aveva  con  cui  potersi
    presentare?
    Mentre si angustiava in simili incertezze, Passepartout pos a caso lo
    sguardo sopra un cartellone che un "clown" in livrea da circo  portava
    su e gi per le vie di Yokohama.
    Il giovane lesse l'annuncio che era scritto in inglese:


    "Compagnia Acrobatica Giapponese
    dell'onorevole
    WILLIAM BATULCAR Ultime rappresentazioni, prima della partenza
    per gli Stati Uniti d'America, dei famosissimi
    'Lunghi-Nasi - Lunghi-Nasi'
    Spettacolo straordinario
    sotto la diretta invocazione del dio Teng.
    Grande attrazione!"

    Una compagnia d'acrobati in partenza per gli Stati Uniti!  E' proprio
    quello che fa per me.
    In quattro salti, Passepartout aveva raggiunto l'uomo-cartello;  e gli
    tenne dietro attraverso tutta la citt indigena.
    Dopo  un  quarto  d'ora  di giravolte,  il "clown" si ferm finalmente
    davanti ad  un  baraccone  ornato  di  pavesi  multicolori  e  dipinto
    all'esterno  in tinte chiassose con goffe figure senza prospettiva che
    rappresentavano buffoni e giocolieri nei loro esercizi.
    Quello  era  il  circo  dell'onorevole  Batulcar,   direttore  di  una
    compagnia di saltimbanchi,  ginnasti, acrobati, giocolieri, pagliacci,
    equilibristi, e simili. Come annunciava il manifesto, la compagnia era
    alle sue ultime rappresentazioni, dovendo l'indomani levare le tende e
    partire per l'America.
    Passepartout entr sotto un breve porticato  che  c'era  a  fianco  al
    baraccone e domand del signor Batulcar.
    Comparve il signor Batulcar in persona.
    -  Che  volete?  - domand a quello sconosciuto,  che gli era parso un
    giapponese.
    - Avete bisogno d'un servo? - azzard un po' titubante Passepartout.
    Il signor Batulcar si accarezz il folto pizzo grigio che  gli  ornava
    il mento.
    - Un servo!  - ripet. - Ne ho gi due, obbedienti, fedeli, che non mi
    lasceranno mai, e che mi servono senza chiedere salario, a patto ch'io
    li nutra. Eccoli.
    Cos dicendo,  il padrone del circo mostrava le sue braccia  nerborute
    rigate da vene grosse come corde di contrabbasso.
    - Sicch, io non posso esservi utile a nulla? - insist Passepartout.
    - A nulla.
    - Parbleu! (1) Eppure mi sarebbe proprio convenuto partire con voi.
    - Oh,  oh,  - fece il signor Batulcar,  - voi siete giapponese come io
    sono una scimmia! Perch dunque siete vestito a codesta maniera?
    - Uno si veste come pu.
    - Questo  vero. Siete un francese, voi a quanto pare.
    - S: parigino di Parigi.
    - Allora dovete saper fare molte smorfie.
    Passepartout,  punto dalla  frase  che  urtava  il  suo  amor  proprio
    nazionale, rispose pronto:
    - Oh,  s, s! Noi Francesi sappiamo fare molte smorfie; ma non meglio
    degli Americani.
    - Siete  spiritoso!  Ebbene,  se  non  vi  assumo  come  servo,  posso
    scritturarvi come "clown".  Vedete,  giovanotto,  cos: in Francia ci
    vogliono pagliacci stranieri, e all'estero pagliacci francesi.
    - Certo.
    - E dite un po': siete robusto?
    - Specialmente quando mi alzo da tavola!
    - E sapete cantare?
    - E come! - rispose Passepartout senza esitare.  - In passato ho fatto
    pi d'un concerto cantando all'aperto, per le strade, s'intende.
    -  Ma  sapete  cantare con la testa in gi,  con una trottola che gira
    sulla pianta del piede sinistro e una  sciabola  in  equilibrio  sulla
    pianta del piede destro?
    -  Altro  che!   Sono  stati  questi  gli  esercizi  della  mia  prima
    giovinezza.
    - E allora,  - concluse il signor Batulcar,  -  se  siete  disposto  a
    sobbarcarvi a un po' di tutto, potremmo combinare. Per far parte della
    mia compagnia, vedete, tutto sta nell'adattarsi.
    Anche se quella scritturazione assai modesta in funzione di pagliaccio
    non  lusingava molto l'amor proprio del giovanotto,  era alla fin fine
    una sistemazione,  che in pi gli offriva la possibilit  di  trovarsi
    fra otto giorni in viaggio per San Francisco.
    Passepartout accett. E il contratto fu stipulato su due piedi.
    La  rappresentazione di quel pomeriggio,  annunciata in tutta la citt
    dai pagliacci della Compagnia Batulcar, doveva avere inizio alle tre.
    Gi un'ora prima i formidabili  strumenti  che  fanno  immancabilmente
    parte  di  ogni  orchestra giapponese - tamburi e gong - suonavano con
    fragore davanti all'ingresso del baraccone.
    Ben presto questo fu letteralmente gremito di  spettatori:  europei  e
    indigeni,  cinesi  e  giapponesi  - uomini,  donne e ragazzi - avevano
    preso d'assalto le anguste panche disposte a gradinata e i palchi  che
    fronteggiavano la scena.
    All'ora stabilita per l'inizio della rappresentazione,  l'orchestra al
    completo venne ad occupare il suo posto al proscenio. Gong,  nacchere,
    tamburi,  flauti,  timpani  e  grancasse  suonavano  in  un  crescendo
    assordante.
    Infine la musica tacque, ed ebbe inizio lo spettacolo.
    Bisogna pur dire che i Giapponesi sono  i  migliori  equilibristi  del
    mondo. E quelli della Compagnia Batulcar non temevano concorrenza.
    Uno camminava su spade poste di taglio;  un altro, lungo esili cavi di
    acciaio tesi ad altezza notevole da una parte all'altra  della  scena.
    Chi,  con  una  leggerezza  da  dirsi  una  sfida alla legge del peso,
    compiva in punta  di  piedi  il  giro  dell'orlo  di  grandi  vasi  di
    cristallo  dalle  pareti  estremamente  sottili;  chi s'arrampicava su
    scale di bamb fragili ed altissime,  e poi di lass,  in  mirabolante
    posizione  di  equilibrio,  con  un  ventaglio e con pezzetti di carta
    eseguiva l'esercizio tanto grazioso delle farfalle e dei fiori.
    C'erano i giocolieri specializzati a scrivere in  aria,  con  il  fumo
    odoroso  delle  pipe,  serie  di  parole  azzurrine  che  formavano un
    complimento all'indirizzo del pubblico.  E poi prestigiatori  i  quali
    eseguivano  sorprendenti  giochi  d'abilit  con  una serie di candele
    accese: se le facevano passare una dopo l'altra  davanti  alla  bocca,
    accendendole,  spegnendole,  riaccendendole  con  successivi  soffi  e
    aspirazioni d'aria senza usare alcuna esca.
    I pi applauditi dai  ragazzi  erano  i  giocolieri  che  presentavano
    inverosimili combinazioni con le trottole giranti.  Sotto la loro mano
    quei  ronzanti  arnesi  parevano  animarsi  d'una  vita   propria.   I
    giocolieri  saltavano,  e con essi le trottole saltavano e giravano in
    aria; le lanciavano a guisa di volanti, mediante racchette di legno, e
    le trottole continuavano a girare; se le cacciavano in tasca, e quando
    le tiravano fuori quelle giravano ancora;  finch,  allo scatto  d'una
    molla, si cambiavano in... crepitanti fuochi d'artificio!
    Scrosci  di  battimani salutavano via via tutti questi giochi e quelli
    dei ginnasti e degli acrobati: esercizi  alla  scala,  alle  pertiche,
    alle botti.
    Finalmente  il signor Batulcar in persona,  portatosi il megafono alla
    bocca, annunci il numero di sensazionale attrazione.
    -  Signori,   i  Lunghi-Nasi  stanno  per  dare   inizio   ai   loro
    equilibrismi!  E' uno spettacolo dei pi rari,  che finora soltanto il
    pubblico di poche citt del Giappone ha il  privilegio  d'aver  potuto
    ammirare.
    Quei  Lunghi-Nasi - prodigiosi equilibristi che l'Europa non conosce
    ancora - erano vestiti  come  tanti  eroi  del  medioevo  e  portavano
    attaccato  alle  spalle  uno  splendido  paio d'ali,  segno della loro
    particolare  e  diretta  sudditanza  al  dio  Teng.  Ma  ci  che  li
    distingueva   in  special  modo  era  la  smisurata  appendice  nasale
    saldamente fissata sulla loro faccia e  costituita  da  una  canna  di
    bamb lunga pi di tre palmi, talvolta liscia, talvolta bitorzoluta.
    Quale  compito  avessero  quei  lunghissimi  nasi,   lo  capirono  con
    meraviglia e con emozione gli spettatori  quando  videro  una  dozzina
    d'equilibristi  andare  a  coricarsi  supini  sulla scena,  con i nasi
    puntati in aria a guisa di parafulmini,  e  i  compagni  cominciare  a
    sbizzarrirsi l sopra danzando,  saltando, piroettando, rimbalzando da
    un naso all'altro con la massima disinvoltura.
    Per finire,  i settari del dio Teng si apprestarono a  presentare  il
    pi difficile esercizio del loro repertorio: la piramide umana.
    Il signor Batulcar con voce stentorea annunzi:
    -  Signori,  la  piramide  umana  dei Lunghi-Nasi raffigurer,  come
    potrete costatare, il sacro carro del dio Teng.  La comporranno cento
    scelti equilibristi in dieci ordini sovrapposti: ma non appoggiandosi,
    come  si  usa fare di consueto,  sulle spalle l'uno dell'altro,  bens
    sui... nasi!
    Il pubblico applaud freneticamente. L'attesa era piena d'emozione.
    Tra gli scelti equilibristi  che  entrarono  in  scena  e  andarono  a
    formare la base del carro del dio Teng c'era Passepartout.  Il signor
    Batulcar,  che a colpo d'occhio aveva valutato  bene  la  forza  e  la
    destrezza di quel nuovo acquisto, lo aveva subito destinato a prestare
    il  suo valido appoggio nel pericoloso esercizio della piramide umana,
    facendogli  sostituire  un  altro  equilibrista  allontanatosi   dalla
    Compagnia proprio in quei giorni.
    Certo,   il   bravo   giovane   si  era  sentito  un  po'  mortificato
    nell'indossare la farsesca veste medioevale adorna di ali multicolori,
    e nel vedersi applicare sulla faccia quel naso di tre palmi. Ma poi si
    era rassegnato con un filosofico pensiero:
    Alla fin fine, questo naso mi d da mangiare. Facciamoci animo.
    Ora Passepartout era l nella fila  dei  dieci  equilibristi  stesi  a
    terra con il naso puntato contro il cielo.
    Una  seconda squadra di giovani atleti agilissimi and a prender posto
    su quelle lunghe appendici. Una terza le tenne dietro, e poi un'altra,
    e un'altra ancora...  finch un monumento umano si innalz in breve  a
    toccare il soffitto del teatro.
    Gli  applausi  andavano  alle  stelle;  gli  strumenti  dell'orchestra
    facevano uno  strepito  d'uragano.  Quando  d'improvviso  la  piramide
    vacill,  l'equilibrio  si  ruppe: uno dei punti d'appoggio della base
    era venuto a mancare.  E il monumento si sfasci come un  castello  di
    carte.
    Mentre  sulla  scena  avveniva il fragoroso crollo,  si vide uno degli
    equilibristi scavalcare d'un balzo la  balaustra  e  come  se  davvero
    volasse  con il sussidio delle sue ali variopinte,  arrampicarsi sulla
    galleria di destra,  raggiungere le ultime gradinate e lass cadere ai
    piedi di uno spettatore esclamando:
    - Ah, padrone mio! padrone mio!
    - Voi?!
    - Io, s, proprio!
    - Allora via, al piroscafo, ragazzo! Non c' un istante da perdere.
    Il signor Fogg, la signora Auda che l'accompagnava, e il ben ritrovato
    Passepartout si precipitarono fuori del baraccone.
    Ma  l  trovarono  a sbarrare il passo il signor Batulcar,  furente il
    quale reclamava i danni per il crollo e lo sciagurato fallimento dello
    spettacolo.
    Phileas Fogg plac quel furore gettando al grosso  padrone  del  circo
    una manata di banconote.
    Alle  sei  e mezzo in punto,  cinque minuti prima che il piroscafo per
    San Francisco lanciasse il segnale di partenza,  il signor Fogg  e  la
    signora  Auda  mettevano  piede a bordo,  seguiti da Passepartout,  il
    quale portava tutt'ora attaccate alla schiena le ali  e  sulla  faccia
    quel naso di tre palmi, di cui non era ancora riuscito a liberarsi.


    NOTE.

    NOTA  1:  Caratteristica  esclamazione  francese.  Equivale  al nostro
    Perbacco!.








    24.
    VIENE PORTATA A TERMINE LA TRAVERSATA DELL'OCEANO PACIFICO.

    Si sar compreso cos'era avvenuto in  vista  di  Shanghai!  I  segnali
    lanciati  dalla  Tankadre  erano  stati  ricevuti  dal piroscafo di
    Yokohama.  Il capitano  scorgendo  una  bandiera  a  mezz'asta,  s'era
    diretto verso la piccola goletta.  Qualche minuto dopo,  Phileas Fogg,
    compensando il passaggio ricevuto al prezzo che era  stato  convenuto,
    metteva   nelle   mani  di  padron  John  Bunsby  cinquecentocinquanta
    sterline. Poi il nobile gentiluomo, la signora Auda e Fix erano saliti
    a bordo del  piroscafo,  che  aveva  immediatamente  fatto  rotta  per
    Nagasaki e Yokohama.
    Arrivati quella stessa mattina del 14 novembre, all'ora regolamentare,
    Phileas  Fogg,  lasciando che Fix se ne andasse per i suoi affari,  si
    era recato a bordo del Carnatic e vi aveva appreso, con grande gioia
    della signora Auda -  e  forse  anche  sua,  ma  egli  non  ne  lasci
    trasparire  nulla  -,  che il francese Passepartout era effettivamente
    giunto la vigilia a Yokohama.
    Phileas  Fogg,  che  doveva  ripartire  quella  stessa  sera  per  San
    Francisco,  si mise immediatamente alla ricerca del suo domestico.  Si
    rivolse, ma fu inutile,  agli agenti consolari francese e inglese,  e,
    dopo  avere  percorso tutte le strade di Yokohama,  disperava ormai di
    ritrovare  Passepartout,  quando  il  caso,  o  forse  una  specie  di
    presentimento,   lo  fecero  entrare  nel  baraccone  della  Compagnia
    Batulcar.   Non  avrebbe  tuttavia  certamente  riconosciuto  il   suo
    domestico  sotto  quell'eccentrico travestimento;  ma era stato il suo
    domestico che,  dalla sua posizione rovesciata,  aveva scorto  il  suo
    padrone  nella  galleria.  Non era riuscito ad impedirsi di muovere il
    naso e questo aveva rovinato l'equilibrio e causato tutto ci  che  ne
    era seguito.
    Questo  era  ci  che  Passepartout  venne a sapere dalla stessa bocca
    della signora Auda,  che gli raccont pure come  si  fosse  svolta  la
    traversata  da  Hong  Kong  a Yokohama in compagnia di un certo signor
    Fix, sulla goletta Tankadre.
    Quando sent il nome  di  Fix,  Passepartout  non  fece  alcun  gesto.
    Riteneva  che  non  fosse  ancora giunto il momento di riferire al suo
    padrone ci che era accaduto tra lui e l'ispettore di polizia. Perci,
    raccontando la storia delle sue avventure, Passepartout prese su di s
    tutta la colpa e si scus solamente perch si era lasciato sorprendere
    dall'ubriachezza da oppio in una fumeria di Hong Kong.
    Il signor Fogg ascolt con freddezza questo racconto,  senza dare  una
    risposta;  poi  apr  per  il  suo  domestico  un credito sufficiente,
    affinch potesse procurarsi a bordo  degli  abiti  convenienti.  E  in
    realt era trascorsa meno d'un'ora che il giovanotto aveva spezzato il
    suo naso e raschiato via le ali, eliminando cos tutto ci che potesse
    ricordargli di essere stato un seguace del dio Teng.
    Il  piroscafo  che  compiva  la traversata da Yokohama a San Francisco
    apparteneva alla Compagnia del Pacific  Mail  steam  e  si  chiamava
    General-Grant.  Era un magnifico "steamer" a ruote con una stazza di
    duemilacinquecento tonnellate,  ben attrezzato e dotato di una  grande
    velocit.   Un   enorme   bilanciere   si   alzava   e   si  abbassava
    alternativamente al di sopra del ponte;  a una delle sue estremit  si
    articolava la sbarra di un pistone,  e all'altra quella di una biella,
    che,  trasformando il movimento rettilineo in un movimento  circolare,
    si applicava direttamente sull'albero delle ruote.  Il General-Grant
    era attrezzato come un  tre  alberi-goletta  e  possedeva  una  grande
    superficie di velatura,  che aiutava grandemente la spinta del vapore.
    Filando alla velocit di  dodici  miglia  all'ora,  il  piroscafo  non
    doveva impiegare pi di ventuno giorni per attraversare il Pacifico.
    Phileas  Fogg  era  quindi  in diritto di credere che,  sbarcando il 2
    dicembre a San Francisco, avrebbe potuto giungere l'11 a New York e il
    20 a Londra,  anticipando cos di qualche ora la data fatidica del  21
    dicembre.
    I passeggeri erano in buon numero a bordo: Inglesi, Americani una vera
    emigrazione di coolies (1) cinesi e numerosi ufficiali dell'esercito
    coloniale  delle  Indie  i  quali  approfittavano  del loro periodo di
    congedo per compiere una crociera di diporto intorno al mondo.
    La traversata procedeva nelle migliori condizioni,  su un oceano  cos
    calmo  da giustificare appieno il suo nome di Pacifico.  Il piroscafo,
    sostenuto dalle larghe ruote  e  appoggiato  dalla  robusta  velatura,
    rollava poco. Silenzioso e per nulla comunicativo come d'ordinario, il
    signor  Fogg  trascorreva  a  bordo  la  vita pi uniforme e regolata,
    riservando giornalmente alcune ore alla compagnia della signora Auda.
    La giovane indiana col passar del tempo e  delle  vicende  si  sentiva
    sempre  pi  portata  verso  il  "gentleman" da sentimenti non solo di
    riconoscenza ma anche di ammirazione.  Quella natura cos silenziosa e
    cos generosa colpiva la sua immaginazione;  e quasi inconsapevolmente
    la signora Auda si lasciava invadere  da  un  delicato  sentimento  di
    simpatia,   di   cui   Phileas  Fogg  pareva  non  subire  minimamente
    l'influenza.
    Chi sapeva leggere nel cuore della signora Auda,  era Passepartout.  E
    ora  che  la  giovane  indiana si interessava come lui ai progetti del
    signor Fogg e all'esito del suo viaggio, assai sovente signora e servo
    s'intrattenevano a discorrere in proposito.
    - Il pi difficile  fatto!  - affermava con convinzione Passepartout,
    trascinando  nel  proprio entusiasmo la gentile ascoltatrice.  - Siamo
    usciti finalmente da quei fantastici paesi della Cina e del  Giappone!
    Ritorniamo,  se Dio vuole,  in contrade civili. Ormai, un treno che ci
    porti da San Francisco a New York,  e un piroscafo che da New York  ci
    sbarchi  a  Londra:  e il signor Fogg ha bell'e finito il suo giro del
    mondo, nei termini di tempo della scommessa!
    La convinzione  del  francese  poggiava  in  realt  su  qualche  buon
    fondamento.  Nove giorni dopo avere lasciato Yokohama, Phileas Fogg si
    trovava ad aver percorso esattamente  la  met  del  globo  terrestre.
    Infatti il General-Grant, alle 9 di mattina del 23 novembre, passava
    il  meridiano  180 che  quello diametralmente opposto al meridiano di
    Londra.
    E' vero che di ottanta giorni messi a sua disposizione il signor  Fogg
    ne  aveva  gi  impiegati  cinquantadue,  e  non gliene rimanevano che
    ventotto.  Ma bisogna notare che se il "gentleman" si trovava  a  met
    strada  quanto a meridiani,  in realt tuttavia aveva gi percorso pi
    di due terzi del tragitto totale.  Questo non seguiva circolarmente il
    parallelo  di Londra (in tal caso sarebbe stato di sole 12000 miglia);
    ma,  comprese tutte le giravolte da Londra ad Aden,  da Aden a Bombay,
    da  Bombay  a  Calcutta,  da  Calcutta  a  Singapore,  da  Singapore a
    Yokohama, assommava in totale a 26000 miglia, delle quali Phileas Fogg
    ne aveva gi percorse 17500.  A quella data del 23 novembre perci gli
    rimanevano da compiere ormai, in linea diretta, 8500 miglia soltanto.
    E  Fix  non    pi  tra  i  piedi  a frapporre ostacoli!,  concluse
    mentalmente Passepartout al colmo della contentezza.
    Accadde  pure  che,  quello  stesso  giorno  23  novembre,   il  bravo
    giovanotto  provasse  un'altra  intensa  gioia.  Il  suo  orologio  di
    famiglia,  che,  a dispetto di tutti i consigli contrari,  egli si era
    ostinato a mantenere sull'ora di Londra, ritenendo errate tutte le ore
    dei  paesi  che percorreva,  quel giorno,  senza che nessuno lo avesse
    messo n avanti n indietro,  si  trov  esattamente  a  segno  con  i
    cronometri di bordo.
    Il vanto che Passepartout ne men fu cosa indescrivibile.
    -  Vorrei  proprio sentire un po' che cosa ne direbbe Fix se fosse qui
    presente!  Quell'imbroglione che  mi  sciorinava  tante  fandonie  sui
    meridiani,  sui soli e sulle lune! Che gente, veh? Se si desse ascolto
    a loro, begli orologi ci sarebbero davvero! Io ero pi che sicurissimo
    che un giorno o l'altro il sole si sarebbe deciso a regolarsi sul  mio
    cronometro.
    Passepartout  ignorava  una  nozione  semplicissima:  e cio che se il
    quadrante del suo orologio fosse stato ripartito in  ventiquattro  ore
    come  in molti orologi italiani, egli non avrebbe avuto motivo alcuno
    di rallegrarsi e di vantarsi.  Infatti in tal caso, quando gli orologi
    di bordo avessero segnato le nove del mattino,  quello di Passepartout
    avrebbe  segnato  le ventuno,  ossia le nove di sera,  essendo proprio
    dodici ore la differenza che intercorre fra Londra e il meridiano 180.
    Solo per il fatto che  l'orologio  del  francese  aveva  il  quadrante
    ripartito in dodici ore, il divario non era rilevabile.
    Se  Fix  anche  questa  volta  si fosse trovato presente a spiegare la
    cosa,  chi sa del resto se il  testardo  sarebbe  stato  in  grado  di
    comprenderla, o per lo meno di ammetterla.
    Ma il "detective" questa volta non c'era.
    Gi, e dove si trovava Fix in quel momento?
    Fix era precisamente a bordo del General-Grant.
    Giungendo    a    Yokohama,    il    "detective"   aveva   abbandonato
    provvisoriamente il signor Fogg,  col proposito  di  rintracciarlo  in
    giornata;  e  si  era  precipitato  senza  indugio  negli  uffici  del
    Consolato inglese.  L aveva trovato finalmente il famoso  mandato  di
    cattura  speditogli  da Hong Kong con quello stesso Carnatic a bordo
    del quale si credeva che egli viaggiasse.  Il  dispetto  strapp  allo
    sfortunato agente una esclamazione energica: Diavolo!  Ormai questo 
    uno straccio  di  documento  perfettamente  inutile!  Il  furfante  ha
    lasciato  il  territorio  inglese:  per arrestarlo ci vuole un atto di
    estradizione in piena regola.
    Ma passato il primo momento di collera,  Fix riflett  con  pacatezza.
    Vediamo  un  po'.  Il mio mandato non  pi valido qui: ma lo sar in
    Inghilterra.  Il ladro pare che voglia ritornare in patria credendo di
    avere ingannato la polizia.  Benone!  Io lo seguir fin l.  Quanto al
    denaro,  Dio voglia che ne rimanga!  Ma  in  premi,  in  passaggi,  in
    processi, in ammende, in elefanti, in spese d'ogni genere, il mio uomo
    deve avere lasciato sulla sua strada gi pi di cinquemila sterline...
    Alla fin fine, non preoccupiamoci: la Banca d'Inghilterra  ricca.
    Confortato  da  queste riflessioni Fix aveva finito per imbarcarsi sul
    General-Grant poco prima che vi salissero Phileas Fogg, il suo servo
    e  la  signora  Auda.   Con  somma   meraviglia   aveva   riconosciuto
    Passepartout  sotto  il grottesco travestimento da giocoliere.  Allora
    aveva stimato prudente correre anche questa volta a  rintanarsi  nella
    propria   cabina  per  evitare  una  spiegazione  che  avrebbe  potuto
    comprometterlo.
    Ma quella prigionia gli pesava. E col trascorrere dei giorni,  fidando
    che  la  gran  confusione  di  viaggiatori a bordo del General-Grant
    riuscisse a farlo passare inosservato,  Fix aveva cominciato a  salire
    di quando in quando a prendere una boccata d'aria sul ponte.
    I monti non s'incontrano,  ma la gente s!...  Una sera, mentre faceva
    la tranquilla passeggiatina a prua, il "detective" si trov a faccia a
    faccia con il suo nemico.
    Passepartout senza pronunciare una parola salt alla gola di  Fix.  E,
    con  gran  piacere  di  alcuni americani presenti alla scena,  i quali
    scommisero immediatamente per lui,  somministr all'infelice ispettore
    di  polizia  una  gragnuola  di  pugni  che  dimostr  l'indiscutibile
    superiorit del pugilato francese su quello inglese.
    Quando Passepartout ebbe terminato, si sent pi calmo
    Fix si rialz tutto ammaccato,  e guardando  il  suo  avversario,  gli
    disse freddamente:
    - E' finito tutto?
    - S, per il momento.
    - Allora dobbiamo parlare a quattr'occhi.
    - Io, con voi?!
    - Nell'interesse del vostro padrone.
    Passepartout come soggiogato da quella calma,  segu il poliziotto; ed
    entrambi andarono a sedersi a prua.
    - Voi mi avete picchiato - disse Fix. - Bene. Adesso ascoltatemi.  Fin
    qui io sono stato l'avversario del signor Fogg. Da ora sono con lui.
    -  Finalmente!  -  esclam il francese.  - Voi lo giudicate adunque un
    onest'uomo?
    - No.  Lo credo un briccone...  Zitto l!  Non vi muovete e lasciatemi
    dire.  Finch  il signor Fogg stette su terra di possedimento inglese,
    ebbi interesse a trattenerlo,  aspettando un mandato d'arresto.  Tutto
    quanto feci fu proprio per questo: io aizzai contro di lui i sacerdoti
    indiani di Bombay, io vi ubriacai a Hong Kong per separarvi dal vostro
    padrone,  io  gli  feci  perdere  la  partenza  del  piroscafo per San
    Francisco...
    Passepartout serrando i pugni stava sulle mosse di  scattare.  Fix  lo
    domin con un'occhiata calma.
    - Adesso - riprese Fix, - il signor Fogg torna in Inghilterra, vero? E
    va  bene.  Lo  seguir  fin  l.  Ma  d'ora  innanzi  mi  impegner ad
    allontanare gli ostacoli dal suo cammino,  con tanta cura e tanto zelo
    quanti  ne  posi fin qui a procurargliene.  Lo vedete,  dunque: il mio
    gioco si  capovolto,  ed  in vostro favore.  Aggiunger che anche il
    vostro  interesse   identico al mio,  giacch soltanto in Inghilterra
    voi saprete finalmente se siete al  servizio  di  un  ladro  o  di  un
    gentiluomo.
    Passepartout  aveva  ascoltato  attentissimo,  e  fu  convinto che Fix
    parlasse in assoluta buona fede.
    - Siamo amici? - domand questi.
    - Amici no - rispose pronto il francese. - Alleati s, e con le dovute
    riserve, poich al minimo accenno di tradimento vi torco il collo.
    - Accettato - disse con tranquillit l'ispettore  di  polizia.  Undici
    giorni  dopo,  il  3  dicembre,  il General-Grant entrava nella baia
    della Porta d'oro e approdava a San Francisco.
    Il signor Fogg non aveva a quel punto n perduto n guadagnato un solo
    giorno.



