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Vincitore del premio Diomedea di Castelluccio dei Sauri 2005 A Dino Ticli per aver saputo affrontare in un racconto di pregevolissima fattura letteraria, La collina di gesso, le importanti tematiche dell'amicizia e della scoperta dell'altro; reinventando in modo originale le atmosfere avventurose, al tempo stesso realistiche e fiabesche, dei "classici" racconti per ragazzi. |
Matteo trascorre ogni anno le vacanze in Sicilia, a casa
del nonno. Quell'estate incontra Nino, il figlio di un minatore.
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Eccovi un assaggino... Cap.
2 - NINO
Affermare che sia stato l’odore dello zolfo a
guidare Matteo fino a lui, potrebbe sembrare esagerato e potrebbe far
nascere il sospetto che Nino fosse nientemeno che un diavolo venuto
dall’inferno. Chi ha sentito l’odore dello zolfo bruciato
almeno una volta, non può sicuramente dimenticarselo: gli occhi
s’infiammano e lacrimano in abbondanza, mentre la gola brucia senza
tregua. Questo naturalmente se i vapori non sono stati respirati troppo
da vicino. Matteo aveva sentito quell’odore già molte volte
in paese e sapeva che scaturiva da una polverina gialla, apparentemente
innocua, che veniva estratta da alcune miniere presenti nelle colline. - Eccoti accontentato: questo è lo zolfo - gli
disse un giorno suo nonno, che si era ormai arreso alle ripetute e
pressanti richieste di spiegazione. ‑ Qui da noi lo si
trova dappertutto. - Ma non puzza per niente - obiettò
Nino scioccamente avvicinando il naso alle sue mani che stringevano un
po’ di quella polvere.
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