Cap. 1 - IL POZZANGHERONE

 

È un grande, Peo, ed è il mio migliore amico. Quando dico che è grande, mi riferisco anche alla sua stazza. È come avere due amici, tra l’altro ciascuno con la propria personalità.

Peo 1 sa tutto, si interessa di tutto e mi fa venire un’invidia da impazzire; Peo 2 è impulsivo, cocciuto come un mulo ed è pronto a qualsiasi cosa pur di non ammettere di avere torto.

Forse esagero, ma se penso alla nostra ultima avventura… Beh, Peo 1 aveva deciso andare a raccogliere tracce di animali nel bosco che si trova a pochi chilometri dalla nostra città, vicino al fiume. Era appena piovuto e pertanto il fango ci avrebbe aiutato a scoprirne di nuove e di più nitide.

Lo sapete che nella sua collezione vi sono anche le impronte del rinoceronte bianco e di quello nero? Se le è fatte portare dall’Africa da un amico di suo papà. Io però preferisco quelle del lupo perché… ok, ok, questo non c’entra. Torniamo nel bosco.

Lasciammo le bici in un posto sicuro e ci inoltrammo a piedi lungo un sentiero.

- Qui non troveremo nulla di interessante: solo tracce di cani, uomini e…

- Non ti interessano le moto da cross? - lo interruppi indicando delle belle impronte di una gomma dentata. Ma non insistetti, vista l’espressione schifata di Peo.

- Propongo di tagliare per di qua!

Più che una proposta era un ordine, perché senza aspettare risposta, si infilò in un intrico di odiosissimo pungitopo che superava in altezza i miei stivali e mi pungeva a ogni passo.

- A giudicare dal muschio sugli alberi, credo che il nord sia da questa parte - dissi indicando con sicurezza il sud.

- Volpe!

- Grazie - risposi.

 

da Scaffale Basso di Popotus

 

- Non dico a te - precisò Peo togliendomi ogni illusione. - Ho trovato le tracce di una volpe, e comunque guarda che quello non è muschio e il nord è esattamente dall’altra parte.

Non c’è mai compatimento nelle parole di Peo 1, e poi io non sono molto permaloso e mi offendo raramente.

- Qui il terreno è ancora duro e le tracce sono appena visibili.

- Quali tracce? A me sembrano geroglifici… - commentai sconcertato.

- Andiamo più avanti - mi invitò senza darmi risposta.

In effetti devo essergli grato per non avermi tenuto una lezione sui geroglifici. Mi ha solo guardato per capire se stavo scherzando o ero serio. Ad ogni modo, più procedevamo più il terreno diventava molle e fangoso.

- Qui inizia il divertimento - esclamai soddisfatto.

Avete mai provato a camminare con gli stivali nel fango? È il massimo della goduria: cik, ciak, cik, ciak. L’importante è non sbattere con forza i piedi per evitare di schizzare dappertutto.

- Uau! - esclamai dalla meraviglia dopo una cinquantina di metri di buon fango. In una radura vicino al fiume si era creata una pozzanghera di dimensioni esagerate.

- Niente più tracce di volpe - commentò Peo demoralizzato, ma tornò di buon umore quasi subito. Era entrato in gioco Peo 2.

- Voglio battere il record di attraversamento delle pozzanghere! - esclamò infatti entusiasta togliendosi lo zaino.

Si aggiustò gli stivali e osservò con attenzione l’acquitrino.

 

 Qualche illustrazione del bravissimo Pierpaolo Rovero

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