    NOTE.

    NOTA 1: Operai manovali.



















    25.
    BREVE PRESENTAZIONE DI SAN FRANCISCO. UNA GIORNATA DI COMPETIZIONI.

    Erano le sette del mattino quando Phileas  Fogg,  la  signora  Auda  e
    Passepartout  posero  piede  sul continente americano,  ammesso che si
    possa dare questo nome al  molo  galleggiante  sul  quale  sbarcarono.
    Questi  moli,  alzandosi  ed abbassandosi con la marea,  facilitano il
    carico e lo scarico delle navi.  Vi attraccano infatti i "clippers" di
    ogni  dimensione,  gli "steamers" di ogni nazionalit e quegli "steam-
    boats" a pi piani che prestano  servizio  sul  Sacramento  e  i  suoi
    affluenti.  Vi  si  ammassano  anche i prodotti di un commercio che si
    estende  al  Messico,  al  Per,  al  Cile,  al  Brasile,  all'Europa,
    all'Asia, a tutte le isole dell'Oceano Pacifico.
    Passepartout,  nella  gioia  di toccare finalmente il suolo americano,
    aveva creduto bene di effettuare il proprio sbarco eseguendo un  salto
    pericoloso  della pi alta scuola.  Ma quando ricadde sul tavolame del
    molo galleggiante che era forse un tantino tarlato,  manc poco non lo
    passasse da parte a parte.  Trionfante,  tuttavia, per il modo con cui
    aveva preso piede sul nuovo continente, il giovanotto cacci un urr
    formidabile che fece volar via uno stormo di cormorani e di pellicani,
    ospiti abituali delle tranquille baie del Pacifico.
    Il signor Fogg,  appena sbarcato anch'egli a fianco della sua  giovane
    compagna  di  viaggio,  s'inform dell'ora in cui partiva il treno per
    New York.
    - Alle sei di sera - gli fu risposto.
    Restava dunque un'intera giornata da spendere  in  visita  alla  bella
    citt  californiana.  Il  "gentleman" noleggi una carrozza e vi prese
    posto con la signora Auda.  Passepartout mont in serpa,  a fianco del
    cocchiere,  e  la  carrozza,  a  tre  dollari  la  corsa,  si  diresse
    all'International Htel. Dal posto elevato che occupava,  il servo del
    signor  Fogg  poteva  godersi un invidiabile colpo d'occhio.  E fu non
    poco sorpreso di ci che vedeva.  Dov'erano gli indiani dai trofei  di
    penne?  E  dove  gli  avventurieri  cercatori di pepite,  con i larghi
    "sombreros" e con il cinturone guarnito di coltelli e di revolver?
    Passepartout,  con la mente piena dei ricordi  di  letture  giovanili,
    s'era  immaginato  di  trovare ancora la San Francisco leggendaria dei
    masnadieri, degli incendiari e degli assassini, la turbinosa bolgia di
    tutti gli spostati attratti dall'avventura e  dalla  febbre  dell'oro,
    pronti a giocarsi la vita in un duello alla pistola per un pugno della
    preziosa  polvere.  E invece si trovava sotto gli occhi la vita di una
    metropoli commerciale pulsante  di  un'attivit  pi  febbrile  e  pi
    colossale  ancora  di quelle dei grandi centri di Londra e Parigi,  ma
    altrettanto ordinata e squisitamente elegante.  Un formicolio di gente
    -  americani  ed  europei  -  in  abiti  neri  e  cappelli di seta: e,
    frammischiati ad essi,  gran numero di cinesi  e  di  indiani.  Strade
    lunghe  e  diritte;  magnifici  viali  tracciati  a  scacchiera  e con
    perfetta simmetria,  percorsi da file di carrozze,  di "omnibus" e  di
    tranvie a cavalli, fiancheggiati da palazzi con splendide botteghe che
    esponevano in vetrina prodotti del mondo intero.
    Quando   poi   Passepartout   giunse  all'International  Htel,   ebbe
    l'impressione di non avere mai lasciato l'Inghilterra.
    Il pianterreno del lussuoso albergo era occupato da un immenso  bar,
    una specie di "buffet" aperto gratis ad ogni passante,  da dove ognuno
    poteva gustare carne affumicata,  zuppa con le  ostriche,  biscotti  e
    finissimi  formaggi  di Chester.  Tutt'al pi il consumatore pagava la
    bibita o la birra che avesse piacere di farsi servire al "bar".
    Ecco un'usanza simpaticissima,  e  che    un  vero  peccato  non  si
    generalizzi anche fuori d'America!, pens il giovanotto; ma tenne per
    s la considerazione.
    Al  ristorante  dell'albergo  il signor Fogg e la sua giovane compagna
    consumarono uno spuntino in piatti  minuscoli,  serviti  da  camerieri
    negri dal largo sorriso e dal volto del pi bel color cioccolato,  che
    spiccava sullo sparato bianco.
    Quando  il  "gentleman",  accompagnato  dalla  signora  Auda,   lasci
    l'albergo per recarsi al Consolato a far vidimare il passaporto, trov
    ad  attenderlo il suo servo il quale gli chiese se,  prima di mettersi
    in viaggio sulla ferrovia del Pacifico,  non  sarebbe  stato  prudente
    fare acquisto di qualche dozzina di carabine Enfield e revolver Colt.
    -  Ho  sentito  parlare  - disse Passepartout,  - di Indiani Sioux che
    assaltano i treni. E non vorrei...
    -  Credo  che  la   precauzione   sia   inutile   -   rispose,   senza
    impressionarsi,  Phileas  Fogg.  -  In  ogni  modo vi lascio libero di
    provvedere come credete.
    E il "gentleman" si affrett per giungere in tempo a sbrigare  la  sua
    importante pratica. Ma aveva fatto appena duecento passi che s'imbatt
    in Fix.
    -  Oh,  guarda  che  caso,  che casissimo!  Come?  C'incontriamo a San
    Francisco?! Ma allora abbiamo compiuto insieme anche la traversata del
    Pacifico! E non ci siamo veduti a bordo?...  Mi spiace.  Ad ogni modo,
    signor  Fogg,  sono onorato,  onoratissimo di rivedervi.  Vi pare?  Vi
    debbo tanto! E se gli affari, come penso,  mi richiameranno in Europa,
    sarei  proprio  oltremodo  felice  di  proseguire  il  viaggio in cos
    piacevole compagnia!
    Il signor Fogg rispose compitamente che l'onore sarebbe stato  suo.  E
    Fix,  a  cui premeva non perderlo di vista,  gli chiese il permesso di
    visitare intanto con lui quella curiosa citt di San  Francisco.  Fogg
    glielo accord immediatamente.
    Ed  ecco  perci  la  signora Auda,  Phileas Fogg e Fix in giro per le
    strade.  Si  trovarono  ben  presto  in  Montgomery  Street,   in  cui
    l'afflusso  della  folla  era enorme.  Sui marciapiedi,  in mezzo alla
    carreggiata, sulle rotaie dei tram, nonostante il passaggio incessante
    di carrozze e di  "omnibus",  sulla  soglia  delle  "boutiques",  alle
    finestre di tutte le case,  e perfino sopra i tetti,  vi era una folla
    senza numero.  Degli "uomini-sandwich" circolavano in mezzo ai  gruppi
    di  pedoni.   Bandiere  e  stendardi  fluttuavano  nel  vento.   Grida
    echeggiavano da ogni dove.
    - Urr per Kamerfield!
    - Urr per Mandiboy!
    - Suppongo che si tratti di una competizione,  di un "meeting" come lo
    chiamano  qui,  per  l'elezione di qualche alto funzionario militare o
    civile,  o  addirittura  di  un  membro  del  Congresso,  a  giudicare
    dall'animazione che si vede - disse Fix.
    -  In  ogni  modo,  - osserv Phileas Fogg,  - forse faremo bene a non
    mischiarci troppo a questa calca: i pugni, anche se sono politici, non
    cessano di essere pugni.
    Fix non pot fare a meno di sorridere a quella considerazione, mentre,
    seguendo la signora Auda e Phileas Fogg,  saliva con essi  a  prendere
    posto  sull'ultimo ripiano di una gradinata che metteva ad un terrazzo
    prospiciente la Montgomery Street.
    Di fronte, sull'altro lato del viale,  tra la mostra di un mercante di
    carbone  e  quella  d'un negoziante di petrolio,  era sistemata su una
    specie di palco una larga scrivania con due urne, verso cui sembravano
    convergere le fluttuanti correnti della folla.
    L intorno l'agitazione raggiungeva il parossismo. Tutte le mani erano
    in  aria;   talune  rigidamente  chiuse  a  pugno  si  alzavano  e  si
    abbassavano  con rapidit e con frequenza,  mentre intorno scoppiavano
    grida,  e il numero dei cappelli neri a  cilindro  diminuiva  a  vista
    d'occhio.  Per la maggior parte quei copricapo sembravano aver perduto
    la loro altezza normale.
    - E' evidentemente una competizione, - disse Fix, - e la questione che
    l'ha provocata deve essere palpitante.  Non mi  meraviglierei  che  si
    tratti ancora della questione dell'Alabama,  bench essa debba ormai
    essere risolta.
    - Forse - rispose semplicemente il signor Fogg.
    - In ogni caso, - riprese Fix,  - ci sono due nobili campioni l'uno di
    fronte all'altro, l'onorevole Kamerfield e l'onorevole Mandiboy.
    La  signora  Auda,  da  parte  sua,  standosene  stretta al braccio di
    Phileas Fogg, guardava con meraviglia tutta quella scena tumultuosa.
    Una specie di flusso e riflusso agitava ora la marea di teste  su  cui
    le bandiere ondeggiavano, sparivano a tratti per ricomparire poi fatte
    a brandelli.
    Ad un certo momento,  mentre Fix stava per chiedere ad un vicino quale
    fosse la precisa ragione di tanta effervescenza popolare, un movimento
    pi vivo si determin.  Gli urr conditi di improperi raddoppiarono.
    L'asta  delle  bandiere si trasform in arma offensiva.  Non pi mani:
    pugni dappertutto. Dall'alto delle carrozze e degli "omnibus" bloccati
    era uno scambio di insulti e un lancio di corpi contundenti: stivali e
    scarpe descrivevano in aria  traiettorie  molto  tese.  Anche  qualche
    colpo  di  revolver  si frammischi all'urlio assordante che pareva la
    voce del mare in tempesta.
    La calca si fece pi sotto alla scalinata e riflu sui primi  gradini.
    Uno  dei  due  partiti  evidentemente  era  stato respinto,  senza che
    peraltro ai semplici spettatori fosse  dato  capire  se  il  vantaggio
    rimanesse a Mandiboy o a Kamerfield.
    Fix,  a  cui  premeva sommamente l'incolumit del suo uomo,  disse con
    decisione:
    - E' consigliabile non rimanere qui,  signor Fogg.  Se in tutta questa
    faccenda c'entra per caso l'Inghilterra e se noi veniamo riconosciuti,
    ci troveremo molto compromessi in un'anticipata baruffa.
    - Un cittadino inglese...
    Phileas  Fogg  non riusc a terminare la frase.  Alle sue spalle,  dal
    terrazzo in capo  alla  gradinata,  si  sentiva  avanzare  un  clamore
    spaventoso.
    - Hip! hip! urr!!! per Mandiboy!
    Era  una  turba  di  elettori che giungeva alla riscossa investendo di
    fianco i partigiani di Kamerfield.
    Il signor Fogg,  la signora Auda e Fix  si  trovarono  presi  tra  due
    fuochi.  Troppo  tardi per sfuggire a quel torrente d'uomini armati di
    mazze e bastoni a molla.  Il "gentleman" e il "detective" fecero  ogni
    sforzo  per  riparare  la  giovane  donna,  e furono malamente urtati.
    Phileas Fogg si difendeva bene a gomitate,  e anche a pugni quando ci
    si  rendeva  necessario.  Ma  troppa  era la calca dei violenti che si
    scagliavano a colpire alla cieca, per puro spirito di rissa.
    Un gigante dalla barba color carota,  il quale pareva  il  capo  della
    turba,  alz  il  formidabile  pugno  sul  capo del signor Fogg.  E lo
    avrebbe conciato in malo  modo  se  Fix,  per  devozione,  non  avesse
    ricevuto  il  pugno  in  vece sua.  Un'enorme protuberanza si svilupp
    immediatamente sotto il cappello di seta del "detective",  trasformato
    in semplice berretta.
    - Yankee!  (1) - sibil il signor Fogg,  lanciando al suo avversario
    uno sguardo di profondo disprezzo.
    - Englishman! (2) - rispose l'altro nello stesso tono.
    - Ci rivedremo!
    - Quando vi piacer. Il vostro nome?
    - Sir Phileas Fogg. Il vostro?
    - Colonnello Stampw Proctor.
    La marea pass oltre.  Fix fu gettato a terra,  e si  rialz  con  gli
    abiti laceri,  ma senza gravi ammaccature. Il suo soprabito da viaggio
    si era diviso in due parti disuguali,  e i suoi pantaloni somigliavano
    a quelli di certi indiani,  i quali per una questione di moda,  non li
    indossano se prima non ne  hanno  tagliato  via  il  fondo.  Quel  che
    importava,  era  che la signora Auda era stata risparmiata ed anche il
    signor Fogg aveva evitato le conseguenze del formidabile pugno  a  lui
    riservato.
    -  Grazie  -  disse  il  "gentleman" a Fix,  appena furono fuori della
    ressa.
    - Oh, non c' di che! Ma ora venite.
    - Dove?
    - Andiamo da un negoziante di abiti. Anche voi ne avete bisogno.
    Gli abiti del signor Fogg erano invero press'a poco  nelle  condizioni
    di quelli del "detective".
    - Si direbbe che ci siamo battuti per conto degli onorevoli Kamerfield
    e Mandiboy! - comment ancora Fix, sorridendo.
    Mezz'ora dopo,  convenientemente abbigliati e riforniti di cappello, i
    due inglesi con la signora Auda ritornavano all'International Htel.
    Passepartout era l ad attendere il suo padrone,  armato  d'una  mezza
    dozzina  di  revolver a sei colpi.  Quando scorse Fix in compagnia del
    signor Fogg si rabbui in volto.  Ma dopo che  la  signora  Auda  ebbe
    narrato  in  poche  parole  quanto  era accaduto,  il giovanotto torn
    sereno.
    Evidentemente  Fix  non    pi  un  nemico:    un  alleato,  pens
    soddisfattissimo. Ha mantenuto la parola!.
    Terminato  il  pranzo,  venne  la  carrozza  che  doveva condurre alla
    stazione i viaggiatori e i loro bagagli.  Al momento di  salire  sulla
    vettura il signor Fogg domand a Fix:
    - Non avete pi riveduto per caso quel colonnello Proctor?
    - No - rispose Fix.
    -  Io  ritorner  apposta  in  America  per  ritrovarlo.  Non  sarebbe
    conveniente che un cittadino inglese  si  lasciasse  trattare  a  quel
    modo.
    Fix  sorrise  senza saper che aggiungere.  Forse non prese nemmeno sul
    serio la cosa: non sapeva che Fogg era di quella razza  di  Inglesi  i
    quali,  mentre  nel  loro paese non tollerano il minimo duello,  sanno
    per battersi all'estero quando si tratti di  sostenere  il  prestigio
    della loro nazionalit.
    Alle sei meno un quarto i viaggiatori erano in stazione e trovarono il
    treno  pronto  alla partenza.  Al momento di salirvi sopra,  il signor
    Fogg fece un cenno a un addetto e gli chiese:
    - Scusate,  c' notizia che si siano verificati gravi incidenti oggi a
    San Francisco?
    - Oh,  no,  no, signore! Era un semplice "meeting" organizzato per una
    elezione.
    - L'elezione di qualche generale dell'esercito, senza dubbio.
    - No, signore: di un giudice di pace.
    Ricevuta questa risposta,  Phileas Fogg prese posto nel  vagone  e  il
    treno part a tutto vapore.


    NOTE.

    NOTA 1: Americano, ma detto qui in senso dispregiativo.
    NOTA 2: Inglese.










    26.
    SI PRENDE IL TRENO ESPRESSO DELLA FERROVIA DEL PACIFICO.

    Ocean to Ocean (1),  dicono gli Americani. E con queste tre paroline
    caratterizzano il  grand  trunk,  che  attraversa  gli  Stati  Uniti
    d'America nella loro massima larghezza.  In realt,  per, il Pacific
    Rail-road si divide in due parti distinte: Central Pacific tra  San
    Francisco e Ogden e Union Pacific tra Ogden e Omaha. A quel punto si
    ricongiungono  cinque  linee  diverse,  che mettono Omaha in frequente
    comunicazione con New York.
    New York e San Francisco sono  dunque  congiunte  al  presente  da  un
    fiotto  non interrotto di metallo che misura almeno tremila settecento
    ottantasei miglia.  Tra Omaha e il Pacifico,  la  ferrovia  supera  un
    territorio  frequentato  ancora  da  Indiani  e  selvaggi,   un  vasto
    territorio che i Mormoni hanno cominciato a colonizzare a partire  dal
    1845, dopo essere stati cacciati dall'Illinois.
    In  altri  tempi,  nelle  circostanze  pi  favorevoli,  si  sarebbero
    impiegati non meno di sei mesi per andare da New York a San Francisco.
    Attualmente ci si mettono sette giorni.
    Fu nel 1862 che,  malgrado l'opposizione dei  deputati  del  Sud,  che
    volevano  una  linea  pi meridionale,  il tracciato della linea venne
    ristretto tra il quarantunesimo e  il  quarantaduesimo  parallelo.  Il
    presidente Lincoln la cui scomparsa ha lasciato tanto rimpianto, fiss
    egli  stesso,  nello  Stato  del  Nebraska,  nella citt di Omaha,  il
    capolinea  del  nuovo  reticolato.   I  lavori  furono  immediatamente
    iniziati  e  proseguiti con quell'attivismo americano che  tutt'altro
    che burocratico e polveroso.  La rapidit della  posa  in  azione  non
    doveva  nuocere  affatto  alla  buona  esecuzione  dei  lavori.  Nella
    prateria si avanzava al ritmo di un miglio  e  mezzo  al  giorno.  Una
    locomotiva,   scorrendo   sulle   rotaie   collocate   nella  vigilia,
    trasportava le rotaie dell'indomani e correva  sulla  loro  superficie
    mano mano che venivano sistemate.
    Il  Pacific Rail-road lancia numerosi rami lungo il suo percorso verso
    gli  Stati  dello  Iowa,  del  Kansas,  del  Colorado  e  dell'Oregon.
    Lasciando  Omaha,  la ferrovia del Pacifico costeggia la riva sinistra
    del Platte-river fino all'imboccatura dei tronchi del nord oppure  del
    sud,  attraversa i campi di Laramie e le montagne Wahsatch,  aggira il
    Lago Salato,  giunge  a  Salt-Lake  City,  la  capitale  dei  Mormoni,
    sprofonda  nella  vallata  della  Tuilla,  procede  lungo  il  deserto
    americano,  i monti di Cedar e Humboldt,  l'Humboldt River,  la Sierra
    Nevada e ridiscende attraverso Sacramento fino al Pacifico,  senza che
    questo tracciato superi una pendenza di centododici piedi  per  mille,
    persino quando attraversa le Montagne Rocciose.
    Tale era questa lunga arteria che i treni percorrevano in sette giorni
    e  che  doveva permettere all'onorevole Phileas Fogg - o almeno lui lo
    sperava - di prendere il  giorno  11  a  New  York  il  piroscafo  per
    Liverpool.
    Il  vagone  occupato da Phileas Fogg era una specie di lungo "omnibus"
    che poggiava su due treni formati da quattro ruote  ciascuno,  la  cui
    mobilit  consentiva  di  affrontare  delle  curve  di piccolo raggio.
    All'interno,  non vi erano degli scompartimenti: v'erano due  file  di
    sedili,  disposti su ogni lato,  perpendicolarmente all'asse, e tra le
    quali era riservato  un  passaggio  che  conduceva  agli  stanzini  di
    "toilette" e per altre necessit,  di cui ogni vagone  provvisto. Per
    tutto il treno quant'era lungo le vetture erano  in  comunicazione  le
    une  con  le  altre  per  mezzo di passatoi,  e i viaggiatori potevano
    circolare da un'estremit all'altra del convoglio,  che metteva a loro
    disposizione  dei  vagoni-salotto,  dei vagoni-belvedere,  dei vagoni-
    ristorante e dei vagoni-caff. Mancavano solo dei vagoni-teatro. Ma si
    pu essere sicuri che un giorno vi saranno anch'essi.
    Sui passatoi circolavano in continuazione dei venditori di libri e  di
    giornali,  che offrivano la loro merce, e dei venditori di liquori, di
    commestibili, di sigari, che non mancavano affatto di acquirenti.
    I viaggiatori erano partiti dalla stazione di Oakland alle  sei  della
    sera.  Era gi calata la notte,  una notte fredda,  cupa, con un cielo
    coperto di nubi che minacciavano di precipitare in fiocchi di neve. Il
    treno non procedeva con  una  grande  rapidit.  Tenendo  conto  delle
    fermate, non percorreva pi di venti miglia all'ora, velocit tuttavia
    che  gli  doveva  consentire  di  valicare  gli  Stati Uniti nel tempo
    regolamentare.
    Si parlava poco nel vagone.  D'altronde il sonno  avrebbe  ben  presto
    invaso   i  viaggiatori.   Passepartout  si  trovava  proprio  accanto
    all'ispettore di polizia,  ma non gli  rivolgeva  la  parola.  Dopo  i
    recenti   avvenimenti,   i   loro   rapporti   si  erano  notevolmente
    raffreddati. Non v'era pi alcuna simpatia n alcuna intimit.  Fix in
    realt non aveva cambiato affatto il suo modo di fare, Passepartout si
    manteneva   invece  in  un  estremo  riserbo,   pronto  a  tentare  di
    strangolare l'ex-amico al primo dubbio che avesse avuto su di lui.
    Un'ora dopo la partenza del treno, cominci a cadere la neve, una neve
    fine che,  davvero fortunatamente,  non poteva ritardare la marcia del
    convoglio.  Attraverso i finestrini si poteva scorgere solo un'immensa
    cappa bianca, a confronto della quale il vapore della locomotiva,  che
    si  lanciava  in  grandi  volute  verso  il cielo,  sembrava diventato
    grigiastro.
    Alle otto,  entr nel vagone uno "steward" che annunci ai viaggiatori
    che  era  suonata  l'ora  di  andare  a riposare.  Quel vagone era uno
    sleeping-car che in pochi minuti venne  trasformato  in  dormitorio.
    Gli schienali dei sedili vennero ripiegati,  dei lettini accuratamente
    impacchettati vennero  tirati  fuori  con  un  ingegnoso  sistema,  in
    qualche   istante   vennero   improvvisate   delle  cabine  e  ciascun
    viaggiatore ebbe ben presto a sua disposizione un  letto  confortevole
    che  spessi  tendaggi  difendevano  da  ogni  sguardo  indiscreto.  Le
    lenzuola erano candide e i guanciali molto morbidi.  Restava una  sola
    cosa  da fare: mettersi a letto e addormentarsi,  e fu quello che fece
    ciascuno,  come se si fosse trovato nella confortevole  cabina  di  un
    piroscafo,  mentre il treno correva a tutto vapore attraverso lo Stato
    della California.
    In questa porzione del territorio che si estende tra San  Francisco  e
    Sacramento,  il terreno  poco accidentato. Questa tratta ferroviaria,
    che ha il nome di Central Pacific Road prendeva anzitutto Sacramento
    come punto di partenza e s'avanzava  verso  est  per  incrociarsi  con
    quella  che  veniva  da  Omaha.  Da  San Francisco alla capitale della
    California,  la linea correva direttamente in direzione  di  nord-est,
    costeggiando  l'American River,  che si getta nella baia di San Pablo.
    Le centoventi miglia comprese tra queste due importanti citt  vennero
    superate  in sei ore,  e verso mezzanotte,  mentre i viaggiatori erano
    immersi nel loro primo sonno,  il treno super  Sacramento.  Essi  non
    videro  perci  nulla  di  questa  citt  considerevole,   sede  della
    legislatura dello Stato della California,  n i suoi bei moli,  n  le
    sue  ampie  strade  n  i  suoi splendidi htels,  n le sue "squares"
    (piazze), n i suoi templi.
    Uscendo da Sacramento,  il treno,  dopo avere superato le stazioni  di
    Junction,  di Roclin,  di Auburn e di Colfax,  s'incune nel massiccio
    della Sierra Nevada.  Erano le sette  del  mattino,  quando  il  treno
    attravers  la  stazione di Cisco.  Un'ora pi tardi il dormitorio era
    ridiventato un vagone normale e  i  viaggiatori  potevano  intravedere
    attraverso i vetri il pittoresco panorama di quel paese montagnoso. Il
    tracciato del treno obbediva ai capricci della Sierra,  qui sui ripidi
    pendii montagnosi e l sospeso al di  sopra  dei  precipizi,  evitando
    angoli  troppo  acuti con delle audaci curvature,  lanciandosi in gole
    strettissime che  pareva  fossero  prive  di  sbocco.  La  locomotiva,
    sfavillante  come un reliquiario,  con quel grande fanale che lanciava
    dei lampi fulvi,  la campanella d'argento,  il cacciavacche  che  si
    protendeva  in  avanti  come uno sperone,  mescolava i suoi sbuffi e i
    suoi muggiti a quelli dei torrenti e delle cascate, e mescolava il suo
    fumo al nero intreccio dei rami degli abeti.
    Sul percorso ci s'imbatteva in pochissimi tunnel  e  ponti.  La  linea
    ferroviaria  aggirava  il  fianco  delle montagne,  non cercando nella
    linea diritta il tragitto pi breve tra un  punto  e  l'altro,  e  non
    facendo violenza alla natura.
    Verso le nove, attraverso la valle di Carson, il treno penetrava nello
    Stato  del Nevada,  proseguendo sempre la sua corsa in direzione nord-
    est. A mezzogiorno,  lasciava Reno,  dove i viaggiatori si arrestarono
    una ventina di minuti per mangiare.
    Da quel punto in poi,  la ferrovia,  costeggiando l'Humboldt River, si
    diresse per alcune miglia verso nord,  seguendo questo corso  d'acqua.
    Poi  pieg  verso est,  e non doveva pi perdere di vista questo corso
    d'acqua  prima  di  aver  raggiunto  gli  Humboldt  Ranges,   che   ne
    costituiscono  la sorgente,  quasi all'estremit orientale dello Stato
    del Nevada.
    Dopo aver mangiato, il signor Fogg,  la signora Auda e i loro compagni
    di viaggio ripresero posto nel vagone. Phileas Fogg, la giovane donna,
    Fix  e Passepartout,  comodamente seduti,  ammiravano il paesaggio che
    scorreva dinanzi ai  loro  occhi:  vaste  praterie,  montagne  che  si
    profilavano  all'orizzonte,  "creeks"  che  facevano  rotolare le loro
    acque spumeggianti.  Talvolta un  grande  gregge  di  bisonti  che  si
    ammassava  all'orizzonte  dava  l'idea  di  una  diga  mobile.  Questi
    innumerevoli  eserciti  di  ruminanti  oppongono  spesso  un  ostacolo
    insormontabile  al  passaggio  dei treni.  E' stato possibile scorgere
    migliaia di questi animali sfilare per  ore,  a  ranghi  strettissimi,
    attraverso  il  binario.  In  questo caso la locomotiva  costretta ad
    arrestarsi e attendere che la strada sia ridiventata libera.
    Fu proprio questo che avvenne per i nostri viaggiatori.  Verso le  tre
    del pomeriggio, la ferrovia si trov sbarrata da una mandria di almeno
    dieci-dodicimila capi.  La locomotiva, dopo avere ridotto la velocit,
    tent di  incuneare  il  suo  sperone  nel  fianco  dell'interminabile
    colonna, ma dovette arrendersi di fronte all'impenetrabilit di quella
    massa.
    Si   vedevano   quei  ruminanti  -  quei  bufali,   come  li  chiamano
    impropriamente gli Americani - procedere col loro passo  tranquillo  e
    lanciando  di  tanto  in  tanto  dei  terribili  muggiti.  Avevano una
    corporatura superiore a quella dei tori  europei,  con  zampe  e  coda
    piuttosto  corte,  il  garrese  ascendente  che  formava  una gobba di
    muscoli, le corna divaricate alla base, la testa, il collo e le spalle
    coperte da una criniera dal lungo pelo.  Quando i bisonti hanno scelto
    una  direzione,  nulla  potrebbe  n  ostacolare n modificare la loro
    marcia.  E' un torrente di carne vivente che nessuna diga  sarebbe  in
    grado di contenere.
    I  viaggiatori,  dispersi  sui  passatoi,  ammiravano  questo  curioso
    spettacolo.  Tuttavia proprio colui che avrebbe dovuto essere  il  pi
    preoccupato di tutti,  Phileas Fogg,  se n'era rimasto al suo posto ed
    attendeva con calma filosofica che fosse piaciuto ai bufali liberargli
    il passaggio.  Passepartout era furioso per il ritardo che gli causava
    questo ammasso di animali.  Avrebbe voluto scaricare contro di loro il
    suo arsenale di revolver.
    - Che razza di paese!  - grid.  - Dei semplici buoi che arrestano dei
    treni  e  che  se ne vanno a ritmo processionale,  senza proprio darsi
    pensiero del fatto che stanno ostacolando la  circolazione!  Perbacco!
    Vorrei  proprio  sapere  se  il  signor  Fogg  avesse  previsto questo
    contrattempo nel suo programma! E quel macchinista che non  capace di
    lanciare la sua locomotiva attraverso questo bestiame ingombrante!
    Il macchinista non aveva tentato affatto di rovesciare  l'ostacolo,  e
    aveva  agito  con  prudenza.  Con  lo sperone della locomotiva avrebbe
    certamente fatto un macello dei bufali pi vicini;  ma,  pur con tutta
    la  sua forza d'urto,  la locomotiva sarebbe stata fermata ben presto,
    ci sarebbe stato inevitabilmente un  deragliamento  e  cos  il  treno
    sarebbe rimasto bloccato.
    La  cosa  migliore  era perci di attendere con pazienza,  salvo poi a
    riguadagnare il tempo perduto con una accelerazione della  marcia  del
    treno.  La sfilata dei bisonti dur ben tre ore, e la strada ridivenne
    libera solo mentre stava ormai calando la notte.  Solo  a  quel  punto
    attraversavano  le  rotaie  le  retroguardie  della  mandria,  le  cui
    avanguardie sparivano laggi, all'orizzonte meridionale.
    Erano dunque le otto,  quando il treno superava i passi degli Humboldt
    Ranges,  e  le nove e mezzo quando penetrava nel territorio dell'Utah,
    la regione del grande Lago Salato, il curioso paese dei Mormoni.


