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Dal sito della casa editrice

 

Contenuto
 

Guai a non finire per Caccola, un bambino di Neandertal che non ama molto la scuola e ha una notevole predisposizione a mettersi nei pasticci! Ce la farà a sfuggire a un affamatissimo lupo nero? E riuscirà a convincere tutti che non è stato lui a far eruttare Sigaro Cubano, un rabbioso vulcano preistorico? Se ci si mettono pure uno stregone antipatico, una sfortunata danza della neve e il freddo pungente di una nuova glaciazione, le cose diventano veramente difficili. Chi potrà aiutarlo? Chissà, forse solo un cavallo strabico e una scoperta inaspettata…



Destinatari
E' rivolto a chiunque abbia voglia di divertirsi e sorridere.

 

GIUNTISTORE

 

 


 

Eccovi un assaggino...

 

Cap. 1 - Ore otto: lezione di mammuttologia e altri animali

 

Tutto ebbe inizio un venerdì di agosto del Pleistocene superiore.

- Uffa! Non lo so! - risposi stizzito. Che razza di domande? Una bella pretesa riconoscere dal barrito di zio Stinco se si trattava dell’imitazione di un mammut col mal di pancia o di uno arrabbiato.

- Caccola, mi meraviglio di te! Ragazzi, dovete studiare di più: ne va della vostra vita. Se incontrate un mammut per strada, non avete molto tempo per decidere se sta per farvi a pezzettini a colpi di zanne e proboscide o se si sta solo lamentando per aver mangiato troppo.

Come sempre accade nelle scuole, anche tra noi c’è un antipatico saputello. Il nostro si chiama Castorino per via dei grossi incisivi di cui va molto fiero. - Posso rispondere io? - intervenne.

Lo guardammo piuttosto irritati e anche noi pronti a caricare come bestie feroci.

- Credo che sia il barrito di un mammut arrabbiato… forse anche perché un terribile mal di pancia lo sta infastidendo.

- Be’, sì… credo che tu abbia ragione…

- Grazie, maestro Stinco

“Prendere in giro così mio zio! Un giorno o l’altro gliela insegnerò io l’educazione a quello!” pensai.

Il fatto è che zio Stinco non è proprio bravo a imitare i mammut. D’altra parte, è diventato maestro di mammuttologia e altri animali da quando un cervo gigante gli ha mollato un calcione nello stinco. Di andare a caccia insieme agli altri uomini, nemmeno a parlarne: inizia subito a zoppicare e a lamentarsi: “Come potete chiedermi una cosa del genere? Ho già dato una gamba per la tribù! Che cosa volete ancora: un femore? un’ulna? una falange?”. Da allora tutti i cacciatori lo chiamano Stinco e noi abbiamo un maestro in più. Se vi state domandando se lo zio sia seccato per quel nomignolo, rispondo subito di no, anzi, ne va fiero, come se gli avessero dato una medaglia. In ogni caso è sicuramente meglio di “Verruca di Cinghiale”, come lo chiamavano prima per via di qualche bitorzolo che gli abbellisce qua e là il viso.

- Ascolta, zio Stinco: perché non ci racconti di quella volta in cui il cervo ti diede un calcio nella gamba e rischiasti di morire?

- Buona idea! Bisogna imparare dagli errori degli altri, anche se il mio non è stato un vero errore…

Tutti conosciamo il suo punto debole: gli piace raccontare storie e soprattutto quelle in cui il protagonista è lui. Si dimentica così di farci lezione.

- Allora, lasciatemi pensare… sì, era una fredda mattina di aprile.

- Marzo, maestro - lo corresse qualcuno.

- Marzo, aprile… non fa differenza. Ci eravamo svegliati molto presto perché la caccia al cervo richiede molte ore di appostamento. Io guidavo il gruppo dei cacciatori…