    NOTE.

    NOTA 1:Dall'Oceano all'Oceano.



















    27.
    PASSEPARTOUT SEGUE,  ALLA VELOCITA' DI VENTI MIGLIA ALL'ORA,  UN CORSO
    DI STORIA MORMONE.

    Durante la notte dal 5 al 6 dicembre, il treno corse verso sud-est per
    una  cinquantina  di miglia;  poi risal di altrettante verso il nord-
    est, avvicinandosi al grande Lago Salato.
    Verso le nove del mattino,  Passepartout and a prendere un po' d'aria
    sui  passatoi.  Il  tempo  era  freddo,  il  cielo era grigio,  ma non
    nevicava pi. Il disco del sole, reso pi ampio dalla bruma,  appariva
    come un'enorme moneta d'oro,  e Passepartout si divertiva a calcolarne
    il valore in lire sterline,  quando fu distratto da questo  utilissimo
    lavoro dalla comparsa di un personaggio piuttosto strano.
    Questo individuo,  che era salito sul treno alla stazione di Elko, era
    un uomo dalla corporatura robusta, molto scuro in faccia,  con un paio
    di  mustacchi  neri,  pantaloni neri,  cravatta immacolata,  guanti di
    pelle di cane. Lo si sarebbe detto un pastore.  Andava da un'estremit
    all'altra del treno incollando sulla portiera di ogni vagone con della
    cera per sigilli un foglio di carta scritto a mano.
    Passepartout  si  accost e lesse su uno di quei fogli che l'onorevole
    "elder" (anziano) William Hitch,  missionario  mormone,  approfittando
    della  sua  presenza sul treno numero 48,  dalle undici a mezzogiorno,
    avrebbe tenuto nella vettura 117 una conferenza sul mormonismo  a  cui
    erano invitati tutti i gentiluomini preoccupati di istruirsi su quanto
    riguardava i misteri della religione dei Santi degli ultimi giorni.
    Certo  che ci vado!,  disse tra s Passepartout,  che del mormonismo
    conosceva  unicamente  le  usanze  poligamiche,   base  della  societ
    mormone.
    La  notizia  si  diffuse  rapidamente  nel  treno  che  trasportava un
    centinaio   di   passeggeri.   Una   trentina   di   essi,   allettati
    dall'attrattiva della conferenza,  alle undici occupavano le panchette
    della  vettura  numero  117.   Tra  i  primi   nella   fila   figurava
    Passepartout,  mentre  n  il  suo  padrone n Fix avevano ritenuto di
    doversi disturbare.
    All'ora stabilita,  l'"elder" William Hitch si alz in piedi e con una
    voce  piuttosto  irritata,  come  se  lo avessero appena contraddetto,
    dichiar:
    - Io vi dichiaro,  s,  che Joe Smyth  un martire,  che suo  fratello
    Hyram    un  martire,  e  che le persecuzioni del Governo dell'Unione
    contro i profeti stanno per fare un martire anche  di  Brigham  Young!
    Chi di voi oserebbe sostenere il contrario?
    Nessuno  si  azzard a contraddire il missionario,  la cui esaltazione
    contrastava con la sua fisionomia calma per natura. Ma senza dubbio la
    sua collera trovava una spiegazione nel fatto che il mormonismo veniva
    attualmente sottoposto a una prova molto severa. In realt, il Governo
    degli Stati Uniti era riuscito appena allora,  e non senza  fatica,  a
    sottomettere quei fanatici indipendenti. Si era impadronito dell'Utah,
    e  l'aveva sottoposto alle leggi dell'Unione,  dopo avere imprigionato
    Brigham Young, accusato di ribellione e di poligamia.  Da quel momento
    in  poi,  i discepoli del profeta avevano raddoppiato i loro sforzi e,
    mentre ne attendevano gli atti, resistevano con la parola alle pretese
    del Congresso.
    Come si vede,  l'"elder" William Hitch faceva del proselitismo persino
    sul treno.
    Allora,  egli si mise a raccontare,  variando la narrazione con scoppi
    di voce e la violenza dei gesti,  la storia del mormonismo  a  partire
    dall'epoca biblica: Come,  in Israele, un profeta mormone della trib
    di Giuseppe pubblic gli annali della nuova religione e li  lasci  in
    eredit  a  suo  figlio  Morom;  come,  molti  secoli  pi tardi,  una
    traduzione di questo prezioso libro,  scritto in  caratteri  egiziani,
    venne  fatta  da Joseph Smyth junior,  colono nello Stato del Vermont,
    che si  rivel  come  profeta  mistico  nel  1825;  come,  infine,  un
    messaggero  celeste gli apparve in una foresta luminosa e gli consegn
    gli annali del Signore.
    A  quel  punto,   alcuni  uditori,   poco  interessati  dal   racconto
    retrospettivo  del  missionario,  abbandonarono il vagone;  ma William
    Hitch, proseguendo, raccont come Smyth junior, riunendo suo padre, i
    suoi due fratelli e alcuni discepoli  fond  la  religione  dei  Santi
    degli ultimi giorni, religione che, adottata non solamente in America,
    ma  in  Inghilterra,  in  Scandinavia,  in Germania,  conta tra i suoi
    fedeli degli  artigiani  e  anche  un  certo  numero  di  persone  che
    esercitano  professioni  liberali;  come una colonia sia stata fondata
    nell'Ohio;  come un tempio  sia  stato  edificato  con  una  spesa  di
    duecentomila  dollari e una citt sia stata costruita a Kirland;  come
    Smyth divenne un coraggioso  banchiere  e  ricevette  da  un  semplice
    presentatore  di  mummie  un  papiro contenente un racconto scritto di
    pugno da Abramo e da altri celebri egiziani.
    Poich questa narrazione diventava un po' troppo lunga, i ranghi degli
    uditori si assottigliarono ulteriormente,  e il pubblico  rimasto  era
    costituito di appena una ventina di persone.
    Tuttavia l'"elder",  senza inquietarsi di questa diserzione,  raccont
    con ricchezza di particolari come fu che Joe  Smyth  fece  bancarotta
    nel  1837;  come  fu  che  i  suoi azionisti rovinati lo spalmarono di
    catrame e lo fecero rotolare sulle piume;  come fu che lo  si  ritrov
    pi onorabile e pi onorato che mai,  alcuni anni dopo a Independance,
    nel Missouri,  alla testa di una fiorente comunit costituita  da  non
    meno  di tremila discepoli,  e che allora,  perseguitato dall'odio dei
    gentili, era dovuto fuggire nel Far West americano.
    Appena dieci ascoltatori erano ancora l, e tra di essi vi era il buon
    Passepartout,  che ascoltava con le orecchie tese.  Fu cos  che  egli
    apprese come, dopo lunghe persecuzioni, Smyth riapparve nell'Illinois
    e  nel  1839 sulle rive del Mississippi fond Nauvoo-la-Belle,  la cui
    popolazione crebbe fino a venticinquemila anime; come Smyth ne divenne
    il sindaco, il giudice supremo e il generale in capo; come,  nel 1843,
    egli pose la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti, e come
    infine,  attirato  in  un'imboscata  a  Cartagine,  venne  gettato  in
    prigione e assassinato da una banda di uomini mascherati.
    A questo punto Passepartout era  rimasto  assolutamente  da  solo  nel
    vagone  e  l'"elder",  mirandolo in faccia e affascinandolo con le sue
    parole,  gli ricord che due anni dopo l'assassinio di Smyth,  il  suo
    successore,  il  profeta ispirato Brigham Young,  abbandonando Nauvoo,
    era venuto a stabilirsi sulle rive del Lago Salato e che l,  su  quel
    meraviglioso territorio,  nel mezzo di quella fertile contrada,  sulla
    rotta degli emigranti  che  attraversavano  lo  Utah  per  recarsi  in
    California,  la  nuova  colonia,  grazie  ai  principi  poligamici del
    mormonismo, aveva preso uno sviluppo enorme.
    - Ecco,  - aggiunse William  Hitch,  -  ecco  perch  la  gelosia  del
    Congresso  si    eccitata  contro  di  noi!  ecco  perch  i  soldati
    dell'Unione hanno calpestato il suolo dello  Utah!  perch  il  nostro
    capo,  il  profeta Brigham Young,   stato imprigionato con spregio di
    qualsiasi forma di giustizia! Cederemo noi alla forza?  Mai!  Cacciati
    dal Vermont,  cacciati dall'Illinois, cacciati dall'Ohio, cacciati dal
    Missouri,   cacciati  dallo  Utah,   noi  ritroveremo  ancora  qualche
    territorio indipendente dove pianteremo la nostra tenda...  E voi, mio
    fedele,  - aggiunse l'"elder" fissando sguardi corruschi sul suo unico
    uditore,  pianterete  voi  la  vostra  tenda  all'ombra  della  nostra
    bandiera?
    - No - rispose coraggiosamente Passepartout,  che  scapp  via  a  sua
    volta, lasciando quell'energumeno a predicare nel deserto.
    Durante  tutta  questa conferenza,  per,  il treno aveva marciato con
    rapidit e  verso  mezzogiorno  e  mezzo  arrivava  alla  punta  nord-
    occidentale   del  grande  Lago  Salato.   Da  quel  punto  si  poteva
    abbracciare su un vasto perimetro l'aspetto di  questo  mare  interno,
    che  porta  pure il nome di Mar Morto e nel quale si getta un Giordano
    d'America.  Lago ammirevole,  inquadrato da belle  rocce  selvagge,  a
    larghi strati, incrostate di sale bianco, superbo specchio d'acqua che
    in altri tempi copriva uno spazio ben maggiore;  ma con il passare del
    tempo le sue rive,  crescendo a poco  a  poco,  ne  hanno  ridotto  la
    superficie, accrescendone tuttavia la profondit.
    Il  Lago Salato,  lungo circa settanta miglia e largo trentacinque,  
    situato a tremilaottocento piedi al di sopra  del  livello  del  mare.
    Molto  diversamente  dal  lago  Asphaltite,  la cui depressione misura
    milleduecento piedi al di sotto, la sua salsedine  considerevole e le
    sue acque mantengono in soluzione il quarto del loro peso  di  materia
    solida.  Il  loro  peso specifico  di 1170,  mentre quello dell'acqua
    distillata  di 1000. I pesci perci non ci possono vivere. Quelli che
    vi vengono gettati dal Giordano, dal Weber e da altri corsi d'acqua vi
    muoiono molto presto;  non  vero per che le  sue  acque  siano  cos
    dense da poter sostenere un uomo.
    Intorno  al  lago,  la  campagna    mirabilmente coltivata,  poich i
    Mormoni se ne intendono di lavori agricoli: ci sono  dei  "ranchos"  e
    dei "corrals" per gli animali domestici,  dei campi di grano, di mais,
    di sorgo (o saggina),  praterie lussureggianti,  da ogni parte vi sono
    siepi  di rosai selvatici,  dei cespugli di acacia e di euforbia: tale
    sarebbe stato il panorama sei mesi pi tardi,  ma in quel  momento  il
    suolo era sparito sotto una sottile coperta di neve che lo impolverava
    leggermente.
    Alle  due,  i viaggiatori scendevano alla stazione di Ogden.  Il treno
    sarebbe ripartito solo alle sei e perci il signor  Fogg,  la  signora
    Auda e i loro due compagni avevano il tempo per recarsi alla Citt dei
    Santi mediante la breve diramazione che partiva appunto da Ogden.  Due
    ore  sarebbero   state   sufficienti   per   visitare   quella   citt
    caratteristicamente americana e, in quanto tale, costruita sul modello
    di  tutte  le citt dell'Unione,  vaste scacchiere dalle lunghe fredde
    linee che provocano la lugubre tristezza  degli  angoli  retti,  per
    dirla  con Victor Hugo.  Il fondatore della Citt dei Santi non poteva
    sfuggire  a  quel  bisogno  di  simmetria  che  contraddistingue   gli
    Anglosassoni.  In  questo singolare paese,  in cui gli uomini non sono
    certamente all'altezza delle  istituzioni,  tutto  si  fa  ad  angoli
    retti: le citt, le case e anche le stupidaggini.
    Alle  tre,  i  viaggiatori  passeggiavano dunque nelle vie della citt
    costruita tra la riva del Giordano e le prime  ondulazioni  dei  monti
    Wahsatch.  Non notarono alcuna chiesa o quasi, ma osservarono come dei
    monumenti la casa del profeta, la Cort-house e l'arsenale; poi,  delle
    case   costruite   in  laterizio  bluastro  con  verande  e  gallerie,
    circondate da giardini e attorniate da acacie,  palmizi e carrubi.  La
    citt  era  cinta  da  un muro di argilla e pietre edificato nel 1853.
    Nella via principale,  in  cui  si  teneva  il  mercato,  erano  stati
    costruiti  alcuni  alberghi  ornati da padiglioni,  e tra gli altri la
    Salt-Lake-House.
    Il signor Fogg e i suoi compagni non ebbero l'impressione che la citt
    fosse densamente popolata. Le strade erano quasi deserte, eccetto per
    nel quartiere  del  Tempio,  che  essi  raggiunsero  solo  dopo  avere
    attraversato  parecchie  zone circondate da palizzate.  Le donne erano
    abbastanza numerose,  e la cosa    comprensibile  se  si  pensa  alla
    singolare  composizione  delle  famiglie mormoni.  Non bisogna credere
    tuttavia che i Mormoni siano tutti poligami.  Si  liberi,  ma   bene
    ricordare   che   sono  particolarmente  le  cittadine  dello  Utah  a
    desiderare di essere sposate, perch,  secondo la religione del paese,
    il  cielo  mormone non ammette come beneficiarie delle sue beatitudini
    le donne nubili.
    Queste povere creature non sembrano n facilitate n  felici.  Alcune,
    le  pi  ricche  senza  dubbio,  portavano una giacchetta di seta nera
    aperta alla vita,  sotto un cappuccio o uno scialle molto modesto.  Le
    altre erano vestite semplicemente di tela indiana.
    Passepartout  da  parte sua,  nella sua qualit di bravo ragazzo,  non
    guardava senza un certo disagio tutte quelle donne mormoni  incaricate
    di  fare  in  molte  la  felicit  di  un  solo uomo mormone.  Nel suo
    buonsenso,  era il marito che  egli  soprattutto  compiangeva.  A  lui
    pareva  terribile  dover  guidare  tante  donne  insieme attraverso le
    vicissitudini della vita, e condurle in tal modo tutte insieme fino al
    paradiso  mormone,   con  quella  prospettiva  di   ritrovarvele   per
    l'eternit  in  compagnia  del  glorioso Smyth,  che doveva costituire
    l'ornamento di quel luogo  di  delizie.  Decisamente  non  si  sentiva
    questa vocazione e riteneva - ma in questo forse si sbagliava - che le
    cittadine  di  Great-Lake-City  gettassero  sulla  sua  persona  degli
    sguardi un po' inquietanti.
    Era una vera fortuna che il suo soggiorno nella Citt dei Santi non si
    dovesse protrarre  a  lungo.  Alle  quattro  meno  qualche  minuto,  i
    viaggiatori si ritrovavano alla stazione e riprendevano posto nei loro
    vagoni.
    Si  sent  un  colpo  di fischietto;  ma proprio nel momento in cui le
    ruote motrici della locomotiva, slittando sulle rotaie, cominciavano a
    imprimere al treno un po'  di  moto,  si  sentirono  echeggiare  delle
    grida: - Fermi! Fermi!
    Non si pu fermare un treno in marcia. Il gentiluomo che lanciava quel
    grido  era  evidentemente  un  mormone  rimasto  attardato.  Correva a
    perdifiato.  Fortunatamente per lui la stazione non aveva n porte  n
    barriere.   Si  lanci  perci  sulla  via,  salt  sulla  piattaforma
    dell'ultima vettura e si lasci cadere senza fiato  su  una  panchetta
    del vagone.
    Passepartout,  che  aveva  seguito  con  trepidazione gli incidenti di
    questa ginnastica,  si avvicin per osservare questo ritardatario  per
    il  quale  ebbe un interesse ancora maggiore quando venne a sapere che
    questo cittadino dell'Utah era scappato in quella maniera  precipitosa
    dopo una scenata in famiglia.
    Quando  il  mormone  ebbe  ripreso  fiato,  Passepartout  si azzard a
    domandargli educatamente quante donne avesse, lui da solo - e dal modo
    con cui era appena fuggito precipitosamente Passepartout  pensava  che
    ne avesse almeno una ventina.
    - Una,  signore!  - rispose il mormone levando le braccia al cielo.  -
    Una, e ce n' abbastanza!




















    28.
    PASSEPARTOUT NON RIESCE A FAR INTENDERE IL LINGUAGGIO DELLA RAGIONE.

    Il treno,  dopo avere lasciato il Great-Salt-Lake  e  la  stazione  di
    Ogden,  si  diresse  per  un'ora verso il nord,  fino al fiume Weber e
    aveva compiuto cos novecento miglia da  quando  era  partito  da  San
    Francisco.  Da  quel  punto in poi riprese a marciare in direzione est
    attraverso l'accidentato massiccio dei monti  Wahsatch.  E'  stato  in
    questa  parte  di territorio,  compreso tra questi monti e le Montagne
    Rocciose propriamente dette che  gli  ingegneri  ferroviari  americani
    hanno  dovuto  affrontare  le  difficolt pi serie.  Perci su questo
    percorso  il  contributo  del  Governo  dell'Unione  si    elevato  a
    quarantottomila dollari per mille, mentre sul terreno pianeggiante era
    stato di sedicimila dollari soltanto;  gli ingegneri d'altronde, com'
    gi stato ricordato,  non hanno  fatto  violenza  alla  natura,  hanno
    giocato con essa, aggirando le difficolt, e per raggiungere il grande
    bacino,  su  tutto  il  percorso della ferrovia  stato bucato un solo
    tunnel, lungo millequattrocento piedi.
    Era proprio intorno al Lago Salato che il tracciato aveva  toccato  la
    sua  maggiore  altitudine.  A partire da questo punto,  il suo profilo
    descriveva una curva molto larga che si abbassava verso la vallata del
    Bitter Creek per risalire poi al punto di spartiacque tra  l'Atlantico
    e il Pacifico. I ruscelli erano numerosi in questa regione montagnosa.
    Fu  necessario superare con dei ponticelli il Muddy,  il Green e altri
    ruscelli ancora. Passepartout era divenuto pi impaziente man mano che
    ci si avvicinava alla conclusione.  Quanto a Fix,  egli avrebbe voluto
    essere  addirittura  gi  uscito  da questa difficile contrada.  Aveva
    paura dei ritardi,  temeva gli incidenti ed era pi preoccupato  dello
    stesso Phileas Fogg di rimetter piede sul territorio inglese!
    Alle  dieci  della  sera,  il  treno  si arrest alla stazione di Fort
    Bridger,  che lasci quasi subito per entrare,  una ventina di  miglia
    pi avanti, nello Stato dello Wyoming, l'antico Dakota, seguendo tutta
    la  vallata  del  Bitter Creek,  da cui scendono in parte le acque che
    costituiscono il sistema idrografico del Colorado.
    L'indomani,  7 dicembre,  ci fu una fermata di un  quarto  d'ora  alla
    stazione  di Green River.  La neve era caduta in abbondanza durante la
    notte,  ma essendo mescolata con la pioggia,  si era sciolta in  buona
    parte  e  non  poteva ostacolare la marcia del treno.  Tuttavia questo
    brutto  tempo  non  lasci  senza  inquietudine  Passepartout,  perch
    l'accumularsi  della neve,  impantanando le ruote dei vagoni,  avrebbe
    certamente finito col compromettere il viaggio.
    Che bizzarra idea ha avuto il mio padrone,  si diceva perci tra s,
    di  mettersi  in  viaggio durante l'inverno!  Non poteva attendere la
    bella stagione per aumentare le sue possibilit?.
    Ma in quel momento in cui il  bravo  giovanotto  si  preoccupava  solo
    dello  stato  del  cielo  e  dell'abbassamento  della temperatura,  la
    signora Auda provava dei timori ben pi gravi  e  che  provenivano  da
    tutt'altra causa.
    Infatti, alcuni viaggiatori erano scesi dal vagone e passeggiavano sul
    marciapiede  della  stazione  di  Green  River  in attesa che il treno
    ripartisse.  Ebbene,  attraverso  i  vetri,  la  giovane  donna  aveva
    riconosciuto  tra  questi viaggiatori il colonnello Stamp W.  Proctor,
    quell'americano che si  era  comportato  con  tanta  grossolanit  con
    Phileas  Fogg durante il "meeting" di San Francisco.  La signora Auda,
    non volendosi far scorgere, si era prontamente tirata indietro.
    Questa circostanza per aveva profondamente impressionato la  giovane.
    Ella si era attaccata a quell'uomo che,  pur con tanta freddezza, ogni
    giorno le dava dimostrazione della sua pi  assoluta  dedizione.  Ella
    non  comprendeva  affatto,  senza  dubbio,  tutta  la  profondit  del
    sentimento che le ispirava il suo salvatore,  e  a  questo  sentimento
    ella attribuiva ancora il nome di riconoscenza, ma, a sua insaputa, vi
    era gi pi di questo.
    Perci  il  suo  cuore  si  sent  stringere,  quando  ella  riconobbe
    quell'individuo grossolano al quale  il  signor  Fogg  avrebbe  voluto
    presto  o  tardi chiedere conto della sua condotta.  Evidentemente era
    stato unicamente  il  caso  a  condurre  su  quel  medesimo  treno  il
    colonnello  Proctor,  ma  infine  egli  vi  era e bisognava impedire a
    qualsiasi costo che Phileas Fogg s'imbattesse nel suo avversario.
    Appena il treno si fu rimesso in movimento, la signora Auda approfitt
    di un momento in cui il signor Fogg si era assopito per mettere Fix  e
    Passepartout al corrente della situazione.
    -  Quel  Proctor    sul  nostro  treno?  -  esclam  Fix.  -  Ebbene,
    rassicuratevi, signora; quest'individuo, prima di avere a che fare con
    il signore... con Mister Fogg,  avr a che fare con me!  Mi sembra del
    resto  che  in  tutto  questo  incidente  sia stato ancora io ad avere
    subito i pi gravi insulti!
    - E inoltre,  - aggiunse Passepartout,  - m'incarico volentieri io  di
    lui, per colonnello che egli sia!
    -  Ma  signor Fix,  - replic la signora Auda,  - Sir Phileas Fogg non
    lascer ad alcuno la cura di vendicarlo,  vi pare?  Egli  gentiluomo,
    come  ha detto,  da ritornare apposta in America per rintracciare quel
    provocatore.  Se vede il  colonnello  qui  sul  treno,  nessuno  potr
    scongiurare un duello.  Ci che ad ogni costo quindi dobbiamo fare,  
    di impedire che i due s'incontrino.
    - Avete ragione, signora Auda. Un duello in questo momento rovinerebbe
    tutto.  Vincitore o vinto,  il signor Fogg sarebbe posto  in  ritardo,
    e...
    -  E  quei  suoi  cari  colleghi  del Club avrebbero partita vinta!  -
    termin Passepartout.  - Ah no,  miei signori!  Io  vi  dico  che  fra
    quattro  giorni  dobbiamo  essere  a New York: e ci saremo.  Basta che
    durante questo tempo il signor Fogg non lasci il suo vagone,  e si pu
    sperare  che  il  caso  non  lo  metta  a  faccia  a  faccia  con quel
    disgraziatissimo Proctor, che il cielo lo confonda! Ora,  per impedire
    l'inconveniente, sapremo ben noi fare tutto il possibile.
    La   conversazione   fu  interrotta  poich  il  signor  Fogg  si  era
    risvegliato.  Ma pi tardi Passepartout,  fattosi seguire  da  Fix  in
    corridoio, dove nessuno poteva udirli, gli disse a bruciapelo:
    - Vi battereste davvero per lui?
    -  Farei  di  tutto  per ricondurlo vivo in Inghilterra!  - rispose il
    "detective", con fermo accento che rivelava una volont implacabile.
    Passepartout si sent un brivido correre per le vene;  e fu l l  per
    scagliarsi addosso a Fix. Ma seppe trattenersi.
    - In questo momento,  - disse calmo,  - ci che s'impone  di bloccare
    il signor  Fogg  nello  scompartimento  per  impedire  ogni  possibile
    incontro  fra  il  colonnello e lui.  Aiutateci anche voi a trovare un
    mezzo.
    - Oh, la cosa non sar difficile!  - disse Fix;  - il vostro padrone 
    di indole poco irrequieta,  poco curiosa. Posso dirvi, anzi, che credo
    di avere un mezzo infallibile per trattenerlo.
    - E sarebbe?
    - Ora lo vedrete.
    Di l a poco,  rientrato nello scompartimento e sedutosi in faccia  al
    "gentleman", Fix prese a dire:
    -  Come  sono  lente,  vero,  signor  Fogg,  le  ore che si passano in
    ferrovia?
    -  Infatti  -  rispose  con  brevit  l'interpellato.   -  Ma  passano
    anch'esse.
    -  Se non sbaglio - ripigli Fix,  - a bordo dei piroscafi voi avevate
    l'abitudine di fare la vostra partita a "whist".
    - S. Ma qui sarebbe impossibile: non ci sono n carte n compagni.
    - Oh,  se    solamente  per  questo,  le  carte  troveremo  certo  da
    comprarle:  si vende di tutto sui treni americani.  Quanto ai compagni
    se la signora Auda sapesse...
    - Certamente, signore! - rispose con vivacit la giovane signora. - Io
    conosco il "whist": ci fa parte dell'educazione inglese.
    - Benone,  allora!  - applaud Fix.  - Anch'io ho  qualche  pretesa  a
    codesto gioco. Perci si potrebbe giocare in tre, col morto.
    -  Come  vi  piace - accondiscese Phileas Fogg,  lietissimo di tornare
    anche in ferrovia, al suo passatempo preferito.
    Passepartout si  precipit  alla  ricerca  dello  "steward"  per  fare
    acquisto del materiale occorrente;  e torn di l a poco con due mazzi
    di carte,  marche,  gettoni e una tavoletta coperta di panno.  Non  ci
    mancava nulla.
    Il  gioco  cominci  mentre  il treno,  nella chiara luce del mattino,
    superava il nevoso Passo Bridger,  uno dei punti pi alti  in  cui  la
    ferrovia attraversa la barriera delle Montagne Rocciose.
    Dopo avere percorso circa duecento miglia,  i viaggiatori si trovavano
    infine su quelle vaste pianure che si estendono fino  all'Atlantico  e
    che   la  natura  rendeva  tanto  propizie  all'installazione  di  una
    ferrovia.
    Sul  versante  del  bacino  atlantico  si  sviluppavano  gi  i  primi
    ruscelli,  affluenti  o  sub-affluenti  del North Platte River.  Tutto
    l'orizzonte a nord e ad est era coperto da quell'immensa cortina semi-
    circolare che  costituisce  la  porzione  settentrionale  delle  Rocky
    Mountains,  dominata  dal picco di Laramie.  Tra questa curvatura e la
    ferrovia  si   estendevano   delle   vaste   pianure   abbondantemente
    innaffiate.  Sulla  destra  della  "rail-road" si stagliavano le prime
    rampe del massiccio montagnoso che si  arrotondava  a  sud  fino  alle
    sorgenti  del  fiume  dell'Arkansas,  uno  dei  grandi  tributari  del
    Missouri.
    A mezzogiorno e mezzo,  i viaggiatori intravidero per  un  istante  il
    Forte  Halleck,  che  controlla questa regione.  Ancora poche ore e si
    sarebbe concluso il passaggio del treno  attraverso  questa  difficile
    regione.  La neve aveva cessato di cadere.  Il tempo tendeva al freddo
    secco.  Dei grossi uccelli,  spaventati  dalla  locomotiva,  fuggivano
    precipitosamente. Sulla piana non faceva la sua comparsa alcuna bestia
    selvatica,  orso  o  lupo che fosse.  Era il deserto nella sua immensa
    nudit.
    Dopo un pasto molto confortevole,  servito nel vagone  stesso,  Mister
    Fogg  e  i  suoi compagni avevano appena ripreso il loro interminabile
    "whist" quando risuonarono dei violenti colpi di fischietto.  Il treno
    s'arrest.
    Passepartout  cacci  subito la testa fuori dello sportello e non vide
    nulla  che  motivasse  quell'arresto.   Non  c'era  in  vista  nessuna
    stazione.
    La  signora Auda e Fix poterono credere per un istante che Mister Fogg
    pensasse di scendere sulla strada.  Ma il "gentleman" si accontent di
    dire al suo domestico:
    - Scendete a vedere.
    Il servo si slanci fuori del vagone.
    Numerosi  viaggiatori  erano  scesi  prima  di  lui,  e  fra  essi  il
    colonnello Stamp W. Proctor.
    Il treno era giunto ad un  disco  girato  al  rosso:  segnale  di  via
    chiusa.  Conducente  e  fuochista stavano discutendo con un cantoniere
    che dalla vicina stazione di Medicine Bow era stato  spedito  incontro
    al  convoglio.  Radunati  intorno  a  quel  gruppetto,  i  viaggiatori
    interloquivano con vivacit.  Uno dei pi vivaci,  con il  suo  sonoro
    timbro  di voce e con i suoi gesti imperiosi era proprio il colonnello
    Proctor.
    Passepartout s'avvicin anch'egli, e ud il conducente che diceva:
    - Non c' mezzo di passare.  Il ponte di Medicine  Bow    in  cattive
    condizioni e non sopporterebbe il peso del treno.
    Il  ponte  di  cui si trattava era un ponte sospeso,  gettato sopra le
    rapide del fiume Medicine, a un miglio dal luogo dove il convoglio era
    stato fermato.  Al dire del cantoniere,  quel ponte minacciava rovina:
    parecchi cavi erano spezzati. Impossibile rischiare il passaggio.
    Il  cantoniere  perci  non  esagerava  affatto  affermando che non si
    poteva passare.  E d'altronde,  se si tiene conto della spensieratezza
    degli  Americani,  si  pu  dire  che  quando  essi decidono di essere
    prudenti, sarebbe davvero una pazzia non fare altrettanto.
    Passepartout,  non osando portare una simile notizia al  suo  padrone,
    ascoltava a denti stretti, immobile come una statua.
    Il colonnello Proctor, ad un certo punto, grid:
    - Oh, non staremo qui a piantar radici sulla neve, immagino!
    -  Si  calmi,  colonnello  - rispose il povero conducente.  - E' stato
    telegrafato alla stazione di Omaha per chiedere un  treno.  Ma  non  
    possibile che giunga a Medicine Bow prima di sei ore.
    - Sei ore!! - proruppe Passepartout.
    -  Sicuro  giovanotto.  Del  resto  tanto tempo ci sar necessario per
    portarci a piedi a quella stazione.
    - A piedi! - esclamarono tutti i viaggiatori.
    - Ma a che distanza , dunque, questa stazione?  - domand uno di essi
    al conducente.
    - A dodici miglia, dall'altra parte del fiume.
    - Dodici miglia nella neve! - si lament Stamp W. Proctor.
    Il colonnello lanci una sfilata d'imprecazioni,  pigliandosela con la
    Compagnia,  col conducente,  col fuochista  e  con  la  Sovrintendenza
    dell'Unione al funzionamento delle linee ferroviarie.
    Passepartout non era lungi dal fare altrettanto.
    Ecco  questa  volta  un  ostacolo  naturale  davanti  a  cui anche le
    banconote del mio padrone valgono quanto carta  straccia,  rifletteva
    amaramente in cuor suo.
    Il disappunto del resto era generale fra tutti i passeggeri i quali, a
    prescindere dal ritardo,  si vedevano costretti a compiere a piedi una
    marcia di quasi quindici miglia attraverso la pianura coperta di neve.
    Un inferno  di  grida  e  di  proteste  si  levava  alle  stelle:  uno
    schiamazzo  assordante  che  avrebbe  certo  attirato  l'attenzione di
    Phileas Fogg, se egli non fosse stato assorbito nel suo "whist".
    Tuttavia Passepartout aveva ormai l'obbligo d'informare il padrone.  E
    a  testa  bassa  si  dirigeva a compiere il proprio dovere,  quando il
    fuochista, un vero yankee di nome Forster, dalla massiccia figura di
    atleta, disse con voce che domin il clamore generale:
    - Signori, ci sarebbe forse il mezzo di passare.
    - Sul ponte?! - chiese una voce.
    - Sul ponte.
    - Con il nostro treno? - domand il colonnello.
    - Con il nostro treno.
    Passepartout si era fermato e divorava con  gli  occhi  il  fuochista,
    pendendo letteralmente dal suo labbro.
    - Ma il ponte minaccia rovina! - riprese il conducente.
    - Non importa - replic Forster.  - Io dico che, lanciando il treno al
    massimo di velocit, si avrebbero delle probabilit di passare.
    - Diavolo!! - fece Passepartout.
    Tuttavia un certo numero di viaggiatori erano  rimasti  immediatamente
    conquistati  dall'idea.  Essa  piaceva  particolarmente  al colonnello
    Proctor.   Quel  cervello  infuocato  trovava  la  cosa  perfettamente
    realizzabile.  Ricord  persino  che gli ingegneri avevano prospettato
    l'idea di fare valicare dei fiumi senza ponte  lanciando  dei  treni
    rigidi a tutta velocit eccetera.  E cos, tutto sommato, tutti coloro
    che si erano interessati della questione abbracciarono il  parere  del
    fuochista.
    - Abbiamo cinquanta probabilit su cento di passare! - diceva.
    - Sessanta! - affermava un altro. - Ottanta!... novanta su cento!
    Passepartout era sbalordito. Quantunque si sentisse disposto a tentare
    di  tutto  pur  di  passare il Medicine,  quel mezzo gli pareva un po'
    troppo... americano.
    S,  pensava.  Ma ci sarebbe un'altra cosa molto  pi  semplice  da
    fare. E questa gente non se la sogna neppure.
    -  Signore,  -  disse  a uno dei viaggiatori,  - il mezzo proposto dal
    fuochista mi sembra un po' troppo azzardato. Si potrebbe invece...
    - Ottanta probabilit! - ripet il viaggiatore, voltandogli le spalle.
    - So bene,  ma...  - os ancora Passepartout,  e si rivolse a un altro
    "gentleman". - Non pare a lei che una semplice riflessione...
    - Non venga a parlarmi di riflessione,   inutile!  Dal momento che il
    fuochista ha detto che si passer, si passer.
    - Non ne dubito. Si passer ma sarebbe forse pi prudente...
    - Che prudente d'Egitto! - scatt Proctor, il quale aveva colto a caso
    le parole del francese. - A grande velocit, vi si dice: lo capite?! A
    grande velocit!
    - So,  capisco...  - fece ancora Passepartout a cui  nessuno  lasciava
    finire la sua frase.  - Eppure sarebbe,  non dico pi prudente,  se il
    termine non vi piace, ma per lo meno pi naturale...
    - Vada a contarla ad altri,  col suo naturale!  - gli  si  gridava  da
    tutte le parti.
    Il poverino non sapeva pi da chi farsi ascoltare.
    - Avete forse paura? - gli domand il colonnello Proctor.
    Passepartout ritrov tutti i suoi spiriti.
    - Io,  paura?! Ebbene: far vedere a questi signori se un francese non
    sa essere tanto americano quanto costoro!
    - In vettura! in vettura!! - gridava il conducente.
    - S,  in vettura!  - fece eco Passepartout.  - E subito!  Ma  creder
    sempre  che  sarebbe  stato  assai  pi naturale farci prima passare a
    piedi su questo ponte noi viaggiatori, e il treno dopo.
    Ma nessuno ud tale saggia riflessione: e nessuno  del  resto  avrebbe
    voluto riconoscere la logicit.
    I  viaggiatori erano tutti ai propri posti.  Passepartout,  senza aver
    detto nulla di quanto era accaduto,  sedeva vicino a Fix  nel  vagone,
    dove la silenziosa partita di "whist" continuava.
    La locomotiva fischi. Il conducente fece dare macchina indietro e per
    circa un miglio il convoglio rincul, come un saltatore che si prepara
    a prendere la rincorsa.
    Poi,  ad  un  secondo  fischio,  il  treno torn a fare marcia avanti,
    accelerando sempre di pi. In breve la velocit divenne spaventosa.
    Non si udiva pi che il  sibilo  potente  del  vapore.  Gli  stantuffi
    battevano  venti  colpi  al  secondo;  gli assali delle ruote fumavano
    nelle scatole del grasso.  Si sentiva,  per cos dire,  che  tutto  il
    treno,  correndo a cento miglia all'ora,  non pesava pi sulle rotaie:
    la velocit annullava la gravit.
    E si pass!  Fu come un  lampo.  Non  si  vide  nulla  del  ponte.  Il
    convoglio salt,  si pu proprio dirlo,  da una sponda all'altra, e il
    conducente non riusc a fermare la sua macchina furibonda  che  cinque
    miglia al di l della stazione.
    Ma appena il treno ebbe varcato il baratro,  il ponte, definitivamente
    rovinato, si inabiss nelle rapide del Medicine Bow.














    29.
    SI FA IL  RACCONTO  DI  INCIDENTI  CHE  POSSONO  CAPITARE  SOLO  SULLE
    FERROVIE DELL'UNIONE.

    Quella  stessa  sera,  il  treno prosegu la sua corsa senza ostacoli:
    super il Forte Sauders, valic il Passo di Cheyenne e arriv al Passo
    di Evans.  A questo punto,  la ferrovia raggiungeva il punto pi  alto
    del percorso, ossia ottomilanovantuno piedi al di sopra dell'Oceano. I
    viaggiatori  ormai dovevano solo scendere fino all'Atlantico su quelle
    pianure sconfinate, livellate dalla natura.
    L si trovava sul "grand trunk" la deviazione di Denver City, la citt
    principale del Colorado.  Questo territorio  ricco di miniere d'oro e
    di  argento,  e  sono  pi  di cinquantamila gli abitanti che vi hanno
    fissato la loro dimora.
    A quel punto,  in tre  giorni  e  tre  notti  dalla  partenza  da  San
    Francisco erano state percorse milletrecentottantadue miglia.  Secondo
    ogni previsione,  quattro giorni  e  quattro  notti  sarebbero  dovuti
    bastare per raggiungere New York. Phileas Fogg si manteneva perci nei
    margini regolamentari.
    Nel  corso  della  notte  ci si lasci a sinistra il campo Walbah.  Il
    Lodge Pole  Creek  correva  parallelamente  alla  linea,  seguendo  la
    frontiera  rettilinea  comune agli Stati dello Wyoming e del Colorado.
    Alle undici,  si entrava nel Nebraska,  si passava presso Sedwick e si
    perveniva a Julesburgh, sul ramo meridionale del Platte River.
    Era  stato  in  questa  localit che si era svolta il 23 ottobre 1867,
    l'inaugurazione della Union Pacific Road, il cui ingegnere in capo era
    stato il generale J.M.  Dodge.  L si erano arrestate le  due  potenti
    locomotive che rimorchiavano i nove vagoni di invitati, nel novero dei
    quali figurava il vice presidente Thomas C. Durant; l echeggiarono le
    acclamazioni; l i Sioux e i Pawnies avevano dato lo spettacolo di una
    guerricciola indiana; l erano stati lanciati i fuochi d'artificio, l
    infine era stato pubblicato,  ad opera di una stamperia portatile,  il
    primo numero del giornale  "Railway  Pioneer".  Venne  celebrata  cos
    l'inaugurazione di quella grande ferrovia, strumento di progresso e di
    civilizzazione, lanciata attraverso il deserto e destinata a collegare
    tra  loro  citt e cittadine che non esistevano ancora.  Il fischietto
    della locomotiva,  pi potente  della  lira  del  mitico  re  di  Tebe
    Anfione, le avrebbe ben presto suscitate dal suolo americano.
    Alle   otto   del   mattino  veniva  oltrepassato  Forte  Mac-Pherson.
    Trecentocinquantasette miglia  separano  questo  punto  da  Omaha.  La
    ferrovia  seguiva,   seguendone  la  riva  sinistra,   le  capricciose
    sinuosit del ramo meridionale del Platte River. Alle nove si giungeva
    all'importante citt di North Platte,  costruita tra questi due grandi
    corsi d'acqua,  che si ricongiungono nei suoi paraggi, per formare poi
    una sola arteria,  affluente notevole,  le cui acque si confondono con
    quelle del Missouri, un po' al di sopra di Omaha.
    Veniva superato cos il centounesimo meridiano.
    Il  signor Fogg e i suoi compagni di viaggio avevano ripreso il gioco.
    Nessuno di loro si lamentava della lunghezza del viaggio,  neppure  il
    morto. Fix aveva cominciato col guadagnare qualche ghinea che era in
    procinto di perdere di nuovo, ma non si mostrava meno appassionato del
    signor  Fogg.  Nel  corso di quella mattinata,  la fortuna favoriva in
    maniera singolare questo "gentleman".  Atouts e onori piovevano  con
    abbondanza nelle sue mani.  Ad un certo punto, dopo avere combinato un
    audace colpo,  si  preparava  a  giocare  picche,  quando,  dietro  la
    poltroncina, risuon una voce che diceva:
    - Io giocherei piuttosto quadri...
    Phileas Fogg, la signora Auda, Fix, alzarono ad un tempo la testa.
    Il colonnello Proctor era vicino a loro.
    Stamp W.  Proctor e Phileas Fogg si riconobbero a prima vista. Questi,
    che era stato interrotto nel punto in cui si preparava a  giocare  una
    carta di picche,  sospese un attimo la mossa,  per fissare negli occhi
    il suo avversario.
    - Ah,  ah!  - prosegu Proctor,  canzonatorio.  -  Siete  voi,  signor
    Inglese, che volete giocare picche.
    - E che lo gioco - rispose freddamente Phileas Fogg, gettando un dieci
    di quel colore.
    Proctor fece il gesto di afferrare la carta.
    -  A  me piace invece che giochiate quadri!  - replic con pi marcata
    insolenza. - Voi non capite nulla di questo gioco.
    - Forse sar pi abile di qualcun altro.
    Phileas Fogg si era alzato e continuava a fissare il colonnello.
    Assumendo un atteggiamento di sfida, il rozzo personaggio ribatt:
    - Dipende soltanto da voi provarvici, figlio di John Bull!
    La signora Auda era diventata pallida.  Afferr il braccio di  Phileas
    Fogg, il quale la respinse dolcemente.
    Scattando  ad un tempo,  Fix e Passepartout si erano interposti fra il
    "gentleman" e l'americano.  Questi si trov faccia  a  faccia  con  il
    "detective".
    -  Voi signore,  dimenticate che i conti avete da regolarli con me!  -
    profer Fix,  energico.  - Sono io  quegli  che  voi  avete  non  solo
    ingiuriato ma percosso!
    - Signor Fix, - disse Phileas Fogg, - scusate, ma la faccenda riguarda
    me solo.  Pretendendo che io dovessi giocare quadri,  il colonnello mi
    ha fatto una nuova ingiuria. E me ne dar soddisfazione.
    - Quando vorrete e dove vorrete - rispose Stamp W.  Proctor  con  voce
    ferma.  - Vi lascio il vantaggio di scegliere l'arma con cui preferite
    battervi.
    La signora Auda fece ogni sforzo per trattenere il signor Fogg, mentre
    Fix cercava di tornare a interporsi fra il "gentleman" e  l'americano.
    Pi  impetuoso  di  tutti,  Passepartout  si  scagli  addirittura  su
    quest'ultimo, lo gherm alla vita,  e voleva gettarlo dallo sportello.
    Phileas  Fogg  lo  ferm  con  un gesto e uno sguardo imperioso.  Poi,
    seguito da Proctor, usc sul passatoio.
    - Signore,  -  disse  il  "gentleman"  al  suo  avversario  appena  si
    trovarono soli, - io ho molta fretta di giungere in Europa. Un ritardo
    qualunque pregiudicherebbe i miei interessi.
    - E che me ne importa? - rispose il colonnello, provocante.
    Phileas Fogg non perdette la calma.
    -  Signore,  -  ripigli,  -  dopo il nostro incontro a San Francisco,
    avevo stabilito di venire a ritrovarvi in America  non  appena  avessi
    sbrigato gli affari che mi richiamano nel continente europeo.
    - Davvero?!
    - Volete darmi perci appuntamento fra sei mesi?
    - Perch non fra sei anni?
    -  Io  dico  fra sei mesi - sottoline calmo il signor Fogg.  - E sar
    puntuale all'appuntamento, ve l'assicuro.
    Proctor rise sguaiatamente.
    - Scappatoie, signore mio! O ci battiamo subito, o mai pi.
    - Sia per subito - rispose il "gentleman". - Andate a New York?
    - No.
    - A Chicago?
    - No.
    - A Omaha?
    - Poco ha da importarvi dove vado. Conoscete la citt di Plum Creek?
    - Non la conosco.
    - E' la prossima stazione.  Il treno vi giunger fra un'ora  e  vi  si
    fermer  circa  dieci  minuti.  In  dieci  minuti si possono scambiare
    alcuni colpi di pistola.
    - Va bene - concluse Phileas Fogg. - Mi fermer a Plum Creek.
    -  Io  credo  anzi  che  ci  rimarrete  -  aggiunse  l'americano   con
    un'insolenza inaudita.
    - Chi sa, signore!
    Phileas  Fogg  senza alterarsi,  dopo questa risposta lasci Proctor e
    rientr nel suo vagone freddo come al solito.
    Il "gentleman" incominci col rassicurare la signora Auda.
    - I fanfaroni non sono mai  da  temersi  -  disse.  -  State  pi  che
    tranquilla, signora.
    Preg poi Fix di fargli da padrino nel duello che doveva aver luogo.
    Fix  non  pot  rifiutarsi.  Infine,  Phileas  Fogg riprese la partita
    interrotta, giocando picche con perfetta calma.
    Alle undici il fischio della locomotiva annunci  l'avvicinarsi  della
    stazioncina di Plum Creek.  Il signor Fogg si alz e seguito da Fix si
    diresse al passatoio.  Passepartout veniva dietro portando due  grosse
    pistole.
    Pallida  come una morta,  la signora Auda era rimasta al proprio posto
    nel vagone.
    La porta dell'altro vagone si spalanc nel momento in cui Phileas Fogg
    metteva piede sul passatoio.  Proctor comparve seguito anch'egli da un
    testimone, uno yankee della sua tempra.
    Gli avversari,  senza scambiare nemmeno uno sguardo, si avvicinarono a
    tempo allo sportello per scendere dal convoglio che stava  fermandosi,
    entrando  in  stazione.  Ma  un  ferroviere  dal  berretto  gallonato,
    sopraggiungendo alle loro spalle in quell'istante, grid:
    - Non si scende, signori!
    - E perch? - chiese vivacemente il colonnello Proctor.
    - Abbiamo venti minuti di ritardo,  e il treno si ferma a  Plum  Creek
    solo qualche secondo.
    - Ma io devo battermi con questo signore!
    -  Me  ne  dispiace  moltissimo  per voi - rispose il capotreno.  - Si
    riparte immediatamente. Sentite il segnale?
    La campana della stazione suonava infatti.  E  il  convoglio  si  mise
    subito in marcia.
    Phileas  Fogg  e  Proctor  si  fissavano in faccia senza muoversi.  Il
    capotreno li guardava a sua volta.
    - Sono  veramente  desolato,  signori!  -  disse  egli  infine.  -  In
    qualunque  altra  circostanza vi avrei favorito volentieri;  ma questa
    volta  stato proprio impossibile. Del resto, giacch non avete potuto
    battervi a Plum Creek,  che  cosa  vi  impedisce  di  battervi  strada
    facendo?
    -  Ci  non  garber forse al signore!  - disse il colonnello con tono
    beffardo.
    - Mi garba invece moltissimo - rispose Phileas Fogg senza scomporsi.
    Passepartout trasecolato pensava in cuor suo: Eh via!  Simili cose si
    vedono  solo  in  America!  Questo  capotreno  dev'essere  davvero  un
    gentiluomo del fior fiore.
    I due avversari e i loro padrini si erano mossi  intanto  dietro  al
    ferroviere  dal  berretto  gallonato.  Passepartout  senza  fiatare li
    segu.  Passando da un vagone all'altro giunsero alla carrozza di coda
    del convoglio, occupata da una diecina di persone. Il capotreno chiese
    a  quei  passeggeri  se  volessero  per  pochi  minuti  compiacersi di
    lasciare libero il  campo  a  due  "gentlemen"  i  quali  avevano  una
    questione d'onore da sbrigare.
    - Figurarsi! Benvolentieri! - risposero tutti all'unanimit.
    Avevano capito al volo la faccenda, vedendo i due pistoloni portati da
    Passepartout  e si ritirarono in fretta sui passatoi,  pi lontano che
    poterono.
    Il vagone,  lungo una decina di metri,  pareva fatto  apposta  per  la
    circostanza.  I  duellanti  avevano  agio  di  avanzare  uno  incontro
    all'altro tra le due file dei sedili,  e pistolettarsi a  gusto  loro.
    Non vi fu mai duello pi facile da regolare.
    Il signor Fogg e il colonnello Proctor, muniti ciascuno di due pistole
    a sei colpi,  entrarono nel vagone.  I testimoni, rimasti fuori, ve li
    rinchiusero.  Al primo fischio della locomotiva i  duellanti  dovevano
    cominciare  il  fuoco.  E dopo un intervallo di due minuti i padrini
    sarebbero  entrati  a  ritirare...  ci  che  fosse  rimasto  dei  due
    avversari.
    Nulla  di pi semplice,  quindi.  Era anzi talmente semplice che Fix e
    Passepartout sentivano il cuore battere da schiantarsi.
    Immobili,  impietriti,  trattenendo il respiro,  essi  aspettavano  il
    fischio convenuto,  allorch si udirono urla selvagge e un crepitar di
    detonazioni che le accompagnavano.
    Ma non provenivano dal vagone riservato ai duellanti.
    Quelle detonazioni e  quelle  urla  echeggiavano  lungo  il  treno,  e
    dall'interno di questo rispondevano grida di spavento.
    Il  colonnello  Proctor  e  il  signor Fogg,  con le pistole in pugno,
    uscirono a precipizio dal vagone,  dopo averne forzata la porta,  e si
    slanciarono  verso la testa del convoglio,  da dove il crepitare della
    fucileria giungeva pi incalzante.
    Avevano intuito in un lampo la  realt:  il  convoglio  doveva  essere
    stato assalito dai Sioux!
    Era  infatti  ci che stava succedendo.  In piena prateria,  una banda
    d'alcune centinaia di quegli Indiani razziatori,  usi a bloccare  e  a
    saccheggiare convogli,  avevano dato la scalata ai vagoni come farebbe
    un "clown" con un cavallo al galoppo.
    I Sioux urlanti, armati di fucili, si erano precipitati dapprima sulla
    locomotiva.  Il macchinista ed  il  fuochista  erano  stati  pressoch
    accoppati a colpi di mazza.  Un indiano,  con l'intenzione di bloccare
    il convoglio,  aveva afferrato le leve del comando.  Ma non conoscendo
    le manovre, invece d'abbassare il manubrio del regolatore aveva aperto
    le   valvole:  e  il  treno  correva  ora  lanciato  ad  una  velocit
    spaventevole.
    Intanto l'orda dei Sioux si era rovesciata sulle carrozze  gremite  di
    passeggeri.  Agili  come scimmie,  gli Indiani correvano carponi sulle
    imperiali, scardinavano gli sportelli, lottavano a corpo a corpo con i
    viaggiatori. Molti di questi erano armati, e rispondevano con colpi di
    pistola alla fucileria dei banditi.
    Una diecina di Sioux,  simili a diavoli scatenati,  riusciti a forzare
    il  bagagliaio,  l'invasero e lo saccheggiarono gettando tutti i colli
    sulla strada.
    Grida e spari incalzavano senza tregua.  I passeggeri,  e con essi  il
    capotreno,  erano  riusciti  a  radunarsi  dentro alcuni vagoni;  e si
    difendevano animosamente dallo spaventoso assedio,  come da  dentro  a
    fortini  che  la fuga del treno trascinava all'impressionante velocit
    di oltre cento miglia all'ora.
    Fin dal principio dell'attacco,  la signora  Auda  si  era  comportata
    coraggiosamente.  Con  la  pistola  in pugno la giovane indiana si era
    difesa sparando attraverso i cristalli infranti,  e aveva  validamente
    conteso ai selvaggi quella breccia.
    Una  ventina di Sioux,  colpiti a morte dagli assediati,  erano caduti
    sul terreno;  molti,  scivolando feriti dall'alto dei passatoi,  erano
    precipitati sui binari e finiti travolti sotto le ruote del convoglio.
    All'interno  di  questo  la scena non si presentava meno tragica.  Pi
    d'un viaggiatore giaceva riverso sui  sedili,  ferito  dalle  palle  o
    dalle mazze dei Sioux. Si vedevano volti sbiancati e grondanti sangue.
    La  lotta  durava  gi  da  pi  d'un  quarto  d'ora;  e  da una parte
    l'accanimento degli Indiani, dall'altra la stanchezza che cominciava a
    farsi sentire tra gli assediati,  lasciavano prevedere che la cosa  si
    metteva male per questi ultimi.
    Il  capotreno,  il  quale,  a  fianco  del  signor  Fogg,  si  batteva
    accanitamente, teneva pure d'occhio il paese attraverso cui correva il
    convoglio furibondo.
    - La stazione di Forte Kearney dovrebbe essere a due miglia da  qui  -
    disse  ad un certo punto,  parlando a mezza voce al "gentleman".  - Al
    Forte c' una guarnigione americana.  Se il treno  si  ferma  in  quei
    pressi,  siamo salvi.  Ma se l'oltrepassa,  i Sioux resteranno padroni
    del convoglio.
    Phileas Fogg aveva ascoltato senza batter ciglio.  Un lampo gli brill
    nello  sguardo.  E  il  "gentleman" stava per rispondere al capotreno,
    quando questi, impallidendo,  si accasci colpito dalla fucilata di un
    indiano.
    -  Siamo  persi...  se  il  treno non si ferma...  almeno entro cinque
    minuti!...  - balbett ancora il ferito a Phileas  Fogg,  che  si  era
    curvato a soccorrerlo aiutato da Passepartout.
    - Si fermer!  - disse con forza il "gentleman",  serrando la mano del
    coraggioso compagno di lotta.
    Si alz di scatto e fece per slanciarsi fuori del treno. Ma un braccio
    vigoroso lo trattenne.
    - Rimanete, signor Fogg. E' affare mio!
    Passepartout senza dare  tempo  al  suo  padrone  di  fermarlo,  aveva
    spalancato lo sportello e si era cacciato sotto il vagone.
    Nessuno degli Indiani lo aveva visto.
    Intorno le fucilate crepitavano.
    Passepartout  dovette  mettere  a frutto tutta la sua agilit e la sua
    flessibilit di ginnasta.
    Avanz sotto i vagoni, aggrappandosi alle traverse,  aiutandosi con le
    leve dei freni e con le stanghe delle impannate,  inerpicandosi da una
    carrozza all'altra con una destrezza meravigliosa.
    Giunse cos in testa al treno.
    Giunto a quel punto,  sostenendosi con una mano tra il bagagliaio e il
    "tender",  con l'altra stacc le catene di sicurezza. Ma finch era in
    atto la forza di trazione,  non si  sarebbe  sganciata  la  barra  che
    congiungeva la locomotiva al resto del convoglio.
    Un'improvvisa  scossa  che  il  treno  sub  in  quella pazzesca corsa
    incontrollata  fece  avvicinare  il  "tender"  al  bagagliaio   e   la
    connessura della barra, gi forzata, si spezz.
    La locomotiva prosegu da sola la furibonda fuga.
    Trascinato  dallo  slancio,  il resto del convoglio cammin ancora per
    alcuni minuti.  Nell'interno dei vagoni intanto c'era  chi  pensava  a
    manovrare  immediatamente  i  freni.  E  il  treno  and a poco a poco
    arrestandosi,  a qualche centinaio di metri ormai  dalla  stazione  di
    Kearney.  La guarnigione del Forte,  attirata dagli spari, accorse. E,
    giungendo inattesa, mut la situazione
    Prima che il treno fosse completamente  fermo  sui  binari,  la  banda
    degli Indiani aveva intanto gi preso il largo.
    In   silenziosi   gruppi,   trasportando  pietosamente  i  feriti,   i
    viaggiatori scesero dai vagoni e a piedi raggiunsero la stazioncina.
    L, sul piazzale, si contarono. Alcuni uomini mancavano all'appello: e
    fra essi il coraggioso francese alla cui devozione tutta quella  gente
    doveva la salvezza.


















    30.
    PHILEAS FOGG FA MOLTO SEMPLICEMENTE IL SUO DOVERE.

    Compreso Passepartout erano scomparsi in tutto tre viaggiatori, di cui
    non  si  sapeva  se  fossero  stati  uccisi  nella lotta o portati via
    prigionieri dai Sioux.
    I feriti costituivano un numero considerevole,  ma nessuno era colpito
    mortalmente. Tra quelli che versavano in pi gravi condizioni c'era il
    colonnello   Proctor,   il  quale,   dopo  avere  combattuto  a  lungo
    valorosamente aveva ricevuto una palla nell'addome.  Venne trasportato
    nella  sala d'aspetto della stazioncina,  insieme ad altri viaggiatori
    le cui condizioni esigevano un immediato intervento medico.
    Il signor Fogg stava a braccia conserte in un angolo della  sala,  tra
    la signora Auda e Fix i quali,  come lui,  avevano avuto la fortuna di
    uscire pressoch incolumi dallo scontro.  Ma calde lacrime  scendevano
    dagli   occhi   della   bella  e  giovane  signora:  Passepartout  era
    irreperibile.
    Si scorgeva poco lontano il convoglio vuoto  abbandonato  sui  binari,
    con le tracce visibili della lotta.  Tutto intorno, sulla coltre della
    campagna nevosa e fin dove l'occhio poteva giungere apparivano  lunghe
    strisce  rossastre.  Gli  ultimi indiani fuggitivi stavano scomparendo
    verso sud, dalle parti del Republican River.
    Ad un certo momento la signora Auda alz lo sguardo in volto a Phileas
    Fogg, il quale continuava a tacere,  immobile,  pensieroso come chi ha
    una grave decisione da prendere.
    Il   "gentleman"  comprese  quello  sguardo.   Se  il  suo  servo  era
    prigioniero, non doveva egli rischiare tutto per cercare di strapparlo
    agli Indiani?
    - Io lo ritrover, vivo o morto!  - profer Phileas Fogg,  fissando la
    giovane compagna.
    Questa gli afferr le mani.
    - Ah, signore!... - mormor.
    E  non  seppe  dire altro.  Ma i suoi begli occhi inumiditi di lacrime
    esprimevano tutta la commozione e l'ammirazione che essa provava.
    - Se non indugeremo nemmeno un istante,  -  prosegu  il  "gentleman",
    -forse lo salveremo.
    Con  questa  risoluzione  egli poteva decretare la propria rovina.  Un
    solo giorno di ritardo gli faceva perdere la partenza del piroscafo da
    New York e  non  era  pi  possibile  vincere  la  scommessa.  Ma  che
    importava  ci?  Una  voce  parlava  chiara nella coscienza di Phileas
    Fogg: E' il tuo dovere!.
    Il capitano comandante della guarnigione di Kearney si trovava tuttora
    sul posto.  I suoi soldati - circa un centinaio - si erano disposti di
    vigilanza alla stazione per il caso che i Sioux avessero inscenato una
    finta fuga e potessero tentare un attacco proditorio.
    Phileas Fogg si present al graduato.
    - Capitano, - disse, - tre viaggiatori sono scomparsi.
    - Morti?
    -  Morti,  o  prigionieri:  ecco  una  tragica incertezza che urge far
    cessare. E' vostra intenzione inseguire i Sioux?
    - Faccenda seria, signore! - rispose il capitano alquanto perplesso. -
    Gli Indiani possono fuggire anche fino al di l  dell'Arkansas!...  Io
    non debbo abbandonare il posto che mi  affidato.
    - Ma si tratta della vita di tre uomini!
    -  Capisco.  Tuttavia,  posso  io  rischiare  la vita di cinquanta per
    salvarne tre?
    - Non so se lo potete, capitano. So che lo dovete.
    Il graduato, come se lo avessero staffilato in volto, scatt:
    - Signore, qui nessuno ha da venire a insegnarmi qual  il mio dovere!
    - Sia - disse calmo Phileas Fogg. - Andr solo.
    Fix,  che non aveva perduto una sola parola del  colloquio,  non  pot
    fare a meno di precipitarsi emozionatissimo davanti al signor Fogg.
    - Voi,  signore?! - esclam. - Mettervi da solo all'inseguimento degli
    Indiani? Ma  una cosa temeraria, insensata, pazzesca!
    - Vorreste che lasciassi  morire  quel  giovane  a  cui  quanti  siamo
    dobbiamo tutti la vita? Certo che ci andr.
    - Ebbene, non ci andrete solo!
    Phileas  Fogg si volse sorpreso a guardare il capitano,  il quale cos
    aveva parlato e che, commosso suo malgrado, prosegu:
    - Voi siete un intrepido e un generoso.  Scusatemi per il  diniego  di
    poc'anzi. Metto trenta uomini a vostra disposizione.
    E subito, rivolgendosi ai soldati, il graduato comand:
    - Trenta uomini di buona volont si facciano avanti!
    Tutta  la  compagnia  si  offerse in massa.  Non rest che l'imbarazzo
    della scelta. La piccola pattuglia fu senz'altro composta: e a capo ne
    fu messo un vecchio sergente.
    - Grazie, capitano! - disse il signor Fogg.
    Fix in quel momento torn a farsi avanti.
    - Mi permettete d'accompagnarvi? - domand al "gentleman".
    - Siete libero di fare come  credete,  signore.  Tuttavia  se  vorrete
    rendermi  un servizio,  rimarrete presso la signora Auda.  Nel caso mi
    accadesse una sciagura...
    Un pallore  improvviso  copr  il  volto  del  "detective".  Separarsi
    dall'uomo  a  cui era riuscito a tenere dietro attraverso pi di mezza
    circonferenza terrestre? Lasciare che si avventurasse solo nel deserto
    della prateria!?
    Fix guard con attenzione il "gentleman". E,  quantunque ostinatamente
    fermo nelle proprie convinzioni,  fin per abbassare gli occhi davanti
    a quello sguardo calmo e franco.
    - Rimarr - disse.
    Di l a pochi minuti Phileas Fogg,  dopo avere stretto  la  mano  alla
    signora Auda e averle consegnato il suo prezioso sacco da viaggio,  si
    allontanava a cavallo con il sergente e la piccola truppa.
    Prima di partire aveva detto ai soldati:
    - Ragazzi, ci sono mille sterline per voi se salviamo i prigionieri!
    Era in quel momento mezzogiorno e qualche minuto.
    La signora Auda s'era ritirata in una camera della stazione  e  mentre
    attendeva tutta sola il ritorno di Phileas Fogg non poteva fare a meno
    di pensare a quell'uomo,  alla sua semplice e magnifica generosit,  a
    quel tranquillo coraggio.  Il signor Fogg aveva  sacrificato  l'intera
    sua  fortuna  e  adesso metteva in gioco persino la sua vita,  e tutto
    questo  senza  esitare,  semplicemente  per  dovere,  senza  vanterie.
    Phileas Fogg era veramente un eroe ai suoi occhi.
    Non  la  pensava  cos  l'ispettore  Fix  che  non  poteva controllare
    l'agitazione quasi collerica che lo dominava.  Con passo febbrile egli
    continuava ad andare su e gi davanti alla stazioncina. Se poc'anzi si
    era lasciato soggiogare dallo sguardo del signor Fogg,  ora ridiveniva
    quello del passato. La sua indole riprendeva il sopravvento.
    Partito il "gentleman",  a Fix era  subito  apparsa  imperdonabile  la
    stoltezza di averlo lasciato allontanare.  E l'accanito poliziotto ora
    si accusava,  s'incriminava,  faceva contro se stesso la parte che  il
    direttore  della  Polizia  di  Londra  soleva  fare quando strapazzava
    qualche agente resosi responsabile del reato d'ingenuit.
    Sono stato uno sciocco! - si ripeteva mille volte Fix. Il servo gli
    avr detto chi sono.  E ora il furfante si  eclissato!  Non ritorner
    pi di certo, e chi lo ripesca  bravo!... Ma come ho potuto lasciarmi
    incantare cos: io,  Fix,  che ho in tasca il suo mandato di cattura?!
    Decisamente, sono una gran bestia!.
    Le ore trascorrevano con una esasperante lentezza  per  lo  sfortunato
    "detective" il quale non sapeva proprio quale risoluzione prendere.  A
    volte  gli  veniva  voglia  di  dire  tutto  alla  signora  Auda;   ma
    comprendeva come sarebbe stato accolto dalla giovane signora. Mettersi
    piuttosto  a  vagare per l'interminabile prateria alla caccia di Fogg?
    Per  un  istante  gli  parve  che  forse   sarebbe   stato   possibile
    rintracciarlo:  le  orme  della  pattuglia  erano  ancora impresse sul
    terreno nevoso.
    Ma di l a poco,  sotto un nuovo strato  di  neve  accumulatasi,  ogni
    impronta  era  stata cancellata.  Allora lo scoraggiamento assal Fix.
    Egli  prov  una  irresistibile  voglia   d'abbandonare   per   sempre
    quell'impresa cos feconda di fiaschi.
    E  l'occasione  di  levare le tende dalla stazioncina di Kearney,  ben
    presto gli si present.
    Verso le due del pomeriggio,  mentre la neve seguitava a cadere fitta,
    si  ud  un  fischio  prolungato  che  veniva da est.  Un'enorme ombra
    preceduta da una luce  rossastra  avanzava  adagio,  ingrandita  dalla
    nebbia che le dava un aspetto fantastico.
    Eppure  non  s'aspettava  nessun  treno che dovesse giungere da quella
    parte.  I soccorsi,  chiesti per  telegrafo  ad  Omaha,  non  potevano
    arrivare  cos  presto,  e  il  diretto  da  Omaha a San Francisco non
    sarebbe passato che il giorno dopo.
    Presto il mistero ebbe la sua spiegazione.
    La locomotiva che avanzava a piccolo vapore,  sbuffando e  fischiando,
    era  quella che,  dopo essere stata disgiunta dal resto del convoglio,
    aveva continuato la sua strada portando il fuochista e il  macchinista
    svenuti. Essi avevano ripreso i sensi quando gi la macchina, percorse
    alcune  miglia,  aveva  cominciato  a  rallentare  per  la mancanza di
    combustibile e stava per fermarsi in piena prateria.  Vistosi in  quel
    deserto,  con la sola locomotiva,  il macchinista aveva capito press'a
    poco quel che doveva essere accaduto.  In che modo la  macchina  fosse
    stata sganciata dal resto del convoglio,  il brav'uomo non avrebbe mai
    potuto indovinarlo,  ma per lui restava  fuori  dubbio  che  il  treno
    doveva essere rimasto indietro, in balia dei Sioux.
    Il macchinista non esit un attimo su ci che avrebbe dovuto fare.  Se
    continuava la strada in  direzione  di  Omaha  si  sarebbe  dimostrato
    prudente;  il  dovere  viceversa  gli imponeva di ritornare l dove il
    treno con i viaggiatori si trovava certo in grave pericolo.  Palate di
    carbone  furono  gettate  nel  fornello  della  macchina.  Il fuoco si
    ravviv;  la pressione del vapore torn a salire.  Verso le  due  dopo
    mezzogiorno la locomotiva giungeva a Kearney.
    Con immensa soddisfazione dei viaggiatori,  la macchina si pose subito
    in testa al treno: entro breve tempo si  sarebbe  ripreso  il  viaggio
    tanto tragicamente interrotto.
    La signora Auda s'era avvicinata al conducente.
    - Partite? - chiese preoccupatissima.
    - All'istante, signora.
    - Ma... quei prigionieri? Quei nostri sventurati compagni?...
    -  Io non posso interrompere il mio servizio - rispose il macchinista.
    - Abbiamo gi tre ore di ritardo.
    - E quando passer un altro treno proveniente da San Francisco?
    - Domani sera, signora.
    La signora Auda sospir:
    - Domani sera!... Sar troppo tardi... Non potreste proprio aspettare?
    - Mi spiace: vi ho spiegato che    impossibile.  Signora,  se  volete
    partire, affrettatevi a salire anche voi.
    - Non partir - rispose la giovane indiana.
    Il "detective" aveva assistito a quel dialogo.
    Pochi  minuti  prima,  quando  ogni  mezzo  di  locomozione gli faceva
    difetto,  egli era deciso a lasciare Kearney;  ed ora che il treno  si
    trovava  l  pronto a partire,  e che a lui,  Fix,  non restava se non
    occupare il proprio posto nello scompartimento, una inspiegabile forza
    lo incatenava al suolo.  Quella banchina della stazione  gli  scottava
    sotto i piedi;  eppure egli non riusciva a staccarsene.  Lo spirito di
    lotta ad oltranza si riaccendeva in lui; la collera dell'insuccesso lo
    soffocava.  Fix voleva restare  sulla  breccia,  compiere  la  propria
    missione fino all'estremo.
    Intanto i feriti - fra i quali il colonnello Proctor,  il cui stato si
    manteneva assai grave - erano stati trasportati nei vagoni. Si sentiva
    il ronzio della caldaia surriscaldata e il sibilo del  vapore  che  si
    sprigionava dalle valvole.
    La  locomotiva  fischi.  Il  treno  si  mise  in  marcia  e scomparve
    rapidamente fra il turbinio bianco della neve.
    Fix era rimasto.
    La neve cadde meno abbondante durante la notte: una  notte  immensa  e
    buia che avvolgeva di silenzio la pianura. Non un grido d'uccello, non
    una pesta di belva.
    La pattuglia partita alla ricerca degli scomparsi non tornava.
    La signora Auda, con la mente piena di presentimenti sinistri e con il
    cuore  in  angoscia,   err  sul  limitare  della  prateria,  tendendo
    l'orecchio,  cercando di spingere lo sguardo il pi lontano  possibile
    fra  la  nebbia  ed il nevischio.  Tremante,  intirizzita,  ogni tanto
    tornava nella sala d'aspetto della stazioncina  dove  era  accesa  una
    discreta stufa e dove Fix,  seduto su una panca,  stava immobile senza
    chiudere occhio.
    Nel cuore della notte un uomo avvolto in un tabarro  impellicciato  si
    era avvicinato al "detective" e gli aveva detto qualcosa a mezza voce.
    Fix lo aveva rimandato, rispondendogli con un cenno di diniego.
    All'alba  il  disco  scialbo  del  sole  si alz sopra un orizzonte di
    nebbia.  Tuttavia verso il sud c'era un po' di schiarita,  e si poteva
    distinguere  a  qualche  miglio  di  distanza.  Dovunque  appariva  un
    assoluto deserto.
    Il capitano della  guarnigione  si  mostrava  impensierito,  inquieto.
    Capiva  che ormai bisognava prendere una decisione: spedire un secondo
    distaccamento in soccorso del primo. Ma il vecchio soldato esitava.
    Sacrificare nuovi uomini,  con cos scarsa probabilit di salvare gli
    altri che forse a quest'ora saranno gi rimasti uccisi?....
    L'esitazione  del capitano non dur tuttavia a lungo.  Improvvisamente
    egli si scosse come da un incubo e chiam con un gesto  uno  dei  suoi
    subalterni.
    -  Bisogna  spingere una ricognizione verso sud - disse brevemente.  -
    Venti uomini ai miei ordini. Si parte subito.
    Echeggiarono secchi in quell'istante alcuni spari.
    - Un segnale?!
    Il capitano e il subalterno si precipitarono fuori.
    A un mezzo miglio si distingueva un drappello  che  avanzava  di  buon
    passo.
    - I nostri che tornano!
    L'annuncio  mise l'esultanza nel cuore della signora Auda e di Fix;  e
    ognuno corse incontro ai sopraggiungenti.
    Phileas Fogg veniva in testa al drappello.  Vicino a lui erano il  suo
    domestico e i due altri viaggiatori strappati alle mani dei Sioux.
    C'era  stato  un combattimento,  dieci miglia a sud di Kearney.  Pochi
    minuti prima dell'arrivo della pattuglia,  Passepartout e i  suoi  due
    compagni di sventura stavano gi lottando contro gli Indiani che se li
    erano  trascinati  come  preda.  Il  francese ne aveva accoppati due a
    furia di pugni: a quel punto,  il suo padrone e i soldati erano giunti
    in soccorso.
    Alla  stazioncina  di Kearney,  salvatori e salvati furono accolti con
    grida di giubilo.  La signora Auda serr la mano del "gentleman" nella
    propria senza poter dire parola.
    Phileas Fogg distribu ai soldati il premio che aveva promesso, mentre
    Passepartout,  commosso,  guardava  sorridendo  e pensava in cuor suo:
    Bisogna confessare che costo un po' caruccio al mio padrone!.
    In disparte, Fix osservava anch'egli la scena, muto, quasi accigliato.
    Sarebbe stato difficile analizzare le impressioni  che  lottavano  nel
    suo animo.
    Intanto  Passepartout  si  era  dato  subito  a  cercare  il  treno in
    stazione: aveva creduto di trovarlo l pronto sui binari.
    - Il treno? Il treno?! - andava gridando.
    - Partito - rispose Fix.
    - Il treno successivo quando passa? - domand Phileas Fogg.
    - Non prima di stasera.
    - Ah! - L'impassibile "gentleman" non aggiunse altro.
    passo.











    31.
    L'ISPETTORE FIX PRENDE MOLTO SUL SERIO GLI INTERESSI DI PHILEAS FOGG.

    Phileas Fogg si trovava ormai in ritardo di venti ore.
    Passepartout, causa involontaria di quell'imbroglio, era letteralmente
    disperato.
    - Ho rovinato il mio padrone! - gemeva torcendosi le mani.
    In  quel  momento  il  "detective"  si  avvicin  al  signor  Fogg,  e
    fissandolo bene in faccia gli disse:
    - Avete fretta proprio sul serio, signore?
    - Proprio sul serio - rispose Phileas Fogg.
    -  Insisto:  avete  realmente  interesse  di giungere a New York prima
    delle nove di sera,  per essere in tempo alla partenza  del  piroscafo
    che va a Liverpool?
    - S, un interesse massimo.
    -  Allora:  se  il vostro viaggio non fosse stato interrotto da questo
    attacco degli Indiani, sareste giunto a New York l'11 mattina vero?
    - S, con dodici ore d'anticipo sul piroscafo.
    - Avete perci venti ore di ritardo. Fra venti e dodici, la differenza
     otto. Sono otto ore da riguadagnare. Volete tentare di farlo?
    - A piedi? - domand Phileas Fogg.
    - No.  In slitta a vela.  Un  tale  mi  ha  offerto  questo  mezzo  di
    trasporto.  Posso  indicarvi  l'uomo:  eccolo  l  che passeggia sulla
    banchina.
    Si trattava dell'individuo che durante la notte si  era  avvicinato  a
    dire  qualcosa  all'orecchio  di  Fix  di  cui  questi aveva rifiutato
    l'offerta.  Phileas Fogg non rispose al "detective".  Ma poco dopo  si
    avvicin all'uomo intabarrato,  il quale continuava ad andare su e gi
    davanti alla stazione.  I due barattarono poche  parole.  Poi  Phileas
    Fogg segu lo sconosciuto.
    Insieme  raggiunsero  una capanna costruita ai piedi di Forte Kearney.
    Col l'americano,  che aveva nome  Mudge,  mostr  al  "gentleman"  un
    curioso  veicolo.   Era  una  slitta  vera  e  propria,  in  grado  di
    trasportare cinque o sei persone,  ma attrezzata di albero e  di  vele
    come un "cutter" da corsa.  L'albero si rizzava, diciamo cos, a prua,
    ed era sostenuto da solide sartie metalliche;  portava una larga randa
    e  tendeva uno straglio,  pure di acciaio,  che serviva a manovrare la
    vela di fiocco. A poppa c'era il timone.
    D'inverno sulle praterie d'America,  quando i treni  restano  bloccati
    dalla neve,  queste slitte a vela si rendono utilissime permettendo di
    tragittare da una stazione all'altra assai rapidamente.  Con il  vento
    in poppa scivolano sulla piana gelata alla velocit d'un diretto: vere
    imbarcazioni   di   terra   che   hanno  anche  il  vantaggio  di  non
    capovolgersi, tanto sono ben equilibrate.
    - Vi piace la mia slitta? - chiese Mudge al "gentleman".
    - Si potrebbe concludere senz'altro il  noleggio,  se  mi  date  buona
    speranza che si arrivi ad Omaha in meno di cinque ore.
    -  Posso  darvene  assicurazione:  se  il vento si mantiene dall'ovest
    gagliardo come soffia ora.  Il  tempo    buono  e  la  neve    dura.
    Viaggeremo magnificamente.
    Phileas Fogg riflett un attimo.
    Ad Omaha,  pensava, sono frequenti i treni e numerosissime le linee
    d'allacciamento con Chicago e con New York.  Non  improbabile che  il
    ritardo possa venire praticamente annullato. E concluse ad alta voce:
    - Tentiamo l'avventura!
    Non  volendo  esporre  la  signora  Auda  ai  disagi d'un viaggio allo
    scoperto,  col gran freddo che faceva e che sarebbe stato reso  ancora
    pi  insopportabile  dalla velocit della corsa,  Phileas Fogg propose
    alla sua gentile  compagna  di  rimanere  a  Kearney  in  custodia  di
    Passepartout. Questi si sarebbe preso la responsabilit di condurla in
    Europa per una via pi comoda e con mezzi pi sicuri.
    Ma  la  signora  Auda  rifiut  di  separarsi  dal signor Fogg.  Ne fu
    felicissimo Passepartout,  il quale per nulla al mondo avrebbe  voluto
    lasciare  il  suo  padrone,  dal  momento  che  Fix  era  ancora  l a
    tallonarlo.
    Ci che intanto pensava il  "detective"  in  quella  circostanza,  era
    alquanto  diverso  dalle  sue  opinioni  d'un  tempo.  Il  ritorno del
    "gentleman" aveva portato come una scossa alla feroce  ostinazione  di
    Fix  nel volerlo reputare un mariuolo di prima forza.  Qualche strappo
    cominciava a manifestarsi nella rigida intransigenza  del  poliziotto.
    Tuttavia,  sempre deciso ad esaurire sino in fondo il proprio compito,
    egli si mostrava il pi impaziente di tutti a sollecitare  il  ritorno
    in Inghilterra.
    Alle  otto  il  veicolo di Mudge fu pronto a partire.  I passeggeri si
    rannicchiarono nel fondo della slitta avvolgendosi  nelle  pellicce  e
    nelle  coperte da viaggio.  Le due larghe vele furono alzate e presero
    il vento,  che vi  soffi  gagliardo.  Sul  terreno  coperto  di  neve
    indurita,  l'agile  equipaggio  vol  alla velocit di quaranta miglia
    all'ora.
    - Da Kearney ad  Omaha,  -  aveva  spiegato  Mudge  al  momento  della
    partenza,  - ci sono a volo d'ape, come dicono gli Americani, duecento
    miglia al pi.  Se  il  vento  si  mantiene  e  se  non  sopravvengono
    incidenti, a un'ora dopo mezzod potremmo essere a destinazione.
    Poi  Mudge  non  apr  pi bocca: il vento della corsa lo impediva.  I
    viaggiatori si tenevano  stretti  l'uno  all'altro.  Nessuno  fiatava;
    ascoltavano  la musica lamentosa delle sartie metalliche che vibravano
    come corde di uno strumento gigantesco toccate dall'arco.
    Quando il vento giungeva radente,  pareva che la slitta si  sollevasse
    addirittura  da  terra per la forza delle sue larghe vele.  Mudge,  al
    timone,  con abili colpi di barra rettificava le guizzate che  il  suo
    leggero  veicolo era costretto a subire.  Il taciturno americano aveva
    tutto l'interesse di giungere ad Omaha nel limite di tempo  convenuto,
    giacch il signor Fogg,  fedele al proprio sistema, lo aveva allettato
    con un vistoso premio.
    La prateria era piatta come un mare.  E la slitta la tagliava in linea
    retta,  accorciando  enormemente  il  percorso della ferrovia,  che si
    svolgeva seguendo in ampio semicerchio la  sponda  destra  del  Platte
    River: dovendo servire questo territorio la ferrovia risaliva infatti,
    da  sud-ovest  a  nord-ovest,  passando  per  Grand Island,  Columbus,
    importante citt del Nebraska, Schuyler, Fremont, poi Omaha.
    Mudge non poteva temere di venir fermato da quel gomito che  il  fiume
    fa  a  circa venti miglia da Omaha,  dal momento che la superficie del
    River era gelata.  Il bravo pilota si sentiva perci tranquillo:  ogni
    cosa  lo assecondava,  specie il vento che soffiava con estrema forza,
    tanto  da  curvare  l'albero.   Non   c'erano   tuttavia   da   temere
    inconvenienti  da  questo  lato:  le  sartie  metalliche  di  sostegno
    facevano egregiamente il loro dovere. Anzi, il vento le faceva vibrare
    ricavandone un'armonia lamentosa di un'intensit davvero particolare.
    - Queste corde danno la quinta e l'ottava - disse Mister Fogg.
    E queste furono le uniche parole che egli pronunci  in  tutta  quella
    traversata. La signora Auda, accuratamente impacchettata in pellicce e
    coperte da viaggio,  era preservata per quanto possibile dagli assalti
    del freddo.
    Quanto a Passepartout,  anch'egli,  con la faccia rossa come il  disco
    del  sole  al  tramonto,  si  sentiva  invaso da pensieri ottimistici.
    Ripigliava le  speranze:  forse  c'era  probabilit  che  le  cose  si
    mettessero  in  modo da giungere ad acciuffare a New York il piroscafo
    per Liverpool.
    In tanta buona disposizione d'animo,  il francese fu ad un  tratto  l
    per l per stringere la mano al "detective".
    E'  lui  che  ha procurato la slitta,  pensava.  Senza questo mezzo
    provvidenziale sarebbe stato davvero impossibile arrivare in  giornata
    ad Omaha. Bisogna essere riconoscenti a Fix!.
    Tuttavia,  chi  sa per quale presentimento,  Passepartout si trattenne
    dal seguire l'impulso che gli dettava un gesto tanto espansivo.
    Ben tosto un'onda di altri commoventi pensieri venne  ad  assalire  il
    servo del signor Fogg. Egli ripensava al sacrificio che il "gentleman"
    aveva fatto senza esitare per strapparlo dalle mani dei Sioux.
    Per   me  il  mio  padrone  ha  rischiato  patrimonio  e  vita!   Oh!
    Passepartout non lo dimenticher mai!....
    E intanto la slitta volava sulla prateria bianca.  Si passava  qualche
    affluente  del  Platte  River,  ma  nessuno se ne accorgeva: terreno e
    corsi d'acqua sparivano sotto uno strato di ghiaccio uniforme.
    Quel tratto della prateria,  compreso fra due tronchi  della  Ferrovia
    del Pacifico, era come una vasta isola deserta. Non si incontravano n
    villaggi  n  stazioni n forti.  Di tanto in tanto fuggiva alla vista
    come un esile spettro qualche  albero  scheletrito  e  bianco  che  si
    torceva  al  vento.  Passavano stormi d'uccelli selvatici che volavano
    lontano verso il sud.
    Pi d'una volta,  branchi ululanti si  misero  all'inseguimento  della
    slitta.  Erano lupi della prateria,  magri,  resi terribili dalla fame
    che li sospingeva dietro alla fuggente preda.
    Passepartout,  con la pistola in pugno,  si teneva pronto a far  fuoco
    sui  pi vicini.  Qualche sparo si mescolava all'urlio della torma: si
    vedeva qualche lupo volteggiare in aria e cadere rigando di sangue  la
    neve.
    In breve il branco assalitore diradava e rimaneva indietro,  mentre la
    slitta volava sicura verso la meta.
    A mezzod,  Mudge riconobbe da certi indizi che si stava  passando  il
    corso  gelato del Platte River.  Non disse nulla;  ma ormai era sicuro
    che non rimanevano da percorrere  pi  d'una  ventina  di  miglia  per
    giungere ad Omaha.
    E  difatti  non  era  ancora  trascorsa  un'ora  che l'abile guidatore
    abbandonando la barra si precipitava alla dritta ad ammainare le vele,
    mentre la slitta,  trascinata dallo slancio,  percorreva ancora  mezzo
    miglio e poi si fermava. Mudge, additando un ammasso di tetti bianchi,
    annunci:
    - Siamo arrivati.
    - Arrivati!
    Erano  arrivati  infatti  a  quell'importante stazione che ogni giorno
    numerosi treni collegano con l'est degli Stati Uniti.
    Passepartout e Fix saltarono a  terra  e  si  sgranchirono  le  membra
    intirizzite,  aiutarono  quindi  Phileas  Fogg  e  la  signora  Auda a
    scendere anch'essi.  Phileas Fogg regol generosamente  il  conto  con
    Mudge a cui Passepartout strinse la mano come ad un vecchio amico. Poi
    la piccola comitiva si affrett verso la stazione di Omaha.
    Era in questa importante citt del Nebraska che si fermava la ferrovia
    del Pacifico propriamente detta,  che mette in comunicazione il bacino
    del Mississippi con il grande oceano.  Per andare da Omaha a  Chicago,
    la  ferrovia,  che porta il nome di Chicago-Rock-Island-road,  corre
    direttamente verso est collegando cinquanta stazioni.
    C'era un treno diretto  pronto  a  partire.  Phileas  Fogg  e  i  suoi
    compagni  ebbero  giusto  il  tempo di precipitarsi in un vagone.  Non
    avevano visto proprio niente di Omaha,  ma Passepartout confess a  se
    stesso  che non era il caso di rimpiangerlo,  perch non era questione
    di fare i turisti.
    Con una rapidit davvero notevole,  il treno pass per lo Stato  dello
    Iowa,  per Council-Bluffs,  Des Moines,  Iowa City.  L'indomani, dieci
    dicembre,  alle quattro del pomeriggio,  giungeva a Chicago che  s'era
    gi ripresa dalle sue rovine e stava assisa pi fieramente che mai sui
    bordi del suo bel lago Michigan.
    Da Chicago a New York ci sono novecento miglia.  I treni non mancavano
    affatto  a  Chicago  e  Mister  Fogg  pass  immediatamente   dall'uno
    all'altro. La scalpitante locomotiva del Pittsburg-Fort Wayne-Chicago
    rail  road  part  a  tutta  velocit,  come  se  avesse compreso che
    quell'onorevole "gentleman" non aveva  tempo  da  perdere.  Attravers
    come  un  lampo  l'Indiana,  l'Ohio,  la Pennsylvania,  il New Jersey,
    passando per delle citt dai nomi arcaici,  alcune delle quali avevano
    gi  delle  strade e delle rotaie per i tram,  ma ancora nessuna casa.
    Infine fece la sua comparsa lo Hudson e l'11 dicembre,  alle undici  e
    un  quarto  di  sera,  il  treno si fermava alla stazione,  sulla riva
    destra del fiume proprio  davanti  al  pier  (il  frangiflutti)  dei
    piroscafi  della  linea  Cunard detta pure British and North American
    royal mail steam packet Co..
    Il China, con destinazione Liverpool,  era partito da quarantacinque
    minuti!


    32.
    PHILEAS FOGG INGAGGIA UNA LOTTA DIRETTA CONTRO LA CATTIVA SORTE.

    Partendo,  il  China  aveva  portato via con s l'ultima speranza di
    Phileas Fogg.
    Infatti nessun altro piroscafo diretto tra l'America e l'Europa poteva
    soddisfare  alle  esigenze  della  situazione:  n  i   transatlantici
    francesi,  n  le navi del White-Star-line,  n gli "steamers" della
    Compagnia Imman, n quelli della linea Amburghese, n qualsiasi altro.
    In realt,  il Pereire,  della Compagnia transatlantica francese-  i
    cui  meravigliosi  bastimenti  uguagliano  in  velocit  e superano in
    conforto tutti quelli delle altre linee,  senza eccezione - ,  sarebbe
    partito  solo  due  giorni  dopo,  il 14 dicembre.  E d'altronde esso,
    analogamente  a  quelli  della  Compagnia   Amburghese,   non   andava
    direttamente  a Liverpool o a Londra,  ma a Le Havre,  e la traversata
    supplementare da Le Havre a  Southampton,  facendo  ritardare  Phileas
    Fogg, avrebbe reso vani i suoi ultimi sforzi.
    Quanto ai piroscafi Imman,  uno dei quali, il City of Paris, partiva
    l'indomani,  non bisognava neppure pensarci.  Questo tipo  di  navigli
    sono particolarmente impiegati nel trasporto degli emigranti,  le loro
    macchine sono deboli,  navigano tanto a vela che a vapore  e  la  loro
    velocit    mediocre.   Per  attraversare  l'Atlantico  da  New  York
    all'Inghilterra ci mettevano ben pi  tempo  di  quanto  ne  avesse  a
    disposizione Mister Fogg per vincere la sua scommessa.
    Il "gentleman" si rese perfettamente conto di tutto questo consultando
    il suo "Bradshaw", che gli consentiva di conoscere, giorno per giorno,
    i movimenti della navigazione trans-oceanica.
    Passepartout era annientato.  Il fatto di avere perso il piroscafo per
    soli quarantacinque minuti gli bloccava il  respiro.  Era  colpa  sua,
    proprio  sua,  e lui invece di aiutare il suo padrone non aveva smesso
    di seminare ostacoli sul  suo  cammino!  Quando  ripercorreva  con  la
    memoria  tutti  gli  incidenti  di  quel  lunghissimo viaggio,  quando
    calcolava le somme spese in pura perdita e  nel  suo  solo  interesse,
    quando  pensava  che quell'enorme scommessa,  se vi si aggiungevano le
    spese considerevoli  di  quell'inutile  viaggio,  rovinava  del  tutto
    Mister Fogg, si sarebbe riempito la faccia di schiaffi.
    Mister Fogg, tuttavia, non gli fece alcun rimprovero e, allontanandosi
    dai piroscafi transatlantici, disse soltanto queste parole:
    - Domani provvederemo. Venite.
    Mister  Fogg,  la  signora Auda,  Fix e Passepartout attraversarono lo
    Hudson nel Jersey City Ferry-boat e salirono poi su di una  carrozza
    che li condusse all'albergo Saint-Nicolas, a Broadway.
    La  notte  fu  riposante  per  Phileas  Fogg il quale dorm d'un sonno
    perfetto;  ma fu tormentosa per la signora Auda e per i suoi compagni,
    a cui la preoccupazione non permise di chiudere occhio.
    Il domani era il 12 dicembre.
    Il  "gentleman",  desto  di buon mattino,  ricapitol un momento nella
    memoria il suo bilancio orario.
    - Dalle ore 7 di stamane, 12 dicembre,  alle 8,45 di sera del 21 dello
    stesso mese ci sono esattamente 9 giorni,  5 ore e 45 minuti. Se fossi
    partito ieri col China,  uno dei migliori  camminatori  della  linea
    transatlantica  inglese,    certo che sarei giunto a Liverpool,  e da
    Liverpool a Londra,  nel tempo voluto!...  Ma qualcosa forse rimane da
    tentare.
    Phileas  Fogg lasci l'albergo,  solo,  dopo avere raccomandato al suo
    servo d'aspettarlo e d'avvertire la signora Auda affinch  si  tenesse
    pronta a partire in qualunque momento.
    Una  carrozza condusse il "gentleman" in riva all'Hudson dove una fila
    di navi erano ormeggiate al molo o ancorate sul fiume.
    Da quel grandioso e magnifico porto di New York non c'era giorno,  gi
    ai tempi di questo racconto,  che centinaia di navi non salpassero per
    tutti i punti del mondo.  Si trattava peraltro  in  maggior  parte  di
    navigli  a  vela,  ed  essi  non  erano  ci  che  serviva a Fogg.  Il
    "gentleman" ebbe l per l  l'impressione  di  dover  fallire  il  suo
    ultimo tentativo,  quando scorse,  ancorato davanti alla Batteria,  un
    modesto vaporetto da carico,  di forme smilze e  dalla  cui  ciminiera
    uscivano sbuffi di fumo: segno che la nave era in partenza.
    Phileas  Fogg  salt  in una lancia e noleggi il traghetto.  In pochi
    colpi di remo il barcaiolo lo condusse sottobordo al modesto vapore da
    carico: l'Henrietta, uno "steamer" dallo scafo di ferro ma che aveva
    le soprastrutture in legno.  Fu chiesto di calare la biscaglina,  e un
    istante  dopo  Phileas  Fogg  metteva  piede sul ponte e domandava del
    capitano. Questi venne subito. Era un uomo di cinquant'anni, non molto
    simpatico,  corpulento,  coi capelli rossicci e la pelle color  bronzo
    ossidato. Il "gentleman" s'inform:
    - Il capitano?
    - Sono io.
    - Sir Phileas Fogg, di Londra.
    - E io Andrew Speedy, inglese di Cardiff.
    - State per partire?
    - Fra un'ora.
    - E andate?
    - A Bordeaux.
    - Il vostro carico?
    - Ciottoli nella stiva. Parto sopra zavorra.
    - Avete passeggeri?
    -  Nemmeno  per  sogno!  Mai passeggeri sulla mia nave.  Mercanzia che
    ragiona e che perci da fastidio.
    - La vostra nave fila bene?
    - Caspita,  l'Henrietta,  conosciuta da tutti!  Tra gli undici  e  i
    dodici nodi all'ora.
    - Mi volete trasportare a Liverpool, me e tre persone?
    - A Liverpool? E perch non in Cina?
    - Ho detto Liverpool.
    - No!
    - No?
    - No. Io sono in partenza per Bordeaux, e vado a Bordeaux.
    - A qualunque costo?
    - A qualunque costo.
    Il capitano aveva parlato con un tono che non ammetteva repliche.
    - Ma gli armatori dell'Henrietta... - riprese Phileas Fogg.
    - Gli armatori sono io - rispose il capitano. - La nave  mia.
    - Ve la noleggio.
    - No.
    - Ve la compro.
    - No.
    Phileas  Fogg  non  batt  ciglio.  Eppure la situazione si presentava
    grave. Il capitano della Henrietta non era,  ahim,  come il padrone
    della  Tankadre!  Fino  qui  il denaro del "gentleman" aveva sempre
    abbattuto gli ostacoli: stavolta nemmeno il denaro otteneva risultato.
    Per qualche istante il signor Fogg  stette  soprappensiero.  Bisognava
    assolutamente   trovare   il  mezzo  di  attraversare  l'Atlantico  in
    battello...  a meno di non attraversarlo in pallone,  cosa che sarebbe
    stata molto avventurosa e del resto non realizzabile.
    Si  sarebbe detto ad un tratto che il "gentleman" avesse concretato un
    disegno, poich disse al capitano:
    - Ebbene, volete portarmi a Bordeaux?
    - Nemmeno se mi offriste duecento dollari.
    - Ve ne offro duemila.
    - A testa?
    - A testa.
    - E siete quattro?
    - Quattro.
    Il capitano Speedy cominci a grattarsi la fronte. Ottomila dollari da
    guadagnare senza modificare per nulla la  rotta  prefissa,  non  erano
    cosa da disprezzarsi.  Valeva la pena, per una volta tanto, mettere da
    parte l'irriducibile antipatia per ogni sorta di passeggeri: a duemila
    dollari l'uno non si trattava pi di passeggeri,  si trattava di merce
    preziosa!
    - Parto alle nove - disse semplicemente il capitano Speedy. - E se voi
    e i vostri vi fate trovare pronti...
    -  Alle nove saremo a bordo - rispose altrettanto semplicemente Mister
    Fogg.
    Erano in quel momento le otto e mezzo.
    Sbarcare  dall'Henrietta,   saltare  su   una   carrozza,   giungere
    l'albergo,  portare via la signora Auda, Passepartout e l'inseparabile
    Fix,  al quale veniva cortesemente offerto un nuovo passaggio  gratis,
    furono  cose  compiute  dal  "gentleman"  con  una rapidit e al tempo
    stesso con una calma da sbalordire.
    Tutti erano a bordo al momento in cui l'Henrietta levava l'ancora.
    Quando Passepartout seppe la cifra del nolo pattuito dal suo  padrone,
    cacci  uno  di  quegli  oh  che si distendono su tutta la scala dei
    vocalizzi ascendenti e discendenti.
    Fix, per conto proprio, pensava che decisamente la Banca d'Inghilterra
    se la sarebbe cavata assai magra da quell'affare. Infatti, ammesso che
    si giungesse sani e salvi a Liverpool,  e ammesso che il  signor  Fogg
    non  gettasse  imprevedibilmente qualche altra manciata d'oro in mare,
    dal sacco delle banconote sarebbero mancate intanto gi la bellezza di
    sette mila sterline!





    33.
    PHILEAS FOGG SI MOSTRA ALL'ALTEZZA DELLE CIRCOSTANZE.

    Un'ora pi tardi,  lo "steamer" Henrietta sorpassava  il  Light-boat
    che  segna l'ingresso dello Hudson,  aggirava la punta di Sandy Hook e
    si dirigeva in mare aperto.  Nel corso delLa giornata,  costeggi Long
    Island,  al  largo  del faro di Fire Island,  e si diresse decisamente
    verso est.
    L'indomani, il 13 dicembre,  a mezzogiorno,  con un magnifico sole che
    rideva  nel  pi puro cobalto del cielo,  un uomo saliva sulla plancia
    dell'Henrietta per rilevare il punto astronomico.
    Ma chi crederebbe che quell'uomo sulla  plancia  dell'Henrietta  non
    era il capitano Speedy?... Era Phileas Fogg.
    Speedy  a  quell'ora  si  trovava nientemeno che chiuso a chiave nella
    propria cabina, e cacciava urli che denotavano una collera spinta fino
    al parossismo: una collera, del resto, ben perdonabile.
    Che cos'era accaduto?  Semplicissimo.  Baster ricordare  che  Phileas
    Fogg  voleva  andare  a Liverpool,  e che il capitano Speedy non aveva
    accondisceso a portarvelo.  Allora il "gentleman" aveva  accettato  di
    prendere  un  passaggio  per Bordeaux.  Ma,  dopo trenta ore che era a
    bordo,  aveva cos ben manovrato  a  colpi  di  banconote,  che  ormai
    l'intero  equipaggio - gente un po' avventuriera,  la quale con Speedy
    non se la intendeva troppo stava in pugno al nuovo comandante.
    Gi: Phileas Fogg aveva preso il posto  e  le  funzioni  del  capitano
    Speedy ed ecco perch il capitano era stato rinchiuso nella sua cabina
    ed   ecco   infine  perch  l'Henrietta  si  stava  dirigendo  verso
    Liverpool.
    E a vederlo manovrare non c'era da mettere in dubbio che  si  trovasse
    davanti ad un provetto marinaio.
    Le  macchine  dell'Henrietta  erano state messe sotto pressione e le
    valvole di sussidio erano state aperte.  Tra gli undici  e  i  dodici
    nodi  all'ora  aveva detto Speedy: ebbene,  Phileas Fogg aveva saputo
    finora far mantenere alla nave quel massimo di velocit.  E si  poteva
    sperare di arrivare a Liverpool il 21 dicembre.
    E' vero che c'erano tuttavia ancora molti se in aria: se il mare non
    diventava  agitato,   se  il  vento  non  balzava  nell'est,   se  non
    sopraggiungeva qualche guasto di macchina...  A Liverpool,  in ultimo,
    l'affare  del  cambio  di  rotta  dell'Henrietta,   annodandosi  con
    l'affare della Banca,  avrebbe  anche  potuto  causare  indesiderabili
    complicazioni per il "gentleman", e portarlo un pochino pi lontano di
    dove voleva arrivare.
    Durante   i  primi  giorni,   la  navigazione  avvenne  in  condizioni
    eccellenti.  Il mare non era troppo duro;  il vento sembrava fissato
    al nord-est;  furono perci distese le vele e con tutte le sue golette
    l'Henrietta marci come un vero transatlantico.
    Passepartout era incantato. Il risoluto gesto del suo padrone,  di cui
    si  sforzava di non vedere le conseguenze,  lo riempiva di entusiasmo.
    Mai  l'equipaggio  aveva  visto  un  giovanotto   pi   gaio   e   pi
    intraprendente.   Faceva   amicizia   con   i  singoli  marinai  e  li
    meravigliava con tutte le sue manovre. Attribuiva loro i nomi migliori
    e  distribuiva  le  bevande  pi  gustose.   Per  lui,   quei  marinai
    manovravano  come  dei  "gentleman"  e  i fuochisti poi erano dei veri
    eroi. Il suo buon umore, molto comunicativo, si trasmetteva a tutti.
    Aveva gi scordato il passato, i fastidi,  i pericoli.  Aveva fissa la
    mente alla meta, e talvolta ribolliva d'impazienza quasi venisse anche
    lui  riscaldato dalla caldaia dell'Henrietta.  Spesso,  inoltre,  il
    giovanotto girava attorno a Fix,  lo guardava in  un  certo  modo  che
    voleva significare: Eh, noi la sappiamo lunga!, ma non gli rivolgeva
    la parola, perch non v'era pi alcuna familiarit tra i due ex-amici.
    Fix   invece  non  ci  capiva  proprio  nulla.   Quel  colpo  di  mano
    sull'Henrietta, la compera dell'equipaggio,  quel Fogg che manovrava
    come un lupo di mare,  per lui erano cose semplicemente da sbalordire.
    E  ci  ragionava  su,  giungendo  a  conclusioni  impressionanti:  Un
    "gentleman"  che comincia col rubare 55 mila sterline,  pu ben finire
    col rubare un bastimento! E vuoi vedere che costui non va per niente a
    Liverpool, ma in qualche parte del mondo dove potr starsene al sicuro
    e mettersi impunemente  a  fare  il  pirata?!.  A  questo  punto  del
    ragionamento,  il  povero  "detective"  cominciava a sudare freddo e a
    pentirsi amaramente di essersi imbarcato in una simile avventura.
    Il capitano Speedy intanto seguitava ad urlare  chiuso  in  cabina.  E
    Passepartout, incaricato di portare il vitto al prigioniero, assolveva
    il compito prendendo le sue brave precauzioni.  Per robusto che fosse,
    non si sentiva troppo sicuro. Il signor Fogg, invece non aveva neanche
    l'aria di sognarsi che ci fosse un capitano a bordo.
    Si giunse ai paraggi insidiosi del banco di Terranova  dove  d'inverno
    regnano le nebbie e dove i colpi di vento sono formidabili.
    Gi  la  sera  prima  il  barometro,  abbassatosi bruscamente,  faceva
    prevedere un prossimo cambiamento nell'atmosfera.  In realt,  durante
    la  notte,  la  temperatura  si era modificata,  il freddo divenne pi
    intenso e al medesimo tempo il vento salt verso il sud-est.
    Era  un  serio  contrattempo.  Il  signor  Fogg,  allo  scopo  di  non
    allontanarsi  dalla rotta che s'era prefissata,  dovette rinserrare le
    vele e sfruttare maggiormente il vapore.  Ci  nonostante,  la  marcia
    dell'imbarcazione  venne  rallentata,  in  considerazione  anche dello
    stato del  mare,  le  cui  lunghe  ondate  andavano  a  frangersi  sul
    tagliamare.  Ci  causava dei movimenti molto violenti di beccheggio e
    quindi nuoceva alla velocit.  La brezza Si tramutava a poco a poco in
    uragano  e  gi  bisognava  prendere  in  considerazione  il  caso che
    l'Henrietta non riuscisse a mantenersi con la prua verso le  ondate.
    Certo che se si fosse dovuto sfuggire ad un uragano, si sarebbe andati
    verso l'ignoto, con tutte le sue spaventose incertezze.
    Il  volto di Passepartout si era rabbuiato al medesimo tempo del cielo
    e per due giorni il buon  giovanotto  prov  delle  pene  mortali.  Ma
    Phileas Fogg dava prova di essere un ardito marinaio che sapeva tenere
    testa al mare, e mantenne incessantemente la rotta, senza neppure fare
    diminuire  la  pressione  del vapore.  Quando l'Henrietta non poteva
    alzarsi sulle onde,  vi  passava  in  mezzo  e  allora  il  ponte  era
    letteralmente spazzato da un capo all'altro,  ma la marcia continuava.
    Qualche volta una  montagna  d'acqua  sollevava  la  poppa  fuori  dei
    flutti: allora l'elica emergeva battendo a vuoto l'aria con le braccia
    affannate; ma l'imbarcazione andava sempre avanti.
    Il  vento  tuttavia  non aument di intensit quanto si sarebbe potuto
    temere.  Non era uno di quegli uragani che passano  alla  velocit  di
    novanta  miglia  all'ora.  Si mantenne in proporzioni accettabili,  ma
    sfortunatamente continu a soffiare ostinatamente in direzione sud-est
    e non consent di fare ricorso alla velatura. E tuttavia,  come avremo
    modo di osservare molto presto,  sarebbe stato davvero utile venire in
    aiuto al vapore!
    Il 16 dicembre era il settantacinquesimo giorno che trascorreva  dalla
    partenza da Londra.  L'Henrietta insomma non aveva ancora accumulato
    un  ritardo  considerevole.  Ormai  si  era  giunti  alla  met  della
    traversata e la zona pi pericolosa era ormai rimasta alle spalle.  Si
    fosse  stati  d'estate,  ci  si  sarebbe  gi  potuti  rallegrare  del
    successo.  D'inverno,  per, si era alla merc della cattiva stagione.
    Passepartout continuava a mantenersi incerto.  In fondo,  per,  aveva
    fiducia  e  si diceva che se il vento si faceva desiderare,  almeno si
    poteva contare sul vapore.
    Ebbene,  proprio quella  mattina  il  macchinista  sal  sul  ponte  a
    cercarvi  il signor Fogg,  e i due s'intrattennero a parlare a lungo e
    con vivacit.
    Senza sapere perch ma certamente per un presentimento,  Passepartout,
    quando  li  vide,  si sent colto da una strana inquietudine.  Avrebbe
    dato una delle sue orecchie per udire  con  l'altra  ci  che  il  suo
    padrone e il macchinista dicevano.
    Pot appena cogliere alcune frasi.
    - Siete certo di ci che asserite?
    -  Certissimo,  signore.  E'  dalla  partenza che stiamo scaldando con
    tutte le macchine accese.  Il carbone  poteva  bastare  per  andare  a
    piccolo  vapore  da New York a Bordeaux;  ma non ne abbiamo abbastanza
    per andare a tutto vapore da New York a Liverpool...
    - Ci penser - rispose il signor Fogg.
    Passepartout aveva capito, e impallid.
    Il carbone stava per mancare!  Ah,  se il mio padrone rimedia anche a
    questa  faccenda,  bisogna  dire  che  egli    pi  che un uomo:  un
    semidio! esclam tra s il francese.  Ed essendosi  in  quel  momento
    trovato  fra  i piedi Fix,  non pot trattenersi dall'informarlo della
    situazione.
    - E voi  siete  tanto  semplice  da  credere  che  andiamo  proprio  a
    Liverpool?! - rispose a denti stretti il "detective".
    - Diamine!
    - Imbecille! - ribatt Fix, e se ne and scrollando le spalle.
    Passepartout,   senza   comprendere   la   vera  cagione  dell'epiteto
    affibbiatogli,  fu l l per reagire.  Un pensiero lo ferm:  Bisogna
    compatire costui.  Deve avere in corpo una bella dose di malumore. Man
    mano che si accorge di  avere  cos  scioccamente  seguito  una  falsa
    traccia intorno al globo!.
    E per quel momento Passepartout perdon a Fix.
    Phileas Fogg stava intanto prendendo una formidabile decisione.
    - Alimentate i fuochi - ordin al macchinista.  - E avanti fin che c'
    carbone in macchina!
    Di l a pochi minuti la ciminiera dell'Henrietta  vomitava  torrenti
    di fumo.
    Il bastimento fil a tredici nodi all'ora per altri due giorni.  Il 18
    dicembre il macchinista annunci al signor Fogg che il carbone sarebbe
    mancato in giornata.
    - Non lasciate spegnere le macchine - fu la risposta.  - Al contrario,
    le valvole sotto pressione!
    Era l'ostinazione d'un pazzo?
    Quel  giorno  verso  mezzod,  dopo  avere rilevato la posizione della
    nave,  Phileas Fogg chiam Passepartout e gli diede ordine di andare a
    liberare di prigione il capitano Speedy.
    Fu  come  se  avessero  comandato al buon figliolo d'andare a liberare
    dalla catena una tigre.  Egli  scese  nel  cassero  a  passi  incerti,
    borbottando fra i denti:
    -  Il  cielo  ce la mandi buona!  Qualche minuto dopo,  infatti fra un
    diluvio  d'urli  e  di  bestemmie,   una  bomba  giungeva  sul   ponte
    dell'Henrietta.
    Era il capitano Speedy.
    -  Dove  siamo?!  -  furono  le  prime  parole  intelligibili che egli
    pronunci in mezzo alla soffocazione dell'ira.
    - Siamo a settecentosettanta miglia da  Liverpool  -  rispose  Phileas
    Fogg, perfettamente calmo.
    Andrew  Speedy,  con  gli  occhi  iniettati di sangue,  parve presso a
    scoppiare.
    - Pirata!!! - url.
    - Vi ho fatto venire, signore...
    - Schiumatore di mare!
    - Vi ho fatto  venire,  signore  -  ripigli  il  "gentleman",  -  per
    pregarvi di vendermi la vostra nave.
    - No! per tutti i diavoli. No!!!
    - Eppure fra poco io sar costretto a bruciarla.
    - Bruciare la mia nave?!...
    -  Voglio  dire:  bruciare  almeno  le  soprastrutture.  Manchiamo  di
    combustibile.
    - Bruciare la mia nave?! ...  - ripet Speedy che si sentiva soffocare
    dalla  collera.  -  Siete  pazzo?!  Una  nave  che  vale cinquantamila
    dollari!
    - Eccovene sessantamila - rispose Phileas Fogg,  porgendo al  capitano
    un fascio di banconote.
    L'effetto di quelle carte su Andrew Speedy fu prodigioso.  Quando si 
    Americani,  la visione di sessantamila dollari vi causa di  certo  una
    notevole emozione.  Ira,  dispetto,  risentimento per l'incarcerazione
    dei passati giorni,  tutto sboll in un attimo per lasciare  luogo  ad
    una certa emozione.
    La   mia   nave  ha  pi  di  vent'anni  di  mare,   pensava  Speedy
    improvvisamente ammutolito. Qui si tratta d'un affare d'oro!.
    La bomba non poteva pi scoppiare: Phileas Fogg ne aveva strappata  la
    miccia.
    -  E  lo  scafo  in  ferro  mi  rimarr?  -  chiese Speedy con un tono
    raddolcito.
    - Lo scafo e la macchina, s'intende. Affare concluso?
    - Affare concluso.
    Il capitano gherm il fascio delle banconote, facendole immediatamente
    scomparire nelle sue tasche.
    Passepartout e il "detective", che assistevano alla scena, sbiancarono
    in volto.
    Altre ventimila sterline!...  Il mio  premio  sta  per  andarsene  in
    fumo,  fu  il  pensiero di Fix.  E questo Fogg lascia inoltre al suo
    venditore lo scafo e la macchina,  vale a dire quasi il valore  totale
    dell'imbarcazione!  E' vero per che la somma rubata alla Banca era di
    ben cinquantacinquemila sterline!.
    Phileas Fogg intanto spiegava ad Andrew Speedy:
    - Capitano,  la cosa non deve  sorprendervi.  Sappiate  che  io  perdo
    ventimila sterline se non sono di ritorno a Londra il 21 dicembre alle
    ore  8  e 45 di sera.  Ora avendo perduto il piroscafo da New York,  e
    siccome voi rifiutaste di condurmi a Liverpool...
    - E feci bene,  per tutti i diavoli  dell'inferno!  Ci  ho  guadagnato
    almeno 40 mila dollari!...  Sapete?  - soggiunse,  quindi,  Speedy pi
    pacatamente; - devo dirvi una cosa, capitano...
    - Fogg.
    - Capitano Fogg, c'e dello yankee in voi!
    E il rozzo marinaio,  dopo questa specie di  complimento,  strinse  la
    mano al suo passeggero. Poi fece per andarsene.
    Ma il "gentleman" lo trattenne.
    - Un momento: questa nave dunque mi appartiene?
    - Certo! Dalla chiglia alla punta degli alberi... per tutto quel che 
    legno, s'intende.
    Allora  a  bordo  dell'Henrietta  la  voce  energica di Phileas Fogg
    lanci il pi bizzarro comando che mai capitano abbia dato:
    - Si demoliscano tutte le parti in legno della nave.  E  coi  rottami,
    fuoco nella macchina!
    Quel  giorno il casseretto,  le cabine,  gli alloggi,  il falso-ponte,
    tutto fu ridotto in cenere.
    L'indomani, 19 dicembre,  furono bruciate le alberature,  le dare,  le
    pennole. Quei tronchi giganteschi venivano atterrati, spaccati a colpi
    di  ascia.  Era  una  febbre di demolizione a cui partecipava l'intero
    equipaggio: Passepartout  a  capo,  tagliando,  frantumando,  segando,
    facendo il lavoro di dieci uomini.
    Al terzo giorno si pass a sacrificare le impavesate, le opere morte e
    buona  parte  della tolda.  Lo scafo dell'Henrietta era ridotto raso
    come un pontone.
    Ma intanto si era giunti in vista della costa d'Irlanda, e del faro di
    Fastenet.  Alle dieci di sera tuttavia l'isola non  era  stata  ancora
    sorpassata  e  l'Henrietta  si  trovava  esattamente  all'altezza di
    Queenstown a cui volgeva il babordo.
    Non rimanevano a Phileas  Fogg  che  ventiquattr'ore  per  portarsi  a
    Londra  nei termini della scommessa.  Altrettante ne sarebbero occorse
    invece all'Henrietta per arrivare soltanto a Liverpool,  quand'anche
    avesse filato a tutto vapore.  E il combustibile stava per finire;  la
    pressione del vapore nella macchina calava inesorabilmente.
    Speedy,  che ormai si interessava ai progetti del suo passeggero,  gli
    si avvicin.
    -  Signor  Fogg,  -  gli disse,  - vi compiango davvero!  Siamo appena
    davanti a Queenstown.
    - Ah!  - fece il "gentleman".  - E' Queenstown quella citt di cui  si
    scorgono i fuochi?
    - S.
    - Possiamo entrare nel porto?
    - Non prima che siano passate tre ore: all'alta marea.
    - Aspettiamo.
    Sul  volto  del "gentleman" non traspar per nulla il lampo di suprema
    ispirazione con cui egli era in procinto di vincere ancora  una  volta
    la sorte avversa.
    Phileas  Fogg  sapeva  infatti  che  Queenstown  un porto della costa
    d'Irlanda a cui i transatlantici provenienti dagli Stati  Uniti  fanno
    breve  scalo  per  il  servizio  postale.  Da  Queenstown  la  posta 
    inoltrata a Dublino per mezzo di treni espressi che si  susseguono  in
    partenza con serrato orario;  e da Dublino a Liverpool l'allacciamento
    postale   completato  con  piroscafi  celerissimi.  Talch,  seguendo
    questo  itinerario,  si sopravvanzano di dodici ore circa i pi rapidi
    camminatori della linea transatlantica.
    Pertanto il signor Fogg decise con matematica precisione:
    Le dodici ore che guadagna cos il corriere d'America,  le guadagner
    io  pure.  Invece  di  giungere  con  l'  "Henrietta"  domani  sera  a
    Liverpool,  seguendo l'altro itinerario ci sar  a  mezzod:  avr  il
    tempo di arrivare a Londra prima che scada l'ora fatidica.
    Verso  l'una  del  mattino con il favore dell'alta marea l'Henrietta
    entrava nel porto di Queenstown.
    Il "gentleman",  dopo aver ricevuto una vigorosa stretta di  mano  dal
    capitano Speedy,  lo lasciava sullo scafo raso della sua nave la quale
    pur ridotta cos rappresentava ancora un discreto  capitale:  la  met
    della cifra che Speedy si era fatta pagare.
    I passeggeri sbarcarono subito.
    In  quel  momento  Fix  sent  una  voglia  feroce di arrestare la sua
    vittima.
    Non lo fece. Perch?  Quale lotta avveniva dentro di lui?  Si era egli
    forse ricreduto sul conto del "gentleman"? Capiva finalmente d'essersi
    ingannato?... Mistero per lui stesso.
    Ma Fix non abbandon Phileas Fogg.  Con lui, con la signora Auda e con
    Passepartout che non trovava pi il tempo per respirare,  si cacci in
    uno scompartimento del direttissimo per Dublino.
    A  Dublino  sul  far  del  giorno tutti s'imbarcarono su uno di quegli
    "steamers" della Compagnia Inglese i quali somigliano a fusi d'acciaio
    e hanno macchine potentissime.
    A mezzogiorno meno venti minuti, il 21 dicembre, Phileas Fogg sbarcava
    infine a Liverpool. Egli non era ormai che a sei ore da Londra.
    Ma in quel momento Fix gli si avvicin, gli pos una mano sulla spalla
    e mostrando il mandato disse:
    - Il signore Phileas Fogg?
    - S, io in persona.
    - In nome della Regina: siete in arresto!







    34.
    PASSEPARTOUT HA L'OCCASIONE DI FARE UN GIOCO DI PAROLE ATROCE MA FORSE
    INCONSUETO.

    Phileas Fogg era finito in gattabuia. Era stato rinchiuso nel posto di
    guardia della Dogana di Liverpool, in attesa di venire trasferito alle
    carceri di Londra.
    Fix lo aveva arrestato poich il suo dovere glielo imponeva,  fosse il
    "gentleman" colpevole o no. La Giustizia avrebbe deciso.
    Al   momento   dell'arresto   c'era   voluto  l'intervento  di  alcuni
    policemen per togliere  il  troppo  solerte  agente  dalle  mani  di
    Passepartout, il quale gli si era avventato contro come una belva.
    La  signora  Auda,  spaventata dalla brutalit del fatto,  non sapendo
    nulla,  non riusciva a capacitarsi.  Fu il francese a  spiegarle  ogni
    cosa.  Allora  copiose  lacrime  sgorgarono  dagli occhi della giovane
    indiana,  mentre il suo cuore batteva in un tumulto  di  sdegno  e  di
    dolore.
    -  Il signor Fogg,  l'onesto e coraggioso "gentleman",  a cui debbo la
    vita, arrestato come ladro?! Ah,  un'infamia, una cosa inconcepibile!
    Davanti alle lacrime della signora Auda,  pi  che  mai  terribile  si
    riaffacci allora alla mente di Passepartout, il pensiero che egli era
    la  causa di quella sciagura.  Perch s'era preso la responsabilit di
    non avvertire il suo padrone il giorno che Fix gli  aveva  svelato  la
    propria  qualit  di  agente  di  polizia  e  la  missione  di cui era
    incaricato?  Il signor Fogg,  messo sull'avviso,  avrebbe senza dubbio
    dato a Fix, le prove d'essere innocente, gli avrebbe dimostrato il suo
    errore.  Ad ogni modo non avrebbe scorrazzato a spese del "gentleman",
    quel dannato poliziotto la cui prima  cura  era  stata  di  arrestarlo
    appena messo piede in Inghilterra!
    Imperdonabile imprudenza  stata la mia,  proprio da uomo balordo che
    sta  a  pensare  a  sciocchi  riguardi!,   continuava   a   ripetersi
    Passepartout.  E piangeva.  Faceva pena: voleva dar la testa nel muro.
    La signora Auda riusc adagio adagio a calmarlo.  Erano rimasti  sotto
    il  porticato  della  Dogana.  N  l'uno  n  l'altra  si decidevano a
    muoversi di l: intendevano rivedere il signor Fogg.
    Chi sa in che stato d'animo si trover il mio padrone comprendendo di
    essere ormai irrimediabilmente rovinato!,  pensava  con  angoscia  il
    fido servo.
    Chi  invece  fosse  entrato in quel momento nel posto di guardia della
    Dogana di Liverpool vi avrebbe trovato il "gentleman" seduto sopra una
    panca, olimpicamente tranquillo ad aspettare... Che cosa? Serbava egli
    qualche speranza? Credeva ancora alla riuscita della sua impresa, pure
    in simili condizioni? Oppure che si fosse addensato in lui uno di quei
    furori segreti, compressi, terribili, che non appaiono, ma che per ci
    appunto scoppiano poi ad un dato punto con una forza irresistibile?
    Comunque sia,  il signor Fogg aveva tratto con  mossa  pacata  il  suo
    orologio  dal taschino,  lo aveva posato sopra la tavola e ne guardava
    girare le sfere.
    Non una parola gli sfuggiva dalle labbra;  ma il suo sguardo aveva una
    fissit singolare.
    La situazione di quell'uomo era certo assai critica.  E chi non poteva
    leggere nella sua coscienza l'avrebbe riassunta  cos:  se  innocente,
    Phileas Fogg era ad ogni modo rovinato; se colpevole, era perso.
    Ebbe egli in quel momento il pensiero di salvarsi?  Pens a cercare se
    vi fosse nella guardina una possibile via d'uscita?
    Non  da escludersi,  poich a un dato momento il "gentleman" fece  il
    giro  della  stanza.  Ma  la  porta  era  sprangata  dal di fuori e le
    finestre erano munite di solide sbarre.
    Phileas Fogg  torn  a  sedere  ed  estrasse  dal  portafogli  il  suo
    itinerario di viaggio.
    Sulla  linea  dove  erano  scritte queste ultime parole: 21 dicembre,
    sabato - Liverpool egli aggiunse: Ottantesimo giorno,  ore 11  e  40
    del mattino. E si ridispose in attitudine di chi tranquillo aspetta.
    Suon  l'una all'orologio della torre.  Il signor Fogg verific che il
    suo orologio avanzava di due minuti rispetto a quello della torre e lo
    regol. Suonarono le due!
    La fronte di Sir  Phileas  Fogg  si  corrug  lievemente.  Certo  egli
    pensava  che  salendo  in  quel  momento sopra un direttissimo avrebbe
    potuto giungere a Londra,  al Club della Riforma,  prima dello scoccar
    dell'ora fatale.
    Il  ticchettio  dell'orologio  in  quella  lugubre  prigione  piena di
    silenzio pareva la voce d'una condanna inesorabile.
    Alle due e trentatr minuti,  fuori della porta  suon  un  rumore  di
    passi,  poi  uno  stridore di catenacci smossi.  Si sentiva la voce di
    Passepartout, si sentiva la voce di Fix.
    Lo sguardo di Phileas Fogg brill per un istante.
    La porta del posto di guardia si aperse: la signora Auda, Passepartout
    e Fix si precipitarono incontro al  "gentleman".  Fix  era  trafelato,
    aveva i capelli scomposti: non riusciva a parlare.
    - Signore...  - balbett, - signore... perdonatemi! Una rassomiglianza
    deplorevole...  Il ladro  stato arrestato da tre giorni...  Voi siete
    libero!
    - Ah, sono libero!
    Sir Phileas Fogg non disse altro. Fece due passi verso il "detective",
    lo guard bene in faccia.  Poi, compiendo l'unica mossa rapida che mai
    avesse fatto e mai dovesse  fare  in  vita  sua,  trasse  indietro  le
    braccia  e  con la precisione d'un automa assest uno dopo l'altro due
    formidabili pugni all'infelice poliziotto.
    - Ben fissati!  - esclam Passepartout,  che  si  permetteva  cos  un
    atroce  gioco di parole ben degno di un francese e aggiunse: Perdiana!
    Ecco quel che si pu chiamare un bell'uno-due della boxe inglese!
    Fix,  gettato a terra,  non pronunci nemmeno una parola.  Aveva avuto
    quel che si meritava.
    Lasciando  il "detective" a scrollarsi di dosso la polvere,  il signor
    Fogg,  la signora Auda e Passepartout  si  precipitarono  fuori  della
    Dogana  e,   imbucatisi  in  una  carrozza,  raggiunsero  la  stazione
    centrale. Erano le due e quaranta minuti.
    Il diretto per Londra era partito da trentacinque minuti. Phileas Fogg
    ordin allora un treno speciale.
    C'erano  parecchie  locomotive  di  grande  velocit  in  manovra   in
    stazione, con le caldaie surriscaldate. Tuttavia, date le esigenze del
    movimento,  il  treno speciale non pot lasciare Liverpool prima delle
    tre.
    Al momento della partenza Phileas Fogg aveva detto alcune paroline  al
    macchinista, di un certo premio da guadagnare: ma bisognava percorrere
    in cinque ore e mezzo, anzich in sei, la distanza Liverpool Londra.
    Cosa  fattibilissima,  quando tutta la linea potesse trovarsi sgombra.
    Ci peraltro difficilmente si verifica. Ci furono dei forzati ritardi.
    E allorch il "gentleman"  metteva  finalmente  piede  sulla  banchina
    della  stazione  di  Londra,  le lancette del grande orologio sotto la
    pensilina segnavano esattamente le nove meno dieci minuti.
    Phileas Fogg, dopo aver compiuto l'avventurosissimo viaggio intorno al
    mondo, giungeva con cinque minuti di ritardo.
    Aveva perduto la scommessa.


















    35.
    PASSEPARTOUT NON SI FA RIPETERE DUE VOLTE  L'ORDINE  DATOGLI  DAL  SUO
    PADRONE.

    L'indomani gli abitanti di Saville Row si sarebbero mostrati increduli
    se  qualcuno  avesse  detto  loro  che  il  signor Fogg era tornato al
    proprio domicilio.  Porte e finestre della casa contraddistinta con il
    numero   7  continuavano  a  rimanere  ermeticamente  chiuse;   nessun
    cambiamento era avvenuto al di fuori,  da far pensare che la casa  non
    fosse pi disabitata.
    Infatti  proprio questo era stato l'ordine dato da Phileas Fogg al suo
    servo al momento di fare ingresso nel loro alloggio subito dopo  avere
    lasciato la stazione e avere pensato all'acquisto di alcune provviste.
    Sir  Phileas Fogg aveva ricevuto con l'impassibilit consueta il colpo
    finale datogli dalla mala sorte.  Ma certo riconosceva lucidamente  di
    essere  un  uomo  liquidato  in quanto a finanze: e tutto per colpa di
    quel balordo ispettore di polizia.  Dopo  avere  camminato  con  passo
    sicuro  per  cos lunga strada,  dopo avere affrontato mille pericoli,
    abbattuto mille ostacoli, trovando anche il tempo di concludere un po'
    di bene cammin facendo, dover naufragare proprio ora che era giunto in
    porto, e per una causa perversa,  imprevedibile,  contro la quale egli
    era totalmente disarmato!
    Triste cosa davvero. Della somma considerevole con cui era partito non
    gli rimaneva che un residuo insignificante. Tutte le sue finanze ormai
    si  riducevano  alle  ventimila  sterline  depositate  ancora presso i
    Fratelli Baring.  Ma quelle le doveva ai suoi colleghi  del  Club!  E'
    vero  che,  quand'anche  avesse  vinto la scommessa,  dopo tante spese
    fatte non si sarebbe trovato ricco,  - e del resto egli non aveva  mai
    pensato  ad arricchirsi: aveva scommesso per punto d'onore - ma  vero
    pure che la scommessa perduta lo riduceva alla rovina.
    Il "gentleman" concluse il proprio bilancio prendendo mentalmente  una
    decisione. Sapeva qual era l'unica cosa che gli rimaneva da fare.
    Nella  casa  di  Saville  Row intanto c'erano a quell'ora due anime in
    pena.  La signora Auda,  alla quale era  stato  subito  riservata  una
    stanza della casa di Saville Row,  poteva dirsi addirittura disperata:
    dalle ultime parole pronunciate da Phileas Fogg prima di ritirarsi  le
    era  parso  di capire che egli meditasse qualche progetto funesto.  E'
    noto infatti a quali  deplorevoli  eccessi  giungano  talvolta  quegli
    inglesi dall'idea fissa affetti da mono-mania. E la stessa impressione
    aveva avuto pure Passepartout il quale,  senza darlo a vedere,  teneva
    d'occhio il suo padrone.
    Il bravo giovanotto,  al primo arrivare,  non  aveva  tralasciato  con
    tutto ci di salire come un fulmine nella propria camera a spegnere il
    becco  a  gas che vi ardeva da ottanta giorni.  Ed aveva trovato nella
    cassetta delle lettere una fattura della Compagnia del Gas, ammontante
    ad una cifra spettacolosa.
    - Era tempo che mettessi fine a questo consumo  di  cui  sar  l'unico
    pagatore responsabile!...  - sospir il poverino lasciandosi cadere su
    una sedia, con la chilometrica nota fra le mani.
    Venne la notte. La signora Auda si era coricata;  ma non pot prendere
    un  istante di riposo.  Anche nella camera del signor Fogg la luce era
    stata spenta e tutto era silenzio.  Chi  sa  per  se  il  "gentleman"
    dormiva?
    Davanti  alla  porta  di  quella  camera,  accucciato  come  un  cane,
    Passepartout vegli fino all'alba,  a orecchio teso sempre in ascolto.
    L'indomani di buon'ora il signor Fogg chiam il servo e gli raccomand
    in  termini  molto asciutti di occuparsi della colazione della signora
    Auda.
    - Per me, - soggiunse,  - soltanto una tazza di t e una fetta di pane
    tostato.  Riferirete alla signora Auda che la prego di scusarmi se non
    sar presente n a pranzo n a cena,  dovendo rimanere occupatissimo a
    riassestare i miei affari. Verso sera soltanto le chieder il permesso
    d'intrattenerla per pochi minuti: ho da parlarle.
    Passepartout, conoscendo a puntino il famoso programma della giornata,
    non  avrebbe  avuto  che  da  andarsene  immediatamente  a mettersi in
    funzione.  E invece non si muoveva di l;  continuava a fissare il suo
    padrone  con uno sguardo strano da cui traspariva tanta angoscia.  S!
    Se egli avesse avvisato Mister Fogg,  se gli avesse svelato i progetti
    dell'agente  Fix,  il  signor  Fogg  non  si  sarebbe  tirato appresso
    l'agente Fix fino a Liverpool,  e allora...  Finalmente non seppe  pi
    contenersi, e gettandosi ai piedi del "gentleman" scoppi a piangere.
    - Padrone mio, signor Fogg, maleditemi! E' stato per mia colpa che...
    -   Io   non  accuso  nessuno  -  rispose  Phileas  Fogg  con  accento
    perfettamente sereno. - Andate.
    Passepartout un po' meno oppresso,  lasci la camera del padrone e  si
    rec a fare la sua ambasciata alla signora Auda.
    - Signora,  - aggiunse, - io non posso nulla dal canto mio, nulla! Non
    ho alcuna influenza sul mio padrone. Voi forse...
    - Quale influenza potrei  io  mai  avere?  -  rispose  tristemente  la
    giovane indiana.  - Il signor Fogg non ne subisce alcuna. Non ha forse
    mai nemmeno capito quanto sia profonda la mia  riconoscenza  verso  di
    lui.  Non ha letto nel mio cuore.  Amico mio, a voi mi raccomando: non
    bisogna lasciarlo  solo  un  istante!  Voi  dite  che  ha  manifestato
    l'intenzione di parlarmi stasera?
    - S, signora.
    - Aspettiamo - sospir la giovane donna.
    E rimase pensierosa.
    La  cosa pi singolare che avvenne quel giorno fu che Phileas Fogg per
    la prima volta in vita sua, pur essendo presente a Londra, non usc di
    casa per recarsi al Club allo scoccare delle undici e mezzo.  E perch
    del  resto  avrebbe  dovuto  andarvi?  I  suoi  colleghi  certo non lo
    aspettavano pi.  Se allo scader del 21 dicembre alle ore 8,45 Phileas
    Fogg non si era mostrato nel salone del Club della Riforma, per lui la
    scommessa  era  perduta.  Non  gli  restava  nemmeno  la  necessit di
    presentarsi ai banchieri Fratelli Baring  per  ritirare  le  ventimila
    sterline:  i  suoi avversari stessi vi avrebbero provveduto essendo in
    possesso dell'assegno regolarmente firmato.
    Phileas Fogg non aveva quindi ragione di uscire.  E non  usc.  Rimase
    chiuso in camera tutto il giorno a mettere in ordine i suoi affari.  E
    Passepartout per tutto il giorno non tralasci di salire e scendere le
    scale, tornando ogni momento presso quell'uscio.  Origliava,  guardava
    dal  buco della serratura,  sentendosi pi che scusato in coscienza di
    non  commettere  con   ci   un'indiscrezione,   date   le   terribili
    circostanze:  c'era  da temere da un momento all'altro una catastrofe.
    Talvolta Passepartout si metteva a pensare a  Fix,  ma  nel  frattempo
    c'era  stato  un  cambiamento  nella sua valutazione.  Aveva smesso di
    volerne all'ispettore di polizia.  Fix si era sbagliato come tutti nei
    riguardi  di Phileas Fogg,  e pedinandolo e poi arrestandolo non aveva
    fatto che il suo dovere,  mentre  invece  lui...  Questo  pensiero  lo
    prostrava ed egli si considerava l'ultimo dei miserabili.
    Questi  amari  pensieri  opprimevano  il  povero  servo  e lo facevano
    sentire talmente infelice che a volte non era pi capace  di  rimanere
    solo.  Allora  bussava  alla  porta  della  camera della signora Auda;
    entrava da lei e si sedeva in un angolo, senza aprire bocca, guardando
    la giovane indiana sempre pensierosa.
    Verso le sette e mezzo di sera Phileas Fogg  fece  chiedere  alla  sua
    gentile ospite se poteva riceverlo.
    Pochi  minuti  dopo il "gentleman" era in presenza della signora Auda.
    Il signor Fogg  prese  una  sedia  e  sedette  accanto  al  caminetto,
    dirimpetto  alla giovane donna.  Il volto di lui non rifletteva alcuna
    emozione.  Il signor Fogg ritornato dal lungo viaggio era il  medesimo
    che era partito. Aveva la stessa calma e impassibilit.
    - Signora,  - disse il "gentleman",  dopo un breve silenzio, guardando
    in volto la signora Auda e  alzandosi,  -  mi  perdonerete  di  avervi
    condotta in Europa?
    - Io, signor Fogg?...
    C'era  un  indicibile  accento nelle parole della giovane indiana,  ed
    ella comprimeva a fatica i battiti del cuore.
    - Vogliate permettermi di finire - riprese il "gentleman". Allorch io
    ebbi il pensiero di trarvi lontana da quella terra pericolosa per voi,
    ero ricco e contavo di porre una parte della  mia  sostanza  a  vostra
    disposizione.  La vostra esistenza sarebbe stata felice e libera.  Ora
    io sono rovinato...
    - Lo so, signor Fogg - lo interruppe la giovane indiana con un sorriso
    infinitamente triste.  - Perci sono io che vi chiedo a mia volta:  mi
    perdonerete di avervi seguito e,  chi sa?,  di avere forse, causandovi
    ritardo, contribuito alla vostra rovina?
    - Signora, voi non potevate assolutamente rimanere in India! La vostra
    salvezza non era assicurata se non in un luogo dove quei fanatici  non
    potessero mai pi riprendervi.
    -  Cos,  signor  Fogg,  non  contento di avermi strappata a una morte
    orribile,  voi vi credevate  anche  obbligato  ad  assicurare  la  mia
    posizione in Europa?
    - Certo,  signora - rispose il "gentleman", inchinandosi lievemente. -
    Ma gli avvenimenti si sono volti contro di me. Tuttavia,  del poco che
    mi rimane vi chiedo ancora di poter disporre a vostro favore.
    - Ma voi, signor Fogg, come farete?
    - Io,  signora, - rispose freddamente il "gentleman", - non ho bisogno
    di nulla.
    - Come? Ma avete riflettuto alla sorte che vi aspetta?
    - Vi assicuro che ho fatto le mie riflessioni.
    Auda tacque un istante, pensosa. Poi vivacemente soggiunse:
    - E' vero che in ogni modo la miseria non potrebbe mai colpire un uomo
    come voi. I vostri amici...
    - Io non ho amici, signora.
    - I vostri parenti...
    - Non ho pi parenti.
    - Vi compiango allora,  signor Fogg.  Oh,  la solitudine  davvero una
    triste cosa!...  Ma,  nemmeno un cuore amico avete,  in cui deporre le
    vostre pene? Si dice che in due anche la miseria sia sopportabile.
    - Lo dicono, signora.
    La signora  Auda  si  era  alzata.  Porse  la  bella  bianca  mano  al
    "gentleman".
    - Signor Fogg, - disse, - volete accettare al tempo stesso una parente
    ed un'amica? Volete accettarmi per moglie?
    Un riflesso insolito splendeva ora negli occhi di Phileas Fogg;  c'era
    come un tremito nelle sue labbra mentre la signora Auda  lo  guardava.
    La  sincerit,  la fermezza soave e forte di quel bello sguardo di una
    nobile creatura che osa tutto per salvare colui a cui deve  tutto,  lo
    sorprese dapprima, quindi lo penetr.
    Phileas  Fogg  chiuse un istante gli occhi come per evitare che quello
    sguardo avanzasse di pi  nel  suo  cuore.  Quando  li  riapr,  disse
    semplicemente:
    - Io vi amo.  S,  in verit, per quanto c' di pi sacro al mondo, io
    vi amo!  E sono il pi felice degli uomini di poter congiungere il mio
    destino con il vostro.
    - Ah! - esclam la signora Auda portandosi la mano al cuore.
    Passepartout fu chiamato. Venne subito. Phileas Fogg teneva ancora fra
    le sue la mano della signora Auda.
    Passepartout  cap.  E  la sua larga onesta faccia brill come il sole
    allo zenit delle regioni tropicali.
    Il signor Fogg gli chiese se non fosse  troppo  tardi  per  andare  ad
    avvertire  il  reverendo  Samuel Wilson,  della parrocchia di Mary-le-
    Bone.
    - Mai troppo tardi!  - esclam il francese,  con un sorriso che valeva
    un per.
    Erano le otto e cinque minuti.
    -  La  cerimonia  sar  domani,   luned!  -  disse  Passepartout  con
    solennit.
    - Per domani luned? - chiese compitamente Phileas Fogg,  guardando la
    sua giovane fidanzata.
    - Per domani luned - conferm la signora Auda.
    Passepartout usc a gambe levate.





    36.
    PHILEAS FOGG VIENE NUOVAMENTE ACCREDITATO SUL MERCATO.

    E' tempo di dire quale mutamento fosse avvenuto nell'opinione pubblica
    di  Londra  allorch  circol la notizia che il vero ladro della Banca
    d'Inghilterra -  un  certo  James  Strand  -  era  stato  arrestato  a
    Edimburgo il 17 dicembre.
    Alla  vigilia  di  questa  data,  Phileas Fogg era ancora per tutti il
    delinquente che la polizia braccava intorno al globo.  Adesso  tornava
    ad  essere  il  pi  onorabile  dei  "gentleman",  occupato a compiere
    matematicamente il suo eccentrico giro del mondo in ottanta giorni.
    Tutti i quotidiani ne parlavano. Tutti gli scommettitori pro e contro,
    che da tempo avevano abbandonato la  speculazione,  risuscitarono.  Le
    scommesse,  anzi,  si  centuplicavano.  Il nome di Phileas Fogg veniva
    nuovamente accreditato sul mercato. I cinque colleghi del "gentleman",
    al Club della Riforma,  passarono quei tre giorni dal 17 al 21 in vero
    orgasmo.
    - Dove sar Phileas Fogg a quest'ora?
    -  Non ha mai pi dato notizie di s!  E gli ottanta giorni stanno per
    spirare.
    - Che sia morto in viaggio?...
    - Non pensiamoci neppure! Avr piuttosto rinunciato all'impresa.
    - E se invece stesse continuando matematicamente il suo itinerario?...
    Non  ancora escluso che il 21,  alle 8,45  di  sera,  ce  lo  vediamo
    comparire, come il dio della puntualit, sulla soglia del salone!
    Questa  era la ridda delle idee che i banchieri John Sullivan e Samuel
    Fallentin,  l'ingegnere Andrew  Stuart,  Walter  Ralph  amministratore
    della Banca d'Inghilterra e il birraio Thomas Flanagan agitavano senza
    tregua nelle loro menti e nelle loro discussioni.
    Intanto  si  erano  lanciati  dispacci  in America e in Asia per avere
    notizie di Phileas Fogg.  Si mand mattina e sera ad osservare la casa
    di Saville Row.  Nulla!  La polizia stessa non sapeva pi che ne fosse
    stato del "detective" Fix,  disgraziatamente gettatosi sopra una falsa
    pista.
    Nella  Borsa  di  Londra,  a  conclusione  di  tutto  questo  fermento
    d'attesa, le famose azioni intitolate a Phileas Fogg erano tornate a
    circolare. E la loro quotazione saliva alle stelle.
    Naturalissimo quindi che la sera del  21  dicembre  una  folla  enorme
    affluisse in Pall-Mall e nelle strade adiacenti al Club della Riforma.
    Ci  volle  la presenza d'una pattuglia di polizia per mantenere un po'
    d'ordine in quella calca.
    Nel salone del Club,  sprofondati entro le poltrone distribuite qua  e
    l in ordine sparso,  Sullivan,  Fallentin,  Ralph,  Stuart e Flanagan
    aspettavano,  gli occhi fissi sul quadrante del decorativo orologio  a
    pendolo le cui lancette segnavano allora le 8 e 25 minuti.
    -  Signori:  altri  venti  minuti,  e  il  termine convenuto fra noi e
    Phileas Fogg sar  spirato!  -  disse  a  quel  punto  Andrew  Stuart,
    alzandosi.
    Una evidente emozione lo dominava.
    -  A  che  ora  giunto l'ultimo treno da Liverpool?  - domand Thomas
    Flanagan.
    - Alle 7 e 23 - rispose Walter Ralph.  - E  il  treno  successivo  non
    arriva che a mezzanotte e 10.
    -  Ebbene,  signori:  se  Fogg  tosse  giunto  col treno delle 7 e 23,
    sarebbe gi qui. Possiamo considerare la scommessa come guadagnata!
    L'emozione tremava sempre pi viva nella voce  di  Andrew  Stuart,  il
    quale aveva proferito solennemente queste parole.
    - Aspettiamo;  non pronunciamoci ancora - rispose Samuel Fallentin.  -
    Voi sapete meglio di me che il  nostro  collega    un  eccentrico  di
    prim'ordine: il campione della puntualit,  non arrivando n un minuto
    prima n un minuto dopo.  Come ho gi detto  un'altra  volta,  non  mi
    meraviglierei di vedercelo capitare davanti all'ultimo istante.
    - E io,  invece, - ribatt Stuart al colmo del nervosismo, quand'anche
    lo vedessi, non ci crederei!
    - Infatti,  - venne di rinforzo Thomas Flanagan,  -  il  progetto  del
    signor Fogg era insensato.  Per campione d'esattezza che egli sia, non
    avr mai potuto impedire dei ritardi che  in  qualunque  viaggio  sono
    inevitabili!  E  anche  il  ritardo  di  un  paio  di giorni bastava a
    compromettere la sua impresa.
    Ci fu un attimo di silenzio. Poi riparl Sullivan.
    - Le cose devono senz'altro andare male al nostro collega.  Io mi baso
    sul  fatto  che  non ne abbiamo ricevuto la minima notizia: e s che i
    fili telegrafici non mancavano sulla sua strada!
    - Phileas Fogg ha perso, signori!  Vi ripeto che ha perso cento volte!
    -  incalz  l'arrabbiato Andrew Stuart.  - Voi sapete benissimo che il
    China,  il solo piroscafo che egli avrebbe potuto  prendere  da  New
    York a Liverpool per essere qui in tempo utile,  giunto ieri. Ebbene,
    eccovi  la  lista dei passeggeri,  pubblicata sulla "Shipping Gazette"
    (la Gazzetta Navale).  Il nome di Phileas Fogg non  vi  figura.  Siete
    convinti?...  Ammettendo  tutte  le  pi  favorevoli  combinazioni,  a
    quest'ora il nostro amico  appena in America. Ritengo che avr almeno
    venti giorni di ritardo sulla data convenuta,  e  altrettanto  avverr
    anche per le cinquemila sterline di Lord Albermale.
    Walter Ralph termin la frase del collega:
    - E' evidente,  e noi domani non avremo che da presentare ai banchieri
    Fratelli Baring l'assegno del signor Phileas Fogg.
    In quell'istante l'orologio del salone segnava le 8 e 40.
    - Ancora cinque minuti - disse Andrew Stuart.
    I gentlemen si guardavano.  Ognuno cercava per quanto possibile di non
    lasciar  trasparire  troppo  i  battiti  del proprio cuore.  Erano dei
    giocatori,  ma la posta del gioco  era  davvero  molto  alta!  Ma  non
    volevano darlo a vedere.  Per darsi un contegno, su proposta di Samuel
    Fallentin presero posto con affettata  indifferenza  a  un  tavolo  da
    gioco.
    -  Non  cederei la mia parte di quattromila sterline sulla scommessa -
    disse Andrew Stuart,  sedendosi,  - a chi me  ne  offrisse  in  questo
    momento 3999!
    Erano le 8 e 42.
    I  giocatori  presero  le  carte.  Ma  involontariamente  i loro occhi
    correvano al quadrante del pendolo.  Per quanto grande fosse ormai per
    quei  cinque gentiluomini la sicurezza di vincere,  mai minuti parvero
    ad essi pi lunghi!
    - Le 8 e 43 - annunci Flanagan,  tagliando il  mazzo  che  Ralph  gli
    presentava.
    Poi tacquero tutti. Nel salone del Club regnava un silenzio religioso.
    Fuori invece c'era un sempre crescente clamore della folla.
    Il pendolo scandiva i secondi con regolarit cronometrica.
    - Le 8 e 44 - disse Sullivan.
    Un  minuto  ancora,  e la scommessa era guadagnata.  Andrew Stuart e i
    suoi colleghi non giocavano pi.  Avevano messo  da  parte  le  carte.
    S'erano messi a contare i secondi!
    Al  quarantesimo  minuto secondo,  nessuno.  Al cinquantesimo,  ancora
    nessuno!...
    Al cinquantacinquesimo minuto di secondo si ud fuori della porta come
    un tuono.  Applausi,  urr,  e anche delle imprecazioni,  che andavano
    crescendo.
    I cinque gentlemen si guardarono e si levarono in piedi.
    Al cinquantasettesimo minuto secondo, la porta del salone si apr.
    E  il  pendolo  non  aveva  ancora battuto il sessantesimo secondo che
    Phileas Fogg comparve sulla soglia seguito da una folla  delirante  la
    quale aveva forzato l'ingresso del Club:
    Con voce calma il "gentleman" disse:
    - Eccomi, signori.









    37.
    SI DA' QUI LA PROVA CHE,  FACENDO IL GIRO DEL MONDO,  PHILEAS FOGG NON
    HA GUADAGNATO NULLA, SE NON LA FELICITA'.

    S! Era proprio Phileas Fogg in persona.
    I lettori ricorderanno che alle 8 e cinque della sera venticinque  ore
    circa  dopo  l'arrivo  dei viaggiatori a Londra Passepartout era stato
    incaricato dal suo padrone di avvertire il reverendo Samuel Wilson per
    un certo matrimonio che si doveva celebrare senz'altro l'indomani.
    Il servo  si  era  precipitato,  contento  come  una  pasqua,  a  fare
    l'ambasciata.  E all'abitazione del reverendo aveva trovato che questi
    non era rincasato ancora.
    Naturalmente Passepartout attese.  E gli tocc attendere almeno  venti
    buoni minuti.
    Insomma,  erano  le  8  e 25 quando egli usc dalla casa del reverendo
    Samuel Wilson. Ma in quale stato!  Scarmigliatissimo,  senza cappello,
    correndo,  correndo, come non si  mai visto correre a memoria d'uomo,
    atterrando i passanti,  precipitandosi sui marciapiedi come una tromba
    di ciclone.
    In  tre  minuti  era  di  ritorno a Saville Row e piombava senza fiato
    nella camera di Mister Phileas Fogg.
    Passepartout non riusciva a parlare.
    - Che c'? - gli chiese il "gentleman".
    - Padrone mio... - balbett il giovane. - Matrimonio... impossibile.
    - Impossibile?
    - Impossibile... per domani... E perch?
    - Perch domani...  domenica!
    - Luned - corresse il signor Fogg.
    - No... oggi... sabato.
    - Sabato?! Impossibile.
    - S,  s,  s!  - esclam Passepartout.  - Vi siete sbagliato  di  un
    giorno!  Siamo giunti ventiquattr'ore prima... Ma non ci rimangono che
    dieci soli minuti!
    Passepartout aveva afferrato  il  suo  padrone  per  il  bavero  e  lo
    trascinava con una forza irresistibile.
    Phileas Fogg, preso cos d'assalto, senza aver il tempo di riflettere,
    lasci la sua camera, lasci la casa, salt in un "cab", promise cento
    sterline  al  cocchiere,  e  dopo  avere schiacciato due cani e urtato
    cinque carrozze giunse a Pall-Mall davanti al Club della Riforma.
    L'orologio scoccava le 8 e 45 quando egli compariva nel salone.
    Phileas Fogg aveva compiuto il giro del mondo in 80 giorni.
    Phileas Fogg aveva vinto la scommessa di 20 mila sterline!
    Occorrono delle spiegazioni.  Come mai  un  uomo  cos  preciso  aveva
    potuto commettere quell'errore d'un giorno nel computo del tempo? Come
      che  egli  si  credeva  giunto a Londra il sabato sera 21 dicembre,
    mentre non era che il venerd 20 dicembre,  79 giorni soltanto dopo la
    sua partenza?
    Ecco la spiegazione di questo errore e che  molto semplice.
    Phileas  Fogg,  senza neanche saperlo,  aveva guadagnato un giorno sul
    suo itinerario: e ci unicamente perch aveva fatto il giro del  mondo
    andando verso est. Avrebbe invece perduto un giorno se fosse andato in
    senso  contrario,  ossia  verso  ovest.  Infatti,  andando  verso est,
    Phileas Fogg camminava incontro al sole: e per  conseguenza  i  giorni
    diminuivano per lui di tante volte quattro minuti quanti erano i gradi
    di  latitudine  che  egli percorreva in quella direzione.  Ora,  sulla
    circonferenza terrestre si contano 360 gradi: moltiplicando 360 per  4
    minuti  si  hanno  precisamente  24 ore,  vale a dire un giorno,  quel
    giorno inconsapevolmente guadagnato.
    In altri termini: mentre  Phileas  Fogg  viaggiando  verso  est  aveva
    veduto il sole passare 80 volte al proprio meridiano,  i suoi colleghi
    a Londra non lo avevano visto passare che 79 volte.
    Ecco perch quel giorno che era sabato, e non la domenica come credeva
    Phileas Fogg, essi lo aspettavano nel salone del Club.
    Ed ecco ci che il famoso orologio  di  Passepartout,  che  era  stato
    sempre mantenuto sull'ora di Londra,  avrebbe dimostrato se,  oltre ai
    minuti e alle ore,  avesse segnato pure i giorni!  Phileas Fogg  aveva
    dunque guadagnato 20 mila sterline. Ma siccome strada facendo ne aveva
    spese  circa  19 mila,  il risultato pecuniario era ben scarso.  Si sa
    tuttavia che l'onorabilissimo  "gentleman"  aveva  cercato  in  quella
    scommessa soltanto la lotta e la vittoria sulle difficolt, non gi la
    ricchezza.
    Anzi,  la  somma  del  profitto egli la divise tra il fido servitore e
    l'infelicissimo Fix a cui era incapace di  serbare  rancore.  Soltanto
    per  regolarit,  Phileas Fogg trattenne a Passepartout il costo delle
    1920 ore di gas consumato per sua colpa.
    Quella stessa sera il signor Fogg,  sempre impassibile  e  flemmatico,
    disse alla signora Auda:
    - Il nostro matrimonio vi conviene ancora, signora?
    - Signor Fogg,  tocca a me farvi questa domanda. Voi eravate rovinato;
    ora siete ricco...
    - Scusatemi: la mia ricchezza vi appartiene!  Se voi non aveste  avuto
    il pensiero di questo matrimonio,  il mio servo non sarebbe andato dal
    reverendo Wilson, io non sarei stato avvertito dell'errore. E...
    - Caro signor Fogg - disse la giovane.
    - Cara Auda - rispose Phileas Fogg.
    Non occorre aggiungere che il matrimonio si  celebr  quarantotto  ore
    dopo.  Passepartout,  superbo,  raggiante, abbagliante, vi figur come
    testimone della sposa.  Non l'aveva salvata lui?  Questo onore gli era
    dovuto.
    L'indomani prima dell'alba il servo bussava con fracasso alla porta di
    camera del suo padrone.
    La porta venne aperta e Phileas Fogg flemmatico comparve.
    - Che c', Passepartout?
    - C'... c', signore... Sono venuto a sapere or ora...
    - Che cosa?
    - Che potevamo compiere il giro del mondo in 78 giorni soltanto!
    - Senza dubbio: non attraversando l'India - conferm il signor Fogg. -
    Ma  se  non  avessimo  attraversato  l'India,  non  avremmo salvato la
    signora Auda; essa non sarebbe divenuta mia moglie, e...
    E il signor Fogg richiuse tranquillamente la porta.
    Cos,  dunque,  Phileas Fogg  aveva  vinto  la  sua  scommessa.  Aveva
    compiuto in ottanta giorni un giro completo del mondo!  Per portarlo a
    termine aveva  utilizzato  tutti  i  mezzi  di  trasporto:  piroscafi,
    ferrovie,  carrozze,  "yachts",  navi  da  carico,  slitte,  elefanti.
    L'eccentrico  "gentleman"  aveva  svelato  in  questo  affare  le  sue
    meravigliose qualit di sangue freddo e di precisione.  Ma in seguito?
    Che cosa aveva guadagnato con tutto quel movimento?  Che cosa  si  era
    portato indietro da quel lungo viaggio?
    Niente,  forse dir qualcuno.  S,  niente, al di fuori di una donna
    attraente la quale - per quanto la cosa possa sembrare inverosimile  -
    lo rendeva il pi felice degli uomini!
    E  in  verit,  non  si  farebbe  volentieri  anche per meno di questo
    l'intero Giro del Mondo?



